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giovedì 30 maggio 2013

Juventus: Mazzarri e Benitez da possibili mister ad avversari per lo scudetto


A breve saranno nuovamente avversari della Juventus, ma per entrambi - non molto tempo fa - c'è stato un momento nel quale Madama sembrava pronta ad affidare loro la sua panchina. Walter Mazzarri e Rafael Benitez, il futuro ed il passato dell'Inter, la prossima stagione proveranno a contendere lo scudetto alla Vecchia Signora.

Il 15 aprile 2010, alla vigilia di un Inter-Juventus di campionato disputato al "Meazza" e vinto dai nerazzurri col risultato di 2-0, la "Gazzetta dello Sport" titolò in prima pagina: "Juve, 200 milioni per lo scudetto". Si trattava della cifra che il club torinese avrebbe investito sul mercato per mettere a disposizione di Benitez una rosa altamente competitiva, ovviamente nel caso in cui il tecnico spagnolo avesse accettato di abbracciare il progetto di rilancio, su base triennale, della società bianconera.

Che le idee in casa juventina non fossero del tutto chiare non era un mistero per nessuno. Per averne la certezza basta rileggere la dichiarazione rilasciata dall'ex presidente Giovanni Cobolli Gigli il 7 maggio 2010: "Io, come tifoso, ho sempre apprezzato Lippi. Però devo dire francamente che ripensando agli allenatori del nostro passato, Deschamps ha vinto lo scudetto in Francia e Ranieri sta facendo delle ottime cose: quindi anche le scelte che erano state fatte erano buone. Dunque mi piacerebbe poter riandare avanti con due degli allenatori che avevamo voluto".

Nel periodo compreso tra aprile e maggio del 2010, quindi, sembrava che l'accordo tra la Vecchia Signora e Benitez fosse ad un passo dalla sua realizzazione. Poi, però, come spesso accade in simili frangenti il club cambiò idea per puntare deciso su Luigi Delneri, tecnico con il quale aveva lavorato sino a poco tempo prima il nuovo direttore generale dell’area sportiva Giuseppe Marotta. Per lo spagnolo, carnefice del Milan nella finalissima di Champions League ad Instanbul nel 2005, si sarebbero aperte le porte dell'Inter rimasta orfana di Mourinho.

Il 12 maggio 2011, a distanza di poco più di un anno, sempre il quotidiano milanese aveva usato un altro titolo ad effetto per richiamare l'attenzione dei lettori di fede juventina: "Juve da 200 milioni". Il "piano di rilancio" (così chiamato) prevedeva questa volta un percorso di crescita della durata di quattro anni, diverso dal precedente, ed una ristretta cerchia di allenatori dalla quale estrarre il nome giusto per la guida tecnica: Antonio Conte, Villas Boas e, appunto, Mazzarri.

Il resto della storia è noto: Conte fece ritorno a Torino dopo la precedente esperienza come calciatore, mentre il contratto di Mazzarri (cercato con insistenza anche dalla Roma) venne blindato da Aurelio De Laurentiis. Il patron della società, poi, irritato per l'inserimento della stessa Juventus nella trattativa per l'acquisto di Inler dall'Udinese non perse l'occasione per lanciare una frecciata alla società bianconera: "La Juve? Ne ha bisogno. Con l’arrivo del nuovo allenatore dovrà cambiare 25 giocatori".

Matteo Materazzi, agente Fifa e fratello dell'ex calciatore Marco, in merito ad un presunto interessamento della Vecchia Signora per Mazzarri dai microfoni di "Radio Kiss Kiss Napoli" ha recentemente dichiarato: "Ci può essere un valzer di panchine, la situazione Conte non è semplice come sembra. Ha chiesto un aumento di ingaggio, perché vuole un progetto importante, considerando che ha vinto due scudetti consecutivi ed ora ha bisogno di migliorare. I giocatori di cui si parla sono di livello superiore ed anche dispendiosi, ora sta alla Juve cercare di rendere il progetto ancora più grande. Mazzarri potrebbe addirittura essere uno dei papabili per la Juve, qualora l'attuale allenatore bianconero dovesse andare via".
 
