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lunedì 11 novembre 2013

La sosta può far bene alla Juventus



Il fine settimana calcistico appena terminato non è stato certo avaro di spunti di cronaca. Tra i tanti, tralasciando volutamente l'episodio vergognoso accaduto a Salerno, si possono citare in ordine sparso: il tributo dello stadio “San Siro” alla conclusione dell'era nerazzurra di Massimo Moratti, successiva a quella del padre Angelo; l'incontro nella villa di Arcore tra Silvio Berlusconi e Adriano Galliani, che ha certificato il prossimo addio di quest'ultimo da Milanello e dintorni; il nuovo, importantissimo successo di Marcello Lippi, conquistatore della Champions asiatica alla guida dell'Evergrande.

L'ex ct della Nazionale azzurra, “il più bel prodotto di Viareggio, dopo Stefania Sandrelli” (così come lo definì anni fa l'Avvocato Agnelli), è stato in passato la guida tecnica sia del Napoli che della Juventus, i due club rivali nel posticipo serale della dodicesima giornata della serie A.

Dal 9 gennaio 2011, giorno in cui Cavani mise a segno una tripletta con la quale stese Madama al “San Paolo”, la Vecchia Signora ha incontrato i campani per sette volte. Nelle ultime sei occasioni, con Antonio Conte seduto sulla sua panchina, ha perso una gara (la finalissima di Coppa Italia), ne ha pareggiate due, vinte (ben) quattro. Nel corso delle tre partite disputate in campionato allo “Juventus Stadium” ha realizzato la bellezza di otto reti, senza subirne alcuna, portando a casa nove punti.

Così come era accaduto con Walter Mazzarri, anche Benitez ha ingaggiato un duello dialettico, oltre che tattico, con Antonio Conte. Schermaglie a parte, il campo ha rimandato il Napoli al prossimo fine marzo, quando avrà nuovamente l'opportunità di sfidare la Juventus. La quale, invece, è stata promossa a pieni voti. A partire dalla dirigenza, capace di portare sotto la Mole i tre marcatori della serata senza pagare il prezzo del cartellino: Llorente, Pirlo e Pogba.

La Roma, fermata sull'1-1 dal futuro bianconero Berardi, concede altri due punti ai campioni d'Italia dopo quelli lasciati per strada contro il Torino. La sosta del campionato le consentirà di riordinare le idee e trovare le forze per superare la sindrome del braccino corto. Se il pareggio contro Cerci e compagni era giustificato dalle fatiche profuse in un cammino record, quello contro il Sassuolo appartiene alla famiglia delle “occasioni perse”. Quelle per le quali si corre il rischio di mangiarsi le mani a fine stagione.

Non soltanto la vittoria, quanto lo spirito mostrato in campo dagli uomini di Conte mettono di buonumore Madama. Invece di deprimerla, gli schiaffi di Firenze e Madrid l'hanno svegliata dal torpore di inizio anno. Raddrizzata la situazione in Italia, non resta che riprendere a vincere anche in Europa. La sosta, forse, può far bene anche a lei.

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domenica 21 ottobre 2012

Continua la marcia della Juventus


Il compito che la Juventus avrebbe dovuto svolgere nell’anticipo pomeridiano dell’ottava giornata di serie A era stato svelato da Claudio Marchisio nei momenti precedenti l’incontro con il Napoli: “sconfiggerlo, sgasarlo, togliergli un po’ di fiducia, impedire che l’ambiente da quelle parti si carichi troppo”. Visto e considerato l’esito della partita, Madama adesso può cambiare pagina ed iniziare a pensare al prossimo impegno.

A differenza del rendez-vous tra le due formazioni dello scorso 11 agosto a Pechino, in occasione della finale di Supercoppa italiana, le polemiche sono scomparse al termine dell’incontro, concentrandosi – invece - prima del fischio d’inizio dell’arbitro Damato. Assenti Buffon e Vucinic, due punti fissi nello scacchiere della Vecchia Signora, al Napoli si era presentata una buona opportunità per frenare la corsa inarrestabile in campionato dell’undici guidato dal duo Alessio-Conte.

