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giovedì 12 gennaio 2012

Antonio Conte e il rumore degli amici

Juventus e Milan, il duello continua. In un campionato che ancora non ha trovato una sua regina sono proprio i club la cui rivalità ne ha contraddistinto la storia dall’inizio degli anni novanta sino alla metà del decennio successivo per contendersi il primato.

I rossoneri tornano da Bergamo, laddove si recheranno i bianconeri dopo aver disputato la prossima gara interna col Cagliari, con altri tre punti in saccoccia, pronti ad affrontare il derby contro un'Inter reduce da un filotto di cinque vittorie consecutive. Il peso specifico dell'ultimo successo degli uomini di Allegri aumenta se si considera il fatto che l'Atalanta, prima di quell'incontro, era imbattuta tra le mura amiche. Adesso, caduta pure lei rimangono soltanto Juventus, Milan e Udinese a potersi fregiare di quel titolo: trattandosi delle tre squadre attualmente in vetta alla classifica viene spontaneo non considerarlo un caso.

Spettatrice interessata di quanto accadrà domenica sera a "San Siro" sarà sicuramente la Vecchia Signora, che nel pomeriggio avrà già affrontato nella sua nuova casa il Cagliari. Un successo dei nerazzurri (o un eventuale pareggio) potrebbe spianarle la strada verso il primato solitario, a patto che nel frattempo Madama abbia fatto il proprio dovere. Evitando, se possibile, di limitarsi al minimo sindacale così come accaduto a Lecce.

Per la truppa di Conte la sconfitta in questo campionato continua ad essere un tabù. In più, va rimarcato un altro segnale positivo: quello di essere riuscita a vincere anche attraverso una prestazione deludente come l'ultima offerta in terra salentina. Ora, però, vanno ritrovati al più presto la condizione fisica e il gioco mostrati nei primi mesi della stagione. Claudio Marchisio non ha avuto difficoltà nell'ammettere le lacune mostrate al "Via del Mare": "Siamo stati lenti nella costruzione del gioco e meno efficaci nel pressing, quelle che sono state le nostre caratteristiche".

Non c'è tempo da perdere, visto che la classifica sta iniziando a delineare e definire i reali rapporti di forza tra le varie squadre e a scendere dal piedistallo si impiega un attimo. Per risalirlo, invece, si sudano le famose sette camicie, con il rischio concreto di arrivare al traguardo privi di forze. Per informazioni basta chiedere a Claudio Ranieri, tecnico di quell'Inter alla quale è riuscito a inserire la marcia giusta dalla panchina così come gli capitò di fare due stagioni or sono alla guida della Roma.

All'epoca dei fatti prese in mano un gruppo orfano di Spalletti alla terza giornata (in seguito una sconfitta patita dai giallorossi contro la Juve) per portarla ad un "niente" dallo scudetto: passò in testa dopo una vittoria sull'Atalanta (11 aprile 2010), per poi perdere la vetta a causa di una sconfitta casalinga contro la Sampdoria. Autore delle reti decisive a favore dei blucerchiati fu Pazzini, un suo attuale giocatore. In quello stesso giorno l'Inter vinse al "Meazza" proprio contro l'Atalanta. Ancora lei, sempre lei.

E' un campionato che ha riaperto i battenti nel segno dei goals delle punte (o presunte tali): Milito, Pazzini, Ibrahimovic, Di Natale, Jovetic, Destro, Calaiò, Matri e via discorrendo. Il bottino complessivo della giornata, tutto incluso, è di ben trentuno reti.
"Alla guerra si va attrezzati bene e non con i fucili di plastica", ha recentemente affermato Antonio Conte rispondendo alle domande dei giornalisti presenti a Dubai in merito all'arrivo di Borriello in maglia bianconera.

Il primo intervento della società in questa sessione invernale del calciomercato è avvenuto nel reparto dove gli addetti ai lavori non ritenevano necessarie ulteriori aggiunte, quanto – piuttosto - quelle partenze previste e auspicate ormai da mesi (Iaquinta, Toni, Amauri). Con Borriello la Juventus si è portata in casa un nuovo problema, che in questa stagione ancora le era sconosciuto: quello della contestazione "preventiva", da parte di uno spaccato della tifoseria, verso un singolo calciatore. Il motivo, risaputo, è legato alla scelta risalente a due estati or sono dell'ex giallorosso di accasarsi a Roma piuttosto che a Torino.

A Lecce si è materializzata in uno striscione presente sugli spalti recante la scritta "Borriello: mercenario senza onore e dignità"; allo "Juventus Stadium", domenica prossima, potrebbe continuare a parole.
José Mourinho, durante la sua esperienza italiana, parlò del "rumore dei nemici": Antonio Conte, pronto ad andare in guerra con i suoi soldati, con ogni probabilità avrà modo di sentire quello ostile di qualche "amico".
Va da sé che ne farebbe volentieri a meno.

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domenica 11 dicembre 2011

Juventus-Roma, quante storie incrociate

Ogni qualvolta Juventus e Roma si trovano una di fronte all'altra il pensiero torna indietro agli inizi degli anni ottanta, al periodo in cui erano le regine incontrastate del calcio nostrano. L’Avvocato Agnelli e Giampiero Boniperti - il presidentissimo bianconero - da una parte, Dino Viola - patron dei giallorossi - dall'altra: due mondi distanti anni luce tra loro, molto più di quei centimetri che costarono a Maurizio Turone, difensore dei capitolini, il goal annullato per una segnalazione di fuorigioco nello scontro al vertice disputato allo stadio "Comunale" nel lontano maggio del 1981.

La competitività e la voglia di primeggiare erano talmente elevate da non poter essere racchiuse al solo campionato di serie A, tanto è vero che si estesero all'Europa: la Roma di Liedholm provò invano a conquistare la Coppa dei Campioni ai danni del grande Liverpool nel 1984; un anno dopo - a Bruxelles - spettò a Madama il compito di battere nella finalissima i Reds nella serata più triste della sua storia.

Se in termini di scudetti il confronto del palmarès tra i due club non è proponibile, contando le coppe Italia conquistate emerge la comune nobiltà: nove titoli a testa. E mentre nell'ultimo decennio l'Inter si è avvicinata sensibilmente al loro record (quattro successi, per un totale di sette), da tempo si è aperta la gara per arrivare primi alla conquista del decimo trionfo.

Nella scorsa edizione fu proprio la Roma ad estromettere dalla manifestazione la Juventus di Del Neri nei quarti di finale: la gara si disputò a Torino il 27 gennaio 2011, Vucinic e Taddei realizzarono i goals decisivi a favore della squadra guidata da Claudio Ranieri. Per il tecnico ex bianconero si trattò di un'altra rivincita su quella Vecchia Signora che lo aveva esonerato a sole due giornate dalla conclusione del campionato 2008/09: la panchina, all'epoca dei fatti, venne occupata sino a fine stagione da Ciro Ferrara, che da traghettatore si trasformò in allenatore l'anno successivo.

