giovedì 14 luglio 2011

Vergogna!


Finalmente, anche Palazzi è stato costretto a smascherare i cartonati. La relazione del Procuratore è stata giudicata molto dura, da chi non ha voluto seguire gli eventi del processo di Napoli; tuttavia, la stessa relazione manca ancora di qualche passaggio fondamentale. Come ad esempio la parte conclusiva della telefonata del 25/11/2004 tra Mazzei e il presidente dell’inter, in cui si sente quest’ultimo suggerire come “taroccare” una griglia arbitrale. E non c’è dubbio che un simile dialogo avrebbe ancora di più aggravato la posizione dell’inter. Tutti quelli che considerano l’onestà intellettuale un inutile accessorio, hanno mostrato, nell’occasione, imbarazzo e finto stupore, come se le telefonate non fossero note da oltre un anno. E hanno posto l’ipocrita domanda sul perché e come, queste telefonate fossero scomparse. Domanda che offende prima loro e poi quelli che hanno il coraggio di ascoltarli o leggerli.
Noi di “Organizziamoci!” vogliamo però, soddisfare la loro “ingenua” curiosità. E lo facciamo riproponendo fatti (non opinioni) che danno soddisfazione ai loro perché. Inoltre lo facciamo continuando nell’opera di denuncia pubblica della circostanza più vergognosa: per quanto si trattasse di fatti ben noti a tutti, i media hanno deciso comunque di ignorarli.

Il 16 maggio 2006, Guido Rossi, uomo dei poteri forti ma quel che più conta ex dirigente dell’inter, fu nominato commissario della FIGC. E la sua investitura fu salutata dalla gazzetta dello sport con un eloquente titolo: AL POTERE UN VERO TIFOSO INTERISTA CHE EVITA IL CAFFÈ AL BAR BIANCONERO.
Tra i primi atti del nuovo commissario vi fu la nomina a suo vice e sub commissario dì Paolo Nicoletti. Al riguardo vi fu un’interrogazione al Ministro dello Sport da parte della Senatrice Maria Burani Procaccini, per i rapporti tra il Nicoletti e la Saras di proprietà della famiglia Moratti. E’ forse superfluo dire che non vi fu alcuna risposta.Nel frattempo a capo dell’ufficio indagini veniva ciamato Francesco Saverio Borrelli. Come suo vice fu scelto un altro fedelissimo: Marco Stefanini ex capo dell’ufficio legale dello Spezia Calcio (proprietà Moratti) all’epoca della presidenza di Ernesto Paolillo( diventato proprio nel 2006 Direttore generale dell’inter). Altro stretto collaboratore di Borrelli fu Federico D’Andrea, passato, dopo calciopoli alla Telecom con Guido Rossi ,quando questi lasciò la Figc.

La sola composizione di una “squadra di valenti professionisti”, così nettamente orientati, è sufficiente a chiarire il motivo per cui le telefonate dell’inter furono occultate. E Borrelli rappresentava la classica foglia di fico dietro cui nascondere le vergogne.Vediamo, quindi, in che maniera spudorata fu realizzata la “pulizia etnica” applicata al calcio.

Il 18 maggio 2006, una settimana prima che Borrelli si recasse a Napoli, la Procura partenopea ricevette la visita di Rossi e Nicoletti. Tale incontro fu commentato pubblicamente da Lepore, Procuratore capo napoletano (lo stesso che avrebbe, poi, fatto pressioni sulla Casoria per farla rinunciare), con la seguente dichiarazione: “nell'incontro tra i magistrati che conducono l'inchiesta sul calcio italiano e, il commissario della Figc, Guido Rossi, si sono stabilite, fra l'altro, le modalità di trasmissione, nel rispetto delle previsioni di legge, di copie degli atti d’indagine relativi a tesserati della Federcalcio e rilevanti ai fini della giustizia sportiva".Pertanto, le telefonate “importanti”ai fini delle indagini sportive, già “opportunamente” scremate da Auricchio e la sua “magnifica” squadra, furono in concreto, selezionate da Rossi, Nicoletti e i PM che avevano tutto l’interesse di isolare la posizione di Moggi, unico oggetto della loro indagine.