Il caso vuole che proprio Damato fosse stato il direttore di gara dell’ultima vittoria esterna dei campani a Torino: era il 31 ottobre 2009, si era giocato – anche allora – alle 18.00. Lo stadio, però, era diverso, così come – soprattutto – tra le due Juventus non c’è stato paragone. Quella attuale è figlia legittima del club più scudettato d’Italia, abituato a far sue le corse a tappe entro i confini dello stivale.

Walter Mazzarri aveva ragione a sostenere che “il risultato di questa gara non cambierà nulla, anche in caso di sconfitta ne mancheranno trenta alla fine”, ma dovrebbe riflettere bene sulle parole pronunciate a sua volta da Carrera, nel punto in cui affermava che i sistemi di gioco tra le due squadre “saranno pure simili, ma l’interpretazione è diversa: noi facciamo un calcio propositivo, mentre il Napoli si affida di più alle ripartenze e alle giocate dei singoli”.

In una partita condizionata (anche a livello di infortuni) dagli impegni dei vari nazionali sparsi in giro per il mondo, la Juventus – più degli avversari - ha mostrato di avere i cambi necessari per far fronte alle emergenze: i due goleador di giornata, Cáceres e Pogba, sono entrati in campo durante lo svolgimento dell’incontro. Lo stesso discorso vale pure per quanto riguarda gli allenatori: nell’arco temporale di sette mesi Mazzarri è stato sconfitto da Conte, Carrera e Alessio. In pratica, Madama ormai viaggia con il pilota automatico.

La vittoria ottenuta dal Napoli in coppa Italia contro i bianconeri resta un trofeo da esibire in bacheca e sulla maglia, ma rischia di diventare un limite alla crescita di quella società nel caso in cui non dovesse decidere di aggiungere qualcosa di diverso ad un metodo di gioco che si adatta unicamente all’avversario di turno. Se la strada che verrà intrapresa continuerà ad essere quella, almeno dovrà cercare di imparare dagli errori del passato: così come era accaduto a Pechino, sulla propria fascia destra Maggio è stato nuovamente travolto da Asamoah.

Durante l’analisi tecnica della partita, in diretta televisiva dagli studi di Mediaset Premium Arrigo Sacchi ha espresso un parere critico nei confronti della Vecchia Signora: “Per me questa vittoria non vuol dire molto. Quando vinci con merito è diverso, questa però è una vittoria differente. Non dico che è immeritata, ma era più giusto il pareggio. E' molto pericolosa questa partita per la Juventus, se non viene interpretata nel modo giusto ti può far pensare certe cose che non sono quelle vere”.

Il concetto, banale, è che “non è tutto oro quel che luccica”. Il discorso, ovviamente, non riguarda certo l’astro nascente Paul Pogba, quanto il rischio che Madama smetta di cercare di migliorarsi continuamente in virtù di un avvio di campionato in cui i numeri parlano di un probabile dominio bianconero durante questa stagione.

I suoi limiti nel reparto offensivo sono evidenti, così come è altrettanto chiaro che nelle competizioni europee risaltano in maniera maggiore rispetto a quando accade in Italia. Alla Juventus, però, va anche dato atto di essere imbattuta da quarantasette incontri consecutivi in serie A. Prima di lei soltanto il Milan di Fabio Capello aveva saputo far meglio. Quello stellare guidato dallo stesso Sacchi si era fermato prima. Nel valutare una singola gara nella sua completezza, forse, è opportuno considerare prima tutti gli elementi.
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martedì 9 ottobre 2012

Juventus-Napoli e i pronostici scontati


Sette partite giocate nell'attuale campionato di serie A, delle quali sei vinte ed una pareggiata (contro la Fiorentina di Montella), diciassette goals fatti e soltanto quattro subiti, diciannove punti accumulati su un totale di ventuno a disposizione, sei in più di quanti ne aveva conquistati nella scorsa stagione a parità di incontri disputati. Quelli appena sciorinati sono i numeri, impressionanti, della Juventus guidata dal duo Carrera-Conte. Senza dimenticare, poi, che grazie al successo ottenuto a Siena Madama ha raggiunto la ragguardevole quota di quarantasei partite consecutive senza sconfitte.

