domenica 25 dicembre 2011

Buon Natale a tutti!!!


Ps: c'è poco da fare, Del Piero è (e rimarrà) il numero 10 per eccellenza.

giovedì 22 dicembre 2011

Una Squadra con la "S" maiuscola

Così l’allenatore della Juventus ha definito la sua squadra al termine di una delle gare più insidiose e difficili di tutto il campionato, dimostrandosi soddisfattissimo per come i suoi ragazzi hanno interpretato il match dall’inizio alla fine.

Come già aveva fatto in occasione della partita contro la Lazio, il Mister ha schierato una formazione a specchio, ricalcando lo stesso schema utilizzato dall’Udinese: un 3-5-2 con Buffon tra i pali, Barzagli, Bonucci e Chiellini in difesa, Lichtsteiner ed Estigarribia sulle fasce, sia per spingere sia per frenare le avanzate di Armero e Basta, poi i soliti tre centrocampisti, Marchisio, Pirlo e Vidal, ed infine in attacco Matri e Pepe, per la prima volta nella stagione schierato come punta capace anche di rientrare.

Come ha spiegato a fine serata, ha messo in campo gli undici così disposti proprio perché temeva le ripartenze rapidissime dei friulani e per non rischiare uno di quei contropiede letali che ormai sono una delle migliori armi della squadra di Guidolin. Qualcuno ha storto il naso dicendo che questo schieramento fosse quasi sinonimo di paura, ma la gara ha dimostrato che non era così perché, al di là degli uomini messi in campo, l’atteggiamento della Juventus è stato quello di una compagine aggressiva, che impone il proprio gioco e che cerca la vittoria fino a quando dispone delle energie necessarie per farlo. Tutto questo non correndo praticamente alcun pericolo, pur avendo davanti l’attaccante più prolifico della serie A da due stagioni a questa parte e soprattutto giocando in uno stadio dove tutti, fino a ieri, avevano pagato dazio. Secondo me (ma questo è solo la mia opinione personale) Antonio Conte ha indovinato alla perfezione la tattica.

Purtroppo, e questa è la nota dolente ormai ricorrente: per essere una vera Squadra con la S maiuscola manca ai Bianconeri quello che invece il Milan, al di là degli aiutini, delle mancate prove televisive e di quel pizzico di fortuna che ha fatto diventare Nocerino un goleador, invece possiede. E cioè quel cinismo che gli consente di mettere le partite sul binario giusto quasi da subito, quella freddezza che gli consente di capitalizzare al massimo ogni occasione da rete e quella capacità di spaventare l’avversario già negli spogliatoi che un tempo era propria della Juventus.

Sicuramente Matri in questo momento è appannato e, a posteriori, si può pensare che forse si poteva schierare Quagliarella fin dall’inizio. Di sicuro qualche tempo fa Alessandro avrebbe gestito meglio alcuni palloni pericolosi che ha avuto a disposizione, però la sensazione è che attualmente gli attaccanti di cui dispone la Juve siano ottimi, ma nessuno dispone di quella capacità realizzativa che aveva ad esempio un David Trezeguet, il cui rapporto occasioni da goal/reti realizzate era veramente mostruoso.

La Juventus, ad ogni modo, è in crescita costante: come mentalità, come gioco, come convinzione nei propri mezzi ed autostima. I ragazzi, spinti dal loro condottiero Antonio Conte che si sta dimostrando sempre più a proprio agio anche davanti ai microfoni, sciorinando ottime capacità di comunicazione, non mollano mai di un centimetro, si aiutano l’uno con l’altro, cercano sempre la vittoria, non buttano mai il pallone cercando sempre la manovra, anche nelle condizioni più difficili.

Concludo dicendo che, nonostante le difficoltà, nonostante manchi ancora più di qualcosa per diventare grandissimi, i gufi ieri sera hanno dovuto rimandare la festa che avevano programmato per festeggiare la nostra prima sconfitta.


