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mercoledì 20 marzo 2013

Intervista a Carlo Nesti


Carlo Nesti, noto giornalista e scrittore, ha concesso in esclusiva un’intervista a “Pagina” in cui parla del presente del calcio italiano, campionato e Champions League, e del proprio passato...

Parlando di Ibrahimovic e del suo desiderio di riportarlo alla Juventus, Pavel Nedved ha recentemente stuzzicato la fantasia di molti tifosi bianconeri in tema di calciomercato. Crede sia realmente possibile un ritorno dello svedese in maglia juventina, ovviamente attraverso la regia dell'ormai celebre Mino Raiola?
Il punto è proprio questo, nel senso che si tratterà di vedere se in sede di mercato, alla fine del campionato, sarà ancora salda la posizione della coppia Marotta-Paratici oppure se prenderà prestigio, potere o comunque una maggiore importanza un’altra coppia, formata da Nedved (che opera già in società) e dallo stesso Raiola (esternamente). I due sono legati da grande amicizia dato che il secondo, come noto, è stato per anni il procuratore del ceco. Dico questo considerando scontato, ovviamente, che Raiola non entrerebbe mai all’interno del club, ma agirebbe soltanto nella veste di “consulente esterno”. Credo che gli equilibri non cambieranno, e immagino che verrà concessa a Marotta e Paratici una giusta fiducia. Ancor più meritata se dovesse arrivare un altro scudetto, e indipendentemente dall’esito del cammino dei bianconeri in Champions League. Di conseguenza direi che Ibrahimovic, come assicurato recentemente dallo stesso Marotta, non arriverà. 

Il vantaggio di nove punti accumulato dalla Juventus sul Napoli mette la Vecchia Signora in una posizione di relativa tranquillità in vista della conclusione dell'attuale campionato. A suo modo di vedere la lotta per la piazza d'onore della serie A riguarderà esclusivamente la squadra di Mazzarri ed il Milan?
La concorrenza non manca, visto che ci sono altre squadre che indubbiamente hanno credenziali maggiori rispetto a quanto mostrato nel recente passato. Mi riferisco alla Roma, che va molto meglio col nuovo allenatore piuttosto che con Zeman, e alla Fiorentina, che ha superato un momento delicato ed è tornata ad esprimersi ad alto livello. Però io credo che il duello per il secondo posto effettivamente sarà ristretto a Milan e Napoli. E penso che i rossoneri abbiano ottime possibilità di spuntarla. 

Antonio Conte ha assicurato di voler restare alla Juventus anche per la prossima stagione. Ritiene possibile anche per lui un rapporto duraturo con il club bianconero come quello che si è instaurato in Inghilterra tra sir Alex Ferguson ed il Manchester United?
Nonostante la dichiarazione promettente di Conte, temo che le abitudini del nostro calcio non glielo consentano. Ne sarei felice, tra l’altro sarebbe anche la prima volta nella storia del campionato italiano. 

Quindi…
Quindi non credo che Conte resterà tantissimo alla Juve. Direi che ci sarà sicuramente anche nella prossima stagione, però non penso che potrà andare oltre i tre, massimo quattro anni. Che non saranno mai paragonabili quantitativamente a quelli di Ferguson, così come alla totalità dei periodi diversi rispettivamente di Trapattoni e di Lippi. Questa d’altronde è un’epoca in cui si brucia tutto molto in fretta, non soltanto nel calcio. 

In Italia, ultimamente, sono venuti alla ribalta giovani calciatori dal sicuro avvenire. Per citare due esempi indicativi in tal senso basta fare i nomi di Pogba ed El Shaarawy. Tra quelli meno reclamizzati, invece, le viene in mente il nome di qualcun altro in grado di seguire le orme dei coetanei più famosi?
In questo particolare periodo è fortunatamente più difficile individuare dei nomi, anche perché nel recente passato i pochi giovani in circolazione facevano un’anticamera troppo lunga prima di arrivare in prima squadra o addirittura in nazionale. Ora, invece, con la complicità della crisi economica siamo stati costretti a lanciarne molti in avanscoperta. El Shaarawy, per me, rappresenta una gradita sorpresa ad altissimi livelli. A parte questo giustificabilissimo momento di appannamento, la sua stagione è stata straordinaria. E’ un calciatore che si è dimostrato capace non soltanto di segnare sedici gol in campionato, ma anche di percorrere decine e decine di chilometri. E’ una punta modernissima, votata al sacrificio. Più che fare altri nomi preferirei lanciarmi in una previsione: se lo stesso El Shaarawy avrà la fortuna di non incorrere durante la carriera in grossi problemi fisici allora potrà entrerà nella storia del calcio italiano. Può diventare uno dei primi dieci calciatori italiani di sempre. Per la sua classe, per la sua capacità di essere nello stesso tempo cannoniere, trequartista e uomo tutto campo. E anche per quel requisito fondamentale che è la testa. E’ bello vedere la sua maturità in un giocatore così giovane. Io glielo auguro di cuore. 

Lionel Messi si è recentemente aggiudicato il quarto Pallone d'Oro consecutivo. Ritiene siano corretti gli attuali criteri di attribuzione del trofeo, che premiano il miglior calciatore del mondo nel corso dell'anno solare?
Forse sarebbe necessario adeguarsi ad uno standard diverso, come è stato fatto in tanti altri settori su altri fronti. Per essere più credibile questo premio dovrebbe essere legato ad una stagione sportiva, quindi non al periodo che va da gennaio a dicembre ma a quello ricompreso tra luglio e giugno. Lo vedrei migliore se “allargato”, con uno sforzo di elasticità, anche a giocatori di altri ruoli. Non dovrebbe essere vincolante il fatto che quel determinato calciatore sia un giocatore d’attacco, che segni tante reti e che per forza il suo nome sia legato alla vittoria della propria squadra. Parlo di un trofeo più individuale e meno legato al reparto nel quale si gioca. 

Le chiedo un pronostico secco sulla vincente in Champions League, ovviamente per gioco. Mi potrebbe indicare la sua favorita alla vittoria finale?
Non mi costa nulla. La scorsa estate avevo indicato il Napoli come la formazione che avrebbe potuto togliere lo scudetto alla Juve, e avevo pronosticato la stessa Juventus in grado di lottare sino in fondo per la Champions League. Ad essere sincero non avevo specificato cosa significasse questa mia previsione, se semplicemente arrivare in finale oppure vincerla. I tifosi bianconeri conoscono molto bene che razza di ostacolo sia la finale visto che la loro squadra, purtroppo, ne ha più perse che vinte. Una di queste ultime, poi, è legata a momenti atroci. Associo il pronostico ad una speranza. Dico che la Juve se può essere inferiore ad altre formazioni sul piano individuale, in questo momento è una delle migliori del mondo sul piano collettivo. Con un po’ di fortuna, evidentemente legata all’eliminazione di altri club dalla manifestazione, potrebbe vincere la coppa. Il mio al 40% è un pronostico, mentre al 60% è una speranza. 

Lei è uno dei giornalisti più conosciuti ed apprezzati nel vasto panorama italiano. C'è un'esperienza in particolare, tra quelle vissute nel corso della sua carriera, che le è rimasta particolarmente nel cuore?
C’è un aneddoto curioso che mi riguarda, noto a diversi appassionati. In occasione della finale dei mondiali americani del 1994 tra Italia e Brasile, svoltasi a Los Angeles, mi era capitato di dover sostituire Bruno Pizzul nei primi istanti della telecronaca. Il collegamento era partito un quarto d’ora prima del calcio d’inizio, Bruno era stato chiamato in tribuna d’onore dall’allora presidente della Camera Irene Pivetti, che doveva consegnargli un messaggio augurale da parte del capo dello Stato da leggere all’inizio della gara. Lui, però, purtroppo aveva lasciato l’accredito in tribuna stampa e, quando era arrivato il momento di tornare nella sua postazione, trovò un ostacolo formato dalle inflessibili forze dell’ordine statunitensi che non lo lasciarono passare. Si rese necessario l’intervento di altre persone per liberarlo da quella sorta di trappola. Era toccato a me cominciare la telecronaca, coronando per almeno sessanta secondi quello che era stato sempre il mio massimo sogno da bambino: realizzare la telecronaca della finale di un mondiale. 

Ve ne sono altri, oltre a questo?
Ricordo con gioia anche i tre campionati consecutivi vinti dalla nazionale Under 21 di Cesare Maldini. Sono stato veramente molto fortunato. Per loro sono passato come un portafortuna, in realtà è stato il contrario. Nel 1992, 1994 e 1996 ho vissuto momenti meravigliosi. Orgogliosamente mi piace ricordare, poi, che nel programma “I migliori anni” su Rai 1, condotto da Carlo Conti, è stato festeggiato un record che mi riguarda. In pratica, nella storia italiana siamo stati soltanto in due radio-telecronisti, il sottoscritto ed il grandissimo Nicolò Carosio, ad aver partecipato a due campionati del mondo vinti dall’Italia. A me è capitato nel 1982 e nel 2006, a chi è stato il mio modello da bambino nel 1934 e nel 1938. Lui era riuscito a seguire anche le due finali, io invece mi sono fermato alle semifinali. Questo primato era stato possibile perché nel 1982 ero il numero sei dei telecronisti, dato che ne avevo cinque davanti, mentre ventiquattro anni dopo non c’era più nessuno degli altri colleghi. O perché erano scomparsi, o perché erano andati in pensione. 

