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lunedì 15 settembre 2014

Allegri e la Juventus: buona anche la seconda


Se guidare la Juventus in questo particolare momento storico rappresentava già un compito arduo per Massimiliano Allegri, va detto che l'ottimo avvio in nazionale di Antonio Conte, nella nuova veste di commissario tecnico, non ha certo facilitato il lavoro dell'allenatore livornese. Nonostante tutto Allegri ha superato brillantemente il primo vero esame della stagione: l'impatto dell'esordio allo "Juventus Stadium", di fronte a quei tifosi bianconeri rimasti improvvisamente orfani del tecnico che ha riportato lo scudetto a Torino dopo tanti anni di digiuno.

Neanche il tempo di rifiatare ed ecco che Madama si riaffaccia nuovamente all'Europa, il vero tasto dolente dell'era contiana. Il sorteggio dei gironi della Champions League ha sorriso ancora alla Juventus: così come le era capitato nella scorsa stagione, anche quest'anno l'obiettivo del raggiungimento degli ottavi di finale della manifestazione non appare impossibile.

Stesso schema utilizzato, con qualche piccola variazione rispetto al passato in fase di possesso palla: la Juventus di Allegri rispecchia quasi fedelmente quella che l'ha preceduta, anche se la mano del tecnico inizia a intravedersi in qualche situazione di gioco. Proprio in questo frangente, comunque, è venuta fuori l'intelligenza del nuovo allenatore bianconero: accantonate momentaneamente le sue idee, ha saggiamente deciso di continuare il lavoro iniziato da Conte. Il momento dei cambi arriverà presto, testarli con la pancia piena di punti e vittorie aiuterà certamente i calciatori ad assimilare altre tattiche di gioco.

Se l'Udinese, sconfitta lo scorso sabato, non si può (ancora) considerare un'avversaria in grado di tarare il livello di competitività di questa Juventus, il Chievo - battuto all'esordio in campionato - probabilmente non era così debole come sembrava a prima vista. La questione, comunque, è un'altra: Madama nel corso dell'estate si è ulteriormente rinforzata rispetto alla scorsa stagione. Durante il calciomercato estivo avrebbe potuto fare sicuramente meglio, ma già così come è stata costruita dispone di una rosa migliore.

Resta da capire se la Roma sarà in grado di compiere un ulteriore salto di qualità. In caso contrario la Vecchia Signora staccherà nuovamente il gruppo per puntare solitaria alla conquista di un nuovo tricolore. In questo momento, oltretutto, non si intravedono altre serie pretendenti al titolo.

La scorsa stagione la Juventus vinse le prime due gare del campionato pareggiando poi a Milano, contro l'Inter, la terza partita del torneo. Nella prossima giornata di serie A Madama andrà nuovamente a "San Siro", stavolta contro il Milan, per disputare un incontro che riscalderà sicuramente il cuore di Allegri. Se dalla contesa dovesse scaturire un altro segno "X" il tecnico bianconero potrà stare comunque tranquillo: i 102 punti in classifica sarebbero ancora alla portata della sua squadra.

Allegri, d'altronde, lo sa benissimo: i paragoni col passato non finiranno mai. Ma basterebbe un altro scudetto, meglio ancora se unito al raggiungimento degli ottavi di finale della Champions League, per zittire buona parte della critica.

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domenica 30 gennaio 2011

Ci vorrebbe una serata da vera Juve

Quella iniziata domenica scorsa con la trasferta a Genova contro la Sampdoria doveva essere la settimana della "verità" per la Juventus, sia in campionato che in coppa Italia.
Le risposte arrivate dal campo non sono state in linea con le speranze dei tifosi bianconeri e della stessa società: con il pareggio ottenuto al termine dei novanta minuti al "Luigi Ferraris" è passata dal sesto posto in classifica al quinto, in coabitazione con l’Inter che ha comunque a propria disposizione una gara da recuperare (quella di Firenze contro i viola).
L’estromissione dalla coppa nazionale per mano della Roma ha tolto alla Vecchia Signora il secondo degli obiettivi prefissati ad inizio anno. Salutata l’Europa League il 16 dicembre 2010 nell’incontro casalingo con il Manchester City (anche se in realtà l’addio alla manifestazione era diventato matematico già a partire dal 1° dicembre, al termina della gara di Poznan), arrivati al 27 gennaio 2011 Madama sa già che non giocherà più, per la restante parte della stagione, incontri al di fuori di quelli previsti in serie A.

