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domenica 26 giugno 2011

Dopo l'aumento di capitale, ora inizia la campagna acquisti...


La data di giovedì 23 giugno 2011 verrà ricordata nell’emisfero juventino come quella nella quale milioni di tifosi bianconeri attesero il tanto decantato CdA straordinario del club con la calcolatrice in mano, pronti a capire (e a calcolare con precisione) una volta per tutte a quanto ammonta il tesoretto a disposizione di Marotta in questa sessione di calciomercato estivo.

Da oggi, domenica 26 giugno, all’inizio del prossimo campionato di serie A (28 agosto), mancano due mesi e pochi spiccioli di ore. L’evoluzione della passata stagione ha portato Madama a ridurre il distacco dalla prima in classifica (Milan adesso, Inter in precedenza) da "meno ventisette" a "meno ventiquattro", mantenendo inalterata la settima posizione finale ottenuta dall’ultima creatura di Jean Claude Blanc ed eguagliando la Juventus di Maifredi e Montezemolo nel riuscire a farsi estromettere dalle competizioni europee.

Stando alle promesse degli ultimi giorni, per la Vecchia Signora migliorare questi numeri dovrebbe risultare un compito abbastanza agevole. La parte difficile, viceversa, sarà quella di tornare a primeggiare. Quest’obiettivo non si potrà raggiungere soltanto attraverso l’ennesimo cambio di allenatore e con l’arrivo di alcuni ottimi calciatori (Pirlo a parte), bensì portando a Torino i campioni di cui tanto si parla ma che ancora, ad oggi, devono indossare la maglia bianconera.

Per riuscire nell’intento occorrerà aggiungere al denaro liquido, ora nelle mani della dirigenza, i proventi delle cessioni dell’artiglieria pesante (soprattutto) di centrocampo e attacco: Melo, Sissoko, Amauri, Iaquinta e via discorrendo. Muscoli ed ingaggi in quantità che adesso andranno sostituiti con la qualità ed i contratti a rendimento.

Il primo tra questi, una novità nel mondo del pallone nostrano, venne fatto firmare a Marco Motta al momento del suo passaggio alla Juventus. "Vorremmo che si arrivasse a far combaciare i risultati aziendali con il trattamento economico dei giocatori", disse Andrea Agnelli nel corso di un’intervista rilasciata ai microfoni di Sky Sport nel settembre del 2010. Visto come sono andate a finire le cose, al netto di un riscatto del cartellino del calciatore dall’Udinese basato su una stretta di mano e deciso da tempo, diventa facile pronosticare un futuro lontano da Torino tanto per il difensore quanto per chi ha offerto prestazioni simili alle sue nella scorsa stagione.

Aguero o non Aguero, il mercato di Madama adesso dovrà necessariamente subire un’accelerazione, per evitare di complicare ulteriormente il lavoro di Conte e del suo staff aspettando gli ultimi giorni di mercato per consegnare loro le assi (e gli assi) portanti della rosa del futuro.

Così come accadde nel passato con gli acquisti di Krasic e Quagliarella, ufficializzati in prossimità della partenza del campionato 2010-11 (rispettivamente il 21 e il 27 agosto 2010) nel contesto di una situazione particolarmente difficile: il passaggio di consegne tra la vecchia e la nuova gestione societaria, considerando i momenti in cui solitamente si gettano le basi per la costruzione delle squadre per l’anno successivo, avvenne nei tempi sbagliati.

Partita in ritardo (e scelta la via di una "rivoluzione", mascherata col termine di "evoluzione"), Madama dovette far fronte anche all’insensato varo del provvedimento della Figc sulla riduzione degli extracomunitari tesserabili da ogni società (da due a uno): già in quei giorni (dal 2 luglio 2010 in poi) si era capito che si sarebbe trattato di un "fallimento nel fallimento" (la spedizione italiana ai mondiali sudafricani). Le attese per le dimissioni di Abete partorirono questa fregatura per quei club (Juventus compresa) che videro saltare in aria i propri piani proprio quando le loro trattative stavano iniziando a prendere corpo.

