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sabato 29 dicembre 2012

Tre tecnici ma Juve sempre in fuga

 
Imbattuta anche in questo campionato sino a quando Massimo Carrera sedeva sulla sua panchina, la Juventus ha iniziato l'attuale stagione vincendo in casa contro il Parma così come le era capitato di fare l'anno scorso. Il 25 agosto Stephan Lichtsteiner (ancora lui, un segno del destino) ha aperto le danze, mentre il successivo 21 dicembre è stato Mirko Vucinic a chiuderle contro il Cagliari. Lo stesso avversario, casualmente, di quella indimenticabile serata triestina nella quale Madama si era laureata campione d'Italia.
 
Se vincere è difficile sono in molti a sostenere che confermarsi lo sia ancora di più. Ai blocchi di partenza della serie A ciò che era mancato alla Vecchia Signora non erano tanto i favori dei pronostici, quanto la presenza fisica ai bordi del campo di quel tecnico che in pochi mesi era stato in grado di cambiarle il vestito e di riportarla alla vittoria. Esiliato in tribuna o chiuso nei box delle varie televisioni, Antonio Conte ha dovuto assistere a ventidue gare ufficiali di Madama da una posizione distante dalla quella abituale.
 
A Massimo Carrera è spettato il compito di guidare la Juventus in dieci di queste, divise tra sette partite di campionato, due di Champions League e la finale di Supercoppa Italiana vinta a Pechino. In Italia il cammino è stato simile ad una marcia trionfale: sei vittorie ed un solo pareggio, quello maturato a Firenze nel corso dell'unico incontro in cui la Vecchia Signora ha realmente sofferto un'antagonista per l'intera durata della gara. Diciassette reti segnate, e solo quattro subite, più che ad un dominio juventino in serie A hanno fatto pensare ad una vera e propria dittatura. Nonostante tutto questo, però, dal punto di vista della qualità del gioco i bianconeri non erano ancora riusciti a raggiungere gli stessi livelli qualitativi messi in mostra nella stagione precedente. Fatta eccezione, ovviamente, per il netto successo ottenuto contro la Roma di Zeman.
 
La Juventus ha pagato lo scotto del ritorno in Europa nel corso della prima mezz'ora della partita di Londra contro il Chelsea: sotto di due reti è poi riuscita a risollevarsi, tornandosene a Torino con un punto utile sia per la classifica del gironcino che per il morale. L'emblema della sua resurrezione è stato Vidal, capace di trascinare i compagni alla rimonta nonostante le condizioni fisiche menomate. Il pareggio interno conseguito contro lo Shakhtar Donetsk, accolto come una liberazione al fischio finale, ha permesso a Madama di evitare una sconfitta che sarebbe stata meritata per quanto messo in mostra sul campo dagli ucraini. Il timore, in quel periodo, era che il doppio impegno campionato-Champions League potesse pesare sulle gambe e sulle teste dei bianconeri così tanto da doverli costringere a rallentare il passo in una delle due manifestazioni. Senza dimenticare che in Coppa Italia ancora non avevano giocato alcuna gara... Le fatiche accumulate sono apparse evidenti soprattutto a centrocampo, laddove risiede la fortuna dei successi della Juventus. Se si inceppano i moschettieri della linea mediana, infatti, anche gli altri due reparti della squadra girano a vuoto.
 