Dove la sua ultima partita in serie A coincise con una sconfitta interna patita da Madama proprio ad opera della Roma di Ranieri: il 23 gennaio 2010 i giallorossi si imposero col risultato di 2-1, e dalla giornata successiva - a partire dalla gara interna disputata contro la Lazio, l'altra squadra della capitale – toccò a Zaccheroni il compito di traghettare la Vecchia Signora sino all'arrivo di Del Neri. Curiosità, aneddoti e coincidenze che riempiono da sempre la storia del calcio in generale: andando poi a scovare nel dettaglio, si scoprono gli intrecci invisibili che legano quelle dei singoli club. Basti pensare, ad esempio, che l'esperienza dello stesso Ranieri a Roma iniziò con le dimissioni di Luciano Spalletti successive alla sconfitta interna rimediata ad opera della Juventus. Di Ciro Ferrara, guarda caso.

Attualmente prima in classifica in serie A e qualificata ai quarti di finale della coppa Italia, la squadra di Antonio Conte attende la vincente del confronto tra i giallorossi (ancora loro) e la Fiorentina per conoscere il nome della prossima sfidante (11 gennaio 2012). Per superare gli ottavi ha domato il Bologna di Pioli esibendo una squadra piena di riserve, dalle quali ha ottenuto le risposte che in parte sperava, e in parte già conosceva.

Ai "bocciati" rimarranno poche occasioni per evitare una cessione nella sessione invernale del calciomercato ormai alle porte (3 gennaio 2012 la riapertura ufficiale), mentre i "promossi" consentiranno all’allenatore di allargare il campo delle opzioni da vagliare in caso di necessità. Nella prossima trasferta di campionato a Roma contro la squadra di Luis Enrique, ad esempio, verrà a mancare il montenegrino Vucinic, ora in forza ai bianconeri: da Estigarribia a Giaccherini, passando per Quagliarella sino ad arrivare a Del Piero, ad inizio incontro o in corso d'opera, Conte sa di poter contare su più uomini per una sola maglia e con più schemi a disposizione.

A proposito di Giaccherini: il tecnico la scorsa estate difese con le unghie e con i denti le scelte di avere lui, Marchisio e Pepe tra le fila della sua squadra, contro i dubbi e le rimostranze provenienti da ogni direzione. Una volta arrivati i risultati positivi e le prestazioni confortanti da parte loro, le perplessità sono sparite. Tre indizi fanno una prova, si usa dire in questi casi.
E, forse, danno l'idea della differenza esistente tra le critiche costruttive e quelle distruttive.

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domenica 25 settembre 2011

Signora Omicidi cercasi


Dopo il pareggio interno ottenuto contro il Bologna, il rischio in cui l’ambiente bianconero può incappare è quello di riprendere ad analizzare ogni singola partita rispolverando il famoso concetto del bicchiere "mezzo vuoto" oppure "mezzo pieno".

Inutile girarci intorno, si tratta di due punti persi: avesse conquistato pure quelli Madama ora si troverebbe sola in testa alla classifica a punteggio pieno, con tre vittorie in altrettante gare disputate. Una volta, in ossequio al cinismo che sapeva tirare fuori nelle migliori occasioni, veniva chiamata "Signora omicidi". Adesso, nel percorrere la strada intrapresa per tornare ad essere se stessa, dovrà nuovamente imparare a chiudere alla svelta a proprio favore gli incontri, evitando di compiere sciocchezze o di ricadere in pericolosi cali di concentrazione.

Il triste mercoledì di Mirko Vucinic, la cui espulsione (successiva alla marcatura del vantaggio iniziale) ha inciso pesantemente nelle sorti dell’incontro, è stato sintetizzato da molti addetti ai lavori con le parole "croce e delizia": il problema è che la Juventus negli ultimi cinque anni è stata messa ripetutamente in croce per svariati motivi, adesso non ha più tempo da perdere dietro a queste considerazioni.

Caso vuole che a Siena, subito dopo aver magistralmente consegnato il pallone tra i piedi di Matri per la comoda realizzazione della rete decisiva, l’attaccante fu sostituito da Conte: al tecnico non vennero risparmiate critiche per non aver modificato le proprie intenzioni nonostante la prodezza appena compiuta del montenegrino.

E’ arrivato il momento di cambiare regime, tanto sul campo da gioco quanto fuori, e certe leggerezze - umanamente comprensibili fin che si vuole - nel prossimo futuro non dovranno più verificarsi. A differenza del recente passato, oltretutto, sulla panchina bianconera siedono spesso giocatori di valore che scalpitano per entrare in campo al posto di quelli scelti da Conte per l’undici di base.

Nell’ultracentenaria storia juventina Vucinic non è certamente il primo calciatore di qualità (e non sarà neanche l’ultimo) giunto a Torino con alcuni aspetti tecnici, tattici o caratteriali da correggere e migliorare: l’augurio è quello che, una volta terminata la sua esperienza sotto la Mole, un domani possa lasciare la Vecchia Signora più forte e completo rispetto al momento del suo arrivo.

L’olandese Edgar Davids, tanto per fare un nome a caso, se ne andò dalla Milano rossonera per raggiungere Madama nell’ormai lontano 1997 bollato come "mela marcia"; adesso il suo nome figura sopra una delle cinquanta stelle presenti nella nuova casa bianconera dedicate ad alcuni tra i più celebri campioni della storia juventina.

All’epoca dei fatti, tra scettici e scontenti nessuno credeva in lui: il successo dell’operazione dipese da una felice combinazione tra l’accoglienza positiva che gli riservarono spogliatoio e società e l’impegno profuso dallo stesso centrocampista nel tirare fuori le enormi qualità delle quali disponeva. A proposito del Milan: a distanza di anni non si può non rivolgergli un sentito ringraziamento per aver nuovamente donato alla Juventus la possibilità di disporre delle prestazioni di un fuoriclasse del calibro di Andrea Pirlo.

La prossima tappa nel cammino della Vecchia Signora sarà Catania, laddove la scorsa stagione Quagliarella (che domenica potrebbe esordire) segnò la sua unica doppietta in campionato con la maglia bianconera prima di infortunarsi gravemente nel giorno dell’Epifania.

Scorrendo la classifica della serie A, dalla cima sino al fondo, si possono vedere al penultimo posto l’Inter (terz’ultimo, in realtà, per differenza reti) e come fanalino di coda il Cesena. Esattamente un anno fa la situazione era radicalmente diversa: curiosamente le stesse squadre appena nominate si trovavano appaiate in testa, cosa che ai romagnoli (unica difesa imbattuta sino a quel momento) non capitava da 35 stagioni.

La Roma, con soli due punti accumulati sino a quel momento, versava in una situazione difficile, tanto che Claudio Ranieri, il suo tecnico, fu costretto ad uscire allo scoperto per proteggere il proprio lavoro: "Non ho la squadra contro". A distanza di un anno e qualche spicciolo di ore, è diventato l’allenatore dell’Inter, subentrando a quel Gasperini che negli istanti successivi la sconfitta patita contro il Novara ha confessato: "Moratti ha dichiarato che non ho in mano lo spogliatoio? Il rapporto con il gruppo è ottimo, anche dal punto di vista personale: i ragazzi sono i primi ad essere dispiaciuti e per me questo è un aspetto importantissimo".