Ecco come sono state, occultatele le telefonate dei “prescritti”

Proseguiamo comunque nell’elencazione dei fatti al fine di fugare i dubbi anche ai più scettici.
Dunque, il 26 maggio 2006 Borrelli si reca a Napoli solo per ritirare la torta confezionata una settimana prima da Rossi, Nicoletti e i PM. Borrelli però, si rende conto che qualcosa non va e pur reggendo il gioco di chi l’aveva nominato (cosa, che non gli fa certo onore) non può esimersi dal concludere la sua frettolosa inchiesta con un eloquente avvertimento: “Resta da ripetere che le indagini dovranno proseguire, la vastità del contesto, l’unicità di questo che è il più grande scandalo del calcio, il numero davvero ampio di società e di soggetti coinvolti, i plurimi filoni indagativi che sin da ora emergono e che viepiù emergeranno nel prosieguo, non permettono di ritenere conclusa l'opera d’individuazione delle responsabilità".

Il Magistrato comunque non si ferma alla sola frase della sua relazione. Infatti, durante un’audizione innanzi alla 2° Commissione di Giustizia del Senato, tenuta il 14 settembre 2006, ad una domanda specifica sul comportamento della Procura di Napoli, Borrelli dichiara testualmente: Non sono in grado di dare molte spiegazioni. Certo, non possiamo fare a meno di constatare che a Napoli e` successo qualcosa di strano, e dire strano e` dire poco. Aggiungendo poco dopo: C’e` stata forse una fase, che ha preceduto la mia gita a Napoli, un po’ fluida di contatti tra il vice commissario Nicoletti e la procura di Napoli.
Chiusi i processi sportivi, sono occorsi oltre tre anni per dare inizio al processo penale dove Moggi e altri, devono rispondere di accuse gravissime. Il procedimento osteggiato in tutti i modi dalla Procura napoletana, ha registrato, caso unico nella giustizia italiana, ben tre richieste di ricusazione del giudice(tutte respinte) . Durante il dibattimento abbiamo assistito a udienze ridicole e paradossali nel loro insieme, perché i migliori testi della difesa sono stati quelli dell’accusa. Abbiamo ascoltato Auricchio che, incalzato dalle difese, a proposito delle telefonate “scomparse”, e fatte riemergere grazie a Moggi, ha dovuto ammettere che qualcosa era, forse, “ sfuggito”. Contemporaneamente , Narducci durante un’udienza del processo con rito abbreviato chiesto improvvidamente da Giraudo pronunciava la famosa frase:” piaccia o non piaccia non vi sono telefonate dell’inter”. Inoltre, abbiamo anche dovuto sopportare, il 27 maggio 2010, quella che gli stessi media, loro amici, hanno definito “comparsata pubblica poco opportuna” e che, nel corso di una presentazione di un libro ha visto protagonisti : Narducci , Auricchio, Piccioni (gazzetta) e Moratti, quando questi era ancora un teste al processo di Napoli.
Questi sono fatti e non opinioni di tifosi frustati. E noi di “Organizziamoci!” siamo sicuri che siano più che sufficienti a spiegare i perché e i come. Fatti, peraltro riproposti costantemente solo dai siti bianconeri.

La verità e una sola: si doveva distruggere la Juve a tutti i costi, e contemporaneamente favorire chi anche imbrogliando non riusciva a vincere.

