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mercoledì 10 agosto 2011

Andrea, sì. Ma Agnelli... Continua a (ri)scrivere la storia, Presidente


La Juventus ha presentato ricorso al Tribunale nazionale arbitrale per lo sport (Tnas) contro la mancata revoca dello scudetto stagione della 2005-'06, decisa lo scorso 18 luglio dal Consiglio federale. Lo ha annunciato il presidente bianconero Andrea Agnelli, nel corso di una conferenza stampa.

«La Juventus è abituata a giocare e vincere sul campo. Questa partita, invece, si gioca fuori dal campo, a Roma. Per questo abbiamo deciso di far partire da qui la nostra battaglia legale, dopo la decisione della Figc di non decidere sul nostro esposto». Il presidente della Juve ha spiegato così le ragioni che lo hanno spinto a convocare la conferenza stampa proprio nella capitale per annunciare le prossime iniziative legali del club bianconero. Non solo il ricorso al Tnas, ma anche degli esposti al procuratore regionale del Lazio presso la Corte dei Conti, al Prefetto di Roma ed al ministero dell'Intero, al delegato sul controllo della gestione presso il Coni ed, infine, all'executive commitee dell'Uefa. «Dal 2006 abbiamo pagato a caro prezzo l'affidamento alla giustizia sportiva - ha aggiunto Agnelli - ma i fatti emersi al processo di Napoli, ed elaborati dal procuratore Palazzi, hanno mostrato una disparità di trattamento per noi inaccettabile. Siamo favorevoli ad un tavolo per un dialogo sereno, ma non se questo serve solo a lavare coscienze sporche ed a insabbiare il passato».

«Il titolo 2005-2006 lo abbiamo vinto sul campo con 91 punti, qualcun altro se l'è visto recapitare con un atto amministrativo. È stato definito lo scudetto degli onesti: al più, è lo scudetto dei prescritti», ha continuato Agnelli. Il presidente bianconero ha poi spiegato «metterò la parola fine nel giorno in cui riporteremo quei due scudetti nella nostra bacheca. Sono nostri». «Per riavere lo scudetto 2004-2005 occorre un provvedimento importante che non può che arrivare da un giudice penale. Attendiamo l'esito dei procedimenti di Napoli», spiega poi l'avvocato Luigi Chiappero. «Lo scudetto 2005-2006 è slegato dai procedimenti di Napoli, venne toccato perchè si doveva rendere concreta la sanzione relativa alla stagione precedente. Il titolo 2005-2006 è della Juventus: il primo passaggio» per arrivare a questo obiettivo «è la revoca» del tricolore assegnato all'Inter.

(Fonte: La Stampa)


domenica 17 luglio 2011

Andrea Agnelli e la settimana decisiva per la Juventus


Dai primi test della Juventus targata Antonio Conte sono subito emersi i piedi fatati di Andrea Pirlo e la mano del nuovo allenatore. Nel cuore della linea mediana, ora, la Vecchia Signora ha finalmente inserito il giocatore che le sarebbe servito da anni. Ripensando all’ingente esborso economico per l’acquisto di Felipe Melo, a cui venne chiesto di svolgere le stesse mansioni demandate adesso all’ex rossonero, appare evidente come alcuni settimi posti in classifica collezionati da Madama non sono stati soltanto frutto del destino avverso, ma anche - e soprattutto - di scelte sbagliate sin dal momento del loro concepimento, quando dalle idee di mercato si è passati al "progetto". Per poi finire, inevitabilmente, al "fallimento".

Amichevoli estive come quelle disputate dalla Juventus in questi giorni non possono che lasciare in eredità piccoli spunti di discussione, riservando alle positive impressioni raccolte da Conte ("la disponibilità dei ragazzi è totale") lo stimolo per continuare a lavorare sulla strada appena tracciata. Al resto dovrà pensare il club, immettendo nuovi calciatori di caratura internazionale nella rosa bianconera per evitare di trovarsi di fronte ancora sei squadre al termine del prossimo campionato. In questo senso il nuovo tecnico ha recentemente (e giustamente) messo le mani avanti: "Un grande allenatore lo fa sempre la grande società. Oltre ai grandi giocatori, naturalmente: i protagonisti assoluti sono sempre loro, non si è mai un buon generale se non hai grandi soldati".

Alla ricerca dello "spirito Juve" perso da anni, per ora il popolo di fede bianconera che ha invaso Bardonecchia, acquistato abbonamenti a grappoli per seguire la squadra nel nuovo stadio e che anima il web, si stringe intorno alla voglia di vincere di Conte, sperando si tratti dello specchio fedele dell’intenzione di tornare ai vertici del calcio della società nella stagione dell’ennesima rivoluzione. Quella che, a detta degli interpreti sul campo, dovrà necessariamente essere diversa dalle altre. Così come ha recentemente sostenuto Chiellini: "Stagioni anonime come le ultime due, non voglio riviverle". In realtà, correggendo il tiro delle dichiarazioni del centrale difensivo e considerando che "alla Juventus vincere non è importante, è l’unica cosa che conta", l’anonimato dura da molto più tempo.

All’arrivo di ogni week end, in questo periodo, si finisce sempre - in chiave mercato - per "etichettare" la settimana che verrà col nome di un calciatore, annunciando (salvo poi posticiparli in un secondo momento) blitz improvvisi da parte della dirigenza bianconera per chiudere trattative importanti. E’ stato così sia per Aguero che per (Giuseppe) Rossi. La prossima, piaccia o non piaccia, inizierà invece con un avvenimento "certo" che produrrà effetti "certificabili": il Consiglio Federale della FIGC si esprimerà domani in merito all’eventuale revoca dello scudetto assegnato nel 2006 all’Inter. Se la linea della mancanza di competenza (certificata da tempo) dovesse essere confermata, starà alla Juventus muovere i passi successivi per evitare che siano altri, e non lei stessa, a mettere la parola "fine" a questa storia.

A farlo capire a chiare lettere (comparse sul sito ufficiale del club) è stato Andrea Agnelli: "Ribadisco che ogni azione legale sarà esperita a tutela della Juventus, se l’ordinamento sportivo dimostrerà di non essere in grado di garantire ai suoi membri pari dignità ed eguale trattamento".
Se le azioni dovessero seguire le intenzioni dichiarate, per Madama si tratterebbe di un cambio di atteggiamento epocale, che le farebbe prendere le distanze dagli errori e dai segnali di debolezza più volte mostrati in passato.

Il prossimo fine settembre lascerà definitivamente Torino monsieur Blanc, colui il quale affermava di stare "dalla parte dei giocatori che sentono di aver vinto 29 scudetti e non 27", parlava di "terza stella" per poi andare puntualmente in crisi alle prime domande sull’argomento poste da un qualsiasi giornalista. E per un John Elkann che liquidava la questione con un laconico "noi sappiamo quelli che abbiamo vinto", c’era sempre Cobolli Gigli, abile a dividere e suddividere i tifosi juventini in più categorie e a fare i conti in tasca al popolo bianconero ("Non esistono affatto i retroscena che mettono in giro sul nostro conto, ma che ci volete fare: la Juve ha 13 milioni di tifosi solo in Italia e tra loro esistono tifosi di serie A, B e C. Chiaro che io vorrei fossero tutti di serie A, ma non è possibile" - 27 marzo 2008) .

Tra calciomercato e carte bollate, onestà e prescrizione, illeciti strutturali e reali, la settimana che sta per iniziare vedrà Madama protagonista in più campi. Non c’è soltanto un futuro da costruire, ma anche un passato da riscrivere. Unendoli entrambi, la storia della Vecchia Signora potrebbe ufficialmente ricominciare. Il "buco vuoto" (di successi e significati) iniziato dal 2006 non potrà - comunque - più essere riempito; viceversa, il riconoscimento delle ultime vittorie ottenute sul campo dalla Juventus potrà consentire di rendere il giusto merito ad un team lavorativo con pochi eguali nel calcio. Un gruppo creato da Umberto Agnelli.
Che di Andrea, l’attuale Presidente, era il padre.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

giovedì 14 luglio 2011

Adesso Andrea faccia spazio ad Agnelli


Contattato telefonicamente negli U.S.A, dove sta per prendere parte ai lavori del Global Sports Summit, il Presidente Andrea Agnelli ha così commentato: «La Fiorentina e i suoi principali azionisti hanno correttamente sottolineato la disparità di trattamento subita da alcune società calcistiche nel 2006. Una disparità che rischia di perpetuarsi se le indiscrezioni di questi giorni dovessero essere confermate da Consiglio Federale di lunedì 18.