Rimangono quindi 17 partite da disputare, a cominciare da quella odierna contro l’Udinese. Nella speranza che il cammino della Vecchia Signora non diventi un martirio, così come è capitato lo scorso anno. Allora, alla terza giornata di ritorno, esordì sulla panchina bianconera Alberto Zaccheroni, "traghettatore" di una squadra senza nervi né nerbo che si afflosciò poco alla volta, cominciando con due pareggi (Lazio e Livorno), per continuare con due vittorie (Genoa e Bologna) ed iniziare la caduta libera con la sconfitta per opera del Palermo (soltanto in campionato, sono ben cinque le gare perse con i rosanero dal ritorno in serie A nel 2007).

I siciliani saranno gli avversari della Juventus nel prossimo turno infrasettimanale del 2 febbraio. Prima, però, spazio all’Udinese di Francesco Guidolin, battuta nell’incontro del girone di andata con un rotondo 4-0. Al termine di quella partita la squadra friulana si ritrovò in classifica con 0 punti, così come capitò nella giornata successiva (a causa di un’altra sconfitta patita a Bologna). Soltanto a partire dalla quinta gara iniziò la sua scalata che l’ha portata oggi a trovarsi a due sole lunghezze in classifica dalla Juventus grazie ad un pareggio (0-0) ottenuto proprio a Genova contro la Sampdoria lo scorso 26 settembre.

Penultima con un punto su due match disputati sino a quel momento, la squadra di Del Neri aveva l’imperativo di tornare da Udine con la vittoria in tasca. "Sì, ma se vinciamo? Voi vedete il bicchiere mezzo vuoto, io mezzo pieno. Non sono preoccupato". Così rispose il tecnico di Aquileia ad una domanda dei giornalisti nella consueta conferenza stampa del giorno precedente l’incontro. Nell’immediato dopo partita, d’altro canto, potè esprimere la propria soddisfazione per una prestazione positiva sotto tutti gli aspetti: "La Juve continua ad essere una squadra senza limiti, però non ci esaltiamo. Siamo appena nati, dobbiamo fare esperienza sulle cose negative e trovare la continuità delle prestazioni. Se si gioca come oggi, i risultati arrivano sicuramente; se giochiamo contro il Bari un po’ meno".

Pazzini, Borriello, Di Natale: dalla gara con la Sampdoria a quella prevista per stasera Madama ha trovato (e troverà) sulla propria strada tre attaccanti che avrebbero potuto far parte della rosa a disposizione del tecnico friulano. Il primo è appena approdato all’Inter ("La Juve mi voleva? Non lo so, invece so che l’Inter ha fatto i fatti, ha dimostrato di volermi a tutti i costi e davanti a richieste così devi per forza accettare"); il secondo si trasferì alla Roma alla chiusura della sessione estiva del calciomercato (forse, col senno di poi, non sarebbe stato un acquisto così inutile come si sosteneva da più parti); del terzo Del Neri disse: "Con Antonio (Di Natale, ndr) siamo in ottimi rapporti. Ha fatto la sua scelta di vita e bisogna rispettarla, mi pare che gli faccia anche onore. Non ha rifiutato la Juve, ha solo deciso di rimanere a Udine, perché lì è amato e ha messo le radici" (18 settembre 2010).

Proprio Di Natale, alla ricerca del goal numero 100 in serie A con la maglia dell’Udinese, questa sera sarà il pericolo numero uno per la difesa della Juventus. Non l’unico, però, nel contesto di una formazione che - ritrovata l’autostima e un’ottima condizione fisica - si è dimostrata capace di rialzarsi dopo un inizio campionato disastroso. Dopo i quattro ceffoni presi dalla Vecchia Signora nella gara di andata il patron Pozzo dichiarò: "La sconfitta è esclusivamente colpa dei giocatori, la squadra è stata inguardabile, i giocatori devono pensare a lavorare e reagire. Guidolin? Il tecnico ha il 110% della mia stima, lasciamo stare i discorsi sulla solidità della sua panchina".

Dopo la sconfitta patita in campionato contro la Lazio (2-3, 19 dicembre 2010), i friulani hanno accumulato tre vittorie ed un pareggio, segnando tredici reti e subendone sette (quattro, però, nella sola gara pareggiata a "San Siro" contro il Milan).
Numeri da grande squadra. Numeri da "Juventus". Quella vera. Quella che servirebbe per vincere contro la formazione allenata da Guidolin.
Quella che ci vorrebbe sempre, non soltanto stasera.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

venerdì 28 gennaio 2011

Sfida Platini-Zico. Poi spuntò Vignola...

