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giovedì 14 febbraio 2013

La Juventus torna Signora anche in Europa

 
Nel giorno dell'esordio di Antonio Conte in Champions League seduto sulla panchina della Juventus, Madama riprende dall'armadio il suo abito migliore, lo indossa e dimostra nuovamente all'Europa calcistica di essere tornata bella come lo era stata un tempo. Il campionato di serie A vinto la scorsa stagione senza perdere neanche una partita non è stato un caso, ormai è un dato di fatto. La Vecchia Signora, rientrata nell'élite del pallone direttamente dalla porta principale, aveva recentemente dirottato in Europa League il Chelsea campione in carica e sculacciato a casa loro gli ucraini dello Shakhtar Donetsk. Il 3-0 con il quale ha appena liquidato gli scozzesi del Celtic in Scozia è stato fragoroso quanto quello rifilato al club di Abramovich a Torino il 20 novembre 2012.
 
Dopo le delusioni dello scorso gennaio, in questo mese di febbraio la Juventus ha giocato ben tre gare in dieci giorni, vincendole tutte e segnando la bellezza di sette reti. Buffon è stato trafitto in una sola occasione, su un tiro - peraltro deviato da un proprio compagno di squadra - scagliato dal clivense Théréau. Il fascino dell'eliminazione diretta è superiore a quello della fase a gironi: la posta in palio in soli centottanta minuti rappresenta un passaggio al turno successivo o l'arrivo in Paradiso, giusto per usare una delle citazioni dantesche che piacciono alla Signora e che tanto fanno arrabbiare i Della Valle. 
 
Le principali insidie della gara al "Celtic Park" erano legate alla carica emotiva che l'ambiente avrebbe potuto trasmettere agli avversari e al rischio che il pallone potesse scottare tra i piedi di qualche bianconero. Tra le fila juventine, infatti, non mancavano i debuttanti in un ottavo di finale della Champions League. Al termine dei novanta minuti di gioco alcuni di loro sono stati poi eletti tra i migliori in campo. I limiti tecnici degli scozzesi erano noti in partenza, così come aveva fatto notare Conte nelle ore che avevano preceduto il match: "Come loro, anche noi siamo degli outsiders, e come loro vorremmo andare il più avanti possibile".
 
Forse si poteva tacciare il tecnico leccese di eccessiva prudenza, fatto sta che per la Juventus è stato meglio tornare in Italia con il sorriso sulle labbra piuttosto che con le preoccupazioni di non poter sbagliare nulla nel prossimo appuntamento previsto a Torino tra tre settimane. Il largo successo esterno libera la mente degli uomini di Conte dalle tensioni che solitamente si accumulano nei doppi confronti di andata e ritorno, a tutto vantaggio del suo cammino in serie A.
 
A proposito di ritorni: a breve torneranno a completa disposizione dello stesso allenatore sia Asamoah che Chiellini, due giocatori le cui assenze si sono avvertite parecchio nell'ultimo periodo. Se le reti di Marchisio sono diventate una continua conferma del talento del centrocampista fatto e cresciuto in casa, quelle di Matri e Vucinic stanno colmando la lacuna di un goleador della stazza di Trezeguet, il fuoriclasse che curiosamente era entrato nel tabellino dei marcatori anche in occasione dell'ultima sconfitta patita dalla Juventus in Europa.
Era il 18 marzo 2010: allo stadio “Craven Cottage” di Londra il Fulham, allora guidato da Roy Hodgson, aveva piegato Madama col risultato di 4-1, eliminandola dall'Europa League.
 
Sono passati tre anni da quei momenti. L'attuale commissario tecnico della nazionale inglese, in tribuna a Glasgow, avrà notato l'assenza del francese, così come la differenza tra questa Juventus e quella che aveva incontrato lui. Quella era soltanto Vecchia, questa è Signora più che mai.
 
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domenica 10 febbraio 2013

Juve, una scarpa basta per vincere

Leonardo Bonucci in curva per assistere alla partita contro la Fiorentina in compagnia dei tifosi bianconeri, Antonio Conte chiuso in un box in tribuna, Asamoah in Africa, Chiellini infortunato... Col senno di poi lo “Juventus Stadium” non dava l'idea di essere quell'Inferno dantesco citato (e promesso ai viola) nel video di presentazione dell'incontro pubblicato sul sito internet della Vecchia Signora.

Madama non si è preoccupata più di tanto del fatto che la sua ironia non è stata compresa o comunque apprezzata dagli ospiti. Ha indossato come se nulla fosse le scarpette da gioco, segnato due reti (una pure scalza) e portato a casa i tre punti necessari per tenere a debita distanza in classifica Napoli e Lazio. In verità soltanto la squadra di Mazzarri, perché quella di Petkovic - dopo l'anticipo serale disputato in questa ventiquattresima giornata - si trova ormai lontanissima dai bianconeri. Undici punti di distacco dalla vetta sono obiettivamente troppi per coltivare qualsiasi sogno tricolore, così come ha avuto modo di affermare il suo allenatore nella pancia dello stadio “Olimpico”: “Per il titolo ora non dipende più da noi”.

