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venerdì 23 agosto 2013

Via al campionato, Juve da battere


Adesso, finalmente, si comincia a fare sul serio. Sabato 24 agosto, alle 18.00, partirà una nuova edizione della serie A. Sarà il Milan a dare il via alle danze. Incontrerà il rinnovato Verona di Andrea Mandorlini, in quello stesso stadio dove in passato ha visto più volte crollare in soli novanta minuti di gioco le proprie ambizioni di scudetto. Chi ha già avuto modo di dare uno scrollone all'estate del pallone è stata la Juventus, capace sia di infliggere una sonora sconfitta alla Lazio nel primo impegno ufficiale della stagione che di zittire Lotito, l'artefice e il protagonista principale di alcune polemiche che avevano tenuto banco durante la sosta forzata del campionato. 

L'estate calcistica era iniziata con la Confederations Cup, uno dei tornei più commerciali del pianeta. In maglia azzurra avevano brillato tanto il bolognese Diamanti quanto il bianconero Giaccherini. Il primo è stato (e forse lo è ancora oggi) un oggetto dei desideri di Madama, mentre il secondo è finito in Premier League, al Sunderland. In Inghilterra avrà modo di legittimare le proprie ambizioni di una convocazione ai prossimi mondiali del 2014 da parte di Cesare Prandelli. Buffon, intanto, aveva smentito chi maliziosamente sosteneva che non fosse bravo a parare i rigori. In Brasile, laddove si vive a pane e football, il popolo era invece insorto contro le spese folli del mondo del pallone. 

Poco tempo dopo a Torino è sbarcato Carlos Alberto Tévez, uno dei pochi fuoriclasse che negli ultimi anni è entrato in Italia invece di uscirne fuori con una valigia piena di milioni di euro. Ora indossa una maglia, la numero dieci della Juventus, che sotto la Mole ha un fascino particolare. Lui lo sa bene, ne è consapevole, ma questo non sembra rappresentare un problema. Nel suo passato, d'altronde, è stato in grado di reggere il peso di quella portata da Maradona all'epoca in cui militava nel Boca Juniors.

La Vecchia Signora si è rinforzata alla ricerca del terzo scudetto consecutivo, consapevole che la strada per accorciare il gap tecnico con gli squadroni europei è ancora lunga. Per non parlare di quello economico. Anche se Antonio Conte, su questo tema, lo scorso maggio aveva mostrato idee diverse: "Certo, i soldi aiutano a vincere, ma non bastano. Il modello da seguire è il Bayern: un progetto serio iniziato anni fa con Van Gaal, passato anche da sconfitte brucianti che hanno alimentato la ferocia dei calciatori. Alla base di ogni successo c’è: una organizzazione di gioco, una società disposta a seguire una strada precisa con investimenti mirati e una gestione oculata del vivaio. Solo così si può invertire la rotta" . 

Aggiungendo, poi: "Scendiamo sul pratico: ho sentito Robben l’altro giorno dire: "La nostra è stata una vittoria di squadra". Ha capito, Robben è un talento puro. Come Ribery. Eppure si sono messi al servizio della squadra. E’ l’organizzazione di gioco che esalta il talento, purtroppo da noi questo è un pensiero di minoranza. Si dice: "l’attaccante non deve stancarsi con il pressing altrimenti non è lucido in area, il 10 deve essere libero da ogni marcatura e tutto ruota intorno a lui". Non è così, almeno per me. E mi pare che questo possa essere un modello vincente". 

Da quando ha rimesso piede a Torino, il tecnico di origine leccese ha portato Madama a vincere due scudetti ed altrettante Supercoppe Italiane, perdendo una finale di Coppa Italia contro il Napoli degli ex Mazzarri e Cavani. A proposito dei partenopei: in questa stagione le loro guide in panchina e sul campo saranno rispettivamente Benitez e Higuain. Dell'anti-Juventus si sentirà parlare sino a quando dal lotto delle pretendenti non uscirà fuori una seria contendente della Vecchia Signora nella corsa al tricolore.