Il dialogo tra gli attori principali del mondo del calcio è certamente auspicabile, ma le condizioni di parità tra questi soggetti devono ancora essere garantite, anzi ristabilite, dopo 5 anni di doppiopesismo.

Ribadisco che ogni azione legale sarà esperita a tutela della Juventus, se l'ordinamento sportivo dimostrerà di non essere in grado di garantire ai suoi membri pari dignità ed eguale trattamento. Questo non è il tempo della burocrazia, questo è il momento della sostanza. Il dialogo potrà stabilirsi solamente quando queste condizioni saranno garantite.

Qui non è in gioco l'onorabilità delle persone, che in taluni casi non sono in condizione di argomentare, qui è in gioco la credibilità del sistema»

Fonte: Juventus.com

venerdì 27 maggio 2011

I nuovi arrivi e il fascino della Vecchia Signora


La scorsa estate il primo acquisto della Juventus nuovamente targata Agnelli fu quello di Simone Pepe; a distanza di poco meno di un anno (e dopo una stagione disastrosa alle spalle), Madama è ripartita annunciando di aver trovato l’accordo con Andrea Pirlo. "Quantità" da una parte, "qualità" dall’altra.

L’approdo a Torino di Pepe gettò nello sconforto quei tifosi bianconeri che speravano nell’imminente arrivo di (almeno) un campione in grado di farli sognare ad occhi aperti: c’era ancora tutta una sessione di calciomercato estivo da affrontare, ma erano talmente alte le aspettative riposte nel nuovo corso juventino che la delusione finì col prendere il sopravvento sulla pazienza.

Il Dottor Umberto Agnelli, padre del giovane Andrea, nei suoi anni di presidenza al timone della Vecchia Signora decise di portare sotto la Mole due fuoriclasse del calibro di Omar Sivori e John Charles per invertire una rotta che vedeva Madama incapace di raggiungere lo scudetto da cinque campionati consecutivi.

Tramandata geneticamente la passione per la Juventus al figlio, era opinione di molti che una storia simile potesse venire riscritta usando la stessa traccia, anche a distanza di più di cinquant’anni. Per una Vecchia Signora debole tanto dentro quanto fuori dal campo, invece, il nuovo Presidente bianconero ha deciso di puntare per l’immediato su una trama diversa, anticipata ai sostenitori nell’ormai famosa lettera scritta loro il 18 giugno 2010 e pubblicata sul sito internet del club.

In quelle poche righe definì Giuseppe Marotta "l’acquisto più importante" di Madama, chiese a Del Neri l’arduo "compito di riportare cultura e disciplina sportiva nello spogliatoio" per poi ammettere che "la distanza dai rivali, che si è creata in questi anni, richiede un percorso complesso".

Si iniziò così a parlare di un "cantiere Juve", proprio quando dalle ceneri del vecchio "Delle Alpi" ne era già stato aperto uno per la costruzione della nuova casa bianconera. Senza dimenticare come i disastri compiuti da Jean Claude Blanc (in entrambi i settori, a quanto pare) lasciarono alla nuova gestione una pesante eredità, venne poi scelta la strada dell’evoluzione del parco giocatori (in pratica una "rivoluzione mascherata"), da guardare crescere pazientemente nel tempo sorseggiando ogni tanto un bicchiere "mezzo pieno".

Alla conclusione di un campionato che ha portato la Juventus a stabilizzarsi nuovamente al settimo posto, Simone Pepe è rimasto uno dei pochi a salvarsi dal grigiore generale. Attorno a lui e a qualche altro compagno verrà costruita ora una rosa di ventiquattro calciatori pronta per affrontare gli avversari nella prossima stagione, infortuni compresi.

Il tono delle dichiarazioni che stanno accompagnando le presentazioni dei nuovi arrivi (oltre a Pirlo c’è stata pure quella dello svizzero Ziegler) è diverso da quello ascoltato nel recente passato: adesso trapela una maggiore sicurezza nelle potenzialità in sede di mercato del club. Per verificarne la differenza basta fare un salto indietro nel tempo e fermarsi al 28 agosto 2010, quando Del Neri - nel vedere Quagliarella mostrare contento la sua nuova maglia bianconera numero diciotto accanto a Marotta e davanti ai giornalisti - ammise: "Non si poteva fare più in fretta: il mercato ha i suoi tempi e dirigenti sono stati bravissimi".

Proprio in quei giorni Giampiero Boniperti rilasciò un’intervista a Enrica Speroni, inviata della "Gazzetta dello Sport". Non volle esprimere giudizi sulla nuova Juventus per non interferire con chi stava cercando di ricostruirla, lasciandosi scappare soltanto qualche piccola confessione: "La Juve bisogna vederla in campo, ne parliamo tra sei mesi. Perché l’importante non è solo comprare, ma gestire".
Alla luce dell’andamento negativo dell’ultima stagione, adesso si può affermare come le radici del fallimento bianconero si sono possano trovare in entrambi gli aspetti sopraccitati.

Pirlo, Ziegler, ma non solo: i nomi accostati alla Juventus tornano ad essere quelli di giocatori importanti, attenti al richiamo di Madama e consoni alle ambizioni di un club che deve riprendere a vincere non soltanto con le parole. A quelle si è aggrappato nella giornata di ieri Aurelio De Laurentiis, patron del Napoli, infastidito dall’inserimento del club torinese nella trattativa (aperta da mesi) con l’Udinese per il passaggio di Inler dai friulani ai partenopei: "La Juve? Ne ha bisogno. Con l’arrivo del nuovo allenatore dovrà cambiare 25 giocatori". Quando si dice il fascino di una Vecchia Signora: pensare che Mazzarri avrebbe fatto carte false pur di scegliersi quei venticinque elementi…

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com


lunedì 23 maggio 2011

Chiuso un capitolo, ora se ne apre un altro


Andrea Pirlo saluta il Milan con le lacrime agli occhi, e va ad abbracciare una Vecchia Signora che negli ultimi tempi ha fatto soltanto piangere i suoi tifosi.
Nella serata che avrebbe dovuto sancire il passaggio di consegne tra Del Neri e Mazzarri, in curva Scirea campeggiava lo striscione profetico "Antonio Conte il nostro allenatore".

Per il resto, Juventus - Napoli ha riproposto scenari visti più volte quest’anno: Del Piero che predica nel deserto, una marcatura ad opera di Matri, una squadra nuovamente incapace di non subire goals (soprattutto in casa: con trentuno reti al passivo è stata la peggior difesa del campionato tra le mura amiche), Chiellini che dimostra maggiore incisività in attacco rispetto ad alcune insicurezze in fase difensiva.

Va da sé che Buffon è riuscito a limitare i danni e che il Palermo, perdendo in casa contro il Chievo, non ha sfruttato l’occasione per superare i bianconeri in classifica: da settimi, così come si erano piazzati anche lo scorso anno, sarebbero scivolati in ottava posizione. Come dire: di male in peggio, senza che comunque ne potesse venire stravolto il senso della stagione.

E’ stata la settimana delle sfuriate dirigenziali in casa juventina, preannunciate domenica scorsa dopo la sconfitta di Parma, laddove Madama ha buttato al vento l’occasione di giocarsi (concretamente) sino all’ultima giornata la qualificazione alla prossima Europa League. Del Neri aveva già le valigie in mano prima ancora che l’arbitro fischiasse l’inizio di quella gara; alla sua conclusione, il bersaglio delle loro critiche si è poi spostato sui giocatori, così come era già accaduto in passato.

Dopo la disfatta di Lecce (20 febbraio), infatti, Andrea Agnelli aveva tuonato una prima volta contro i calciatori ("Dopo la gara non si sono nemmeno dovuti fare la doccia"); lunedì scorso ha quindi completato l’opera: "C’è tanta delusione perché alla fine di questo campionato è emerso che una serie di giocatori arrivati non hanno capito cos’è la Juventus e i giocatori che avevamo lo hanno dimenticato". Si tratta dello stesso concetto espresso poche ore prima (al "Salone Internazionale del Libro" di Torino) da Pavel Nedved, che nel frattempo promuoveva a pieni voti Antonio Conte nella sua nuova versione da allenatore.

E così, mentre ieri mattina lo stesso presidente bianconero puntava il mirino verso la Figc per la lentezza mostrata in merito all’esposto presentato più di un anno fa (10 maggio 2010) con la richiesta di revoca dello scudetto assegnato all’Inter nel 2006, in tarda serata Del Piero sintetizzava con poche parole, chiare, il perché di un’annata disastrosa: "Le difficoltà sono state superiori alle nostre capacità in campo".