A distanza di cinque anni, chi ha disatteso i doveri professionali, ignorando queste circostanze, ed ha contribuito fattivamente alla distruzione di una storia gloriosa, si permette anche di prenderci in giro ponendo delle stupide e retoriche domande.Inoltre, anche di fronte alle evidenze denunciate da Palazzi i media, se si esclude qualche banale e blanda frase di circostanza , invece di stigmatizzare con decisione i comportamenti illeciti dell’inter, hanno preferito spostare l’attenzione sulle minacce di risarcimento danni (quali?) messe in atto da Moratti e su quelle di un’eventuale, vergognosa, marcia di protesta dei tifosi prescritti per difendere il furto di uno scudetto mai vinto.
Tutto ciò mentre assistiamo ad un indecente balletto sulle responsabilità, tra Procura, inquirenti e FIGC. In ogni caso non temiamo di essere smentiti se affermiamo con forza che: Non è certo la Juventus ad essersi avvalsa reiteratamente della prescrizione in sede sportiva. Anche grazie ad un clima compiacente e utilizzando la ciambella di salvataggio prontamente lanciata da gran parte della stampa e da alcuni rappresentanti delle istituzioni calcistiche, come sta capitando anche in occasione della revoca dello scudetto di cartone (vero Tavecchio?)
La misura oramai è colma e noi di “Organizziamoci!”, abbiamo una sola parola per definire tutto questo: VERGOGNA!

Noi juventini non siamo più disposti a subire e farci prendere per i fondelli.

A partire dalla revoca dello scudetto di “cartone” vogliamo: GIUSTIZIA!

Lo sappiano questi signori, FIGC in testa, la quale non trova di meglio che radiare Moggi.Come se il tempo fosse fermo al 2006.
Alla luce di tutto questo, "Organizziamoci" chiede anche allo Juventus club parlamento di dimostrare con i fatti l'attaccamento ai colori bianconeri, facendosi promotore presso il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega allo sport delle seguenti richieste:
Commissariamento della Figc e dei rispettivi organi di giustizia sportiva, essendo, alla luce dei fatti emersi, tali organismi esautorati di qualsiasi parvenza di credibilità, nonché incapaci di dare risposte adeguate
Apertura di un'inchiesta parlamentare per accertare le responsabilità di chi ha condotto le inchieste dello scandalo calcio 2006 in modo vergognoso, parziale ed approssimativo, rispondendo al quesito che milioni di sportivi si pongono da 5 anni a questa parte: chi controlla i controllori?

Noi di “Organizziamoci!” che siamo liberi da qualsiasi condizionamento, abbiamo compreso, provandolo sulla nostra pelle, che comportarsi da persone per bene non paga. E, nel caso non sia fatta giustizia, trincerandosi dietro a cavilli giuridici, ne trarremo le debite conclusioni, non esitando a comportarci esattamente come chi ha perpetrato questo scempio.
Ai comportamenti palesemente disonesti, non si può certo rispondere con il fioretto.


Progetto "Organizziamoci" Juvenews.net



domenica 10 luglio 2011

La Juventus e la settimana dei Rossi

Verso la fine dello scorso gennaio Massimo Moratti, alla luce delle dichiarazioni di Andrea Agnelli in merito alle polemiche legate al terremoto calcistico del 2006 ("Questo argomento mi annoia. Hanno chiesto tempo e ne hanno avuto molto. Ora mi aspetto delle risposte riguardo al nostro esposto. Posso dire solo questo"), definì il Presidente bianconero "Giovin Signore", dispiacendosi di averlo annoiato con le proprie parole.

Trascorsi cinque mesi e qualche spicciolo di giorni, e dopo aver letto i punti più scottanti delle 72 pagine della relazione scritta dal procuratore federale Stefano Palazzi, ora può stare tranquillo: quel pericolo non esiste più. Anzi: alle sue parole, adesso, l’uomo che guida la Vecchia Signora presterà ancora più attenzione di quanto non abbia (già) fatto nel passato.
Se sul rettangolo di gioco il divario tecnico tra i club appare ancora evidente (con due settimi posti consecutivi alle spalle per i torinesi c’è poco da sorridere e molto da lavorare), fuori da quell’ambito Madama ha iniziato a far sentire forte la propria voce.

