martedì 22 aprile 2014

Juve, cessioni in vista per restare grandi?



Vendere per ricostruire, vincere per continuare a vincere. Attorno a Madama ormai non si parla d'altro. L'ipotesi di qualche cessione eccellente a fine stagione in casa bianconera (quella di Pogba su tutte) viene considerata dagli organi di stampa tanto un possibile toccasana per le casse del club quanto uno strumento indispensabile per poter realizzare nuovi acquisti di spessore. L'idea di sollevare sotto il cielo di Torino l'Europa League, poi, solletica non poco la Vecchia Signora impegnata alla ricerca di quella visibilità continentale che le manca ormai da troppo tempo.

In più, come se non bastasse, c'è ancora un piccolo alone di mistero che aleggia intorno al futuro di Antonio Conte. Sembra strano, ma si sta parlando dei fatti di cronaca di una società che si appresta a conquistare il terzo scudetto consecutivo ed a disputare la semifinale di andata di una competizione europea.

Di strano, però, non c'è nulla, soprattutto se si pensa a dove vuol tornare la Juventus: in cima all'Europa e al mondo. Durante un suo intervento nel corso di un seminario sugli sport di squadra organizzato dal Coni, tenutosi nel mese di aprile del 2010, Marcello Lippi – tecnico pluridecorato di Madama ed ex c.t. della nazionale azzurra - aveva "separato" i grandi calciatori in campioni e fuoriclasse: “I primi sono dei solisti, dei galli nel pollaio, che hanno grandi doti ma che non fanno nulla per migliorare e mettono in mostra le proprie qualità solo in poche occasioni. Sono primedonne che non si mettono a disposizione del gruppo, non aiutano la squadra. I secondi, invece, hanno il talento, non solo tra i piedi, e lo mettono al servizio del collettivo. Hanno grandi qualità in campo e fuori, incarnano i valori della leadership. Di questi giocatori più se ne hanno e meglio è”.

Non è un caso se la Juventus ha raggiunto certi risultati quando tra le sue fila militavano giocatori di uno spessore umano, oltre che tecnico, fuori dal comune. Due di questi, Zinedine Zidane ed Edgar Davids, sono i protagonisti di un aneddoto che il fuoriclasse francese aveva confessato al mensile calcistico 'So Foot' la scorsa estate: "Non è una leggenda la storia che vuole che io mettessi un cappellaccio da pescatore per andare a giocare con gli immigrati, anche se l'ho fatto soltanto un paio di volte. A spingermi era il mio compagno di squadra Edgar Davids. Lui ci andava matto, lo faceva molto spesso: prendeva la macchina e quando vedeva qualcuno giocare in un parcheggio si fermava per aggregarsi. Mi diceva sempre: 'E' per loro che dobbiamo giocare, sono queste le partite importanti'. E io gli dicevo: 'Ok, ma abbiamo gli allenamenti, apparteniamo a un club di alto livello, non possiamo rischiare di infortunarci'. Allo stesso tempo, però, lo ammiravo, perché era in grado di fare delle cose del genere".

Ha ragione Giuseppe Marotta nel sostenere che “la nostra società è una di quelle che compra e non vende”, ma di fronte ad un'offerta irrinunciabile per qualche suo gioiello, però, non è detto alcune certezze della dirigenza non possano vacillare. Soprattutto guardando la carta d'identità di alcuni fuoriclasse bianconeri e la necessità di sostituirli con altri dello stesso livello. “Di questi giocatori più se ne hanno e meglio è”, sosteneva, come visto, Lippi. E se la liquidità manca (o, comunque, non è disponibile), all'orizzonte non si intravedono molte altre soluzioni. 

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sabato 12 aprile 2014

La Juventus a Udine per vincere e chiudere il discorso scudetto


La grande bellezza del calcio europeo, in questa settimana che sta volgendo al termine, si è potuta ammirare sia in Champions League che nella sorella minore, l'Europa League. Poi, ovviamente, i fuochi d'artificio più spettacolari sono stati riservati alle serate di martedì e mercoledì, quando i primi otto club del continente hanno dato vita a scontri di rara intensità e densi di emozioni.

Caduto il Barcellona, per un soffio il Real Madrid non ha lasciato le penne a Dortmund, laddove i ragazzi terribili di Klopp hanno sfiorato l'impresa di eliminare gli spagnoli. “Questa partita va messa su un dvd da regalare a tutte le squadre che perdono all'andata e che sembrano senza speranza, per dimostrare che c'è sempre, in ogni occasione, qualcosa da rivedere”. Così il tecnico dei gialloneri è riuscito a fotografare l'istantanea di una gara che rimarrà a lungo impressa nella memoria dei tedeschi.

