domenica 18 marzo 2012

Dalla Juve cinque segnali al campionato

Vincere in serie A con un perentorio 5-0 in trasferta non è mai facile, contro qualsiasi avversario. Quello ottenuto dalla Juventus allo stadio “Artemio Franchi” di Firenze, poi, acquisisce un peso specifico ancora più importante del necessario se si considerano le premesse che hanno caratterizzato i momenti precedenti la gara: la discussa designazione di Bergonzi come arbitro dell’incontro (fu lui, nelle vesti di quarto uomo, ad allontanare Conte dalla panchina a Bologna), le polemiche a distanza tra l’allenatore bianconero e Allegri, la sterilità offensiva dell’attacco di Madama (sei goals realizzati nelle ultime sette partite, dei quali tre segnati nel solo match interno contro il Catania), la voglia di rivalsa del viola Amauri (pronto ad esultare per una eventuale marcatura contro la sua ex squadra facendo il giro dello stadio), la vittoria ottenuta nel tardo pomeriggio dal Milan al “Tardini” di Parma, l’accoglienza che il pubblico fiorentino avrebbe riservato alla Vecchia Signora e al suo tecnico, il desiderio della truppa di Conte di interrompere quell’incredibile serie di pareggi racimolati in campionato sino ad allora.

Insomma, ce n’era per tutti i gusti. L’unica strada per isolare la testa da qualsiasi pensiero e concentrarsi soltanto sulla Fiorentina l’aveva tracciata lo stesso Conte prima del fischio d’inizio, riassumendola in poche parole: “Noi guardiamo a noi stessi, non ci facciamo condizionare dal risultato del Milan”. Ai suoi uomini non restava, quindi, che seguirla.
L’ingenua espulsione di Cerci ha indubbiamente semplificato le cose alla Juventus che comunque – già in vantaggio per una rete a zero – ha avuto il merito di non fermarsi mai, continuando a giocare tutto il resto dell’incontro con la stessa determinazione senza accusare cali di tensione.

Poco meno di una settimana fa i rossoneri portarono a quattro le lunghezze di distacco in classifica dai bianconeri, grazie alla vittoria ottenuta a “San Siro” contro il Lecce e al contemporaneo pareggio esterno di “Marassi” della Vecchia Signora. Si discusse per diversi giorni di quel vantaggio, mai così ampio tra la prima e la seconda in questa stagione: oggi, nonostante il margine tra i due club sia rimasto identico, la sensazione è che “pesi” meno di quanto dicono i tabellini. I numeri possono essere tanto “freddi” quanto pieni di significati a seconda del “modo” e del “momento” in cui li si legge.

La Juventus vinse per l’ultima volta in trasferta con il risultato di 5-0 il 19 ottobre del 1997: allo stadio “San Nicola” di Bari Zidane e Del Piero maltrattarono i biancorossi nel campionato che si concluse con il duello tra i bianconeri futuri campioni d’Italia e l’Inter di Luigi Simoni. Nel gruppo dei giocatori a disposizione di Marcello Lippi figuravano i nomi di Antonio Conte e Didier Deschamps, l’attuale allenatore del Marsiglia che ha appena eliminato i nerazzurri dalla Champions League.

La stessa Beneamata sarà la prossima avversaria della Vecchia Signora nel posticipo serale che si disputerà domenica prossima a Torino. Negli anni immediatamente successivi allo scoppio di Calciopoli si è sviluppato il ciclo vincente dell’Inter di Massimo Moratti: la coincidenza vuole che nella fase del suo crepuscolo in panchina adesso sieda Claudio Ranieri, il tecnico che prese Madama dalle mani di Deschamps (che nel frattempo l’aveva immediatamente riportata in serie A, lasciandola a Giancarlo Corradini nelle due ultime giornate del campionato cadetto) per guidarla nei primi passi verso la ricostruzione.
Prima di quella partita, però, la Juventus ospiterà il Milan nella gara valevole per il ritorno delle semifinali di coppa Italia. Si tratterà dell’ultima occasione nella quale le due formazioni potranno incontrarsi in questa stagione, ed avverrà in uno stadio in cui si registrerà l’ormai consueto tutto esaurito.