Si era trattato di una semplice voce di mercato, come tante altre che popolano questo periodo dell'anno. Nella realtà dei fatti a breve Mazzarri e Benitez si troveranno l'uno di fronte all'altro, ma nessuno dei due sarà seduto sulla panchina bianconera. Per loro la Juventus continuerà ad essere semplicemente l'avversaria più agguerrita nella lotta per la conquista dello scudetto.

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martedì 5 febbraio 2013

Finito il gennaio nero della Juventus

Dopo aver concluso nel peggiore dei modi il mese di gennaio con l'eliminazione dalla Coppa Italia, la Juventus non è riuscita a risolvere il suo ormai cronico problema offensivo neanche durante questa sessione invernale del calciomercato. Ufficializzato con largo anticipo l'arrivo dello spagnolo Llorente (bianconero a tutti gli effetti dal prossimo 1° luglio), resta viva la curiosità di capire quanto sarà determinante l'apporto che potrà fornirle il neo acquisto Anelka nel prosieguo della stagione.

"I campioni di un certo calibro non si spostano a gennaio", aveva ripetuto più volte Antonio Conte in questi giorni. Citando poi, a mero titolo esemplificativo, un ristretto elenco di grandi calciatori tra i quali non figurava il nome di Mario Balotelli. Non è dato sapere se si sia trattato di un semplice lapsus, di una dimenticanza voluta oppure del reale pensiero del tecnico juventino. Eppure il nome dell'ex giocatore del Manchester City nelle ultime ore era stato sulla bocca di tutti. Fatto sta che il suo esordio in maglia rossonera contro l'Udinese è coinciso con una doppietta personale nell'ambito della partita più chiacchierata del fine settimana calcistico.

"Abbiamo fatto quello che si poteva fare, si poteva fare meglio e si poteva fare peggio. Non mi considero e non mi consideravo favorito per lo scudetto prima del mercato, non mi considero tuttora favorito per lo scudetto neanche dopo il mercato", ha poi affermato - sempre sullo stesso argomento - l'allenatore bianconero. Le sue considerazioni sono state talmente vaghe da far pensare ad un'unica visione dell'attuale situazione in casa juventina: le fortune di Madama, almeno per quanto riguarda i prossimi mesi, continueranno a dipendere dalle capacità del tecnico leccese di far rendere al massimo il gruppo a sua disposizione dallo scorso fine agosto.

Falcidiata da infortuni e squalifiche, la Juventus ha trovato dentro se stessa la forza per continuare la propria marcia in testa alla classifica. Gli scudetti si costruiscono (e conquistano) poco alla volta, espugnando campi difficili come quelli di Verona e sconfiggendo avversari rognosi come il Chievo. Raggiunta in vetta alla serie A per poche ore dal Napoli la Vecchia Signora ha affrontato col piglio giusto la gara contro i gialloblù di Corini, portandosi in vantaggio per 2-0 ed evitando di perdere la concentrazione ed il controllo del match dopo la rete messa a segno da Thereau. Lontano dallo stadio "Bentegodi" Walter Mazzarri, fresco vincitore col suo Napoli nell'anticipo serale, aveva giurato che non avrebbe seguito alla televisione la gara dei bianconeri. La giustificazione addotta era stata quella di voler rimanere concentrato nella preparazione alla prossima sfida esterna contro la Lazio. Se poi abbia mantenuto o meno fede alla parola data è un altro discorso, in cuor suo il tecnico dei campani probabilmente immaginava che la Juventus difficilmente sarebbe tornata da Verona a mani vuote.

Prima dello scontro al vertice del "San Paolo", previsto per il 1° marzo, ci saranno ancora tre giornate di campionato. Nella prossima la Vecchia Signora ospiterà la Fiorentina, l'unica squadra che l'ha realmente messa in difficoltà dal punto di vista del gioco durante il girone di andata. Tra le due contendenti allo scudetto, però, chi sembra rischiare di più in questo frangente sembra essere il Napoli: la squadra di Petkovic arriva infatti da due sconfitte consecutive, dopo aver pagato lo sforzo del doppio impegno nella coppa nazionale contro la stessa Juventus prima o poi dovrebbe iniziare a riprendere confidenza con la vittoria in serie A.