Questa, per la Juventus, doveva essere la settimana decisiva per effettuare un blitz a Madrid con l’obiettivo di catturare l’argentino Aguero: col trascorrere delle giornate si è trasformata in quella dei Rossi. Guido e Giuseppe.

Il primo, nominato commissario straordinario della FIGC nel mese di maggio del 2006, è tornato alle luci della ribalta dopo la pubblicazione dell’opera di Palazzi, dove è stato richiesto all’Inter di togliere lo smoking bianco dell’onestà ed è stata girata alla prossima riunione del consiglio federale (prevista per il 18 luglio) la patata bollente della decisione definitiva sulla revoca dello scudetto attribuito ai nerazzurri "in segreteria". Nel 2006, ai tempi di Guido Rossi.

L’altro Rossi, Giuseppe, è stato accostato con sempre maggiore insistenza alla Vecchia Signora proprio nei momenti in cui l’incendio delle polemiche bianconerazzurre era ormai divampato ovunque. Giuseppe Marotta ha confermato l’approccio verso il giocatore, allargando - però - il campo degli interessamenti ad una platea più vasta di calciatori tenuti sotto osservazione e controllo. Nel frattempo si continua a vociferare di un viaggio in Spagna dei dirigenti juventini previsto per la prossima settimana (stavolta a Villarreal) per chiudere la pratica relativa all’attaccante di qualità da consegnare ad Antonio Conte.

A partire dallo scorso giovedì Madama ha dato il via alla preparazione estiva a Bardonecchia: la prima rete messa a segno nella partitella in famiglia a fine seduta porta la firma - manco a dirlo - di Del Piero.
Così come era nelle previsioni, l’affluenza dei tifosi è sensibilmente aumentata con l’avvicinarsi del week end: tra un passato da riscrivere, un presente incerto ed un futuro pieno di aspettative, l’amore dei sostenitori verso la loro Vecchia Signora è l’unica certezza che regna intorno al mondo bianconero.

Poco più di un anno fa, domenica 11 luglio 2010, Madama affrontò nel primo test dall’inizio del ritiro estivo di Pinzolo la Rappresentativa del Trentino: terminò 6-0 per gli uomini di Del Neri, i protagonisti principali furono Trezeguet (autore di una doppietta) e il brasiliano Diego, per il quale - dopo una stagione in bianconero alle spalle - si discuteva ancora del dualismo sul rettangolo di gioco con Del Piero. Soltanto un nubifragio, abbattutosi al trentesimo minuto della ripresa, costrinse i seimila spettatori presenti sugli spalti ad abbandonare le tribune, in concomitanza con la sospensione della gara.

La punta sognata e agognata per il reparto offensivo, in quei momenti, era Edin Dzeko, bosniaco in forza (allora) al Wolfsburg per il quale Marotta doveva fronteggiare due ostacoli: l’imprevista (e improvvisa) riduzione dei giocatori extracomunitari tesserabili per i club italiani (passati da due a uno) e l’interessamento per l’attaccante da parte del Manchester City guidato da Roberto Mancini ed il Chelsea di Carlo Ancelotti (che, nel frattempo, sognava anche Fernando Torres). Per superare l’offerta delle società straniere c’era un’unica strada: sfoltire la rosa per reperire i fondi indispensabili per sbloccare la trattativa, cominciando proprio dalla cessione di Diego per poi continuare con quelle di Sissoko e Felipe Melo.
La storia, ormai nota, racconta che nel successivo mese di gennaio del 2011 Dzeko andò effettivamente ai "Citizens" e Torres raggiunse i "Blues".