L’ultimo giorno di mercato (tra i vari affari conclusi sul filo di lana) consegnò Robinho al Milan, Kaladze al Genoa, Rinaudo alla Juventus e Borriello alla Roma (con una formula discutibile al momento, e discussa poi). L’immensa platea di tifosi bianconeri si ritrovò incredula alle 18.02 del 31 agosto ad ascoltare l’annuncio da parte della società giallorossa dell’approdo del centravanti ormai ex rossonero (diventato uno degli obiettivi di Madama) nella capitale.

Poco meno di dodici mesi dopo la situazione è radicalmente cambiata: i soldi non mancano, lo stadio nuovo è quasi pronto all’uso, il tempo per programmare le principali operazioni c’è stato. Non rimane che aspettare, curiosando tra le mosse delle rivali in campionato e gustandosi alcune tra le dichiarazioni rese sotto l’ombrellone dai personaggi del circo del pallone.

Perso il Chelsea per un soffio (Villas-Boas) e sfumata l’Inter (Gasperini), Zdenek Zeman ripartirà adesso da Pescara alla ricerca dei suoi sogni di gloria svaniti più volte, negli anni, per colpa di Luciano Moggi.
Tolto di mezzo lui, la strada adesso è spianata. Anche qui, non resta che aspettare.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

mercoledì 27 ottobre 2010

Quanto è bella la Juventus "antipatica"...


Nell'attesa di tornare a vincere qualche competizione, la Juventus ha ripreso a fare paura.
E' bastato che quella squadra che in estate suscitava pochi entusiasmi e molti dubbi trovasse una sua "quadratura" in campo, perché tutti iniziassero a spaventarsi. Pur con gli evidenti limiti che ancora persistono.

"Tutti" chi? Quelli che non sono juventini, che appartengono all'altra "parte" dell'Italia calcistica. O di qua o di là, non si scappa.
Krasic cade a terra senza essere toccato dall'avversario e gli viene concesso un rigore? E' un Simulatore. Con la "S" maiuscola. Non per una singola partita, ma da qui all'eternità.

Anche se a Manchester, nella gara contro il City valida per l'Europa League, lo ammonirono per lo stesso motivo ed in una situazione simile e poi si scoprì che il penalty c'era? Sì, naturalmente.
E pazienza se ha la faccia da bravo ragazzo, se non prende a cazzotti il mondo intero una volta uscito dal rettangolo di gioco o se non si diverte a sfasciare le macchine dopo essersi ubriacato.

Non è mica tanto furbo, poi, questo Krasic: ma chi glielo ha fatto fare di rinunciare a tutti quei soldi che gli offriva lo sceicco Mansour bin Zayed Sultan Al Nahyan per andare a giocare in Premier League? Chi glielo ha detto di rispettare l’impegno verbale preso con Marotta ad inizio della scorsa estate sapendo benissimo che se la Juventus avesse potuto avrebbe preferito portare Dzeko e non lui a Torino? Ma poi, era proprio il caso di noleggiare - pagandolo di tasca propria - un volo privato soltanto per non mancare al suo primo allenamento davanti ai tifosi bianconeri nel consueto vernissage estivo a Villar Perosa? Anche se poi lo avrebbe dovuto sostenere in un campo a parte, solo soletto mentre i compagni si esibivano di fronte alle televisioni e ai fotografi?

Non è una persona seria, il serbo. Anzi: secondo qualcuno è solamente "serbo". Come Ivan Bogdanov, l'ultrà che guidò un manipolo di connazionali nel tentativo (riuscito) di impedire il regolare svolgimento dell'incontro Italia-Serbia che si sarebbe dovuto giocare lo scorso 12 ottobre a Genova.
Oddio, a pensarci bene: immaginiamo per un momento cosa sarebbe potuto accadere se in quella (bruttissima) serata "l'uomo nero" Ivan avesse esibito al mondo intero una sciarpa, un distintivo o comunque un altro simbolo che potesse ricondurre in un qualsiasi modo a Krasic o alla stessa Juventus... Apriti cielo...

A proposito di cielo: era proprio in quella direzione che Malesani si rivolse domenica a Bologna per ottenere Giustizia poco prima che Viviano respingesse il rigore calciato da Iaquinta. Dove non arriva quella sportiva, quando c'è di mezzo la Juventus è doveroso che intervenga quella divina. Anche in questo caso: la giustizia con la "G" maiuscola. Senza dover più scomodare Guido Rossi, Auricchio, Baldini, Moratti, Zeman, Inter, intercettazioni e via discorrendo.
Perchè pur di fermarla ci si appella un pò a tutto. E a tutti.