Gli uomini di Mazzarri andranno a Roma col vento in poppa, rinforzati grazie agli ultimi acquisti invernali (Armero, Calaiò e Rolando) e con quindici punti in più in classifica rispetto alla scorsa stagione. Il loro problema è che anche la squadra di Conte viaggia più veloce rispetto ad un anno fa (quarantasette punti contro gli attuali cinquantadue).
E che il mese di gennaio è finalmente finito...

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domenica 21 ottobre 2012

Continua la marcia della Juventus


Il compito che la Juventus avrebbe dovuto svolgere nell’anticipo pomeridiano dell’ottava giornata di serie A era stato svelato da Claudio Marchisio nei momenti precedenti l’incontro con il Napoli: “sconfiggerlo, sgasarlo, togliergli un po’ di fiducia, impedire che l’ambiente da quelle parti si carichi troppo”. Visto e considerato l’esito della partita, Madama adesso può cambiare pagina ed iniziare a pensare al prossimo impegno.

A differenza del rendez-vous tra le due formazioni dello scorso 11 agosto a Pechino, in occasione della finale di Supercoppa italiana, le polemiche sono scomparse al termine dell’incontro, concentrandosi – invece - prima del fischio d’inizio dell’arbitro Damato. Assenti Buffon e Vucinic, due punti fissi nello scacchiere della Vecchia Signora, al Napoli si era presentata una buona opportunità per frenare la corsa inarrestabile in campionato dell’undici guidato dal duo Alessio-Conte.

Il caso vuole che proprio Damato fosse stato il direttore di gara dell’ultima vittoria esterna dei campani a Torino: era il 31 ottobre 2009, si era giocato – anche allora – alle 18.00. Lo stadio, però, era diverso, così come – soprattutto – tra le due Juventus non c’è stato paragone. Quella attuale è figlia legittima del club più scudettato d’Italia, abituato a far sue le corse a tappe entro i confini dello stivale.

Walter Mazzarri aveva ragione a sostenere che “il risultato di questa gara non cambierà nulla, anche in caso di sconfitta ne mancheranno trenta alla fine”, ma dovrebbe riflettere bene sulle parole pronunciate a sua volta da Carrera, nel punto in cui affermava che i sistemi di gioco tra le due squadre “saranno pure simili, ma l’interpretazione è diversa: noi facciamo un calcio propositivo, mentre il Napoli si affida di più alle ripartenze e alle giocate dei singoli”.

In una partita condizionata (anche a livello di infortuni) dagli impegni dei vari nazionali sparsi in giro per il mondo, la Juventus – più degli avversari - ha mostrato di avere i cambi necessari per far fronte alle emergenze: i due goleador di giornata, Cáceres e Pogba, sono entrati in campo durante lo svolgimento dell’incontro. Lo stesso discorso vale pure per quanto riguarda gli allenatori: nell’arco temporale di sette mesi Mazzarri è stato sconfitto da Conte, Carrera e Alessio. In pratica, Madama ormai viaggia con il pilota automatico.

La vittoria ottenuta dal Napoli in coppa Italia contro i bianconeri resta un trofeo da esibire in bacheca e sulla maglia, ma rischia di diventare un limite alla crescita di quella società nel caso in cui non dovesse decidere di aggiungere qualcosa di diverso ad un metodo di gioco che si adatta unicamente all’avversario di turno. Se la strada che verrà intrapresa continuerà ad essere quella, almeno dovrà cercare di imparare dagli errori del passato: così come era accaduto a Pechino, sulla propria fascia destra Maggio è stato nuovamente travolto da Asamoah.