La vittoria di Firenze riporta l’entusiasmo in un ambiente che, proprio cavalcandolo, ha raggiunto risultati impensabili sino a pochi mesi fa. All’interno del reparto offensivo, considerato il vero e proprio punto “debole” della squadra, continua ad offrire ottime prestazioni Mirko Vucinic, autore della prima delle cinque reti. Per lui la scorsa estate aveva speso parole d’elogio Dejan Savicevic, ex calciatore del Milan ed attuale presidente della federazione calcistica del Montenegro: “Ha fatto bene Mirko a cambiare aria, non poteva restare nella Roma. Sarebbe bastato giocare male una partita per rovinarsi la stagione, come quest'anno: lui ne ha sofferto, non è bello sentire uno stadio che ti fischia. Sono sicuro che l’ambiente di Torino è sereno e che i tifosi lo accoglieranno bene”.
Dato che qualche fischio nei suoi confronti - in realtà - non è mancato, Savicevic è tornato recentemente in suo “soccorso” con altre dichiarazioni: “L’ho visto a Genova: si è sbloccato, sarà determinante per lo sprint. Mirko è un grande attaccante, solo un pò particolare. Alterna alti e bassi. Però non va sottovalutato. Se è in forma può vincere una partita da solo”.
A buon intenditor, poche parole…

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Lontani da Mister X



Tradizionalmente e storicamente quella di Firenze è una delle partite più difficili in assoluto per i colori bianconeri. La strana rivalità, creata più che altro dai tifosi viola, che spesso ha sconfinato in sentimenti e gesti che con lo sport non hanno molto a che fare, ha reso questa sfida piena di insidie per la Vecchia Signora. Il momento in cui il calendario di serie A ha proposto il match in questione era, oltretutto, molto complesso per entrambe le squadre. Se da una parte una sconfitta avrebbe precipitato la Viola in zone della classifica pericolose, un’altro pareggio o, peggio ancora, tornare a casa con zero punti, avrebbe significato per Madama, abbandonare definitivamente i sogni di gloria per concentrarsi nella difesa disperata del secondo posto, garanzia dell’ingresso nell’Europa che conta.

Ma la Juventus ieri sera, non solo ha confermato l’eccellente prestazione della settimana scorsa a Genova, ma l’ha migliorata nel risultato, seppellendo la Fiorentina con una vera e propria goleada. Al di là della sacrosanta espulsione di Cerci, che, come ha confermato Pirlo a fine gara, non ci ha certo danneggiati, c’è da dire che gli uomini di Conte hanno impostato la gara molto bene, interpretandola nel modo giusto questa volta, fin dall’inizio. Si è avuta immediatamente, infatti, la sensazione che la serata fosse buona, anche se, il palo di Vucinic dopo pochi minuti, ha fatto temere a tutti noi che la dea bendata, anche stavolta, ci stesse voltando le spalle.

Ma proprio da Mirko Vucinic è arrivata la rete del vantaggio, e non solo. Finalmente lo abbiamo visto giocare all’altezza del suo enorme talento, correre, dribblare gli avversari, difendere il pallone e sfruttare alla perfezione gli inserimenti dei compagni. Questo è il Vucinic in cui Conte crede e che tutti noi ci aspettavamo da inizio stagione. Esprimendosi a questo livello è l’uomo in più, quell’elemento che garantisce quella imprevedibilità fondamentale per scardinare le difese avversarie. Speriamo che adesso continui a proporci prestazioni di questo tipo.

Chiaramente la vittoria di ieri sera è anche il risultato di alcune novità rispetto al recentissimo passato. Marchisio e Vidal, reti a parte, sono tornati sui livelli del girone di andata, e anche Lichtsteiner (che purtroppo salterà per squalifica il match contro l’Inter) è sembrato, a giudicare dalle sovrapposizioni con Pepe, recuperare la condizione fisica migliore. Splendida la prestazione di Pirlo, così come quella di De Ceglie ma un po’ di tutta la difesa, in cui si è visto un Caceres sempre più a proprio agio nei meccanismi della squadra.