Nella sua biografia, presente sulle pagine online del sito che le appartiene, ha raccontato di aver assistito da bambino alle partite disputate al vecchio "Stadio Comunale" sia dalla Juventus (in compagnia di suo padre) che dal Torino (con lo zio). Come è riuscito a rimanere imparziale nel suo lavoro di giornalista, visti i sentimenti che la legano (seppur in modo diverso) alle due squadre della città?
Imparziale in senso assoluto lo sono diventato grazie agli insegnamenti di mio padre. Da lui ho imparato a conoscere la cultura sportiva. Fin da bambino sono sempre stato portato a badare alla bellezza dello spettacolo a cui stavo assistendo prima che al fatto che potesse vincere una squadra piuttosto che un’altra. Significa apprezzare anche il valore degli avversari e rispettarli. A questo si è aggiunta l’opportunità di appartenere a un’epoca, parlo della metà degli anni Settanta, in cui la prima cosa che ti veniva detta quando entravi in un giornale era “da questo momento in avanti, se vuoi essere un buon professionista devi dimenticare il tifo”. A me lo disse anche il mio vice direttore, poi diventato direttore di “Tuttosport”, Pier Cesare Baretti. Allora non esistevano i giornalisti schierati, veniva apprezzata la capacità di essere equidistanti dalle parti. I tempi poi sono cambiati, ora ritengo che sarebbe bello se fossero compresenti le due figure: con funzioni ovviamente differenti offrirebbero dei grossi vantaggi editoriali alle televisioni che realizzano talk show di questo genere.

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martedì 11 dicembre 2012

Juventus, prove di fuga

 
Il ritorno di Antonio Conte sulla panchina della Juventus, terminata la squalifica a suo carico, è stato festeggiato con una vittoria dei bianconeri in trasferta a Palermo. Per assistere all'abbraccio dei sostenitori di Madama al loro tecnico, invece, bisognerà attendere mercoledì sera, quando allo "Juventus Stadium" arriverà il Cagliari per disputare gli ottavi di finale della Coppa Italia. Stephan Lichtsteiner ha nuovamente bagnato con una sua rete l'esordio stagionale di un allenatore della Vecchia Signora: gli era già capitato con lo stesso Conte nello scorso campionato (4-1 contro il Parma) e con Massimo Carrera in questo (2-0, sempre con il Parma).
 
"Sono finite le belle giornate per la squadra", aveva dichiarato Pavel Nedved qualche giorno addietro, accompagnando le proprie parole con il sorriso sulle labbra. Su questo tema, nei momenti successivi la vittoria al "Renzo Barbera" il tecnico juventino sembrava meno propenso a scherzare rispetto all'ex compagno di squadra: "Dobbiamo essere più cinici: se il Palermo nel finale avesse pareggiato saremmo rimasti chiusi nello spogliatoio, anzi saremmo rimasti due giorni in ritiro a Palermo".
 
La Juventus, quindi, è riuscita a mantenere la vetta della classifica raggiungendo quota trentotto punti, migliorando il proprio cammino rispetto ad un anno fa (più quattro) nonostante la fatica provocata da un turnover limitato a causa di alcune defezioni all'interno della rosa bianconera. E' stata brava, inoltre, a non farsi distrarre dalla pioggia di complimenti che le sono piovuti addosso dopo la vittoria di Donetsk, aumentando la distanza che la separa dalle pretendenti al ruolo di sfidante per lo scudetto.
 
A questo proposito va ricordato che nel turno precedente il successo dell'Inter al "Meazza" (proprio sul Palermo) aveva lasciato qualche dubbio sullo stato di forma degli uomini di Stramaccioni, visto e considerato che erano riusciti a sbloccare il risultato soltanto grazie ad un'autorete del rosanero Garcia. Il ruolo di anti-Juve, assegnato in estate alla squadra di Mazzarri, era passato successivamente tra le mani dei milanesi per poi tornare nuovamente ai campani.
 
Questo perché nelle quattro gare successive alla vittoriosa trasferta allo "Juventus Stadium" l'Inter aveva racimolato soltanto quattro punti mentre il Napoli, in netta ripresa, ne aveva conquistati dieci. Mettendo a confronto il numero dei gol realizzati da entrambe le squadre il calo accusato dai nerazzurri appariva ancora più evidente: cinque (di cui due frutto di autogol degli avversari) contro i dodici messi a segno da Cavani e soci. La vittoria ottenuta dalla formazione guidata da Stramaccioni nello scontro diretto della scorsa giornata ha consentito loro di compiere un nuovo sorpasso, inaspettato sino a pochi giorni fa.
 
Le gare previste per il prossimo fine settimana potrebbero provocare ulteriori piccoli movimenti nei piani alti della serie A: se l'Inter non dovesse tornare dalla trasferta contro la Lazio con i tre punti in tasca offrirebbe alla Juventus, che ospiterà l'Atalanta, una ghiotta occasione per allungare ancora sulla seconda in classifica.
Spetterà a Conte, finalmente tornato nel suo habitat naturale a bordo campo, il compito di mantenere alta la concentrazione dei propri uomini.
 
Al momento è obiettivamente difficile pensare che possano verificarsi problemi in questo senso, soprattutto ascoltando le parole che il tecnico ha rivolto ai cronisti presenti domenica nella pancia del "Renzo Barbera": "Quando ti manca il terreno di gioco, il profumo dell’erba, è un dolore. Sono stati quattro mesi di dolore, ma ne esco più forte".
Agli avversari non resta che augurarsi che la stessa cosa non accada anche alla Juventus, ora che finalmente ha potuto riabbracciare il suo allenatore.
 
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mercoledì 21 marzo 2012

La Signora si risiede al tavolo della vittoria

C’è stato un periodo, iniziato nel 2006 e durato cinque anni, nel quale gli appuntamenti con l’Inter avevano rappresentato per molti sostenitori juventini i classici eventi da evidenziare con un cerchio rosso sul calendario: in mancanza di obiettivi di prestigio da raggiungere si cercava - almeno - di ottenere la piccola soddisfazione di essere riusciti a mettere il bastone tra le ruote agli eterni rivali nerazzurri.

Per molti, si è scritto, ma non per tutti: c’era infatti chi sosteneva come questo fosse un tipico atteggiamento da "provinciali", che mal si adattava agli amanti di una Vecchia e aristocratica Signora del pallone.

Adesso siamo nel 2012, e il posticipo della prossima giornata di campionato metterà a confronto Juventus e Inter nel nuovo stadio torinese. Rispetto al passato, però, la musica sembra essere diversa. Ruotano gli avversari, ma il chiodo fisso dell’intero ambiente bianconero è tornato quello di una volta: vincere. Contro chiunque e ovunque.

La singola gara assume ora le sembianze di una tappa, più o meno delicata, da superare per il raggiungimento del traguardo finale. E’ stato così anche per l'incontro terminato in parità contro il Milan nel ritorno delle semifinali di Coppa Italia, un risultato che ha consentito alla Juventus di staccare il biglietto per la finalissima che verrà disputata a Roma il prossimo 20 maggio. "E’ la più importante partita dell’anno perché ci può dare la possibilità di giocarci qualcosa da vincere. E, visti gli ultimi anni, sarà più importante per noi che per il Milan", aveva ammesso Antonio Conte negli istanti precedenti il match dello scorso martedì.

Se in Europa i rossoneri se la dovranno vedere con il Barcellona per proseguire il loro cammino in Champions League, in Italia sulla loro strada si sono trovati opposti ai bianconeri tanto per la coppa nazionale quanto per lo scudetto. Conquistata a Pechino la Supercoppa Italiana contro l’Inter, dopo il tracollo dei nerazzurri allora guidati da Gasperini è infatti comparsa all'orizzonte la Juventus: lavorando sulle macerie rimaste a seguito dei fallimenti degli ultimi anni Madama ha dovuto convincere tutti, se stessa per prima, di essere realmente all'altezza per recitare un ruolo importante in questa stagione.

E' partita con un nuovo allenatore e alcuni "vecchi" problemi ancora da risolvere: una rosa scarna di fuoriclasse, una squadra senz’anima, un filo conduttore col passato spezzato da tempo e difficile da riannodare. Ha affrontato ogni incontro al pari di un esame da superare, da una prova all’altra ha iniziato a sognare un finale da protagonista per poi rendersi conto che il sogno di riaprire la propria bacheca per inserirvi dentro qualche trofeo è diventato realizzabile.