Per conquistare il campionato ci vogliono continuità di risultati, di gioco ed un equilibrio mentale che ti consenta di vivere con naturalezza anche i momenti negativi. Oltre, ovviamente, a quel pizzico di fortuna che non guasta mai. La Juventus che sembrava aver sbaragliato la concorrenza lo scorso dicembre ed essersi poi lasciata sfuggire il tricolore a gennaio, adesso accelera l'andatura osservando il Napoli diventare sempre più piccolo sul suo specchietto retrovisore. Ventotto scudetti ufficiali e trenta vinti sul campo, però, insegnano a non scordare che soltanto la certezza matematica di essere irraggiungibili in cima alla classifica può consentirti di abbassare la guardia. Sino a quando non arriverà, è giusto lasciare i sogni di vittoria ai propri tifosi e quelli di sconfitta a tutti coloro i quali cercano da mesi un'anti-Juve che riesca ad aggiungere un po’ di sana competizione questa serie A.

L'attacco di Madama, il suo punto debole, per una sera ha funzionato come il resto della squadra. Per scovare un'altra gara dove il reparto offensivo si è rivelato decisivo bisogna tornare indietro nel tempo sino allo scorso 21 dicembre, quando sul neutro di Parma furono ancora Matri (doppietta) e Vucinic a regalarle il successo contro il Cagliari. Quella partita era terminata 3-1, così come era accaduto nella prima occasione in cui l'attaccante di Sant'Angelo Lodigiano aveva incontrato la sua ex-squadra: era il 5 febbraio 2011, anche quella volta allo stadio “Sant'Elia” Matri mise a segno due reti. La terza la realizzò Luca Toni, compagno di squadra nel passato ed avversario nel presente con la maglia della Fiorentina.

Salutati i viola adesso Madama è volata a Glasgow. Laddove le serviranno sicuramente entrambe le scarpette. E, forse, pure l'elmetto.

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domenica 20 gennaio 2013

La Juve di Pogba e quella dell'Avvocato

 
La Juventus che schianta l'Udinese nell'anticipo serale della ventunesima giornata del campionato di serie A assomiglia a quella Signora che nell'intento di entrare in una stanza chiusa a chiave per riprendersi ciò che è stato suo (i tre punti non ancora conquistati nel 2013), suona il campanello e attende pazientemente un segnale di risposta. Trascorsi una quarantina di minuti e dopo aver constatato che nessuno si è fatto vivo, allora prova a bussare.
 
Stanca di aspettare decide di allontanarsi, prendere un pallone, farlo rimbalzare a terra per poi calciarlo di controbalzo con violenza inaudita. Sfondata la porta d'ingresso, entra nel salotto dei vincenti annunciando il suo arrivo. Era dallo scorso dicembre che da quelle parti avevano perso le sue tracce.
Recuperato ciò che cercava esce, saluta la compagnia e, per essere sicura che il messaggio alle avversarie nella corsa allo scudetto sia stato recepito, si gira su se stessa, prende la mira e sfonda con un'altra pallonata quel poco che era rimasto della porta. 
 
Paul Pogba, il francesino strappato dalle sapienti mani di Sir Alex Ferguson, con due siluri da 101 e 97 km/h ha spaccato l'equilibrio di una partita che Madama non stava riuscendo ad incanalare verso la vittoria. Le reti degli attaccanti anche stavolta sono arrivate quando i giochi, ormai, erano fatti: i gol di Vucinic (il decimo in carriera segnato ai friulani) e Matri (l'anno scorso aveva realizzato la doppietta nel 2-1 finale, 28 gennaio 2012) hanno chiuso la contesa e dato inizio alla festa juventina.
 
In una serie A che perde appeal e fuoriclasse anno dopo anno l'esplosione di talenti del calibro dello stesso Pogba e del rossonero El Shaarawy, giusto per fare due nomi, sono l'immagine di un movimento che cerca di rialzare la cresta (è il caso di dirlo) dopo i disastri che ha provocato con le proprie mani. Inutile aggrapparsi alla crisi economica mondiale: quando in Italia si spendeva allegramente gettando i soldi dalla finestra, in altri paesi europei i dirigenti di club più o meno blasonati programmavano il loro futuro. Con i giovani, i progetti fondati su idee concrete e gli investimenti mirati.
 
Ora, come è giusto che sia, stanno raccogliendo i frutti del proprio lavoro: Guardiola che sceglie Monaco di Baviera come base operativa del suo lavoro, rinunciando a offerte faraoniche provenienti da altri lidi, è la prova concreta che la serietà e la buona programmazione alla lunga pagano. Tornando al campionato di serie A, superata la pratica casalinga Madama aspetta l'arrivo della Lazio a Torino - previsto per martedì prossimo - per la disputa della gara di andata delle semifinali di Coppa Italia. I biancazzurri, fermati a Palermo per 2-2, si allontanano in classifica dagli uomini di Conte quando ormai erano comparsi nei loro specchietti retrovisori.
 
Due giorni dopo, il 24 gennaio, ci saranno le commemorazioni per il decimo anniversario della scomparsa dell'Avvocato Gianni Agnelli. Ripensando alla gara giocata contro l'Udinese è bello immaginare quale soprannome avrebbe affibbiato a Pogba: quella cresta bionda spuntata sulla testa di un ragazzo di colore che studia per diventare un uomo avrebbe potuto rappresentare un terreno fertile per la sua fantasia.
 
Rovistando tra le sue frasi celebri ce n'è una che può benissimo adattarsi all'ultima prestazione offerta dal francese: “Nei momenti difficili di una partita c'è sempre nel mio subconscio qualcosa a cui mi appello, a quella capacità di non arrendersi mai. E questo è il motivo per cui la Juventus vince anche quando non te l'aspetti”.
 
