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domenica 29 maggio 2011

domenica 30 maggio 2010

La nuova Juventus in un paese "vecchio"


"Il nostro stadio futuro sarà per le famiglie e avrà uno spazio ove ricordare il dramma dell’Heysel".
Al termine del ricordo di Andrea Agnelli di quello che è stato il "suo" 29 maggio 1985, nel contesto della cerimonia commemorativa del venticinquesimo anniversario della tragica serata di Bruxelles, finalmente arriva la notizia che il popolo bianconero attendeva da tempo: la promessa di uno spazio per celebrare i 39 angeli bianconeri "sempre". E non solo i fine maggio di ogni anno.
Un discorso da Presidente vero. Un ricordo da "vero" juventino.

D. "Cosa pensi dei tuoi aggressori?"
R. "Niente, che devo pensare?"
D. "Potevano ucciderti?"
R. "Allora? Dovrei dire che sono infami, pezzi di ….? No, allo stadio le coltellate si prendono e si portano a casa?"

Chi risponde a queste domande è Maximiliano Ioele, il ragazzo di 22 anni (romano e romanista) accoltellato nel corso dell’ultimo derby capitolino (18 aprile). L’intervista (qui l’estrapolazione di una sua piccolissima parte) è stata rilasciata ai taccuini dell’inviato della "Gazzetta dello Sport" Alessandro Catapano qualche giorno dopo. Il contenuto, si commenta da solo.

L’Italia ha appena perso l’occasione di organizzare gli Europei di calcio del 2016: per carità, niente di strano. Se ne occuperà la Francia: a noi il compito di vincerlo sul campo. In pochi ci credevano, a differenza di quanto accadde il 18 aprile del 2007, quando Polonia e Ucraina ci soffiarono i prossimi del 2012. Nonostante le incrollabili certezze dell’allora presidente della Lega Calcio Antonio Matarrese, che non vedeva alcun pericolo provenire dalla candidatura delle due nazioni risultate poi vincitrici. Lo stesso che otto mesi dopo, nel gennaio del 2008, vedeva nella debolezza delle loro strutture (e nella mancanza di fondi) la possibilità di inserire qualche stadio italiano in un contesto di accordi con altri paesi europei, che avrebbe permesso di spalmare partite (e soldi) in più località. Giusto per coprire, con un fazzoletto, un buco troppo grande. Chiamato sconfitta.

Il calcio italiano negli ultimi anni ha perso credibilità, soldi, non è in grado di creare luoghi confortevoli per seguire questo sport perché si perde dietro le promesse, rimane invischiato nelle carte della burocrazia e nel dover mettere "tutti d’accordo". O, più semplicemente, nel dover "accontentare" tutti. La violenza regna sovrana: fuori e dentro le strutture che dovrebbero ospitare semplici partite di calcio. E, che finiscono, in alcuni casi, col generare atti di teppismo difficilmente controllabili. Un paese "vecchio", con il soliti difetti. Che poi sono quelli della nazione nel suo insieme generale.

L’unica società che ha fatto qualcosa di diverso, di innovativo, negli ultimi tempi, è stata proprio la Juventus. Nel 2011 sarà pronto il nuovo stadio, quello a cui faceva riferimento il neoPresidente Andrea Agnelli. Nonostante le foto comparse in diversi periodi con indosso l’elmetto da capo cantiere, il merito non andrà certo attribuito a Jean Claude Blanc (o alla - ormai - precedente gestione della Vecchia Signora.) Era stata la Triade, nel lontano 2002, a presentare quei progetti. Così come ammesso anche da Pier Francesco Caliari (ex direttore comunicazione della Juventus dal 2002 al 2003) ai microfoni di "Tuttojuve.com" qualche giorno fa. Fu Antonio Giraudo, nello specifico. Maggiori entrate, uno spazio più accogliente e sicuro per chi vorrà seguire - a Torino - la propria squadra del cuore, così come ora vede fare solo ai tifosi delle squadre straniere nei loro paesi. Questo dovrebbe portare, ovviamente, ad un confronto con chi - quando non riesce attraverso il dialogo a fare sentire la propria voce - fa uso di bombe carta. Perché Roma, ovviamente, non è l’unica città dove si verificano fatti incresciosi.

Si vinceva, all’epoca, in casa bianconera. Ma non si smetteva di programmare. Si beveva dal calice della vittoria, ma già si pensava ad inseguire futuri successi. Quando si vendeva un pezzo pregiato, l’idea era quello di sostituirlo con (almeno) uno di pari valore. Mattoncino dopo mattoncino, venne fuori la Juventus del 2006. Quella della finale mondiale Francia-Italia, per intenderci. Poche parole, misurate, e molti fatti. Concreti.

Si riparte, ora, dopo un buco di quattro anni. Nel quale la squadra è stata depotenziata, e va ricostruita: alla fine del calciomercato estivo si tireranno le somme dei giocatori in "entrata" e in "uscita", giusto per capire "cosa" si è riusciti a fare in un contesto dove, per ripresentare una squadra competitiva, c’è "tanto" da ricostruire. Se poi lo diverrà veramente, spetterà al campo dirlo.
Vittorie e programmazione. Oggi, facendo di necessità virtù, "programmazione per vincere". Il più alla svelta possibile.
Dalle ricerca dei giocatori di fascia a quel regista che da anni viene invocato da più parti; dal centrale difensivo da affiancare a Chiellini all’attacco da reinventare. Molte voci, per fortuna non alimentate - come è accaduto spesso nel recente passato - da chi poi dovrà sedersi al tavolo delle trattative.
Silenzio. E lavoro. Solo così si costruiscono i fatti. Non le promesse.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

Video arrivato da un amico (che ringrazio)

Questo è "duro da digerire". Vi ho avvisato...

