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lunedì 20 gennaio 2014

Roma - Juventus nel segno del calciomercato


Superata da poco la metà del mese di gennaio, al termine della prima giornata di ritorno della serie A e dopo l'ennesima vittoria della Juventus si può tranquillamente affermare come soltanto la Roma – oltre alla Vecchia Signora - possa ancora nutrire qualche legittima ambizione di scudetto. Ammesso e non concesso che Madama d'ora in poi si travesta da bella addormentata nel campionato e inizi a perdere qualche punto per strada.

Martedì sera la Juventus inaugurerà la sua personale settimana romana affrontando i giallorossi nella gara secca, prevista allo stadio “Olimpico", valevole per i quarti di finale della Coppa Italia. Poi arriverà il turno della Lazio, stavolta in serie A, avversaria che la stessa Signora potrebbe poi ritrovare in futuro anche nella semifinale della coppa nazionale. Ammesso e non concesso, pure in questo caso, che entrambe le squadre riescano ad arrivare sino a quel punto.

Juventus e Roma, la coppia di regine del calcio italiano dell'inizio degli anni ottanta del vecchio secolo, hanno ripreso quindi a contendersi lo scettro della più bella del reame. Mentre i bianconeri stanno continuando un percorso vittorioso intrapreso tre anni fa, i giallorossi hanno dimostrato anche in questa finestra di calciomercato di voler gettare solide basi sulle quali costruire nuovi successi. I recenti acquisti di Nainggolan e Bastos, soffiati entrambi sul filo di lana al Napoli, ne sono la diretta testimonianza.

Quello che in pochi si aspettavano, invece, è quanto accaduto in queste ultime ore: Juventus e Inter, messe da parte le polemiche che da una vita caratterizzano il loro rapporto, hanno spiazzato tutti ipotizzando uno scambio di maglia tra Vucinic e Guarin. Non se l'immaginavano neanche i tifosi interisti, tanto che la loro rabbia ha finito per condizionare il buon esito della trattativa, comunque ancora in piedi e da definire a breve.

Questi sono tempi duri per i nerazzurri: sconfitte e critiche vanno a braccetto dall'inizio della stagione, nel corso di un campionato dove l'Inter, ad oggi, ha totalizzato sei punti in meno rispetto all'anno precedente. Dalla tirata d'orecchi di Fabio Capello a Thohir («Uno che entra in squadre come l'Inter non può dire “prima vendere, poi comprare”. Non mi convince, non sta facendo nulla per rafforzare la squadra»), sino ad arrivare alle battute velenose dell'ex Gasperini, non passa giorno in cui la società milanese non venga presa di mira da qualcuno.

Persino in Coppa Italia, laddove negli ultimi anni ha raccolto diversi successi (ben quattro in sette anni, dal 2005 al 2011), dopo l'eliminazione patita per mano dell'Udinese adesso non le resta che fare da spettatrice. La principale rivale in quel periodo era proprio la Roma. Quei tempi sembrano lontanissimi. A giudicare da come vengono portate avanti le trattative di mercato, lontani anni luce.

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domenica 7 aprile 2013

Juventus all'assalto del Bayern


Il Bayern Monaco ha vinto la Bundesliga. C’era da aspettarselo, visto l’enorme vantaggio maturato in classifica sulle dirette rivali nel corso della stagione. Sino a pochi giorni fa restava soltanto un piccolo dubbio, legato al momento esatto in cui sarebbe riuscito ad aggiudicarsi matematicamente la Meisterschale. Lo ha fatto nel minor tempo possibile, arrivando al traguardo il 6 aprile (evento mai accaduto prima da quelle parti).

E’ la quinta volta negli ultimi dieci anni che i bavaresi conquistano il titolo nazionale. Il Werder Brema, lo Stoccarda, il Wolfsburg ed il Borussia Dormund (in due occasioni) sono stati gli unici club in grado di impedire che il predominio del Bayern Monaco diventasse una vera e propria dittatura. Certo, pensando alla marcia inarrestabile imposta dal gruppo di Heynckes viene spontaneo domandarsi cosa riuscirà ad aggiungere Guardiola dal momento del primo contatto con la sua nuova realtà, che avverrà in Italia dalle parti di Riva del Garda (dal 4 luglio).

Ora, però, la concentrazione dei neo campioni di Germania sarà rivolta esclusivamente alla Champions League ed alla coppa nazionale. Con ogni probabilità proprio in Europa si dovrebbero notare le maggiori novità che verranno apportate dall’ex tecnico del Barcellona. A lui spetterà il compito di riportare il massimo titolo continentale nella bacheca dei bavaresi, conquistato per l’ultima volta nel 2001 dopo averlo vinto in tre edizioni consecutive dal 1974 al 1976. A meno che, ovviamente, non riescano ad aggiudicarselo già in questa stagione.

Mercoledì prossimo dovranno difendere, nel caso in cui non dovessero aumentarlo, il vantaggio di due reti maturato nella gara di andata dei quarti di finale contro la Juventus. La quale, dal canto suo, è ad un passo dal replicare la vittoria in serie A maturata la scorsa stagione. Dopo la partita disputata all’Allianz Arena in pochi sembravano avere dubbi sull’esito del doppio confronto tra le due squadre. Uno di questi era Bastian Schweinsteiger: “E' un buon risultato, ma non sarà facile perché gli italiani usano tattiche molto interessanti. Il mio istinto mi dice che avremmo dovuto segnare un altro gol, ma abbiamo fatto benissimo a non subirne”.

Con il trascorrere dei giorni nel mondo bianconero lo scoramento ha lasciato via via spazio alla fiducia. Più che di rimonta in casa bianconera si parla di “sogno da continuare”. Stavolta Conte non ha chiesto l’aiuto del pubblico invocando semplicemente una “bolgia”, bensì ha raddoppiato la richiesta di sostegno invocando una “bolgia-bolgia”. Il Pescara, vittima sacrificale di Madama nell’anticipo della trentunesima giornata della serie A, ha impedito che la Juventus potesse passeggiare tranquillamente sui suoi resti per aggiudicarsi altri tre punti indispensabili per vivere con serenità i giorni che precedono il match contro i bavaresi.

La Vecchia Signora ha vinto, sì, per 2-1, ma non è stato facile. Il fato sembrava averle combinato un brutto scherzo, riproponendole una gara simile a quella persa in casa contro la Sampdoria nel giorno dell’Epifania. Oppure, per essere più chiari, una di quelle partite in cui i bianconeri dominano, sprecano il possibile e l’impossibile per poi restare a mani vuote al fischio finale.

La vittoria porta il nome di Vucinic, il talento montenegrino che potrebbe risultare decisivo anche nella prossima gara di coppa. Comunque andrà a finire, è sempre più chiaro che la Juventus non potrà continuare a progettare ogni estate reparti offensivi nei quali non vengono arruolati cecchini d’area di rigore. Il problema non è il lavoro che Conte chiede alle punte anche in fase di copertura, quello è l’alibi per giustificare le poche realizzazioni degli attaccanti.

La realtà dei fatti è che ci vogliono dei fuoriclasse là davanti per chiudere subito certe pratiche senza dover bersagliare di tiri i portieri avversari. Premesso che chi scrive non trova di buon gusto applicare certi concetti allo sport, ma quando lo stesso Vucinic afferma che contro il “Bayern Monaco dovrà essere una guerra, si va a fare la guerra”, verrebbe spontaneo domandargli se al suo fianco avrebbe piacere ci fosse un cecchino infallibile.
In quel caso la sua truppa potrebbe vincere senza dover sparare in continuazione a vuoto. Lui compreso. A Conte, forse, un’eventualità simile non dispiacerebbe.