La Vecchia Signora quando si presenta al tavolo dei vincitori non si accontenta dell'aperitivo o degli antipasti: si prende tutto. I suoi non sono cicli, sono dittature. Dal quinquennio d'oro degli anni trenta del secolo scorso sino ai primi anni del duemila, da Combi-Rosetta-Caligaris a Buffon-Zambrotta-Chiellini, passando per Zoff-Gentile-Cabrini, Sivori-Charles-Boniperti e Rossi-Platini-Boniek. Dimenticando (o non potendoli citare tutti) altri protagonisti di storie che - unite tra loro - hanno costruito una leggenda.

Se alla Juventus accosti il nome di un Agnelli, poi, il gioco è fatto: "ecco che stanno tornando. Di nuovo. Chi non muore si rivede. Bisogna fermarli subito, aggredirli, fargli capire che stavolta sarà diverso, che il passato non torna più".

Molte cose, è assodato, sono mutate nel corso del tempo. Non c'è più Luciano Moggi, la Triade è stata sgretolata e con lei lo squadrone che aveva costruito, così come sono state cancellate le ultime vittorie conquistate sul campo.
Ma è anche vero che sono finiti i tempi di Cobolli Gigli, l'addio di Blanc non è più un miraggio, Nedved è tornato per dare nuovamente il suo contributo alla causa bianconera e adesso c'è un Presidente che parla e scrive a tutti sostenitori.

Non esistono più tifosi di serie "C", ma solo appassionati a cui il massimo esponente del club ha chiesto di essere chiamato per nome. C'è una Juventus ancora troppo debole per sedersi al tavolo dei vincitori, ma già abbastanza convinta delle proprie idee da suscitare le prime reazioni degli avversari: scompare la simpatia, quella che solitamente viene riservata ai perdenti, e d’incanto torna l’antipatia.
E prima di prendersi le doverose (e auspicate) rivincite, i tifosi bianconeri scoprono quanto è bello ritrovarsi uniti con la società contro tutti. Come una volta.

Con tanti ringraziamenti all’altra "parte" dell’Italia calcistica per aver fatto provare loro nuovamente queste sensazioni.
Ironia della sorte: la Juventus ancora non ha vinto nulla, ma i suoi sostenitori stanno già iniziando a godere.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

domenica 7 febbraio 2010

Liberateci da loro... Vi prego...

Alain Elkann: "la Juventus è nel cuore di molti..."
Thomas: "... MILIONI di tifosi..."

Alain Elkann: "non è che uno può sempre sempre vincere..."
Thomas: "ma neanche SEMPRE SEMPRE PERDERE!!!!!!! "

Alain Elkann: "può darsi che in un avvicendamento sportivo ci siano dei momenti di consolidamento, di cambiamento..."
Thomas: "... voleva dire di MERDA?"

Alain Elkann: "...ma io sono molto ottimista..."
Thomas: "... ah, beh... Ora posso dormire sonni tranquilli..."

Alain Elkann: "...tenevo la Juve già fin da bambino..."
Thomas: "... eccoci... Lo sapevo..."

Alain Elkann: "...io mangiavo a Sivori e Charles..."
Thomas: "... da quando c'è suo figlio alla guida della Juventus, io sto mangiando solo mer..."

Alain Elkann: "...quando le cose non vanno bene, in generale, è già un passo avanti..."
Thomas: "... ecco da chi ha preso John..."