La stagione è finita male, proprio così come era iniziata. La sconfitta patita a Bari portava con sé un presagio per nulla piacevole: soltanto nel lontano 1982 Madama aveva perso alla gara d’esordio in serie A. A partire dall'inizio del 2011 è riuscita ad abbattere i principali record negativi che le erano sfuggiti lo scorso campionato.

In quella Juventus di ventinove anni fa giocavano sei calciatori italiani che si erano appena laureati campioni del mondo in Spagna, oltre ai fuoriclasse Platini e Boniek. Quando si parla di "made in Italy" bisogna considerare anche la qualità, oltre alla carta d’identità. E gli stranieri, quando vengono chiamati ad integrare una rosa di giocatori nostrani, devono possedere quel qualcosa in più che giustifichi il loro arrivo sotto la Mole.

Allontanati Camoranesi, Diego, Giovinco e Trezeguet, è venuta poi a mancare quella tecnica all’interno della rosa a disposizione di Del Neri andata perduta con le loro partenze.
"I grandi giocatori vengono sostituiti con grandi giocatori, al Milan è sempre così", diceva sabato scorso Allegri, rispondendo ai dubbi dei tifosi milanisti sulla prossima campagna acquisti della società rossonera.
Accadeva anche alla Juventus una cosa simile, sino al 2006.

La Vecchia Signora è rimasta nuovamente fuori dai margini del calcio che conta e adesso, dopo l’ennesimo fallimento, vede aumentare il gap che la distanzia dagli altri club italiani.
Poco importa il margine da recuperare verso quelli europei, dato che il prossimo anno potrà misurarsi con quelle realtà soltanto attraverso la disputa di qualche amichevole.

Svuotato il sacco delle cose negative, adesso è arrivato il momento di riprovare a "costruire". Andrea Pirlo sarà il primo mattone della nuova casa bianconera: sul talento non si discute, così come sulla personalità.
Il campo dirà se l’opportunità di prenderlo a costo zero e puntare (anche) su di lui per il nuovo centrocampo juventino si sarà rivelato un affare.
Dato il benvenuto all’ex rossonero, si attende ora l’arrivo dei fuoriclasse promessi dal club ai suoi sostenitori. Di Pazienza, ora, è rimasto solo il nome dell’altro (probabile) nuovo acquisto juventino.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com


Ecco le parole di Andrea Agnelli, intervenuto al convegno "la Juventus ieri, oggi e domani" (Torino, 22 maggio 2011). Il video è stato realizzato dagli amici del sito "www.ju29ro.com".

venerdì 7 gennaio 2011

Per la Juve è giunta l'ora di voltare pagina

Ed ecco il "patatrac": in sole due partite la Juventus ha messo in soffitta quanto di buono aveva combinato nella prima parte della stagione per tornare a vestire i panni della società dedita alla beneficenza dello scorso campionato, allorquando distribuiva punti e sorrisi a tutte le avversarie che incontrava lungo il proprio percorso. Di colpo sono comparsi nuovamente i fantasmi del recente passato, quelli che Del Neri ha cercato di scacciare sin dal momento del suo arrivo a Torino.
Nell’incontro disputato ieri contro il Parma era stato già duro per i bianconeri assorbire il contraccolpo psicologico dell’infortunio patito da Quagliarella, non ci voleva certo "l’altro" Felipe Melo, il fratello cattivo dell’ottimo giocatore ammirato negli ultimi mesi del 2010, a complicare la situazione con la sua espulsione dopo pochi minuti dall’inizio della gara. E meno male che qualche giorno addietro, il 2 gennaio, dalle pagine del sito della società ammetteva: "Non credo sia da tutti, dopo una stagione negativa, riuscire a riconquistare la società e i tifosi. Per me è stata una sfida e sono orgoglioso di essere riuscito a vincerla". Un successo durato poco, ora si dovrà rimettere in gioco.

Dopo una serie positiva di 18 risultati utili consecutivi per la Vecchia Signora è arrivata una sconfitta. La si può accettare con un minimo di serenità? No.
Prima o poi sarebbe capitata, ovviamente. Ma è giunta nei "tempi" e nel "modo" più sbagliato.
Non così, in casa e contro il Parma, dopo aver gettato al vento due punti nella precedente gara di Verona con il Chievo ed in prossimità di una partita delicatissima come quella che i bianconeri dovranno affrontare a Napoli al cospetto della squadra di Mazzarri. Senza dimenticare che in quel gruppone di incontri privo di insuccessi ci sono tanti, troppi pareggi.
Mettendo da parte le sensazioni negative di questi momenti ed analizzando soltanto i numeri di Madama, bisogna riconoscere che senza il goal subito da Pellissier nei minuti di recupero dell’ultima gara pre-natalizia adesso la Juventus si troverebbe a sei punti di distanza dal Milan capolista, vale a dire lo stesso margine che le ha consentito per diverso tempo di sperare di raggiungere a fine anno un qualcosa di più di una posizione utile per accedere alla prossima Champions League.

Certo, da lì a cullare sogni di scudetto la strada sarebbe stata lunga. Per arrivare ad un obiettivo simile avrebbe dovuto preparare una sessione di mercato invernale con i fiocchi, così come sosteneva lo stesso Del Neri alla vigilia della gara contro il Parma: "Abbiamo il dovere di cercare una soluzione per migliorare questo gruppo: il mercato non è questione solo di innesti, ma di inserimento di giocatori che possano aggiungere qualità". Con la sconfitta subita contro i ducali il distacco dalla prima in classifica è aumentato sino ad arrivare a otto punti, ma quello che preoccupa maggiormente è l’intasamento che si è nuovamente creato nelle zone alte, laddove la Juventus rischia seriamente di allontanarsi se non riuscirà a tornare dal "San Paolo" nel posticipo di domenica sera con i tre punti in mano. In un reparto offensivo bianconero che ad oggi continua ad essere il più prolifico della serie A (è difficile che l’Inter nelle due gare da recuperare riesca a segnare dieci goals...) verrà poi a mancare per la restante parte della stagione Fabio Quagliarella, il suo miglior realizzatore (auguri per una completa guarigione).

Nella settimana che ha preceduto la vittoria casalinga contro il Cesena (3-1, 7 novembre) aveva fatto scalpore l’assenza di Buffon alle foto di gruppo della squadra. In quel momento nacque una querelle fastidiosa che - a conti fatti - ha rappresentato l’unica vera spina nel fianco di un ambiente come quello bianconero che con il cambio della società e l’arrivo del tecnico di Aquileia ha ritrovato serenità e convinzione nei propri mezzi. Diceva Marchisio, pochi giorni addietro: "Con Del Neri abbiamo voltato pagina, ci ha insegnato a non ripetere gli errori del passato". Lo stesso allenatore, dal canto suo, confessava: "L’anno che si chiude per me è stato entusiasmante, adesso dobbiamo provare a vincere tutte le partite che ci restano".

Spesso il Presidente Andrea Agnelli fa esplicito riferimento ai "-27 punti" che separavano in classifica la Vecchia Signora dall’Inter vincitrice dello scudetto al termine della scorsa stagione. Quello è stato il punto di partenza della sua gestione, ed è giusto ricordarlo a chi pensava che in sei mesi e con investimenti economici limitati si potessero cancellare di colpo gli effetti negativi del terremoto calcistico del 2006 e dei quattro anni del "progetto" di Jean Claude Blanc.
Da qui ad accettare con serenità quanto sta accadendo in questi ultimi giorni, però, la strada è lunga.
Benvenuto a Luca Toni, nella speranza che riesca a fornire il suo personale contributo affinchè la Vecchia Signora possa tornare il più vicino possibile alla vetta della classifica.
Ma l’augurio più grande è che a Torino si riprenda a parlare presto anche delle stelle del futuro, non solo di quelle del passato.
Perché l’obiettivo non deve essere soltanto quello di ottenere un risultato "nell’immediato", quanto costruire un qualcosa di grande per il "domani". Tradotto: è importante vedere la posizione che verrà raggiunta a fine anno dai bianconeri, ma lo è ancora di più tornare ad essere "la Juventus". Tra le due cose non c’è paragone.
I primi mesi, escluse alcune gare, sono stati buoni. Ma la storia continua ad essere ferma al 2006.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

mercoledì 22 dicembre 2010

Marotta, i numeri dell'estate e l'evoluzione Juve

Miglior attacco della serie A (sia in casa che in trasferta), minor numero di sconfitte nelle prime diciassette giornate di campionato (due), imbattuta dallo scorso 26 settembre con sole 14 reti subite nelle ultime 18 gare, Europa League compresa. Sono i numeri della Juventus di Luigi Del Neri, la formazione attualmente quarta in classifica dietro Milan, Lazio e Napoli.
Bastava poco perché si ritrovasse a soli tre punti di distanza dai rossoneri, ma sul più bello sono comparsi nuovamente i sintomi di quella malattia che la Vecchia Signora dovrà curare in questa pausa natalizia: la "pareggite". Sei incontri su sei terminati senza vittorie né sconfitte nella manifestazione europea, quella che Madama ha salutato con largo anticipo rispetto alle previsioni iniziali; sette, invece, sono stati i pareggi nella competizione nazionale (poco più del 40% delle partite disputate). Eppure, senza il goal di Pellissier realizzato nei minuti di recupero dell’ultima gara giocata a Verona, questi numeri avrebbero assunto un’altra rilevanza.

