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giovedì 11 aprile 2013

La Juventus deve ancora crescere

Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Barcellona e Real Madrid. La Champions League è diventata ormai una questione tra tedeschi e spagnoli. Con i club inglesi fuori dai giochi sin dagli ottavi di finale e la Francia spinta in alto unicamente dal Paris Saint-Germain, nella nobiltà europea del calcio soltanto l’Italia avrebbe potuto realmente sperare di portare una sua squadra sino alle semifinali del torneo. Ma per la Juventus non c’è stato nulla da fare.

I bianconeri hanno perso nuovamente 2-0 contro il Bayern Monaco, questa volta a Torino e nonostante l’appoggio di un pubblico straordinario. Sono stati eliminati da una formazione più forte, senza “se” e “ma” che possano addurre a scusanti di qualsiasi genere. Jurgen Kohler, l’ex giocatore che nel corso della propria carriera ha militato in entrambi i club, nei momenti precedenti l’incontro aveva mostrato qualche dubbio in merito alla possibilità per i padroni di casa di ribaltare il risultato della gara di andata: “Di solito in situazioni di svantaggio come quella della Juve conta molto la prestazione degli attaccanti, ma credo che la Juventus abbia un attacco ottimo per il campionato, mentre a livello internazionale servirebbe qualcosa in più”.

In poche parole è riuscito a sintetizzare uno degli elementi che differenzia un’ottima squadra, come quella juventina, da una grandissima. Il Bayern Monaco è una di queste. Antonio Conte, dopo aver reso onore ai vincitori, nella sua analisi successiva alla sconfitta si è spinto oltre, sino ad arrivare alla radice del problema: “Il braccino all'andata? Ti viene anche per merito degli avversari. Il Bayern è forte non solo nella qualità dei singoli, loro anche pressati ti saltano e ti creano la superiorità”.

Il desiderio dell’ambiente bianconero di ribaltare il pronostico sfavorevole è stato pari alla voglia di tornare ad essere subito protagonista in Europa. Ma aver vinto uno scudetto in Italia e gettato le basi per la conferma del trionfo dello scorso anno, in realtà, rappresentano un punto di partenza, non di arrivo. Lo stesso Conte, in proposito, è stato chiaro: “Noi siamo neofiti da un certo punto di vista, avevamo tanti giocatori all'esordio in Champions League e siamo arrivati ai quarti di finale. Adesso sappiamo che c'è una strada lunga e dura da percorrere. Ma così si tengono i piedi per terra”.

In pochi mesi la Juventus è passata dall’accumulare fallimenti a mostrare evidenti segnali di crescita in tutti i settori del club. Adesso che ha raggiunto nuovamente l’élite del calcio europeo è attesa dal compito più arduo: salire gli ultimi gradini (forse sarebbe più appropriato definirli gradoni) per arrivare al successo. Per farlo occorrono tempo, pazienza, spirito di sacrificio ed investimenti economici.
Il percorso, comunque, è stato tracciato.

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domenica 7 aprile 2013

Juventus all'assalto del Bayern


Il Bayern Monaco ha vinto la Bundesliga. C’era da aspettarselo, visto l’enorme vantaggio maturato in classifica sulle dirette rivali nel corso della stagione. Sino a pochi giorni fa restava soltanto un piccolo dubbio, legato al momento esatto in cui sarebbe riuscito ad aggiudicarsi matematicamente la Meisterschale. Lo ha fatto nel minor tempo possibile, arrivando al traguardo il 6 aprile (evento mai accaduto prima da quelle parti).

E’ la quinta volta negli ultimi dieci anni che i bavaresi conquistano il titolo nazionale. Il Werder Brema, lo Stoccarda, il Wolfsburg ed il Borussia Dormund (in due occasioni) sono stati gli unici club in grado di impedire che il predominio del Bayern Monaco diventasse una vera e propria dittatura. Certo, pensando alla marcia inarrestabile imposta dal gruppo di Heynckes viene spontaneo domandarsi cosa riuscirà ad aggiungere Guardiola dal momento del primo contatto con la sua nuova realtà, che avverrà in Italia dalle parti di Riva del Garda (dal 4 luglio).