Rovesciata come un calzino da Conte a causa delle assenze di questo periodo, minata in classifica dal pericoloso avvicinarsi delle rivali e ancora a secco di vittorie in campionato nel 2013, alla Vecchia Signora serviva una prova d'orgoglio per rialzarsi.
Dietro ai siluri scagliati da Pogba c'è tutto questo.
E tanto altro ancora.
 
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giovedì 8 novembre 2012

La Juve risponde alle critiche


Angelo Alessio lo aveva promesso nel corso della conferenza stampa che ha preceduto la gara tra Juventus e Nordsjælland: “Andremo in campo determinati, cattivi. Non dobbiamo pensare a niente, contano i tre punti e basta”. Visto il tabellino a fine incontro, si può tranquillamente affermare come la missione dei bianconeri sia stata portata a compimento.

Madama vince per quattro reti a zero, grazie alle marcature realizzate da due centrocampisti (Marchisio e Vidal) ed altrettanti attaccanti (Giovinco e Quagliarella). Rimandato, se non bocciato, Matri, sostenuto a più riprese dal pubblico nella speranza di aiutarlo a superare le evidenti difficoltà incontrate in questo periodo nel violare le porte avversarie.

Per la punta di Sant’Angelo Lodigiano la gara contro i danesi rappresentava la classica occasione da cogliere al volo per scalare la gerarchia delle preferenze del duo Conte-Alessio per quanto concerne il reparto offensivo della Vecchia Signora. Limitatamente a questo incontro, oltretutto, sempre lo stesso Alessio era stato chiaro: “Antonio (Conte, ndr.) sceglie i giocatori d’attacco di volta in volta, per questa partita ha pensato di fare giocare Matri, nessuna preclusione verso gli altri”.

Consapevole di avere qualche limite di natura strutturale, la Juventus è riuscita finalmente a mostrare pure in Europa quanto di buono è stata in grado di realizzare in Italia sin dall’inizio della scorsa stagione. Ha preso per il bavero il malcapitato Nordsjælland e non l’ha più mollato per quasi tutta la durata dell’incontro, colpendolo ripetutamente sino a trovarsi già al 37’ della prima frazione di gioco sul risultato di 3-0.

Eppure qualche insidia la nascondeva anche questa partita: c’era il rischio di farsi distrarre dalle recenti polemiche scoppiate dopo la sconfitta in campionato contro l’Inter, di tendere le orecchie verso Londra per conoscere l’andamento della gara tra Chelsea e Shakhtar Donetsk o di subire un contraccolpo psicologico dovuto alla perdita della prolungata imbattibilità in serie A. Non è accaduto niente di tutto questo, e verrebbe da dire che la Juventus è riuscita a cancellare anche il passo falso di Copenhagen (23 ottobre) se non fosse che questo successo non restituisce ai bianconeri i due punti lasciati in Danimarca. La vittoria ottenuta nei secondi finali da parte dei Blues (3-2), poi, impone a Madama l’obbligo di racimolarne quattro nelle ultime due gare del gruppo “E”.

La prima delle quali, oltretutto, si disputerà proprio contro gli inglesi il prossimo 20 novembre. A fine partita Claudio Marchisio ha riassunto l’attuale situazione bianconera in poche parole: “A noi serviva la vittoria aldilà di quello che sarebbe successo a Londra. Era meglio il 2-2, ma questo non cambia la nostra ambizione. La prossima partita avremo i Campioni d'Europa qui a Torino e vogliamo vincere per passare il turno. Prima di fare tutti i calcoli bisogna battere il Chelsea”.

Nel frattempo la Juventus si tufferà nuovamente in campionato, così come ha ricordato Bonucci: “Ora bisognerà rimanere concentrati prima con il Pescara e poi avanti con la Champions. La Juve è stata la stessa dell'anno scorso. Si è rivista la vera Juve”.
Quella squadra che adesso, però, dovrà dividere equamente le energie in entrambe le competizioni.

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domenica 29 gennaio 2012

Dalla neve di Poznan a quella di Torino: storia di due Juventus diverse

Nei campionati di serie A, solitamente dalla prima giornata del girone di andata a quella di ritorno trascorre un periodo compreso tra i quattro e i cinque mesi di attesa.
Lo vuole la tradizione e lo indica chiaramente il calendario, indipendentemente dal numero dei club iscritti: sedici, diciotto o venti che siano.

Poi, certo, esistono le eccezioni: nella stagione 2002/03, ad esempio, si cominciò con la seconda gara (14 settembre 2002), mentre la partita d’esordio fu recuperata il 6 novembre. Al termine di quella manifestazione lo scudetto venne vinto dalla Juventus (si trattava del ventisettesimo tricolore della sua storia).

Nell’attuale campionato lo slittamento della prima giornata, con la conseguente disputa di quegli incontri a ridosso delle festività natalizie, ha partorito una situazione anomala: a distanza di poco più di trenta giorni le formazioni partecipanti si sono nuovamente ritrovate una di fronte all’altra, ovviamente a campi invertiti.

Sconfitta l’Udinese subito dopo aver completato il giro di boa, in una gara condizionata dalla presenza della neve, la neonata Juventus di Conte resta solitaria in vetta alla classifica.
Visto che la partita si è svolta a Torino è doveroso – oltretutto - sottolineare coma la nuova casa bianconera abbia retto bene al primo impatto con una serata caratterizzata dalle difficili condizioni metereologiche.
2-1 per la Vecchia Signora, quindi, in una gara decisa dalla doppietta di Matri che ha reso inutile, ai fini del risultato finale, il goal realizzato da Floro Flores.