Tornando alla stretta attualità, la maglia numero 21 della Juventus, vedova di Zidane, finalmente ritrova un padrone dai piedi nobili, quell’Andrea Pirlo di cui tutti - compagni e sostenitori bianconeri - hanno apprezzato subito le qualità. Amauri viene incitato ad andarsene da Torino dai tifosi presenti a Bardonecchia, mentre Iaquinta inaugura la stagione degli infortuni e Conte viene coccolato da chi - per mesi - ha richiesto il suo arrivo sulla panchina di Madama.

Nell’attesa che il mercato consegni al nuovo allenatore altra benzina da mettere nel motore Juventus, non resta che fare gli auguri di buon compleanno a Luciano Moggi, il Direttore.
Con un invito: quello di continuare a lottare e non mollare. Mai.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com


venerdì 8 luglio 2011

Riscritta Calciopoli: grazie a tutti!!!


Questo pezzo non è scritto da me, ma è opera di Stefano Discreti, che ringrazio per la citazione.
Oltre al fatto di non essersi dimenticato, tra i tanti fratelli bianconeri, di Valerio Fregoni e Daniela Civico


Articolo pubblicato su Tutto Juve.com


Lunedì tardo pomeriggio, squilla il cellulare. Leggo il nome sul display: è l’amico Giampiero Mughini.
Rispondo con piacere e un po’ che non ci si sente. Gli chiedo subito come sta ma stavolta Giampiero non mi da nemmeno il tempo di parlare. E’ indignato, arrabbiato come mai prima l’ho sentito, nemmeno quando a Controcampo, nella serata in cui io ho fatto il mio esordio in diretta tv nazionale, ha lasciato in anticipo lo studio.
“Stefano, hai letto le motivazioni di Palazzi?”
Devo ammettere che in quel momento ero lontano da internet, senza nessuna radio o tv nella vicinanza e quindi non ero ancora a conoscenza della relazione anche perché poi avevo da poco terminato una telefonata con il Mister Antonio Conte, con il quale avevo discusso di tutt’altra materia.
Cerco di capire, Giampiero mi spiega minuziosamente la cosa nonostante la sua rabbia. Lo saluto ed al primo internet point mi fermo per leggere con i miei occhi l’intera relazione.

Un senso di indignazione mi assale misto ad impotenza.
Ma anche un moto d’orgoglio: ce l’abbiamo fatta. Ebbene si.
Per 5 lunghi anni, noi semplici tifosi ci siamo trasformati in difensori della Juventus diventando tutti piccoli avvocati, Giornalisti con la "G" maiuscola e ricercatori della verità.
Ci guardavano come degli alieni, come dei tossici o degli ubriachi.
Ci hanno dato degli illusi, dei talebani. Ci hanno etichettato come squadristi e barboni.

Ci hanno cantato contro "vinciamo senza rubare", come se la Juventus stellare del 2006 avesse bisogno del telefono per vincere sul campo.
Bisogna ammettere però che senza Luciano Moggi e il suo pool difensivo non ce l’avremmo mai fatta. Senza la sua voglia di lottare e di non mollare mai, tutte le nostre battaglie sarebbero state inutili. Calciopoli sarebbe morta e sepolta dal 2006 e la storia della Juventus macchiata per sempre senza possibilità di appello.
Ho imparato a conoscere a fondo Big Luciano in questi anni di amicizia vera. E mi sono reso conto di quanto è stato importante per lui sentire l'affetto del popolo bianconero. Più gli manifestavano solidarietà e più gli veniva voglia di giustizia e rivalsa.

Se gli juventini avessero abboccato alla teoria "Juve distrutta per colpa di Moggi", probabilmente anche lui si sarebbe arreso subito ed avrebbe smesso di lottare nel 2006.
L'apporto di tutti i tifosi bianconeri è stato determinante.
Voglio allora provare a ringraziare tutti coloro che ho avuto al mio fianco in questo lungo viaggio di ricerca della verità.
Penso ai mie compagni della Combriccola Romana di Tutti pazzi per la Juve e al fan club della nostra trasmissione, agli altri juventini di Roma del "mai un passo indietro" Massimo Zampini, Nicola De Bonis, Marco Venditti, Antonello Angelini, Emilio Targia e Giuseppe Pollicelli.