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sabato 2 marzo 2013

La Juve manca il colpo del kappaò


Tanto tuonò che alla fine non piovve. Quello era già capitato nella scorsa stagione quando la gara al “San Paolo” tra Napoli e Juventus, originariamente fissata per il 6 novembre 2011, venne poi spostata al successivo 29 dello stesso mese dopo un diluvio di polemiche. La partita si concluse con un pareggio (3-3), così come è accaduto nel recente scontro tra le due formazioni avvenuto in questa ventisettesima giornata di campionato. Lo scudetto, ora, inizia a tingersi sempre più di bianconero.

Madama torna a Torino senza quella vittoria che sotto il Vesuvio le manca dal lontano 30 settembre 2000 (2-1). Il gol decisivo lo aveva messo a segno un certo Alessandro Del Piero, numero dieci di maglia e di fatto. Quella divisa è ancora in attesa di un nuovo proprietario, di un campione decisivo come lo è stato per tanti anni il fantasista di Conegliano.

Nella settimana che ha visto il ritorno di Maradona nella sua Napoli le contendenti si sono sfidate in una partita che, alla fine, ha lasciato intatta la distanza che le separa in classifica. In realtà la Juventus adesso può fruire di un vantaggio a proprio favore negli scontri diretti che dovrà stare attenta a non sperperare nel prossimo futuro. Le restano da giocare undici incontri e tra questi ci saranno quelli con Inter, Milan e Lazio. Contro queste tre squadre, per inciso, durante il girone di andata la Juventus aveva guadagnato un misero punticino.

Uno dei protagonisti principali della gara, Giorgio Chiellini, prima del fischio d’inizio aveva riassaporato le emozioni del precedente appuntamento tra le due formazioni al “San Paolo”: “È cresciuta la nostra consapevolezza. Fu proprio quella partita a darci la carica per credere in un sogno come lo scudetto, che però era ancora molto lontano. Poi si è realizzato, abbiamo vinto e ora vogliamo rivincere”. Si tratta, in pratica, dello stesso concetto ribadito al termine degli ultimi novanta minuti (e più) di gioco: “Era una partita chiave. Abbiamo dimostrato di voler vincere questo campionato e di meritare il primato”.

Il difensore bianconero ha messo a segno la rete del momentaneo vantaggio juventino (prima che Inler lo annullasse), si è attaccato alla criniera di Cavani per tutta la durata del match consentendogli solo una bella conclusione di testa e qualche gomitata. Una di queste l’ha centrato in pieno, ma Orsato ha preferito tirare fuori dal taschino il cartellino meno “pesante”.

Alla Juventus è mancato il colpo del kappaò (con Vucinic) per chiudere l’incontro e, forse, il campionato. Al Napoli, viceversa, quello per riaprirlo (con Dzemaili). Adesso non avranno più occasioni per guardarsi dritte negli occhi sino al prossimo campionato dato che anche in Supercoppa Italiana, comunque andrà a finire questa stagione, non potranno contendersi il trofeo in palio. Ancora una curiosità: l’ultimo incontro di serie A terminato 1-1 tra le due squadre in Campania risale al lontano 12 maggio 1991. Alla rete di Silenzi rispose, nella seconda frazione di gioco, Angelo Alessio, l’attuale vice-allenatore di Conte. Sulla panchina della Juventus era seduto, ancora per pochi giorni, Luigi Maifredi.

Quella Vecchia Signora fallì miseramente l’obiettivo che si erano preposti i suoi dirigenti quando le avevano disegnato un nuovo vestito: vincere giocando un “calcio champagne”. Tra cadute e risalite susseguitesi nel corso di questi anni, questa costruita da Andrea Agnelli ed il suo staff sembra invece in grado di poter lasciare aperta la bacheca dei trofei per un bel po’ di tempo.

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giovedì 14 febbraio 2013

La Juventus torna Signora anche in Europa

 
Nel giorno dell'esordio di Antonio Conte in Champions League seduto sulla panchina della Juventus, Madama riprende dall'armadio il suo abito migliore, lo indossa e dimostra nuovamente all'Europa calcistica di essere tornata bella come lo era stata un tempo. Il campionato di serie A vinto la scorsa stagione senza perdere neanche una partita non è stato un caso, ormai è un dato di fatto. La Vecchia Signora, rientrata nell'élite del pallone direttamente dalla porta principale, aveva recentemente dirottato in Europa League il Chelsea campione in carica e sculacciato a casa loro gli ucraini dello Shakhtar Donetsk. Il 3-0 con il quale ha appena liquidato gli scozzesi del Celtic in Scozia è stato fragoroso quanto quello rifilato al club di Abramovich a Torino il 20 novembre 2012.
 
Dopo le delusioni dello scorso gennaio, in questo mese di febbraio la Juventus ha giocato ben tre gare in dieci giorni, vincendole tutte e segnando la bellezza di sette reti. Buffon è stato trafitto in una sola occasione, su un tiro - peraltro deviato da un proprio compagno di squadra - scagliato dal clivense Théréau. Il fascino dell'eliminazione diretta è superiore a quello della fase a gironi: la posta in palio in soli centottanta minuti rappresenta un passaggio al turno successivo o l'arrivo in Paradiso, giusto per usare una delle citazioni dantesche che piacciono alla Signora e che tanto fanno arrabbiare i Della Valle. 
 
Le principali insidie della gara al "Celtic Park" erano legate alla carica emotiva che l'ambiente avrebbe potuto trasmettere agli avversari e al rischio che il pallone potesse scottare tra i piedi di qualche bianconero. Tra le fila juventine, infatti, non mancavano i debuttanti in un ottavo di finale della Champions League. Al termine dei novanta minuti di gioco alcuni di loro sono stati poi eletti tra i migliori in campo. I limiti tecnici degli scozzesi erano noti in partenza, così come aveva fatto notare Conte nelle ore che avevano preceduto il match: "Come loro, anche noi siamo degli outsiders, e come loro vorremmo andare il più avanti possibile".
 
Forse si poteva tacciare il tecnico leccese di eccessiva prudenza, fatto sta che per la Juventus è stato meglio tornare in Italia con il sorriso sulle labbra piuttosto che con le preoccupazioni di non poter sbagliare nulla nel prossimo appuntamento previsto a Torino tra tre settimane. Il largo successo esterno libera la mente degli uomini di Conte dalle tensioni che solitamente si accumulano nei doppi confronti di andata e ritorno, a tutto vantaggio del suo cammino in serie A.
 
A proposito di ritorni: a breve torneranno a completa disposizione dello stesso allenatore sia Asamoah che Chiellini, due giocatori le cui assenze si sono avvertite parecchio nell'ultimo periodo. Se le reti di Marchisio sono diventate una continua conferma del talento del centrocampista fatto e cresciuto in casa, quelle di Matri e Vucinic stanno colmando la lacuna di un goleador della stazza di Trezeguet, il fuoriclasse che curiosamente era entrato nel tabellino dei marcatori anche in occasione dell'ultima sconfitta patita dalla Juventus in Europa.
Era il 18 marzo 2010: allo stadio “Craven Cottage” di Londra il Fulham, allora guidato da Roy Hodgson, aveva piegato Madama col risultato di 4-1, eliminandola dall'Europa League.
 