Questo articolo è di Danny67. Tutti gli altri, li puoi trovare nella sua rubrica Un Bianconero a Roma

mercoledì 21 dicembre 2011

Juventus-Milan, duello continuo

Ancora quattro partite da disputare e la Juventus terminerà il girone di andata di questo campionato. Considerate le difficoltà iniziali, in pochi la scorsa estate erano disposti a scommettere in un cammino da record come quello tenuto da Madama sino ad oggi: una volta inserita la marcia giusta, non ha più smesso di andare avanti. A volte accelerando (nove vittorie), a volte rallentando la corsa (sei pareggi).
Mai, però, indietreggiando di un solo passo (nessuna sconfitta).

Deschamps, Corradini, Ranieri, Ferrara, Zaccheroni, Del Neri: rileggendo i nomi dei tecnici che si sono susseguiti sulla panchina dei bianconeri dallo scoppio di Calciopoli in poi, risulta ancora più sorprendente il fatto che i meriti principali di un avvio così travolgente vengano rivolti soprattutto ad Antonio Conte, guida della Signora fuori dal campo dopo essere stato suo capitano dentro il rettangolo di gioco per diversi anni.

La figura dell’allenatore è la più instabile all’interno del circo del pallone nostrano: se il turnover in quel ruolo è elevato, è inevitabile che l’idea di calcio propinata da un club ai propri tifosi finisca col perdere credibilità. Oltre che “sostanza”, ovviamente: i fatti e i risultati difficilmente smentiscono questa regola non scritta.

Nove tecnici di serie A allontanati dal proprio lavoro da agosto a fine dicembre (in due casi prima ancora dell’inizio ufficiale della manifestazione) su venti squadre iscritte: in testa alla classifica di questo triste primato c’è il Palermo del patron Zamparini, che dopo aver sostituito Pioli con Mangia ha virato adesso su Mutti (un ritorno, il suo). In casa rosanero la musica è più o meno sempre la stessa: anche lo scorso anno Delio Rossi venne esonerato, avvicendato da Cosmi per poi tornare e completare il campionato sulla stessa panchina dalla quale era partito.

Arrivati a trecentosessanta minuti dal giro di boa della massima serie, Juventus, Udinese e Milan (su tutte) si contendono la conquista del platonico titolo di campione d’inverno. I rossoneri sono stati gli ultimi ad aggiudicarselo, in concomitanza con la diciottesima giornata del campionato 2010/11: nell’album dei loro ricordi per dieci volte su sedici quel traguardo aveva rappresentato l’antipasto della vittoria finale. A conti fatti, adesso si può dire “undici su diciassette”.
In quella domenica si festeggiava l’Epifania, ma i tifosi bianconeri la ricordano ancora oggi per l’infortunio occorso a Quagliarella nell’incontro casalingo perso col Parma allo stadio “Olimpico”. Da lì in poi Madama iniziò una caduta inarrestabile, che la portò a confermare il settimo posto ottenuto la stagione precedente. A nulla valse, infatti, l’impegno solenne preso dalla squadra all’interno delle quattro mura dello spogliatoio del “San Paolo” dopo la successiva sconfitta patita col Napoli: “I punti a disposizione sono ancora tanti. Lavoriamo duro e sicuramente i risultati arriveranno”.

Proprio gli scarsi risultati racimolati in campionato portarono alla risoluzione consensuale del contratto stipulato tra l’Inter e Rafael Benítez, al quale non furono sufficienti le vittorie della Supercoppa italiana e della Coppa del mondo per club per restare in nerazzurro: il 6 gennaio scorso il brasiliano Leonardo esordì alla guida della Beneamata superando proprio il Napoli con un netto 3-1. A distanza di poco meno di un anno, altri due tecnici hanno occupato quella stessa panchina: Gasperini e Ranieri.