Ranieri prese in mano la Roma dopo la sconfitta casalinga con la Juventus del 30 agosto 2009 (3-1, alla seconda giornata del campionato 2009-10), sostituendo Spalletti e portandola ad un passo dallo scudetto. La stagione precedente si era visto sfilare la panchina a Torino a due sole partite dalla conclusione del torneo: con alcuni giocatori bianconeri il rapporto era incrinato da tempo.

Massimo Moratti ha giustificato l’attuale scelta del tecnico romano usando il concetto del "buon senso", "necessario per rivitalizzare la squadra, sia nei singoli che nell’insieme". Quello che sarebbe auspicabile possedessero tutti, nel calcio: non soltanto gli allenatori.
Ma questa è un’altra storia.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

venerdì 12 agosto 2011

La Juventus degli Agnelli riparte da Villar Perosa


"Ha visto la nuova Juventus per la prima volta. Che giudizio può darne? E Del Piero? Può essere l’erede di Baggio, che lei paragonò a Raffaello?". Sino a questo punto, nulla di particolare: la domanda che l’intervistatore pose all’Avvocato Agnelli nel lontano 10 agosto 1995 era del tutto simile ad altre migliaia alle quali aveva già risposto in precedenza. Fu la sua replica a passare alla storia del calcio: "Eh, Del Piero: è come il Pinturicchio".
La tradizionale amichevole in famiglia disputata dalla Juventus a Villar Perosa continuò a far parte della storia bianconera proprio per volontà dello stesso Avvocato, nonostante la Triade (così venne denominata la dirigenza scelta dal fratello Umberto per guidare la Vecchia Signora) avesse mostrato l’intenzione di cancellarla dall’elenco delle gare da programmare per l’estate.
Quello fu il giorno nel quale l’Avvocato ammise candidamente ai cronisti il passaggio di Michael Schumacher alla Ferrari ("Penso sia già preso"), per poi divertirsi a scherzare in pubblico con Marcello Lippi, l’allenatore che era riuscito nell’intento di guidare Madama al successo in campionato (al suo primo tentativo) dopo molte stagioni di digiuno. Indicando il petto, gli disse: "Mi ha fatto molto piacere rivedere lo scudetto, grazie". Proseguì, usando un tono volutamente ironico, svelandogli un dubbio che lo aveva assalito: "Senta, Lippi: quando era arrivato alla Juventus, Vialli era grasso come un tacchino, tutto gonfio. Adesso è magro, bello, corre e segna. Come avete fatto?".

Una decina d’anni dopo la località piemontese abbracciò l’ultima creatura che concluse quello straordinario ciclo di conquiste: era il 17 agosto 2005, le luci della ribalta andarono tutte su Luciano Moggi, direttore generale al comando di una truppa che a fine campionato collezionò la bellezza di 91 punti, (stra)vincendo il ventinovesimo tricolore della propria storia.
Nell’occasione si lasciò scappare qualche confessione di mercato (l’accordo siglato con Balzaretti e l’arrivo di Abbiati - via Milan - come rimborso dei rossoneri per l’infortunio alla spalla occorso a Buffon durante il trofeo "L. Berlusconi") per poi tirare una stilettata ai cugini granata: "La città di Torino non può sostenere due squadre: basta vedere quanta gente va allo stadio. Comunque l’immagine del Toro è grande". Un goal realizzato dal giovane Zammuto permise ai ragazzini della Primavera di battere i più famosi (e celebrati) campioni della prima squadra.
A distanza di pochi giorni (il 27 agosto) proprio a Villar Perosa Andrea Agnelli si unì in matrimonio con Emma Winter, alla presenza della piccola Baya, la loro bambina venuta al mondo da appena tre mesi.

Dopo lo scoppio del terremoto calcistico avvenuto nella primavera del 2006 Madama disputò il 16 agosto una partita contro il Piacenza nel consueto vernissage estivo. Non mancò neanche quella volta il bagno di folla dei giocatori bianconeri in mezzo a quei tifosi che non li avevano mai (mai) abbandonati. Nel corso della gara si udì un sostenitore riprendere un altro con queste parole: "Non applaudire l’arbitro, se ti beccano ci mandano in C".
I fratelli Elkann (John e Lapo) arrivarono al campo a bordo di un’Alfa Gta con tanto di cuore bianconero sulla carrozzeria. Una volta scesi dal mezzo, toccò a Lapo lanciare il grido di battaglia: "I campioni che hanno deciso di rimanere? Samurai. Penso che la fedeltà sia la parte più importante e in un momento come questo la dimostrazione di lealtà rende questi giocatori dei samurai". A ruota, lo seguì John: "Ricominciamo dal carattere, è la nostra arma principale".

E così, mentre la squadra pareggiava 0-0 con gli ospiti ed il presidente onorario Franzo Grande Stevens si preoccupava di tranquillizzare gli amanti della Vecchia Signora ("Come si è visto in questi giorni la nostra è una squadra molto competitiva. Abbiamo vinto il trofeo Moretti e abbiamo battuto anche l’Inter"), il presidente Cobolli Gigli mostrava ancora qualche certezza sulla possibilità di evitare la discesa nell’inferno della serie B ("Siamo convinti di avere ragione a chiederlo, sarebbe una scelta di equità e giustizia").
Il successivo 31 agosto il consiglio di amministrazione della Juventus decise di ritirare il ricorso presentato al Tar del Lazio.

Riconquistata la serie maggiore, il 22 agosto 2007 Madama tornò nuovamente a Villar Perosa per giocare l’amichevole contro la Biellese (vinta 4-0). John Elkann stavolta scelse una Cinquecento come mezzo per presentarsi all’appuntamento, indossando la maglia bianconera numero 10: "Me l’hanno regalata. Non prenderò il posto di Del Piero. Siamo tornati dove ci compete, abbiamo la potenzialità per vincere".
A discutere del resto, a raccontare sogni che divennero ben presto progetti, pensò Jean Claude Blanc: "Noi vogliamo diventare un modello per tutti, a ogni livello. Vogliamo raggiungere il massimo nella gestione, nell’organizzazione, nell’informazione, essere un esempio con i nostri tifosi, con le nostre strategie commerciali, con i metodi di allenamento, con tutto".

Sei reti del giovane Pasquato, in forza (temporaneamente) alla prima squadra, aiutarono la formazione di Claudio Ranieri (fresca vincitrice della gara d’andata del preliminare di Champions League contro l’Artmedia Bratislava) a sconfiggere i ragazzi della Primavera (col risultato finale di 8-0) nell’appuntamento previsto per il 23 agosto del 2008.
Ancora Blanc, a distanza di un campionato: "Questa è una Juventus con grandi campioni e tanti giovani ed è esattamente il progetto sul quale stiamo lavorando da due anni". Dalla parte dei "grandi" giocò Giuseppe Giovinco, il fratello del già conosciuto Sebastian, mentre insieme ai ragazzi allenati da Maddaloni fece la sua comparsa Filippo Boniperti, nipote di Giampiero.

La Vecchia Signora in versione "brasiliana" guidata da Ciro Ferrara realizzò tre reti nella partitella in famiglia dell’11 agosto 2009, nel bel mezzo di un’estate trascorsa all'insegna della speranza per i tifosi juventini di aver ridotto ulteriormente il "gap" che separava Madama dall’Inter. Nel merito, ad una domanda rivoltagli dai giornalisti John Elkann rispose: "Parlatene con la Lazio" (i biancazzurri avevano appena sconfitto i nerazzurri nella finale di Supercoppa italiana disputata a Pechino).