domenica 24 gennaio 2010

mercoledì 20 gennaio 2010

Il difficile momento bianconero, Totò e la "Banda degli onesti"…


Non si può sempre vincere: le sconfitte fanno parte integrante dello sport, così come della vita. Si va avanti a momenti, a cicli: sia positivi, che negativi. Quando arrivano i tempi bui, una volta preso atto, non rimane che rimboccarsi le maniche e costruire, poco alla volta, un nuovo “futuro”. In quei frangenti a nulla serve buttare all’aria – ogni anno – quello che si è cercato di creare nei mesi precedenti. In casa Juventus, se si vuole finalmente dare corpo ad un “programma” serio, si facciano scelte decise (anche onerose) puntando su persone di spessore (calcistico). Ad ogni livello. E si vada avanti per quella strada, tenendo duro nelle difficoltà. Con i fatti, non solo con le parole dei CDA.
Bettega è rimasto solo al timone di una nave che sta affondando. Il comandante francesce “tridimensionale” (Blanc), dopo averla fatta speronare, è scappato con una scialuppa di salvataggio. Mantenendo onori e lasciando gli oneri a quello “con i capelli bianchi”. Quello che sino poco tempo fa veniva isolato a guardare le partite dalle tribune dell’Olimpico e che adesso è stato richiamato per salvare il salvabile. La persona che ha messo la propria faccia in un mese più di quanto abbiano fatto gli altri in tre anni e mezzo. Perché un conto è parlare di bilanci sani, accordi commerciali, progetti e idee sui nuovi Ronaldinho da costruire in casa, un altro è affrontare le telecamere quando sai che dall’altra parte ci sono milioni di tifosi inferociti. Per errori, oltretutto, commessi da altri. I jolly degli esoneri degli allenatori, adesso, stanno terminando.
Secco prende la macchina per andare a Parma e riportare Lanzafame alla casa madre, e torna con una piadina romagnola. Si richiama Paolucci in un contesto ancora tutto da capire: non tanto per le sue qualità, quanto perché – una volta recuperati gli infortunati in quel settore – diventa difficile capirne la sua collocazione. Da decifrare anche la situazione di Iaquinta: (forse) bisognerebbe chiedere lumi allo staff medico. Quello che non apre le raccomandate (e manco se le aspetta) e riesce a trasformare le punture di un’ape (Cannavaro) in altro (doping), scatenando ironie e sospetti da parte di chi non ha (e non avrà mai) in simpatia la Juventus. Nonostante i numerosi tentativi - in quella direzione - dell’attuale dirigenza e della proprietà.
Gennaro Sardo potrà raccontare ai nipotini di aver segnato un goal storico contro quella che una volta era una squadra gloriosa, ma oggi ne è solo un lontano ricordo. Due “buffetti” di Del Piero e Cannavaro (al portiere del Chievo) sono gli unici pericoli portati dai bianconeri in una gara giocata su campo (?) impraticabile. Gara fisica, in cui si è esaltato (troppo) Granoche: tre indizi (Grygera, Cannavaro e Zebina) fanno una prova. Non per l’arbitro Valeri: l’attaccante andava allontanato dal campo. Ci ha pensato Di Carlo, il suo allenatore, ad evitargli guai peggiori. Una cura-Montero gli sarebbe servita da insegnamento più di quanto non avrebbe potuto fare un’espulsione. Commentare le partite dei bianconeri delle ultime settimane diventa un esercizio (quasi) ripetitivo: si imposta un articolo su una sconfitta, si cambiano solo gli attori. E si lascia fisso il nome del migliore tra i peggiori: Chiellini, il futuro capitano. Degno erede dei (suoi) grandi predecessori.