Si è laureata campione d’inverno in serie A con pieno merito, ma era vivo nell’ambiente il timore che una o due sconfitte potessero bastare a riportarla nella mediocrità che ha caratterizzato quasi tutto il periodo successivo al 2006. L’imbattibilità ha aumentato l'autostima del gruppo; i troppi pareggi, viceversa, hanno fatto sì che il Milan la raggiungesse in classifica sino a superarla. Il caso vuole che i rossoneri, unici ad averla sconfitta al termine dei novanta minuti dei tempi regolamentari in questa stagione, siano poi stati eliminati dalla Coppa Italia proprio a causa di un pareggio maturato nei supplementari.

Per dirla alla Conte, adesso la Vecchia Signora si è seduta nuovamente ad un tavolo imbandito, pronta a saziare la sua fame di vittorie. Non importa più chi siano gli altri commensali invitati oppure quale sia il menù, quanto - piuttosto - prendere tutto quello che passa il convento.
Un tempo, alla Juventus si ragionava in questa maniera. Forse quel passato oggi non è più così lontano.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

Di nuovo una finale



Finalmente, dopo anni di eliminazioni precoci in cui neanche da lontano si riusciva ad intravedere l’ombra di una finale, la Juventus approda, con pieno merito, al match decisivo per l’aggiudicazione della Coppa Italia in programma a Roma il 20 Maggio 2012. Vi arriva battendo l’avversario di tutta la stagione, quel Milan che, nell’arco di 4 partite non è mai riuscito a sconfiggere la Vecchia Signora, pur essendo sulla carta superiore, come organico, esperienza ed amalgama complessivo.

Al di là dei soliti riferimenti di Allegri a presunti torti arbitrali subiti anche ieri sera (ma non era proprio lui a dire che non ci si deve lamentare e che è necessario, per sedare gli animi, accettare tacendo ogni decisione dei direttori di gara?) Madama non ha assolutamente rubato nulla (del resto persino la Gazzetta dello Sport questa mattina scriveva della assoluta regolarità della rete di Del Piero, e se è vero che Vidal a 8 minuti dalla fine avrebbe potuto essere espulso, la stessa sorte sarebbe dovuta toccare ad Aquilani nel primo tempo), passando per prima in vantaggio e rientrando in gara proprio nel momento in cui il diavolo sembrava avere nelle mani, per usare un termine tennistico, il servizio vincente contro un avversario che dava l’impressione di essere alle corde.

La gara comunque non era cominciata nel migliore dei modi, anche perché, nonostante le rassicurazioni in proposito di Mister Conte nella conferenza stampa della vigilia, la Juve sembrava avere un atteggiamento non particolarmente aggressivo ma anzi piuttosto attendistico, in difesa del vantaggio ottenuto con il 2-1 dell’andata. Ma il controllo del match non rientra, almeno per ora, nelle caratteristiche di questa squadra, che invece è abituata a comandare il gioco e ad esprimersi in velocità, manovrando e pressando molto alto.

I rossoneri approfittavano di questo atteggiamento e tenevano la partita in mano, costringendo gli uomini di Conte ad arretrare nella propria trequarti. Fortunatamente Alex Del Piero metteva il suo sigillo personale su questa sfida (contribuendo in maniera decisiva a condurre la sua Juventus all’ultima finale della propria meravigliosa carriera), cambiando l’inerzia del match, e da quel momento, fino alla fine della prima frazione di gioco, si assisteva alla costante ricerca del raddoppio da parte dei bianconeri.

Ma nella seconda frazione di gioco, anche grazie ad una ingenua incomprensione e disattenzione difensiva (Pepe e Lichtsteiner lasciavano colpevolmente Mesbah libero di concludere a rete di testa) tutto veniva rimesso in discussione, fino, addirittura, al vantaggio milanista con un notevole goal di Maxi Lopez, al quale la mancata chiusura di Bonucci-Chiellini non toglie assolutamente valore. Sembrava finita in quel momento. La Juventus dava l’impressione di non avere più energie, ma nei tempi supplementari invece tutto cambiava ancora e quelle che apparivano come le vittime predestinate si trasformavano in predatori alla ricerca della vittoria. Marchisio, ma soprattutto Giaccherini fallivano occasioni clamorose.

La porta difesa da Amelia appariva stregata, ma finalmente, il genio usciva dalla lampada, e dopo una prestazione stavolta eccezionale, Mirko Vucinic, inventava una rete meravigliosa, un tiro imprevedibile ed imprendibile che si insaccava all’incrocio dei pali dove il portiere milanista non poteva arrivare. Il resto è stato solo uno snervante attendere il triplice fischio di Orsato, che ai più, me compreso, sembrava non arrivare mai.

Al di là della gioia immensa che io (come credo tutti voi, fratelli bianconeri) ho provato a fine gara, devo riconoscere che il Milan è squadra che non si difende mai, che propone sempre il proprio gioco e che affronta l’avversario a viso aperto alla ricerca della vittoria. Ieri sera, ad ogni modo, ho ammirato il solito grandissimo Pirlo, che al minuto 120 ancora correva ad inseguire gli avversari, un immenso Vidal, autore di una prestazione maiuscola, presente ovunque, conquistatore di decine di palloni, un Vucinic che dopo i fischi della partita contro il Chievo, sembra esprimersi finalmente all’altezza del suo enorme talento, ed almeno ieri sera ha letteralmente portato a spasso per tutto il campo Antonini siglando una rete da cineteca.

Ma soprattutto vorrei dire GRAZIE a lui, ad Alessandro Del Piero, al suo entusiasmo, alla sua professionalità, che gli permette di farsi trovare pronto anche quando non gioca da mesi, al suo amore per questa maglia, alla sua linguaccia, mostrataci per l’ennesima volta ieri sera. Già sento che presto mi mancherà tanto….

Adesso, godiamo, perché siamo in finale, ma da oggi, che si pensi all’Inter. Questo deve essere lo spirito Juve.



Questo articolo è di Danny67. Tutti gli altri, li puoi trovare nella sua rubrica Un Bianconero a Roma

domenica 18 marzo 2012

Dalla Juve cinque segnali al campionato

Vincere in serie A con un perentorio 5-0 in trasferta non è mai facile, contro qualsiasi avversario. Quello ottenuto dalla Juventus allo stadio “Artemio Franchi” di Firenze, poi, acquisisce un peso specifico ancora più importante del necessario se si considerano le premesse che hanno caratterizzato i momenti precedenti la gara: la discussa designazione di Bergonzi come arbitro dell’incontro (fu lui, nelle vesti di quarto uomo, ad allontanare Conte dalla panchina a Bologna), le polemiche a distanza tra l’allenatore bianconero e Allegri, la sterilità offensiva dell’attacco di Madama (sei goals realizzati nelle ultime sette partite, dei quali tre segnati nel solo match interno contro il Catania), la voglia di rivalsa del viola Amauri (pronto ad esultare per una eventuale marcatura contro la sua ex squadra facendo il giro dello stadio), la vittoria ottenuta nel tardo pomeriggio dal Milan al “Tardini” di Parma, l’accoglienza che il pubblico fiorentino avrebbe riservato alla Vecchia Signora e al suo tecnico, il desiderio della truppa di Conte di interrompere quell’incredibile serie di pareggi racimolati in campionato sino ad allora.

Insomma, ce n’era per tutti i gusti. L’unica strada per isolare la testa da qualsiasi pensiero e concentrarsi soltanto sulla Fiorentina l’aveva tracciata lo stesso Conte prima del fischio d’inizio, riassumendola in poche parole: “Noi guardiamo a noi stessi, non ci facciamo condizionare dal risultato del Milan”. Ai suoi uomini non restava, quindi, che seguirla.
L’ingenua espulsione di Cerci ha indubbiamente semplificato le cose alla Juventus che comunque – già in vantaggio per una rete a zero – ha avuto il merito di non fermarsi mai, continuando a giocare tutto il resto dell’incontro con la stessa determinazione senza accusare cali di tensione.

Poco meno di una settimana fa i rossoneri portarono a quattro le lunghezze di distacco in classifica dai bianconeri, grazie alla vittoria ottenuta a “San Siro” contro il Lecce e al contemporaneo pareggio esterno di “Marassi” della Vecchia Signora. Si discusse per diversi giorni di quel vantaggio, mai così ampio tra la prima e la seconda in questa stagione: oggi, nonostante il margine tra i due club sia rimasto identico, la sensazione è che “pesi” meno di quanto dicono i tabellini. I numeri possono essere tanto “freddi” quanto pieni di significati a seconda del “modo” e del “momento” in cui li si legge.

La Juventus vinse per l’ultima volta in trasferta con il risultato di 5-0 il 19 ottobre del 1997: allo stadio “San Nicola” di Bari Zidane e Del Piero maltrattarono i biancorossi nel campionato che si concluse con il duello tra i bianconeri futuri campioni d’Italia e l’Inter di Luigi Simoni. Nel gruppo dei giocatori a disposizione di Marcello Lippi figuravano i nomi di Antonio Conte e Didier Deschamps, l’attuale allenatore del Marsiglia che ha appena eliminato i nerazzurri dalla Champions League.