Niente di eclatante, soprattutto se paragonato a quanto disse a proposito del club nerazzurro a distanza di un anno (il 24 agosto 2010), pochi mesi dopo la nomina di Andrea Agnelli come Presidente della società: "Non hanno mai saputo perdere, ma soprattutto non hanno ancora imparato a vincere". Rincarò la dose il cugino: "Moratti dovrebbe imparare a gioire dei suoi successi, le sue parole sono state assolutamente inutili". Il patron interista, che i giorni precedenti si era lasciato scappare una frase che aveva irritato i massimi vertici bianconeri ("Meglio essere multietnici che comprare le partite"), una volta ascoltato le parole provenienti da Villar Perosa si mostrò meravigliato dal tono e dalla durezza di quelle risposte, sostenendo di non aver mai citato la Juventus.
Mentre Libertazzi segnava due delle cinque reti con le quali la squadra di Del Neri sconfiggeva i giovani di Bucaro, il neoacquisto Krasic aveva raggiunto i nuovi compagni pagando di tasca propria un volo privato. Nel corso della festa in famiglia, intanto, si era sparsa la voce di un possibile acquisto del friulano Di Natale.

Il resto è storia recente, che non va in prescrizione: come il palmarès, il desiderio di ottenere finalmente giustizia, di tornare a vincere, di riabbracciare gli ultimi due scudetti conquistati sul campo, come il piacere di riprovare la sensazione di sentirsi guidati da chi ha veramente a cuore le sorti della Juventus.
Quella di non spezzare definitivamente il legame che unisce la Vecchia Signora a Villar Perosa rappresentò, da parte dell’Avvocato, una scelta condivisibile, anche alla luce del fatto che oggi rimane ancora un esponente di quella dinastia alla guida del club: Andrea, l’attuale Presidente, così come chiede di essere chiamato dai tifosi bianconeri.
Piaccia o non piaccia, per gli avversari resta, semplicemente, un Agnelli.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com


venerdì 29 luglio 2011

La nuova Juventus, da Aguero a Vucinic


Se per il calcio nostrano tutto quanto accaduto a distanza di sole ventiquattro ore viene catalogato alla voce "storia", se si provasse ad utilizzare lo stesso parametro temporale per quanto concerne il calciomercato si potrebbe parlare a ragion veduta di "preistoria".

Andando a rovistare nell’archivio dei ricordi di questa sessione estiva di trattative tinte di bianconero, basta fare un salto indietro nel tempo di un mese esatto per rileggere il contenuto dell’offerta confezionata dalla Juventus all’Atletico Madrid per acquisire le prestazioni dell’argentino Sergio Aguero: 35 milioni di euro per il suo cartellino, a fronte di una richiesta della società spagnola ferma a 45, vale a dire l’importo della clausola rescissoria.

Per il giocatore erano pronti 6,5 milioni di euro netti a stagione, che potevano incrementare sino ad arrivare ad un massimo di un ulteriore milione grazie ai premi legati ai risultati del club torinese. In totale, occhio e croce, si parlava di un investimento quinquennale (tutto compreso) per la Vecchia Signora pari a circa un centinaio di milioni.

Il Real Madrid sembrava aver mollato la presa sull’attaccante (attratto dal brasiliano Neymar), così come Chelsea e Manchester City che si erano catapultate senza badare a spese su Alexis Sanchez, il quale - però - aveva già scelto la squadra per il suo futuro: "O vado al Barcellona o resto all’Udinese". Con buona pace delle due società inglesi, della Juventus e dell’Inter. Quest’ultima, oltretutto, da mesi sembrava essere riuscita ad entrare nelle grazie del cileno: all’inizio dello scorso mese di gennaio soltanto l’elevata quotazione del giocatore stabilita da Pozzo (25 milioni) aveva fermato sul più bello il corteggiamento nerazzurro; ai primi di giugno il matrimonio pareva essere ormai ad un passo dall’essere celebrato. Alla fine, però, l’hanno spuntata i catalani, per la felicità delle tre parti in causa.

Quella di Barcellona sembrava essere invece la destinazione di Giuseppe Rossi, in partenza dal Villarreal, per conto del quale - qualche giorno addietro - parlò Federico Pastorello, il suo procuratore: "Siamo ancora all’inizio. Sarebbe interessante ricevere qualche segnale dal Barça, perché finora si è parlato molto e concretizzato poco" (14 giugno 2011).

Nel frattempo Madama continuava a flirtare con Vucinic: i primi contatti concreti risalgono - anche in questo caso - all’alba del 2011, allorquando l’infortunio occorso a Quagliarella e l’apporto insufficiente alla causa bianconera offerto da Amauri e Iaquinta avevano spinto la Juventus a non fermarsi all’arrivo del solo Luca Toni per rinforzare (e rimpolpare) il proprio reparto offensivo. I problemi sorti tra l’allora tecnico dei giallorossi Claudio Ranieri ed alcuni suoi giocatori (tra i quali lo stesso attaccante) le avevano permesso di avvicinarsi al montenegrino, anche se l’allenatore romano era stato chiarissimo, al proposito: "Resta al 100%. La società ed io lo vogliamo sopra ogni misura, anche se con lui dopo Cesena non ho parlato. Non dovevo farlo io" (18 gennaio 2011).

Con il trasferimento di Aguero alla corte di Roberto Mancini, nel castello ricco di soldi di Manchester (sponda City, per una cifra non lontana dai famosi 45 milioni di euro richiesti ed uno stipendio da star del pallone) ed il blocco delle partenze eccellenti imposto a Villarreal, che di fatto impedisce (momentaneamente?) lo spostamento di Giuseppe Rossi dalla Spagna, la Juventus si è così concentrata con profitto sull’operazione Vucinic, per poi attendere l’ultimo mese di trattative per perfezionare la rosa.

La linea seguita da Madama in questa sessione di calciomercato è quella tracciata da Andrea Agnelli nel giorno della presentazione della maglie per la stagione 2011-12: "Noi abbiamo oggi i mezzi per partecipare anche ad aste importanti, ma non vogliamo. Puntiamo ad acquistare giocatori al giusto prezzo, con la giusta retribuzione"; "…le condizioni devono essere le nostre condizioni e non quelle di un’asta scriteriata, che può far saltare il mercato in cui operiamo" (6 luglio 2011).

Dopo aver abbracciato Vidal, salutato Melo e Sissoko e preso atto della volontà della società di non lasciare sguarnita la difesa di fronte alle proprie lacune, Antonio Conte ha recentemente analizzato la situazione della rosa attualmente a sua disposizione: "Per essere competitivi abbiamo bisogno di diversi innesti".

L’allenatore è perfettamente conscio delle proprie capacità, della validità delle sue idee e della loro efficacia, ma avendo indossato per diversi anni la maglietta della Juventus, quando Madama si sporcava le scarpette soltanto per vincere, è in grado di "leggere" chiaramente la distanza (il "gap", come si usava dire sino a poco tempo fa) che la separa dalle prime della classe negli ultimi campionati disputati.

