Dopo giorni nei quali non si è parlato altro che di "biscotti", lo scorso lunedì si è materializzato il passaggio dell'Italia di Cesare Prandelli ai quarti di finale dell'Europeo 2012. Ad attenderla, domenica prossima, ci sarà l'Inghilterra, una delle rivali più nobili del torneo. Si tratterà della prima partita ad eliminazione diretta, la classica gara da "dentro" o "fuori", dove non saranno ammessi calcoli di ogni genere, esclusi quelli - eventuali - per arrivare alla lotteria dei rigori.
A causa di una squalifica rimediata nell'incontro con il Montenegro (risalente al 7 ottobre 2011) gli inglesi hanno dovuto aspettare il terzo match della manifestazione per poter schierare tra le proprie fila Wayne Rooney, la loro stella più luminosa. Trascorsi quarantotto minuti di gioco la punta è riuscita a mettere il proprio nome nel tabellino dei marcatori.
Pochi istanti prima della partita con l'Ucraina anche Steven Gerrard, il capitano, aveva sottolineato l'importanza del suo rientro nell'economia della squadra: "Con lui abbiamo molte possibilità di andare avanti". Per un gruppo che ha dovuto affrontare questa avventura senza l’apporto dei vari Lampard, Barry e Cahill non si tratta certamente di un aspetto irrilevante.
Pur rispettando l'Italia i sudditi della Regina hanno tirato un grande sospiro di sollievo per aver evitato la Spagna campione di tutto (Europa e Mondo): sino al goal realizzato ai croati da Jesus Navas, infatti, il pericolo di incontrarli a Kiev era effettivamente concreto.
Mentre gli addetti ai lavori italiani temevano il verificarsi di un 2-2 nell'ultima gara tra le altre squadre del girone "C", non era stato dato molto risalto al rischio più grosso corso dagli uomini di Prandelli: con un "normale" 1-1 tra gli iberici e i biancorossi, infatti, all'Italia sarebbe spettato l'arduo compito di segnare almeno tre reti all'Irlanda per non venire estromessa dalla manifestazione.
Gli azzurri, dal canto loro, si sono fermati a due goals realizzati, giocando la gara peggiore tra quelle disputate sino ad oggi in Polonia. Tutto questo proprio nel giorno in cui tornavano al consolidato 4-3-2-1 (dogma di Prandelli dal momento del suo insediamento, con il romanista De Rossi spostato di nuovo sulla linea mediana del campo) al posto dell'improvvisato 3-5-2, figlio delle paure che hanno accompagnato la spedizione italiana in questo Europeo.
Prima dell'incontro con gli irlandesi il commissario tecnico aveva preferito non soffermarsi troppo sugli aspetti tattici della gara: "Non è un problema di modulo, ma di volontà, di cuore". Terminati i novanta minuti di gioco ha poi confermato la sua tesi: "Oggi abbiamo capito che oltre alla qualità serve molto cuore". Smaltita la tensione, a capo di una comitiva di una quindicina di persone ha raggiunto a piedi il monastero dei frati camaldolesi a Bielany, distante 21 chilometri dal ritiro di Wieliczka, rispettando la promessa fatta in caso di passaggio del turno.
Chi, tra Italia e Inghilterra, riuscirà a raggiungere le semifinali avrà l'opportunità di misurarsi il prossimo 28 giugno (a Varsavia) contro la vincente della sfida tra Germania e Grecia .
Fare un pronostico su quest'ultima partita sembra sin troppo facile, visto e considerato come i tedeschi sono stati gli unici in grado di completare il girone a punteggio pieno e ricoprono con naturalezza il ruolo di favoriti per il successo finale insieme agli spagnoli.
I greci, però, sono un avversario duro a morire, è opportuno che non siano sottovalutati. La loro vittoria nell'edizione 2004, d'altronde, parla chiaro: dove non arrivano le qualità tecniche e tattiche riescono a sopperire ai propri limiti gettando il cuore oltre l'ostacolo, esattamente come accade all'Italia di Prandelli.
La differenza sostanziale, però, è che il materiale umano a disposizione del tecnico di Orzinuovi è nettamente superiore a quello gestito da Fernando Santos.
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