Sono passati tre anni da quei momenti. L'attuale commissario tecnico della nazionale inglese, in tribuna a Glasgow, avrà notato l'assenza del francese, così come la differenza tra questa Juventus e quella che aveva incontrato lui. Quella era soltanto Vecchia, questa è Signora più che mai.
 
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domenica 20 gennaio 2013

La Juve di Pogba e quella dell'Avvocato

 
La Juventus che schianta l'Udinese nell'anticipo serale della ventunesima giornata del campionato di serie A assomiglia a quella Signora che nell'intento di entrare in una stanza chiusa a chiave per riprendersi ciò che è stato suo (i tre punti non ancora conquistati nel 2013), suona il campanello e attende pazientemente un segnale di risposta. Trascorsi una quarantina di minuti e dopo aver constatato che nessuno si è fatto vivo, allora prova a bussare.
 
Stanca di aspettare decide di allontanarsi, prendere un pallone, farlo rimbalzare a terra per poi calciarlo di controbalzo con violenza inaudita. Sfondata la porta d'ingresso, entra nel salotto dei vincenti annunciando il suo arrivo. Era dallo scorso dicembre che da quelle parti avevano perso le sue tracce.
Recuperato ciò che cercava esce, saluta la compagnia e, per essere sicura che il messaggio alle avversarie nella corsa allo scudetto sia stato recepito, si gira su se stessa, prende la mira e sfonda con un'altra pallonata quel poco che era rimasto della porta. 
 
Paul Pogba, il francesino strappato dalle sapienti mani di Sir Alex Ferguson, con due siluri da 101 e 97 km/h ha spaccato l'equilibrio di una partita che Madama non stava riuscendo ad incanalare verso la vittoria. Le reti degli attaccanti anche stavolta sono arrivate quando i giochi, ormai, erano fatti: i gol di Vucinic (il decimo in carriera segnato ai friulani) e Matri (l'anno scorso aveva realizzato la doppietta nel 2-1 finale, 28 gennaio 2012) hanno chiuso la contesa e dato inizio alla festa juventina.
 
In una serie A che perde appeal e fuoriclasse anno dopo anno l'esplosione di talenti del calibro dello stesso Pogba e del rossonero El Shaarawy, giusto per fare due nomi, sono l'immagine di un movimento che cerca di rialzare la cresta (è il caso di dirlo) dopo i disastri che ha provocato con le proprie mani. Inutile aggrapparsi alla crisi economica mondiale: quando in Italia si spendeva allegramente gettando i soldi dalla finestra, in altri paesi europei i dirigenti di club più o meno blasonati programmavano il loro futuro. Con i giovani, i progetti fondati su idee concrete e gli investimenti mirati.
 
Ora, come è giusto che sia, stanno raccogliendo i frutti del proprio lavoro: Guardiola che sceglie Monaco di Baviera come base operativa del suo lavoro, rinunciando a offerte faraoniche provenienti da altri lidi, è la prova concreta che la serietà e la buona programmazione alla lunga pagano. Tornando al campionato di serie A, superata la pratica casalinga Madama aspetta l'arrivo della Lazio a Torino - previsto per martedì prossimo - per la disputa della gara di andata delle semifinali di Coppa Italia. I biancazzurri, fermati a Palermo per 2-2, si allontanano in classifica dagli uomini di Conte quando ormai erano comparsi nei loro specchietti retrovisori.
 
Due giorni dopo, il 24 gennaio, ci saranno le commemorazioni per il decimo anniversario della scomparsa dell'Avvocato Gianni Agnelli. Ripensando alla gara giocata contro l'Udinese è bello immaginare quale soprannome avrebbe affibbiato a Pogba: quella cresta bionda spuntata sulla testa di un ragazzo di colore che studia per diventare un uomo avrebbe potuto rappresentare un terreno fertile per la sua fantasia.
 
Rovistando tra le sue frasi celebri ce n'è una che può benissimo adattarsi all'ultima prestazione offerta dal francese: “Nei momenti difficili di una partita c'è sempre nel mio subconscio qualcosa a cui mi appello, a quella capacità di non arrendersi mai. E questo è il motivo per cui la Juventus vince anche quando non te l'aspetti”.
 
Rovesciata come un calzino da Conte a causa delle assenze di questo periodo, minata in classifica dal pericoloso avvicinarsi delle rivali e ancora a secco di vittorie in campionato nel 2013, alla Vecchia Signora serviva una prova d'orgoglio per rialzarsi.
Dietro ai siluri scagliati da Pogba c'è tutto questo.
E tanto altro ancora.
 
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venerdì 11 gennaio 2013

Juventus, l'importanza di Vucinic

Dopo aver sconfitto il Milan nella recente gara secca disputata a Torino, la Juventus ha raggiunto le semifinali della Coppa Italia per la sesta volta consecutiva. Nelle precedenti cinque edizioni il suo cammino si era fermato per tre volte ai quarti, una in semifinale (eliminata dalla Lazio) ed una in finale (nella quale aveva perso il trofeo per mano del Napoli).

Sulla propria strada Madama troverà nuovamente la Lazio allenata da quel Petkovic che, dipinto come un oggetto misterioso al momento del suo arrivo in Italia, col passare del tempo è riuscito a farsi apprezzare sia per le sue qualità professionali che per quelle umane. Con l'avanzare del torneo il tabellone della Coppa Italia ha finito col riproporre quasi tutte le squadre attualmente al vertice della serie A: escluso il Bologna, unico "intruso" capace di eliminare il Napoli (terzo), in attesa della disputa degli ultimi quarti di finale restano infatti in lizza tutti i club che si trovano tra il primo ed il sesto posto in classifica (Juventus, Lazio, Fiorentina, Inter e Roma).

Il trofeo che sino a qualche anno fa veniva snobbato dalle più prestigiose società italiane, al punto da schierare spesso e volentieri le riserve delle riserve, ora ha acquisito una maggiore considerazione. Il caso del Milan, in questo senso, è emblematico: settimo in campionato e prossimo avversario del Barcellona in Champions League, a causa dell'estromissione dalla coppa nazionale rischia seriamente di ritrovarsi con un pugno di mosche in mano già a metà marzo. Proprio lui che non ha smesso di frequentare i salotti buoni dell'Europa che conta anche nel periodo post-Calciopoli, e che si era aggrappato con la forza della disperazione alla gara di Torino nel tentativo di dare un senso alla propria stagione.

La Juventus, dal canto suo, procede a vele spiegate sulla rotta verso la semifinale con i biancazzurri. La Coppa Italia, oltretutto, è l'unica manifestazione giocata quest'anno nella quale Conte è riuscito a guidare la propria formazione sin dalla prima gara disputata, visto che la squalifica che gli era stata comminata in estate era già scaduta all'epoca del confronto con il Cagliari (12 dicembre 2012).

Il tabellino della gara tra i bianconeri e i rossoneri ha riportato i nomi dei tre attaccanti più talentuosi scesi sul campo dello "Juventus Stadium": El Shaarawy, Giovinco e Vucinic. Prima dell'incontro Conte aveva spiegato ai cronisti come avrebbe dosato l'impiego dello stesso montenegrino: "Stiamo cercando di recuperarlo per portarlo a fare una partita tutta intera. E non rischiare, soprattutto, che dopo una partita di 95 minuti si fermi per un mese, un mese e mezzo: sarebbe un disastro, sotto tutti i punti di vista".

Un disastro, è vero. Anche perché, a costo di essere monotoni e ripetitivi, va ricordato come la consistenza dell'attacco bianconero senza Vucinic sia facilmente immaginabile...

