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domenica 19 agosto 2012

Vacanze a casa


Per motivi lavorativi, le ferie quest'anno sono state più brevi del solito ed ho pensato… quasi quasi per le vacanze vado a casa.
La "nostra casa".

Biglietti del treno in mano, tickets prenotati e partenza per Torino.
Stanza a piazza Castello, nel centro della città, un b&b con un grande – immenso - difetto, il portone d’ingresso e' di fronte ad un granata store....non sembra cominciare bene 'sta vacanza!
Invece, per fortuna, continua benissimo perché il giorno dopo raggiungo la meta del viaggio ... Strada comunale di Altessano 131 ….lo Juventus stadium!

Scendo dal taxi e sento proprio la sensazione di essere a casa e, dopo una vita circondata dal gialloerosso, questa sembra la terra promessa.

Al meeting point per la visita guidata due ragazzi dall'inglese stentato parlano tra loro in una lingua dell'Europa dell'est; una giovane coppia francese scherza con la loro bambina nel passeggino; un toscano, lì con tutta la famiglia, nell’attesa ha fatto amicizia con un torinese e da 10 minuti non smettono di ricordare partite, calciatori ed episodi di almeno 20 anni fa; sulla panca un tipo della mia età fa da chioccia a quattro ragazzi dai 10 ai 16 anni, due dei quali indossano la maglia della Juve, il più grande quella dorata di Del Piero e l'altro una nuovissima con il suo nome, Juan Pablo; un giovane siciliano con la fidanzata si avvicina e chiede informazioni e, poco più in là, tre Del Piero, alti poco più di un metro, giocano insieme ad un Buffon ed ad un Vidal.

E mentre quelli che escono ora dalla biglietteria si ritroveranno qui fra 2 ore, ogni mezz'ora un gruppo, simile a quello di cui faccio parte io, va alla scoperta di un pezzettino di paradiso. E grandi e bambini, tutti con la stessa emozione e curiosità, entrano nello stadio come se fosse un negozio di giocattoli od un'enorme pasticceria.

Già entrare, mentre sopra le nostre teste campeggia la scritta Campioni d'Italia, ci inorgoglisce e ci fa sembrare tutti 4-5 cm più alti di un paio di minuti prima. E poi ci si affaccia sul campo, e l'erba e' lì, vicinissima, proprio sotto il naso. C'e' un giardiniere in mezzo al rettangolo di gioco e mi sembra quasi di poter dire di che colore ha gli occhi....e per una abituata ad andare allo stadio in curva all'olimpico di Roma, vi posso assicurare che questo e' proprio un altro mondo.

Non ci sarebbe più bisogno di altri effetti speciali, io sono già stupita così. Ma non basta, ci permettono di arrivare sul "sacro suolo", siamo in campo. Beh quasi sul campo, ci fermano un paio di centimetri prima, ma siamo nel punto da dove i giocatori fanno il loro ingresso e tocco la vetrata della panchina nord, "La" panchina.

E poi si entra nel cuore dello stadio, cammino a bocca aperta tra foto di trionfi e frasi celebri pronunciate dai protagonisti della storia bianconera, e si arriva alle scrivanie dei giornalisti, alla sala stampa, alla zona mista ed agli spogliatoi. Questi ci vengono descritti come studiati appositamente per i bianconeri, in modo da favorire lo spirito di squadra e la concentrazione. A quel punto non ho potuto fare a meno di pensare agli spogliatoi avversari, invece delle morbide sedute in pelle che hanno gli juventini, immagino scomode panche in legno, muri non tinteggiati e finta muffa applicata alle pareti….ma forse esagero un po’!

Dopo aver visto anche parte del percorso delle stelle, finisce la visita allo stadio e si entra nel museo.

Che ve lo dico a fare? I trofei, le maglie originali, i video e memorabilia di 115 anni di storia e di vittorie….e qui potrei stare ore a descrivere tutto, ma fino a questo momento ho cercato di evitare la retorica e le frasi melense per raccontare l’orgoglio, l’appartenenza, lo stile, non voglio iniziare ora ….sappiate solamente però che, mentre ero li, almeno un paio di volte ho dovuto ricacciare indietro i lucciconi!

E per finire in bellezza, dopo essermi divertita un mondo anche nello Juventus store ed aver acquistato la maglietta di Marchisio, al ritorno verso Piazza Castello ho trovato anche un tassista juventino e ci siamo messi a chiacchierare di calcio…..e quando mi ricapita nella zemaniana Roma!

Il giorno successivo ho invece deciso di atteggiarmi ad intellettuale e, tra le tantissime cose che offre Torino, ho scelto di visitare la Galleria d’Arte Moderna. Quest’ultima si trova in via Magenta, dopo una bella passeggiata arrivo e noto la palazzina vicino al GAM….- senza saperlo - ero alla sede della Juve! Insomma, ho fatto il pellegrinaggio completo….

Considerato però che nei giorni in cui ero a Torino la squadra era in Cina, devo organizzarmi presto per un altro viaggio, intanto perché nella Sala dei trofei si è aggiunta una nuova coppa e poi per avere la possibilità di vedere una partita dal vivo nello Juventus stadium. Ci incontriamo lì?