Soprattutto alla luce del punto di partenza della nuova Juventus targata Andrea Agnelli: come riportava "Tuttosport" lo scorso 2 settembre, la società bianconera si era resa protagonista di una sessione estiva di calciomercato condotta su ritmi pazzeschi, con un totale di 90 operazioni ufficiali compiute (tra entrate, uscite e risoluzioni contrattuali) che hanno coinvolto i suoi tesserati a partire dalle formazioni giovanili sino ad arrivare alla prima squadra, con una media di oltre una trattativa al giorno. Giuseppe Marotta, il 20 maggio, dichiarò: "Alla Juventus serve un processo evolutivo, non una rivoluzione". Numeri alla mano, si trattò di un qualcosa di più di una semplice "evoluzione".

Era stato deciso di gettare le fondamenta di un progetto sportivo ad ampio raggio, che difficilmente avrebbe portato nell’immediato risultati importanti, ma che puntava a non ripetere lo stesso errore compiuto dalla precedente gestione: quello di dover ripartire da zero, senza certezze e dopo aver spremuto le residue energie dai calciatori rimasti nonostante il terremoto del 2006. A chi storceva il naso sull’operato della nuova dirigenza, con il ritornello "quantità ma non qualità", la risposta veniva racchiusa in un’unica parola: "pazienza".
Quella che non esiste, quando ti chiami "Juventus". A maggior ragione se anche il suo stesso Presidente, recentemente, alla voce "Calciopoli" ha poi riconosciuto che "In questi anni abbiamo abusato della pazienza dei nostri tifosi".

Marotta, intervistato dalla "Gazzetta dello Sport" due giorni addietro, ha tenuto a precisare come "E' necessario arrivare (ai livelli di eccellenza sportiva, ndr.) senza saltare nessuna tappa a livello economico e organizzativo. Nei grandi progetti, quelli che durano, quelli vincenti, non si improvvisa niente, non si può improvvisare niente".

Sempre il 2 settembre scorso, la foto di Mourinho ricopriva la quasi totalità dello spazio disponibile nella prima pagina della rosea: aveva rilasciato un’intervista esclusiva al taccuino di Fabio Licari, nella quale ammetteva di sentire Moratti ogni settimana, anche se - da professionista - riteneva di aver chiuso un capitolo della sua vita ("Quando chiudo, chiudo"). Accanto all’immagine, con il rimando ad un articolo scritto da Matteo Dalla Vite, si poteva leggere: "Benitez deluso dal mercato. Però a gennaio qualcuno arriverà". E qualcuno se ne andrà…
La Juventus? E chi se la filava… C’era spazio solo per uno sfogo di Diego, il brasiliano ceduto ai tedeschi del Wolfsburg: "Del Neri mi aveva detto che ero indispensabile, ma Marotta vuole solo italiani e non campioni".
Per il resto, si scommetteva sulle tre sfidanti per lo scudetto: Milan, Inter e Roma.

Nell’edizione odierna della "Gazzetta dello Sport", accanto al saluto ad Enzo Bearzot (ciao, Vecio), ecco le foto di due allenatori che potrebbero rappresentare il futuro dell’Inter: Leonardo e… Mourinho.
Il tecnico portoghese, in rotta di collisione con Jorge Valdano, dopo le cinque reti subite dal Barcellona e preso atto dello strapotere degli avversari diretti in Spagna (anche se la distanza in classifica è di soli due punti), lancia un messaggio a Moratti: "All’Inter tornerei, ma spero non abbia bisogno di me…". L’intervista, anche questa volta, è stata curata da Fabio Licari. Viene proposta a "puntate", quasi a voler accompagnare un suo rientro in Italia la prossima estate.

In questa sessione invernale di calciomercato i nerazzurri (quasi certamente) si rinforzeranno, Cassano è ormai del Milan che cerca di liberarsi di Ronaldinho, la Roma prova ad acquistare difensori mentre il Napoli migliorerà la rosa a disposizione di Mazzarri pregustando un finale di stagione nelle primissime posizioni in classifica.
La Juventus? Continua nella sua opera di "evoluzione", alla ricerca di un goleador in grado di aiutare la squadra a trasformare i pareggi in vittorie. Perché puoi avere anche il miglior attacco della serie A e non perdere da una vita, ma soltanto accumulando tre punti a domenica ti metti nelle condizioni di puntare a vincere qualcosa di importante.

Nell’attesa, c’è anche la possibilità di "distrarsi" con i colloqui di Stefano Palazzi: dopo "Farsopoli" è iniziata "Calciopoli".
Vedremo.
Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

sabato 27 novembre 2010

Del Neri e l'appoggio di Andrea Agnelli


Finalmente si gioca, di nuovo. I tour de force a cui sono sottoposte le formazioni di vertice in questo periodo, con molte gare previste in calendario in un arco di tempo ristretto e pochi attimi di pausa tra una e l’altra, comportano un notevole dispendio di energie fisiche per i calciatori ed un tentativo da parte degli allenatori di dosare forze, stimoli e concentrazioni degli atleti tra le diverse manifestazioni a cui i club partecipano. Ma sono quelli che poi, alla fine, piacciono alla maggior parte dei tifosi. Dipendesse da loro si giocherebbe un giorno sì e l’altro pure.

La momentanea interruzione della serie A prevista per il periodo natalizio consentirà agli stessi giocatori di rifiatare, ai club di rivedere sul campo qualche calciatore attualmente in infermeria e di ridisegnare la rosa in sede di mercato, mentre ai sostenitori non rimarrà che attendere il nuovo anno per assistere ad altri incontri. Il tifoso vive di emozioni e si nutre di partite: se ne può parlare quanto si vuole, ma il centro dell’attenzione è rivolto al rettangolo di gioco, laddove si crea la storia di questo sport.

Poi, si sa: ci sono tifosi e tifosi. Come il sindaco di Firenze Matteo Renzi, quello che a furia di fare doppi passi con le parole tutti i giorni ha finito per inciampare sul pallone, sul concetto principale che voleva esprimere attraverso alcune dichiarazioni inerenti la gara di stasera tra la Juventus e i viola: ha scambiato la Vecchia Signora per la Fiorentina, definendola una "squadretta", con tanto di descrizione dettagliata della maglia con i colori bianco e nero a bande verticali. Succede, soprattutto quando rischi di passare alla storia come il primo cittadino che ha visto la squadra del capoluogo toscano trasferirsi in una località vicina, magari a Sesto Fiorentino: perché c’è una Cittadella da costruire, e se non si trova uno spazio in città da destinarle, si emigra. Siamo ancora lontani dal "fare", adesso ci si trova ancora nel momento del "dire", ed è una fase - a quanto pare - ritenuta politicamente buona per lasciarsi andare a considerazioni simili. In controtendenza - comunque - con quanto detto da Andrea Della Valle, l’azionista di riferimento dei gigliati, in merito ai buoni rapporti esistenti con la famiglia Agnelli. La forte rivalità tra le tifoserie, ad oggi, non aveva bisogno delle esternazioni di Renzi.

Il suo stadio la Juventus lo avrà, a breve, ed è bello pensare che il Presidente che lo inaugurerà è una persona che non ha certo preso la distanze da chi - alla guida della Vecchia Signora - in passato ne aveva concepito l’idea. Ancora una volta, così come in altre occasioni non necessariamente legate al calcio giocato, la società bianconera si troverà nella condizione di essere un passo in avanti rispetto agli altri club italiani. Nell’attesa di tornare ad esserlo anche sul campo.

E dopo il (primo) contratto a rendimento stipulato la scorsa estate dalla società torinese con Marco Motta, ecco - in settimana - la notizia del rinnovo di Giorgio Chiellini, con una serie di clausole innovative che potrebbero fare da apripista ai nuovi accordi che in futuro reggeranno i rapporti tra le società ed i loro giocatori: onori sì, ma anche oneri; professionisti quanto si vuole, ma pur sempre dipendenti.