La stessa Beneamata sarà la prossima avversaria della Vecchia Signora nel posticipo serale che si disputerà domenica prossima a Torino. Negli anni immediatamente successivi allo scoppio di Calciopoli si è sviluppato il ciclo vincente dell’Inter di Massimo Moratti: la coincidenza vuole che nella fase del suo crepuscolo in panchina adesso sieda Claudio Ranieri, il tecnico che prese Madama dalle mani di Deschamps (che nel frattempo l’aveva immediatamente riportata in serie A, lasciandola a Giancarlo Corradini nelle due ultime giornate del campionato cadetto) per guidarla nei primi passi verso la ricostruzione.
Prima di quella partita, però, la Juventus ospiterà il Milan nella gara valevole per il ritorno delle semifinali di coppa Italia. Si tratterà dell’ultima occasione nella quale le due formazioni potranno incontrarsi in questa stagione, ed avverrà in uno stadio in cui si registrerà l’ormai consueto tutto esaurito.

La vittoria di Firenze riporta l’entusiasmo in un ambiente che, proprio cavalcandolo, ha raggiunto risultati impensabili sino a pochi mesi fa. All’interno del reparto offensivo, considerato il vero e proprio punto “debole” della squadra, continua ad offrire ottime prestazioni Mirko Vucinic, autore della prima delle cinque reti. Per lui la scorsa estate aveva speso parole d’elogio Dejan Savicevic, ex calciatore del Milan ed attuale presidente della federazione calcistica del Montenegro: “Ha fatto bene Mirko a cambiare aria, non poteva restare nella Roma. Sarebbe bastato giocare male una partita per rovinarsi la stagione, come quest'anno: lui ne ha sofferto, non è bello sentire uno stadio che ti fischia. Sono sicuro che l’ambiente di Torino è sereno e che i tifosi lo accoglieranno bene”.
Dato che qualche fischio nei suoi confronti - in realtà - non è mancato, Savicevic è tornato recentemente in suo “soccorso” con altre dichiarazioni: “L’ho visto a Genova: si è sbloccato, sarà determinante per lo sprint. Mirko è un grande attaccante, solo un pò particolare. Alterna alti e bassi. Però non va sottovalutato. Se è in forma può vincere una partita da solo”.
A buon intenditor, poche parole…

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Lontani da Mister X



Tradizionalmente e storicamente quella di Firenze è una delle partite più difficili in assoluto per i colori bianconeri. La strana rivalità, creata più che altro dai tifosi viola, che spesso ha sconfinato in sentimenti e gesti che con lo sport non hanno molto a che fare, ha reso questa sfida piena di insidie per la Vecchia Signora. Il momento in cui il calendario di serie A ha proposto il match in questione era, oltretutto, molto complesso per entrambe le squadre. Se da una parte una sconfitta avrebbe precipitato la Viola in zone della classifica pericolose, un’altro pareggio o, peggio ancora, tornare a casa con zero punti, avrebbe significato per Madama, abbandonare definitivamente i sogni di gloria per concentrarsi nella difesa disperata del secondo posto, garanzia dell’ingresso nell’Europa che conta.

Ma la Juventus ieri sera, non solo ha confermato l’eccellente prestazione della settimana scorsa a Genova, ma l’ha migliorata nel risultato, seppellendo la Fiorentina con una vera e propria goleada. Al di là della sacrosanta espulsione di Cerci, che, come ha confermato Pirlo a fine gara, non ci ha certo danneggiati, c’è da dire che gli uomini di Conte hanno impostato la gara molto bene, interpretandola nel modo giusto questa volta, fin dall’inizio. Si è avuta immediatamente, infatti, la sensazione che la serata fosse buona, anche se, il palo di Vucinic dopo pochi minuti, ha fatto temere a tutti noi che la dea bendata, anche stavolta, ci stesse voltando le spalle.

Ma proprio da Mirko Vucinic è arrivata la rete del vantaggio, e non solo. Finalmente lo abbiamo visto giocare all’altezza del suo enorme talento, correre, dribblare gli avversari, difendere il pallone e sfruttare alla perfezione gli inserimenti dei compagni. Questo è il Vucinic in cui Conte crede e che tutti noi ci aspettavamo da inizio stagione. Esprimendosi a questo livello è l’uomo in più, quell’elemento che garantisce quella imprevedibilità fondamentale per scardinare le difese avversarie. Speriamo che adesso continui a proporci prestazioni di questo tipo.

Chiaramente la vittoria di ieri sera è anche il risultato di alcune novità rispetto al recentissimo passato. Marchisio e Vidal, reti a parte, sono tornati sui livelli del girone di andata, e anche Lichtsteiner (che purtroppo salterà per squalifica il match contro l’Inter) è sembrato, a giudicare dalle sovrapposizioni con Pepe, recuperare la condizione fisica migliore. Splendida la prestazione di Pirlo, così come quella di De Ceglie ma un po’ di tutta la difesa, in cui si è visto un Caceres sempre più a proprio agio nei meccanismi della squadra.

Mister X ieri sera è stato allontanato. Noi ci auguriamo che non riprenda troppo presto a frequentare i nostri colori preferiti. Intanto la Juventus, con la netta affermazione all’Artemio Franchi ha dato una bella risposta al Milan, che anche ieri si è imposto al Tardini praticamente senza soffrire, e al Signor Amauri, che da tempo va in giro dicendo che la Signora non ha stile e che lo ha trattato male e che non vedeva l’ora di affrontarla sul campo per vendicarsi di chissà quale terribile torto subito. A questo signore suggerirei di farsi un esame di coscienza sul proprio rendimento in questi ultimi anni e poi, prima di parlare di trattamenti ai lavoratori di venire a farsi un giro nell’azienda dove io sono impiegato, o in qualsiasi altra in Italia in questo momento, così si farà finalmente un’idea giusta su cosa siano le difficoltà e i problemi sul lavoro.



Questo articolo è di Danny67. Tutti gli altri, li puoi trovare nella sua rubrica Un Bianconero a Roma

mercoledì 14 marzo 2012

Juventus, il silenzio della riscossa

Silenzio, parlano le immagini. La Juventus rimasta all'asciutto contro il Genoa ha ritenuto doveroso astenersi dal commentare un turno di campionato, l’ultimo, dalle molte similitudini rispetto ad altri giocati e vissuti nel recente passato: un pareggio con i rossoblù da archiviare in una lista diventata lunghissima, una serie di occasioni da goals non concretizzate, un predominio territoriale che non ha trovato riscontro nel tabellino finale, episodi dubbi che con l’utilizzo della moviola hanno assunto le sembianze di torti subiti, il Milan che ha allungato ulteriormente il vantaggio in classifica, Ibrahimovic che ha segnato una rete e ne ha servita un’altra a Nocerino... E allora ecco il “via libera” ad una strategia alternativa: bocche cucite e silenzio stampa. Appunto. Tutti tranne uno: il presidente Andrea Agnelli.

Con i "se" ed i "ma" i perdenti raccontano la loro storia, fatta di eventi rimasti nelle intenzioni e di intenzioni che non si sono trasformate in azioni. Nei confronti di chi, con il traguardo ancora lontano, continua invece a “pareggiare”, il tempo concede loro la possibilità di prendere qualche spunto positivo per il futuro, nella speranza che alla fine i conti tornino. Al netto dei motivi che l'hanno spinta a chiudersi in un religioso silenzio, la Juventus è rientrata da Genova con la consapevolezza di aver costruito in pochi mesi qualcosa di importante: nonostante fosse priva della cerniera difensiva titolare (Barzagli, Chiellini e Bonucci), ha rispolverato l'arte di arrangiarsi (Vidal arretrato in difesa a far compagnia a Caceres) senza perdere quello spirito battagliero che l'ha contraddistinta sin dall'inizio della stagione.

Madama ha ritrovato una propria identità, un gioco piacevole, l'abitudine di trascorrere buona parte delle gare nella metà campo avversaria e un'imbattibilità che spesso ha fatto partorire, tra gli addetti ai lavori, il moltiplicare di paragoni azzardati con altri squadroni del passato, non solo bianconero. "La mentalità vincente si acquisisce solo vincendo e completando un lungo percorso", ha affermato recentemente Conte - a microfoni aperti - parlando della sua creatura.

Abituati a vivisezionare ogni partita partendo dall’assioma che alla Juventus "vincere non è importante, è l'unica cosa che conta", in molti finiscono col dimenticare due aspetti importanti: il punto di partenza del lavoro del suo tecnico ed i limiti tecnici e mentali di un gruppo che si è ritrovato inaspettatamente campione d'inverno e col cerino in mano nel ruolo di favorito per lo scudetto.
Su questi tasti dolenti Conte ha battuto spesso, nel tentativo di evitare che il processo di crescita della Vecchia Signora potesse interrompere la sequenza dei risultati utili conseguiti sino ad oggi. "Se siamo l’anti-Milan, come dite voi, è un miracolo, perché ci sono tre o quattro squadre superiori. Noi siamo qui solo grazie al lavoro", dichiarò lo stesso allenatore dopo il pareggio interno conseguito contro il Chievo (3 marzo).