Ora, però, la concentrazione dei neo campioni di Germania sarà rivolta esclusivamente alla Champions League ed alla coppa nazionale. Con ogni probabilità proprio in Europa si dovrebbero notare le maggiori novità che verranno apportate dall’ex tecnico del Barcellona. A lui spetterà il compito di riportare il massimo titolo continentale nella bacheca dei bavaresi, conquistato per l’ultima volta nel 2001 dopo averlo vinto in tre edizioni consecutive dal 1974 al 1976. A meno che, ovviamente, non riescano ad aggiudicarselo già in questa stagione.

Mercoledì prossimo dovranno difendere, nel caso in cui non dovessero aumentarlo, il vantaggio di due reti maturato nella gara di andata dei quarti di finale contro la Juventus. La quale, dal canto suo, è ad un passo dal replicare la vittoria in serie A maturata la scorsa stagione. Dopo la partita disputata all’Allianz Arena in pochi sembravano avere dubbi sull’esito del doppio confronto tra le due squadre. Uno di questi era Bastian Schweinsteiger: “E' un buon risultato, ma non sarà facile perché gli italiani usano tattiche molto interessanti. Il mio istinto mi dice che avremmo dovuto segnare un altro gol, ma abbiamo fatto benissimo a non subirne”.

Con il trascorrere dei giorni nel mondo bianconero lo scoramento ha lasciato via via spazio alla fiducia. Più che di rimonta in casa bianconera si parla di “sogno da continuare”. Stavolta Conte non ha chiesto l’aiuto del pubblico invocando semplicemente una “bolgia”, bensì ha raddoppiato la richiesta di sostegno invocando una “bolgia-bolgia”. Il Pescara, vittima sacrificale di Madama nell’anticipo della trentunesima giornata della serie A, ha impedito che la Juventus potesse passeggiare tranquillamente sui suoi resti per aggiudicarsi altri tre punti indispensabili per vivere con serenità i giorni che precedono il match contro i bavaresi.

La Vecchia Signora ha vinto, sì, per 2-1, ma non è stato facile. Il fato sembrava averle combinato un brutto scherzo, riproponendole una gara simile a quella persa in casa contro la Sampdoria nel giorno dell’Epifania. Oppure, per essere più chiari, una di quelle partite in cui i bianconeri dominano, sprecano il possibile e l’impossibile per poi restare a mani vuote al fischio finale.

La vittoria porta il nome di Vucinic, il talento montenegrino che potrebbe risultare decisivo anche nella prossima gara di coppa. Comunque andrà a finire, è sempre più chiaro che la Juventus non potrà continuare a progettare ogni estate reparti offensivi nei quali non vengono arruolati cecchini d’area di rigore. Il problema non è il lavoro che Conte chiede alle punte anche in fase di copertura, quello è l’alibi per giustificare le poche realizzazioni degli attaccanti.

La realtà dei fatti è che ci vogliono dei fuoriclasse là davanti per chiudere subito certe pratiche senza dover bersagliare di tiri i portieri avversari. Premesso che chi scrive non trova di buon gusto applicare certi concetti allo sport, ma quando lo stesso Vucinic afferma che contro il “Bayern Monaco dovrà essere una guerra, si va a fare la guerra”, verrebbe spontaneo domandargli se al suo fianco avrebbe piacere ci fosse un cecchino infallibile.
In quel caso la sua truppa potrebbe vincere senza dover sparare in continuazione a vuoto. Lui compreso. A Conte, forse, un’eventualità simile non dispiacerebbe.

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giovedì 4 aprile 2013

La Juve e la rimonta possibile


Anni fa Sir Alex Ferguson aveva rivelato uno dei segreti che si celavano dietro i successi dei Red Devils: "La Juventus è stata un esempio per il mio Manchester United. Facevo vedere ai miei giocatori le videocassette della squadra di Lippi e dicevo: non guardate la tattica o la tecnica, quella ce l’abbiamo anche noi, voi dovete imparare ad avere quella voglia di vincere". Tra i giocatori bianconeri figurava anche il nome di Antonio Conte, il tecnico che i sostenitori della Vecchia Signora si augurano possa sposare la causa juventina così come ha fatto il santone scozzese con il suo club.