Felipe Melo continua a giocare (e sbagliare) in un ruolo non suo; si sta penalizzando il talento di Marchisio spostandolo in tutte le posizioni del centrocampo; Diego si impegna ma non riesce ad incidere. Con l’arrivo di Candreva (benvenuto) ci si augura di aver trovato il giocatore giusto da “inserire nel posto giusto”. Sbrogliando la matassa di incomprensioni tattiche di cui il centrocampo bianconero è pieno. Ci si è dovuti anche concentrare sulla coppa d’Africa per gufare il Mali, nella speranza restituisse Sissoko prima del termine della manifestazione. Operazione riuscita: tifare a favore, di questi tempi, non porta nulla. Fare il contrario, a quanto pare, sì. Ma non è un bel vivere.
John Elkann assiste silenzioso al disarmo dei bianconeri, il fratello Lapo parla ma ne prende le distanze: le macchine e gli occhiali assorbono in toto i loro pensieri. Meglio ascoltare gli inviti dei milioni di sostenitori e lasciare in mano all’ultimo Agnelli rimasto, Andrea, quello che era il giocattolo di famiglia. Non garantirebbe alla Juventus un ritorno immediato alla vittoria: però la passione e l’amore con la quale verrebbe gestita basterebbe ai tifosi per potersi concentrare nuovamente (soltanto) sul calcio giocato. E’ la storia, oltretutto, che parla: il binomio vincente non è “Juventus-Fiat”, ma “Juventus-Agnelli”. In ricordo di Gianni, l’Avvocato, e per manifestare il loro dissenso per quanto sta accadendo, i tifosi si ritroveranno il 23 gennaio a Torino: chi non riuscirà ad esserci (come il sottoscritto) con il cuore marcerà pacificamente con loro da Piazzale Caio Mario sino sotto la Curva Sud dello stadio Olimpico.
Dopo, inizierà la partita: Juventus-Roma, Ferrara contro Ranieri, il “nuovo” che non ha funzionato contro il “vecchio” che non funzionava. E che si sta fregando le mani: se il sorpasso è cosa già avvenuta, l’allungo potrebbe essere la massima goduria. Nel mezzo, il Napoli: un punticino contro il Palermo in casa è bastato per lasciare la Juventus a quota 33. “Dica trentatré”: a Verona non ha risposto nessuno…
Nel posticipo della domenica, il derby di Milano: là dove si deciderà questo scudetto. L’elegante e sorridente Leonardo contro l’arrogante e minaccioso Mourinho. L’allegria del Milan contro il nervosismo dell’Inter, quello scoppiato prima ancora che la partita abbia avuto inizio: c’è da capirli, sono comparsi i veri avversari. La Juventus si è rivelata “l’anti” di se stessa; il Milan, preso a pallonate e umiliato 4-0 nella stracittadina d’andata, si è ripreso sino a diventare una squadra vera. Due attacchi fortissimi a confronto, come quello che potrebbe trovare la stessa Juventus sabato sera: Vucinic, Totti e Toni. Gli ultimi due, già soprannominati “To-To”.
“To-to”, variante del nome d’arte di Antonio de Curtis, Totò, il principe della risata. Da lunedì scorso (18 gennaio) la “Gazzetta dello Sport” ha iniziato una raccolta intitolata al grande attore di origini napoletane, da poter acquistare in abbinamento al quotidiano. Il primo dvd è intitolato “La Banda degli onesti”. Un altro modo, per il giornale rosa, di celebrare i successi dell’Inter…


Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

domenica 17 gennaio 2010

Ferrara e quella valigia dietro la panchina…


Con una valigia sistemata dietro la panchina, Ferrara ha condotto (mercoledì scorso) la Juventus in una delle rare vittorie di questo ultimo periodo, nel quale soltanto Inter e Parma (in campionato) avevano ceduto l’onore delle armi contro i bianconeri. Uno dei tanti CDA juventini, nel pomeriggio della stessa giornata, aveva ratificato la fiducia in lui: per l’attuale società, vale quanto una dichiarazione d’amore di Ibrahimovic. Tranne l’arrivo di Bettega, dal periodo prenatalizio ad oggi rimane inalterato (quasi) tutto il resto. Sono cambiati, invece, gli obiettivi: prima ero lo scudetto, ora diventa il terzo posto; sino a dicembre era la Champions League, poi l’Europa League; la Coppa Italia avrebbe dovuto rappresentare il trofeo di consolazione, ora diventa (ancor più) importante e prestigioso conquistare la "decima". Costruire il futuro adesso nella speranza di conseguire qualche vittoria è importante; centrare il terzo posto in campionato un obbligo da non mancare assolutamente.
Perde il Napoli delle 13 partite da imbattuto: ma quella schierata contro la Juventus, non era la squadra titolare. Mazzarri, cui non manca la fantasia per cercare scuse in caso di sconfitte, non si è lasciato sfuggire l'occasione per evidenziarlo. Fosse per De Laurentiis, invece, quella coppa verrebbe anche abolita. Stile-Napoli: non si è ancora capaci di vincere, ma tantomeno di perdere…
Non è stato il Diego di Roma (doppietta strepitosa alla seconda giornata di campionato), ma è comunque un bel vedere; non è stato il Del Piero colonna leggendaria della Juventus, ma da chi non ha (quasi) mai giocato in quest’annata, non ci poteva aspettare molto di più. Tre goals in due: stavolta non è risultato decisivo il solito (e solo) Chiellini. Ora Ferrara dovrà aggrapparsi al capitano bianconero e alle sue prodezze per uscire fuori da un tunnel cui la fine sembra(va) non arrivare mai. A Ranieri, all’inizio della scorsa stagione, il suo apporto fu indispensabile: poi, però, non bastò per evitargli l’esonero. Giocoforza (un’infinità di assenze) si è passati al rombo di centrocampo: con due veri giocatori di fascia con la fase difensiva nelle corde (De Ceglie e Salihamidzic) l’equilibrio non è mancato. Quella zona riservata a Felipe Melo, però, non è la sua: ma quando si sono spesi 25 milioni di euro per lui, si pensava di farlo giocare lì?
Punito il Napoli e il finto fair-play da loro invocato per la caduta di Datolo: chi decide è l’arbitro, se non ferma il gioco si deve andare avanti. A furia di randellare per tutto l’incontro, è finita anzitempo la partita di Contini: non per aver passeggiato sulla testa di Del Piero, ma per aver procurato il fallo da rigore su Diego. Salti, fischi e cori contro Balotelli e la dirigenza: contro la Roma mancherà tutto questo, la curva Scirea verrà chiusa. Mancherà, però, anche l’appoggio alla squadra: di questi tempi è fondamentale.
Per un Lanzafame che non arriva torna a casa Paolucci, giovane cresciuto con il bianconero addosso come quelli che affollano la lista dei convocati per l’incontro con il Chievo: i forfait si accumulano di giorno in giorno. L’ultima volta al Bentegodi (casa Chievo) fu il 9 novembre 2008: con una splendida punizione Del Piero si fece un bellissimo regalo di compleanno. Completò l’opera Iaquinta: quello che oggi (dopo l’operazione al menisco) sta così bene da allenarsi, ma così male da non giocare.
Scorrendo la classifica non si faccia l’errore di guardare avanti: con una vittoria sul Siena oggi, il Milan si avvicinerebbe all’Inter per continuare un campionato a parte. Quello che assegnerà lo scudetto. Il miracolo del Bari (due rigori contro l’Inter giustificano l’uso della parola) non è bastato a sconfiggere i nerazzurri. Potrebbe essere utile al Milan in vista del derby di domenica prossima: con una vittoria dei rossoneri basterebbe loro ripetersi contro la Fiorentina nel recupero del 24 febbraio per veder concretizzato l’aggancio.
Più utile guardarsi alle spalle: se il Napoli (in virtù della vittoria nello scontro diretto a Torino) ha già ottenuto un set-point che gli consente di essere terzo nonostante lo stesso numero di punti della Juventus, la folla delle squadre pronte ad approfittare di un eventuale altro passo falso dei bianconeri aumenta di giornata in giornata. L’occasione è ghiotta: al Chievo mancherà Pellissier, l’uomo che infilò tre volte i bianconeri all’Olimpico nell’aprile dello scorso anno.
Con la valigia sistemata dietro la panchina anche a Verona, Ferrara dice di aver chiuso il suo libro nero: grazie alla vittoria di coppa Italia, il peggio è passato. L’impressione è che le pagine siano terminate, e che - andando avanti di questo passo - ne servirebbe un altro. E’ da capire se il nome di Maifredi sia stato già scritto o meno. Il rischio, per loro, è di ritrovarsi al "bar sport" a discutere da soli su quale sia stata la Juventus peggiore del dopoguerra. Un successo anche col Chievo per lasciare quella valigia lì dove si trova, e per far immaginare ai tifosi per qualche momento che la Juventus non ha dimenticato cosa vuol dire vincere. Con la speranza che qualcuno spieghi loro che cosa hanno fatto di male per meritarsi tutto questo.
Speranza, la parola giusta per Van der Sar: la moglie Annemarie si sta rimettendo dopo l’emorragia cerebrale che la colpì nello scorso mese di dicembre e che fece maturare, nel portiere, la decisione di abbandonare il Manchester United per starle vicino. Ieri ha rimesso i guantoni per tornare in porta nell’incontro con il Burnley: in bocca a lupo, Edwin.


Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

Un piccolo omaggio ad un grande giocatore del passato: Michael Laudrup.