Durante l’analisi tecnica della partita, in diretta televisiva dagli studi di Mediaset Premium Arrigo Sacchi ha espresso un parere critico nei confronti della Vecchia Signora: “Per me questa vittoria non vuol dire molto. Quando vinci con merito è diverso, questa però è una vittoria differente. Non dico che è immeritata, ma era più giusto il pareggio. E' molto pericolosa questa partita per la Juventus, se non viene interpretata nel modo giusto ti può far pensare certe cose che non sono quelle vere”.

Il concetto, banale, è che “non è tutto oro quel che luccica”. Il discorso, ovviamente, non riguarda certo l’astro nascente Paul Pogba, quanto il rischio che Madama smetta di cercare di migliorarsi continuamente in virtù di un avvio di campionato in cui i numeri parlano di un probabile dominio bianconero durante questa stagione.

I suoi limiti nel reparto offensivo sono evidenti, così come è altrettanto chiaro che nelle competizioni europee risaltano in maniera maggiore rispetto a quando accade in Italia. Alla Juventus, però, va anche dato atto di essere imbattuta da quarantasette incontri consecutivi in serie A. Prima di lei soltanto il Milan di Fabio Capello aveva saputo far meglio. Quello stellare guidato dallo stesso Sacchi si era fermato prima. Nel valutare una singola gara nella sua completezza, forse, è opportuno considerare prima tutti gli elementi.
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mercoledì 22 agosto 2012

Gli scudetti della Juve: 28, 30 o 31?


"Quanti sono? 30. Sicuro". Marco Verratti, il talentino sbocciato al Pescara, lo scorso maggio aveva espresso con queste parole il proprio convincimento in merito al numero degli scudetti vinti dalla Juventus: non ventotto, quanti ne risultano nell'albo d'oro della FIGC, bensì trenta, gli stessi che Madama ritiene di aver conquistato sul campo.
In quel periodo sembrava scontato che il giovane allievo di Zdenek Zeman avrebbe, di lì a poco, indossato la maglia bianconera.

Trascorso qualche giorno dall'intervista concessa da Verratti a "Sky" i sostenitori della Vecchia Signora hanno potuto finalmente scoprire la sorpresa annunciata da Andrea Agnelli: sulla divisa da gioco erano scomparse le due stelle, sostituite dalla scritta "30 sul campo". Il motivo della modifica l'aveva spiegato lo stesso presidente juventino: "Non riconosciamo più l’aritmetica della Federazione".
Il rispetto manifestato in passato verso le decisioni prese dalla giustizia sportiva aveva lasciato il passo alla contestazione nei confronti del Consiglio Federale, deciso a "non decidere" in merito ai fatti emersi dopo il 2006.

Dal ritiro estivo della Roma, una volta abbandonata Pescara, non erano mancate nuove frecciate di Zeman dirette a Madama: "Ho già dato la mia opinione, per me gli scudetti sono tanti quanti sono stati assegnati. Certo, se mi leggo qualche dichiarazione e qualche libro penso che già 28 sono troppi...". In precedenza, sempre sullo stesso tema, Agnelli aveva già bacchettato Massimiliano Allegri, reo di aver "aggiunto" ancora un tricolore ai bianconeri (arrivati a quota trentuno, quindi, considerando tale il campionato cadetto vinto dai bianconeri nella stagione 2006/07): "A questo punto possiamo dire che il Milan ha due stelle".

Stizzito per l'espulsione rimediata nella finale di Supercoppa Italiana disputata a Pechino, arrabbiato per l'operato di Mazzoleni ed in preda ad ansia da dimissioni, anche Walter Mazzarri aveva voluto toccare il tasto dolente: "Queste persone che dicono di avere vinto 30 scudetti, quando due sentenze dicono che sono stati 28, farebbero meglio a stare zitte. I danneggiati siamo stati solo noi e certe cose da loro non le posso accettare".

Dato per certo che Verratti, accasatosi nel frattempo a Parigi, ha abbandonato volentieri la querelle, il tema del numero dei campionati di serie A conquistati da Madama con ogni probabilità continuerà ad essere di attualità anche nel corso di questa stagione. Si tratta di un argomento che "tira": da un lato c'è chi difende i propri successi (Juventus), dall'altro... la restante parte d'Italia.
Quando di mezzo c'è la Vecchia Signora, poi, la notizia acquista subito una notevole rilevanza.