Ora Conte, appese le scarpette al chiodo, si trova dall'altra parte della barricata. Su questo argomento aveva già espresso il proprio pensiero nei momenti che hanno preceduto il match disputato contro il Bayern Monaco: "Questo quarto di finale ce lo siamo meritato, lo giocheremo con gioia ed entusiasmo, non veniamo qui come vittime sacrificali ma portando il nostro calcio, le nostre idee, anche per capire quanto ci manca in Europa per arrivare a competere con i top club".

Ad onor del vero è dall'inizio della propria avventura in Champions League che Madama annusa gli avversari di turno per avere un'idea di cosa l'aspetterà di volta in volta. Si tratta di un atteggiamento comprensibile, quasi doveroso per un gruppo che in Italia ha accumulato settimi posti e fallimenti in serie prima di conquistare uno scudetto senza perdere neanche una partita. A proposito di sconfitte: con quella patita all'Allianz Arena la Vecchia Signora ha visto terminare anche la sua imbattibilità in campo europeo, maturata ai tempi di Delneri. Per non parlare di quella di Buffon, che da 490' non subiva reti in Europa salvo poi venire trafitto dal tiro scagliato da Alaba dopo pochissimi secondi di gioco.

La squadra più forte della Germania ha quindi vinto, in modo netto, contro la formazione che in Italia si sta avviando alla conquista del secondo tricolore consecutivo. Talmente netto che a qualche addetto ai lavori sembra aver dimenticato che gli scontri di andata e ritorno sono composti da due partite, per un totale di centottanta minuti di gioco. Esclusi gli eventuali tempi supplementari. L'ultima volta nella quale la Juventus era approdata ai quarti di finale della Champions League era uscita dalla manifestazione per mano dell'Arsenal (2005/06). Tra i bianconeri abbondavano i fuoriclasse, qualcuno di loro logicamente (e puntualmente) veniva confinato in panchina. Ciononostante Madama perse 2-0 in trasferta, senza poi riuscire a realizzare alcun gol nella successiva gara disputata al "Delle Alpi". L'anno precedente la Vecchia Signora era stata eliminata, sempre ai quarti, da un'altra squadra inglese (il Liverpool).

Questa Juventus, più povera di classe ed esperienza rispetto alla sua antenata, oggi come allora domina in Italia ma non riesce ad imporsi fuori dai confini dello Stivale. Non per questo, però, dev'essere bocciata di fronte al suo primo vero e proprio passo falso. I commenti successivi alla sconfitta subita contro il Bayern Monaco ricalcano, in parte, quelli che seguirono il pareggio interno ottenuto contro lo Shakhtar Donetsk (2/10/2012). Come sostiene Conte rimontare i tedeschi il prossimo 10 aprile "sarà veramente molto, ma molto difficile". Ma non impossibile. Comunque sia, mentre in serie A il tecnico è riuscito a raccogliere immediatamente i frutti di quanto ha seminato, affinché accada la stessa cosa in Champions League occorre necessariamente più tempo. E pazienza. 

La società bianconera, però, dovrà assecondare realmente le esigenze del proprio allenatore, prendendo come esempio da imitare la gestione societaria messa in atto dal club bavarese: non appagato per quanto di buono ha fatto sino ad oggi si è già assicurato la guida tecnica di Guardiola a partire dal prossimo 1° luglio. Intorno alla Juventus, invece, girano voci – smentite - circa la possibilità di cedere un campione del calibro di Vidal per investire il ricavato nell'acquisto di un forte attaccante. Un potenziale sostituto del cileno, d'altronde, Madama lo avrebbe già in casa (Pogba). Considerando il fatto che Robben ha iniziato la partita contro i bianconeri seduto in panchina, questo rende l'idea di cosa non dovrebbe fare la Vecchia Signora se ha davvero l'intenzione di sollevare qualche trofeo anche in Europa.