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giovedì 15 novembre 2012

Juventus e Inter: chi si ferma e’ perduto


Dell'attuale Juventus ormai si conosce tutto: pregi, difetti, schema prediletto e prospettive di crescita legate anche (e soprattutto) al ritorno di Antonio Conte sulla sua panchina una volta scontata la squalifica.
Quello che ancora non è noto, nel contesto della serie A, è il nome della principale antagonista della Vecchia Signora nella corsa allo scudetto. Ammesso, naturalmente, che possa trattarsi di una squadra soltanto.

Ad inizio campionato quel ruolo era stato attribuito dagli addetti ai lavori al Napoli di Walter Mazzarri: la recente vittoria ottenuta in coppa Italia (proprio ai danni della Juventus) ed il successivo impoverimento tecnico del Milan e dell'Udinese avevano costretto il club campano ad uscire allo scoperto. Tenuto Cavani e ceduto Lavezzi (sostituito a tempo pieno da Pandev), il suo valore sembrava essere una spanna sopra le altre avversarie di Madama, comprese la Roma del "vecchio" Zeman e l'Inter del "giovane" Stramaccioni. Fiorentina e Lazio, almeno per questa stagione, per motivi diversi non parevano attrezzate per puntare al tricolore.

Dopo lo scontro diretto vinto dai bianconeri (20 ottobre) è poi emersa l'Inter, diventata la candidata “numero due” alla vittoria finale. Eppure l'avvio della squadra nerazzurra non era stato dei migliori: espugnata Pescara era successivamente caduta in casa per mano della Roma, salvo riprendersi immediatamente grazie al successo esterno maturato a Torino contro i granata.

Subito dopo quella gara Stramaccioni si era apertamente sfogato nei confronti dei media più critici: "Inter provinciale? Bisogna sciacquarsi la bocca e contare sino a 10: l'Inter è venuta qui a fare la propria partita: se lo fanno gli altri bene, se lo facciamo noi siamo provinciali. Ci vuole rispetto per il mio club. Resta il fatto che avere Wes e Antonio (Sneijder e Cassano, ndr.) in squadra rende tutto più facile". Trascorso qualche giorno aveva poi leggermente corretto il tiro delle proprie dichiarazioni: "Se dicono che vinciamo da provinciali, facendo sottintendere che per vincere dovremo avviarci a una dimensione di quel tipo, non ci sto".

In quella stessa giornata di campionato la Juventus aveva sbancato la Genova rossoblù vincendo 3-1 grazie all'apporto decisivo fornito da Mirko Vucinic, subentrato a partita in corso dopo essere stato escluso dall'undici iniziale. In merito a questa decisione Carrera era stato chiaro: "E' partito dalla panchina perché deve dimostrare in allenamento di meritare il posto". Di rimando, l'attaccante montenegrino aveva dimostrato di aver appreso appieno la lezione: "Qui non esiste un leader solo, esiste un gruppo eccezionale".

Tornando ai nerazzurri, l'ironia della sorte ha voluto che venissero poi sconfitti in casa dal Siena, guarda caso una provinciale. Da quel momento ha conseguito sette vittorie su altrettante gare, l'ultima delle quali nella tana della Juventus, sua rivale storica, interrompendone la serie di quarantanove risultati utili consecutivi in serie A.
Qui le due strade si sono quasi incrociate, nel senso che la distanza minima in classifica tra i club, un punto soltanto, aveva contribuito ad accendere le speranze di sorpasso dell'Inter. Trascorsa una settimana, la sconfitta patita dalla Benamata a Bergamo contro un'altra provinciale (l'Atalanta) ha riportato la squadra di Stramaccioni a quattro lunghezze dai bianconeri. Il Napoli, nel frattempo, si è nuovamente fatto vivo nelle zone nobili del campionato.

Nei confronti di chi vede esclusivamente un duello tra Juventus e Inter per la conquista del tricolore suonano dolci le parole pronunciate da Javier Zanetti nei momenti successivi la caduta di Bergamo: "Mancano ancora tante partite e si sapeva che poteva capitare, ora dipenderà da noi". Sul fronte opposto Mirko Vucinic si è detto pronto a rientrare sui campi da gioco dopo aver superato i noti problemi fisici: "Ora sto bene, e in vista di questa settimana non dobbiamo abbassare la guardia. Lazio, Chelsea e Milan: tre partite che possono decidere il destino della nostra stagione, tra scudetto e Champions League".
In sintesi, l’attaccante montenegrino sembra aver fatto suo il famoso proverbio “chi si ferma è perduto”. Limitatamente al campionato, più che perduto potrebbe essere sorpassato dall’acerrima rivale.


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martedì 18 settembre 2012

La Juventus riprende il cammino europeo


Ai nastri di partenza dei gironcini della Champions League figura nuovamente il nome della Juventus, una tra le possibili protagoniste della manifestazione.
L'ultima gara di Madama in questo torneo risale all’8 dicembre 2009, allorquando la formazione allenata da Ciro Ferrara aveva subito una sonora sconfitta casalinga ad opera del Bayern Monaco (1-4), dopo aver toccato con mano per qualche istante la possibilità di accedere agli ottavi di finale.

Nella stagione precedente (2008/09) il cammino della Juventus era stato interrotto proprio negli ottavi di finale dal Chelsea, suo prossimo avversario nella partita d’esordio allo "Stamford Bridge" nella serata di mercoledì 19 settembre.
Il sorteggio, all'epoca dei fatti, si era divertito a mettere a confronto le tre squadre italiane rimaste in lizza con altrettanti club inglesi: già detto dei bianconeri, all'Inter era capitato il Manchester United ed alla Roma era toccato l'Arsenal.
Passarono il turno tutte le società provenienti dalla Premier League, sancendo un "sorpasso" di quel campionato sulla serie A ormai acclarato da tempo.

José Mourinho, tecnico dei nerazzurri, nonostante l'addio anticipato al torneo aveva mostrato uno spirito battagliero, sintetizzato nelle dichiarazioni rese alla stampa al termine della gara di ritorno: "Non sono arrabbiato, sono triste. Se vogliono toccare la mia squadra devono prima ammazzarmi. Il complesso, o la paura della Champions, per me non c'è più. Non è un problema psicologico, è un problema calcistico. Ora so cosa bisogna fare per vincere la Champions: ne discuterò con la società, non con voi".

L'anno successivo il portoghese era riuscito effettivamente a conquistare il trofeo, abbandonando l'Inter subito dopo il trionfo del "Santiago Bernabeu" per poi emigrare in Spagna, al Real Madrid.
Lungo il tragitto per arrivare alla finalissima (disputata - guarda caso - contro il Bayern Monaco), la Beneamata aveva estromesso dalla manifestazione anche lo stesso Chelsea.

Chelsea-Juventus, quindi. La prima in classifica nella Premier League contro la capolista della Serie A (in coabitazione con Napoli e Lazio). Per i bianconeri guidati dal duo Conte (in tribuna) e Carrera (sulla panchina) quella della scorsa domenica contro il Genoa è stata la terza vittoria consecutiva in altrettante gare di campionato. La più sofferta sino ad oggi, quella meno attesa alla conclusione dei primi quarantacinque minuti di gioco.

Padroni del campo per un tempo (ed in vantaggio grazie alla rete di Immobile, juventino a metà con il Grifone), i rossoblù hanno sprecato troppe occasioni da rete prima di venire colpiti e affondati dai goals di Giaccherini, Vucinic e Asamoah.
Gli ultimi due, subentrati a partita in corso assieme allo svizzero Lichtsteiner, hanno contribuito in maniera decisiva al risveglio dei bianconeri una volta rientrati sul campo dopo l'intervallo.