Ed in Europa League sembra proprio che ci si stato chi ha preso alla lettera le sue parole. A questo proposito basta guardare, infatti, alle rimonte di Siviglia e Valencia: i primi, sconfitti per 1-0 dal Porto nella gara d'andata, hanno ribaltato il risultato vincendo per 4-1 il match di ritorno; i secondi, invece, sono passati da uno 0-3 contro gli svizzeri del Basilea ad un rotondo 5-0 casalingo. Adesso si ritroveranno entrambi in semifinale, mentre nell'altra parte del tabellone Juventus e Benfica si contenderanno l'ultimo pass per la finalissima in programma a Torino il prossimo 14 maggio.

Nonostante la battuta rilasciata da Pirlo ad un giornalista nei momenti successivi il sorteggio (“Il Benfica? Mi dispiace per loro...”), Madama farebbe bene a non sottovalutare i portoghesi: nella finale della stessa competizione disputata lo scorso anno ad Amsterdam, contro il Chelsea di Benitez, c'erano proprio loro.

Il centrocampista della nazionale ha aperto la strada alla recente vittoria dei bianconeri contro il Lione con un'altra perla su punizione. Se trovare altri complimenti per il fuoriclasse di Brescia diventa sempre più difficile, per spiegare meglio la ripetitività delle sue prodezze possono venire in soccorso le parole rimaste impresse sul libro “Giochiamo ancora”, scritto da Alessandro del Piero con l'aiuto del giornalista Maurizio Crosetti: “Il talento cresce, migliora, va protetto e non invecchia. Maradona lo avrà per sempre: se tirasse una punizione, anche a ottant'anni metterà la palla all'incrocio. Siamo noi a invecchiare, il nostro corpo, non la classe”.

A Udine, prossima tappa del cammino in serie A della Vecchia Signora, in caso di vittoria esterna della Juventus i giochi per lo scudetto potrebbero dichiararsi chiusi. Sarebbe meglio per lei, quindi, tirare fuori tutte le energie necessarie per espugnare quel campo. Anche perché per tenere il passo del Benfica durante (almeno) centottanta minuti ne serviranno parecchie...

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sabato 5 aprile 2014

Juventus, esigenza di rinnovo

 
Sulle pagine dell'odierna edizione della “Gazzetta dello Sport” Antonio Di Rosa, che oltre ad essere l'attuale direttore dell'agenzia d'informazione “LaPresse” in passato ha anche guidato la “rosea”, in un editoriale da lui scritto solleva un dubbio non privo di fondamenta sulla Juventus che verrà: “In prospettiva può essere la squadra di giovedì sera quella che può aspirare a competere con Real, Bayern e le altre grandi della Champions League? La risposta è netta: no. Per salire i gradini dell'ambizione e alzare il tiro sui grandi obiettivi ci vuole ben altro”.
 
Premesso che il Chelsea vincitore della massima competizione europea nel 2012, pilotato dall'accoppiata Andrè Villas Boas (sino a marzo di quell'anno) e Roberto Di Matteo, aveva dimostrato una volta di più che il calcio non è una scienza esatta, le osservazioni del giornalista toccano comunque alcuni punti chiave di quella che dovrà essere la programmazione del proprio futuro in casa bianconera.
 
L'età di alcuni giocatori che avanza, l'impiego di moduli tattici alternativi all'attuale 3-5-2 e più consoni ad un calcio diverso da quello praticato in Italia, il progressivo rafforzamento delle principali rivali anche in serie A sono tutte componenti che potrebbero far giungere il management juventino di fronte ad un bivio: continuare con l'attuale gruppo, aggiungendo – quindi - qualche pedina all'attuale scacchiere a disposizione di Conte, oppure ridisegnare la rosa, considerando questa stagione come l'ultima di un eccezionale triennio?
 
In ambito sportivo, e non solo, il tema naturalmente non è nuovo. A conti fatti l'Inter del 2010, toccato uno dei punti più alti della propria storia, avrebbe avuto bisogno di un restyling per restare ad altissimi livelli, soprattutto in vista di una crisi annunciata del settore economico che avrebbe poi toccato anche le sue casse societarie.
 