Un concetto simile lo aveva espresso tempo addietro anche Giorgio Chiellini: "Il nuovo tecnico mi incuriosisce, sembra trasmettere entusiasmo, ma non basta solo questo. Mi aspetto almeno un paio di colpi, mi sorprenderei se alla fine del mercato non arrivassero nomi che creino entusiasmo" (1 giugno 2011).
Andrea Pirlo, all’epoca, aveva già firmato per la Juventus.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com


sabato 2 aprile 2011

Juve e Roma tra passato, presente e futuro

"L’Olimpico non gratifica affatto la passione dei romanisti, le tribune sono troppo lontane dal campo, il rumore con la distanza si perde. Anche per questo ci vorrà uno stadio nuovo, e diverso: un impianto all’inglese, che abbia effetti positivi sui calciatori". Neanche il tempo di sbarcare a Roma che Thomas DiBenedetto - nel corso di un’intervista rilasciata in esclusiva alla "Gazzetta dello sport" (28 marzo) - ha esposto in maniera diretta ed esplicita le proprie idee in merito ai progetti che intende realizzare per il club giallorosso una volta che sarà riuscito ad acquisirlo a tutti gli effetti.

Ovviamente non poteva mancare la risposta del proprietario di quella struttura, vale a dire il Coni, attraverso il suo presidente Gianni Petrucci: "DiBenedetto non è partito col piede giusto. Le sue battute sullo stadio Olimpico non mi sono piaciute affatto. Gli stadi di proprietà sono la strada giusta, purchè li facciano però. Nell’attesa rispettino l’Olimpico". E così, mentre la normativa su questi impianti sportivi in Italia continua a rimanere un’utopia, Jean Claude Blanc ha rotto il silenzio per ribadire con orgoglio la nascita della nuova casa bianconera: "Siamo riusciti a fare tutto senza la legge sugli stadi". Sì, anche a rovinare la Juventus.

Dalla stagione 2006-07 la Vecchia Signora disputa le gare casalinghe a Torino in uno stadio denominato pure lui "Olimpico", sorto dalle ceneri del vecchio "Comunale", laddove Madama ha costruito gran parte della propria leggenda. Lo lascerà a breve per trasferirsi (nuovamente) nella zona in cui venne edificato il "Delle Alpi", raso al suolo per gli stessi motivi per i quali a DiBenedetto non piace l’attuale impianto della capitale. Per promuoverne la nascita attraverso la realizzazione di uno spot pubblicitario nei mesi scorsi è stato deciso di prendere in prestito proprio dalla storia di Roma uno dei suoi principali protagonisti, Giulio Cesare, trasformandolo per l’occasione in sostenitore bianconero doc, con tanto di sciarpa. Pietro Sermonti, attore e tifoso di Madama, si è calato nella parte interpretando il celebre personaggio attraverso l’utilizzo di un inconfondibile accento romano.

Quando la Vecchia Signora e i giallorossi incrociano le proprie strade la memoria degli appassionati torna a quegli scontri pieni di fascino dei primi anni ottanta, all’epoca in cui erano le regine incontrastate del calcio nostrano. Terminato il periodo d’oro di Trapattoni (1986) la Juventus ha ripreso a vincere scudetti e a riempire la bacheca di trofei prestigiosi soltanto con l’avvento della Triade (1994-95), per concludere (forzatamente) il suo percorso nel 2006. I due club, nel frattempo, si sono ritrovati a contendersi un tricolore nel 2001, con il successo dei capitolini allora allenati da Fabio Capello (che successivamente si trasferì a Torino). L’anno successivo le parti si invertirono, con i bianconeri vittoriosi in un campionato passato alla storia come quello del "5 maggio 2002", grazie al suicidio sportivo dell’Inter finita poi terza in classifica alla conclusione di un’incredibile giornata.

Dopo il terremoto calcistico del 2006 la Roma ha collezionato secondi posti (per tre volte) dietro l’Inter. In una stagione soltanto (2008-09) è arrivata sesta: in quell’occasione la piazza d’onore andò alla Juventus di Claudio Ranieri. Il tecnico romano fu il prescelto per riprendere il cammino in serie A di Madama, diventata - nel frattempo - più "Vecchia" che "Signora". Quando mancavano due gare alla conclusione del suo secondo anno a Torino, venne esonerato e gli subentrò Ciro Ferrara.

La stagione successiva, alla guida della Roma, si prese la sua personale rivincita battendo i bianconeri a domicilio per 2-1 (23 gennaio 2010): il progetto del "signorino" Jean Claude Blanc (così come lo definì successivamente) aveva iniziato a mostrare le sue enormi lacune. Quella, inoltre, fu l’ultima gara di Ferrara in serie A da allenatore. Ranieri era subentrato a Luciano Spalletti al termine della seconda giornata di campionato allorquando i capitolini persero in casa proprio contro la Juventus per 3-1 (30 agosto 2009), ed esordì a Siena con una vittoria esterna (2-1). Ironia della sorte: proprio nella città toscana Madama giocò la prima gara senza di lui in panchina la stagione precedente, da lì ripartì - pochi mesi dopo - la sua carriera di tecnico. Prima delle dimissioni alla guida dei giallorossi vinse a Torino per 2-0 il 27 gennaio scorso (Vucinic e Taddei i marcatori), eliminando la sua ex società dalla coppa Italia.

Emigrato in Russia alla guida dello Zenit San Pietroburgo, adesso Spalletti è diventato uno dei principali candidati alla guida della Juventus del prossimo anno, quello dell’ennesima rivoluzione. Della quale potrebbe non farne parte Gianluigi Buffon, oggetto dei desideri della nuova Roma in versione "americana" in caso di partenza da Torino (Arsenal permettendo). I giallorossi la scorsa estate riuscirono ad evitare il trasferimento di Burdisso e Borriello a Torino, mentre ora potrebbero cedere proprio ai bianconeri Menez per poi battagliare con loro sul mercato per uno o più nomi "importanti". Tra i più "gettonati", al di là delle smentite, c’è quello di Mascherano.

A Torino gioca Aquilani, romano e romanista dal futuro incerto: tra le varie ipotesi non manca quella di un ritorno nella capitale. Laddove giocò anche Guardiola: notizie fresche parlano di una possibile separazione dal Barcellona. Su di lui si dice potrebbero fare un pensierino (o qualcosa di più) in futuro alcune società italiane. Quali? Roma e Juventus. Gli incroci e gli aneddoti tra le due società non finiscono a quelli appena elencati. Ce ne sarebbero altri. In un "presente" ancora molto lontano per entrambe dal loro "passato", si incastra il confronto di campionato previsto per domani sera. Nell’attesa di un "futuro" che, ad oggi, vede un club che avrà a breve una pesante iniezione di denaro liquido per potersi rinforzare ed un altro che ne ha sperperato moltissimo nelle ultime stagioni. Ci sa dire dei due qual è la Juventus, monsieur Blanc?

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venerdì 12 novembre 2010

Del Neri, Ranieri e l'anno di "transizione"


"Siamo a 4 punti dalla capolista, mi sembra un campionato molto aperto, l'importante è che la Juve rimanga in quota e - soprattutto - che riesca a ottimizzare in alcune partite".
In poche parole Del Neri, davanti ai microfoni di "Sky Sport" nell'immediato dopo gara contro il Brescia, ha così sintetizzato il momento attuale della Juventus.