Entrambi i marcatori di questa sfida durante la scorsa sessione del calciomercato invernale si sono trovati al centro delle operazioni di mercato di Madama: l’attuale punta della Juventus arrivò sotto la Mole per poi mettere a segno nove goals nella restante parte della stagione (la stessa cifra raggiunta in questo campionato); l’attaccante dell’Udinese, invece, venne duramente contestato dai tifosi della Vecchia Signora nel momento in cui le notizie della conclusione della trattativa con i friulani iniziarono a farsi sempre più insistenti.

Terminato l’anno tra le file del Genoa, Floro Flores trafisse Storari allo stadio “Olimpico” lo scorso 10 aprile per il momentaneo 2-1 a favore dei liguri: Matri (ancora lui) e Toni ribaltarono poi il risultato, portandolo sul 3-2 con il quale la Juventus vinse la gara. A conti fatti anche quella sua rete si rivelò ininfluente per le sorti del match.

Dal mercato di riparazione Marotta tirò fuori dal cilindro Barzagli, preso “per un tozzo di pane” (come disse una volta l’Avvocato Agnelli in merito all’acquisto di Platini) e diventato col tempo un autentico affare per Madama.
Chiusi i battenti e rinforzata la squadra, quella Juventus dovette far fronte alla quinta sconfitta rimediata da poco in campionato, guarda caso dall’Udinese, a Torino, per 2-1.

Ancora in corsa per una vittoria in coppa Italia, l’undici di Del Neri aveva già salutato l’Europa League nel freddo della Polonia, dove si decise di giocare la gara decisiva per le sorti bianconere contro il Lech Poznan nonostante la presenza di una temperatura glaciale: -11°. Nessuno accese l’impianto di riscaldamento sotterraneo e il termometro venne posizionato in una zona riparata: arrivati a -15°, il regolamento avrebbe impedito lo svolgimento del match.

Luigi Del Neri, dopo l’incontro, non si perse d’animo: “Questo è un giorno amaro, il più amaro da quando sono qui, ma la Juve è cresciuta e credo che rientrerà in Europa dalla porta principale”.
Rileggendo oggi quelle parole, più che considerarle una promessa si può pensare ad una profezia: a distanza di un anno quello è il percorso che sembra aver intrapreso la truppa di Conte.
E la neve, stavolta, lascia un bel ricordo.

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martedì 17 gennaio 2012

Juventus, quanta strada in un anno

L'ultimo Juventus-Cagliari sembrava potesse rappresentare per Alessandro Matri l'occasione ideale per aggiornare il numero delle reti messe a segno nel corso di questa stagione: apparteneva a lui, d’altronde, l'unico goal realizzato da Madama sino a quel momento nel 2012 (a Lecce), così come da lui ci si aspettava un'altra marcatura da annoverare nella storia degli incontri tra bianconeri e sardi.

Nei suoi trascorsi in rossoblù, infatti, la punta aveva violato la porta della Vecchia Signora in più occasioni: il 31 gennaio 2009 fu l'autore del 3-2 con il quale concluse definitivamente la vittoriosa trasferta del Cagliari allo stadio "Olimpico"; il 29 novembre dello stesso anno sigillò il successo della squadra di Cellino al "Sant'Elia" (2-0, il primo goal fu opera di Nenê); il 26 settembre del 2010 realizzò una doppietta nella sconfitta per 4-2 subita a Torino dagli isolani.

In quella stessa serata il mattatore della gara fu Milos Krasic: la sua tripletta venne accolta dall'opinione pubblica come la conferma della bontà dell'acquisto di Madama. "L'unico campione approdato alla Juventus dopo il 2006", si sentiva ripetere da più parti. Curiosamente proprio un altro Juventus-Cagliari, giocato a distanza di un campionato, potrebbe diventare l'ultima apparizione del serbo in maglia bianconera.

L'assist per la clamorosa occasione fallita dal centrocampista nel finale di partita gli è stato confezionato da Borriello, il nuovo attaccante juventino entrato in competizione con Matri per il ruolo di punta centrale nello scacchiere di Conte. Nel reparto offensivo, laddove si pensava che Madama non avrebbe aggiunto altri uomini quanto piuttosto che si sarebbe liberata al più presto di alcuni esuberi, è iniziato il restyling invernale della Vecchia Signora.

La Juventus rallenta la propria corsa in campionato, smarrisce il cinismo mostrato a Lecce e pareggia una gara da vincere ad ogni costo: in caso di successo avrebbe avuto a propria disposizione due risultati utili su tre per mantenere la vetta solitaria della classifica in previsione della prossima trasferta di Bergamo. Superato il Milan di una lunghezza nella corsa verso il primato, dallo specchietto retrovisore è spuntata l'Inter di Ranieri: i sei punti che la separano dai nerazzurri rappresentano per ora un buon margine di distanza, considerando l'imbattibilità del gruppo guidato da Conte e l'affanno che le rincorse, prima o poi, comportano.