Dopo aver recuperato nell’incontro di domenica scorsa a Genova Krasic, la Juventus ha rischiato di perdere nella stessa gara Aquilani: la diagnosi, in settimana, è stata "affaticamento muscolare all’adduttore destro", e stasera dovrebbe essere nell’undici di base che affronterà i viola. Ora l’attenzione è spostata sulle diffide che pendono (da diverse giornate a questa parte) sul capo di Felipe Melo e Marchisio: alla prossima ammonizione scatterà la squalifica. Il centrocampo monstre di Madama contro Ibrahimovic: nell’attesa di puntellare l’attacco nella sessione invernale del calciomercato, attraverso il suo reparto più forte (così come plasmato da Del Neri) la Juventus si lancerà all’assalto al Diavolo rossonero nel tentativo di accumulare quanti più punti sarà possibile attraverso le quattro partite di campionato che dovrà disputare da qui sino a fine anno: Fiorentina e Lazio in casa, Catania e Chievo fuori.

Ha fatto bene lo stesso tecnico di Aquileia, nella consueta conferenza stampa del giorno precedente gli incontri, ad alzare l’asticella delle ambizioni: con la stessa umiltà con la quale lui stesso è entrato in punta di piedi a Vinovo, la sua squadra ha aspettato di confrontarsi con le altre formazioni di vertice della serie A per capire le proprie reali potenzialità. Adesso bisogna proseguire su questa strada.

Purtroppo non basta chiamarsi Juventus per vincere: basta andare a rivedersi il film dell’orrore dello scorso campionato per ricordarlo. Ma quando Del Neri, parlando di Andrea Agnelli, dice "è sempre stato un punto di riferimento importante per me e per la squadra. Il suo appoggio è stato totale in ogni momento, ci ha protetto, e se un tecnico ha dietro la società il più è fatto", si capisce chiaramente che la musica, nella Torino bianconera, è cambiata.
Ora non resta che tornare a vincere sul campo, ovunque e dovunque la Vecchia Signora dovrà giocare. Nell’attesa di riprendersi, fuori dal rettangolo di gioco, quello che le è stato tolto quattro anni fa.

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lunedì 1 novembre 2010

Buon compleanno Juve. Sei sempre la più bella

Sabato 31 ottobre 2009: nell’anticipo pomeridiano delle 18.00, aperitivo dell’undicesima giornata dello scorso campionato, la Juventus di Ciro Ferrara incontrò il Napoli di Walter Mazzarri allo stadio "Olimpico" di Torino. Trezeguet e Giovinco portarono in vantaggio i bianconeri; Hamsik diede il via e chiuse una rimonta che stese la Vecchia Signora. L’ingresso dell’argentino Datolo, avvenuto al 13° minuto della seconda frazione di gioco, fu la mossa che permise a partenopei di cambiare il volto alla gara: imperversò sulla fascia sinistra realizzando anche il secondo goal, quello del momentaneo pareggio.

Il giorno immediatamente successivo, il 1° novembre, la Juventus festeggiò il suo compleanno numero 112.

Nei giorni precedenti Milan-Juventus, giocata sabato scorso, Pato, l’attaccante brasiliano prossimo a vestire la maglia rossonera per la centesima volta, pronunciò queste parole: "Sarà una partita speciale. Voglio vincere. Ma ho la certezza che con questa squadra ce la farò".

Le sue aspettative erano comprensibili, considerando anche i risultati del doppio confronto tra il Diavolo e la Vecchia Signora nel campionato precedente: due vittorie per la squadra allenata - all’epoca - da Leonardo, identico risultato sia nel girone di andata che in quello di ritorno (3-0), Ronaldinho mattatore di entrambe le gare con quattro goals equamente distribuiti (due a Torino, altrettanti a Milano).

Il 30 ottobre 2010, a San Siro, Ronaldinho non è sceso in campo. Questa volta, però, ha fatto la sua comparsa la Juventus. E si sono visti i risultati.

Il solo Ibrahimovic è riuscito a mettere il nome nel tabellino dei marcatori per i rossoneri: per Pato - invece - si è trattato di una serata anonima. E se doveva essere "speciale"… Beh, in un certo senso lo è stata: da qui è partita ufficialmente la rincorsa della Vecchia Signora per ritornare ad essere se stessa.

Già in occasione del posticipo serale contro l’Inter (3 ottobre), giocato proprio a Milano, la squadra di Del Neri aveva destato un’ottima impressione. Era ancora presto, però, per festeggiare: a Torino lo si fa solo per le vittorie. Ma c’erano stati segnali confortanti e importanti di un progresso in corso, di un cantiere che sembrava stesse per chiudere i battenti.

E chi, meglio di Del Piero, poteva lasciare un’impronta su un momento così particolare della storia juventina? C’era da superare Boniperti nel computo dei goals segnati con la maglia bianconera in serie A? Meglio aspettare l’occasione giusta, quella da raccontare negli anni a venire ai nipotini che dovranno studiare - prima o poi - la leggenda di una squadra nata in un’officina torinese, e partita da lì per dominare il mondo calcistico.

Da Enrico Canfari ad Andrea Agnelli: 113 anni uniti da un unico filo, riannodato da pochi mesi e mostrato a San Siro con orgoglio. Gobbo.
Perché tanta gioia per una vittoria di campionato, seppur prestigiosa? Per lo spirito che i giocatori che hanno mostrato, per la ritrovata certezza che quella maglia e quel nome riescono ancora a trasmettere una voglia di lottare unica, quella che ha contraddistinto la Juventus dalle altre società in tutti questi anni.

Neanche il tempo di festeggiare, di godere appieno per questo successo, che è già arrivato il momento di pensare al prossimo incontro casalingo con il Salisburgo valido per l’Europa League. Tra ernie, fratture, distorsioni, infiammazioni e risentimenti muscolari, sarà difficile lasciarsi distrarre dall’euforia per la vittoria di Milano: c’è una situazione di emergenza da affrontare, con la stessa voglia di vincere mostrata a San Siro.

Oggi, 1° novembre 2010, la Juventus spegne le sue 113 candeline.

La sensazione? Che si tratti di un compleanno diverso dagli altri. Un po’ come aver perso da quattro anni chi ti dava sensazioni uniche, e averla incontrata per caso per strada. La chiami per nome, come fai da tempo. Stavolta, però, si gira. Vista di profilo, sembra proprio essere Lei.

Tanti auguri, Vecchia Signora. Più passano gli anni, e più sei bella.

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domenica 31 ottobre 2010

mercoledì 27 ottobre 2010

Quanto è bella la Juventus "antipatica"...


Nell'attesa di tornare a vincere qualche competizione, la Juventus ha ripreso a fare paura.
E' bastato che quella squadra che in estate suscitava pochi entusiasmi e molti dubbi trovasse una sua "quadratura" in campo, perché tutti iniziassero a spaventarsi. Pur con gli evidenti limiti che ancora persistono.

"Tutti" chi? Quelli che non sono juventini, che appartengono all'altra "parte" dell'Italia calcistica. O di qua o di là, non si scappa.
Krasic cade a terra senza essere toccato dall'avversario e gli viene concesso un rigore? E' un Simulatore. Con la "S" maiuscola. Non per una singola partita, ma da qui all'eternità.

Anche se a Manchester, nella gara contro il City valida per l'Europa League, lo ammonirono per lo stesso motivo ed in una situazione simile e poi si scoprì che il penalty c'era? Sì, naturalmente.
E pazienza se ha la faccia da bravo ragazzo, se non prende a cazzotti il mondo intero una volta uscito dal rettangolo di gioco o se non si diverte a sfasciare le macchine dopo essersi ubriacato.

Non è mica tanto furbo, poi, questo Krasic: ma chi glielo ha fatto fare di rinunciare a tutti quei soldi che gli offriva lo sceicco Mansour bin Zayed Sultan Al Nahyan per andare a giocare in Premier League? Chi glielo ha detto di rispettare l’impegno verbale preso con Marotta ad inizio della scorsa estate sapendo benissimo che se la Juventus avesse potuto avrebbe preferito portare Dzeko e non lui a Torino? Ma poi, era proprio il caso di noleggiare - pagandolo di tasca propria - un volo privato soltanto per non mancare al suo primo allenamento davanti ai tifosi bianconeri nel consueto vernissage estivo a Villar Perosa? Anche se poi lo avrebbe dovuto sostenere in un campo a parte, solo soletto mentre i compagni si esibivano di fronte alle televisioni e ai fotografi?