Nell’attesa che i giocatori tornino a diventare i principali protagonisti del torneo, in questo periodo si tende a vivisezionare le dichiarazioni e gli stati d’animo dei vari tecnici per valutare il livello di salute (fisica e mentale) di ogni singola squadra.
E così, mentre Allegri è in ballo col Diavolo per il rinnovo del contratto ed è costretto ad ascoltare i consigli tattici di Berlusconi, Conte e Guidolin possono lavorare in tranquillità, consapevoli di aver svolto - sino ad ora - quanto richiesto dalle rispettive società. Se non di più.
Nell’immediato questa condizione potrebbe rappresentare per loro un vantaggio rispetto al collega rossonero, nel lungo periodo – però – non bisogna dimenticare che i reali valori (o le sorprese) tendono a venire fuori: per informazioni basta chiedere ad Alberto Zaccheroni, criticato dallo stesso Berlusconi in passato e, nonostante tutto, in grado di portare a casa il sedicesimo titolo della storia del Milan.
Quella squadra arrivava da due stagioni nelle quali si era posizionata undicesima e decima, una situazione di partenza peggiore rispetto a quella della Juventus attuale.
Ogni tanto è giusto ricordarlo.
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lunedì 19 dicembre 2011

Le coronarie di Mister Conte (e le nostre..)



Subito dopo il match di ieri contro il Novara l’allenatore della Juventus Antonio Conte, rispondendo alle consuete domande dei giornalisti, analizzava la partita in questo modo:

“L’aspetto positivo è che si crea veramente tanto. L’aspetto negativo è che abbiamo lasciato il risultato in bilico fino alla fine e questo non va bene per le coronarie di chi sta in panchina, perché quando giochi non ti accorgi, sei preso dalla trance agonistica, mentre chi sta fuori patisce in maniera importante, soprattutto quando domini e sprechi”.

Mi aggancerei proprio a questa frase del Mister per aggiungere che le coronarie che patiscono non sono soltanto quelle di chi sta in panchina, ma anche quelle dei milioni di tifosi che seguono la gara sia allo stadio che in televisione. La differenza tra il dominio assoluto a livello di possesso palla, gioco espresso, intensità, occasioni da rete create e realizzazioni è eccessiva, e questo è sicuramente il difetto più grande di questa squadra, che d’altro canto mostra una ferocia ed una determinazione da far spavento agli avversari e che fa sentire chi ama quei colori veramente orgoglioso di questi ragazzi che non si risparmiano mai, che non tirano mai indietro la gamba, che cercano la vittoria con ostinazione ma anche con manovre e schemi finalmente degni della Juventus.

Incredibile il numero di palle gol gettate al vento che, se realizzate anche in minima percentuale, ci avrebbero consentito un pomeriggio di assoluto godimento e di tranquillità. Fanno da contraltare le pochissime occasioni concesse all’avversario, una (o l’unica?) delle quali però, avrebbe potuto punirci in maniera del tutto ingiusta, se Gigi Buffon, ultimamente meno sorridente e molto più concentrato, non avesse compiuto un vero miracolo sul colpo di testa di Rubino.

Una delle cose più importanti della giornata è stato il ritorno al gol di Fabio Quagliarella. Dopo quasi un anno di astinenza l’attaccante di Castellammare di Stabia riesce a metterla dentro realizzando la rete che chiude finalmente la partita. Una rete bellissima, alla sua maniera, con un colpo di testa angolatissimo che trafigge Ujkani, che fino a quel momento sembrava quasi insuperabile. Speriamo che questa segnatura dia la carica al bomber, sulla cui cessione Antonio Conte ha posto il veto, considerandolo importantissimo per l’immediato futuro.

Lodi alla difesa, che ieri è stata pressoché perfetta, anche se, di certo, non aveva di fronte un attacco particolarmente forte, ma Barzagli, Chiellini, Lichtsteiner e perfino De Ceglie, non hanno sbagliato praticamente un intervento. Di Buffon abbiamo già detto.

Ottima la prova di Giaccherini (a parte le due occasioni da rete clamorose sciupate) che si sta calando nella parte dell’interno di centrocampo con sempre maggiore autorità, ma in generale eccellente prestazione di tutti i bianconeri. Ora si va ad Udine, dove la Juve è attesa da una prova veramente difficile. Prima della gara dovrò procurarmi qualche ansiolitico, altrimenti, se continua così sarà dura arrivare incolume alla fine della stagione.