I giocatori bianconeri faranno comunque bene a non abbassare la guardia. Sono favoriti, ma uno sguardo al passato ogni tanto può servire per evitare cadute rovinose: il 12 settembre 1982, ad esempio, nel corso della prima giornata del campionato Madama venne sconfitta dalla Sampdoria per 1-0 allo stadio "Luigi Ferraris" di Genova. Giovanni Trapattoni aveva schierato un nutrito gruppo di neo campioni del mondo, insieme agli esordienti Platini e Boniek. Nonostante tutto, vinsero comunque i padroni di casa. Al termine di quella stagione una delle Juventus più forti della storia conquistò la miseria di una Coppa Italia. Può succedere, è successo. E' meglio non dimenticarlo.

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martedì 20 agosto 2013

La cultura della sconfitta non esiste

 
Il 26 novembre del 2011 un titolo a nove colonne della "Gazzetta dello Sport" annunciava il sorpasso compiuto dalla Juventus sul Milan nella corsa all'acquisto di Carlos Alberto Tévez. L'offerta della società bianconera - stando a quanto affermava il quotidiano - sembrava ammontare a quattro milioni di euro netti al giocatore per la restante parte di quella stagione (da gennaio a giugno), per poi salire sino a nove per i successivi tre anni di contratto. 
 
Kiavash Joorabchian, l'agente del calciatore, aveva ammesso il contatto con il club torinese, salvo tirare fuori i nomi di altre due società interessate al suo assistito: Corinthians e Inter. Il Milan, però, sino a quel momento restava in pole position nelle preferenze dell'argentino. Il caso ha voluto che proprio quella sera la nuova Juventus di Antonio Conte affrontasse la Lazio a Roma, in una gara valevole per il campionato di serie A, nello stesso stadio dove Tévez ha appena conquistato il suo primo trofeo con la maglia bianconera. Nel novembre del 2011 Madama vinse con il risultato di 1-0, grazie ad un gol di Simone Pepe. Nell'attesa di recuperare pienamente il centrocampista, ancora infortunato, i suoi compagni questa volta ne hanno rifilato quattro al club di Lotito.
 
Un vecchio aforisma recita che "quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito". Mentre i bianconeri si trovavano in America a proseguire la seconda parte della preparazione estiva Antonio Conte aveva invitato i detrattori della sua Juventus a guardare oltre i risultati negativi conseguiti in quel periodo: "Se in futuro il presidente mi chiederà di vincere la Guinness International Champions Cup, imposterò il lavoro e la preparazione in maniera diversa. Ma al momento preferisco concentrarmi su Supercoppa, campionato e Champions League".
 
La Juventus è stata preparata e oliata dal suo mentore in vista degli impegni reali e importanti della stagione, non dei semplici tornei estivi. Per quanto importanti fossero (e sono) dal punto di vista commerciale ed economico. Anche Gianluigi Buffon, dopo aver sollevato nella veste di capitano la Supercoppa Italiana, ha tenuto a precisare questo concetto: "Le grandi squadre e i grandi giocatori si vedono quando conta, quando la posta in palio è alta, e non nelle tournée. Sono felice di questo trofeo, il primo che conquistiamo in una gara secca davanti ai nostri tifosi".
 
La sintesi della finale si può racchiudere in poche parole: troppa Juventus per questa Lazio, troppo largo il risultato per promuovere senza riserve i bianconeri o bocciare definitivamente i biancocelesti in vista del campionato ormai alle porte.
Nell'album dei ricordi del primo appuntamento ufficiale della stagione, come solitamente accade in Italia, resteranno cose belle ed altre meno belle: dall'ospitalità della Roma, che lascia a disposizione degli uomini di Conte il proprio campo di allenamento, ai “buu” razzisti indirizzati ai calciatori di colore della Juventus provenienti dalla curva laziale.
 
Col senno del poi va detto che Lotito probabilmente aveva ragione quando si lamentava del cambio di sede della finale, della mancata opportunità di giocarla a Pechino: in questo modo avrebbe evitato una figuraccia memorabile alla Lazio davanti ai propri tifosi. In compenso, però, avrebbe avuto l'opportunità di mostrare con orgoglio al mondo cinese la sportività di Klose e Petkovic, laddove ancora ricordano la fuga del Napoli prima della premiazione della scorsa edizione.
Si parla di due tesserati di origine straniera, ovviamente.
La cultura della sconfitta in Italia non esiste ancora.
 
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domenica 26 settembre 2010

La Juve alla ricerca dei tre punti. Poi ci sarà l'Inter...