Per finire, il Presidente Andrea Agnelli

giovedì 11 febbraio 2010

Lettera ad una signora senza memoria






LETTERA APERTA A ROBERTO BETTEGA
Per istituzione Sala della Memoria Heysel

Lettera ad una signora senza memoria



Carissimo Roberto,
mi permetto di darti del tu, perchè un bambino non teme mai dai suoi sogni. Forse tu non lo immagini, ma io volavo proprio quando le tue braccia si elevavano al cielo e principe delle aree svettavi regale in quelle immagini senza colore. Eri maestro e carezza di parole mai banali, dal sorriso appuntito e con quel fendente di lama vincente in campo, da imitare. E' in virtù di questo intimo legame che oggi busso temerario al portone del tuo maniero, perchè sei rimasto l'ultimo templare di una fede, così nobile e antica ed a molti ieri come oggi invisa.
La bandiera arrotolata, il cuore in tumulto, una gioia a metà fra l'orgoglio e l'orrore nel mio passo spedito verso casa. Vent'anni sono troppo pochi per capire che la vita di un uomo vale più dell'esultanza di mille altri. Una macchina strombazzava invereconda, qualcuno che esultava nell'abitacolo, io alzo il pugno rabbiosamente in alto in segno di vittoria, poi mi gela da dentro una brezza di vergogna che ho seppellito in terra sconsacrata per cinque lustri nella coscienza. Ci sono vittorie e sconfitte nella vita, ma ciò che t'insegna i passi di danza del respiro del mondo è la verità che giace nel fondo delle cose. Per questa ragione è nato il mio sito in memoria dei caduti di Bruxelles, www.saladellamemoriaheysel.it, il 22 febbraio dell'anno scorso.
L'Heysel è una pagina di storia che qualcuno infantilmente ha stralciato nel grande libro della Juventus e che non riceve più ospitalità neanche sul suo sito ufficiale. Aleggia ancora imbrattata dal sangue di innocenti peregrinando in quella sala dei trofei come un fantasma ed intimando al metallo anonimo della vanagloria posato sulla fredda bacheca di costituirsi responsabilmente ai vincoli della memoria. Basterebbe un lembo di stoffa bianca e nera a marchiarla, affinchè quella coppa si trasformi da calice amaro in un venerabile Graal di juventinità.

Nell'archivio polveroso dell'oblio, come sacchi di patate, abbandonati sono ancorà là, in un angolo, i bozzoli inermi di quei 39 angeli. Se avrai la bontà di scendervi assieme a noi, scoprirai il sollievo di un brivido precoce di giustizia e la calorosa vampa della memoria che non giudica, ma unisce in un solo abbraccio le vittime ai carnefici e chi l'ha messa al bando in tutti questi anni, confinandola fino a lì.
Carissimo Roberto, l'onore è una scuola che ti annovera fra i suoi luminari emeriti, riscendiamo insieme in quello scantinato da chi impose al circo di non fermarsi, immolando l'inciampo nel vuoto di acrobati e funamboli alla ragione di stato. Non fummo colpevoli noi di generare quella infame mattanza, ma gaudenti di banchettare all'effimero trionfo, come fosse Pasqua sul golgota, quando avremmo dovuto soltanto piangere. Voltati, siamo in tanti, abbiamo pochi fiammiferi per illuminare un ricordo, ma siamo venuti fino a te per chiederti una sala della memoria dove riscrivere definitivamente la medesima storia abbagliandola di fiaccole eterne, un luogo perenne dove sussurrare una preghiera, posare un fiore, imparare da un silenzio più grande. Un museo multimediale che trasmetta un messaggio autorevole contro la violenza, nel nuovo stadio della Juventus, ma anche un simbolo che non faccia alcuna distinzione fra le bandiere.
Carissimo Roberto, ho già scritto agli ultimi due presidenti, che hanno pensato fosse più in stile non rispondermi, ma è la prima e l'ultima volta che scrivo veramente alla Juventus, perchè tu ne sei l'ultimo baluardo. Tu che per l'amata sovrana non hai disdegnato le lacrime, che ne conosci tutte le anse del cuore e ne sei amante fedele, riportale a casa quei figli dispersi nel Belgio, ricordarle uno ad uno i loro nomi, prima che calino altri venticinque sipari di tenebra. Noi tifosi non abbiamo mai dimenticato. Confidalo da parte nostra all'orecchio della divina signora, c'è sempre tempo per l'amore.
6/2/2010
Con affetto.
Domenico Laudadio

Tratto da: http://www.magazinebianconero.com/mb-articoli/camera-con-vista.html

Nota del proprietario del blog:
Già da qualche giorno girava in rete questa “Lettera ad una signora senza memoria”, di Domenico Laudadio. Forum, blog e siti la riportavano.
Non si tratta della prima scritta dall’autore alla società: ad oggi, silenzio assoluto.
Vuoto totale. A pensarci bene, (purtroppo) non sorprende.

Da Roberto Bettega, cuore e anima bianconera da più di un quarto di secolo, ora ci aspettiamo tutti almeno una risposta.
Non è facile spiegare cosa rappresenti quanto accaduto nel lontano 1985 all’Heysel per i tifosi juventini (ma non solo): è un dolore che non se ne andrà mai.

Invito chi possiede un blog, un sito o amministra un forum, e che ancora non ha inserito questa lettera, a farlo.
Non è necessario che sia tifoso della Juventus: basta abbia un cuore.