Articolo pubblicato su Juvenews.net


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giovedì 12 aprile 2012

Un altro Conte. Un altro Alex

Mancano solo poche tappe alla fine e sicuramente sono felice per ciò che è stato fatto in questa stagione, e lo sarò comunque, indipendentemente dal verdetto finale. Ma, ovviamente, spero nei trofei. E, per raggiungerli, ora non dobbiamo più affidarci al Conte preparatore, né tantomeno al Conte motivatore. I ragazzi sono in palla, fisicamente preparati e certo, a questo punto della stagione, non è più necessario far comprendere loro dove sono arrivati e quanto siano vicini alla meta.
Ora dobbiamo affidarci ad un altro Conte, il Conte psicologo.

Nella partita con la Lazio abbiamo sofferto tutti, noi tifosi e loro in campo, e tutto è iniziato in un attimo. Un attimo arrivato al 45 minuto, quando Mauri ha colpito quel pallone di testa facendolo finire in rete, alle spalle di Gigi Buffon. Per la prima volta dopo 568 minuti.

E da quel momento ho temuto che quello non fosse solo un gol, un semplice pareggio con ancora tanto tempo per recuperare, ma qualcosa di più. Quel goal mi e' sembrata una spallata pronta a far cedere il muro.
A partire da quel 45° minuto mi e' parso di vedere nei giocatori crollare tutte le certezze.

Li ho visti perdere quella sicurezza che li faceva credere nella loro invincibilità. Quasi non riuscissero ad immaginare che non fossero più una difesa impenetrabile ed inviolabile, resistente persino alla kryptonite.
Li ho visti, in quei secondi 50 minuti, tornare umani, avere titubanze e paure. Sorretti ancora da un gioco ben definito, ma con qualche affanno, con il gol del capitano a far da spartiacque e loro che avevano paura di non farcela prima e di essere trafitti di nuovo dopo.

Ed e' qui che deve intervenire il Conte psicologo. Deve essere in grado di infondere nuova sicurezza a questi ragazzi, in modo da affrontare con tranquillità i momenti critici che potranno capitare ancora.
Perché non dobbiamo dimenticare che quasi tutti i nostri giocatori si trovano a vivere questi momenti, cosi palpitanti, per la prima volta nella loro carriera. Quasi tutti.

Quel gol all'82° è un misto di furbizia, esperienza e sangue freddo che solo un campione navigato avrebbe potuto realizzare. Ed Alessandro Del Piero lo è!
Ad inizio stagione ero d'accordo sul fatto che questo fosse il suo ultimo anno in bianconero, ma certo, vederlo prendere per mano i compagni e tirarli fuori da un momento di difficoltà con quella naturalezza mi fa chiedere se non potrebbe tornare ancora utile in futuro. E questo lo dico con il massimo cinismo.

Ma lo dico anche con affetto, perché vedere i suoi occhi quasi tristi dopo una vittoria, consapevole di vivere ormai gli ultimi momenti da protagonista con questa maglia, mi ha fatto stringere il cuore.
Ci mancherà sicuramente, e dovremo acquistare un degno sostituto. A trovarlo!

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sabato 24 marzo 2012

Non è vero ma ci credo

Superstizione: tendenza, dovuta all’ignoranza, ad attribuire ad avvenimenti ed a fenomeni, pur spiegabili razionalmente, significati ed influssi di carattere soprannaturale.
Suvvia, sono una donna del XXI secolo, non ne voglio neppure sentire parlare.

La partita di Coppa Italia, con la quale abbiamo eliminato il Milan, è finita da pochi minuti quando mi arriva un sms “Andiamo allo stadio per la finale?”.
L’istinto - la pancia - mi farebbe urlare subito di si, abitando a Roma sarebbe così semplice, ma questa è una cosa a cui devo pensare con calma.

Mi spiego, non è che non ne abbia voglia, per carità. Ma è che le mie apparizioni allo stadio hanno portato spesso a situazioni strane.
Volete qualche esempio?

Io c’ero il 16 marzo del 1975, quando perdemmo 1 a 0 con Roma per colpa di un raggio di sole. Si, proprio di un raggio di sole, quello che abbagliò Francesco Morini, il quale - proprio sotto i miei occhi - colpì un pallone assolutamente innocuo facendolo finire esattamente sotto l’incrocio dei pali della porta difesa da Zoff.
Io c’ero anche il 5 settembre del 1993, ancora in curva nord, ancora una sconfitta con la Roma, ma questa per 2 a 1. E questa partita passò agli annali perché fummo capaci, con Roberto Baggio e Vialli, di sbagliare addirittura due rigori. Non solo, ma proprio tirando il penalty, Vialli riuscì persino a fratturarsi un piede.

L’ho anche vista vincere, certo. Per esempio il 6 marzo 1983, la Roma passò in vantaggio con Falcao, ma una punizione pennellata di Michel Platini ed un gol a pochi minuti dalla fine di Sergio Brio riempirono di felicità e di speranza gli juventini in uno stadio stracolmo e ammutolito.
Peccato che proprio l’autore del gol della vittoria, rientrando negli spogliatoi, sia stato morso da un cane! E poi proprio quella speranza fu disattesa, perché quell’anno furono i giallorossi ad aggiudicarsi il campionato.