A differenza del passato in questa occasione sarà ancora più facile tenere a mente i numeri della discordia, citando semplicemente la famosa filastrocca che aiuta a ricordare la durata dei mesi nel calendario gregoriano: 'Trenta' giorni ha novembre, con april, giugno e settembre. Di 'ventotto' ce n'è uno, tutti gli altri ne han 'trentuno'.

L'importante è che nessuno tiri in ballo i campionati disputati nel 1908 e nel 1909: attribuiti alla Pro Vercelli, in realtà ognuno di loro era diviso tra uno federale ed uno italiano. Il club piemontese aveva vinto una "metà" (prima una, poi l'altra) in entrambi gli anni.
La domanda nasce spontanea: quale squadra si era aggiudicata gli altri “mezzi titoli”? La Juventus, naturalmente.
La questione era stata posta all'attenzione generale dal mensile "GS", evoluzione dello storico settimanale "Guerin Sportivo" (diretto da Matteo Marani), nel numero dello scorso maggio.
Questa, però, è tutta un'altra storia...

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martedì 14 agosto 2012

Supercoppa Italiana 2012: dalla Cina con furore


Dallo scorso sabato pomeriggio alla Juventus manca ancora una Supercoppa Italiana per raggiungere lo stesso numero di successi del Milan, primatista nelle vittorie in quella competizione (sei). Adesso si è portata a quota cinque, pareggiando così il conto con l'Inter e completando un percorso che l'ha portata a sollevare il trofeo in Italia (a Torino, in due occasioni), Libia (a Tripoli nel 2002), America (a East Rutherford, nello stato del New Jersey, nel 2003) e Cina (a Pechino, nella recente edizione).

Proprio a Pechino, laddove lo spirito olimpico è stato di casa quattro anni or sono, Madama ha potuto celebrare la sua ultima conquista lontana da occhi indiscreti: quando capitan Buffon ha alzato la coppa nessun avversario era presente sul terreno di gioco per rendere omaggio ai vincitori. Sino a quando tedeschi e spagnoli non inizieranno a disputare le rispettive Supercoppe in terra orientale questi spettacoli potranno continuare a beneficiare dell'onore dell'esclusività.

Cina sì? Cina no? Una finale secca allo "Juventus Stadium" oppure uno sdoppiamento della stessa partita in due gare (andata e ritorno) da disputare a Torino e Napoli? Fino a pochi giorni dal fischio d'inizio dell'incontro se ne sono sentite di tutti i colori.

Come nelle migliori trame di un film d'azione non poteva mancare il colpo di scena: Claudio Nitti ed Enzo Concina, due tesserati del club campano, si sono nascosti dentro una palestra adiacente il campo d'allenamento della Juventus per spiare le intenzioni di Antonio Conte. Traditi dai flash di una macchina fotografica, hanno reso più ancor più comica del previsto la trasferta asiatica del calcio italiano.

La Vecchia Signora ha quindi iniziato la nuova stagione allo stesso modo della precedente: vincendo e segnando quattro reti.
L'11 settembre 2011 aveva travolto il Parma nel suo primo incontro disputato allo "Juventus Stadium" (4-1 il risultato finale), l'11 agosto 2012 ha piegato il Napoli ai tempi supplementari dopo aver rimontato un doppio svantaggio patito nel corso dei primi novanta minuti di gioco (Asamoah e Vidal, su rigore, hanno risposto alle realizzazioni del duo Cavani-Pandev).

Antonio Conte (in tribuna) e Massimo Carrera (sulla panchina bianconera) sono stati la mente e il braccio operativo di un lavoro che continua a dare i suoi frutti: dallo scudetto conquistato all'insegna dell'imbattibilità si è passati alla prima finale "secca" vinta dal lontano 2003, anno in cui la Juventus aveva sconfitto il Milan Ancelottiano. La Vecchia Signora, all’epoca dei fatti, era guidata da quel Marcello Lippi che adesso, guarda caso, si trova proprio in Cina ad allenare lo Guangzhou Evergrande.

