Il
25 maggio del 2007, esattamente sei anni fa, Didier Deschamps comunicava alla Vecchia Signora di voler
interrompere il rapporto subito dopo averla riportata in serie A. Lo aveva
fatto a testa alta, affrontando una situazione delicata con lo stesso spirito
battagliero che aveva contraddistinto le altre esperienze da lui vissute nelle
vesti sia di calciatore che di allenatore. Sarebbe rimasto in sella, anzi, in
panchina, ancora per una gara, quella disputata contro il Mantova allo stadio
"Olimpico" di Torino il giorno immediatamente successivo. Al termine
della partita non aveva ceduto di fronte alle incessanti richieste dei tifosi
bianconeri che reclamavano a gran voce un suo saluto direttamente sotto la
curva nella quale erano assiepati. Se avesse deciso di accontentarli con ogni
probabilità si sarebbe preso una gustosa rivincita nei confronti di alcuni
dirigenti del club con i quali non erano certo mancati gli argomenti di
discussione.
A tal proposito, giusto per rinfrescare la memoria, basta
riportare il contenuto di un'intervista rilasciata dallo stesso Deschamps
nell'ottobre del 2010, in
occasione di una sua comparsata sul luogo del delitto nella veste di
commentatore per 'Canal Plus'. Dopo essere stato acclamato dai sostenitori di
Madama ed aver ricevuto gli onori di casa dell'allora plenipotenziario
juventino Jean-Claude Blanc,
dichiarò: "Ho fatto male a lasciare la Juve. Ho dato le dimissioni perché la situazione
in società era difficile, avevamo divergenze di mercato. Invece che sette
giocatori mediocri ne chiedevo tre buoni".
La
sua non era stata, infatti, una decisione semplice, così come aveva avuto modo
di spiegare nelle ore che avevano preceduto l'ufficialità della risoluzione
consensuale del contratto allora in essere con la Juventus: "Come mi
sento? Come una persona che è venuta qua accettando un incarico pieno di
difficoltà. Ho fatto una scelta umana perché volevo restituire a questa società
quello che mi aveva dato da giocatore. La mia speranza è quella di poter
allenare questa squadra anche in A, ma dopo l’incontro con Blanc non è cambiato
nulla. Non sono uno facile con cui trattare, ho le mie qualità e i miei
difetti, le mie idee e i miei valori e vado avanti così".
A queste parole
ne seguirono in rapida successione altre che preannunciavano l'ormai imminente
addio dalla società bianconera: "Senza la firma su un contratto a lungo
termine mi sento in una situazione particolare. Ma la realtà di oggi è questa.
Non entro nei dettagli del colloquio con Blanc, tuttavia abbiamo parlato di
questa mia vicenda anomala. Il dialogo non manca, sarebbe grave se non ci fosse
neppure quello. La società ha un anno di esperienza in più, è lei che decide e
l'allenatore si adatta".
L'attuale c.t. della Nazionale francese non era
certo un tecnico alle prime armi, visto che aveva già raggiunto la finale di
Champions League nel 2004 alla guida del Monaco, sconfitto poi dal Porto di
Mourinho. Era stato in grado di intuire in anticipo che nei programmi del club
il suo ruolo non era (e non sarebbe stato) di centrale importanza come avrebbe
sperato in cuor suo. L'arrivo ormai dato per scontato sotto la Mole di Vincenzo Iaquinta, attaccante poco gradito all'allenatore, era la
riprova di quanto appena scritto. Tolto il disturbo si era levato qualche
sassolino dalla scarpa: "Il problema non era che io volevo decidere tutto:
sono state tante cose a spingermi alle dimissioni. Volevo sapere come ci si
sarebbe organizzati per la prossima stagione, che sarà molto difficile perché
sulla Juve c’è tanta attesa. E poi un allenatore ha bisogno di lavorare in un
clima sereno. Sono orgoglioso di aver riportato la Juve in A, ma resto convinto
d’aver fatto la cosa giusta".
Pur
di guidare una squadra come la
Juventus in molti sarebbero disposti a fare qualche
sacrificio, così come aveva candidamente ammesso Antonio Conte alla fine di quella tormentata stagione calcistica:
"Io allenatore dei bianconeri con Lippi dt? Accetterei senza nessun
problema, nel rispetto dei propri ruoli. Comunque io adesso penso al mio
Arezzo, vorrei completare questa rimonta che ha dell'incredibile".
A
Conte l’impresa non riuscì, anche per “colpa” di una sconfitta di Madama
all’ultima giornata del campionato cadetto. Per lui e per Deschamps, però, era
soltanto una questione di tempo: i successi non sarebbero tardati ad arrivare.