Mister X ieri sera è stato allontanato. Noi ci auguriamo che non riprenda troppo presto a frequentare i nostri colori preferiti. Intanto la Juventus, con la netta affermazione all’Artemio Franchi ha dato una bella risposta al Milan, che anche ieri si è imposto al Tardini praticamente senza soffrire, e al Signor Amauri, che da tempo va in giro dicendo che la Signora non ha stile e che lo ha trattato male e che non vedeva l’ora di affrontarla sul campo per vendicarsi di chissà quale terribile torto subito. A questo signore suggerirei di farsi un esame di coscienza sul proprio rendimento in questi ultimi anni e poi, prima di parlare di trattamenti ai lavoratori di venire a farsi un giro nell’azienda dove io sono impiegato, o in qualsiasi altra in Italia in questo momento, così si farà finalmente un’idea giusta su cosa siano le difficoltà e i problemi sul lavoro.



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mercoledì 14 marzo 2012

Juventus, il silenzio della riscossa

Silenzio, parlano le immagini. La Juventus rimasta all'asciutto contro il Genoa ha ritenuto doveroso astenersi dal commentare un turno di campionato, l’ultimo, dalle molte similitudini rispetto ad altri giocati e vissuti nel recente passato: un pareggio con i rossoblù da archiviare in una lista diventata lunghissima, una serie di occasioni da goals non concretizzate, un predominio territoriale che non ha trovato riscontro nel tabellino finale, episodi dubbi che con l’utilizzo della moviola hanno assunto le sembianze di torti subiti, il Milan che ha allungato ulteriormente il vantaggio in classifica, Ibrahimovic che ha segnato una rete e ne ha servita un’altra a Nocerino... E allora ecco il “via libera” ad una strategia alternativa: bocche cucite e silenzio stampa. Appunto. Tutti tranne uno: il presidente Andrea Agnelli.

Con i "se" ed i "ma" i perdenti raccontano la loro storia, fatta di eventi rimasti nelle intenzioni e di intenzioni che non si sono trasformate in azioni. Nei confronti di chi, con il traguardo ancora lontano, continua invece a “pareggiare”, il tempo concede loro la possibilità di prendere qualche spunto positivo per il futuro, nella speranza che alla fine i conti tornino. Al netto dei motivi che l'hanno spinta a chiudersi in un religioso silenzio, la Juventus è rientrata da Genova con la consapevolezza di aver costruito in pochi mesi qualcosa di importante: nonostante fosse priva della cerniera difensiva titolare (Barzagli, Chiellini e Bonucci), ha rispolverato l'arte di arrangiarsi (Vidal arretrato in difesa a far compagnia a Caceres) senza perdere quello spirito battagliero che l'ha contraddistinta sin dall'inizio della stagione.

Madama ha ritrovato una propria identità, un gioco piacevole, l'abitudine di trascorrere buona parte delle gare nella metà campo avversaria e un'imbattibilità che spesso ha fatto partorire, tra gli addetti ai lavori, il moltiplicare di paragoni azzardati con altri squadroni del passato, non solo bianconero. "La mentalità vincente si acquisisce solo vincendo e completando un lungo percorso", ha affermato recentemente Conte - a microfoni aperti - parlando della sua creatura.

Abituati a vivisezionare ogni partita partendo dall’assioma che alla Juventus "vincere non è importante, è l'unica cosa che conta", in molti finiscono col dimenticare due aspetti importanti: il punto di partenza del lavoro del suo tecnico ed i limiti tecnici e mentali di un gruppo che si è ritrovato inaspettatamente campione d'inverno e col cerino in mano nel ruolo di favorito per lo scudetto.
Su questi tasti dolenti Conte ha battuto spesso, nel tentativo di evitare che il processo di crescita della Vecchia Signora potesse interrompere la sequenza dei risultati utili conseguiti sino ad oggi. "Se siamo l’anti-Milan, come dite voi, è un miracolo, perché ci sono tre o quattro squadre superiori. Noi siamo qui solo grazie al lavoro", dichiarò lo stesso allenatore dopo il pareggio interno conseguito contro il Chievo (3 marzo).