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venerdì 16 dicembre 2011

Juventus-Milan, duello infinito

Lo scorso 20 novembre il Parma sconfisse allo stadio “Tardini” l’Udinese con un secco 2-0: Biabiany e Giovinco (direttamente da calcio di rigore) stesero i friulani, che schieravano tra le loro fila alcuni giocatori stanchi per gli incontri disputati nelle rispettive nazionali di appartenenza durante la sosta del campionato appena conclusa. Francesco Guidolin, all’epoca dei fatti, era il ritratto dello sconforto: “Sono amareggiato e deluso. Pensavo di vedere un altro atteggiamento, ma credo che tutti si siano accorti che l’Udinese non può lottare per i primi posti”. Persa anche la vetta della classifica (distante, comunque, un solo punto, in attesa del recupero tra il Napoli e la Juventus) da quel momento in poi la sua squadra non ha più smesso di vincere: in casa con Roma e Chievo, in trasferta contro l’Inter, mettendo a segno cinque reti e subendone soltanto una.

Sono bastate tre partite, quindi, per riportare i friulani in testa, in coabitazione con la Vecchia Signora: “E’ un momento magico che sta durando, e noi proveremo a farlo durare il più possibile”, ha confessato lo stesso Guidolin dopo l’ultimo successo interno. Per continuare a sognare, però, bisogna tener conto del menù previsto dal calendario prima della sosta natalizia: la trasferta contro la Lazio (lontana solo due punti, così come il Milan) anticiperà il big match contro la Juventus del 21 dicembre, data del recupero della prima giornata originariamente prevista per il 28 agosto.

A quell’appuntamento Madama potrebbe arrivare nuovamente da capolista solitaria, nel caso in cui l’Udinese dovesse rallentare la propria corsa e la Juve riuscisse a rispettare i favori del pronostico aggiudicandosi il (ritrovato) derby contro il Novara che verrà disputato domenica prossima allo “Juventus Stadium”. L’occasione per dare una prima scossa importante al campionato la Vecchia Signora se l'è fatta sfuggire nell’ultima partita disputata a Roma contro i giallorossi: vincendo, avrebbe allungato sul Milan, la più attrezzata per la conquista dello scudetto tra le quattro attuali pretendenti.

Il 29 settembre, qualche giorno prima del successo interno dei bianconeri sul Diavolo (2 ottobre), Gianluigi Buffon pesò l’importanza di quell'incontro: “Portare a casa un risultato positivo ci servirebbe a livello di autostima, darebbe morale al gruppo. Insomma, ci permetterebbe di posare un mattoncino importante lungo il nostro percorso di crescita”. Titubante come se avesse avuto paura di mostrarsi troppo bella di fronte alle altre, Madama pareggiò subito dopo con Chievo e Genoa, lasciando per strada quattro punti.
Stordito dalla sconfitta subita a Torino, invece, nelle nove successive gare giocate il Milan ne ha vinte sette e pareggiate due, recuperando velocemente il terreno perduto nei confronti delle dirette rivali.

L'unica compagine ancora imbattuta del torneo, a questo punto, rimane proprio la Juventus. Il mezzo passo falso di Roma ha frenato il continuo susseguirsi di elogi dei quali era stata ricoperta negli ultimi giorni, lasciando spazio alle statistiche: una partenza simile non le capitava da ben sessantadue anni, dal campionato 1949/50, allorquando i risultati utili consecutivi furono diciassette.
A fine stagione per Madama arrivò il tricolore numero otto, dopo un'attesa che durava dal lontano 1935. L'avversaria più ostica, allora come oggi, era il Milan del trio svedese Gren, Nordahl e Liedholm. I rossoneri, sconfitti in casa dai bianconeri nel girone di andata col risultato di 1-0 si rifecero con gli interessi nella sfida di ritorno, disputata a Torino il 5 febbraio del 1950: con un perentorio 7-1 inflissero alla Juventus una batosta che comunque non permise loro di conquistare lo scudetto.