Se il Napoli di Mazzarri non si trovasse appaiato in vetta alla classifica con lei, in questo momento si potrebbe parlare - a ragion veduta - di una Vecchia Signora vicina a far suo il tricolore sin dalle prime battute del campionato. Il caso vuole che nella prossima giornata, terminata la sosta dovuta agli impegni delle varie nazionali, le due contendenti si troveranno una di fronte all'altra a Torino.

La vittoria dell'Inter in un derby condizionato dall'operato di Valeri ed il facile successo esterno della Lazio a Pescara hanno fatto sì che dietro le prime della classe non ci sia ancora il vuoto. E' difficile pensare che le squadre guidate da Stramaccioni e Petkovic possano realisticamente ambire allo scudetto, però la strada verso la vittoria finale è ancora lunga e tortuosa per tutti. Nella scorsa stagione in pochi avrebbero puntato qualcosa sul trionfo degli uomini di Conte, escludere a priori - adesso - una sorpresa potrebbe rivelarsi un errore.

Non potendo disporre in attacco dell'apporto di un fuoriclasse dalle potenzialità simili a quelle dei vari Ibrahimovic, Messi, Cristiano Ronaldo e Radamel Falcao (quattro protagonisti del fine settimana nei rispettivi campionati), alla Juventus "basterebbe" un Cavani per sbloccare a proprio favore gli incontri, senza dover macinare chilometri nell'attesa che il cannoniere di giornata tiri fuori dal cilindro il colpo vincente.

Dopo la gara di Siena Carrera ha tenuto a precisare il personale apprezzamento per il lavoro svolto dalle sue punte: "Quasi tutte le squadre si chiudono e gli attaccanti magari fanno lavoro anche sporco che permette ai centrocampisti di segnare. Questo è il nostro gioco". Il numero di reti realizzate dalla Juventus sino ad oggi, d'altronde, sembra avvalorare la sua tesi.

Favorita per lo scudetto nel contesto di una serie A livellata verso il basso, alla Juventus spetta il compito di dosare le forze a propria disposizione in tre manifestazioni (a dicembre inizierà a giocare in coppa Italia) cercando di non perdere terreno in termini di competitività. Se puntare alla conquista della Champions League, almeno in questa stagione, è obiettivamente difficile, nella coppa nazionale Madama dovrà cercare di far meglio rispetto all'ultima edizione, laddove aveva perso in finale contro il Napoli. Ancora lui.

E' accaduto più volte, in passato, che pronostici in apparenza scontati alla fine si siano rivelati degli errori di valutazione. Perché le variabili sono molte, e non sempre tutte preventivabili.
Il Milan stellare di Arrigo Sacchi ha fatto epoca in Europa e nel mondo, ma in Italia ha vinto uno scudetto su quattro a disposizione. La prima Juventus trapattoniana, durata dieci anni, di tricolori ne aveva conquistato sei. Viceversa, guardando il rovescio della medaglia si potrebbe sostenere come ne abbia persi quattro.

E' vero, esistono gli avversari, dovranno pur vincere qualcosa anche loro.
Queste sono considerazioni che di norma si fanno col senno di poi, quando i giochi sono terminati. Per adesso la corsa alla vittoria finale è ristretta alla Vecchia Signora e al Napoli.