L'esordio di Angelo Alessio, succeduto a Carrera, è coinciso con la vittoria casalinga sul Napoli (20 ottobre). Il pareggio esterno con i danesi del Nordsjælland, tre giorni dopo, a molti sostenitori bianconeri ha fatto tornare alla memoria il cammino europeo della piccola Juventus di Delneri, estromessa dall'Europa League dopo aver accumulato sei punti in altrettante partite. Tornando in Italia, le sconfitte con Inter e Milan hanno interrotto l'imbattibilità di Madama in campionato e posto qualche dubbio sulla mancanza di un adeguato turnover all'interno della rosa bianconera. Le ultime tre partite disputate in Champions League hanno visto rinascere la Signora d'Europa: otto gol segnati, zero subiti, Chelsea estromesso dalla manifestazione e primo posto nel gironcino. Altro che Shakhtar Donetsk: la regina del gruppo E porta i colori bianconeri. L'avventura di Alessio si è conclusa con un bilancio comunque positivo: al timone della Juventus per dodici incontri, in quelle gare la squadra ha realizzato la bellezza di ventitré reti venendo trafitta in sole sette occasioni. Le vittorie sono state otto, due i pareggi e le sconfitte.
 
Antonio Conte è tornato in panchina subito dopo il successo bianconero nel derby della Mole. Da quel momento in poi per la Vecchia Signora ci sono stati soltanto successi: tre in campionato ed uno in Coppa Italia, dove affronterà il Milan il 9 gennaio per aggiudicarsi il passaggio alle semifinali del torneo. Tre giorni prima ripartirà pure la serie A.
Adesso non le resta che alzare i calici per festeggiare l'arrivo dell'anno nuovo e per salutare un 2012 che ha significato il ritorno alla vittoria. Nonostante i continui cambi sulla panchina bianconera, oltretutto, la Juventus sta correndo più veloce della scorsa stagione. Tre tecnici in poco meno di quattro mesi: neanche Zamparini avrebbe saputo fare meglio.
Chapeau.
 
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martedì 11 dicembre 2012

Juventus, prove di fuga

 
Il ritorno di Antonio Conte sulla panchina della Juventus, terminata la squalifica a suo carico, è stato festeggiato con una vittoria dei bianconeri in trasferta a Palermo. Per assistere all'abbraccio dei sostenitori di Madama al loro tecnico, invece, bisognerà attendere mercoledì sera, quando allo "Juventus Stadium" arriverà il Cagliari per disputare gli ottavi di finale della Coppa Italia. Stephan Lichtsteiner ha nuovamente bagnato con una sua rete l'esordio stagionale di un allenatore della Vecchia Signora: gli era già capitato con lo stesso Conte nello scorso campionato (4-1 contro il Parma) e con Massimo Carrera in questo (2-0, sempre con il Parma).
 
"Sono finite le belle giornate per la squadra", aveva dichiarato Pavel Nedved qualche giorno addietro, accompagnando le proprie parole con il sorriso sulle labbra. Su questo tema, nei momenti successivi la vittoria al "Renzo Barbera" il tecnico juventino sembrava meno propenso a scherzare rispetto all'ex compagno di squadra: "Dobbiamo essere più cinici: se il Palermo nel finale avesse pareggiato saremmo rimasti chiusi nello spogliatoio, anzi saremmo rimasti due giorni in ritiro a Palermo".
 
La Juventus, quindi, è riuscita a mantenere la vetta della classifica raggiungendo quota trentotto punti, migliorando il proprio cammino rispetto ad un anno fa (più quattro) nonostante la fatica provocata da un turnover limitato a causa di alcune defezioni all'interno della rosa bianconera. E' stata brava, inoltre, a non farsi distrarre dalla pioggia di complimenti che le sono piovuti addosso dopo la vittoria di Donetsk, aumentando la distanza che la separa dalle pretendenti al ruolo di sfidante per lo scudetto.
 
A questo proposito va ricordato che nel turno precedente il successo dell'Inter al "Meazza" (proprio sul Palermo) aveva lasciato qualche dubbio sullo stato di forma degli uomini di Stramaccioni, visto e considerato che erano riusciti a sbloccare il risultato soltanto grazie ad un'autorete del rosanero Garcia. Il ruolo di anti-Juve, assegnato in estate alla squadra di Mazzarri, era passato successivamente tra le mani dei milanesi per poi tornare nuovamente ai campani.
 