Sempre in quei momenti aggiunse: "Se arrivassimo a conquistare un posto in Champions sarebbe qualcosa di straordinario". L'opinione pubblica interpretò quelle parole come un segno di resa del tecnico nei confronti del Diavolo rossonero, un ridimensionamento delle ambizioni di una formazione che, considerando la mediocrità generale in cui versa l'attuale serie A, non dovrebbe avere alcun timore nel lanciarsi all'arrembaggio del tricolore. Ma per farlo bisogna disporre delle giuste munizioni, proprio quelle che sembrano mancare alla Juventus attuale.

Il continuo ruotare di uomini nel reparto offensivo non è detto che debba essere addebitato a tutti i costi a scelte incomprensibili operate da Conte: senza scomodare sua maestà Ibrahimovic, se tra le sue fila avesse avuto a disposizione - ad esempio - un giocatore del calibro di Klose (una perfetta miscela di classe, prolificità ed esperienza a costo zero), con ogni probabilità il ruolo di punta avrebbe un proprietario ben definito.

Dopo aver ammirato il Bologna guidato da Stefano Pioli, da lui esonerato con troppa superficialità lo scorso mese di agosto, Massimo Zamparini non si è fatto problemi nell’ammettere il suo errore: "Mi sto mangiando il secondo testicolo. Il primo me lo sono già mangiato".
La fretta, spesso, è cattiva consigliera: se quella del tifoso è comprensibile, agli addetti ai lavori non è consentito averla a meno che non vogliano fare la stessa fine di Zamparini. C'è chi li chiama "progetti", altri preferiscono la parola "programmazione", resta il fatto che è oggettivamente difficile inventarsi una squadra da scudetto dopo stagioni fallimentari e aver sperperato milioni di euro.
In mezzo a tante incertezze resta un dato di fatto: il campionato non si è concluso con lo scorso turno. E sulla sua storia non è ancora stata scritta la parola "fine".

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"Organizziamoci": messaggio ai media e appello al Presidente

All’attenzione di:

Mediaset premium

SKY Sport

Redazione Rai novantesimo minuto e Domenica Sportiva

Egregi signori, chiunque Voi siate, Vi informiamo che abbiamo scritto al nostro Presidente per manifestare la nostra totale insoddisfazione nei confronti di chi, sia come fornitore a pagamento di servizi, o anche come ente pubblico, che ci costringe comunque a pagare, disattende completamente i propri doveri di obiettività ed etica professionale. La lettera ha la presunzione di suggerire un modo per sottrarsi all’abbraccio “mortale” di TV commerciali e di stato, ma è anche un invito per tutti gli juventini a disdire gli abbonamenti e boicottare trasmissioni sportive della RAI. La nostra sopportazione ha raggiunto il limite di guardia e non siamo più disponibili a subire l’inequivocabile faziosità che contraddistingue il vostro operato. Qualcuno di Voi ha detto che il silenzio stampa della Juventus vada contro i suoi tifosi. Affermazione completamente sbagliata giacchè siamo totalmente al fianco della società e per i veri tifosi juventini, il silenzio potrebbe durare per sempre. A noi, infatti, basta solo vederli giocare i nostri ragazzi.
Le “banalità” del dopo partita servono, in fin dei conti, per pagare i Vostri stipendi, non certo i nostri.

Di seguito la lettera inviata al nostro Presidente.

Preg.mo Presidente Andrea Agnelli.

Carissimo Andrea, con questa lettera, “Organizziamoci” si appella a lei per farle sapere quanto segue:

Gli ultimi accadimenti che hanno riguardato la Juventus, di cui siamo orgogliosamente tifosi, ci confermano l’esistenza di un vero e proprio complotto ai nostri danni. Il sentimento anti-Juventino è dilagato talmente da aver coinvolto l’ambiente nella sua interezza. E’ inutile fare un elenco dei torti subiti, di cui lei è ampiamente consapevole. Vorremmo Presidente, chiederle di abbandonare i canali Mediaset, Sky e Rai, emancipando tutto ciò che riguarda la Juventus, all’interno di Juventus Chanel, iniziativa già adottata in Europa da alcune squadre come l’Arsenal, che si autogestisce attraverso il proprio canale privato. Saremmo pronti a contribuire in parte per la realizzazione di questo progetto. Noi le chiediamo questo perché:
Non ne possiamo più di commenti televisivi inadeguati e faziosi con conseguenti insulti verbali.
Non sopportiamo di vedere il nostro allenatore espulso e squalificato per futili e pretestuosi motivi. E’, per noi, inaccettabile che il nostro tecnico non possa esprimere pubblicamente le sue impressioni sugli arbitraggi, come del resto fanno gli altri colleghi senza conseguenze.
Non siamo più disposti a subire i gratuiti insulti e le aggressioni che per la Juventus sono la normalità nelle trasferte e nei salotti televisivi.
E’ impossibile, per noi, dover accettare quanto avvenuto a Bologna con l’ignobile striscione su Gianluca Pessotto che il sistema sempre pronto a punire qualche nostra “intemperanza” stavolta ha deciso d’ignorare.
Troviamo vergognoso che un commentatore tv sproloqui parolacce verso il nostro allenatore in diretta e non sia punito.
Questo e altro ci hanno spinto verso la suddetta supplica, perché insofferenti verso un ambiente il cui atteggiamento nei confronti della Juventus, della sua proprietà, dirigenza e dei suoi tifosi, sia così ambiguo e distorto. Vogliamo un’indipendenza da costoro per poter nuovamente essere noi stessi e non costantemente sotto accusa senza aver commesso nulla.
Pur consapevoli delle difficoltà che un’iniziativa del genere comporterebbe, siamo certi che le nostre parole non la lasceranno insensibile. La preghiamo di riflettere, Presidente, e di ascoltare il nostro dolore che si rinnova puntualmente tutte le settimane.
Inoltre, con questa lettera che invieremo anche a Sky, Mediaset, e Rai; “Organizziamoci” intende invitare i tifosi bianconeri a disdire gli abbonamenti alle TV a pagamento e a non seguire più trasmissioni sportive sulle reti di stato, cominciando dalle partite della coppa TIM, con indecenti e faziose telecronache.

Il Blog Di Alessandro Magno – Organizziamoci

“Organizziamoci” è seguita da : Juvenews, Juvemania, Canale Juve, Juve Central, Nobiltà Gobba, Il Blog di Alessandro Magno, Cronache Bianconere, La Divina Juventus, Juveforevere.net, forza Juve blog , calabrone37.blogspot.come altri ancora. In passato nostre iniziative sono state riprese da Calcio GP, di Giancarlo Padovan, e da Ju29ro

Lettera inviata a Rai ( 90° minuto e Domenica sportiva), Mediaset e Sky, da cui, naturalmente, non avremo risposte.




Lista siti "Organizziamoci" Juvenews.net

domenica 11 marzo 2012

Questo è troppo!

Oggi potrei parlare di una Juventus in netta ripresa, sul piano del gioco, ma sembrerebbe anche sotto il profilo atletico, potrei raccontare di una Juventus che ha letteralmente dominato l’avversario (come non si vedeva da settimane) in una gara in cui si è visto il Genoa messo alle corde per quasi tutti i novanta minuti, potrei dire che l’inedita difesa con Vidal-Caceres nella veste di centrali è stata praticamente perfetta. Potrei dire che gli uomini di Conte avrebbero meritato di vincere con almeno due o tre reti di scarto, e che se le cose non sono andate così è solo per pura sfortuna, ma anche perché non ci sono attaccanti che la mettano dentro, potrei dire che siamo sempre alle prese con il solito problema della totale mancanza di concretezza di questa squadra, potrei perfino sottolineare come ormai sia necessario guardarsi alle spalle e difendere il secondo posto con i denti, perché a questo punto non credo che si possano avere altri obiettivi, ma sinceramente, oggi, non me la sento di gettare la croce addosso ai ragazzi e non sono nemmeno in vena di parlare di calcio e di dilungarmi in discorsi tecnici.
Sono veramente stanco di assistere a certi avvenimenti e di continuare a vedere immagini come questa con la consapevolezza che le cose non cambieranno mai. Approvo pienamente il silenzio stampa della società.
Sono anni che ormai assistiamo a questo scempio. Probabilmente, anzi quasi certamente, la Juventus non vincerebbe mai questo campionato, perchè, al di là di tutto, il Milan è squadra più completa, ma che almeno le sia concessa la possibilità di giocarselo e di perderlo sul campo.