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venerdì 15 marzo 2013

Il Bayern sulla strada della Juventus

Il sorteggio avvenuto a Nyon (Svizzera) ha stabilito che il prossimo avversario della Juventus nell’attuale edizione della Champions League sarà il Bayern Monaco di Jupp Heynckes. Se la fortuna aveva strizzato l’occhio a Madama in occasione degli ottavi di finale, riservandole i modesti scozzesi del Celtic, non si può dire altrettanto per quanto accaduto nel turno successivo.

Preso atto dell’accoppiamento, Antonio Conte non ha mostrato alcun segnale di paura: “Stiamo coltivando un sogno e vogliamo vivere fino alla fine questa esperienza. L'anno scorso abbiamo assistito alla Champions dal divano di casa nostra. Quest'anno siamo tornati a recitare un ruolo da protagonisti”.

Dopo aver estromesso dalla manifestazione il Chelsea detentore del titolo nella fase a gironi, la Vecchia Signora si troverà ora a dover fronteggiare l’altra finalista della scorsa edizione. L’ultimo appuntamento, come noto, era stato fissato proprio nella casa dei bavaresi (19 maggio 2012).

Del club tedesco si è parlato molto negli ultimi tempi, dato che lo scorso 16 gennaio fu ufficializzato l’accordo con Josep Guardiola come futuro tecnico della società. Heynckes, quindi, il 30 giugno lascerà il posto allo spagnolo, nella speranza di aggiungere qualche altro trofeo ad una bacheca che già oggi ne è stracolma. L’allenatore tedesco in passato ha giocato un brutto scherzo alla Juventus, soffiandole la Champions League alla guida del Real Madrid nella finalissima giocata ad Amsterdam il 20 maggio 1998.

Quella sera Antonio Conte, in maglia bianconera agli ordini di Marcello Lippi, era subentrato a Didier Deschamps (attuale c.t. della Francia) al 32’ della ripresa. Il Bayern Monaco ha completato da tempo lo stesso percorso che la Vecchia Signora ha intrapreso da poco: il bilancio del club è sano, non ha problemi di spesa sul mercato, sul campo è talmente competitivo da trovarsi spesso e volentieri nella condizione di poter vincere in ogni manifestazione alla quale partecipa.

Se il campionato è diventato una pura formalità (alle soglie della ventiseiesima giornata ha accumulato venti punti di vantaggio in classifica sul Borussia Dortmund), nella coppa nazionale si è qualificata per le semifinali, dove affronterà il Wolfsburg il prossimo 17 aprile.

In Europa il Bayern Monaco è arrivato ai quarti di finale dopo aver travolto l’Arsenal in trasferta per 3-1 ed aver successivamente rischiato, nella gara di ritorno, una clamorosa disfatta (0-2). Quest’anno la squadra di Heynckes aveva sempre vinto in casa (dieci partite su dieci). In quella sconfitta, capitata nel momento opportuno, ha mostrato una sua versione diversa da quella formazione schiacciasassi che si era guadagnata con pieno merito il titolo di favorita del torneo assieme al Barcellona.

L’ultima occasione nella quale i bavaresi hanno incontrato la Juventus risale all’8 dicembre 2009, quando vinsero per 4-1. Si giocava allo stadio “Olimpico” di Torino, lontano parente del vecchio (e caro) “Comunale” e tutt’altra cosa rispetto all’attuale “Juventus Stadium”.
Lì, il prossimo 10 aprile, si disputerà la gara di ritorno di un doppio confronto dall’esito tutt’altro che scontato.

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venerdì 1 febbraio 2013

La Juve torna al punto di partenza

 
Nella scorsa stagione il mantra ripetuto sino alla nausea da Antonio Conte recitava, più o meno, queste parole: "Ricordiamoci da dove siamo partiti". Già, ma da dov'era partita la Juventus? Il suo viaggio era ripreso dopo il terremoto calcistico provocato dagli eventi di Calciopoli, ed era diventato ancor più complicato a causa delle scelte operate dal club nel periodo immediatamente successivo l'estate del 2006. Molte delle quali, col trascorrere del tempo, si sono rivelate sbagliate.
 