Questo perché nelle quattro gare successive alla vittoriosa trasferta allo "Juventus Stadium" l'Inter aveva racimolato soltanto quattro punti mentre il Napoli, in netta ripresa, ne aveva conquistati dieci. Mettendo a confronto il numero dei gol realizzati da entrambe le squadre il calo accusato dai nerazzurri appariva ancora più evidente: cinque (di cui due frutto di autogol degli avversari) contro i dodici messi a segno da Cavani e soci. La vittoria ottenuta dalla formazione guidata da Stramaccioni nello scontro diretto della scorsa giornata ha consentito loro di compiere un nuovo sorpasso, inaspettato sino a pochi giorni fa.
 
Le gare previste per il prossimo fine settimana potrebbero provocare ulteriori piccoli movimenti nei piani alti della serie A: se l'Inter non dovesse tornare dalla trasferta contro la Lazio con i tre punti in tasca offrirebbe alla Juventus, che ospiterà l'Atalanta, una ghiotta occasione per allungare ancora sulla seconda in classifica.
Spetterà a Conte, finalmente tornato nel suo habitat naturale a bordo campo, il compito di mantenere alta la concentrazione dei propri uomini.
 
Al momento è obiettivamente difficile pensare che possano verificarsi problemi in questo senso, soprattutto ascoltando le parole che il tecnico ha rivolto ai cronisti presenti domenica nella pancia del "Renzo Barbera": "Quando ti manca il terreno di gioco, il profumo dell’erba, è un dolore. Sono stati quattro mesi di dolore, ma ne esco più forte".
Agli avversari non resta che augurarsi che la stessa cosa non accada anche alla Juventus, ora che finalmente ha potuto riabbracciare il suo allenatore.
 
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domenica 21 ottobre 2012

Continua la marcia della Juventus


Il compito che la Juventus avrebbe dovuto svolgere nell’anticipo pomeridiano dell’ottava giornata di serie A era stato svelato da Claudio Marchisio nei momenti precedenti l’incontro con il Napoli: “sconfiggerlo, sgasarlo, togliergli un po’ di fiducia, impedire che l’ambiente da quelle parti si carichi troppo”. Visto e considerato l’esito della partita, Madama adesso può cambiare pagina ed iniziare a pensare al prossimo impegno.

A differenza del rendez-vous tra le due formazioni dello scorso 11 agosto a Pechino, in occasione della finale di Supercoppa italiana, le polemiche sono scomparse al termine dell’incontro, concentrandosi – invece - prima del fischio d’inizio dell’arbitro Damato. Assenti Buffon e Vucinic, due punti fissi nello scacchiere della Vecchia Signora, al Napoli si era presentata una buona opportunità per frenare la corsa inarrestabile in campionato dell’undici guidato dal duo Alessio-Conte.

Il caso vuole che proprio Damato fosse stato il direttore di gara dell’ultima vittoria esterna dei campani a Torino: era il 31 ottobre 2009, si era giocato – anche allora – alle 18.00. Lo stadio, però, era diverso, così come – soprattutto – tra le due Juventus non c’è stato paragone. Quella attuale è figlia legittima del club più scudettato d’Italia, abituato a far sue le corse a tappe entro i confini dello stivale.

Walter Mazzarri aveva ragione a sostenere che “il risultato di questa gara non cambierà nulla, anche in caso di sconfitta ne mancheranno trenta alla fine”, ma dovrebbe riflettere bene sulle parole pronunciate a sua volta da Carrera, nel punto in cui affermava che i sistemi di gioco tra le due squadre “saranno pure simili, ma l’interpretazione è diversa: noi facciamo un calcio propositivo, mentre il Napoli si affida di più alle ripartenze e alle giocate dei singoli”.

In una partita condizionata (anche a livello di infortuni) dagli impegni dei vari nazionali sparsi in giro per il mondo, la Juventus – più degli avversari - ha mostrato di avere i cambi necessari per far fronte alle emergenze: i due goleador di giornata, Cáceres e Pogba, sono entrati in campo durante lo svolgimento dell’incontro. Lo stesso discorso vale pure per quanto riguarda gli allenatori: nell’arco temporale di sette mesi Mazzarri è stato sconfitto da Conte, Carrera e Alessio. In pratica, Madama ormai viaggia con il pilota automatico.