La sosta dovuta agli impegni delle varie nazionali, l'attuazione di una massiccia dose di turnover, la condizione fisica non ottimale di alcuni degli elementi presenti nell'undici iniziale, un approccio sbagliato alla partita, il pensiero rivolto all'ormai vicino incontro col Chelsea: queste sono state le cause principali che hanno provocato la prova incolore di Madama nel primo tempo.

Senza dimenticare, naturalmente, l'ottima prova dei padroni di casa, ai quali il vantaggio di misura andava obiettivamente stretto. Nel momento in cui sembrava potessero raccogliere il frutto della loro supremazia, soltanto un grande Buffon - con una parata decisiva su conclusione ravvicinata di Bertolacci – è riuscito ad evitare la seconda rete del Genoa.

Su tutto questo, e altro ancora, i bianconeri avranno modo di riflettere una volta rientrati da Londra.
Adesso è arrivato il momento di chiudere gli occhi ed ascoltare nuovamente la musichetta della Champions League.
Evitando di aspettare la seconda frazione di gioco per tirare fuori il meglio di sé: sarebbe il modo più semplice per complicare l’inizio del nuovo cammino europeo.

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mercoledì 21 marzo 2012

La Signora si risiede al tavolo della vittoria

C’è stato un periodo, iniziato nel 2006 e durato cinque anni, nel quale gli appuntamenti con l’Inter avevano rappresentato per molti sostenitori juventini i classici eventi da evidenziare con un cerchio rosso sul calendario: in mancanza di obiettivi di prestigio da raggiungere si cercava - almeno - di ottenere la piccola soddisfazione di essere riusciti a mettere il bastone tra le ruote agli eterni rivali nerazzurri.

Per molti, si è scritto, ma non per tutti: c’era infatti chi sosteneva come questo fosse un tipico atteggiamento da "provinciali", che mal si adattava agli amanti di una Vecchia e aristocratica Signora del pallone.

Adesso siamo nel 2012, e il posticipo della prossima giornata di campionato metterà a confronto Juventus e Inter nel nuovo stadio torinese. Rispetto al passato, però, la musica sembra essere diversa. Ruotano gli avversari, ma il chiodo fisso dell’intero ambiente bianconero è tornato quello di una volta: vincere. Contro chiunque e ovunque.

La singola gara assume ora le sembianze di una tappa, più o meno delicata, da superare per il raggiungimento del traguardo finale. E’ stato così anche per l'incontro terminato in parità contro il Milan nel ritorno delle semifinali di Coppa Italia, un risultato che ha consentito alla Juventus di staccare il biglietto per la finalissima che verrà disputata a Roma il prossimo 20 maggio. "E’ la più importante partita dell’anno perché ci può dare la possibilità di giocarci qualcosa da vincere. E, visti gli ultimi anni, sarà più importante per noi che per il Milan", aveva ammesso Antonio Conte negli istanti precedenti il match dello scorso martedì.

Se in Europa i rossoneri se la dovranno vedere con il Barcellona per proseguire il loro cammino in Champions League, in Italia sulla loro strada si sono trovati opposti ai bianconeri tanto per la coppa nazionale quanto per lo scudetto. Conquistata a Pechino la Supercoppa Italiana contro l’Inter, dopo il tracollo dei nerazzurri allora guidati da Gasperini è infatti comparsa all'orizzonte la Juventus: lavorando sulle macerie rimaste a seguito dei fallimenti degli ultimi anni Madama ha dovuto convincere tutti, se stessa per prima, di essere realmente all'altezza per recitare un ruolo importante in questa stagione.

E' partita con un nuovo allenatore e alcuni "vecchi" problemi ancora da risolvere: una rosa scarna di fuoriclasse, una squadra senz’anima, un filo conduttore col passato spezzato da tempo e difficile da riannodare. Ha affrontato ogni incontro al pari di un esame da superare, da una prova all’altra ha iniziato a sognare un finale da protagonista per poi rendersi conto che il sogno di riaprire la propria bacheca per inserirvi dentro qualche trofeo è diventato realizzabile.

Si è laureata campione d’inverno in serie A con pieno merito, ma era vivo nell’ambiente il timore che una o due sconfitte potessero bastare a riportarla nella mediocrità che ha caratterizzato quasi tutto il periodo successivo al 2006. L’imbattibilità ha aumentato l'autostima del gruppo; i troppi pareggi, viceversa, hanno fatto sì che il Milan la raggiungesse in classifica sino a superarla. Il caso vuole che i rossoneri, unici ad averla sconfitta al termine dei novanta minuti dei tempi regolamentari in questa stagione, siano poi stati eliminati dalla Coppa Italia proprio a causa di un pareggio maturato nei supplementari.

Per dirla alla Conte, adesso la Vecchia Signora si è seduta nuovamente ad un tavolo imbandito, pronta a saziare la sua fame di vittorie. Non importa più chi siano gli altri commensali invitati oppure quale sia il menù, quanto - piuttosto - prendere tutto quello che passa il convento.
Un tempo, alla Juventus si ragionava in questa maniera. Forse quel passato oggi non è più così lontano.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

domenica 18 marzo 2012

Dalla Juve cinque segnali al campionato

Vincere in serie A con un perentorio 5-0 in trasferta non è mai facile, contro qualsiasi avversario. Quello ottenuto dalla Juventus allo stadio “Artemio Franchi” di Firenze, poi, acquisisce un peso specifico ancora più importante del necessario se si considerano le premesse che hanno caratterizzato i momenti precedenti la gara: la discussa designazione di Bergonzi come arbitro dell’incontro (fu lui, nelle vesti di quarto uomo, ad allontanare Conte dalla panchina a Bologna), le polemiche a distanza tra l’allenatore bianconero e Allegri, la sterilità offensiva dell’attacco di Madama (sei goals realizzati nelle ultime sette partite, dei quali tre segnati nel solo match interno contro il Catania), la voglia di rivalsa del viola Amauri (pronto ad esultare per una eventuale marcatura contro la sua ex squadra facendo il giro dello stadio), la vittoria ottenuta nel tardo pomeriggio dal Milan al “Tardini” di Parma, l’accoglienza che il pubblico fiorentino avrebbe riservato alla Vecchia Signora e al suo tecnico, il desiderio della truppa di Conte di interrompere quell’incredibile serie di pareggi racimolati in campionato sino ad allora.

Insomma, ce n’era per tutti i gusti. L’unica strada per isolare la testa da qualsiasi pensiero e concentrarsi soltanto sulla Fiorentina l’aveva tracciata lo stesso Conte prima del fischio d’inizio, riassumendola in poche parole: “Noi guardiamo a noi stessi, non ci facciamo condizionare dal risultato del Milan”. Ai suoi uomini non restava, quindi, che seguirla.
L’ingenua espulsione di Cerci ha indubbiamente semplificato le cose alla Juventus che comunque – già in vantaggio per una rete a zero – ha avuto il merito di non fermarsi mai, continuando a giocare tutto il resto dell’incontro con la stessa determinazione senza accusare cali di tensione.

Poco meno di una settimana fa i rossoneri portarono a quattro le lunghezze di distacco in classifica dai bianconeri, grazie alla vittoria ottenuta a “San Siro” contro il Lecce e al contemporaneo pareggio esterno di “Marassi” della Vecchia Signora. Si discusse per diversi giorni di quel vantaggio, mai così ampio tra la prima e la seconda in questa stagione: oggi, nonostante il margine tra i due club sia rimasto identico, la sensazione è che “pesi” meno di quanto dicono i tabellini. I numeri possono essere tanto “freddi” quanto pieni di significati a seconda del “modo” e del “momento” in cui li si legge.