Poi è arrivata la svolta positiva, coincisa con l'insediamento a Torino del tecnico leccese e di alcuni giocatori che hanno contribuito alla sua rinascita. Conquistato lo scudetto al primo tentativo, il mondo juventino aveva coltivato per qualche giorno la speranza di aggiungere in bacheca anche una Coppa Italia. Oltre agli effetti pratici, l'impresa avrebbe provocato non pochi sussulti al cuore dei sostenitori di Madama: in caso di successo nella finalissima contro il Napoli - infatti - la Juventus avrebbe ripetuto l'impresa già compiuta nella stagione 1994/95, all'epoca in cui Marcello Lippi era stato ingaggiato dalla Triade.
 
Svanito questo sogno, una volta conquistata la Supercoppa Italiana è iniziato l'attuale campionato, con il pronostico degli esperti del settore che aveva il sapore di un verdetto: Juventus favorita, così tanto da non trovare una vera e propria rivale nella corsa al titolo. A questo punto bisognava soltanto capire sino a dove si sarebbe potuta spingere in Europa, fermo restando che sembrava scontata la sua partecipazione ad un'altra finale di Coppa Italia.
 
La realtà dei fatti, invece, le ha presentato uno scenario ben diverso: raggiunti brillantemente gli ottavi di finale della Champions League, il mese di gennaio del 2013 ha poi riservato a Madama alcune brutte sorprese. Tra queste c'è stata la precoce eliminazione dalla coppa nazionale ad opera della Lazio. Poteva succedere, ed è successo. Non si tratta certamente del primo episodio: negli ultimi diciannove anni, proprio partendo dal 1995 ad oggi, la Juventus ha vinto soltanto una volta la Coppa Italia, raggiungendo la finalissima in altre tre edizioni. Non stiamo parlando di un bilancio di cui andare fieri, ma serve a capire come la mancata qualificazione all'appuntamento decisivo del prossimo maggio (contro Roma o Inter) non deve essere vissuto dai bianconeri come un dramma.
 
Resta da capire se la Vecchia Signora, ripresa confidenza con l'abitudine alla vittoria, riuscirà a scrollarsi subito di dosso la delusione per una sconfitta che poteva essere tranquillamente evitata. Oltre a valutazioni arbitrali quantomeno discutibili, pesano gli errori di ingenuità compiuti in difesa e le occasioni mancate da Giovinco e Marchisio per segnare un'altra rete negli ultimi spiccioli di gara. Proprio i due giovani, prodotti del vivaio juventino, erano stati gli eroi del derby giocato contro i granata lo scorso 1° dicembre. Trascorsi quasi due mesi da quel momento, ora sono stati additati tra i principali responsabili della disfatta di Roma.
 
La bellezza del calcio risiede anche, e soprattutto, nella sua imprevedibilità. Uno degli esempi più calzanti, in questo senso, è rappresentato dalla finale di Champions League disputata il 26 maggio 1999 a Barcellona tra Manchester United e Bayern Monaco. In quella partita gli inglesi si resero protagonisti di un'eccezionale rimonta: sotto di una rete (Basler), ne segnarono due a tempo ormai scaduto (Sheringham al 91' e Solskjaer al 94'), portandosi a casa il prestigioso trofeo. Il calo di concentrazione di una squadra aveva agevolato la vittoria dell'altra.
 
Tornando alla Juventus, l'eliminazione nella Coppa Italia è scaturita da una serie di errori, tra i quali vi è stata la noncuranza di alcuni particolari importantissimi nei momenti fondamentali del match. Si tratta di disattenzioni che possono costare caro in termini di risultati. Nel mese di gennaio appena concluso non era la prima volta che accadeva. A Conte spetta il compito di porvi rimedio, magari ripartendo dal mantra usato lo scorso anno: "Ricordiamoci da dove siamo partiti".
Qualcuno deve averlo dimenticato.
 
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martedì 18 settembre 2012

La Juventus riprende il cammino europeo


Ai nastri di partenza dei gironcini della Champions League figura nuovamente il nome della Juventus, una tra le possibili protagoniste della manifestazione.
L'ultima gara di Madama in questo torneo risale all’8 dicembre 2009, allorquando la formazione allenata da Ciro Ferrara aveva subito una sonora sconfitta casalinga ad opera del Bayern Monaco (1-4), dopo aver toccato con mano per qualche istante la possibilità di accedere agli ottavi di finale.