Sempre in quei momenti aggiunse: "Se arrivassimo a conquistare un posto in Champions sarebbe qualcosa di straordinario". L'opinione pubblica interpretò quelle parole come un segno di resa del tecnico nei confronti del Diavolo rossonero, un ridimensionamento delle ambizioni di una formazione che, considerando la mediocrità generale in cui versa l'attuale serie A, non dovrebbe avere alcun timore nel lanciarsi all'arrembaggio del tricolore. Ma per farlo bisogna disporre delle giuste munizioni, proprio quelle che sembrano mancare alla Juventus attuale.

Il continuo ruotare di uomini nel reparto offensivo non è detto che debba essere addebitato a tutti i costi a scelte incomprensibili operate da Conte: senza scomodare sua maestà Ibrahimovic, se tra le sue fila avesse avuto a disposizione - ad esempio - un giocatore del calibro di Klose (una perfetta miscela di classe, prolificità ed esperienza a costo zero), con ogni probabilità il ruolo di punta avrebbe un proprietario ben definito.

Dopo aver ammirato il Bologna guidato da Stefano Pioli, da lui esonerato con troppa superficialità lo scorso mese di agosto, Massimo Zamparini non si è fatto problemi nell’ammettere il suo errore: "Mi sto mangiando il secondo testicolo. Il primo me lo sono già mangiato".
La fretta, spesso, è cattiva consigliera: se quella del tifoso è comprensibile, agli addetti ai lavori non è consentito averla a meno che non vogliano fare la stessa fine di Zamparini. C'è chi li chiama "progetti", altri preferiscono la parola "programmazione", resta il fatto che è oggettivamente difficile inventarsi una squadra da scudetto dopo stagioni fallimentari e aver sperperato milioni di euro.
In mezzo a tante incertezze resta un dato di fatto: il campionato non si è concluso con lo scorso turno. E sulla sua storia non è ancora stata scritta la parola "fine".

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"Organizziamoci": messaggio ai media e appello al Presidente

All’attenzione di:

Mediaset premium

SKY Sport

Redazione Rai novantesimo minuto e Domenica Sportiva

Egregi signori, chiunque Voi siate, Vi informiamo che abbiamo scritto al nostro Presidente per manifestare la nostra totale insoddisfazione nei confronti di chi, sia come fornitore a pagamento di servizi, o anche come ente pubblico, che ci costringe comunque a pagare, disattende completamente i propri doveri di obiettività ed etica professionale. La lettera ha la presunzione di suggerire un modo per sottrarsi all’abbraccio “mortale” di TV commerciali e di stato, ma è anche un invito per tutti gli juventini a disdire gli abbonamenti e boicottare trasmissioni sportive della RAI. La nostra sopportazione ha raggiunto il limite di guardia e non siamo più disponibili a subire l’inequivocabile faziosità che contraddistingue il vostro operato. Qualcuno di Voi ha detto che il silenzio stampa della Juventus vada contro i suoi tifosi. Affermazione completamente sbagliata giacchè siamo totalmente al fianco della società e per i veri tifosi juventini, il silenzio potrebbe durare per sempre. A noi, infatti, basta solo vederli giocare i nostri ragazzi.
Le “banalità” del dopo partita servono, in fin dei conti, per pagare i Vostri stipendi, non certo i nostri.

Di seguito la lettera inviata al nostro Presidente.

Preg.mo Presidente Andrea Agnelli.

Carissimo Andrea, con questa lettera, “Organizziamoci” si appella a lei per farle sapere quanto segue:

Gli ultimi accadimenti che hanno riguardato la Juventus, di cui siamo orgogliosamente tifosi, ci confermano l’esistenza di un vero e proprio complotto ai nostri danni. Il sentimento anti-Juventino è dilagato talmente da aver coinvolto l’ambiente nella sua interezza. E’ inutile fare un elenco dei torti subiti, di cui lei è ampiamente consapevole. Vorremmo Presidente, chiederle di abbandonare i canali Mediaset, Sky e Rai, emancipando tutto ciò che riguarda la Juventus, all’interno di Juventus Chanel, iniziativa già adottata in Europa da alcune squadre come l’Arsenal, che si autogestisce attraverso il proprio canale privato. Saremmo pronti a contribuire in parte per la realizzazione di questo progetto. Noi le chiediamo questo perché:
Non ne possiamo più di commenti televisivi inadeguati e faziosi con conseguenti insulti verbali.
Non sopportiamo di vedere il nostro allenatore espulso e squalificato per futili e pretestuosi motivi. E’, per noi, inaccettabile che il nostro tecnico non possa esprimere pubblicamente le sue impressioni sugli arbitraggi, come del resto fanno gli altri colleghi senza conseguenze.
Non siamo più disposti a subire i gratuiti insulti e le aggressioni che per la Juventus sono la normalità nelle trasferte e nei salotti televisivi.
E’ impossibile, per noi, dover accettare quanto avvenuto a Bologna con l’ignobile striscione su Gianluca Pessotto che il sistema sempre pronto a punire qualche nostra “intemperanza” stavolta ha deciso d’ignorare.
Troviamo vergognoso che un commentatore tv sproloqui parolacce verso il nostro allenatore in diretta e non sia punito.
Questo e altro ci hanno spinto verso la suddetta supplica, perché insofferenti verso un ambiente il cui atteggiamento nei confronti della Juventus, della sua proprietà, dirigenza e dei suoi tifosi, sia così ambiguo e distorto. Vogliamo un’indipendenza da costoro per poter nuovamente essere noi stessi e non costantemente sotto accusa senza aver commesso nulla.
Pur consapevoli delle difficoltà che un’iniziativa del genere comporterebbe, siamo certi che le nostre parole non la lasceranno insensibile. La preghiamo di riflettere, Presidente, e di ascoltare il nostro dolore che si rinnova puntualmente tutte le settimane.
Inoltre, con questa lettera che invieremo anche a Sky, Mediaset, e Rai; “Organizziamoci” intende invitare i tifosi bianconeri a disdire gli abbonamenti alle TV a pagamento e a non seguire più trasmissioni sportive sulle reti di stato, cominciando dalle partite della coppa TIM, con indecenti e faziose telecronache.

Il Blog Di Alessandro Magno – Organizziamoci

“Organizziamoci” è seguita da : Juvenews, Juvemania, Canale Juve, Juve Central, Nobiltà Gobba, Il Blog di Alessandro Magno, Cronache Bianconere, La Divina Juventus, Juveforevere.net, forza Juve blog , calabrone37.blogspot.come altri ancora. In passato nostre iniziative sono state riprese da Calcio GP, di Giancarlo Padovan, e da Ju29ro

Lettera inviata a Rai ( 90° minuto e Domenica sportiva), Mediaset e Sky, da cui, naturalmente, non avremo risposte.




Lista siti "Organizziamoci" Juvenews.net

domenica 11 marzo 2012

Questo è troppo!

Oggi potrei parlare di una Juventus in netta ripresa, sul piano del gioco, ma sembrerebbe anche sotto il profilo atletico, potrei raccontare di una Juventus che ha letteralmente dominato l’avversario (come non si vedeva da settimane) in una gara in cui si è visto il Genoa messo alle corde per quasi tutti i novanta minuti, potrei dire che l’inedita difesa con Vidal-Caceres nella veste di centrali è stata praticamente perfetta. Potrei dire che gli uomini di Conte avrebbero meritato di vincere con almeno due o tre reti di scarto, e che se le cose non sono andate così è solo per pura sfortuna, ma anche perché non ci sono attaccanti che la mettano dentro, potrei dire che siamo sempre alle prese con il solito problema della totale mancanza di concretezza di questa squadra, potrei perfino sottolineare come ormai sia necessario guardarsi alle spalle e difendere il secondo posto con i denti, perché a questo punto non credo che si possano avere altri obiettivi, ma sinceramente, oggi, non me la sento di gettare la croce addosso ai ragazzi e non sono nemmeno in vena di parlare di calcio e di dilungarmi in discorsi tecnici.
Sono veramente stanco di assistere a certi avvenimenti e di continuare a vedere immagini come questa con la consapevolezza che le cose non cambieranno mai. Approvo pienamente il silenzio stampa della società.
Sono anni che ormai assistiamo a questo scempio. Probabilmente, anzi quasi certamente, la Juventus non vincerebbe mai questo campionato, perchè, al di là di tutto, il Milan è squadra più completa, ma che almeno le sia concessa la possibilità di giocarselo e di perderlo sul campo.