I ripetuti paragoni con la prima Juventus allenata da Lippi e i ricordi pescati dalla storia vincente di Madama non fanno altro che amplificare i meriti dell'ottimo lavoro svolto sino a questo momento da Conte (e, indirettamente, dalla dirigenza), a maggior ragione se si considera che il numero "sessantadue" in casa bianconera, negli ultimi due campionati, veniva spesso usato per indicare la disastrosa stagione dove la Vecchia Signora accumulò record negativi, sulla falsariga di quanto stava capitando alle formazioni guidate da Ferrara, Zaccheroni e Del Neri.
A fine febbraio (ancora) Milan e Juventus si troveranno nuovamente una di fronte all'altra: quell'incontro, più del precedente disputato a Torino, servirà a scoprire le reali potenzialità della squadra bianconera.
La posizione occupata in classifica da Madama a fine gara, invece, aiuterà a capire a quale squadra del passato è intenzionata a somigliare.

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giovedì 15 dicembre 2011

Ma cosa si aspettavano?


Grande delusione ieri da parte del Presidente del Coni Gianni Petrucci e del massimo dirigente della FGCI Giancarlo Abete per l’esito finale dell’ormai noto a tutti Tavolo della Pace, proposto dai vertici del calcio italiano con l’obiettivo ufficiale di mettere pace una volta per tutte tra la Juventus e l’Inter, relativamente alla questione Calciopoli, ma soprattutto con lo scopo ultimo di seppellire il tutto con una bella pietra tombale, comportamento ormai abbastanza usuale in un paese come l’Italia.

Grande delusione (ma solo per loro, non per chi è bianconero fino al midollo) perché si è trattato di un clamoroso quanto prevedibile e scontato fallimento, in quanto ognuno dei contendenti è rimasto sulle proprie posizioni. Del resto non poteva che essere così, innanzitutto perché, come giustamente scrive oggi Luciano Moggi su Libero questo non avrebbe dovuto chiamarsi “Tavolo della Pace”, ma piuttosto “Tavolo del Chiarimento”, poiché avrebbe dovuto essere un’occasione per fare chiarezza sulle inique e poco coerenti decisioni prese dal 2006 ad oggi in merito a Calciopoli, e, cosa ancora più importante sul doppiopesismo e sulla disparità di trattamento riservate a Juve ed Inter nel giudicare gli eventuali comportamenti illeciti o sleali delle due società e di altre coinvolte nel processo del tutto incompleto eseguito nel 2006 .

Ancora Moggi sottolinea l’inutile presenza di De Laurentiis a questo tavolo, mentre di sicuro sarebbe stata necessaria quella di Guido Rossi, dei PM Narducci e Beatrice e del Colonnello Auricchio, per poter chiedere loro illuminanti spiegazioni sulle indagini eseguite e su tutte le dimenticanze, con i baffi o senza, che si sono verificate in sede di inchiesta. Poi Moratti avrebbe dovuto dare spiegazioni concrete e convincenti sulle telefonate compiute da lui personalmente o dai suoi dipendenti ai designatori e non solo, e motivare la sua mancata rinuncia alla prescrizione, che invece gli avrebbe dato l’occasione di dimostrare la sua tanto decantata onestà.

La domanda da cui prende spunto il titolo di questo post è quindi la seguente:
Ma cosa si aspettavano tutti quanti? Che Andrea Agnelli dicesse a tutti: “va bene, dimentichiamo il passato, i due scudetti tolti e l’assegnazione del tricolore di cartone, dimentichiamo i danni economici e di immagine enormi subiti dalla Juventus, dimentichiamoci la serie B, condanna comminata con un processo sommario a cui mancava un grado di giudizio ed in cui non fu concessa alle difese la possibilità di portare prove preziose per la difesa. Lasciamo cadere il ricorso al TAR, lasciamo stare ogni richiesta di risarcimento, lasciamo passare tutto in cavalleria. Dimentichiamoci tutto ed andiamo avanti, tanto che problema c’è?”.

Si aspettavano questo? Tutta l’Italia calcistica si aspettava questo? Mi dispiace signori, ma Andrea è un Agnelli, e Agnelli da queste parti è sinonimo di Juventus. E la Juventus, la vera Juventus, non molla mai!! E questo sia chiaro a tutti!!


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martedì 13 dicembre 2011

Occasione persa o punto guadagnato?