Nella stagione precedente (2008/09) il cammino della Juventus era stato interrotto proprio negli ottavi di finale dal Chelsea, suo prossimo avversario nella partita d’esordio allo "Stamford Bridge" nella serata di mercoledì 19 settembre.
Il sorteggio, all'epoca dei fatti, si era divertito a mettere a confronto le tre squadre italiane rimaste in lizza con altrettanti club inglesi: già detto dei bianconeri, all'Inter era capitato il Manchester United ed alla Roma era toccato l'Arsenal.
Passarono il turno tutte le società provenienti dalla Premier League, sancendo un "sorpasso" di quel campionato sulla serie A ormai acclarato da tempo.

José Mourinho, tecnico dei nerazzurri, nonostante l'addio anticipato al torneo aveva mostrato uno spirito battagliero, sintetizzato nelle dichiarazioni rese alla stampa al termine della gara di ritorno: "Non sono arrabbiato, sono triste. Se vogliono toccare la mia squadra devono prima ammazzarmi. Il complesso, o la paura della Champions, per me non c'è più. Non è un problema psicologico, è un problema calcistico. Ora so cosa bisogna fare per vincere la Champions: ne discuterò con la società, non con voi".

L'anno successivo il portoghese era riuscito effettivamente a conquistare il trofeo, abbandonando l'Inter subito dopo il trionfo del "Santiago Bernabeu" per poi emigrare in Spagna, al Real Madrid.
Lungo il tragitto per arrivare alla finalissima (disputata - guarda caso - contro il Bayern Monaco), la Beneamata aveva estromesso dalla manifestazione anche lo stesso Chelsea.

Chelsea-Juventus, quindi. La prima in classifica nella Premier League contro la capolista della Serie A (in coabitazione con Napoli e Lazio). Per i bianconeri guidati dal duo Conte (in tribuna) e Carrera (sulla panchina) quella della scorsa domenica contro il Genoa è stata la terza vittoria consecutiva in altrettante gare di campionato. La più sofferta sino ad oggi, quella meno attesa alla conclusione dei primi quarantacinque minuti di gioco.

Padroni del campo per un tempo (ed in vantaggio grazie alla rete di Immobile, juventino a metà con il Grifone), i rossoblù hanno sprecato troppe occasioni da rete prima di venire colpiti e affondati dai goals di Giaccherini, Vucinic e Asamoah.
Gli ultimi due, subentrati a partita in corso assieme allo svizzero Lichtsteiner, hanno contribuito in maniera decisiva al risveglio dei bianconeri una volta rientrati sul campo dopo l'intervallo.

La sosta dovuta agli impegni delle varie nazionali, l'attuazione di una massiccia dose di turnover, la condizione fisica non ottimale di alcuni degli elementi presenti nell'undici iniziale, un approccio sbagliato alla partita, il pensiero rivolto all'ormai vicino incontro col Chelsea: queste sono state le cause principali che hanno provocato la prova incolore di Madama nel primo tempo.

Senza dimenticare, naturalmente, l'ottima prova dei padroni di casa, ai quali il vantaggio di misura andava obiettivamente stretto. Nel momento in cui sembrava potessero raccogliere il frutto della loro supremazia, soltanto un grande Buffon - con una parata decisiva su conclusione ravvicinata di Bertolacci – è riuscito ad evitare la seconda rete del Genoa.

Su tutto questo, e altro ancora, i bianconeri avranno modo di riflettere una volta rientrati da Londra.
Adesso è arrivato il momento di chiudere gli occhi ed ascoltare nuovamente la musichetta della Champions League.
Evitando di aspettare la seconda frazione di gioco per tirare fuori il meglio di sé: sarebbe il modo più semplice per complicare l’inizio del nuovo cammino europeo.

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martedì 19 gennaio 2010

Nel marasma generale, un pò di nostalgia dei metodi del Trap....