Terminato lo straordinario ciclo di Arrigo Sacchi al Milan, il Diavolo puntò su un nuovo tecnico (Fabio Capello) per continuare a mietere successi in Italia e in Europa. Quando si trovavano al timone della Juventus, Luciano Moggi, Antonio Giraudo e Roberto Bettega furono i materiali esecutori della volontà del club torinese sul “vincere spendendo quello che si produceva”. L'esempio più lampante, in questo ambito, resta la cessione di Christian Vieri all'Atletico Madrid. Pochi giorni prima l'Avvocato Agnelli aveva rassicurato tutti: “Moggi mi ha detto che Vieri resta”. Infatti...
 
L'articolo di Antonio Di Rosa termina con una convinzione che sa di profezia: “Vincere non è una garanzia per continuare a vincere. Se non si rinnova, si resta indietro”.
La stagione, però, non è ancora finita. A questo punto è giusto che entri in campo anche un po' di scaramanzia...
 
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martedì 1 aprile 2014

Juve in calo, ma la stagione non è finita


L'ultima occasione nella quale il Napoli aveva battuto la Juventus in campionato tra le mura amiche, prima della scorsa domenica, risaliva al 9 gennaio 2011. Edinson Cavani aveva infatti schiaffeggiato per ben tre volte la Vecchia Signora, portandosi a casa il pallone della gara e mandando in visibilio il pubblico del “San Paolo”. Adesso è stata la volta di Callejon e Mertens, gli acquisti pagati proprio con il ricavato della cessione del fortissimo attaccante uruguaiano al Paris Saint-Germain, a piegare Madama.

Quanto ci ha messo di suo la Juventus in questa sconfitta? E' realmente così stanca, incerottata, sazia di vittorie in serie A e con la testa rivolta soltanto al prossimo impegno di Europa League contro il Lione? L'esito di una sola gara può mettere in dubbio la legittimità di una differenza in classifica tra gli uomini di Conte e quelli di Benitez che attualmente è pari a diciassette punti?

Durante il girone d'andata era stata la Juventus ad infliggere una sonora sconfitta al Napoli. Nelle ore immediatamente successive a quell'incontro Corrado Ferlaino, ex presidente della società partenopea, aveva preso le distanze dai disfattisti: Non si può giudicare una squadra da una sola partita, bisogna guardare tutto il campionato. Anche la Juventus a Firenze ha avuto un quarto d’ora disastroso. Sicuramente la gara di ieri del Napoli non è stata bella ma non bisogna farne un dramma”.

A distanza di poco più di quattro mesi le parti si sono rovesciate. Nell'arco di questo spazio temporale ancora la Fiorentina, inconsciamente, ha rappresentato un crocevia importante della stagione juventina. Il disfattismo maturato a Torino nel bel mezzo degli incontri europei di andata e ritorno tra bianconeri e viola era stato poi cancellato dal passaggio di turno degli uomini di Conte.

Un comprensibile calo fisico e mentale di Madama era preventivabile. Il singolo, più che il gruppo o il gioco, ha aiutato la Vecchia Signora ad uscire fuori dai momenti difficili da qualche partita a questa parte. Sino a quando è stato possibile. Ma se Reina esce dallo stadio con i guanti ancora puliti, allora parlare di serata storta non ha senso, così come di un periodo di flessione.

Con ogni probabilità c'è un intero spartito da rivedere, per riprendere a suonare la stessa musica ascoltata dagli avversari in questi ultimi anni. E qui spetta al direttore d'orchestra, Conte, uno dei principali artefici della rinascita bianconera nel dopo-Calciopoli, entrare in gioco. Per impartire un cambio di marcia, quell'imprevedibilità che possa consentire ai suoi uomini di tirare fuori le forze necessarie per affrontare al meglio gli ultimi impegni della stagione. Anche a costo di mettere in discussione quelle idee di gioco, le sue, che sembrano ormai scolpite nella pietra. 

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sabato 22 marzo 2014

Pirlo, l'artista delle punizioni


Nel suo libro “Juventus. Quei derby che una signora non dimentica”, pubblicato nel 2007, Roberto Beccantini - noto giornalista sportivo e tifoso bianconero - aveva riportato un curioso aneddoto legato ad una confessione rilasciata tempo prima da Dino Zoff: “Quando prendevo un gol da Platini in Nazionale o in allenamento non mi lamentavo né mi incavolavo mai. Sono gol che un portiere deve accettare. Perché? Non sono imparabili, sono perfetti”.