Come dimenticare poi gli amici di Juvenews.net, Juvemania.it, CanaleJuve.it, Juworld.net, Magazinebianconero.com e tutti i frequentatori del mio blog e della mia pagina ufficiale su Facebook.
Penso a tutti gli utenti di tifosibianconeri.com (ex j1897), vecchiasignora.com e degli altri forum juventini con i quali ho discusso per giorni, mesi, anni in centinaia di topic differenti.
Onore all’Associazione Nazionale Amici della Juventus del Professor Paolo Bertinetti, a GiulemanidallaJuve, agli indomabili gladiatori di Ju29ro.com, a Renato La Monica, Anna Capogrosso, Salvatore Cozzolino, Alberto Rossetto, Riccardo Gambelli, Antonio La Rosa, Mirko Nicolino, Antonio Corsa, Roberto Buonfiglio, Enzo Ricchiuti, Anna di Orgoglio Gobbo, Massimo Pavan, Carlo Tecce, Vittorio Salvadori, Alvise Cagnazzo, Thomas Bertacchini, Sergio Colautti, Francesco De Felice.

Grazie anche a Gianluca Savoini, Cristian Rocca, Luca Beatrice, Gigi Moncalvo, Giancarla Tenivella, Andrea Bonino, Claudio Zuliani, Cesare Pompilio, Marcello Chirico e Piero Ostellino che come Giampiero non hanno mai avuto paura a trattare pubblicamente in maniera obiettiva questo scomodo argomento.
Ma grazie anche ai giornalisti non juventini che si sono documentati sulle carte vere e non sui tabellini della Gazzetta dello Sport. Mi vengono in mente alcuni nomi in tal senso: Oliviero Beha, Luigi Colombo, Daniele Capezzone e Alvaro Moretti.
Ultimi ma non per questo meno importanti i nomi di Antonello Oggiano, Emilio Cambiaghi, Mario Pasta e Mario Sironi che per difendere la Juve hanno deciso addirittura di scrivere un libro.

Nel momento in cui faccio questo “appello” la paura di dimenticare qualcuno è davvero tanta.
Non sarebbe davvero giusto.
Ringrazio quindi tutti coloro che hanno fatto qualcosa in difesa della Juventus a partire da Maggio 2006. Anche quelli che non conosco personalmente o che non ho mai incrociato nella mia via in questi anni ma che hanno aperto blog o siti anche piccolissimi e con poche visite o che si sono semplicemente battuti al bar, sul posto di lavoro o davanti le edicole in difesa dell’orgoglio bianconero.
E’ stato fondamentale l’apporto di tutti, non esistono scale di merito in questa ricerca di giustizia e di rispetto.
Perché le parole pronunciate l'altro giorno dal Presidente Agnelli sono giuste, i tifosi meritano rispetto e soprattutto la restituzione della dignità sottratta nel 2006.

Quello che però prima o poi qualcuno ci dovrà spiegare è:
perché la Proprietà ha lasciato i tifosi soli per oltre 4 anni in balia degli antijuventini e dei media colpevolisti?
Perché nel 2006 hanno dato il benservito alla Triade senza nemmeno provare ad ascoltare le loro memorie difensive per un solo istante?
Perché gli hanno fatto causa (perdendola) in un processo contro ignoti, che ignoti non erano?
Perché non si sono difesi nel processo sportivo del 2006? Perché hanno ritirato il ricorso al Tar? Perché hanno approvato all’epoca la linea editoriale della Gazzetta dello Sport con la benedizione anche di Boniperti? Perché non hanno mai speso una sola parola in difesa di Luciano Moggi in 5 lunghissimi anni?

