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domenica 21 ottobre 2012

Continua la marcia della Juventus


Il compito che la Juventus avrebbe dovuto svolgere nell’anticipo pomeridiano dell’ottava giornata di serie A era stato svelato da Claudio Marchisio nei momenti precedenti l’incontro con il Napoli: “sconfiggerlo, sgasarlo, togliergli un po’ di fiducia, impedire che l’ambiente da quelle parti si carichi troppo”. Visto e considerato l’esito della partita, Madama adesso può cambiare pagina ed iniziare a pensare al prossimo impegno.

A differenza del rendez-vous tra le due formazioni dello scorso 11 agosto a Pechino, in occasione della finale di Supercoppa italiana, le polemiche sono scomparse al termine dell’incontro, concentrandosi – invece - prima del fischio d’inizio dell’arbitro Damato. Assenti Buffon e Vucinic, due punti fissi nello scacchiere della Vecchia Signora, al Napoli si era presentata una buona opportunità per frenare la corsa inarrestabile in campionato dell’undici guidato dal duo Alessio-Conte.

Il caso vuole che proprio Damato fosse stato il direttore di gara dell’ultima vittoria esterna dei campani a Torino: era il 31 ottobre 2009, si era giocato – anche allora – alle 18.00. Lo stadio, però, era diverso, così come – soprattutto – tra le due Juventus non c’è stato paragone. Quella attuale è figlia legittima del club più scudettato d’Italia, abituato a far sue le corse a tappe entro i confini dello stivale.

Walter Mazzarri aveva ragione a sostenere che “il risultato di questa gara non cambierà nulla, anche in caso di sconfitta ne mancheranno trenta alla fine”, ma dovrebbe riflettere bene sulle parole pronunciate a sua volta da Carrera, nel punto in cui affermava che i sistemi di gioco tra le due squadre “saranno pure simili, ma l’interpretazione è diversa: noi facciamo un calcio propositivo, mentre il Napoli si affida di più alle ripartenze e alle giocate dei singoli”.

In una partita condizionata (anche a livello di infortuni) dagli impegni dei vari nazionali sparsi in giro per il mondo, la Juventus – più degli avversari - ha mostrato di avere i cambi necessari per far fronte alle emergenze: i due goleador di giornata, Cáceres e Pogba, sono entrati in campo durante lo svolgimento dell’incontro. Lo stesso discorso vale pure per quanto riguarda gli allenatori: nell’arco temporale di sette mesi Mazzarri è stato sconfitto da Conte, Carrera e Alessio. In pratica, Madama ormai viaggia con il pilota automatico.

La vittoria ottenuta dal Napoli in coppa Italia contro i bianconeri resta un trofeo da esibire in bacheca e sulla maglia, ma rischia di diventare un limite alla crescita di quella società nel caso in cui non dovesse decidere di aggiungere qualcosa di diverso ad un metodo di gioco che si adatta unicamente all’avversario di turno. Se la strada che verrà intrapresa continuerà ad essere quella, almeno dovrà cercare di imparare dagli errori del passato: così come era accaduto a Pechino, sulla propria fascia destra Maggio è stato nuovamente travolto da Asamoah.

Durante l’analisi tecnica della partita, in diretta televisiva dagli studi di Mediaset Premium Arrigo Sacchi ha espresso un parere critico nei confronti della Vecchia Signora: “Per me questa vittoria non vuol dire molto. Quando vinci con merito è diverso, questa però è una vittoria differente. Non dico che è immeritata, ma era più giusto il pareggio. E' molto pericolosa questa partita per la Juventus, se non viene interpretata nel modo giusto ti può far pensare certe cose che non sono quelle vere”.

Il concetto, banale, è che “non è tutto oro quel che luccica”. Il discorso, ovviamente, non riguarda certo l’astro nascente Paul Pogba, quanto il rischio che Madama smetta di cercare di migliorarsi continuamente in virtù di un avvio di campionato in cui i numeri parlano di un probabile dominio bianconero durante questa stagione.

I suoi limiti nel reparto offensivo sono evidenti, così come è altrettanto chiaro che nelle competizioni europee risaltano in maniera maggiore rispetto a quando accade in Italia. Alla Juventus, però, va anche dato atto di essere imbattuta da quarantasette incontri consecutivi in serie A. Prima di lei soltanto il Milan di Fabio Capello aveva saputo far meglio. Quello stellare guidato dallo stesso Sacchi si era fermato prima. Nel valutare una singola gara nella sua completezza, forse, è opportuno considerare prima tutti gli elementi.
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