Invece, avrei dovuto esserci il 20 maggio 1973 (toh, proprio il 20 maggio!), mio padre me lo aveva promesso, ma poi improrogabili impegni familiari ci portarono fuori città quella domenica. E quel giorno ve lo ricordate tutti, vero? (I meno giovani si intende). Era l’ultima giornata del campionato, ed alla fine del primo tempo la Roma stava vincendo 1 a 0, ma poi Altafini e Cuccureddu ribaltarono il risultato consegnandoci il 15° scudetto.

Ma soprattutto non c’ero il 22 maggio 1996, quando - battendo l’Ajax ai rigori – vincemmo la Champions League.
No, lo ripeto, sono una donna del XXI secolo, la superstizione non mi sfiora neppure.
Andiamo allo stadio per la finale?” “Ma no, all’Olimpico con la pista d’atletica la partita si vede male, meglio a casa mia, ho la tv con lo schermo grande”.

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giovedì 26 gennaio 2012

What a goal!

L'unica cosa che conta è il gol.
E' inutile girarci intorno, belli i dribblings, i tacchi, i tunnels, si belli, ma l'essenza del calcio è segnare. Non importa come - di destro o di sinistro, di testa o di tacco, di abilità o di fortuna, o anche grazie ad un'autorete - basta che la palla gonfi la rete.

E non è la cornice che conta. E' la stessa cosa, sia che si giochi in cortile con i pali della porta fatti grazie agli zaini - con dentro i libri di scuola - poggiati a terra, oppure a Wembley disputando la finale di champions league, è solo quando la palla varca la linea di porta avversaria che tocchiamo, per un attimo, il cielo con un dito!

E' per questo che i gol della nostra squadra sono come figli, sono tutti belli.
E' bello il secondo gol di Marchisio al Milan, quando la palla passa in mezzo alle gambe di Abbiati. E' bello il gol di Lichtsteiner al Parma, perché è stato il primo nello Juventus Stadium. E' bello il gol di Quagliarella perchè, dopo l'infortunio, vederlo esultare fa sperare nel futuro.

E' bello quello di Estigarribia al Napoli perché ha dato la carica quando sembrava tutto perduto. E' bello il gol di Vidal al Parma perché quest'anno non vediamo tante reti con tiri da fuori area. Sono belli i gol di Chiellini e di Pepe perché i gol alla Roma e alla Lazio, per me, hanno sempre un sapore particolare. Così come è bello il gol di Marchisio all'inter, ovviamente. E' bellissimo il gol del capitano, perché la sua prima rete nel nuovo stadio non poteva che essere un "gol alla Del Piero".

Ma ce ne sono alcuni - come si usa dire di pregevole fattura - che sono più belli di altri. E questa è la mia personalissima classifica in merito, almeno per quanto riguarda il girone d'andata:
5° posto : Matri al Palermo. Il passaggio chiamato 20 mt fuori dall'area ed il tiro ad incrociare sono da manuale del calcio.
4° posto : Marchisio al Parma, con il passaggio smarcante di Pirlo a centro area ed il pallonetto in spaccata del principino
3° posto : Giaccherini all'Atalanta. Un po' come quello precedente, dove però il tocco sotto è di Marrone ed il tiro al volo del toscano.
2° posto : Matri al Siena. Una somma di gesti perfetti, il lancio di Pepe, lo stop di Giaccherini, il dribbling e passaggio finale di Vucinic.
1° posto : Vucinic al Cagliari. Ovviamente non per il tocco finale ma per tutta la splendida azione, che parte dalla nostra metà campo con la palla che dai piedi di Bonucci e con pochi tocchi veloci - Lichtsteiner, tacco di Pepe, Marchisio, di nuovo Lichtsteiner e tocco finale di Vucinic - viene depositata in rete. Che spettacolo!

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giovedì 1 dicembre 2011

Libertà di scelta

L'individuo e la sua volontà sono sacri.
Niente paura, io sono qui, come al solito, per parlarvi di pallone e non voglio tediarvi parlando di etica o politica, ma e' fuor di dubbio che ogni persona dovrebbe prendere le decisioni che riguardano la propria vita facendo delle scelte che derivano unicamente dalle proprie personali idee.

Però un vecchio motto recita che "i figli dei gatti prendono i topi", intendendo che le cose che noi impariamo dipendono sostanzialmente dagli insegnamenti dei genitori e delle persone che abbiamo vicino. E se sicuramente qualcuno avrà scelto la squadra di calcio per i colori della maglia o magari per l'infatuazione nei confronti di un particolare giocatore oppure, più prosaicamente, perché era il team vincente del periodo, moltissimi di noi, invece, sono semplicemente tifosi della squadra per la quale teneva il padre, il fratello più grande o il migliore amico.