Passano gli anni, Madama saluta o dà il benvenuto a nuovi fuoriclasse, ma la storia si ripete. Buffon, all'alba del primo campionato disputato dalla Vecchia Signora dentro la sua nuova casa (2011/12), per celebrare la grandezza di un altro maestro nelle punizioni, Andrea Pirlo, diventò addirittura mistico: “Quando Andrea mi ha detto che sarebbe venuto alla Juve, la prima cosa che ho detto è stata "Meno male". Credo che un giocatore del suo livello e del suo valore, per lo più gratis, sia stato l'affare del secolo. E ieri quando l'ho visto giocare ho pensato "Dio c'è", perché è veramente imbarazzante la sua bravura calcistica".

Davanti a quella classe anche Michel Platini lo scorso 18 giugno 2013 si era tolto pubblicamente il cappello: “Stiamo parlando di un grande giocatore, perché dà un valore aggiunto alle sue squadre sia per tecnica che per organizzazione. La sua sfortuna è che nella storia rimangono più nella mente dei tifosi i grandi goleador perché le tv fanno vedere soprattutto i gol. Nella Juve infatti ci si ricorda di più di Del Piero che di altri. È lo stesso problema di portieri, difensori e centrocampista di fatica. È un giocatore eccezionale, con grandi qualità e devo dire che lo ammiro moltissimo. Mi tolgo il cappello di fronte a lui”.

Ultimo tra gli ultimi, ma solo in ordine cronologico, anche Luigi Garlando, prima firma della “Gazzetta dello Sport”, nel celebrare l'opera d'arte con la quale Pirlo ha regalato la qualificazione ai quarti di Europa League alla Juventus, sulla rosea ha scritto: “L'habitat naturale di Andrea Pirlo è il Pallone d'Oro. Non l'ha mai vinto? Colpa di chi vota, mica sua”. Amen.

Finite le celebrazioni, per i bianconeri adesso è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche e portare a compimento due missioni all'interno di una stagione, quella che porterà molti di loro a partecipare ai mondiali brasiliani, sempre più densa di impegni.

Aumenta il numero dei minuti accumulati nelle gambe dalla truppa di Conte, iniziano ad affiorare con frequenza sempre maggiore gli infortuni, ogni tanto fioccano alcune squalifiche, ed ecco che Madama inizia a tirare la cinghia, facendo ricorso a qualche ragazzo della sua Primavera (Romagna e Matiello a Firenze, giusto per fare un esempio).

Il prossimo appuntamento in campionato è a Catania, laddove in campionato la Juventus non perde dal lontano 27 settembre 1964. All'epoca dei fatti vinsero i padroni di casa per 3-1, la Vecchia Signora era guidata in panchina da Heriberto Herrera. Quella stagione si concluse con un quarto posto in serie A, un successo in coppa Italia (il quinto per i bianconeri), ed una finale di Coppa delle Fiere, la mamma della vecchia Coppa Uefa (e la nonna dell'attuale Europa League), persa contro gli ungheresi del Ferencvaros nella gara secca disputata allo stadio “Comunale” di Torino.

A questo punto, vista e considerata qualche ipotetica analogia col passato, per Madama è meglio cercare di portare a casa un'altra vittoria in campionato... 

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martedì 18 marzo 2014

A Firenze la Juve migliore


Con il terzo scudetto ormai a portata di mano, la Juventus può adesso concentrarsi sulla gara di ritorno degli ottavi di finale di Europa League. A Firenze contro un pronostico, un avversario ed un clima a lei ostili, Madama avrà puntati gli occhi di tutti gli appassionati sportivi. Riuscirà a togliere il sorriso dalle labbra di chi ha già festeggiato la sua eliminazione dal torneo per mano dei viola? Quando parlava di questo argomento a Genova, negli istanti successivi la vittoria esterna ottenuta contro il Grifone, Antonio Conte stava mettendo in mostra soltanto un po' di ironia oppure puntava a caricare al massimo il morale della truppa?

Per il tecnico bianconero la vita andrà avanti comunque, eliminazione o meno. Ma come può un allenatore che vive a pane e vittorie (e con una figlia che, giusto per rimanere in tema, si chiama pure Vittoria), affrontare una partita così delicata senza giocarsi tutte le fiches a sua disposizione?