La Juventus vinse per l’ultima volta in trasferta con il risultato di 5-0 il 19 ottobre del 1997: allo stadio “San Nicola” di Bari Zidane e Del Piero maltrattarono i biancorossi nel campionato che si concluse con il duello tra i bianconeri futuri campioni d’Italia e l’Inter di Luigi Simoni. Nel gruppo dei giocatori a disposizione di Marcello Lippi figuravano i nomi di Antonio Conte e Didier Deschamps, l’attuale allenatore del Marsiglia che ha appena eliminato i nerazzurri dalla Champions League.

La stessa Beneamata sarà la prossima avversaria della Vecchia Signora nel posticipo serale che si disputerà domenica prossima a Torino. Negli anni immediatamente successivi allo scoppio di Calciopoli si è sviluppato il ciclo vincente dell’Inter di Massimo Moratti: la coincidenza vuole che nella fase del suo crepuscolo in panchina adesso sieda Claudio Ranieri, il tecnico che prese Madama dalle mani di Deschamps (che nel frattempo l’aveva immediatamente riportata in serie A, lasciandola a Giancarlo Corradini nelle due ultime giornate del campionato cadetto) per guidarla nei primi passi verso la ricostruzione.
Prima di quella partita, però, la Juventus ospiterà il Milan nella gara valevole per il ritorno delle semifinali di coppa Italia. Si tratterà dell’ultima occasione nella quale le due formazioni potranno incontrarsi in questa stagione, ed avverrà in uno stadio in cui si registrerà l’ormai consueto tutto esaurito.

La vittoria di Firenze riporta l’entusiasmo in un ambiente che, proprio cavalcandolo, ha raggiunto risultati impensabili sino a pochi mesi fa. All’interno del reparto offensivo, considerato il vero e proprio punto “debole” della squadra, continua ad offrire ottime prestazioni Mirko Vucinic, autore della prima delle cinque reti. Per lui la scorsa estate aveva speso parole d’elogio Dejan Savicevic, ex calciatore del Milan ed attuale presidente della federazione calcistica del Montenegro: “Ha fatto bene Mirko a cambiare aria, non poteva restare nella Roma. Sarebbe bastato giocare male una partita per rovinarsi la stagione, come quest'anno: lui ne ha sofferto, non è bello sentire uno stadio che ti fischia. Sono sicuro che l’ambiente di Torino è sereno e che i tifosi lo accoglieranno bene”.
Dato che qualche fischio nei suoi confronti - in realtà - non è mancato, Savicevic è tornato recentemente in suo “soccorso” con altre dichiarazioni: “L’ho visto a Genova: si è sbloccato, sarà determinante per lo sprint. Mirko è un grande attaccante, solo un pò particolare. Alterna alti e bassi. Però non va sottovalutato. Se è in forma può vincere una partita da solo”.
A buon intenditor, poche parole…

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giovedì 26 gennaio 2012

What a goal!

L'unica cosa che conta è il gol.
E' inutile girarci intorno, belli i dribblings, i tacchi, i tunnels, si belli, ma l'essenza del calcio è segnare. Non importa come - di destro o di sinistro, di testa o di tacco, di abilità o di fortuna, o anche grazie ad un'autorete - basta che la palla gonfi la rete.

E non è la cornice che conta. E' la stessa cosa, sia che si giochi in cortile con i pali della porta fatti grazie agli zaini - con dentro i libri di scuola - poggiati a terra, oppure a Wembley disputando la finale di champions league, è solo quando la palla varca la linea di porta avversaria che tocchiamo, per un attimo, il cielo con un dito!

E' per questo che i gol della nostra squadra sono come figli, sono tutti belli.
E' bello il secondo gol di Marchisio al Milan, quando la palla passa in mezzo alle gambe di Abbiati. E' bello il gol di Lichtsteiner al Parma, perché è stato il primo nello Juventus Stadium. E' bello il gol di Quagliarella perchè, dopo l'infortunio, vederlo esultare fa sperare nel futuro.

E' bello quello di Estigarribia al Napoli perché ha dato la carica quando sembrava tutto perduto. E' bello il gol di Vidal al Parma perché quest'anno non vediamo tante reti con tiri da fuori area. Sono belli i gol di Chiellini e di Pepe perché i gol alla Roma e alla Lazio, per me, hanno sempre un sapore particolare. Così come è bello il gol di Marchisio all'inter, ovviamente. E' bellissimo il gol del capitano, perché la sua prima rete nel nuovo stadio non poteva che essere un "gol alla Del Piero".

Ma ce ne sono alcuni - come si usa dire di pregevole fattura - che sono più belli di altri. E questa è la mia personalissima classifica in merito, almeno per quanto riguarda il girone d'andata:
5° posto : Matri al Palermo. Il passaggio chiamato 20 mt fuori dall'area ed il tiro ad incrociare sono da manuale del calcio.
4° posto : Marchisio al Parma, con il passaggio smarcante di Pirlo a centro area ed il pallonetto in spaccata del principino
3° posto : Giaccherini all'Atalanta. Un po' come quello precedente, dove però il tocco sotto è di Marrone ed il tiro al volo del toscano.
2° posto : Matri al Siena. Una somma di gesti perfetti, il lancio di Pepe, lo stop di Giaccherini, il dribbling e passaggio finale di Vucinic.
1° posto : Vucinic al Cagliari. Ovviamente non per il tocco finale ma per tutta la splendida azione, che parte dalla nostra metà campo con la palla che dai piedi di Bonucci e con pochi tocchi veloci - Lichtsteiner, tacco di Pepe, Marchisio, di nuovo Lichtsteiner e tocco finale di Vucinic - viene depositata in rete. Che spettacolo!

Articolo pubblicato su Juvenews.net

Questo articolo è di Roberta. Tutti gli altri, li puoi trovare nella sua rubrica Una signora in bianconero

domenica 30 ottobre 2011

Alla Juventus il derby dei veleni


Zitti, pedalare, lavorare”. Dentro le quattro mura degli spogliatoi di Madama e davanti ai taccuini e alle telecamere dei media è dalla scorsa estate che Antonio Conte ama ripetere sino alla noia queste parole, per poi variare il tema ricordando gli ultimi due settimi posti consecutivi conseguiti in campionato dal club nel momento stesso in cui qualcuno prova a parlare di “scudetto” o cerca di alzare troppo presto l’asticella della ambizioni della sua truppa.

Per una società dove “vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”, basta un semplice esercizio di memoria per dare uno schiaffo alle illusioni di un ambiente che non può permettersi di cullare sogni di gloria dopo aver disputato poco meno di un quarto delle gare previste dal calendario.

La Juventus torna dal “Meazza” con la certezza di poter rimanere da sola in testa alla classifica per altri sette giorni, e mentre il Milan (mantenuto a distanza di due punti dopo la vittoria ottenuta a Roma contro i giallorossi) e il Napoli (l’avversario di domenica prossima) si apprestano ad affrontare le gare infrasettimanali di Champions League, i bianconeri potranno preparare con calma la trasferta al “San Paolo” non avendo alcun impegno prima di quell’incontro.

Il 2-1 con il quale la Vecchia Signora ha regolato l’Inter a domicilio non è figlio unico: nelle ultime cinque precedenti occasioni in campionato era capitato ben due volte.