Non è una persona seria, il serbo. Anzi: secondo qualcuno è solamente "serbo". Come Ivan Bogdanov, l'ultrà che guidò un manipolo di connazionali nel tentativo (riuscito) di impedire il regolare svolgimento dell'incontro Italia-Serbia che si sarebbe dovuto giocare lo scorso 12 ottobre a Genova.
Oddio, a pensarci bene: immaginiamo per un momento cosa sarebbe potuto accadere se in quella (bruttissima) serata "l'uomo nero" Ivan avesse esibito al mondo intero una sciarpa, un distintivo o comunque un altro simbolo che potesse ricondurre in un qualsiasi modo a Krasic o alla stessa Juventus... Apriti cielo...

A proposito di cielo: era proprio in quella direzione che Malesani si rivolse domenica a Bologna per ottenere Giustizia poco prima che Viviano respingesse il rigore calciato da Iaquinta. Dove non arriva quella sportiva, quando c'è di mezzo la Juventus è doveroso che intervenga quella divina. Anche in questo caso: la giustizia con la "G" maiuscola. Senza dover più scomodare Guido Rossi, Auricchio, Baldini, Moratti, Zeman, Inter, intercettazioni e via discorrendo.
Perchè pur di fermarla ci si appella un pò a tutto. E a tutti.

La Vecchia Signora quando si presenta al tavolo dei vincitori non si accontenta dell'aperitivo o degli antipasti: si prende tutto. I suoi non sono cicli, sono dittature. Dal quinquennio d'oro degli anni trenta del secolo scorso sino ai primi anni del duemila, da Combi-Rosetta-Caligaris a Buffon-Zambrotta-Chiellini, passando per Zoff-Gentile-Cabrini, Sivori-Charles-Boniperti e Rossi-Platini-Boniek. Dimenticando (o non potendoli citare tutti) altri protagonisti di storie che - unite tra loro - hanno costruito una leggenda.

Se alla Juventus accosti il nome di un Agnelli, poi, il gioco è fatto: "ecco che stanno tornando. Di nuovo. Chi non muore si rivede. Bisogna fermarli subito, aggredirli, fargli capire che stavolta sarà diverso, che il passato non torna più".

Molte cose, è assodato, sono mutate nel corso del tempo. Non c'è più Luciano Moggi, la Triade è stata sgretolata e con lei lo squadrone che aveva costruito, così come sono state cancellate le ultime vittorie conquistate sul campo.
Ma è anche vero che sono finiti i tempi di Cobolli Gigli, l'addio di Blanc non è più un miraggio, Nedved è tornato per dare nuovamente il suo contributo alla causa bianconera e adesso c'è un Presidente che parla e scrive a tutti sostenitori.

Non esistono più tifosi di serie "C", ma solo appassionati a cui il massimo esponente del club ha chiesto di essere chiamato per nome. C'è una Juventus ancora troppo debole per sedersi al tavolo dei vincitori, ma già abbastanza convinta delle proprie idee da suscitare le prime reazioni degli avversari: scompare la simpatia, quella che solitamente viene riservata ai perdenti, e d’incanto torna l’antipatia.
E prima di prendersi le doverose (e auspicate) rivincite, i tifosi bianconeri scoprono quanto è bello ritrovarsi uniti con la società contro tutti. Come una volta.

Con tanti ringraziamenti all’altra "parte" dell’Italia calcistica per aver fatto provare loro nuovamente queste sensazioni.
Ironia della sorte: la Juventus ancora non ha vinto nulla, ma i suoi sostenitori stanno già iniziando a godere.

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lunedì 11 ottobre 2010

Da domenica inizia il nuovo tour de force della Juve


Gli impegni della nazionale di Cesare Prandelli hanno comportato, dall'inizio della stagione ad oggi, due soste per il campionato di serie A: quella tra la prima e la seconda giornata (28/30 agosto - 11/12 settembre) e l'attuale, a cavallo tra la sesta e la settima (2/3 ottobre - 16/17 ottobre).

A settembre la Juventus ripartì con un tour de force che prevedeva sette incontri (cinque in campionato e due in Europa League) in poco meno di un mese. Visti l'esito e la deludente prestazione offerta dalla squadra di Del Neri nella gara d'esordio contro il Bari, le speranze di una veloce ripresa dei bianconeri si legarono a doppio filo con le aspettative dei tifosi sulle novità che gli ultimissimi giorni della sessione estiva del calciomercato avrebbero potuto portare.

Il campionato riprese con la partita contro la Sampdoria (12 settembre), affrontata con uno stato d’animo non molto diverso da quello delle settimane precedenti. Anzi, peggio: in quel momento c'era la consapevolezza di dover affrontare tutti gli incontri sino alla riapertura delle trattative (3 gennaio 2011) con una rosa non all'altezza della situazione, senza l'arrivo - oltretutto - del "campione" tanto atteso.

Nelle gare contro i blucerchiati e il Lech Poznan la Vecchia Signora replicò lo stesso risultato: 3-3, sei goals fatti e altrettanti subiti. L’incontro di Udine (vittoria per 4-0) diede l'illusione che la squadra avesse imboccato subito la direzione giusta, lasciandosi alle spalle le prime partite condite da troppi dubbi e poche certezze.

Ma da un terremoto societario come quello che ha investito la Juventus la scorsa estate, con una rivoluzione che ha toccato (quasi) tutte le sue componenti (dal Presidente alla squadra), non si poteva che prevedere la presenza di alcune scosse di assestamento. Ed ecco, puntuale, lo scivolone interno con il Palermo (1-3).

Dopo la vittoria con il Cagliari (4-2) e al termine delle due gare più delicate sia per le prospettive di classifica che per la consistenza delle avversarie (Manchester City e Inter), l'undici di Del Neri sembra aver trovato adesso un maggior equilibrio.

Scorrendo la classifica del campionato questa impressione può trovare un riscontro anche nei numeri: a fronte di 6 gare giocate, ci sono due vittorie, due sconfitte e due pareggi, ottenuti attraverso un identico comportamento della Juventus sia a Torino che lontano dall’Olimpico.

La sosta sopravvenuta dopo la gara con l'Inter, anche per l'impatto emotivo provocato dall'ottima prestazione degli uomini di Del Neri, ha lasciato l'amaro in bocca: la strada imboccata sembrava essere quella giusta, ora la speranza è di ricominciare già dal prossimo incontro con il Lecce da quel punto. Con l’obiettivo, stavolta, di prenderne tre.

Ma se il primo tour de force era sembrato difficile da affrontare, il prossimo, quello che inizierà da domenica 17 ottobre, sarà sicuramente più impegnativo: quindici partite in due mesi! Quattro di queste sono valevoli per l'Europa League, e porteranno alla conclusione del gironcino; le altre undici si disputeranno per il campionato.

Milan e Genoa in trasferta, Roma, Fiorentina e Lazio in casa, il Manchester City all'Olimpico: ecco alcune tra le gare, almeno sulla carta, più impegnative. Ma quello che preoccupa maggiormente, a prima vista, è la mancanza di capacità della Juventus di mantenere alta la concentrazione anche nei confronti con avversarie apparentemente alla portata. Ed è questo il prossimo salto di qualità che la Vecchia Signora dovrà compiere: non lasciare nulla al caso e agli avversari, evitando di commettere errori banali dettati da semplici distrazioni. Che poi si finisce col pagare caro. Sempre.

E come i pennoni di acciaio che reggeranno la copertura del nuovo stadio che sorgerà dalle macerie del "Delle Alpi" sono stati sollevati da terra, adesso anche Del Neri, con l'aiuto della società, dovrà continuare l'opera di (ri)costruzione della squadra. Nella speranza di non dover più ripartire, la prossima estate, nuovamente da zero. Così come è capitato troppe volte negli ultimi anni.

Andrea Agnelli si è insediato da pochi mesi nel ruolo di Presidente bianconero al posto di Jean Claude Blanc. Proprio qualche giorno fa, nel corso di un'intervista rilasciata alla trasmissione "(E' sempre) Calciomercato" (Skysport1), Cobolli Gigli pronunciò queste parole: "A posteriori si può dire che l'incontro fra Blanc e Lippi fu una piccola imprudenza... Diciamo che fu una superficialità, dovuta anche alla non conoscenza di quella che è l’attenzione che gli italiani danno a tutte queste cose....".
E dire che sembrava esistessero soltanto tifosi di "serie C"…

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sabato 9 ottobre 2010

La Juve da Eugenio Canfari ad Andrea Agnelli


"Chiamatemi Andrea".
Così l’ultimo degli Agnelli, il nuovo Presidente della Juventus, si era presentato ai tifosi bianconeri a Pinzolo, sede del ritiro estivo della squadra. Era il 7 luglio scorso.
Edoardo, Giovanni, Umberto (il padre) e poi lui, Andrea, pronto a raccogliere la pesante eredità in nome di un amore che unisce il cognome della sua famiglia alla storia della Vecchia Signora.