Adesso non resta che vedere cosa vorrà da fare la sua squadra da "grande".
A fine agosto, alla vigilia della prima gara di campionato contro il Bari, era chiaro a molti che per la Vecchia Signora questo sarebbe stato un anno di "transizione".
Lo si capiva dalla situazione che la nuova gestione targata Agnelli aveva ereditato dalla precedente e dalla rosa che stava nascendo dall'ultima sessione estiva del calciomercato. Non si trattava del primo, nel periodo post-2006: l'augurio e la speranza, allora come adesso, era che potesse essere l'ultimo.

Poi, ovviamente, quando il pallone ha cominciato a rotolare sul prato verde e le altre squadre a sfilarle davanti in classifica, tutti i buoni propositi di portare pazienza per concedere al cantiere di Del Neri il tempo necessario per trasformarsi in una squadra competitiva sono scomparsi di fronte alla voglia dell'ambiente bianconero di rivedere Madama il più presto possibile ai massimi vertici del calcio, pronta ad osservare gli avversari dall'alto verso il basso. Come accadeva una volta. E non si è più discusso del periodo di "transizione".
Se ne riparlerà - eventualmente - a fine stagione, quando si potrà giudicare, risultati alla mano, il primo anno della "nuova" Juventus.

Tra mille difficoltà e altrettanti infortuni è nato comunque un gruppo capace di affrontare con successo la maggior parte degli ostacoli che si è trovato di fronte al suo cammino, dimostrandosi - paradossalmente - in grado di superare in maniera brillante i più rognosi al contrario di quanto è accaduto con quelli all'apparenza più facili da oltrepassare.

Salihamidzic e Grosso sino a pochi giorni fa non facevano parte di questo gruppo. Nell'incontro che la Juventus disputerà domani sera a Torino contro la Roma potrebbero partire entrambi titolari nell'undici di base che l'allenatore bianconero schiererà dal primo minuto, andando a coprire le caselle dei laterali difensivi rimaste orfane dei precedenti proprietari a causa di squalifiche (Motta) e - manco a dirlo - di infortuni (Grygera, De Ceglie e il rientrante Traoré). Le ha provate (e le sta provando) tutte la Vecchia Signora per rimanere "in quota", per dirla alla Del Neri. Attingendo - all'occorrenza - da risorse alle quali ormai non credeva più.

Lo scorso 23 gennaio, nel corso dell'anticipo della seconda giornata del campionato passato, Claudio Ranieri tornò a Torino per affrontare quella Juventus che lo aveva esonerato a due tappe dalla fine della stagione 2008-09. La vittoria per 2-1 della sua Roma rappresentò la migliore rivincita possibile per l'attuale mister giallorosso.

Sulla panchina bianconera sedeva Ciro Ferrara, l'allenatore che lo aveva sostituito alla corte di Madama. Quella, per lui, fu l'ultima volta in cui guidò la Vecchia Signora in campionato. Venne allontanato pochi giorni dopo al termine di un'altra gara persa (contro l'Inter in coppa Italia), lasciando il posto ad Alberto Zaccheroni, a cui affidarono il compito di traghettare la squadra sino a fine anno.

Da Claudio Ranieri allo stesso Zaccheroni, passando per Ciro Ferrara: ecco alcuni dei cantieri aperti e mai chiusi in casa bianconera, edifici rimasti senza tetto perché crollati prima ancora che l'opera potesse essere completata.

Adesso c'è Del Neri, in quella posizione. Il suo lavoro è visionato e protetto da una società alle sue spalle diversa dalla precedente, con Jean Claude Blanc che sarà costretto a seguire la strada che lui stesso ha indicato - in passato - agli ex allenatori bianconeri ed il ritorno di un Agnelli alla sua guida.

Juventus-Roma, Lazio-Napoli, Inter-Milan: le prime sei squadre si incontrano - casualmente - tra loro in questa dodicesima giornata di serie A. Mano a mano che il campionato andrà avanti, la lista delle pretendenti allo scudetto si assottiglierà. E' un torneo ancora senza padrone, incerto e nel quale i bianconeri, vincendo la gara di domani sera all'Olimpico, potrebbero avere un ruolo importante. Iniziando con l'allontanare una possibile rivale come la Roma.

Anche se sulla sua panchina siede un ex. A cui andrà restituito, ora, lo sgarbo dello scorso 23 gennaio. Non se la prenda Ranieri: quella non era la Juventus. Questa sta provando a diventarla. Saltando - se possibile - l'anno di transizione. A Torino questo termine è poco gradito.

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domenica 7 novembre 2010

La corsa della Juventus riparte dal Cesena

"Questa Juventus ha dimostrato di avere sette vite. Abbiamo fiducia, voglia di lavorare, ci saranno momenti non semplici ma l'atteggiamento, lo spirito è quello della Juve ed è quello che interessa a me".
Luigi Del Neri pronunciò queste parole sabato 30 ottobre, nell’immediato dopo partita tra i bianconeri e il Milan. Più che un doveroso riconoscimento a quanto mostrato in campo dai suoi giocatori, sembrava un presagio di quello che avrebbe atteso la Vecchia Signora da quel momento in poi.

E’ trascorsa poco più di una settimana dalla vittoriosa trasferta di San Siro, ma sembra sia passato molto più tempo. Quello che è certo, è che si sono accumulate altre indisposizioni nella rosa a disposizione del tecnico di Aquileia.
Martinez e De Ceglie contro il Milan, Manninger il giorno precedente quella gara, Krasic e Legrottaglie nel successivo impegno in Europa League con il Salisburgo: ad ogni incontro che si presenta lungo il cammino della Juventus, la squadra perde pezzi importanti.

Dei quindici punti accumulati in questa stagione, la Vecchia Signora ne ha raccolti poco meno della metà nelle gare disputate allo stadio "Olimpico" (sette). In una partita casalinga apparentemente semplice, contro una formazione come quella romagnola che negli ultimi sei incontri ne ha persi cinque e pareggiato uno (al "Dino Manuzzi" contro il Parma, 1-1 il 17 ottobre), la Juventus deve cercare assolutamente di conquistare altri tre punti, indispensabili per continuare la rincorsa alle primissime posizioni, avvicinarsi ulteriormente all’Inter (bloccata ieri sera sull’1-1 in casa dal Brescia di Iachini) e non perdere contatto con il Milan e la capolista Lazio di Reja, che nella giornata odierna disputerà il derby contro la Roma.

In un momento particolarmente delicato come questo, nel quale una sosta permetterebbe a chi gioca con maggiore continuità di rifiatare, il numero delle partite da disputare non consente pause e distrazioni: mercoledì la Vecchia Signora sarà nuovamente in campo nel turno infrasettimanale di campionato contro il Brescia, mentre sabato prossimo ospiterà proprio i giallorossi di Claudio Ranieri a Torino. Poi, finalmente, complice la momentanea interruzione dell’Europa League (si riprenderà il 1° dicembre, la Juventus giocherà in Polonia contro il Lech Poznan), i prossimi incontri verranno disputati a distanza di una settimana uno dall’altro.