Questo articolo è di Danny67. Tutti gli altri, li puoi trovare nella sua rubrica Un Bianconero a Roma

sabato 10 marzo 2012

Luis Silvio Danuello: un "ponta" che giocava da "punta"

"Sono in gran forma e lo dimostrerò. Posso mettermi al più presto a disposizione della Pistoiese. Di solito gioco ala destra, ma so disimpegnarmi anche in altre posizioni offensive. Sono un tipo che si muove e che punta deciso verso le porte avversarie. Il vostro è un calcio di forza e di temperamento, non di abilità come in Brasile. Forse questa è la mia unica preoccupazione. Temo un pò di rudezza dei vostri difensori, ma vedrò di adattarmi. Il contratto dura un anno, spero sia il tempo sufficiente per dimostrarvi quanto valgo. Della Pistoiese ho sentito parlare molto bene di Frustalupi, descritto come un ottimo regista".

Intorno alla metà di agosto del 1980 Luis Silvio Danuello si presentò con queste parole ai suoi nuovi tifosi, nell'estate in cui il calcio italiano aveva riaperto le frontiere agli stranieri dopo la chiusura successiva alla disfatta della nazionale nei mondiali inglesi del 1966. Il caso volle che il direttore tecnico di quella Pistoiese fosse Edmondo Fabbri, la guida degli azzurri in quella famosa spedizione. Il ruolo di allenatore, invece, venne ricoperto dal giovane Lido Vieri.

In serie A giunsero, in totale, quattro brasiliani: Falcao (Roma), Eneas (Bologna), Juary (Avellino) e, appunto, Luis Silvio. Da "bidone" a "meteora", i giudizi in merito alla sua esperienza nel nostro calcio furono impietosi. Scovato in patria da Giuseppe Malavasi, l'assistente di Vieri, una volta sbarcato a Roma - come lo stesso calciatore ebbe modo di affermare nel corso di un'intervista rilasciata nel 2007 al taccuino di Sebastiano Vernazza ("Gazzetta dello Sport") - incontrò i dirigenti del club toscano, che gli domandarono: "Sei una punta?". La sua risposta fu "", dato che aveva inteso "ponta", che in portoghese vuol dire "ala", il suo ruolo naturale.

Tra un cross ed un goal corre una bella differenza, la stessa che separa le aspettative riposte verso un possibile cannoniere dalla delusione patita dopo aver scoperto di avere tra le mani un giocatore di fascia. Soltanto sei presenze accumulate in campionato certificarono il suo fallimento, mentre la Pistoiese corse ai ripari acquisendo dal Catanzaro Vito Chimenti, autore - poi - di nove reti che non furono sufficienti ad evitare la retrocessione nella serie cadetta.

Nell'esordio casalingo (21 settembre 1980, alla seconda giornata contro l'Udinese) la formazione toscana non andò oltre un pareggio per 1-1. Luis Silvio, guarda caso, fu l'autore di una bella azione sulla fascia dalla quale scaturì il trasversone per il colpo di testa vincente di Benedetti. Nella prima vittoria in campionato (5 ottobre, alla quarta gara, disputata contro il Brescia) il brasiliano, influenzato, era assente.

Messo ai margini della squadra, nella successiva primavera tornò in patria per poi farsi nuovamente vivo in estate ma, dato che anche allora trovò le porte sbarrate, lasciò definitivamente il Belpaese.

Così si chiuse, tristemente, la breve storia italiana di Luis Silvio Danuello: arrivato dichiarando di "non essere bravo come Falcao" (proprio nei momenti in cui il fuoriclasse della Roma assicurava di non averlo mai sentito nominare) ma che la Pistoiese non si sarebbe pentita dell'acquisto, scomparve accompagnato dalle leggende che nacquero dopo la sua fuga. Pizzaiolo, venditore di gelati allo stadio di Pistoia, proprietario di un bar e - dulcis in fundo - attore in film porno: su di lui si disse e si scrisse di tutto.

Proprio nell'intervista rilasciata nel 2007 smentì quelle sciocchezze, affermando di gestire una rivendita di ricambi per macchine industriali, attività iniziata investendo i soldi guadagnati nel corso della carriera. Ricordava con affetto Marcello Lippi ("Sono contento che abbia vinto il Mondiale. Era uno dei compagni più simpatici. Stava in difesa, era bravo, e in spogliatoio cercava di aiutarmi") e l'Italia ("In Toscana io e mia moglie concepimmo la nostra primogenita, Amanda").
Se i suoi limiti tecnici erano venuti ben presto a galla, la sfortuna di venire tradito da una vocale, quella "o" di "ponta", gli aveva complicato ulteriormente la vita.
Così come, d’altro canto, era capitato a chi aveva deciso di acquistarlo: i "bidoni", nel mondo del calcio, non si aggirano soltanto tra i giocatori.

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giovedì 8 marzo 2012

Forse era l'ultima occasione...

La strada ora si fa veramente dura. Quella di ieri era forse l’ultima occasione per rimanere in corsa con il Milan per la vittoria finale. Era una gara da vincere a tutti i costi, per dare un messaggio chiaro a tutti i nostri avversari e per dimostrare come la Juve non fosse ancora fuori del tutto dai giochi scudetto. Inoltre avrebbe potuto essere, per i bianconeri, quella che per i rossoneri, fu la partita di Udine, nella quale la squadra di Milano riuscì a portare a casa i tre punti nonostante una prestazione mediocre e nonostante fino ad un quarto d’ora dalla fine si trovasse in svantaggio per uno a zero. Quella vittoria ha cambiato l’inerzia della stagione per il Milan, tirandolo fuori da una mezza crisi e restituendo agli uomini di Allegri quella convinzione che sembravano aver perso per strada.

La Juventus poteva fare lo stesso ieri sera ma, per diversi motivi, non è riuscita nell’impresa. Sinceramente non capisco la scelta di schierare dal primo minuto Borriello, di sicuro molto volenteroso, ma che a tratti è sembrato la copia dell’Amauri delle passate stagioni. Sempre spalle alla porta e molto impreciso nei passaggi, oltre che sotto rete. Ma al di là di questo, ciò che non mi è piaciuto affatto è stato l’approccio alla gara e l’atteggiamento un po’ blando da parte di tutti fino a quando non si è subito quello che Conte ha definito “lo schiaffo”, il sesto che Di Vaio ci rifila da avversario (un po’ troppi in effetti..).

Come sempre le occasioni concesse agli avversari sono state pochissime, anche se, ultimamente, quelle poche finiscono in rete con una frequenza allarmante. Ma solo dopo la rete subita la Juventus ha cominciato a spingere e a macinare gioco. In particolare, l’assalto più veemente è stato prodotto nel secondo tempo, quando, una volta raggiunto il pareggio (nato da un’invenzione del solito Pirlo), i bianconeri, almeno per venti minuti, hanno letteralmente schiacciato l’avversario nella propria area di rigore. Ma spesso accade che se non si riesce ad invertire l’andamento del match nel periodo di massima spinta, e nel momento in cui l’avversario sembra alle corde, si finisce per non riuscirci più. Ed infatti è andata proprio così. Un paio di nette occasioni ed il solito rigore negato non sono bastate per riuscire a ribaltare completamente il risultato.

Alla fine della prima frazione di gioco la domanda che mi sono posto è stata questa: Ma sta giocando la Juve di Conte o quella di Del Neri? I ragazzi sembravano svuotati, molli, arrivavano sempre in ritardo sul pallone e insistevano troppo sui lanci lunghi. Fortunatamente nella ripresa si è rivista, almeno in parte, la Juventus di questa stagione, quella che non molla mai, che non ci sta a perdere, che corre e che tiene comunque in mano la partita. Questo secondo tempo mi ha trasmesso un po’ di speranza e di coraggio in vista dei prossimi impegni che, viste anche le assenze, sembrano difficilissimi se non proibitivi.

La gara di domenica prossima a Genova sarà veramente decisiva. Non si può più sbagliare. Un’eventuale vittoria potrebbe avere il valore di una vera e propria svolta, se non nella posizione in classifica, almeno dal punto di vista psicologico. Un altro pareggio o, peggio, una sconfitta, costringerebbe la Juventus a guardarsi seriamente le spalle per non perdere il secondo posto che significa Champions diretta.


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martedì 6 marzo 2012

I sogni della Juventus passano per Bologna

Scorrendo l'elenco degli incontri previsti per la ventiseiesima giornata del campionato di serie A e focalizzando l'attenzione sulla corsa verso lo scudetto, a prima vista quello appena concluso sembrava potesse trattarsi di un turno favorevole per la Juventus. Dalla teoria alla pratica, invece, il ritornello è stato sempre lo stesso: Ibrahimovic ha preso per mano il Milan conducendolo ad una facile vittoria sul Palermo mentre Madama, che già conosceva l'esito della gara del "Renzo Barbera", non è andata oltre il pareggio in casa contro il "piccolo" Chievo.

Lo svedese, in testa alla classifica dei marcatori in compagnia del friulano Di Natale (diciotto reti all’attivo per entrambi), lo scorso mercoledì aveva trascinato la propria nazionale al successo esterno nell’amichevole disputata contro la Croazia (3-1 a Zagabria), uno dei nostri avversari nel gironcino del prossimo Europeo. Nello stesso giorno l’Italia di Prandelli infarcita di juventini (in sei sono scesi sul campo di “Marassi”) perdeva contro gli Stati Uniti allenati da Jürgen Klinsmann (0-1). Col senno di poi (e con le dovute cautele) questi erano indizi da non trascurare.