Un legame che dura da 87 anni, da riannodare e rinforzare. Anche se questa volta non si è trattato di "continuare", ma di "ripartire", di costruire da zero una società distrutta nei suoi ultimi quattro anni di vita.
23 presidenti e 2 comitati di gestione: questi sono freddi i numeri che riepilogano il susseguirsi dei cambi nella poltrona più importante dei massimi vertici del club.

Ma guardando "oltre", c’è molto di più: senso di appartenenza, classe, stile.
In occasione della nascita della società Eugenio Canfari, uno dei suoi fondatori e primo Presidente, pronunciò queste (famose) parole: "Chi indossa la nostra divisa, le rimarrà fedele malgrado tutto e la terrà come prezioso ricordo".

Da Eugenio al fratello Enrico, passando per Dick, Olivetti, Dusio, Catella, Boniperti, sino ad arrivare agli ultimi tre: Franzo Grande Stevens, Giovanni Cobolli Gigli, Jean Claude Blanc.
A volte basta elencare pochi nomi per spiegare molte cose.

Ai tifosi che a Pinzolo gli urlavano "tu sei la Juve", Andrea Agnelli rispose "la Juve siete voi".
A loro aveva già scritto una lettera, pubblicata nel sito internet del club il 18 giugno. Il metodo più diretto e moderno per arrivare dritto all’obiettivo. E negli angoli non ancora setacciati dal web, ci pensarono la televisione e - il giorno immediatamente successivo - la carta stampata a diffonderne i contenuti.
Un segnale forte e chiaro. Destinato non soltanto a chi ama i colori bianconeri.

Alla richiesta "fatti restituire i due scudetti che sono nostri", sorrise, continuando a firmare autografi. Questo rappresenta il punto più delicato del nuovo corso bianconero. Qualcosa si è mosso, con lo stesso Presidente che si è esposto - in prima persona - sempre di più col trascorrere del tempo. Adesso si attendono notizie sulla revoca dello scudetto assegnato a tavolino all’Inter, per poi proseguire il cammino. Nel solco tracciato dalle parole presenti in alcuni punti della seconda lettera da lui scritta ai tifosi (1° ottobre).

"Compraci Krasic o Dzeko".
Il serbo, alla fine è arrivato. Per il bosniaco non è ancora detta l’ultima parola.
"Se sto bene sono più forte. Non sono secondo a nessuno, il modulo di Del Neri favorisce gli attaccanti d’area come me". Così parlò Amauri il giorno stesso, caricato dalla visita del massimo esponente della società e dalle notizie di mercato che davano come ancora lontani alcuni tra gli obiettivi che la Juventus si stava prefissando per il reparto offensivo (lo stesso Dzeko, Pazzini, Benzema e Gilardino). C’era ancora più di un mese a disposizione per provare a comprare qualche pezzo da novanta il quel settore: visto l’ostracismo di Dieter Hoeness (il direttore sportivo del Wolfsburg) si decise - alla fine - di puntare su Quagliarella, lasciando andare via Trezeguet e rimandando l’investimento oneroso nelle prossime sessioni di calciomercato.

Dove la squadra potrebbe essere ritoccata in più zone del campo. I segnali positivi visti in questo primo scorcio di stagione devono essere presi come un buon auspicio per il futuro. Ma c’è ancora da lavorare, tanto, per tornare ad essere "quelli di prima". Seguendo la strada tracciata da Andrea Agnelli e dal suo staff.
Proprio come disse (ancora) Eugenio Canfari: "L'anima juventina è un complesso modo di sentire, un impasto di sentimenti, di educazione, di bohemien, di allegria e di affetto, di fede alla nostra volontà di esistere e continuamente migliorare".
Appunto.

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sabato 2 ottobre 2010

Tra Milano e Napoli, la Juve cerca "nuove" vittorie


Il pallone era stato sistemato a dovere, non rimaneva che calciare la punizione. Del Piero lo stava fissando, alla ricerca della giusta concentrazione, mentre la barriera era colma di maglie bianconerazzurre che si muovevano in continuazione. Al fischio di Paparesta, ecco partire la breve rincorsa dell’attaccante: tiro, goal. Stupendo. Una corsa veloce verso lo spicchio dei tifosi juventini presenti al "Meazza", mostrando loro la linguaccia in segno di gioia. Ci provò, nello stesso modo, anche Recoba, quando l’incontro ormai stava per volgere alla sua naturale conclusione. Ma il palo e la mancata deviazione sottomisura di Cambiasso non mutarono il risultato finale: 2-1.

Era il 12 febbraio 2006 quando la Vecchia Signora, con questa vittoria, si scrollava di dosso l’Inter in campionato, forte di un vantaggio di 12 punti che aveva il sapore di un "saluti e baci". L’unico metodo per fermare l’ennesima marcia trionfale della Juventus era quello di provocare un qualcosa di imponderabile, inimmaginabile, straordinario. Un evento simile ad un "terremoto".
Quello che poi, alla fine, accadde.

A distanza di quattro anni e tanti rimpianti, la verità sta venendo a galla, con il contorno delle sue sfumature più nascoste. Le udienze del processo di Napoli forniscono sempre più materiale per trasferire a tutti gli sportivi di qualsiasi "fede" una corretta informazione su quanto avvenne in quel periodo. Quella che sulla rete internet, da tempo, molti appassionati (non tutti addetti ai lavori) avevano già messo a disposizione, dopo una ricostruzione che aveva richiesto una pazienza certosina.

Una mano sul mouse, e l’altra sul cuore, è dovere dei professionisti del giornalismo fare luce su questi episodi, e raccontarli alla vasta platea dei loro lettori con onestà. Quella intellettuale, quella "vera". Concedendo, a notizie di una simile portata, gli spazi "congrui"che meritano. Se poi, piaccia o non piaccia, qualcuno decide di astenersi dal farlo, quella è un’altra storia. Lontana dalla realtà dei fatti.

Milos Krasic, nella scorsa sessione di calciomercato estivo, rifiutò il passaggio al Manchester City per accasarsi a Torino, sponda bianconera. Soltanto tre giorni dopo aver affrontato i Citizens si ritroverà di fronte l’Inter, a Milano. Un’altra società con la quale non aveva neppure accennato a discutere di un suo possibile trasferimento, dato che la Juventus si era già fatta avanti con lui. Nonostante, oltretutto, i tentativi di convincimento dell’amico (e compagno di nazionale) Dejan Stankovic.

Quindi: Krasic non ha accettato sia la proposta di andare a giocare in Premier League, rinunciando a maggiori possibilità di guadagno al servizio dello sceicco Mansour bin Zayed Sultan Al Nahyan, che quella di militare nella squadra che la scorsa stagione aveva vinto il campionato di serie A, la Champions League e la coppa Italia.
Perché? "Storia, vittorie e prestigio della Juventus sono qualcosa di incredibile, unico". Parole sue.

"Non posso nascondere di essere dispiaciuto per il mio mancato passaggio alla Juventus. Fino all’ultimo ho creduto che il Wolfsburg e il club bianconero riuscissero a trovare un accordo, soprattutto quando tra i due club si è aperta la trattativa per Diego. Purtroppo non è andata come avrei voluto" (Edin Dzeko, settembre 2010, intervista rilasciata al settimanale tedesco "Kicker").
C’è ancora qualcuno che subisce il fascino della Vecchia Signora, e non si tratta di calciatori di secondo piano. Anche se nel recente passato hanno trovato maggiore risalto le notizie dei rifiuti (reali?) di alcuni giocatori (Borriello, Di Natale, Burdisso) ad indossare la maglia bianconera.

Krasic sta diventando, poco alla volta, il simbolo di una squadra rinnovata, figlia di una società che cerca di riallacciare il presente al proprio passato. Andrea Agnelli scrive ai tifosi bianconeri, ma sa benissimo che le sue lettere non vengono lette soltanto da loro. Sono messaggi: alcuni chiari, altri da decifrare. Chi doveva capire, ha capito.

Da Milano (domani) a Napoli (ieri, nelle aule del tribunale) è (ri)partita la rincorsa della società per tornare ad essere se stessa. Con un Presidente a cui il cognome Agnelli, mano a mano che il passa tempo, sembra calzare sempre più a pennello anche in ambito calcistico. E’ presto per dare giudizi definitivi. Si può dire, al momento, che la strada intrapresa sembra essere quella giusta. Tanto sul rettangolo di gioco quanto fuori. Dove "la Juventus continuerà a farlo (il proprio lavoro, ndr) nelle sedi competenti perché le ragioni di tutti siano ascoltate e valutate con pari dignità". Senza proclami, ma con fermezza.