Le dichiarazioni di Walter Mazzarri subito dopo la scoppola subita contro il Psv Eindhoven in Europa League (0-3, lo scorso giovedì) dovrebbero far riflettere i bianconeri: “I punti o li perdi in campionato o li perdi nelle coppe: se oggi avessi schierato tutti i titolari e se fossimo andati a mille all’ora avremmo pagato di sicuro contro l’Udinese”.
La Juventus è avvisata.

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martedì 14 agosto 2012

Supercoppa Italiana 2012: dalla Cina con furore


Dallo scorso sabato pomeriggio alla Juventus manca ancora una Supercoppa Italiana per raggiungere lo stesso numero di successi del Milan, primatista nelle vittorie in quella competizione (sei). Adesso si è portata a quota cinque, pareggiando così il conto con l'Inter e completando un percorso che l'ha portata a sollevare il trofeo in Italia (a Torino, in due occasioni), Libia (a Tripoli nel 2002), America (a East Rutherford, nello stato del New Jersey, nel 2003) e Cina (a Pechino, nella recente edizione).

Proprio a Pechino, laddove lo spirito olimpico è stato di casa quattro anni or sono, Madama ha potuto celebrare la sua ultima conquista lontana da occhi indiscreti: quando capitan Buffon ha alzato la coppa nessun avversario era presente sul terreno di gioco per rendere omaggio ai vincitori. Sino a quando tedeschi e spagnoli non inizieranno a disputare le rispettive Supercoppe in terra orientale questi spettacoli potranno continuare a beneficiare dell'onore dell'esclusività.

Cina sì? Cina no? Una finale secca allo "Juventus Stadium" oppure uno sdoppiamento della stessa partita in due gare (andata e ritorno) da disputare a Torino e Napoli? Fino a pochi giorni dal fischio d'inizio dell'incontro se ne sono sentite di tutti i colori.

Come nelle migliori trame di un film d'azione non poteva mancare il colpo di scena: Claudio Nitti ed Enzo Concina, due tesserati del club campano, si sono nascosti dentro una palestra adiacente il campo d'allenamento della Juventus per spiare le intenzioni di Antonio Conte. Traditi dai flash di una macchina fotografica, hanno reso più ancor più comica del previsto la trasferta asiatica del calcio italiano.

La Vecchia Signora ha quindi iniziato la nuova stagione allo stesso modo della precedente: vincendo e segnando quattro reti.
L'11 settembre 2011 aveva travolto il Parma nel suo primo incontro disputato allo "Juventus Stadium" (4-1 il risultato finale), l'11 agosto 2012 ha piegato il Napoli ai tempi supplementari dopo aver rimontato un doppio svantaggio patito nel corso dei primi novanta minuti di gioco (Asamoah e Vidal, su rigore, hanno risposto alle realizzazioni del duo Cavani-Pandev).

Antonio Conte (in tribuna) e Massimo Carrera (sulla panchina bianconera) sono stati la mente e il braccio operativo di un lavoro che continua a dare i suoi frutti: dallo scudetto conquistato all'insegna dell'imbattibilità si è passati alla prima finale "secca" vinta dal lontano 2003, anno in cui la Juventus aveva sconfitto il Milan Ancelottiano. La Vecchia Signora, all’epoca dei fatti, era guidata da quel Marcello Lippi che adesso, guarda caso, si trova proprio in Cina ad allenare lo Guangzhou Evergrande.

Madama è riuscita ad avere la meglio sull'unica avversaria in grado di batterla lo scorso anno (in Coppa Italia), in una partita dove entrambe le contendenti hanno mostrato lacune da colmare al più presto.
Cose che capitano, soprattutto quando un match del genere viene disputato in piena estate, a quattordici giorni dal via del prossimo campionato di serie A.

Vucinic è entrato (al posto di Matri) nel momento giusto della partita, mentre Hamsik e Paolo Cannavaro sono stati sostituiti da Mazzarri in quello sbagliato. Le tre espulsioni in casa del Napoli (Pandev, Zuniga e lo stesso tecnico) hanno indirizzato le sorti della gara su un binario favorevole ai bianconeri. L'autorete di Maggio e l'ultimo goal di Vucinic, poi, hanno chiuso definitivamente la disputa.