Sempre a proposito di Ibrahimovic va ricordato che il 5 febbraio 2012 venne espulso per aver tirato uno schiaffo al napoletano Aronica: prese tre giornate di squalifica (poi confermate), saltò Milan-Juventus e fu costretto a non giocare in campionato per quasi un mese (sino a sabato 3 marzo). In quel preciso momento i rossoneri avevano accumulato quarantaquattro punti in classifica e si trovavano ad una sola lunghezza di distacco dalla Vecchia Signora capolista, alla quale – oltretutto – spettava la possibilità di recuperare una gara rinviata per neve (quella col Parma, poi disputata il 15 febbraio).

In questo arco di tempo l’attaccante del Diavolo ha potuto comunque giocare in coppa Italia, in Champions League e – appunto – in nazionale, dove ha avuto modo di tirare fuori il meglio e il peggio del suo repertorio: assist, goals e scontri sul campo di gioco con gli avversari.
Nonostante la sua assenza il Milan si trova attualmente a cinquantaquattro punti, mentre la Juventus – ferma a quota cinquantuno – aspetta l'incontro di mercoledì 7 marzo a Bologna (un altro recupero, oltre all'incontro del "Tardini") per cercare di riagguantare i rossoneri in vetta al torneo.

In un periodo in cui avrebbe dovuto mantenere il passo giusto Madama ha invece dilapidato un esiguo vantaggio, proprio mentre i diretti rivali hanno saputo affrontare al meglio la situazione di emergenza che si è prospettata davanti a loro.
Così come è assodato che un successo potrebbe rimettere le duellanti sullo stesso piano, allo stesso modo è anche vero che gli uomini di Conte farebbero bene a non mollare la presa: Lazio (quarantotto) e Udinese (quarantasei) non sono poi così lontane.

Se l'imbattibilità è stata un pregio del quale per lungo tempo la Juventus ha potuto fregiarsi, l'elevato numero dei pareggi (dodici in venticinque gare, quasi la metà) ne ha minato il prestigio. L'attuale secondo posto è frutto anche di una fase difensiva che ha funzionato spesso ai limiti della perfezione (sono solo sedici i goals subiti), ma gli infortuni che terranno lontano dai campi di gioco Barzagli e Chiellini per diverse partite sono una difficoltà in più che la Vecchia Signora dovrà affrontare nei prossimi incontri. Nella speranza che gli attaccanti inizino a fare con regolarità il loro mestiere: segnare.

"Sta per cominciare un mese che dirà molto del nostro futuro e dobbiamo farci trovare preparati. La nostra concentrazione è rivolta soltanto a questo", ha scritto Alessandro Del Piero sul suo sito qualche giorno addietro. Aggiungendo: "Erano anni che non arrivavamo a marzo in corsa per due obiettivi, campionato e coppa Italia, dato che siamo attesi anche dalla partita di ritorno contro il Milan che vale la finale dell’Olimpico". Dopo essere partita col piede sbagliato, perdendo due punti nella gara interna con il Chievo, per raggiungere i propri obiettivi da Bologna in avanti la Juventus dovrà pigiare di nuovo il piede sull'acceleratore.
Dello stesso avviso è stato Buffon: "Vogliamo continuare a sognare".
Continuando a pareggiare, però, diventa dura fare pure quello.

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domenica 4 marzo 2012

Il fondo del barile

“I ragazzi sono stanchi, stanno raschiando il fondo del barile…..ci sono tre o quattro squadre con un organico superiore al nostro…solo il Milan può permettere l’intromissione di qualche altra squadra, altrimenti vince lo scudetto…se noi arriviamo ad ottenere un posto in Champions, quest’anno abbiamo fatto un miracolo”.
Suonano come una resa le parole in conferenza stampa di Antonio Conte. Non che abbia mai fatto proclami il tecnico Leccese, anzi, anche nei momenti di maggiore esaltazione ha sempre gettato acqua sul fuoco, scegliendo un profilo basso e ricordando a tutti, fin da inizio stagione, che la Juventus viene da due settimi posti e soprattutto da due stagioni decisamente umilianti.

Ma io credo che anche il Mister, fino a pochissimo tempo fa, sotto sotto, credesse al sogno scudetto. Così come un po’ tutti noi abbiamo sperato che potesse accadere il miracolo, frutto comunque di un grandissimo lavoro che società, squadra e tecnico hanno portato avanti dal luglio 2011 in poi. Molto probabilmente quel sogno si è infranto ieri sera, allo Juventus Stadium, dopo l’ennesimo pareggio della stagione (sono ben 12) e le solite difficoltà che fin dalle prime giornate di campionato si trova a dover affrontare la Vecchia Signora al cospetto delle cosiddette piccole.

Ovviamente io spero, con tutto il cuore, di sbagliarmi e che la mia affermazione sia solo il risultato della grandissima delusione dalla quale sono stato colto ieri sera al triplice fischio del Signor Gervasoni. Triplice fischio che ha decretato la fine di un match che ha visto una Juventus che, come sempre, nella prima frazione di gioco, ha attaccato con veemenza, ma senza riuscire a creare il numero di occasioni che fino a qualche partita fa erano una costante (anche se quelle capitalizzate sono state per tutta la stagione inferiori a quelle costruite). Nel secondo tempo si è notato immediatamente un nettissimo calo fisico, anche a causa del fatto che, tranne Giaccherini e De Ceglie, non a caso due tra i più brillanti, tutti gli altri in settimana sono stati impegnati con le rispettive nazionali.

Come lo stesso Conte ha sottolineato la seconda frazione di gioco ha visto un Chievo più fresco e che dava l’impressione di poter arrivare al goal in ogni momento, cosa durante l’arco della stagione praticamente mai accaduta all’avversario di turno presentatosi allo Juventus Stadium. Sta di fatto che, una volta subita la rete del pareggio, la Juventus non è riuscita ad avere una vera e propria reazione, se si eccettua un tiro da fuori area di Pirlo, ben parato da Sorrentino. Si sono rivisti i lanci lunghi, quei palloni gettati in avanti per disperazione che non vedevamo più dalla scorsa stagione. Nel recupero i ragazzi mostravano di non crederci più e quei 5 minuti concessi dall'arbitro sono praticamente volati via senza emozioni.

Considerando la “sconcertante” facilità con cui il Milan vince da un po’ di tempo su ogni campo, anche quelli, come Udine e Palermo che dovrebbero, almeno in teoria, rappresentare ostacoli importanti da affrontare, c’è poco da stare allegri. Onestamente mi piacerebbe vedere qualche volta gli avversari dei rossoneri scendere in campo con la metà della grinta che hanno quelli che affrontano la Juve, ma forse io vedo le partite con occhi troppo da tifoso. E’ fuor di dubbio però, che vedere Bortolo Mutti, dopo quattro reti subite senza neanche tentare di reagire, sorridere davanti alle telecamere e dichiarare “vabbè abbiamo perso contro la prima della classe, ci può stare, ci rifaremo alla prossima”, fa un po’ rabbia.

Gli infortuni di Barzagli (forse solo forti crampi per lui) e Chiellini (possibile stiramento), tra i migliori in campo, non contribuiscono ad accrescere l’ottimismo in vista del difficile incontro di mercoledì a Bologna, campo storicamente ostico ed ostile per Madama.

Vorrei parlare infine dei fischi che si sono sentiti allo stadio. Pare fossero indirizzati a Vucinic e Bonucci. Ora voglio dire una cosa: di sicuro a me Bonucci non piace molto come difensore e ritengo che una squadra che voglia ambire alla vittoria debba schierare centrali di ben altro livello, mentre per ciò che concerne Mirko Vucinic, lo ritengo la più grande delusione della stagione. A mio avviso, come già ho scritto più volte in passato, proprio lui avrebbe dovuto essere la nostra arma in più ed invece non è mai riuscito veramente ad assolvere a questo compito, vittima, probabilmente di quella incapacità di compiere il salto di qualità da grande talento a campione che ha sempre contraddistinto la sua carriera. Ma se c’è una cosa di cui questa squadra adesso non ha bisogno sono i fischi!! Qualcuno forse ha la memoria corta ed ha già dimenticato gli anni di umiliazioni continue da cui veniamo. Io sono il più deluso di tutti, ma non finirò mai di ringraziare Conte e questi ragazzi per quello che stanno facendo e vorrei che, ora che sta arrivando il difficile, tutti li sostenessero come meritano, fino alla fine, indipendentemente da quello che succederà.