Nella più recente, datata 22 marzo 2008, le reti di Camoranesi e Trezeguet sigillarono la vittoria “dell’orgoglio”, nell’anno del ritorno in serie A di una società che cercava di tornare ai fasti del passato il più velocemente possibile ripartendo dalle macerie rimaste dopo lo scoppio di Calciopoli. Quella squadra, all’epoca, era guidata da Claudio Ranieri, l’attuale allenatore dei nerazzurri.

Il 12 febbraio 2006 furono invece Ibrahimovic e Del Piero a dare l’ennesimo scossone ad un campionato che ormai aveva una sola padrona (la Juventus, appunto) in grado di correre in solitudine creando un vuoto enorme dietro di sé.

Proprio sul piede di Del Piero è capitata l’occasione di chiudere definitivamente il match nel recente incontro con l’Inter, quando mancavano pochi minuti alla sua conclusione: avesse centrato il bersaglio, con ogni probabilità si sarebbe ripreso a parlare con insistenza delle polemiche successive alle recenti dichiarazioni di Andrea Agnelli in merito alla conferma del prossimo addio del numero dieci bianconero dalla Juventus.

Il suo abbraccio liberatorio con Antonio Conte dopo il fischio finale di Rizzoli rende perfettamente l’idea di un gruppo che sembra impermeabile alle inevitabili pressioni che ruotano intorno alla Vecchia Signora, e che ora dovrà – su richiesta del proprio tecnico – “sprovincializzarsi”, evitando di cadere nel tranello di considerarsi matura dopo aver superato un esame importante. Per sentirsi tale, prima della conclusione di questa stagione ne dovrà sostenere moltissimi altri ancora.

Vucinic e Marchisio affondano l’Inter come già era capitato loro di fare in passato; al centrocampista bianconero, oltretutto, è stato negata la possibilità di ottenere la concessione del primo rigore del campionato in corso per la propria squadra (con annessa espulsione di Castellazzi). In caso di mancata vittoria della Juventus l’episodio incriminato avrebbe scatenato un putiferio che si sarebbe sommato alle recenti proteste nerazzurre per i cinque penalty a sfavore accumulati nelle precedenti otto giornate disputate, contribuendo così a mantenere altissimo il livello di tensioni esistenti tra i due club.

Il pensiero di Conte corre veloce verso la prossima sfida: “Adesso ci aspetta la trasferta di Napoli, contro una squadra che può vincere lo scudetto”.
Dopo quella gara, forse, si potrà realmente capire se anche la sua Juventus fa parte del lotto di favorite per il successo finale.

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sabato 29 ottobre 2011

domenica 25 settembre 2011

Signora Omicidi cercasi


Dopo il pareggio interno ottenuto contro il Bologna, il rischio in cui l’ambiente bianconero può incappare è quello di riprendere ad analizzare ogni singola partita rispolverando il famoso concetto del bicchiere "mezzo vuoto" oppure "mezzo pieno".

Inutile girarci intorno, si tratta di due punti persi: avesse conquistato pure quelli Madama ora si troverebbe sola in testa alla classifica a punteggio pieno, con tre vittorie in altrettante gare disputate. Una volta, in ossequio al cinismo che sapeva tirare fuori nelle migliori occasioni, veniva chiamata "Signora omicidi". Adesso, nel percorrere la strada intrapresa per tornare ad essere se stessa, dovrà nuovamente imparare a chiudere alla svelta a proprio favore gli incontri, evitando di compiere sciocchezze o di ricadere in pericolosi cali di concentrazione.

Il triste mercoledì di Mirko Vucinic, la cui espulsione (successiva alla marcatura del vantaggio iniziale) ha inciso pesantemente nelle sorti dell’incontro, è stato sintetizzato da molti addetti ai lavori con le parole "croce e delizia": il problema è che la Juventus negli ultimi cinque anni è stata messa ripetutamente in croce per svariati motivi, adesso non ha più tempo da perdere dietro a queste considerazioni.

Caso vuole che a Siena, subito dopo aver magistralmente consegnato il pallone tra i piedi di Matri per la comoda realizzazione della rete decisiva, l’attaccante fu sostituito da Conte: al tecnico non vennero risparmiate critiche per non aver modificato le proprie intenzioni nonostante la prodezza appena compiuta del montenegrino.

E’ arrivato il momento di cambiare regime, tanto sul campo da gioco quanto fuori, e certe leggerezze - umanamente comprensibili fin che si vuole - nel prossimo futuro non dovranno più verificarsi. A differenza del recente passato, oltretutto, sulla panchina bianconera siedono spesso giocatori di valore che scalpitano per entrare in campo al posto di quelli scelti da Conte per l’undici di base.

Nell’ultracentenaria storia juventina Vucinic non è certamente il primo calciatore di qualità (e non sarà neanche l’ultimo) giunto a Torino con alcuni aspetti tecnici, tattici o caratteriali da correggere e migliorare: l’augurio è quello che, una volta terminata la sua esperienza sotto la Mole, un domani possa lasciare la Vecchia Signora più forte e completo rispetto al momento del suo arrivo.

L’olandese Edgar Davids, tanto per fare un nome a caso, se ne andò dalla Milano rossonera per raggiungere Madama nell’ormai lontano 1997 bollato come "mela marcia"; adesso il suo nome figura sopra una delle cinquanta stelle presenti nella nuova casa bianconera dedicate ad alcuni tra i più celebri campioni della storia juventina.

All’epoca dei fatti, tra scettici e scontenti nessuno credeva in lui: il successo dell’operazione dipese da una felice combinazione tra l’accoglienza positiva che gli riservarono spogliatoio e società e l’impegno profuso dallo stesso centrocampista nel tirare fuori le enormi qualità delle quali disponeva. A proposito del Milan: a distanza di anni non si può non rivolgergli un sentito ringraziamento per aver nuovamente donato alla Juventus la possibilità di disporre delle prestazioni di un fuoriclasse del calibro di Andrea Pirlo.

La prossima tappa nel cammino della Vecchia Signora sarà Catania, laddove la scorsa stagione Quagliarella (che domenica potrebbe esordire) segnò la sua unica doppietta in campionato con la maglia bianconera prima di infortunarsi gravemente nel giorno dell’Epifania.

Scorrendo la classifica della serie A, dalla cima sino al fondo, si possono vedere al penultimo posto l’Inter (terz’ultimo, in realtà, per differenza reti) e come fanalino di coda il Cesena. Esattamente un anno fa la situazione era radicalmente diversa: curiosamente le stesse squadre appena nominate si trovavano appaiate in testa, cosa che ai romagnoli (unica difesa imbattuta sino a quel momento) non capitava da 35 stagioni.

La Roma, con soli due punti accumulati sino a quel momento, versava in una situazione difficile, tanto che Claudio Ranieri, il suo tecnico, fu costretto ad uscire allo scoperto per proteggere il proprio lavoro: "Non ho la squadra contro". A distanza di un anno e qualche spicciolo di ore, è diventato l’allenatore dell’Inter, subentrando a quel Gasperini che negli istanti successivi la sconfitta patita contro il Novara ha confessato: "Moratti ha dichiarato che non ho in mano lo spogliatoio? Il rapporto con il gruppo è ottimo, anche dal punto di vista personale: i ragazzi sono i primi ad essere dispiaciuti e per me questo è un aspetto importantissimo".