Questo brutto campo ci ha penalizzato.
Avevamo molte assenze.
Fiducia in Ferrara? Galliani ha spiegato come il Milan è venuto fuori dalla crisi, ossia attraverso la fiducia e la compattezza del gruppo. Questo è quello che cercheremo di fare anche noi.
In fondo quella di questo periodo non è la vera Juve. La vera Juve è quella di inizio campionato, quando nelle prime partite eravamo in testa alla classifica.


Questo è un piccolo sunto delle dichiarazioni di Bettega, dopo la sconfitta con il Chievo.
Oh mamma, non mi si starà blanchesizzando anche Bobbygol?
Preferisco stendere un pietoso velo sulle prime due considerazioni, visto che già prima della partita avevo qui scritto che le assenze non sarebbero potute diventare una scusa in caso di sconfitta.
Parliamo quindi della frase riferita alla conferma di Ferrara. La decisione è stata presa, d’accordo o non d’accordo è una decisione, e come tale va rispettata.
Tante possono essere le motivazioni: ritroviamo lo stile Juve; si crede veramente in Ferrara; un cambio sarebbe troppo oneroso; nessuna alternativa convince; c’è già un accordo con un nuovo tecnico per il prossimo giugno; etc.
Non è questo il luogo per individuarle, qui è il riferimento al Milan che non convince.
Il Milan ha come noi cambiato allenatore, ha fatto a meno di due pezzi da novanta come Maldini e Kakà, ha dovuto rigenerare Ronaldinho e assimilando nuovi schemi ha cercato di trovare un proprio modo di giocare. Certo non la si può definire una grande squadra, ed ha impiegato un po’ di tempo ad ingranare – forse anche di più di quello che ci si aspettasse – ma poi ha trovato una propria identità.
Insomma quello che successe anche al Cagliari lo scorso anno, dopo un avvio disastroso. Ci si conosce un po’, si studia, si prova, si oliano i meccanismi e “successivamente” si diventa una squadra. Non il contrario. E se una squadra non riesce neppure a fare 3 passaggi consecutivi dopo ben 6 mesi, forse c’è poco da trovare la compattezza. Io smetto di essere speranzosa, e penso che ci sia qualcosa che non va. (Ma questo credo che Bettega faccia solo finta di non saperlo.)
Altro punto. E’ vero siamo stati anche primi in classifica. Si all’inizio, quando c’è sempre un outsider che parte a razzo e nelle prime 4/5 giornate fa sognare i propri tifosi e poi, alla fine del girone d’andata, naviga intorno all’ottavo/decimo posto. C’è stato l’anno dell’Atalanta, quello del Chievo, quello dell’Udinese. Questo è stato l’anno della Sampdoria ….e della Juve!
E poi, visto che Bettega ci tiene a dire che il calcio non si vede con i numeri ma con gli occhi, andiamo a rivederla quella Juve vera, quella vincente.
A parte i pareggi: incolore con la Fiorentina e buono con il Genoa, l’unica vittoria convincente, è quella con la Sampdoria. Passando però per Palermo, dove avevamo già visto le avvisaglie di quella Juve che abbiamo tutti sotto gli occhi ora.
Nelle altre gare, quelle con il Chievo, la Lazio, il Livorno, il Bologna (anche qui pari!) ed il Siena è Buffon a salvare letteralmente il risultato. Si dice che sia un portiere che da solo fa 15-20 punti a stagione. Quest’anno ha completato il bonus già nelle prime dieci giornate.
E’ vero, con la Roma (in disarmo, alla vigilia delle dimissioni di Spalletti) abbiamo giocato abbastanza bene, ma non dimentichiamo che sempre Buffon appena prima della fine del primo tempo ha fermato Totti già sicuro del 2-1, e quest’anno andando sotto di un gol, non abbiamo mai – mai! - vinto una partita.
Insomma una Juve che avrà pure fatto un po’ di punti, ma non ha mai convinto.
Certo Ferrara non è il (solo) problema, anche i giocatori hanno i loro torti ….e allora che nostalgia del vecchio Trap, lui si che sarebbe stato in grado di trattarli tutti come uno Strunz qualsiasi e farli rigare dritti.


Questo articolo è di Roberta. Tutti gli altri, li puoi trovare nella sua rubrica Una signora in bianconero