Fuori Colucci e Caserta, anche il Cesena ha qualche problema di formazione a centrocampo, laddove la Juventus ha perso la sua stella più luminosa, Krasic, proprio nella giornata in cui alcune glorie del passato bianconero calcheranno per pochi istanti il prato verde dell’Olimpico per un prepartita all’insegna dei festeggiamenti che i tifosi riserveranno ad alcuni dei 50 campioni scelti nella campagna "Accendi una stella". Tra gli assenti, spicca il nome di Zbigniew Boniek. E non è un caso.

Così come non doveva essere un caso l’assenza di Gianluigi Buffon al rituale della foto ufficiale della squadra, ma ha finito col diventarlo. Se la successiva giustificazione addotta (si trovava in Svizzera a ritirare un premio) è sembrata plausibile, dalle parole di Del Neri (da una parte) e di Silvano Martina (agente del giocatore, dall’altra) si può intuire come il rapporto tra il club e il portiere, in questo particolare momento, è più nero che bianco.

Fuori (anche) Amauri febbricitante, farà il suo ritorno sul campo Fabio Grosso (giocò l’ultima partita con la Juventus a metà luglio, nell’amichevole estiva contro l’Amburgo).
Seguendo il tracciato della linea verde voluta della società e per far fronte alla impressionante lista di indisponibili, oggi ci sarà il debutto di Frederik Sorensen, difensore danese prelevato dal Lyngby e attualmente in forza nella Primavera allenata da Giovanni Bucaro, dopo le apparizioni dello scorso giovedì di Liviero, Buchel e Giannetti e l’esordio dal primo minuto di Giandonato (che aveva già giocato con Zaccheroni il 6 febbraio scorso a Livorno, entrando in prossimità della fine dell’incontro).

Dalle formazioni giovanili al salto in prima squadra: negli ultimi anni l’unico giocatore in grado di reggerne l’urto, confermandosi nel tempo come un elemento di forza della Juventus, è stato il solo Claudio Marchisio. Dirottato Giovinco a Parma e con De Ceglie che stava iniziando proprio in questo periodo a ritagliarsi uno spazio importante (prima di infortunarsi), la Vecchia Signora - dovendo fare di necessità virtù - cercherà di trovare valide alternative agli acquisti di giocatori prelevati da altri club proprio con l’impiego dei suoi ragazzi più giovani, nella speranza di poter allacciare un contatto tra la squadra maggiore e quella minore che - negli ultimi anni - non ha portato gli effetti sperati.

In un centrocampo orfano di Krasic (e Martinez) e dove il "jolly" Pepe si stabilirà sulla fascia destra, riprenderanno le loro posizioni Aquilani e Felipe Melo: il primo era assente giovedì in Europa League in quanto (temporaneamente) inutilizzabile in quella manifestazione, il secondo perché vittima di un affaticamento muscolare.

"La mia Juventus si esalta nelle difficoltà, questo posso garantirlo sempre".
Così parlò Del Neri prima dell’incontro col Salisburgo. Dove la squadra non andò oltre un pareggio senza reti. Né fatte, ma neanche subite. Nonostante la contemporanea presenza di tre ragazzi provenienti dalla Primavera in campo. Ad oggi, questo è il bicchiere "mezzo pieno" dell’allenatore bianconero.
Che ora va riempito con tre punti.

Probabili formazioni:
Juventus (4-4-2): Storari; Motta, Bonucci, Sorensen, Grosso; Pepe, Melo, Aquilani, Marchisio; Quagliarella, Del Piero.
A disposizione: Costantino, Camilleri, Salihamidzic, Sissoko, Iaquinta, Lanzafame, Giannetti.

Cesena (4-3-2-1): Antonioli; Ceccarelli, Von Bergen, Benalouane, Lauro; Schelotto, Appiah, Parolo; Jimenez, Giaccherini; Bogdani.
A disposizione: Cavalieri, Pellegrino, Fatic, Nagatomo, Gorobsov, Piangerelli, Rodriguez.

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domenica 19 settembre 2010

Alla ricerca di una vittoria per smuovere la classifica

Dalle stelle alle stalle: potrebbe presto diventare il nuovo slogan del Milan di Massimiliano Allegri di questo primo scorcio di stagione. Dagli acquisti roboanti delle ultime giornate del calciomercato estivo, con il ritorno in Italia di Ibrahimovic e l’arrivo di Robinho, alle prime (inaspettate) stecche in campionato. Nel mezzo, due reti dello svedese nell’esordio dei rossoneri in Champions League contro l’Auxerre. Dopo l’anticipo giocato ieri sera il Catania torna in Sicilia con un pareggio prezioso (1-1), mentre il Milan perde altri due punti, da sommare ai tre lasciati a Cesena nella prima trasferta stagionale.

Dovrebbero essere proprio i rossoneri i principali rivali dell'Inter in serie A, quest'anno: in fase di rodaggio continuano a dare l’idea di una squadra con molti solisti ma poco equilibrio. E con diverse lacune del recente passato ancora presenti. Certo, se la musica delle prime due giornate (e poco più) del campionato dovesse continuare ad essere questa, al tavolo dei possibili vincitori ci sarebbe spazio per altre compagini, compresa la Roma del Ranieri "furioso". Quello che risponde a tono alle presunte dichiarazioni di Totti contro di lui, e che assicura di avere un gruppo "con la palle". Fosse così sarebbe già tanto, almeno rispetto alla sua precedente esperienza alla Juventus. Dove guidò una squadra così variabile e volubile da essere definita - da lui stesso - un "camaleonte solido".

Sinisa Mihajlovic, dopo la sconfitta della Fiorentina contro il Lecce, lo aveva detto: "vedo giocatori molli, li prenderò a calci nel sedere". Eccolo servito: al termine della disfatta interna di ieri pomeriggio contro la Lazio (1-2, dopo essere passati in vantaggio grazie alla rete segnata su rigore da Ljajic), sono stati proprio i tifosi viola ad invitarlo a procedere in tal senso. Inutile, poi, il tentativo del tecnico di fare marcia indietro nei momenti immediatamente successivi alla gara ("è soltanto colpa mia"): il danno era già stato fatto.
Un José Mourinho capovolto: tanto l’allenatore portoghese protegge i suoi calciatori da tutto e da tutti e mette il proprio ego di fronte al mondo intero, quanto il serbo è riuscito - ora, a Firenze - ad ottenere il consenso dei propri sostenitori, mandando alla berlina i giocatori viola. Principali colpevoli, agli occhi della tifoseria, di quel solitario punticino in classifica dopo tre giornate di campionato.

Che poi è anche il punto di partenza della nuova Juventus di Del Neri. Quella che inizia a giocare le partite solo dopo i primi quarantacinque minuti, che dovrebbe avere il punto di forza nella difesa e che invece - ad oggi - è diventata il suo punto debole, che dovrebbe dominare le fasce invece di soffrire proprio in quelle zone del campo.