Lui e' bello, biondo, con dei luminosissimi occhi azzurri, cammina a testa alta e sorride quando calcia un pallone, e se e' vero che ha delle decise prese di posizione, a 16 mesi e' normale che non abbia ancora idee molto chiare su tantissimi argomenti. E ancora non sa che si può essere tifosi di una squadra di calcio.
Intorno a lui, tutti noi - parenti e amici - parliamo sempre di “rispetto” a proposito di quelle che saranno le sue idee e le sue scelte, ma ciò non ci impedisce, a volte, di tentare di indirizzarle, cosi da farle combaciare con le nostre.
Cosi, contro la volontà della madre (romanista), qualche giorno fa gli ho fatto indossare la maglia della Juve. Ho provato a perorare la mia causa anche facendo notare quanto il bianconero sia elegante, e come si abbini bene con i capelli chiari. Sappiamo tutti, quanti ragazzi biondi hanno calcato i campi di calcio con indosso la nostra gloriosa maglia, in verità con alterne fortune. I miei ricordi partono da Francesco Morini e Helmut Haller e poi, passando da Romeo Benetti, Bonini, Fanna, Marangon, Koetting, Carrera, Michelino Laudrup, Mellberg, Poulsen e Pavel Nedved, arrivano fino a Krasic e Sorensen . Ma, per il momento non sono riuscita a far breccia nel cuore dei genitori.

E’ ovvio, e giusto, che sarà lui un giorno ad emozionarsi per una maglia piuttosto che per un’altra, ma (anche se ho già fallito con i miei nipoti!!) proverò ancora a parlargli delle gesta di quei ragazzi con la voglia di vincere; di quel nomignolo, “gobbi”, dovuto alla maglia larga che correndo si gonfiava col vento; dei tanti tifosi sparsi nel mondo; delle tante vittorie; di quella piccola parola che ha un significato meraviglioso “gioventù”; dei nostri palloni d’oro; dell’invidia nei nostri confronti; di tutte le coppe sollevate ma anche delle tante finali sfortunate; della fatica e della soddisfazione che si prova a tifare Juve in una città come Roma (vero Danny?); dei momenti bui e di giovani uomini perduti troppo prematuramente; dei tanti giocatori che hanno permesso alla Nazionale di diventare più volte campione del mondo.
E lo farò, alla faccia del politically correct!

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giovedì 3 novembre 2011

Mal di pancia

I non più giovanissimi ricorderanno uno spot di una marca di elettrodomestici, interpretato dall’indimenticato Giampiero Albertini che si intitolava “Gli incontentabili”. Ora io mi sento un po’ così….”incontentabile”.
Mi chiederete perché? La squadra sta giocando bene, ottiene buoni risultati, è prima in classifica, cosa posso volere di più?

E avete ragione ma, innanzitutto, preferirei che segnassimo qualche rete in più, viste le numerosi occasioni che siamo in grado di creare. Non fosse altro per preservare le mie coronarie, sottoposte a stress fino al 95’ di ogni partita.
E poi, nonostante consideri comunque importante la presenza di un’ossatura precisa nella formazione che poi scende in campo, credo che il calcio moderno non permetta di utilizzare sempre gli stessi 11 giocatori domenica dopo domenica, senza il rischio di logorarli un po’ troppo. E da qui nasce il mio secondo brontolio, visto soprattutto in chiave futura. Futuro prossimo (il prosieguo del campionato) e futuro remoto (la prossima stagione, quando – presumibilmente – dovremo giocare anche in Europa).

Mi riferisco a quelli che la stampa chiama “mal di pancia”. Sempre che esistano realmente e che non siano invenzioni della stampa, è ovvio! Per “mal di pancia”, come tutti sapete, si intendono i mugugni di quei giocatori poco utilizzati, che scalpitano per essere schierati oppure ceduti nella prima finestra di mercato utile.
I pochi minuti giocati sinora da Fabio Quagliarella sono, infatti, argomento quotidiano per chi si occupa di calciomercato ed ogni giorno il suo nome è accostato a molte trattative. Ultima quella che riguarda il suo passaggio al Milan per sostituire Cassano (a proposito, in bocca al lupo, Antonio!).

Personalmente ritengo l’eventuale cessione dello stabiese un gravissimo errore. Privarsi di un ottimo attaccante, e rafforzare una rivale, credo sia una mossa sbagliata e, ripeto, anche in prospettiva futura. Se, come si spera, il prossimo anno saremo impegnati non solo in campionato – e sicuramente non potremo più contare su Del Piero e Toni – non solo Quagliarella sarà fondamentale, ma il reparto dovrà anche essere rafforzato con un paio di elementi.
Il mister ha recentemente ribadito che conta molto su di lui, speriamo che anche Fabio voglia continuare a far parte di questa squadra e non faccia venire a noi il mal di pancia.

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domenica 4 settembre 2011

Dodicesimo uomo


La maglia bianconera n.12 non sarà in campo. La maglia n.12 è quella che indosserà la curva. Da sempre l’incitamento e l’appoggio dei tifosi è fondamentale per una squadra di calcio. E da sempre la presenza dei sostenitori non è importante solo nei 90 minuti della partita, ma durante tutto l’arco della settimana.