Madama è riuscita ad avere la meglio sull'unica avversaria in grado di batterla lo scorso anno (in Coppa Italia), in una partita dove entrambe le contendenti hanno mostrato lacune da colmare al più presto.
Cose che capitano, soprattutto quando un match del genere viene disputato in piena estate, a quattordici giorni dal via del prossimo campionato di serie A.

Vucinic è entrato (al posto di Matri) nel momento giusto della partita, mentre Hamsik e Paolo Cannavaro sono stati sostituiti da Mazzarri in quello sbagliato. Le tre espulsioni in casa del Napoli (Pandev, Zuniga e lo stesso tecnico) hanno indirizzato le sorti della gara su un binario favorevole ai bianconeri. L'autorete di Maggio e l'ultimo goal di Vucinic, poi, hanno chiuso definitivamente la disputa.

Calato il sipario sul primo appuntamento stagionale resta da domandarsi quanti e quali strascichi possano avere le polemiche nate in Oriente. Leggendo le recenti dichiarazioni di Aurelio De Laurentiis sembra che questo pericolo sia scongiurato: "Arrabbiato? Ma no, già cinque minuti dopo la fine della partita ero tranquillo. Sapete cosa ho fatto dopo cena? Ho radunato la squadra, l'ho portata in discoteca e abbiamo brindato lo stesso con dieci bottiglie di champagne. Ho detto ai ragazzi di cancellare immediatamente questa finale di Supercoppa e di pensare all'amichevole che giocheremo, domenica, contro i campioni di Grecia dell'Olympiakos e all'esordio in campionato, a Palermo. Inoltre ho deciso di dare a ciascuno di loro un premio di 20 mila euro, perché i vincitori morali di questa Supercoppa siamo noi".
Buon calcio a tutti.

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giovedì 2 agosto 2012

La Supercoppa nell'Italia degli scandali


Se n’erano già accorti in tanti della loro esistenza, ma chi aveva usato - la scorsa estate - le parole più dure per esprimere le debolezze del calcio italiano era stato Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan: “Da ristorante di lusso siamo passati a pizzeria: il grande problema sono gli stadi. E vi faccio una previsione: fra un po’, grazie ai nuovi stadi di Euro 2016, anche i francesi ci sorpasseranno. Diventeremo i quinti d’Europa”. Era il 3 agosto 2011, esattamente un anno fa.

Che cosa non funziona nell’Italia del pallone? Ecco un veloce riepilogo: spese che superano i guadagni nei bilanci di molti club italiani, stipendi troppo elevati in proporzione al fatturato, gli introiti delle società che dipendono quasi esclusivamente dai diritti televisivi, grandi investitori stranieri che preferiscono i campionati esteri al nostro (tranne qualche eccezione, comunque ancora poco significativa), mancanza degli stadi di proprietà (Juventus a parte), un merchandising senza anima, la necessità di reperire soldi da quei paesi attratti dalla nostra serie A.

Quest’ultimo, oltretutto, è il motivo principale per il quale la Supercoppa Italiana viene sempre più spesso disputata all’estero. La competizione, nata da un’intuizione del compianto presidente sampdoriano Paolo Mantovani, dal 1988 ad oggi si è tenuta per ben cinque volte al di fuori dei confini italici: due in America, una in Libia, due in Cina. La prossima, come risaputo, si svolgerà ancora a Pechino l’11 agosto e metterà di fronte la Vecchia Signora nuovamente scudettata contro il Napoli vincitore della coppa Italia.

Il Milan è il club che detiene il maggior numero di successi del torneo (sei), seguito da Inter (cinque) e Juventus (quattro). L’unica vittoria del Napoli risale al 1990, allorquando Maradona e soci sculacciarono Madama con un sonoro 5-1 al “San Paolo” (1° settembre). Quella sarebbe dovuta diventare una “Juventus da bere” (grazie al “calcio champagne” di Luigi Maifredi), in realtà si era rivelata un fallimento sin dal suo esordio ufficiale.