Calato il sipario sul primo appuntamento stagionale resta da domandarsi quanti e quali strascichi possano avere le polemiche nate in Oriente. Leggendo le recenti dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis sembra che questo pericolo sia scongiurato: "Arrabbiato? Ma no, già cinque minuti dopo la fine della partita ero tranquillo. Sapete cosa ho fatto dopo cena? Ho radunato la squadra, l'ho portata in discoteca e abbiamo brindato lo stesso con dieci bottiglie di champagne. Ho detto ai ragazzi di cancellare immediatamente questa finale di Supercoppa e di pensare all'amichevole che giocheremo, domenica, contro i campioni di Grecia dell'Olympiakos e all'esordio in campionato, a Palermo. Inoltre ho deciso di dare a ciascuno di loro un premio di 20 mila euro, perché i vincitori morali di questa Supercoppa siamo noi".
Buon calcio a tutti.

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sabato 24 marzo 2012

Non è vero ma ci credo

Superstizione: tendenza, dovuta all’ignoranza, ad attribuire ad avvenimenti ed a fenomeni, pur spiegabili razionalmente, significati ed influssi di carattere soprannaturale.
Suvvia, sono una donna del XXI secolo, non ne voglio neppure sentire parlare.

La partita di Coppa Italia, con la quale abbiamo eliminato il Milan, è finita da pochi minuti quando mi arriva un sms “Andiamo allo stadio per la finale?”.
L’istinto - la pancia - mi farebbe urlare subito di si, abitando a Roma sarebbe così semplice, ma questa è una cosa a cui devo pensare con calma.

Mi spiego, non è che non ne abbia voglia, per carità. Ma è che le mie apparizioni allo stadio hanno portato spesso a situazioni strane.
Volete qualche esempio?

Io c’ero il 16 marzo del 1975, quando perdemmo 1 a 0 con Roma per colpa di un raggio di sole. Si, proprio di un raggio di sole, quello che abbagliò Francesco Morini, il quale - proprio sotto i miei occhi - colpì un pallone assolutamente innocuo facendolo finire esattamente sotto l’incrocio dei pali della porta difesa da Zoff.
Io c’ero anche il 5 settembre del 1993, ancora in curva nord, ancora una sconfitta con la Roma, ma questa per 2 a 1. E questa partita passò agli annali perché fummo capaci, con Roberto Baggio e Vialli, di sbagliare addirittura due rigori. Non solo, ma proprio tirando il penalty, Vialli riuscì persino a fratturarsi un piede.

L’ho anche vista vincere, certo. Per esempio il 6 marzo 1983, la Roma passò in vantaggio con Falcao, ma una punizione pennellata di Michel Platini ed un gol a pochi minuti dalla fine di Sergio Brio riempirono di felicità e di speranza gli juventini in uno stadio stracolmo e ammutolito.
Peccato che proprio l’autore del gol della vittoria, rientrando negli spogliatoi, sia stato morso da un cane! E poi proprio quella speranza fu disattesa, perché quell’anno furono i giallorossi ad aggiudicarsi il campionato.

Invece, avrei dovuto esserci il 20 maggio 1973 (toh, proprio il 20 maggio!), mio padre me lo aveva promesso, ma poi improrogabili impegni familiari ci portarono fuori città quella domenica. E quel giorno ve lo ricordate tutti, vero? (I meno giovani si intende). Era l’ultima giornata del campionato, ed alla fine del primo tempo la Roma stava vincendo 1 a 0, ma poi Altafini e Cuccureddu ribaltarono il risultato consegnandoci il 15° scudetto.