Una partita in casa (quella con il Cagliari, stasera) e due in trasferta (Manchester City e Inter): alla Juventus mancano tre gare per terminare il primo tour de force stagionale (sette incontri in poco meno di un mese). La vittoria ottenuta a Udine aveva allontanato i fantasmi della scorsa stagione e avvicinato le speranze di veder nascere una Vecchia Signora più simile a se stessa di quanto non lo fosse (mai) stata negli ultimi quattro anni. Pastore e i suoi compagni rosanero hanno immediatamente riportato tutti con i piedi per terra: c’è ancora da lavorare. Parecchio.

E’ un cantiere aperto tanto il nuovo stadio bianconero che sta sorgendo dalle ceneri del vecchio "Delle Alpi" quanto la squadra allenata da Del Neri. L’esordio schock di Bari in campionato ha subito mostrato alla Juventus le difficoltà che incontrerà in questa stagione, almeno sino a quando non diventerà "squadra" in tutti i sensi. Anche nell’equilibrio tra i vari reparti da (man)tenere in campo.

Nonostante tutto potevano bastare soltanto tre punti in più in classifica, quelli che sono venuti meno nelle prime quattro giornate di campionato disputate sino ad ora, per poter raggiungere - nel caso di una vittoria contro il Cagliari - l’Inter in classifica. Ovviamente questo non avrebbe cambiato gli obiettivi e le prospettive a medio termine della società: l’importante è arrivare in zona Champions League a fine anno. Qualsiasi posizione al di sotto di quella, rappresenterà semplicemente un fallimento. Almeno per quello che riguarda questa stagione sportiva.

Il Milan ha a disposizione Ibrahimovic, e te ne accorgi nelle gare come quella giocata ieri pomeriggio dai rossoneri a San Siro contro il Genoa: basta una zampata del suo piedone, ed hai vinto la partita. Alla Roma, nell’anticipo serale, ci è voluto Vucinic, ma alla fine è riuscita a fermare l’Inter. Totti e Del Piero, giocatori simbolo, ormai da anni, di Juventus e Roma: in questo momento la presenza del giallorosso "costringe" Ranieri a tenere in panchina il montenegrino, mentre a Torino - sponda bianconera - le giocate dell’attaccante sono rimaste le uniche a dare un po’ di imprevedibilità alla squadra. Tolto lui, rimangono le folate di Krasic e poco altro. Nell’attesa di scoprire Martinez, di vedere giocare Aquilani con continuità e salutati i "piedi buoni" partiti dalla stessa Torino la scorsa estate verso altri lidi.

Carlos Alberto Tévez stende il Chelsea di Carlo Ancelotti, aggiusta la mira per la gara di giovedì prossimo contro la Juventus e contribuisce a riportare il Manchester City nelle zone alte della Premier League. Sarà dura, contro i Citizens, così come si preannuncia terribilmente difficile la trasferta a Milano contro l’Inter domenica prossima. Delle partite giocate dai bianconeri dall’inizio di questa stagione le più delicate sembrano essere le tre che stanno per arrivare adesso. Quella con il Cagliari, poi, è diventata fondamentale: per i tre punti (diventati indispensabili per allontanarsi dalla zona bassa della classifica), e per ritrovare subito la convinzione nei propri mezzi.

Anche quest’anno il campionato sembra caratterizzato da continui alti e bassi, figli di un equilibrio che nelle ultime stagioni ha rappresentato un peggioramento generale dei valori espressi dalle principali compagini della serie A. Una squadra soltanto, ad oggi, non ha ancora perso una gara: il Cagliari, guarda caso. La Roma, che in estate veniva posizionata dietro le due milanesi nell’ipotetica griglia delle favorite (in attesa dei loro scivoloni), ha già ceduto il passo agli avversari in due occasioni; idem per la "neonata" Juventus. Milan e Inter hanno perso una gara a testa (su cinque a disposizione).

La classifica è ancora corta: i nerazzurri, l’anno scorso, alla quinta giornata, avevano già accumulato tredici punti, tre in più di quest’anno. Con il bonus del derby vinto 4-0.
In testa, assieme a loro, c’era la Juventus.
Classifica che, secondo il pensiero di Del Neri, "in questo momento non ci deve interessare. Abbiamo altri problemi". Uno di questi, è proprio il fatto che mancano dei punti.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com