La scorsa stagione si è chiusa il 20 maggio 2012 proprio con uno scontro tra bianconeri e campani a Roma, nella finalissima della coppa nazionale: vinse il Napoli per 2-0, con le reti di Cavani (su rigore) e Hamsik. Segnarono, quindi, due dei tre “tenori” partenopei. Il terzo, l’argentino Lavezzi, era stato comunque protagonista di un’ottima gara. Al 27’ del secondo tempo Mazzarri lo aveva sostituito con Pandev, sulla falsariga di quello che poi ha fatto il club nel corso dell’estate: Lavezzi è emigrato a Parigi, mentre il macedone – arrivato in prestito dall’Inter – è stato successivamente acquistato a titolo definitivo.

Walter Mazzarri, che alla guida della Sampdoria aveva sfiorato il titolo nel 2009, poteva così alzare il primo trofeo importante della propria carriera da allenatore. Antonio Conte, dal canto suo, perdeva l’ultima partita della stagione dopo essere riuscito a restare imbattuto per tutto l’anno.
Quel 20 maggio è stato un giorno importante anche per altri motivi: sanciva l’addio di Del Piero dalla sua Signora ed i ritorni in serie A del Torino e di Zdenek Zeman, arrivato primo nel campionato cadetto con il Pescara.

Conquistata la promozione l’allenatore boemo aveva lasciato una speranza ai dirigenti del club abruzzese in merito ad una sua permanenza per l’anno prossimo: “Possiamo sederci a parlare del futuro. Qui sono stato benissimo, mi hanno messo nelle condizioni ideali per lavorare, ora serve un programma”. Il 4 giugno 2012 la Roma annunciava la firma di un contratto biennale che legherà Zeman alla società giallorossa per le due prossime stagioni.

Una sorte simile è capitata a Marco Verratti, il gioiellino del centrocampo biancazzurro: desideroso di crescere gradualmente in provincia (“Dopo la nazionale penserò al futuro: ma sono pescarese, vorrei davvero proseguire qui”) era diventato oggetto di una trattativa che lo avrebbe dovuto portare alla corte della Vecchia Signora. Alla fine, però, al pari di Lavezzi ha ceduto di fronte alle lusinghe del Paris Saint-Germain.

Bastava aspettare qualche altro giorno (29 maggio) per ascoltare il “desiderio” che Mario Monti, il presidente del Consiglio, “a volte sente” dentro di sé: “Fermare il calcio per due o tre anni”.
Memore delle battaglie disputate con “quel” mondo qualche anno prima, aveva tirato fuori il suo cavallo di battaglia: “Trovo inammissibile, io me ne sono occupato una volta da commissario europeo, che periodicamente si usino i soldi dei contribuenti per ripianare perdite delle società di calcio”.
Apriti cielo: come se non ci fossero state polemiche e scandali che già accompagnavano la quotidianità degli amanti del pallone, ci mancava anche quella.

Nonostante tutto, il prossimo 11 agosto il calcio italiano riaprirà ufficialmente i battenti. Per il momento senza alcuni dei suoi protagonisti, fermati dalla giustizia sportiva. Con la garanzia, però, che chi lo ha governato in questo modo sino ad oggi continuerà a rimanere saldamente seduto sulla propria poltrona.
Come se nel frattempo non fosse accaduto nulla.

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sabato 5 novembre 2011

Juventus-Napoli, quanti conti da regolare


Al tramonto dello scorso campionato la classifica finale consegnata all’albo d’oro della serie A recitava, nelle prime sei posizioni, in rigoroso ordine d’arrivo, i nomi di queste società: Milan, Inter, Napoli, Udinese, Lazio e Roma.
Per il secondo anno consecutivo la Juventus, nonostante fosse tornata nuovamente in mano ad un Agnelli (Andrea, l’attuale presidente), si confermava settima, perdendo pure il pass per giocare in Europa così come non le accadeva (sul campo) dal lontano 1991.