Ma soprattutto non c’ero il 22 maggio 1996, quando - battendo l’Ajax ai rigori – vincemmo la Champions League.
No, lo ripeto, sono una donna del XXI secolo, la superstizione non mi sfiora neppure.
Andiamo allo stadio per la finale?” “Ma no, all’Olimpico con la pista d’atletica la partita si vede male, meglio a casa mia, ho la tv con lo schermo grande”.

Articolo pubblicato su Juvenews.net

Questo articolo è di Roberta. Tutti gli altri, li puoi trovare nella sua rubrica Una signora in bianconero

venerdì 20 maggio 2011

José Altafini "core 'ngrato" e la vittoria scudetto sul Napoli



Quando sono entrato in campo, mi hanno fischiato. Li ho puniti”. Era il 6 aprile 1975 quando José Altafini, attaccante della Juventus di origini brasiliane poi naturalizzato italiano, realizzò il goal decisivo a pochi minuti dalla conclusione della partita tra la Vecchia Signora e il Napoli, sua ex squadra di appartenenza, incontro valevole per la decima giornata del girone di ritorno del campionato di serie A. Intervistato alla fine della gara, così rispose davanti ai taccuini dei giornalisti presenti allo stadio “Comunale” di Torino in merito alla contestazione subita dai numerosi sostenitori partenopei accorsi in massa nel capoluogo piemontese per assistere all'evento.

Il Napoli di Luis Vinicio, che aveva perso il precedente incontro disputato con i bianconeri al “San Paolo” il 15 dicembre 1974 per 6-2, arrivò sotto la Mole con la speranza di prendersi una rivincita proprio nel momento decisivo della stagione. Il clima dei giorni precedenti la sfida era stato carico di tensioni e di aspettative, come si poteva facilmente intuire da quanto affermato in quegli istanti da Carlo Parola, il tecnico di Madama: “La Juventus è abituata a giocare per vincere. Ogni domenica scende in campo con questo obiettivo. Da sei mesi è in testa alla classifica, è la squadra guida. Non dimentichiamo che i due punti di vantaggio li abbiamo noi sul Napoli”.

L’allenatore dei padroni di casa decise di tenere fuori dall’undici titolare Spinosi per inserire Cuccureddu, proponendo in questo modo una formazione con due laterali difensivi (lo stesso terzino e Gentile) abili all’occorrenza a proporsi in efficaci sortite offensive, fermo restando il loro compito di sorvegliare Braglia e Massa. A Francesco Morini venne affidato l’onere di seguire Clerici, la punta degli ospiti che aveva realizzato le loro uniche due reti nella gara disputata a Napoli. Gaetano Scirea era l’ultimo baluardo bianconero di fronte a Dino Zoff.

L’avvio della Juventus fu spumeggiante: Furino, nonostante dovesse tallonare Juliano nella zona nevralgica del campo, riuscì a non far mancare il suo solito apporto di corsa e sostanza ai compagni di reparto, mentre la lucida regia di Capello guidava le azioni dei bianconeri. Al 19’ arrivò, come naturale conseguenza di quanto stava accadendo in quei primi minuti sul rettangolo di gioco, la rete del vantaggio per i padroni di casa: Damiani rubò a Pogliana un pallone sulla fascia per poi consegnarlo a Causio, il quale entrò nell’area di rigore avversaria e fece partire un tiro violentissimo che si insaccò all’incrocio dei pali alla sinistra di Carmignani.

Per tutto l’arco del primo tempo Zoff rimase inoperoso, mentre sul versante juventino Bettega (che ancora risentiva dei postumi di uno scontro subito in una recente gara della nazionale azzurra) e Anastasi non stavano vivendo una delle loro migliori giornate. Alla ripresa delle ostilità, invece, il portiere bianconero venne chiamato a fare gli straordinari, dato che il Napoli rientrò dagli spogliatoi trasformato, tanto da imporre alla Juventus un ritmo di gioco così elevato da costringerla ad assumere un atteggiamento difensivo.