La vittoria ottenuta dal Napoli in coppa Italia contro i bianconeri resta un trofeo da esibire in bacheca e sulla maglia, ma rischia di diventare un limite alla crescita di quella società nel caso in cui non dovesse decidere di aggiungere qualcosa di diverso ad un metodo di gioco che si adatta unicamente all’avversario di turno. Se la strada che verrà intrapresa continuerà ad essere quella, almeno dovrà cercare di imparare dagli errori del passato: così come era accaduto a Pechino, sulla propria fascia destra Maggio è stato nuovamente travolto da Asamoah.

Durante l’analisi tecnica della partita, in diretta televisiva dagli studi di Mediaset Premium Arrigo Sacchi ha espresso un parere critico nei confronti della Vecchia Signora: “Per me questa vittoria non vuol dire molto. Quando vinci con merito è diverso, questa però è una vittoria differente. Non dico che è immeritata, ma era più giusto il pareggio. E' molto pericolosa questa partita per la Juventus, se non viene interpretata nel modo giusto ti può far pensare certe cose che non sono quelle vere”.

Il concetto, banale, è che “non è tutto oro quel che luccica”. Il discorso, ovviamente, non riguarda certo l’astro nascente Paul Pogba, quanto il rischio che Madama smetta di cercare di migliorarsi continuamente in virtù di un avvio di campionato in cui i numeri parlano di un probabile dominio bianconero durante questa stagione.

I suoi limiti nel reparto offensivo sono evidenti, così come è altrettanto chiaro che nelle competizioni europee risaltano in maniera maggiore rispetto a quando accade in Italia. Alla Juventus, però, va anche dato atto di essere imbattuta da quarantasette incontri consecutivi in serie A. Prima di lei soltanto il Milan di Fabio Capello aveva saputo far meglio. Quello stellare guidato dallo stesso Sacchi si era fermato prima. Nel valutare una singola gara nella sua completezza, forse, è opportuno considerare prima tutti gli elementi.
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martedì 18 settembre 2012

La Juventus riprende il cammino europeo


Ai nastri di partenza dei gironcini della Champions League figura nuovamente il nome della Juventus, una tra le possibili protagoniste della manifestazione.
L'ultima gara di Madama in questo torneo risale all’8 dicembre 2009, allorquando la formazione allenata da Ciro Ferrara aveva subito una sonora sconfitta casalinga ad opera del Bayern Monaco (1-4), dopo aver toccato con mano per qualche istante la possibilità di accedere agli ottavi di finale.

Nella stagione precedente (2008/09) il cammino della Juventus era stato interrotto proprio negli ottavi di finale dal Chelsea, suo prossimo avversario nella partita d’esordio allo "Stamford Bridge" nella serata di mercoledì 19 settembre.
Il sorteggio, all'epoca dei fatti, si era divertito a mettere a confronto le tre squadre italiane rimaste in lizza con altrettanti club inglesi: già detto dei bianconeri, all'Inter era capitato il Manchester United ed alla Roma era toccato l'Arsenal.
Passarono il turno tutte le società provenienti dalla Premier League, sancendo un "sorpasso" di quel campionato sulla serie A ormai acclarato da tempo.

José Mourinho, tecnico dei nerazzurri, nonostante l'addio anticipato al torneo aveva mostrato uno spirito battagliero, sintetizzato nelle dichiarazioni rese alla stampa al termine della gara di ritorno: "Non sono arrabbiato, sono triste. Se vogliono toccare la mia squadra devono prima ammazzarmi. Il complesso, o la paura della Champions, per me non c'è più. Non è un problema psicologico, è un problema calcistico. Ora so cosa bisogna fare per vincere la Champions: ne discuterò con la società, non con voi".