Il giorno che Proprietà e Dirigenza spiegheranno a noi tutti questo, rispondendo alle nostre domande beh quel giorno potremo dire di aver ritrovato la vera Juve. Solo ed esclusivamente quel giorno.

Perché noi il rispetto lo chiediamo e pretendiamo da 5 anni e non solo oggi che grazie al meraviglioso lavoro di Prioreschi, Penta, Trofino, Rodella e D’Onofrio sono stati distrutti completamente tutti gli impianti accusatori e sono state rispedite al mittente tutte le accuse contro la Juve dell’epoca.
Senza il dolente popolo juventino e senza “il comandante” Luciano Moggi, l'orgoglio e la storia della Juve sarebbe stata distrutta completamente e la proprietà sarebbe rimasta a guardare senza muovere un solo dito in difesa di oltre 10'000'000 di tifosi sparsi in tutto il mondo.
Perché? Diteci perchè.
Prima o poi toccherà anche a voi, perché come ripeteva Abraham Lincoln:
"Potete ingannare tutti per qualche tempo e alcuni per tutto il tempo, ma non potete ingannare tutti per tutto il tempo"

In loving memory di Valerio Fregoni e Daniela Civico che tanto si sono battuti in difesa dell'orgoglio della Juve in questi anni e che oggi brillano come stelle nel firmamento bianconero.

domenica 3 luglio 2011

Juventus e Aguero: la prossima settimana sarà quella decisiva?


Assegnate le panchine di tutte le squadre di serie A, incluse quelle delle ritardatarie Lecce (Di Francesco) e Inter (Gasperini), adesso la giostra del calciomercato estivo può cominciare a girare a pieno regime. Anche il calendario lo stabilisce: dallo scorso 1° luglio sino al 31 agosto ogni club ha ancora due mesi a disposizione per presentare ai nastri di partenza della prossima stagione squadre il più possibile competitive.

Se per la Juventus di Antonio Conte - vista la mancanza di impegni europei - era già difficile in partenza calcolare il numero esatto di giocatori da arruolare alla causa bianconera, l’attuale esubero di uomini a disposizione non agevola di certo i primi passi dell’avventura del nuovo tecnico. Così come, ovviamente, complica trattative e piani della società sul fronte acquisti.

Il goal messo a segno da Aguero alla Bolivia nel finale della gara d’esordio dell’Argentina in Coppa America, i complimenti ricevuti a mezzo stampa da Lionel Messi e la prospettiva di una vetrina così importante da vivere nelle vesti di protagonista rischiano di risvegliare l’interesse per l’attaccante da parte di quei club europei che, portafogli alla mano, nel caso in cui decidessero di originare un’asta con ogni probabilità supererebbero Madama nella corsa all’acquisto del bomber. L’effetto sarebbe quello di privarla del calciatore individuato come l’elemento sul quale puntare forte per i prossimi anni, tanto in termini di cartellino quanto di ingaggi, immagine e sostanza.

Occorre muoversi, e alla svelta, per evitare sul nascere l’insorgere di ostacoli simili: dopo aver promesso mari, monti e stelle, ritrovarsi con un cerino in mano a spiegare all’immensa platea di sostenitori juventini che "si voleva, ma non si è potuto" per l’ennesima volta, porterebbe ad una inevitabile quanto pesante frattura tra la società bianconera e i suoi tifosi, difficilmente rimarginabile in pochi mesi. A meno che poi, in un modo o nell’altro, non compaia tutto ad un tratto un fuoriclasse di caratura mondiale pronto a trasferirsi sotto la Mole entro il prossimo 31 agosto.

Intervistato ai primi di settembre del 2010 da Marco Ansaldo, inviato de "La Stampa", Giuseppe Marotta rispose punto su punto a domande che, con precisione chirurgica, toccavano i nervi scoperti della prima (e deludente) sessione di calciomercato estivo gestito dalla nuova dirigenza bianconera. E’ superfluo ripercorrere adesso le tappe del difficile percorso attraverso il quale si dovette muovere dodici mesi fa; viceversa, visto che spesso si rimandano gli esiti di una programmazione alle fermate successive, può essere utile rileggere quanto dichiarato in passato, essendo trascorsa ormai una stagione da quei delicati momenti.