Mentre la linea mediana bianconera iniziava a mostrare chiari segnali di sofferenza, salirono sugli scudi i dirimpettai napoletani, guidati da uno straordinario Juliano. Trascorsi due minuti lo stesso centrocampista lanciò sul lato sinistro Massa, che si incuneò nella difesa juventina scavalcando con un pallonetto Zoff in uscita, con la sfera che terminò sul fondo, non lontano dalla porta rimasta sguarnita. Nell'azione immediatamente successiva, a seguito di un’iniziativa nata da una combinazione tra Clerici e Braglia i due si trovarono nuovamente uno di fronte all’altro, con l’ala destra che si vide ribattere la sua conclusione dal numero uno bianconero. Un timido tentativo di Anastasi precedette una bellissima punizione calciata da Capello (per un fallo subito da Bettega): il pallone colpì la traversa, per poi venire allontanato definitivamente fuori area da Burgnich.

Da un goal mancato ad uno subito: al 14’ Massa tagliò in due la difesa bianconera evitando un nugolo di avversari e servì al centro Clerici che – allargando le gambe – fece arrivare l’assist a Juliano, il quale di esterno destro trafisse Zoff. Una Juventus stanca per una stagione tirata tanto in campo nazionale quanto in quello internazionale (tre giorni dopo avrebbe dovuto disputare l’andata delle semifinali della coppa UEFA contro gli olandesi del Twente) provò a reagire con rabbia alla rete realizzata dagli ospiti, senza però risultare incisiva.
Trascorsi pochi minuti gli uomini di Vinicio ripresero infatti il controllo del gioco.

Giampiero Boniperti, il presidente bianconero famoso (anche) per avere l'abitudine di abbandonare la tribuna in larghissimo anticipo rispetto alla conclusione degli incontri, decise di rimanere seduto nella sua postazione sino al termine dei novanta minuti di gioco. Era già accaduto una volta, il 20 maggio 1973, allo stadio “Olimpico” di Roma, quando una rete realizzata da Cuccureddu contro i giallorossi a soli tre minuti dal fischio finale dell’arbitro aveva consegnato il quindicesimo scudetto alla Vecchia Signora. A distanza di due anni, a Torino, si ripetè un episodio simile. Giunti al 30’ della ripresa Parola decise di far entrare in campo Altafini al posto di Damiani, irrobustendo così il reparto offensivo di Madama. Al 43’ un calcio d’angolo battuto da Causio portò il pallone sui piedi di Cuccureddu, dopo un’uscita a vuoto di Carmignani e l’allontanamento della sfera da parte di alcuni compagni appostati a protezione della porta: il tiro del difensore sardo terminò prima sul palo, per poi dirigersi verso lo stesso Altafini, abile a deviarlo in rete.

Grazie a quel goal la Juventus vinse l’incontro e si portò a quattro punti di vantaggio in classifica sul Napoli, un margine che sarebbe riuscita a gestire sino alla conclusione del torneo e che le avrebbe consentito di aggiudicarsi il sedicesimo tricolore della sua storia.
Una curiosità: la settimana precedente quella partita Madama aveva perso il derby contro il Torino a due minuti dalla fine (30 marzo 1975, 2-3) per colpa di una rete segnata da Zaccarelli dopo una ribattuta del palo su tiro scagliato da Graziani. Una sconfitta subita a causa di una marcatura simile a quella messa a segno da Altafini contro il Napoli.
Nei giorni immediatamente successivi alla partita vinta dai bianconeri comparve su un cancello di accesso del “San Paolo” la scritta “José core ‘ngrato”.
In una delle numerose interviste rilasciate nei momenti successivi alla sfida, l'attaccante dichiarò: "Con II Napoli non ho avuto nemmeno il tempo di scaldarmi, ma non era un problema grazie al clima primaverile. In tutto ho toccato cinque palloni: due li ho persi, due li ho passati e uno l'ho depositato in rete".
L'ultimo era stato sicuramente il più importante di tutti.


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