Un punto dopo due partite è poco, per una grande squadra rinnovata figlia di una società nuova di zecca. E’ "niente" se ti chiami Juventus. Con i "se" ed i "ma", con le richieste di fiducia e di tempo di cui poter disporre per assemblare - pezzo su pezzo - la sua nuova creatura, con l’atteggiamento ancora timido di alcuni giocatori e via discorrendo, puoi spostare l’asticella delle aspettative di qualche giorno. Forse anche di qualche mese. Ma se stasera la classifica bianconera non mostrerà qualche novità, l’atmosfera diventerà pesante.

In campionato, dopo la gara di oggi pomeriggio, la Juventus disputerà le prossime due partite in casa (Palermo e Cagliari) ed una in trasferta (l’Inter), per chiudere, così, questo primo tour de force stagionale.
Udinese, Palermo, Cagliari e Inter: lo scorso anno, tra andata e ritorno, su otto gare giocate contro queste squadre e 24 punti a disposizione, la Vecchia Signora riuscì a racimolarne soltanto 9.

L’ultima disastrosa stagione bianconera non deve certo essere presa come punto di riferimento, ma piuttosto come monito per l’avvenire. Se poi si riuscisse a passare, con il trascorrere delle giornate, dalle stalle alle stelle, sarebbe il massimo.
L’unica preoccupazione, per ora, rimane quella di non rimanere fermi ad un punto.

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giovedì 9 settembre 2010

La Juve tra vecchi progetti e nuovi rinnovamenti

"Abbiamo riportato nei tempi previsti la squadra alla massima competitività, nazionale e internazionale. In questi ultimi anni solo un'altra squadra ha fatto meglio di noi, ma con una logica economica diversa".
Era il 14 febbraio 2010, il giorno dedicato agli innamorati, quando Jean Claude Blanc pronunciò queste parole.

A (ri)leggerle ora, a distanza di mesi, verrebbe da pensare ad una Juventus finalmente alla conclusione di quel percorso di rinascita iniziato dalle ceneri del terremoto del 2006.
Invece si stava parlando di una squadra eliminata di fatto dalla Champions League, retrocessa nell’Europa League dove avrebbe ancora dovuto giocare l’andata dei sedicesimi di finale contro l’Ajax e che era riuscita ad ottenere 8 punti nelle ultime quattro giornate in serie A, dopo la recente vittoria in casa del Bologna (tanta roba, visto quello che sarebbe accaduto da quel momento in avanti).

Ciro Ferrara era stato esonerato da pochi giorni, nonostante le dichiarazioni dello stesso Blanc del 1° dicembre 2009 dopo la sconfitta esterna a Cagliari ("Ferrara non rischia nulla, sta lavorando bene e ha tutta la nostra fiducia. L'esito delle due prossime partite non cambierà nulla, andiamo avanti con il nostro progetto. Ciro ha grandi capacità ed è un gran lavoratore, ha con lui uno staff di qualità").

Al termine dello scorso campionato altre cinque squadre, assieme all’Inter, fecero meglio della Juventus.

Ci voleva pazienza, per vedere finalmente compiuta l’idea di calcio (in)sostenibile del francese.
La stessa parola usata più volte da Claudio Ranieri ai tempi della sua permanenza in bianconero. Come, ad esempio, nella dichiarazione che rilasciò in occasione del pareggio (0-0) ottenuto a Genova contro la Sampdoria nell’anticipo della 5° giornata del campionato 2008-09: "Ma se raccontassi che siamo venuti a Genova senza pensare ai tre punti non direi la verità. È andata male, pazienza, sorrideremo un'altra volta". Nella partita diventata famosa per altre affermazioni: "Non ho messo Giovinco perché avevo paura della spinta offensiva di Pieri".

Oppure in quelle pronunciate dallo stesso allenatore dopo la sconfitta interna contro la Lazio in coppa Italia, nel corso di quella stagione. Una disfatta che determinò l’uscita dei bianconeri dalla competizione: "Volevamo andare in finale, non ci siamo riusciti,...Pazienza". A cui seguirono altre frasi diventate (anch’esse) celebri: "I nostri tifosi sono il nostro popolo e il popolo è sovrano".

Non si possono imputare al nuovo Presidente Andrea Agnelli e alla sua dirigenza (tutta meno uno…) gli errori del recente passato bianconero. Su quelli, e "con" quelli, hanno dovuto lavorare in questi primi mesi. Si attendeva il termine del calciomercato estivo per stilare un bilancio dell’operato in quella sede: oltre all’unanime delusione per il mancato arrivo di (almeno) un campione sotto la Mole, la tifoseria si è "divisa" tra pessimisti, ottimisti e realisti. Consci, in larghissima maggioranza, che lo scudetto, per quest’anno, è "roba d’altri".

E’ sparita, o quasi, la parola "progetto", sostituita dal termine "rinnovamento". Che, come dice Giuseppe Marotta, "è un processo più lento rispetto a una rivoluzione". L’unico ritornello, che non cambia, è che "ci vuole pazienza".
Quella che viene chiesta ai tifosi, nuovamente. E che, ad oggi, hanno avuto in dosi massicce.

Al ritorno in serie A (dopo l’inferno della B), si decise di puntare su un centrocampo guidato da Tiago e Almiron (per finire con Cristiano Zanetti e Sissoko). Se sul portoghese non vale la pena dilungarsi, sull’argentino è giusto ricordare le sue prime parole pronunciate a Torino ("Forse non sono ancora pienamente maturo per una squadra come la Juve") per capire la differenza tra "indossare" la maglia della Juventus e "portarla": sono due cose diverse.

Nonostante gli errori della campagna acquisti, alla fine la Vecchia Signora si classificò al terzo posto. Accettato di buon grado, in larga parte, perché i tifosi avevano capito le difficoltà nelle quali si trovava ad operare la (precedente) società. La scorsa estate, invece, nel tentativo di migliorare e rendere competitiva la squadra, si finì col distruggere tutto. La gestione degli eventi in corso d’opera, poi, fecero venire alla luce le debolezze interne della dirigenza. Ma quello è un altro discorso.

Si può sbagliare, e il campo dirà - come al solito, come sempre - la verità, ma l’impressione è quella di essere tornati di nuovo "all’anno zero", più o meno come accadde nei momenti successivi al ritorno in serie A. Con qualche campione in meno e con una Vecchia Signora più simile ad una Signorina ai primi passi in attesa di diventare grande, verso la quale i tifosi devono portare pazienza. E infinito amore. Quello che non è mai mancato: l'ennesima riprova la si può avere guardando come si sta iniziando a riempire lo stadio Olimpico per la prossima gara interna con la Sampdoria di domenica.

Lo si è capito: ci vuole pazienza. Ormai si può anche smettere di dirlo. Adesso spazio alle partite, alle sette gare in poco meno di un mese. E che siano i fatti a parlare, d’ora in poi.

Ha detto bene due giorni fa David Trezeguet, uno che a Torino sarà sempre di casa: "Nel calcio il passato è importante. Nella Juve è quasi tutto".
Il problema è che, ancora, non si trova un collegamento tra tutto quello che c’era nel 2006 e la realtà odierna. Fatta eccezione per qualche giocatore.
Ma è ancora poco. Troppo poco.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com


Comunicazione (per gli amici): nella giornata di domani, per motivi personali, non sarò reperibile. Tornerò online sabato (sera). A presto