E’ indubbio però che, da quando internet mette tutti in comunicazione con tutti, questa presenza si sia amplificata. Non ci limitiamo più a leggere il quotidiano nella metro ed a parlare di calcio durante la pausa caffè con il solito collega, od al bar prendendo l’aperitivo, ormai ci informiamo, ci confrontiamo e ci suggestioniamo l’un l’altro da Belluno a Caltanisetta nel giro di pochi minuti. E silenziosamente alziamo la voce.

Ormai esistono siti che vengono seguiti quotidianamente anche dai dirigenti della Società nonché dai calciatori, i quali addirittura comunicano (anche troppo!) con i tifosi tramite i social network. Ci si carica, ci si influenza tutti i giorni e poi, la domenica, alcune migliaia di tifosi riportano gli umori di una piazza immensa che, negli ultimi tempi, ha avuto ben poche soddisfazioni.

Negli ultimi anni le critiche sono state continue (quasi sempre a ragione!), e credo che il clima di sfiducia non aiuti (e non ha aiutato!) chi deve scendere in campo. In questi giorni le disapprovazioni alla campagna acquisti non sono mancate. Abbiamo critiche per i dirigenti, siamo delusi da chi è rimasto e insoddisfatti di chi è arrivato, qualcuno è scettico sul tecnico (è troppo giovane; ha fatto solo la serie B; è troppo rigido; ha un gioco troppo spregiudicato e con la difesa colabrodo che ci ritroviamo ed il centrocampo sguarnito prenderemo un sacco di goal; etc. etc). Ma da quest’anno giocheremo nel nostro stadio, e mi piacerebbe se fossimo veramente in 12 a scendere in campo.

E mi piacerebbe che questo dodicesimo uomo non fosse quel tipo di giocatore che, per andare a fare goal, tenti di dribblare difensori e portiere avversario senza passare il pallone al proprio compagno solo d’avanti alla porta sguarnita, evitando così di far vincere la propria squadra; oppure che non triangoli più con un collega di reparto perché questo ha appena sbagliato uno stop.

Così come vorrei che, una volta terminato l’incontro, non si limiti sempre ad attaccare con male parole un compagno che ha giocato una brutta partita, ma che sia anche capace, invece, di dargli una pacca sulla spalla per rincuorarlo, o di sedersi accanto a lui per sentirne le ragioni. Vorrei che questo giocatore con la maglia numero 12 si sentisse - e fosse! - parte integrante della squadra e che cercasse in tutti i modi di “fare spogliatoio” così da renderlo coeso, compatto, solidale, forte, affinché la squadra non sia composta da Tizio, Caio e Sempronio ma da “noi”, tutti insieme.

Noi tifosi abbiamo tanti punti di vista differenti, la squadra non è certo la favorita, ma il campionato sta per iniziare, (e pur rimanendo sempre vigili e costruttivamente critici) vogliamo provare a giocarlo uniti?

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sabato 25 giugno 2011

Considerazioni di inizio estate


Non sono mai stata brava a far di conto. Infatti ieri, leggendo gli articoli che riguardavano l’assemblea del CdA della Juventus, poco ho compreso di tutte quelle cifre rovesciate in poche righe.

Aumento di capitale, piano quinquennale, ripianamento del debito, prestito oneroso. Ho cercato di capire quanti fossero i denari a disposizione per il rafforzamento della squadra e mi è sembrato che non siano poi così tanti.

Intanto l’aumento di capitale copre un lungo periodo e servirà per gli acquisti anche delle prossime stagioni. Non dimentichiamo, innanzitutto, che c’è già un bel debito da ripianare. E poi 37 milioni sicuramente andranno via - scaglionati nei prossimi 3 anni - per pagare i prestiti con riscatto obbligatorio contratti la scorsa stagione. 10 milioni sono già stati spesi per Lichtsteiner, anche se 3 sono rientrati grazie a Giovinco (un po’ pochini, no?). Almeno altri 15 serviranno per Diarra (o Inler o Vidal o comunque per un centrocampista di peso).

I benefici dello stadio di proprietà, non credo si potranno sentire immediatamente, un po’ perché non è stato costruito con i risparmiucci tenuti nel materasso, ma con i soldi delle banche, che certo non fanno beneficenza, ed anche perché la sua manutenzione non è gratuita.(A proposito, ma si è trovato lo sponsor che gli darà il nome?)

Quindi solo l’ingresso sistematico in Champions League potrà portare una effettiva serenità nel bilancio societario e…. anche nel cuore dei tifosi. Certo si spera, per fare cassa, che nel frattempo si riesca anche a cedere qualcuno. Iaquinta, Amauri, Melo, Sissoko (?) forse ci potrebbero far incamerare circa una trentina di milioni.

E con questo siamo tornati alla campagna acquisti in corso. Vediamo un po’ a che punto siamo.

Per il ruolo di portiere titolare è confermatissimo Buffon. Ora si dovrà decidere se tenere in panchina il più che affidabile Storari oppure un giovane, nell’eventualità che Marco decida di giocarsi le sue carte in un’altra squadra.