Parafrasando il titolo di un romanzo di Andrea Camilleri e adattandolo al calcio, il derby di Milano ha celebrato "la scomparsa di Patò": ormai in procinto di trasferirsi in Francia al Paris Saint-Germain, Pato è rimasto in rossonero per volontà di Silvio Berlusconi in persona proprio nel momento stesso in cui il Diavolo era pronto ad accogliere l'argentino Tévez come suo sostituto. Dirottato sul campo di gioco in mezzo all'undici titolare, la giovane punta ha poi offerto una prestazione decisamente sotto tono. Il tira e molla sul rinnovo del contratto di Allegri, il rapporto complicato tra il tecnico e la giovane punta brasiliana, la serata di scarsa vena di Ibrahimovic: di fronte ad un’Inter affamata di vittorie e senza particolari turbamenti il Milan si sarebbe dovuto presentare con uno spirito diverso da quello mostrato domenica.

L'Udinese attualmente priva di alcuni suoi elementi che partecipano alla Coppa d'Africa e la Lazio di Klose e Hernanes completano il gruppo delle squadre posizionate nei piani alti della classifica. Il posticipo serale previsto per domenica prossima al “Meazza” tra nerazzurri e biancocelesti rappresenta il piatto più prelibato del menù dell'ultima giornata del girone di andata.

Circa un anno fa, per esattezza lo scorso 29 gennaio 2011, con una Juventus entrata in crisi a tutti gli effetti Andrea Agnelli convocò una conferenza stampa per difendere l'operato del nuovo corso bianconero. Nella fase conclusiva del suo intervento dichiarò: "Se noi l'anno prossimo, in questo periodo, abbiamo i problemi di oggi, abbiamo un problema. Quest'anno i problemi che abbiamo e che stiamo gestendo erano prevedibili, e non modificano assolutamente quella che è l'impostazione che abbiamo dato".

In quel momento la Vecchia Signora si trovava al quinto posto in classifica, distante dodici punti dal Milan futuro campione d'Italia. La gara di ritorno tra Cagliari e Juventus si doveva ancora disputare: accadde il 5 febbraio 2011, allo stadio "Sant'Elia". In quell'occasione Matri segnò nuovamente una doppietta nel 3-1 con il quale Madama vinse la partita, indossando la sua nuova maglia bianconera.
Da allora qualcosa è cambiato, qualcos'altro no: di strada, però, ne è stata fatta parecchia.
Ogni tanto è giusto ricordarlo.

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mercoledì 23 novembre 2011

Conte e la ricerca dello spirito Juve

A differenza di altre occasioni, nella ripresa siamo entrati con il piede giusto e abbiamo chiuso la sfida in un quarto d’ora”. Sono bastate poche parole a Claudio Marchisio per descrivere ai cronisti presenti domenica pomeriggio nella pancia dello “Juventus Stadium” lo spirito con il quale la sua squadra si era appena divorato il Palermo.
A proposito di spirito, va ricordato come durante i primi giorni del ritiro precampionato di Bardonecchia Antonio Conte era stato chiarissimo: “Al di là dell'organizzazione tecnico-tattica, vogliamo trovare quanto prima lo spirito Juve: voglia di combattere e attaccamento alla maglia. Essere qui implica il dovere di vincere”.

Ritrovarsi dopo quattro mesi in vetta alla classifica in compagnia della Lazio (che, nel frattempo, ha disputato un incontro in più) potrebbe indurre a pensare che il nuovo allenatore bianconero abbia finalmente trovato – dopo anni di delusioni - il vestito ideale per la Vecchia Signora. Il diretto interessato, ovviamente, sposta il momento delle verità sempre più lontano nel tempo, giusto il necessario per non far perdere la fame di vittorie ai suoi uomini: “Alla fine del girone d’andata tireremo le somme e capiremo dove possiamo arrivare”.

Nelle ore precedenti la partita col Palermo, lo stesso Conte l'aveva definita “una finale di coppa del mondo”. A deciderla a favore dei padroni di casa sono stati tre giocatori protagonisti di storie diverse tra loro: quella di Pepe, che in estate si era trovato sulla lista dei partenti salvo restare a Torino per volontà del tecnico; quella di Marchisio, cui in molti attribuirono ad inizio stagione un ruolo di panchinaro di lusso nonostante il tecnico (ancora lui) continuasse a dimostrargli ripetutamente (e pubblicamente) la propria fiducia; quella di Alessandro Matri, il goleador, la soluzione ai problemi offensivi di Madama, il quale ha saputo ritagliarsi poco alla volta uno spazio importante all'interno del gruppo.

Raggiunte le tre vittorie consecutive (l’ultimo precedente risale allo scorso campionato, in concomitanza del trittico di gare del girone di ritorno con Brescia, Roma e Genoa), la Juventus adesso punta dritta al big match di sabato prossimo contro la Lazio per continuare la sequenza di successi. Dovesse riuscire nell’intento, ripeterebbe quanto fatto due stagione or sono dalla squadra allora guidata da Ciro Ferrara, che si fermò a quota quattro nelle prime partite della stagione 2009/10.

Fedele alla propria tradizione, quella formazione era stata concepita con un'ossatura tutta italiana sulla quale, però, in controtendenza rispetto al passato vennero inseriti tre brasiliani: Felipe Melo Vicente de Carvalho, Diego Ribas da Cunha e Amauri Carvalho de Oliveira. Quest'ultimo, al secondo anno in bianconero, era in attesa di ottenere la cittadinanza del nostro paese.

Per un club come quello torinese che dal 1897 sino a quel momento aveva acquistato soltanto tredici calciatori provenienti da quella nazione, si poteva tranquillamente parlare di una scommessa.
Persa, vista poi la penuria di risultati conseguiti. Di quel trio, ad oggi, è rimasto il solo Amauri, diventato italiano a tutti gli effetti e retrocesso ad allenarsi con la formazione Primavera in attesa di essere ceduto nella prossima sessione invernale di calciomercato.