Questo articolo è di Danny67. Tutti gli altri, li puoi trovare nella sua rubrica Un Bianconero a Roma

sabato 3 marzo 2012

Marcelo Bielsa, un "Loco" meglio del "Mago di Oz"

Quando la scorsa estate il suo nome fu accostato alla panchina dell’Inter, il gioco di parole venne naturale: un “pazzo” per una “pazza”. Ebbene sì, perché Marcelo Bielsa, argentino di Rosario che da una vita si porta dietro il soprannome di “loco” (“pazzo”, appunto, in lingua spagnola), sembrava l’uomo giusto per rilanciare il club nerazzurro prossimo ad essere abbandonato dal brasiliano Leonardo.

Riavvolgiamo il nastro: il 14 giugno 2011 rimbalza in Italia la notizia di una telefonata di Massimo Moratti all’ex commissario tecnico del Cile per sondare la sua disponibilità a guidare la squadra milanese. Si tratta di un fulmine a ciel sereno, che trova una spiegazione il giorno immediatamente successivo: Leonardo Nascimento de Araújo, dopo essere passato da una sponda del Naviglio (Milan) all’altra (Inter), è in trattativa per tornare al Paris Saint Germain nel ruolo (a lui più congeniale) di dirigente.

Trascorse altre settantadue ore, la storia di un possibile approdo di Bielsa sotto la Madonnina trova il suo epilogo in una dichiarazione dello stesso Moratti: “Un gran signore. All’inizio era entusiasta di venire all’Inter. Poi sono sopraggiunti problemi anche familiari, e ha dovuto declinare. Era veramente dispiaciuto e mi ha fatto avere una lettera in cui spiegava i motivi del suo no”. Da Lezama (Spagna) il successivo 13 luglio Bielsa chiude il cerchio: “Ho rifiutato la proposta dell’Inter perché avevo già dato la parola all'Athletic Bilbao. Niente di più. Nessun paragone tra le due squadre. Quando dissi di sì all’Athletic sapevo che sarebbero potute arrivare altre offerte, e così è stato”.

Josep Guardiola, mister del Barcellona “vincitutto”, in merito ad un suo possibile addio al club catalano lo ha recentemente citato come uno dei possibili sostituti su quella panchina: “Non ho nessun dubbio che Bielsa avrebbe le capacità per allenare il Barcellona”. Nel frattempo ritroverà quello che considera uno dei suoi ispiratori tattici nella prossima finale di Coppa del Re che verrà disputata il 25 maggio.
Uomo tutto d’un pezzo, Bielsa abbraccia un calcio offensivo basato sull’ormai celebre 3-3-1-3. Vive di pallone ventiquattro ore su ventiquattro, ha smesso di giocare a soli venticinque anni per poi guidare i ragazzi del Newell’s Old Boys. Da lì ha iniziato ad intraprendere una carriera che lo ha portato anche in Messico (Atlas e América) e in Spagna (Espanyol), salvo poi ritornare in Argentina, dove ha diretto la nazionale del suo paese nei mondiali del 2002 tenutosi in Giappone e nella Corea del Sud.
Fallita quella spedizione si è preso una parziale rivincita arrivando in finale nella Coppa America del 2004, dopodiché ha trionfato, nello stesso anno, con la selezione Olimpica ad Atene. Dimessosi improvvisamente dall’incarico si è trasferito in Cile, dove è riuscito a condurre La Roja sino agli ottavi di finale del mondiale sudafricano del 2010, persi per mano del Brasile. Diventato un idolo assoluto, ha abbandonato anche quella panchina nel febbraio del 2011.

Amato da molti dei propri giocatori, le sue conferenze stampa non sono certo memorabili, mentre i racconti su alcuni suoi comportamenti si dividono tra stranezze e leggende. Da allenatore delle giovanili del Newell’s Old Boys (a proposito: gli hanno intitolato pure lo stadio di Rosario) visto che il campo di allenamento era sprovvisto di tribune era solito arrampicarsi su un albero posizionato all’altezza del centrocampo con penna e fogli per vedere meglio la disposizione dei suoi calciatori sul rettangolo verde. Quando qualche appunto gli scappava di mano, scendeva per poi risalire come nulla fosse su quella “postazione”. Nella sua casa di campagna si narra che ogni tanto disponga familiari e domestici su un terreno di gioco fatto appositamente costruire lì per soddisfare le sue alchimie tattiche.

Ai tempi dell’Espanyol fece aspettare per quindici minuti Arrigo Sacchi, all’epoca tecnico dell’Atletico Madrid, dietro ad una porta: il tecnico del Milan leggendario e della nazionale vice campione del mondo ad Usa ’94 si era sentito in dovere di fargli i complimenti per il gioco mostrato dalla sua squadra appena affrontata, mentre lui – semisconosciuto – aveva deciso di presentarsi seguendo i propri “tempi”. Qualche mese prima (21 agosto 1998) non le mandò a dire a Marcelli Lippi (allenatore della Juventus del ciclo d’oro della fine degli anni novanta e futuro campione del mondo nel 2006) quando a San Benedetto del Tronto fronteggiò i bianconeri nel corso di un’amichevole estiva dai toni poco “amichevoli”. Tanto per fare un esempio: venne espulso Del Piero, stufo di subire tackle dagli avversari ai limiti del regolamento.

Moratti pensò a Bielsa già nel mese di novembre del 2011 per una eventuale sostituzione di Rafael Benítez. Ora il suo nome circola nuovamente per il futuro prossimo dei nerazzurri insieme ai vari Villas Boas, Guardiola, Guidolin e Blanc, in un giro di panchine che potrebbe coinvolgere più tecnici ed altrettanti club. “Andiamo avanti con Ranieri, ha tutta la fiducia che serve. Il Mago di Oz non lo vedo in giro”, ha dichiarato il patron dell’Inter pochi giorni fa.
Nell’estate che verrà, magari, più che un mago sulla sua strada potrebbe incrociare un “loco”.

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venerdì 2 marzo 2012

Verso Juventus - Chievo


Sabato prossimo, allo Juventus Stadium, in occasione della sfida interna contro il Chievo ci sarà il tutto esaurito. Ormai, se si eccettuano rarissime occasioni, è quasi un’abitudine vedere gli spalti della nuova casa della Juve gremiti in ogni ordine di posti per sostenere la Vecchia Signora. Ed è un bene che sia così, perché questo di certo è un momento decisivo per la squadra, come ha ribadito proprio in questi giorni Alex Del Piero sul suo sito personale. Il mese appena iniziato e le imminenti gare che si dovranno affrontare ci diranno molto sul futuro prossimo di Madama e sulle sue ambizioni di questa stagione, e ci mostreranno dove potrà arrivare.

Dopo il match contro i rossoneri, seguito da una settimana di roventi polemiche relative alle ormai famose reti annullate e alle dichiarazioni di Gigi Buffon (in occasione delle quali molti non si sono lasciati sfuggire la ghiotta possibilità di dare addosso al portiere della Juventus, per fortuna difeso a spada tratta dall'intero ambiente bianconero) tutto sembra essere diventato più complicato. I nostri diretti avversari per la vittoria finale si sono incattiviti ancora di più, così come un po’ tutto l’ambiente calcistico italiano che (ammesso che abbia mai smesso di farlo) ha ripreso a gettare fango sulle maglie zebrate.

D’altra parte non è un momento di grande brillantezza atletica per gli uomini di Conte, o almeno per una parte di essi. Marchisio, Vidal e Lchtsteiner ad esempio sembrano appannati (anche se il cileno sabato sarà squalificato), ma la questione riguarda un po’ tutta la squadra, che non sembra più riuscire ad avere quella velocità e quella intensità di gioco che ne ha caratterizzato le prestazioni nei mesi scorsi e che le ha consentito di stazionare in testa alla classifica per diverso tempo. Fino a quando, poi, non sono arrivati i rinvii a causa del maltempo.

Probabilmente il Mister nelle prossime gare (quelle di sabato, di mercoledì a Bologna e di domenica prossima a Genova) alternerà gli uomini in campo, perché sembra essere proprio necessario farlo se si vuole arrivare in fondo nella maniera migliore. Per la partita contro il Chievo si parla di Caceres al posto di Lichtseiner, giusto per dirne una. Oltre al turn over però, sarà necessario che alcuni elementi importantissimi riescano a rendere al massimo ed a dimostrarsi decisivi proprio in questo momento, poiché non lo sono stati fino ad ora ma sono stati acquistati proprio per questo. E’ il caso di Mirko Vucinic: il Montenegrino si è dimostrato troppo alterno nel rendimento in tutta la prima parte della stagione, ma è l’unico, nel reparto di attacco che ha le capacità tecniche per superare l’uomo, creare la superiorità numerica e scardinare le difese avversarie. Deve assolutamente cambiare marcia, su questo non si discute.

Tornando all’inizio di questo post, io credo che l’apporto del pubblico e dei tifosi nella sfida di sabato sera sia fondamentale per ottenere i tre punti. Alla vigilia della prima gara di campionato contro il Parma Antonio Conte disse che avrebbe desiderato che sugli spalti ci fosse una vera bolgia e così fu. Bene, è necessario che ci sia anche stavolta.


Questo articolo è di Danny67. Tutti gli altri, li puoi trovare nella sua rubrica Un Bianconero a Roma