La difesa probabilmente non vedrà altri arrivi. Sistemato, a quanto pare, il problema terzini con l’arrivo dei titolari della nazionale svizzera, i 3 centrali dello scorso anno saranno coloro che ogni domenica si giocheranno i due posti disponibili.

Per l’attacco si sta cercando il famoso top-player da 20-25 gol che, aggiunto a Matri, Quagliarella, Del Piero e Toni (sempre sperando che Amauri e Iaquinta riescano ad accasarsi altrove), dovrebbe essere più che sufficiente per una squadra che deve giocare solo il campionato.

La zona centrale di centrocampo - nonostante l’addio ad Aquilani (e questo personalmente mi dispiace molto) - al momento è piuttosto affollata, visto che si sono aggiunti anche Pirlo e Pazienza e si sta cercando un’ulteriore elemento.

Secondo me, invece, ciò che manca ancora a questa squadra sono gli esterni alti, essenziali per gli schemi di Conte. Considerando che per ora Bastos (che pare Conte consideri troppo difensivo) e Vucinic (che sembra essere uno che si irrita a giocare esterno e correre sulla fascia, come si sente dire qui a Roma) sono solo rumors, veramente Martinez, Pepe e Krasic dovrebbero essere il fulcro del gioco della nuova Juve?

A meno che non si sia chiamato il guru del 4-2-4 e gli sia stato chiesto di giocare con il 4-3-3!

Comunque è ovvio che ora è ancora presto per formulare giudizi, quindi le prossime considerazioni in merito le tengo per la fine dell’estate.



P.s. Avete visto l’intervista che John Elkann ha rilasciato ieri dopo il CdA?

E’ stata un’impressione tutta mia, o anche per voi le domande erano concordate e le risposte - scritte da chissà chi - imparate a memoria, battutina finale compresa? E poi alla fine - con alle spalle una scenografia perfetta! - quella faccetta da bimbo sorridente con lo sguardo interrogativo del “sono stato bravo, vero?”. Personalmente mi sono cadute le braccia!

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giovedì 19 maggio 2011

Con te?



…l’unico acquisto che pretendo per questa squadra.
Non sarebbe un nuovo acquisto ma solo un gradito, graditissimo, ritorno.
Sto parlando della grinta.
E per far capire ai nuovi (e pure ai vecchi) giocatori di cosa sto parlando, non vado neppure tanto in là con gli anni e faccio solo un esempio : 2 settembre 2007, Cagliari-Juventus: 2-3.
Non mi importa che il risultato ci premi ogni volta, ma io pretendo dalla squadra quella voglia di giocarsela sempre, fino all’ultimo minuto. E anche oltre.

Questo è quello che scrivevo il 7 giugno 2010.
E potrei anche non aggiungere altro.

Ed invece, qualche parola vorrei spenderla.
Esattamente come lo scorso anno siamo qui a ricominciare tutto da capo, nuovo allenatore, nuovi giocatori, e speriamo anche nuova (anzi vecchissima) mentalità.
Nel momento in cui scrivo non è stato ufficializzato ancora il nome del nuovo allenatore, anche se quello di Antonio Conte sembra quello più probabile.
Solo pochi giorni fa dicevo che non avevo un “favorito” per la panchina della Juve. E, quindi, non sto facendo il tifo né per Conte né per Mazzari o Benitez o Villas Boas. Il mio allenatore sarà quello che la società sceglierà e lo appoggerò per tutta la stagione.
E chiunque egli sia, spero soprattutto che quest’anno possa lavorare con giocatori, sia tecnicamente che mentalmente (vedi la mia richiesta dello scorso anno), all’altezza della maglia della Juventus.
Visto che però Conte è gettonatissimo voglio parlare di lui. E vorrei guardare alla sua scelta da due diverse prospettive, quella della Società e quella di tifosi&stampa.

Partiamo dalla Società. La panchina di Gigi Delneri, si sa, traballa ormai da parecchio tempo, ed i dirigenti hanno iniziato a pensare ad un sostituto già da mesi. Si sono fatti molti nomi: Spalletti, Mancini, Van Gaal, anche Lippi e Capello e poi, con la consapevolezza di non poterli raggiungere, il cerchio si è stretto intorno al nuovo astro nascente Villas Boas e a Mazzarri. Le difficoltà trovate anche per questi ultimi due - dall’altissima clausola rescissoria al non voler contrasti con il presidente di una squadra alleata nella battaglia per i diritti tv – ha fatto ricadere la scelta sull’ultimo rimasto.
In poche parole, quello che temo è che il Presidente non sia sicuro, assumendo Conte, della scelta fatta.
E se così fosse (se veramente la società non credesse ciecamente di aver affidato la squadra alla persona giusta, se non fosse certa fin dall’inizio di aver fatto la mossa migliore, ma di essersi solo accontentata dell’ultimo nome possibile) se anche la prossima stagione dovessero esserci delle battute d’arresto, come si comporterà la dirigenza bianconera? Sarà in grado di difendere il tecnico dagli attacchi esterni? O piuttosto, come quest’anno, a parte le spente dichiarazioni di facciata, scaricherà tutte le colpe sull’allenatore?
Questo deve essere veramente l’anno 0.
Questa sarà la prima stagione senza Blanc, la prima stagione in cui Andrea Agnelli può prendere le decisioni sin dall’inizio, la prima stagione con un CDA con almeno un paio di persone che sanno qualcosa di calcio. Quindi non hanno più alibi, devono prima di tutto fornire al tecnico una “rosa realmente competitiva” e poi sostenerlo in tutte le occasioni.