Che questa sarebbe stata una partita molto difficile lo si sapeva già, per tanti differenti motivi:
innanzitutto perché quello di Roma, per la Juventus, è sempre stato un campo decisamente ostico, specialmente quando si affrontano i giallorossi, che caricano questo confronto di significati particolari che partono direttamente dalla antica rivalità degli anni 80, fino a quella più recente del periodo pre-calciopoli.

Poi perché questo incontro, per i giocatori della Roma e per l’allenatore, era una sorta di ultima spiaggia, visto che un’eventuale sconfitta avrebbe significato probabilmente le dimissioni di Luis Enrique e una crisi profonda per la squadra della capitale dopo la debacle di Firenze.

Dietro alle difficoltà di questo match ci sono anche motivazioni numeriche, infatti la Juventus arrivava a questa serata ancora imbattuta, ed inoltre era dal 2004 che non usciva perdente dallo stadio Olimpico di Roma. E si sa che la legge dei grandi numeri ha la sua importanza in questo genere di cose.

L’inizio della gara ha subito messo in mostra le prevedibili difficoltà appena descritte. La Roma era completamente rinchiusa in se stessa a difesa della propria porta e perfino l’allenatore sembrava, complici anche le pesanti assenze, aver rinnegato tutti i principi su cui dall’inizio della stagione ha basato il proprio gioco, possesso palla e ricerca della manovra. Trovare il gol dopo sei minuti, grazie a due errori in una sola azione della difesa bianconera (nessuno che andava a bloccare Totti su calcio d’angolo, permettendogli di entrare in area indisturbato, e poi il gravissimo liscio di Vidal, che ne ha poi condizionato il rendimento per tutto il primo tempo) ha permesso ai Giallorossi di impostare la gara come desideravano, difendendo e ripartendo in contropiede.

La Juventus ha avuto, come nel primo tempo di Napoli, l’approccio sbagliato alla partita. Molle, ferma e poco incisiva si metteva in condizione di dover affrontare il match in salita. Dopo la rete della Roma i bianconeri hanno avuto comunque una bella reazione, andando più volte vicino al pari con due tiri di Estigarribia (oggi molto deludente, io gli avrei preferito Giaccherini) sui quali interveniva alla grande Stekelenburg, ma nel complesso la manovra appariva meno fluida del solito e i giocatori poco lucidi rispetto alle ultime esibizioni.

In particolare il centrocampo, con il trio Pirlo-Marchisio-Vidal sembrava decisamente sotto tono e impreciso non permettendo alla squadra di girare nel modo brillante che conosciamo. Nel secondo tempo il copione della sfida non cambiava granchè, ma nonostante questo la Juve raggiungeva il meritato pareggio con Chiellini, a mio avviso, stasera, il migliore dei suoi, insieme a Barzagli. Appena ottenuto il pari, invece di spingere per andare a vincere, la squadra si lasciava schiacciare in area e in un’azione molto confusa ci scappava il rigore per la Roma. Fortunatamente Gigi Buffon si ricordava di essere un grandissimo portiere, dimostrando di essere in netta ripresa, e respingeva il tiro di Totti. Da quel momento un susseguirsi di ribaltamenti di fronte caratterizzava il finale di gara, finale in cui Quagliarella, se fosse stato un po’ più lucido avrebbe consentito alla Vecchia Signora di tornare a casa con i tre punti. Ad ogni modo il pareggio, per quanto si è visto in campo, è giusto, ed è difficile capire se possiamo considerarlo come un punto guadagnato o come due punti persi.

Forse una Squadra che vuole ambire a traguardi importanti oggi doveva uscire dallo stadio con una vittoria, ma del resto ci sono tanti fattori che influiscono sui risultati delle partite e tutto sommato siamo ancora in testa alla classifica e questo primato è del tutto meritato. Ultima riflessione: si inizia a vedere qualche elemento un po’ in debito di ossigeno, forse qualcuno deve rifiatare, ma per fortuna tra poco ci sarà la sosta natalizia per riposarsi e ricaricare le pile e poi ci sarà il mercato di gennaio in cui sarà fondamentale compiere un paio di acquisti giusti per rendere la rosa ancora più competitiva. Ora sotto con il Novara e poi con l’Udinese.


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