Per continuare a scrivere la sua storia. Un qualcosa di "unico" . Per rimettere le cose al loro "giusto posto", con la Juventus che "torna" a fare la Juventus. Come nei momenti in cui, con una linguaccia, salutava tutti quelli che si trovavano a 12 punti di distacco già a febbraio, con tredici giornate di campionato ancora da disputare. Nonostante, in passato, chiedessero di "mettere Collina".

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venerdì 1 ottobre 2010

Ancora (più) bravo, Andrea


Lettera del Presidente ai tifosi

Cari tifosi,

questa prima parte di stagione agonistica è stata spesso accompagnata da polemiche, da opinioni e in taluni casi da attacchi veri e propri alla Juventus e alla sua storia. Tra poche ore si aprirà il palcoscenico su una partita che da sempre racchiude gran parte della storia del calcio. Una storia per noi juventini fatta di passione e molto spesso di vittorie, tutte meritate sul campo.

Le chiacchiere degli ultimi mesi hanno contribuito ad alzare i toni, mescolando spesso i ruoli. È venuto ora il momento di occuparsi del presente.

Un tempo in cui gli azionisti e il management sono da una parte impegnati a tutelare e difendere i colori bianconeri in ogni sede, con i giusti strumenti e nel modo più corretto e trasparente, e dall’altra si concentrano quotidianamente per mettere in condizione i calciatori di offrire una prestazione all’altezza dei colori bianconeri.

Un tempo nel quale i tifosi, con senso di responsabilità perfino superiore a quello di alcuni dirigenti, sostengono la propria squadra anche nei momenti di difficoltà, senza cadere in inutili esagerazioni e violenze che macchierebbero l’impegno congiunto di tutti coloro che hanno a cuore la Juventus: calciatori, tecnici, dirigenti, dipendenti e milioni di sostenitori.

Un tempo che dura da 113 anni e continuerà anche dopo questi novanta minuti nei quali tutti dovremo essere tifosi leali per poi tornare al nostro lavoro: la Juventus continuerà a farlo nelle sedi competenti perché le ragioni di tutti siano ascoltate e valutate con pari dignità.

Forza Juve
Andrea Agnelli


(Fonte: www.juventus.com)

giovedì 9 settembre 2010

La Juve tra vecchi progetti e nuovi rinnovamenti

"Abbiamo riportato nei tempi previsti la squadra alla massima competitività, nazionale e internazionale. In questi ultimi anni solo un'altra squadra ha fatto meglio di noi, ma con una logica economica diversa".
Era il 14 febbraio 2010, il giorno dedicato agli innamorati, quando Jean Claude Blanc pronunciò queste parole.

A (ri)leggerle ora, a distanza di mesi, verrebbe da pensare ad una Juventus finalmente alla conclusione di quel percorso di rinascita iniziato dalle ceneri del terremoto del 2006.
Invece si stava parlando di una squadra eliminata di fatto dalla Champions League, retrocessa nell’Europa League dove avrebbe ancora dovuto giocare l’andata dei sedicesimi di finale contro l’Ajax e che era riuscita ad ottenere 8 punti nelle ultime quattro giornate in serie A, dopo la recente vittoria in casa del Bologna (tanta roba, visto quello che sarebbe accaduto da quel momento in avanti).

Ciro Ferrara era stato esonerato da pochi giorni, nonostante le dichiarazioni dello stesso Blanc del 1° dicembre 2009 dopo la sconfitta esterna a Cagliari ("Ferrara non rischia nulla, sta lavorando bene e ha tutta la nostra fiducia. L'esito delle due prossime partite non cambierà nulla, andiamo avanti con il nostro progetto. Ciro ha grandi capacità ed è un gran lavoratore, ha con lui uno staff di qualità").

Al termine dello scorso campionato altre cinque squadre, assieme all’Inter, fecero meglio della Juventus.

Ci voleva pazienza, per vedere finalmente compiuta l’idea di calcio (in)sostenibile del francese.
La stessa parola usata più volte da Claudio Ranieri ai tempi della sua permanenza in bianconero. Come, ad esempio, nella dichiarazione che rilasciò in occasione del pareggio (0-0) ottenuto a Genova contro la Sampdoria nell’anticipo della 5° giornata del campionato 2008-09: "Ma se raccontassi che siamo venuti a Genova senza pensare ai tre punti non direi la verità. È andata male, pazienza, sorrideremo un'altra volta". Nella partita diventata famosa per altre affermazioni: "Non ho messo Giovinco perché avevo paura della spinta offensiva di Pieri".

Oppure in quelle pronunciate dallo stesso allenatore dopo la sconfitta interna contro la Lazio in coppa Italia, nel corso di quella stagione. Una disfatta che determinò l’uscita dei bianconeri dalla competizione: "Volevamo andare in finale, non ci siamo riusciti,...Pazienza". A cui seguirono altre frasi diventate (anch’esse) celebri: "I nostri tifosi sono il nostro popolo e il popolo è sovrano".

Non si possono imputare al nuovo Presidente Andrea Agnelli e alla sua dirigenza (tutta meno uno…) gli errori del recente passato bianconero. Su quelli, e "con" quelli, hanno dovuto lavorare in questi primi mesi. Si attendeva il termine del calciomercato estivo per stilare un bilancio dell’operato in quella sede: oltre all’unanime delusione per il mancato arrivo di (almeno) un campione sotto la Mole, la tifoseria si è "divisa" tra pessimisti, ottimisti e realisti. Consci, in larghissima maggioranza, che lo scudetto, per quest’anno, è "roba d’altri".

E’ sparita, o quasi, la parola "progetto", sostituita dal termine "rinnovamento". Che, come dice Giuseppe Marotta, "è un processo più lento rispetto a una rivoluzione". L’unico ritornello, che non cambia, è che "ci vuole pazienza".
Quella che viene chiesta ai tifosi, nuovamente. E che, ad oggi, hanno avuto in dosi massicce.

Al ritorno in serie A (dopo l’inferno della B), si decise di puntare su un centrocampo guidato da Tiago e Almiron (per finire con Cristiano Zanetti e Sissoko). Se sul portoghese non vale la pena dilungarsi, sull’argentino è giusto ricordare le sue prime parole pronunciate a Torino ("Forse non sono ancora pienamente maturo per una squadra come la Juve") per capire la differenza tra "indossare" la maglia della Juventus e "portarla": sono due cose diverse.

Nonostante gli errori della campagna acquisti, alla fine la Vecchia Signora si classificò al terzo posto. Accettato di buon grado, in larga parte, perché i tifosi avevano capito le difficoltà nelle quali si trovava ad operare la (precedente) società. La scorsa estate, invece, nel tentativo di migliorare e rendere competitiva la squadra, si finì col distruggere tutto. La gestione degli eventi in corso d’opera, poi, fecero venire alla luce le debolezze interne della dirigenza. Ma quello è un altro discorso.

Si può sbagliare, e il campo dirà - come al solito, come sempre - la verità, ma l’impressione è quella di essere tornati di nuovo "all’anno zero", più o meno come accadde nei momenti successivi al ritorno in serie A. Con qualche campione in meno e con una Vecchia Signora più simile ad una Signorina ai primi passi in attesa di diventare grande, verso la quale i tifosi devono portare pazienza. E infinito amore. Quello che non è mai mancato: l'ennesima riprova la si può avere guardando come si sta iniziando a riempire lo stadio Olimpico per la prossima gara interna con la Sampdoria di domenica.

Lo si è capito: ci vuole pazienza. Ormai si può anche smettere di dirlo. Adesso spazio alle partite, alle sette gare in poco meno di un mese. E che siano i fatti a parlare, d’ora in poi.

Ha detto bene due giorni fa David Trezeguet, uno che a Torino sarà sempre di casa: "Nel calcio il passato è importante. Nella Juve è quasi tutto".
Il problema è che, ancora, non si trova un collegamento tra tutto quello che c’era nel 2006 e la realtà odierna. Fatta eccezione per qualche giocatore.
Ma è ancora poco. Troppo poco.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com


Comunicazione (per gli amici): nella giornata di domani, per motivi personali, non sarò reperibile. Tornerò online sabato (sera). A presto

lunedì 30 agosto 2010

Almeno cerchiamo di riderci sopra...


Ringrazio Roberta per avermelo inviato via mail.
Sta circolando tra i vari forum.
Cerchiamo di prenderla sul ridere: stile-Juventus anche in questo.
Nell'attesa che, prima o poi, torni "veramente" la Juventus...