Dall’altra parte. Il nome di Conte è quello che sale dalle curve da mesi, i siti dei tifosi lo reclamano da tempo e Tuttosport lo ha definito “il predestinato” e lo ha sponsorizzato a lungo. Eppure non mi sento tranquilla.
Non lo sono perché sono già iniziati gli articoli su vari siti che lo paragonano a Ferrara. Qualcuno lo ha già definito la scommessa, il giovane con poca esperienza, etc. e fioccano anche i sondaggi per conoscere se la tifoseria è contenta o meno del suo arrivo
Se, come ad Arezzo e a Bergamo, il leccese avesse necessità di un po’ di tempo prima che la squadra risponda totalmente alle sue richieste, dopo averlo chiamato a gran voce, saremmo in grado tutti di aspettarlo? Oppure c’è già qualcuno, prima ancora di iniziare la stagione, che - invece di tifare - è pronto, sui siti e sulla stampa, a caricare il fucile ed a prendere la mira per sparare il classico “l’avevo detto io!”?

Articolo pubblicato su Juvenews.net

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venerdì 11 marzo 2011

Appanicati anonimi

E siamo ancora qui!
E’ passato circa un anno e ci ritroviamo nuovamente a parlare di traghettatori o comunque di un nuovo tecnico per la prossima stagione.
Al di la della lista dei nomi dei papabili, quello che mi spaventa – e che pochi giorni fa in un commento ho definito “Sindrome di Vinovo” – è proprio questa strana situazione per cui, per tutti, siano sufficienti pochi giorni nel centro sportivo bianconero per perdere capacità, freschezza e salute.
Non ho idea di quale possa essere la medicina, sia in termini di azioni che di uomini.
E, sinceramente, non saprei indicare un nome che mi dia veramente la tranquillità di dire “Non potremmo scegliere di meglio!”. Non con l’aria che tira a Vinovo, quantomeno.
A parte tutta una serie di nomi che potrebbero alimentare molti dubbi (Mancini, Casiraghi, Vialli) o qualche speranza (Conte, Gentile, Spalletti, Villas Boas), anche i grandi nomi lasciano un po’ perplessi.
Forse solo Hiddink (inutilmente atteso già lo scorso anno) e Wenger (che non avrebbe alcuna utilità a lasciare la Premier – dove un manager può lavorare tranquillamente per anni – per approdare alla scadutissima Serie A, dove alla seconda sconfitta ti ritrovi con la valigia in mano) sono fuori da ogni discussione, ma anche inavvicinabili. Per me, anche gli altri “grandi” non convincono del tutto. Mi riferisco ovviamente a Lippi e Capello – sempre che se la sentano, dopo tanti anni, di tornare ad allenare un club (e rinunciare a molti soldi).
Fra le altre cose, con il primo forse correremmo il rischio di trovarci in rosa anche Zaccardo, Oddo e Barone. E per ciò che riguarda il secondo, temo che questa volta non ci sarà Moggi ad impedirgli di tirarsi dietro Baldini.
In ogni caso il Presidente deve decidere ora l’uomo che siederà sulla panchina il prossimo anno, per prendere, fin da subito, le decisioni che porteranno a formare la squadra della prossima stagione.
Nel frattempo, visto quanto sia già compressa questa annata e considerato che non dovremmo rischiare la retrocessione, non so se possa servire ora un traghettatore.
Qualcosa, però, nel frattempo potrebbe essere utile…tutti i giorni dopo l’allenamento, i giocatori potrebbero incontrarsi e – affiancati da un buon terapeuta – parlare tra loro : “Ciao, mi chiamo Alessandro e sono caduto nel tunnel della squadra da bassa classifica”, “Ciao, mi chiamo Gigi, e anch’io sono caduto nel tunnel della squadra di bassa classifica”, “Ciao, mi chiamo Felipe e anch’io sono caduto nel tunnel della squadra di bassa classifica” ……
Hai visto mai che serva a qualcosa?