Lo scorso gennaio finì al Parma, andandosene da Torino con un dubbio: "Ora vedremo se il colpevole sono io". Rientrato alla base, la musica non è cambiata: "Sono arrivato carico e dopo due giorni sono tornato all’incubo di nuovo. Cosa è successo in quei due giorni? Me lo domando anch’io. Comunque se c’è una cosa che mi ha fatto male sono stati i cori dei tifosi", ha confessato in una recente intervista concessa in esclusiva a "Sky Sport 24".
Finito nel gruppo di quei tesserati dei quali la società si sarebbe liberata volentieri mesi fa per motivi sia tecnici che economici, il successivo scontro frontale (e verbale) col club ha prodotto il risultato di creare un danno ad entrambe le parti in causa.

Innamorato della propria creatura prima ancora di averla plasmata sul campo, sempre a Bardonecchia Conte lanciò un messaggio esplicito, nel merito: "Per me, i giocatori che sono qui sono i migliori del mondo". Nella sua lista personale erano presenti Pepe, Marchisio e Matri, non Amauri.
Bastava credergli sulla parola per capirne le reali intenzioni.

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venerdì 28 ottobre 2011

La Juve al "Meazza" nel segno di Matri


Quando lo scorso 31 gennaio Alessandro Matri approdò a Torino, sponda bianconera, Andrea Agnelli spese per lui parole importanti: "Con l’arrivo di Matri abbiamo messo benzina nel motore, abbiamo fatto il pieno". Con nove goals all’attivo realizzati in quattro mesi l’attaccante di Sant’Angelo Lodigiano finì col confermarsi un ottimo carburante, aggiunto - però - in una macchina che a fine stagione avrebbe dovuto subire una nuova revisione. Non certo l’unica di questi ultimi cinque anni.

Nella Vecchia Signora guidata da Antonio Conte il suo nome è figurato tra gli undici titolari in occasione delle prime due gare disputate nel corso dell’attuale campionato, salvo poi uscirne fuori (esclusa la parentesi relativa alla trasferta di Catania) per scivolare lentamente in panchina. A partire dall’incontro col Genoa è tornato in campo sin dal fischio d’inizio dell’arbitro, rispondendo alla fiducia concessagli utilizzando la sua arma migliore: i goals.

E' stata opera sua anche quello decisivo nell’ultimo match interno disputato contro la Fiorentina e vinto dai bianconeri col risultato finale di 2-1. Per una Juventus che concretizza poco in relazione a quanto produce, Matri rappresenta il terminale del gioco di una squadra che continua ad acquisire fiducia nei propri mezzi e a recuperare quell’autostima minata (o, più semplicemente, persa) dopo gli ultimi due deludenti settimi posti consecutivi conseguiti in serie A.

Alla punta juventina appartiene anche la rete decisiva nell’ultimo confronto diretto in campionato con l’Inter, prossima avversaria dei torinesi nell’anticipo serale della decima giornata. Accadde lo scorso 13 febbraio, allo stadio "Olimpico" di Torino, nel corso della venticinquesima tappa di un percorso che sino a quel momento sembrava poter regalare ancora qualche soddisfazione a Madama.

Il danese Sorensen, giovane terzino di una difesa che allora come oggi proponeva una coppia centrale formata da Barzagli e Bonucci e sulla fascia sinistra Chiellini (all’epoca in forma smagliante), alla mezz’ora della prima frazione di gioco fu l’autore del cross per il colpo di testa vincente dello stesso Matri.

Regolati di misura i nerazzurri, per una Juventus che non si era ancora dimostrata capace di vincere due partite di fila arrivarono tre sconfitte consecutive (con Lecce, Bologna e Milan). In occasione della prima di queste, avvenuta allo stadio “Via del Mare” esattamente sette giorni dopo l’incontro disputato con l’Inter, il successivo commento del presidente Andrea Agnelli fu durissimo: “Dopo la gara i giocatori non si sono nemmeno dovuti fare la doccia”.

Anche il successo casalingo conseguito contro gli eterni rivali nerazzurri nel corso della stagione precedente (5 dicembre 2009, vittoria per 2-1) segnò paradossalmente l’inizio di una crisi, che maturò con l’eliminazione dalla Champions League patita pochi giorni dopo dagli uomini allora guidati da Ciro Ferrara (per mano del Bayern Monaco) per poi continuare con altre cadute rovinose in campionato (Bari e Catania). Di fatto, si trattò di tre partite che segnarono negativamente l’intera annata bianconera.

Ora che si trova sola in testa alla classifica in beata solitudine (non le accadeva dal 14 maggio 2006), a Madama il calendario riserva una sequenza di incontri non propriamente agevoli (dopo quella con l’Inter ci saranno le gare contro Napoli, Palermo e Lazio), al termine delle quali si potrà tracciare un primo veritiero bilancio sulle reali potenzialità della squadra e sulle prospettive che questa stagione le potrà riservare.

Non dimenticando, inoltre, che a metà del cammino riaprirà i battenti il calciomercato (nella sua sessione invernale, dal 3 al 31 gennaio 2012), che qualche giocatore ancora poco utilizzato potrebbe essere inserito da Conte lungo il tragitto (Quagliarella su tutti) e che dopo questo ciclo di ferro ci sarà la gara col Cesena. Visto e considerato che é proprio contro avversari dello stesso rango dei romagnoli che la Juventus ha dilapidato le sue migliori occasioni negli ultimi anni, se vorrà riprendere a vincere un trofeo la Vecchia Signora dovrà fare attenzione a non limitarsi ad essere bella soltanto nelle serate di gala.