L'anno successivo il portoghese era riuscito effettivamente a conquistare il trofeo, abbandonando l'Inter subito dopo il trionfo del "Santiago Bernabeu" per poi emigrare in Spagna, al Real Madrid.
Lungo il tragitto per arrivare alla finalissima (disputata - guarda caso - contro il Bayern Monaco), la Beneamata aveva estromesso dalla manifestazione anche lo stesso Chelsea.

Chelsea-Juventus, quindi. La prima in classifica nella Premier League contro la capolista della Serie A (in coabitazione con Napoli e Lazio). Per i bianconeri guidati dal duo Conte (in tribuna) e Carrera (sulla panchina) quella della scorsa domenica contro il Genoa è stata la terza vittoria consecutiva in altrettante gare di campionato. La più sofferta sino ad oggi, quella meno attesa alla conclusione dei primi quarantacinque minuti di gioco.

Padroni del campo per un tempo (ed in vantaggio grazie alla rete di Immobile, juventino a metà con il Grifone), i rossoblù hanno sprecato troppe occasioni da rete prima di venire colpiti e affondati dai goals di Giaccherini, Vucinic e Asamoah.
Gli ultimi due, subentrati a partita in corso assieme allo svizzero Lichtsteiner, hanno contribuito in maniera decisiva al risveglio dei bianconeri una volta rientrati sul campo dopo l'intervallo.

La sosta dovuta agli impegni delle varie nazionali, l'attuazione di una massiccia dose di turnover, la condizione fisica non ottimale di alcuni degli elementi presenti nell'undici iniziale, un approccio sbagliato alla partita, il pensiero rivolto all'ormai vicino incontro col Chelsea: queste sono state le cause principali che hanno provocato la prova incolore di Madama nel primo tempo.

Senza dimenticare, naturalmente, l'ottima prova dei padroni di casa, ai quali il vantaggio di misura andava obiettivamente stretto. Nel momento in cui sembrava potessero raccogliere il frutto della loro supremazia, soltanto un grande Buffon - con una parata decisiva su conclusione ravvicinata di Bertolacci – è riuscito ad evitare la seconda rete del Genoa.

Su tutto questo, e altro ancora, i bianconeri avranno modo di riflettere una volta rientrati da Londra.
Adesso è arrivato il momento di chiudere gli occhi ed ascoltare nuovamente la musichetta della Champions League.
Evitando di aspettare la seconda frazione di gioco per tirare fuori il meglio di sé: sarebbe il modo più semplice per complicare l’inizio del nuovo cammino europeo.

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sabato 1 settembre 2012

La rabbia e l'orgoglio della Juventus


Prima il Parma, poi l'Udinese. Il calendario si è divertito a presentare alla Juventus le stesse avversarie che avrebbe dovuto affrontare all'inizio dello scorso campionato, modificando soltanto l'ordine degli incontri. Allora, però, lo slittamento della prima giornata (per le note vicende legate al mancato rinnovo del contratto collettivo) aveva rimandato la trasferta nel Friuli in prossimità delle feste natalizie. L'esordio di Madama in serie A era stato quindi posticipato all'11 settembre 2011, giorno in cui - a Torino - aveva sconfitto i gialloblù con un secco 4-1.

All'epoca si era parlato di un pericolo scampato: l'Udinese, smantellata e ricostruita con nuovi pezzi di ricambio come in ogni stagione, veniva considerata una delle squadre più temibili da fronteggiare. Oltretutto schiumava ancora rabbia, mista a delusione, per l'eliminazione dalla Champions League subita per mano dell'Arsenal.
La vittoria ottenuta dagli uomini di Conte nella seconda giornata contro il Parma aveva portato loro punti, entusiasmo ed una maggiore convinzione nei propri mezzi. In sintesi, si era trattato di un vero e proprio toccasana per una creatura che necessitava di continue certezze per crescere sempre più forte.