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Questo articolo è di Roberta. Tutti gli altri, li puoi trovare nella sua rubrica Una signora in bianconero

domenica 6 marzo 2011

Metamorfosi

La cosa che più mi è dispiaciuta ieri non è stata la sconfitta.
Non è stato neppure il “come si è perso”, senza un tiro in porta ed un’azione degna di questo nome.
Non è stata l’incomprensibile lentezza di questa squadra, che riesce a stare in 11 dietro la linea della palla, ma che mai riesce a ripartire in velocità. Si aspetta sempre l’avanzamento di tutti, passando la palla indietro od orizzontalmente, lasciando tutto il tempo agli avversarsi di riposizionarsi.
Non sono stati i sorrisi e gli abbracci con gli avversarsi alla fine, che va bene l’educazione ed il rispetto, ma quasi sembravano contenti di aver perso, o comunque che non gli importasse della sconfitta.
Non è stato il comprendere come si possa avere una squadra di serie A dove nessun terzino e nessuna ala, una volta arrivato vicino al fondo, sia in grado di fare un cross in area.
Non è stato constatare che da 3 partite non facciamo un gol. Eppure ora il centravanti ce lo abbiamo (cit.)!
Non è stata la consapevolezza che questa squadra è incapace di vincere 3 partite di seguito, ma è bravissima a perderne 3 consecutivamente.
Non è stato il prendere atto come questo gruppo non sia in grado quasi di competere neppure per un posto in EL, pur non avendo una rosa inferiore a molte delle squadre che la precedono in classifica.
Ciò che mi è dispiaciuto di più ieri sera sono state le dichiarazioni a fine partita.
Praticamente tutti hanno ripetuto, molto serenamente, la stessa cosa : “Ma che potevamo fare? Abbiamo perso contro la prima in classifica, ci sta!”. Alla Juve, ci sta un corno! (e scusate l’espressione).
Più di qualche volta nelle pagine di questo blog, abbiamo ricordato come la vera Juve vinceva le partite già all’ingresso del tunnel, prima di entrare in campo. Il carattere, la voglia di vincere, la consapevolezza della propria superiorità si respiravano nell’aria prima ancora del fischio d’inizio. Ora siamo diventati “l’altra squadra”, quella che nel tunnel vede l’avversario quotato e si cala le braghe prima ancora di cominciare la partita, tanto perdere con i primi ci sta!
Il processo di provincializzazione si è completato.
Ed è palese anche dal fatto che nessun giornalista ha pensato che la panchina di Delneri fosse in pericolo sabato notte, era tutta la settimana che si ripeteva che il lavoro del friulano non poteva essere giudicato dopo la partita con il Milan, perché perdere con la prima in classifica, ci sta! Considerazioni tipiche per le squadre di media/bassa classifica.
Non è bastato, come molti tifosi si auspicavano (me compresa!) l’arrivo, dietro le scrivanie, di Andrea Agnelli e di Nedved a ricordare di che pasta è fatta la Juve. Anche loro sono stati travolti dalla “mediocrizazzione” della società?
Comunque Moggi e Lippi o Capello mai, al termine di una partita avrebbero detto con quella seraficità: “Ma che potevamo fare? Abbiamo perso contro la prima in classifica, ci sta!”. E sentirlo, invece, pronunciare da Marotta o Delneri dispiace ma non spaventa, perché in fondo loro lo hanno detto per tutta la loro vita professionale.
E’ sentirlo dire da Del Piero che terrorizza, perché 4 anni fa lui non l’avrebbe detto!

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martedì 22 febbraio 2011

Silenzio

Non faccio la giornalista sportiva e non sto sul pezzo tutti i giorni.
Magari guardo la partita, ma non mi preoccupo di scriverne. Su internet poi appaiono pagelle e commenti dopo 100 secondi dal fischio finale, e la mia sarebbe solo un’ulteriore disamina, molto spesso uguale a molte altre.
Se ho un’idea poi, sono un po’ lenta a realizzarla – sono allo “stato bradipo” – e capita come oggi…
Tra ieri sera e questa mattina – durante i viaggi in metro per tornare ed andare al lavoro – m’era venuto in mente qualcosa da scrivere sulla squadra, dopo l’indecorosa sconfitta con il Lecce.
Insomma, durante il viaggio cerco di mettere in ordine una serie di frasi che poi trasporterò su carta. Ma prima di farlo, durante la pausa caffè (degli altri), faccio un giro in rete e apro “ju29ro.com” e il mio pezzo è già lì.
Cioè non era il mio pezzo, era scritto molto meglio di quanto avrei fatto io, ma Alessio Epifani con quel “Chiudete quelle bocche per dodici settimane e fate il vostro dovere” riassume perfettamente il post che avrei voluto pubblicare io.
Sono anch’io del parere che, per i prossimi mesi, a tutti i giocatori debba essere imposto il silenzio stampa. Abbiamo sentito già troppe chiacchiere lo scorso anno e quest’anno stiamo proseguendo sulla stessa falsa riga.
La Società dovrebbe vietare a tutti i giocatori di parlare di calcio, non dovrebbe essere possibile neppure con il vicino di casa!
Basta interventi su giornali, tv, twitter, facebook e quant’altro.
Basta proclami prima di una partita, e scuse e buoni propositi dopo una sconfitta, vogliamo i fatti!
Li vogliamo vedere uscire dal campo con la maglia sporca e tutti sudati, in modo da doversi fare la doccia (cit.) e mantenere la gioia o la delusione (sarebbe meglio la rabbia) all’interno dello spogliatoio.
I conti - e quindi i contratti, i riscatti, le riconferme – li faremo alla fine.
E non dipenderà da ciò che diranno, ma da ciò che faranno.

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