Le polemiche nate (e proseguite) con Fabio Capello hanno dato origine a roventi discussioni anche in seno ai tifosi bianconeri: con questi uomini Conte avrebbe potuto fare di più in Europa? Rispondendo a due lettere su questo tema, diverse tra loro, l'editorialista della “Gazzetta dello Sport” Alberto Cerruti ha chiuso il proprio intervento con queste parole: “Perché una grande squadra e un grande allenatore non devono accontentarsi mai. Nemmeno di un importantissimo terzo scudetto consecutivo, con più o meno di 100 punti”.

Anche l'Avvocato Agnelli, tempo fa, aveva ripetuto un concetto simile durante uno scambio di battute con un gornalista: “Boniperti dice che la sua Juve ha vinto tanto? Sì, è vero, ma perché non va a Madrid a vedere i trofei del Real? La verità è che la Juve non deve mai guardarsi indietro, ma pensare sempre al successo che verrà”.

La Fiorentina, intanto, aspetta di vedere quale tipo di squadra si troverà di fronte giovedì sera, se la formazione che sta triturando record in campionato oppure la sua versione europea, quella scialba e timorosa che smette di aggredire gli avversari dopo aver concluso la prima frazione di gioco.

Massimo Ambrosini, veterano di molte battaglie sui campi di calcio, ha mostrato un profondo rispetto nei confronti dei bianconeri: “È una squadra, un collettivo, che fa paura perché ha uno spirito di un certo tipo, dei giocatori abituati a giocare queste partite, dal punto di vista mentale e tecnico. Noi favoriti? No. Saremmo dei pazzi a pensarlo”.

Almeno a parole, il match sembra riprendere da una situazione di incertezza sull'esito conclusivo.
Spetta alla Juventus, se lo vorrà, cercare di dimostrare che i timori di Ambrosini, in realtà, erano fondati. 

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martedì 11 marzo 2014

Juventus, ora parte l'assalto all'Europa League

 
Mancano undici giornate alla conclusione del campionato, ma i giochi per lo scudetto sembrano ormai fatti. Nel primo dei tre rendez-vous che la vedranno impegnata nell'arco di pochi giorni con la Fiorentina, Madama ha decisamente allungato il passo nei confronti della Roma. Che adesso, classifica alla mano, vede spuntare dallo specchietto retrovisore il Napoli.

In casa bianconera l'attenzione generale si sposta ora sull'Europa League, la coppa che la Vecchia Signora non vince dal lontano 1993, quando ancora si chiamava U.E.F.A. Quello era stato il secondo anno del Trapattoni-bis alla guida della Juventus, mentre nel 1994 a Torino si sarebbe insediato, per la sua prima volta, Marcello Lippi.

Trapattoni e Lippi sono stati gli allenatori dai quali Madama ha ricevuto in cambio sia gli scudetti in patria che la celebrità in campo europeo. Impresa che, ad esempio, non era riuscita a Fabio Capello nel corso del suo biennio torinese.

A questo punto spetta ad Antonio Conte provare a superare il tecnico friulano in questa speciale graduatoria all'interno dell'ultracentenaria storia bianconera. Se vincere tre tricolori consecutivi non sarebbe comunque un risultato così banale, riportare la Juventus a primeggiare anche in Europa darebbe indubbiamente più sostanza (e visibilità) all'eccellente lavoro svolto sino ad oggi.

D'altronde era stato proprio lui ad ammetterlo, alla vigilia del doppio confronto con il Trabzonspor: “Conquistare l'Europa League rappresenterebbe nel nostro secondo anno di partecipazione all'Europa qualcosa di straordinario. Per il percorso iniziato tre anni fa, nessuno poteva immaginare ciò che la squadra ha fatto e sta facendo. Quest'anno per la Champions League abbiamo delle colpe, ma ora c'è l'Europa League e vogliamo andare avanti".

Poi, però, dal sentimento era passato alla ragione, tirando fuori dal taschino la calcolatrice: “Ho fatto un calcolo: nei prossimi 52 giorni, esclusa la Nazionale, giochiamo 15 partite. Serve il contributo di tutti”.
Il distacco in classifica dalla Roma, maturato in queste ultime giornate della serie A, lo mette adesso nella miglior condizione per poter operare le scelte più opportune.

I sogni miei e di Antonio coincidono: cercheremo di realizzarli assieme”, aveva detto pochi giorni fa Andrea Agnelli. Con gli ottavi di Europa League alle porte ed un campionato a portata di mano, si può dire che è arrivato il momento di trasformarli in realtà. 

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