In riferimento alle nuove formule d’acquisto di calciatori utilizzati dal club (rate, cambiali, prestiti) e al dubbio sorto allo stesso Ansaldo se queste avrebbero implicato un minor budget da investire successivamente, l’amministratore delegato bianconero rispose: "Prima di tutto non avremo da rifare la squadra: al massimo si cambieranno 3 o 4 giocatori. Secondo: contiamo sui proventi della Champions League che quest’anno mancano. Terzo: non c’è alcun obbligo di riscattare i prestiti. Ci sono tre giocatori, Quagliarella, Pepe e Motta, il cui prestito è oneroso per cui se avranno un rendimento discreto, non dico ottimo, converrà riscattarli. Se non fosse così non avremmo l’obbligo di prenderli. Anche se sono sicuro che faranno bene: sono tutti in Nazionale".

Sull’elevato esborso per strappare Martinez al Catania (12 milioni di euro), Marotta dichiarò: "La Lazio voleva pagarne 15. Inoltre nessuno considera che abbiamo dovuto muoverci prima delle altre per consegnare a Del Neri una squadra pronta a fine luglio, altrimenti in Europa League giocavano i Primavera. Abbiamo superato difficoltà enormi, ci siamo trovati con giocatori da vendere ma con ingaggi alti e che li rendevano poco appetibili. Alla fine abbiamo ottenuto ciò che volevamo".

In merito al mancato arrivo di Dzeko, sogno bianconero di un’intera estate, ammise: "Dzeko è un cruccio anche mio. Era un investimento in linea con la nostra politica però il Wolfsburg non l’ha ceduto a noi né ad altri".

La chiosa finale fu un messaggio indirizzato ai sostenitori juventini: "Un mercato dipende dalle prospettive e dal budget. Noi siamo stati in linea con il nostro e abbiamo rifondato la Juve, comprando anche giovani bravissimi. Ai tifosi perplessi chiedo solo un pò di pazienza perché si possa crescere".

A parte la battuta (scontata e ormai inflazionata) sull’arrivo di Pazienza (Michele, il giocatore) al posto di quella che gli amanti della Vecchia Signora hanno perso da anni, riepilogando i punti salienti di quell’intervista si può focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti: si è discusso di un acquisto promesso, promosso, sognato ma mai concretizzato (Dzeko, una stella da far giocare in uno stadio che per ora raccoglie solo quelle del passato); attualmente sono arrivati a Torino tre potenziali nuovi titolari (Pirlo, Lichtsteiner e Ziegler), con un mercato ancora da vivere ed una squadra da completare, visto che al momento sono previsti (almeno) altri tre innesti nell’undici titolare; la Juventus è fuori dall’Europa del calcio, con l’imperativo (più che obiettivo) di centrarlo nella prossima stagione senza poter contare adesso sui suoi proventi; è stato riscattato il cartellino di un giocatore anche senza un rendimento discreto (è il caso di Motta); ci sono ancora calciatori in esubero con stipendi altissimi (una delle eredità lasciate dalla vecchia gestione).

Mancano (quasi) due mesi al 31 agosto, nel calciomercato tutto può cambiare da un giorno all’altro, anche le valutazioni sull’operato della dirigenza. L’importante è non aspettare che arrivi l’ultimo: in una tavola imbastita da tempo, potrebbe non esserci più nulla di buono da mangiare.
E a quel punto sfamare la voglia di tornare a vincere dei tifosi bianconeri diventerebbe impossibile.
Quella, sicuramente, non è andata in prescrizione.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

venerdì 1 luglio 2011