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domenica 18 settembre 2011

E la Juventus di Conte va...


Due gare, due vittorie. Sei punti in classifica, cinque in più rispetto all’anno scorso in questo momento: con una situazione simile è più facile costruire una squadra.
Perché ci sono (ovviamente) ancora molte cose che non funzionano, ma è anche vero che nel recente passato queste partite la Juventus non era in grado di vincerle.
Il pericolo più grande verso la porta di Buffon se lo è costruito lui stesso: tolta quell’emozione, pure stavolta la difesa (aiutata dagli altri reparti) ha retto.
Ora sotto con il Bologna...

giovedì 14 aprile 2011

Avanti così, Juve. Poi si dovrà comunque cambiare



Per uno strano scherzo del destino alla fine è stato Luca Toni il giocatore che, grazie alla rete segnata domenica, ha chiuso il confronto tra la Juventus e il Genoa, proprio lui che nel corso della gara disputata nel girone di andata tra le due formazioni al "Luigi Ferraris" realizzò un goal a Storari quando ancora vestiva la maglia rossoblù. Con l’aiuto di una mano, però: infatti venne (giustamente) annullata.

Non l’avrà certamente presa bene il presidente dei grifoni Preziosi, che nel dicembre del 2010 diede un bel "tre" in pagella all’attuale punta bianconera in merito al rendimento da lui offerto alla causa genoana dal momento del suo arrivo sotto la Lanterna. La successiva partenza verso Torino non avrà lasciato particolari rimpianti tra i liguri, però ha dato la possibilità allo stesso Toni di prendersi una piccola rivincita. Se poi si considera il fatto che uno dei principali obiettivi per l’attacco del Genoa nella sessione invernale del calciomercato era Alessandro Matri…

La Juventus compie due piccoli passi di avvicinamento al quarto posto utile per accedere alla Champions League dalla porta di servizio grazie alla sconfitta dell’Udinese in casa contro la Roma ed al sorpasso che l’altra squadra della capitale, la Lazio, ha effettuato sui friulani per effetto della vittoria interna con il Parma degli ex juventini Mirante, Candreva, Bojinov, Amauri e Giovinco.

Il terzo successo consecutivo in campionato della Vecchia Signora è finalmente arrivato, e l’attesa che l’ha accompagnato per mesi rende l’idea del percorso che la società torinese dovrà ancora compiere per tornare ad essere vicina parente di quella che ha scritto pagine leggendarie di questo sport sino al 2006. Ad oggi sono frequenti i paragoni con quanto le è accaduto nel corso della passata stagione: quella doveva essere un’annata da dimenticare, mentre adesso sembra sia finita col diventare uno dei punti più bassi della propria storia con il quale confrontarsi in continuazione.

Nel corso della tredicesima giornata di quel campionato Madama perse ad Udine contro i friulani allora guidati da Marino. Tra le proprie fila annoverava Simone Pepe, uno dei migliori tra gli uomini di Del Neri contro il Genoa. Quel 3 aprile 2010 il centrocampista segnò la seconda delle tre reti con le quali i padroni di casa piegarono la Juventus del "traghettatore" Zaccheroni. A fine gara, aggiungendole a quelle già incassate dalla retroguardia dei torinesi, portarono il passivo a quota quarantasette goals subiti in trentadue gare disputate. Attualmente la Vecchia Signora è ferma a quaranta. Il Milan, primo in classifica, a ventitré…

Rispetto alla gara disputata domenica allo stadio "Olimpico" contro i rossoblù - data l’indisponibilità di Del Piero - soltanto due giocatori erano presenti anche al "Friuli": Marchisio e Felipe Melo. Escluso Manninger (nonostante le reti) l’unico juventino che diede segnali di vita e di reale insofferenza a quell’andazzo fu Del Piero. Guarda caso… Era chiaro che di quel passo la Vecchia Signora, anche allora settima in classifica, si sarebbe scordata il quarto posto. Che all’epoca era lontano soltanto di tre lunghezze.

Non mancavano i buoni propositi per una rimonta juventina prima della conclusione del campionato, come ebbe a dire Zaccheroni nel corso di un’intervista precedente l’incontro di Udine: "Dobbiamo fare risultato, Le partite si riducono, dobbiamo cambiare marcia, altrimenti rischia di essere troppo tardi. le mie squadre hanno avuto spesso dei grandi finali, ma per farlo sarà fondamentale la condizione fisica. Questa settimana abbiamo potuto lavorare bene e mi aspetto dei miglioramenti cercando di mantenere quella compattezza che ci ha permesso di battere l' Atalanta". Al termine di quella partita il club decise di optare per il silenzio stampa, comunicandolo attraverso le pagine del proprio sito ufficiale: "Dopo la sconfitta di Udine, Società, allenatore e giocatori si scusano con tutti i tifosi e decidono il silenzio stampa".

In mezzo alle tempeste di questa stagione la dirigenza ha evitato di abbandonare Del Neri al proprio triste destino, preferendo, in più di una occasione, scegliere la strada di una maggiore responsabilizzazione dei giocatori di fronte alle sconfitte accumulate cammin facendo. Nessun "traghettatore", anzi: ora sembra che il tecnico di Aquileia sia riuscito a guadagnarsi qualche possibilità di permanenza sotto la Mole per il prossimo anno. Reale o virtuale, lo si potrà vedere soltanto a campionato concluso.