A distanza di poco più di cinque mesi Madama sembra aver ritrovato la strada maestra: sola in testa da due giornate consecutive, ha già avuto modo di regolare i conti in questo girone d’andata tanto con il Milan campione d’Italia quanto con quell’Inter che a maggio finì col piazzarsi seconda alle spalle dei rossoneri.
Slittato l’appuntamento per la gara contro l’Udinese al prossimo 21 dicembre, e con gli impegni con le romane ancora lontani, domenica sera arriverà per la Juventus l’appuntamento con la terza classificata nell’ultima edizione del torneo, il Napoli, allo stadio “San Paolo”.

Tornate entrambe in serie A nel giugno del 2007 dopo aver superato i momenti più duri della loro storia, mentre il patron De Laurentiis sta provando a dare al club campano una dimensione europea, per la Vecchia Signora il percorso da compiere in tal senso è ancora lungo.

Proprio a De Laurentiis appartiene il ruolo di mattatore del calcio italiano nel lungo periodo di inattività delle squadre sui campi da gioco, a partire dai momenti successivi all’ultima gara della scorsa stagione sino al sorteggio del calendario della nuova, allorquando lasciò all’improvviso tutti gli invitati alla cerimonia ufficiale per fuggire in sella al motorino di un passante dopo aver manifestato più volte (ed in maniera plateale) la propria rabbia per un presunto trattamento di sfavore ricevuto dalla sua squadra.

Quando a primavera inoltrata la voce di un Milan fortemente interessato ad Hamsik iniziava a farsi sempre più forte, si scagliò prima contro Berlusconi (“Se il Milan vuole un giocatore del Napoli, allora mi chiami lui. Anche il capo del governo deve rispettare il fair play finanziario”), poi contro Andrea Monti, il direttore della “Gazzetta dello Sport” (“La Gazzetta è guidata da uno juventino, il giornalista che ci segue è un tifoso della Juve ed è strano che non abbia messo Hamsik in seno alla Juve”).

Naturalmente anche a Madama, all’epoca dei fatti entrata prepotentemente in corsa col Napoli per l’acquisto dello svizzero Inler, non vennero risparmiate alcune frecciate: “La Juve? Ne ha bisogno. Con l’arrivo del nuovo allenatore dovrà cambiare 25 giocatori”.

Nuovo allenatore che avrebbe potuto essere Walter Mazzarri, se poi non fosse stato scelto al suo posto Antonio Conte, portando quindi ad una fumata bianca il flirt tra la Vecchia Signora e il tecnico di origine livornese. Risale allo scorso 23 maggio la giornata convulsa che vide – nel giro di sole quattro ore – De Laurentiis cercare attraverso l’aiuto dei propri legali la via per arrivare alla risoluzione del contratto col tecnico per giusta causa (niente esonero e – quindi – niente stipendio per le altre due annualità), per riuscire in un secondo momento nell’intento di smontare le richieste sportive ed economiche dello stesso Mazzarri, dopo un lungo faccia a faccia alla presenza di Riccardo Bigon nei locali della Filmauro.

Due giorni dopo, il 25 maggio, il nuovo arrivo bianconero Andrea Pirlo veniva presentato alla stampa. Tra le varie domande, risposte, ammissioni e confessioni che si susseguirono in quel pomeriggio, in merito alla scelta del suo nuovo numero di maglia si lasciò volutamente scappare una battuta ad effetto: “Ciò che più mi piacerebbe è festeggiare a fine stagione con il numero 30 sulle spalle”.

Anche la strada per il recupero dei due titoli tolti a Madama per effetto di Calciopoli passa per Napoli, laddove non manca molto tempo alla lettura della sentenza del processo penale che vede coinvolto (tra gli altri) Luciano Moggi.
Nel frattempo, si ripartirà sul campo dal 3-0 (tripletta di Cavani) con il quale la squadra di Mazzarri schiantò tra le mura amiche quella di Del Neri lo scorso 9 gennaio 2011. Un altro conto da regolare per la Vecchia Signora.

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