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sabato 10 marzo 2012

Luis Silvio Danuello: un "ponta" che giocava da "punta"

"Sono in gran forma e lo dimostrerò. Posso mettermi al più presto a disposizione della Pistoiese. Di solito gioco ala destra, ma so disimpegnarmi anche in altre posizioni offensive. Sono un tipo che si muove e che punta deciso verso le porte avversarie. Il vostro è un calcio di forza e di temperamento, non di abilità come in Brasile. Forse questa è la mia unica preoccupazione. Temo un pò di rudezza dei vostri difensori, ma vedrò di adattarmi. Il contratto dura un anno, spero sia il tempo sufficiente per dimostrarvi quanto valgo. Della Pistoiese ho sentito parlare molto bene di Frustalupi, descritto come un ottimo regista".

Intorno alla metà di agosto del 1980 Luis Silvio Danuello si presentò con queste parole ai suoi nuovi tifosi, nell'estate in cui il calcio italiano aveva riaperto le frontiere agli stranieri dopo la chiusura successiva alla disfatta della nazionale nei mondiali inglesi del 1966. Il caso volle che il direttore tecnico di quella Pistoiese fosse Edmondo Fabbri, la guida degli azzurri in quella famosa spedizione. Il ruolo di allenatore, invece, venne ricoperto dal giovane Lido Vieri.

In serie A giunsero, in totale, quattro brasiliani: Falcao (Roma), Eneas (Bologna), Juary (Avellino) e, appunto, Luis Silvio. Da "bidone" a "meteora", i giudizi in merito alla sua esperienza nel nostro calcio furono impietosi. Scovato in patria da Giuseppe Malavasi, l'assistente di Vieri, una volta sbarcato a Roma - come lo stesso calciatore ebbe modo di affermare nel corso di un'intervista rilasciata nel 2007 al taccuino di Sebastiano Vernazza ("Gazzetta dello Sport") - incontrò i dirigenti del club toscano, che gli domandarono: "Sei una punta?". La sua risposta fu "", dato che aveva inteso "ponta", che in portoghese vuol dire "ala", il suo ruolo naturale.

Tra un cross ed un goal corre una bella differenza, la stessa che separa le aspettative riposte verso un possibile cannoniere dalla delusione patita dopo aver scoperto di avere tra le mani un giocatore di fascia. Soltanto sei presenze accumulate in campionato certificarono il suo fallimento, mentre la Pistoiese corse ai ripari acquisendo dal Catanzaro Vito Chimenti, autore - poi - di nove reti che non furono sufficienti ad evitare la retrocessione nella serie cadetta.

Nell'esordio casalingo (21 settembre 1980, alla seconda giornata contro l'Udinese) la formazione toscana non andò oltre un pareggio per 1-1. Luis Silvio, guarda caso, fu l'autore di una bella azione sulla fascia dalla quale scaturì il trasversone per il colpo di testa vincente di Benedetti. Nella prima vittoria in campionato (5 ottobre, alla quarta gara, disputata contro il Brescia) il brasiliano, influenzato, era assente.

Messo ai margini della squadra, nella successiva primavera tornò in patria per poi farsi nuovamente vivo in estate ma, dato che anche allora trovò le porte sbarrate, lasciò definitivamente il Belpaese.

Così si chiuse, tristemente, la breve storia italiana di Luis Silvio Danuello: arrivato dichiarando di "non essere bravo come Falcao" (proprio nei momenti in cui il fuoriclasse della Roma assicurava di non averlo mai sentito nominare) ma che la Pistoiese non si sarebbe pentita dell'acquisto, scomparve accompagnato dalle leggende che nacquero dopo la sua fuga. Pizzaiolo, venditore di gelati allo stadio di Pistoia, proprietario di un bar e - dulcis in fundo - attore in film porno: su di lui si disse e si scrisse di tutto.