Quando a Torino arriveranno (dovranno arrivare) quei campioni che da anni i tifosi bianconeri stanno aspettando di poter ammirare, ricordando che alla Juventus arrivare secondi in classifica a fine stagione, e non quarti, è una sconfitta. Da qualsiasi angolazione la si voglia vedere.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

sabato 19 febbraio 2011

Andrea Agnelli, Matri e la benzina nel motore Juve

Andrea Agnelli lo aveva detto, lo scorso 1° febbraio: "Con l’arrivo di Matri abbiamo messo benzina nel motore, abbiamo fatto il pieno". Nello stesso giorno Amauri, presentato a stampa e tifosi a Parma, dichiarò: "La mia partenza da Torino? Non riguarda la contestazione dei tifosi bianconeri. C’è sempre stata da quando ho vissuto in Piemonte. Ora vedremo se il colpevole sono io".

Sconfitta a Palermo in occasione del debutto del nuovo attaccante juventino, la Vecchia Signora ha ripreso confidenza con la vittoria nelle due successive gare con Cagliari e Inter, portandosi dall’ottavo posto in classifica all’attuale sesto. Virtuale, però: la Roma, indietro di due lunghezze rispetto ai bianconeri, deve ancora disputare il recupero della partita con il Bologna, sospesa a seguito della copiosa nevicata che impedì il regolare svolgimento del match iniziato lo scorso 30 gennaio allo stadio "Renato Dall’Ara" ed interrotto al 16' del primo tempo. Completato anche questo incontro si potrà finalmente avere una visione "reale" delle zone nobili della seria A. Sarà proprio il Palermo (attualmente a quota 40 punti, uno in meno di Madama), caso vuole a Bologna, ad inaugurare la ventiseiesima giornata.

Prima del successo con i nerazzurri Del Neri si era mostrato fiducioso per il prosieguo della stagione juventina: "Stiamo bene, abbiamo recuperato alcuni giocatori e la rosa è equilibrata. L’Inter è in gran forma, ma una vittoria ci darebbe molta fiducia per le prossime gare". Gli innesti del mercato invernale hanno ridato nuova linfa ai bianconeri, insieme allo spostamento di Chiellini sulla fascia sinistra e ad alcuni accorgimenti tattici messi in atto dal tecnico di Aquileia. Che, dopo l’incontro di domenica sera, ha dichiarato: "Al di là dei risultati che abbiamo fatto e che faremo, abbiamo ritrovato la nostra credibilità, oltre che la serenità. Il salto di qualità, però, lo avevamo già fatto prima del 6 di gennaio. Ho soltanto bisogno di tempo: non so a voi, ma a me non bastano due giorni per tirare su una casa".

Prima del giorno dell’Epifania la Vecchia Signora aveva accumulato soltanto un punto in più rispetto alla brutta copia di se stessa, alla formazione che nel precedente campionato fu in grado di collezionare delusioni e record negativi in serie. Il 16 dicembre 2010 Ciro Ferrara, uno dei due allenatori di quella squadra (ed ora commissario tecnico della nazionale under 21), disse: "La Juve sta facendo bene, ma ha gli stessi punti della scorsa stagione. Quindi, forse, stava facendo bene anche un anno fa. Gli stessi risultati hanno un peso diverso, perché diverse sono le aspettative: a me si chiedeva di vincere e di giocare bene". A lui rispose immediatamente lo stesso Del Neri: "Noi cerchiamo di migliorare, e la Juve di quest’anno mi sembra abbia un altro spessore caratteriale".

Se il raffronto tra le due stagioni non è ancora confortante (ad oggi i punti totalizzati sono gli stessi dell’era Ferrara-Zaccheroni), rispetto alle prime sei giornate del girone di andata del campionato in corso Madama è riuscita a migliorarsi (dieci punti in sei gare contro gli otto di inizio anno). E’ ancora troppo poco, però, per poter ambire ad obiettivi importanti. Ma può (e deve) diventare una sorta di trampolino di lancio per recuperare il terreno perduto nei rimanenti incontri ancora da disputare, già a partire da quello di domani contro il Lecce.

Partito Trezeguet e confermati Amauri e Iaquinta, l’infortunio occorso a Quagliarella nella partita contro il Parma (6 gennaio) ha messo a nudo i limiti (di per sé già evidenti) del reparto offensivo della Juventus, nonostante l’anomalia di una formazione che - paradossalmente - era riuscita a segnare sino a quel momento più goals di tutte le altre squadre di serie A.
Il peso delle speranze bianconere, come già accaduto più volte nel passato, è così finito per quasi un mese sulle spalle di Del Piero. Poi le cose sono cambiate: dal pieno recupero fisico del neo acquisto Luca Toni alla partenza di Amauri, per arrivare all’innesto di Alessandro Matri. Che, dall’alto delle sue 11 reti realizzate in questo campionato prima di approdare a Torino, ne ha aggiunto tre in altrettante gare giocate con la maglia juventina.
Ora Del Neri ha la possibilità di compiere delle scelte in un settore che gli offre, finalmente, diverse alternative. Forte di avere nuovamente tra le mani un goleador di razza e nell’attesa (inevitabilmente lunga) di rivedere Quagliarella calcare i terreni di gioco.
In coppia con Matri, la nuova "benzina" nel motore bianconero.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com