Ranieri prese in mano la Roma dopo la sconfitta casalinga con la Juventus del 30 agosto 2009 (3-1, alla seconda giornata del campionato 2009-10), sostituendo Spalletti e portandola ad un passo dallo scudetto. La stagione precedente si era visto sfilare la panchina a Torino a due sole partite dalla conclusione del torneo: con alcuni giocatori bianconeri il rapporto era incrinato da tempo.

Massimo Moratti ha giustificato l’attuale scelta del tecnico romano usando il concetto del "buon senso", "necessario per rivitalizzare la squadra, sia nei singoli che nell’insieme". Quello che sarebbe auspicabile possedessero tutti, nel calcio: non soltanto gli allenatori.
Ma questa è un’altra storia.

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mercoledì 21 settembre 2011

Primi in classifica, due punti persi e tanto carattere


Lo spartito è quello giusto, la musica – però - la suonano pure alcuni interpreti sbagliati: la qualità o ce l’hai, o non ce l’hai. E se chi ne è meno dotato non mantiene la giusta concentrazione per novantacinque minuti di gioco, i limiti - prima o poi - escono fuori tutti.

La classe immensa di Pirlo viene così compensata a fasi alterne dagli errori marchiani di qualche compagno.
Barzagli? Complimenti a Marotta per il suo acquisto: tra lui e l’ex rossonero la Vecchia Signora (in pratica) non ha neanche dovuto aprire il portafoglio. Non esistono solo i Martinez di turno.

Vucinic croce e delizia: senza quella sciocchezza commessa alla fine della prima frazione di gioco (costata l’espulsione) con ogni probabilità la Juventus adesso si sarebbe trovata sola soletta prima in classifica.

A chi storce il naso per la prestazione degli uomini di Conte, stavolta dico di andare a vedere in casa degli altri (Inter, Napoli, Milan): se Atene piange, Sparta non ride.

Si cerca il risultato attraverso il gioco: nonostante i due punti buttati via, i lati positivi non mancano.
In inferiorità numerica per un tempo, la Juventus ha dominato, mettendoci cuore e carattere.

Ora si va a Catania, poi ci sarà il Milan a Torino.
Anzi: ora andiamo a vincere a Catania. Punto.

venerdì 29 luglio 2011

La nuova Juventus, da Aguero a Vucinic


Se per il calcio nostrano tutto quanto accaduto a distanza di sole ventiquattro ore viene catalogato alla voce "storia", se si provasse ad utilizzare lo stesso parametro temporale per quanto concerne il calciomercato si potrebbe parlare a ragion veduta di "preistoria".

Andando a rovistare nell’archivio dei ricordi di questa sessione estiva di trattative tinte di bianconero, basta fare un salto indietro nel tempo di un mese esatto per rileggere il contenuto dell’offerta confezionata dalla Juventus all’Atletico Madrid per acquisire le prestazioni dell’argentino Sergio Aguero: 35 milioni di euro per il suo cartellino, a fronte di una richiesta della società spagnola ferma a 45, vale a dire l’importo della clausola rescissoria.

Per il giocatore erano pronti 6,5 milioni di euro netti a stagione, che potevano incrementare sino ad arrivare ad un massimo di un ulteriore milione grazie ai premi legati ai risultati del club torinese. In totale, occhio e croce, si parlava di un investimento quinquennale (tutto compreso) per la Vecchia Signora pari a circa un centinaio di milioni.

Il Real Madrid sembrava aver mollato la presa sull’attaccante (attratto dal brasiliano Neymar), così come Chelsea e Manchester City che si erano catapultate senza badare a spese su Alexis Sanchez, il quale - però - aveva già scelto la squadra per il suo futuro: "O vado al Barcellona o resto all’Udinese". Con buona pace delle due società inglesi, della Juventus e dell’Inter. Quest’ultima, oltretutto, da mesi sembrava essere riuscita ad entrare nelle grazie del cileno: all’inizio dello scorso mese di gennaio soltanto l’elevata quotazione del giocatore stabilita da Pozzo (25 milioni) aveva fermato sul più bello il corteggiamento nerazzurro; ai primi di giugno il matrimonio pareva essere ormai ad un passo dall’essere celebrato. Alla fine, però, l’hanno spuntata i catalani, per la felicità delle tre parti in causa.

Quella di Barcellona sembrava essere invece la destinazione di Giuseppe Rossi, in partenza dal Villarreal, per conto del quale - qualche giorno addietro - parlò Federico Pastorello, il suo procuratore: "Siamo ancora all’inizio. Sarebbe interessante ricevere qualche segnale dal Barça, perché finora si è parlato molto e concretizzato poco" (14 giugno 2011).

Nel frattempo Madama continuava a flirtare con Vucinic: i primi contatti concreti risalgono - anche in questo caso - all’alba del 2011, allorquando l’infortunio occorso a Quagliarella e l’apporto insufficiente alla causa bianconera offerto da Amauri e Iaquinta avevano spinto la Juventus a non fermarsi all’arrivo del solo Luca Toni per rinforzare (e rimpolpare) il proprio reparto offensivo. I problemi sorti tra l’allora tecnico dei giallorossi Claudio Ranieri ed alcuni suoi giocatori (tra i quali lo stesso attaccante) le avevano permesso di avvicinarsi al montenegrino, anche se l’allenatore romano era stato chiarissimo, al proposito: "Resta al 100%. La società ed io lo vogliamo sopra ogni misura, anche se con lui dopo Cesena non ho parlato. Non dovevo farlo io" (18 gennaio 2011).

Con il trasferimento di Aguero alla corte di Roberto Mancini, nel castello ricco di soldi di Manchester (sponda City, per una cifra non lontana dai famosi 45 milioni di euro richiesti ed uno stipendio da star del pallone) ed il blocco delle partenze eccellenti imposto a Villarreal, che di fatto impedisce (momentaneamente?) lo spostamento di Giuseppe Rossi dalla Spagna, la Juventus si è così concentrata con profitto sull’operazione Vucinic, per poi attendere l’ultimo mese di trattative per perfezionare la rosa.

La linea seguita da Madama in questa sessione di calciomercato è quella tracciata da Andrea Agnelli nel giorno della presentazione della maglie per la stagione 2011-12: "Noi abbiamo oggi i mezzi per partecipare anche ad aste importanti, ma non vogliamo. Puntiamo ad acquistare giocatori al giusto prezzo, con la giusta retribuzione"; "…le condizioni devono essere le nostre condizioni e non quelle di un’asta scriteriata, che può far saltare il mercato in cui operiamo" (6 luglio 2011).

Dopo aver abbracciato Vidal, salutato Melo e Sissoko e preso atto della volontà della società di non lasciare sguarnita la difesa di fronte alle proprie lacune, Antonio Conte ha recentemente analizzato la situazione della rosa attualmente a sua disposizione: "Per essere competitivi abbiamo bisogno di diversi innesti".

L’allenatore è perfettamente conscio delle proprie capacità, della validità delle sue idee e della loro efficacia, ma avendo indossato per diversi anni la maglietta della Juventus, quando Madama si sporcava le scarpette soltanto per vincere, è in grado di "leggere" chiaramente la distanza (il "gap", come si usava dire sino a poco tempo fa) che la separa dalle prime della classe negli ultimi campionati disputati.

Un concetto simile lo aveva espresso tempo addietro anche Giorgio Chiellini: "Il nuovo tecnico mi incuriosisce, sembra trasmettere entusiasmo, ma non basta solo questo. Mi aspetto almeno un paio di colpi, mi sorprenderei se alla fine del mercato non arrivassero nomi che creino entusiasmo" (1 giugno 2011).
Andrea Pirlo, all’epoca, aveva già firmato per la Juventus.

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