Proprio nell'intervista rilasciata nel 2007 smentì quelle sciocchezze, affermando di gestire una rivendita di ricambi per macchine industriali, attività iniziata investendo i soldi guadagnati nel corso della carriera. Ricordava con affetto Marcello Lippi ("Sono contento che abbia vinto il Mondiale. Era uno dei compagni più simpatici. Stava in difesa, era bravo, e in spogliatoio cercava di aiutarmi") e l'Italia ("In Toscana io e mia moglie concepimmo la nostra primogenita, Amanda").
Se i suoi limiti tecnici erano venuti ben presto a galla, la sfortuna di venire tradito da una vocale, quella "o" di "ponta", gli aveva complicato ulteriormente la vita.
Così come, d’altro canto, era capitato a chi aveva deciso di acquistarlo: i "bidoni", nel mondo del calcio, non si aggirano soltanto tra i giocatori.

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giovedì 8 marzo 2012

Forse era l'ultima occasione...

La strada ora si fa veramente dura. Quella di ieri era forse l’ultima occasione per rimanere in corsa con il Milan per la vittoria finale. Era una gara da vincere a tutti i costi, per dare un messaggio chiaro a tutti i nostri avversari e per dimostrare come la Juve non fosse ancora fuori del tutto dai giochi scudetto. Inoltre avrebbe potuto essere, per i bianconeri, quella che per i rossoneri, fu la partita di Udine, nella quale la squadra di Milano riuscì a portare a casa i tre punti nonostante una prestazione mediocre e nonostante fino ad un quarto d’ora dalla fine si trovasse in svantaggio per uno a zero. Quella vittoria ha cambiato l’inerzia della stagione per il Milan, tirandolo fuori da una mezza crisi e restituendo agli uomini di Allegri quella convinzione che sembravano aver perso per strada.

La Juventus poteva fare lo stesso ieri sera ma, per diversi motivi, non è riuscita nell’impresa. Sinceramente non capisco la scelta di schierare dal primo minuto Borriello, di sicuro molto volenteroso, ma che a tratti è sembrato la copia dell’Amauri delle passate stagioni. Sempre spalle alla porta e molto impreciso nei passaggi, oltre che sotto rete. Ma al di là di questo, ciò che non mi è piaciuto affatto è stato l’approccio alla gara e l’atteggiamento un po’ blando da parte di tutti fino a quando non si è subito quello che Conte ha definito “lo schiaffo”, il sesto che Di Vaio ci rifila da avversario (un po’ troppi in effetti..).

Come sempre le occasioni concesse agli avversari sono state pochissime, anche se, ultimamente, quelle poche finiscono in rete con una frequenza allarmante. Ma solo dopo la rete subita la Juventus ha cominciato a spingere e a macinare gioco. In particolare, l’assalto più veemente è stato prodotto nel secondo tempo, quando, una volta raggiunto il pareggio (nato da un’invenzione del solito Pirlo), i bianconeri, almeno per venti minuti, hanno letteralmente schiacciato l’avversario nella propria area di rigore. Ma spesso accade che se non si riesce ad invertire l’andamento del match nel periodo di massima spinta, e nel momento in cui l’avversario sembra alle corde, si finisce per non riuscirci più. Ed infatti è andata proprio così. Un paio di nette occasioni ed il solito rigore negato non sono bastate per riuscire a ribaltare completamente il risultato.

Alla fine della prima frazione di gioco la domanda che mi sono posto è stata questa: Ma sta giocando la Juve di Conte o quella di Del Neri? I ragazzi sembravano svuotati, molli, arrivavano sempre in ritardo sul pallone e insistevano troppo sui lanci lunghi. Fortunatamente nella ripresa si è rivista, almeno in parte, la Juventus di questa stagione, quella che non molla mai, che non ci sta a perdere, che corre e che tiene comunque in mano la partita. Questo secondo tempo mi ha trasmesso un po’ di speranza e di coraggio in vista dei prossimi impegni che, viste anche le assenze, sembrano difficilissimi se non proibitivi.

La gara di domenica prossima a Genova sarà veramente decisiva. Non si può più sbagliare. Un’eventuale vittoria potrebbe avere il valore di una vera e propria svolta, se non nella posizione in classifica, almeno dal punto di vista psicologico. Un altro pareggio o, peggio, una sconfitta, costringerebbe la Juventus a guardarsi seriamente le spalle per non perdere il secondo posto che significa Champions diretta.


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