A distanza di poco meno di un anno la Juventus affronta il viaggio a Udine col titolo di campione d'Italia in carica, i favori del pronostico ed il vanto di essere imbattuta in campionato dal lontano 15 maggio 2011, data della sconfitta patita allo stadio "Ennio Tardini"- guarda caso - contro il Parma. La squadra di Guidolin, viceversa, dopo aver smantellato un gruppo capace di ottenere un brillante terzo posto in classifica è stata nuovamente eliminata dalla massima competizione europea, questa volta ad opera dello Sporting Braga. Adesso, però, sta convivendo con la paura di non riuscire più a ripetere le imprese del recente passato.

"E' la partita più importante della mia vita", aveva detto lo stesso Guidolin prima della gara di ritorno dei preliminari contro i portoghesi. Il giovane brasiliano Maicosuel, reo di aver fallito il rigore decisivo tentando di imitare i vari Panenka, Pirlo e Totti nell'esercizio del cucchiaio, ha dimostrato di non aver ancora metabolizzato lo spirito che da anni anima il club friulano. Per informazioni bastava chiedere un parere a Giampiero Pinzi, centrocampista di lungo corso: "La nostra forza è la paura di retrocedere. Per questo non molliamo mai un pallone. E' la molla che ci fa arrivare così lontano".

Dimenticare in fretta la gioia per i successi appena ottenuti per cercare di costruirne altri è la ricetta vincente di molte società. Andrea Agnelli, il giorno della presentazione delle divise per l’attuale stagione, lo aveva dichiarato a chiare lettere: "Siamo consapevoli che ora si torna ai blocchi di partenza, si riparte da zero, ma si è acquisita la consapevolezza di come si vince". Aggiungendo, poi: "L’anno scorso è stato indimenticabile. È stato lo scudetto della rabbia, per quello che ci è accaduto, e dell’orgoglio, per ciò che siamo tornati ad essere".

Rabbia e orgoglio, gli stessi sentimenti manifestati da Antonio Conte a più riprese nel corso di un’estate che per lui non è stata semplicemente calda, bensì bollente. In merito alle trattative utili a puntellare e rinforzare la rosa a disposizione sua e di Carrera lo scorso 16 luglio il tecnico era stato sibillino: “Sono contento del mercato, ma c’è ancora qualcosa da fare. L’anno scorso feci la battuta sul ‘bass player’. Adesso vi dico che il ‘top player’ deve essere tale non a livello economico ma calcistico, come Vidal nel 2011. E sappiamo che quando non ci sono soldi vincono le idee”.

Ora che le luci sulla sessione estiva del calciomercato si sono spente, a Torino è sbarcato Nicklas Bendtner. Leggendo le critiche che hanno accompagnato il mancato acquisto di un giocatore dall’elevato spessore tecnico nel reparto offensivo della Juventus tornano alla memoria le parole pronunciate, poco meno di due mesi or sono, dal presidente Agnelli: “Il top player? Ci stiamo comportando coerentemente con le esigenze della squadra, valuteremo strada facendo. Io aspetto di sentire da voi che con la squadra che abbiamo usciremo dalla fase a gironi della Champions League...”.

A proposito di Champions League: la prima gara che sancirà il ritorno della Vecchia Signora nella massima competizione continentale la vedrà opposta al Chelsea, il club detentore del trofeo. Ieri il club inglese è stato sconfitto nella finale di Supercoppa Europea dall’Atletico Madrid, spinto da un monumentale Falcao, autore di una tripletta nel 4-1 conclusivo. Un fuoriclasse, il colombiano. Di quelli veri.

Comunque sia, ci sarà tempo per pensare all’Europa. Alla Juventus, adesso, spetta il compito di concentrarsi sulla trasferta di Udine, evitando di compiere l’errore di sottovalutare un avversario in evidente difficoltà.
La palla, ora, passa in mano a Conte e Carrera.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com
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