"Arrivai alla Juve e mi trovai davanti Michel Platini. Fate un po’ voi...". Questo è stato il triste destino bianconero di Beniamino Vignola, talentuoso centrocampista acquistato nell'estate del 1983 da Madama quando ancora militava tra le fila dell'Avellino. "Temevo di marcire in panchina, ma riuscii lo stesso a graffiare. Segnai il primo gol nella finale di coppa Coppe ’84, a Basilea contro il Porto. Contribuii allo scudetto dello stesso anno e poi alla coppa Campioni ’85. Ora mi godo il ricordo di essere stato il vice-Platini e di averci più volte giocato assieme. Non è poco".
In una di queste occasioni rubò le luci della ribalta al fuoriclasse transalpino. Accadde il 21 aprile 1984, allo stadio "Comunale" di Torino. La gara metteva di fronte la Juventus del francese all'Udinese di Zico. Sfida per palati fini, uno spettacolo nello spettacolo nel contesto di un momento delicato del campionato, dato che si trattava della quartultima gara con la Vecchia Signora ormai prossima a scucire lo scudetto dalle maglie della Roma per aggiudicarsi il ventunesimo tricolore della sua storia. Con il pareggio a reti inviolate ottenuto in trasferta proprio contro i giallorossi la domenica precedente quell'incontro, la strada verso il successo finale sembrava in discesa. Ma c'era un avversario ostico da superare, visto che tra le sue file spiccavano nomi importanti: Virdis, Causio, lo stesso Zico, Mauro, Edinho, Miano (per il quale si parlava da tempo di un interessamento da parte della stessa Juventus), De Agostini... Sottovalutare una squadra come quella friulana sarebbe potuto costare caro a Madama, che si era quindi posta l'imperativo di non abbassare la guardia proprio nel momento in cui il traguardo si trovava ormai a portata di mano.

Paolo Rossi, imbeccato da Claudio Gentile al 15' minuto, portò in vantaggio i bianconeri di Torino. Fu proprio in quel momento che la rilassatezza tanto temuta alla vigilia dell’incontro finì per impadronirsi degli uomini di Trapattoni. Il gioco scivolò lentamente tra le mani dell'Udinese, che iniziò a premere la Juventus costringendola sulla difensiva: Zico salì in cattedra, Mauro gettò al vento un delizioso assist del brasiliano, Bonini respinse con una mano un cross di Virdis facendo gridare al rigore e allo scandalo il numero 10 carioca (che a fine gara dichiarò: "Ho capito che in Italia non c' è giustizia, alle piccole squadre non viene mai concesso il dovuto"). E fu così che, dopo una bellissima parata di Tacconi su colpo di testa di Gerolin, l'Udinese raccolse quanto seminato sino a quel momento quando ormai si era arrivati alla fine della prima frazione di gioco: Mauro, servito da un eccellente Causio, realizzò la rete del momentaneo pareggio; un minuto dopo Zico portò a due le reti degli ospiti con un gran tiro di destro che trafisse il portiere juventino.
All’inizio della ripresa Trapattoni decise di lasciare negli spogliatoi uno spento Boniek per sostituirlo con Vignola, e dopo sei minuti la sua scelta venne premiata dal goal del biondo centrocampista: dopo essersi inserito pericolosamente nel cuore della difesa friulana, ricevette da Tardelli un pallone che fu in grado di controllare in corsa col piede destro per poi battere l’incolpevole Brini con un forte diagonale di sinistro.
In quel preciso momento Zico capì che non avrebbe dovuto vedersela soltanto contro “le Roi” Platini, ma anche con il talento di quel ragazzo con il numero 15 sulla schiena che due domeniche prima si era già dimostrato decisivo per la Vecchia Signora realizzando (su rigore) a Firenze il goal del successo contro i padroni di casa al novantesimo minuto.
Il brasiliano diventò ancor più protagonista della partita, lanciando prima Virdis solitario verso la porta di Tacconi (fermato in fuorigioco, una segnalazione che fece infuriare i friulani) e iniziando poi un vero e proprio tiro al bersaglio contro l’estremo difensore juventino, autore di parate fondamentali per la vittoria di Madama. Che si concretizzò al 67’ di gara: Vignola (ancora lui) ricevette un pallone da Cabrini poco dopo aver oltrepassato la metà campo dell’Udinese, puntò la porta avversaria e, dopo un affondo lungo quaranta metri, trafisse Brini con un potente destro. Un tiro a fil di palo di Zico fu l’ultima occasione per gli ospiti, usciti battuti dal campo ma comunque protagonisti di una grandissima gara.

Arrivato alla Juventus con l’approvazione di Michel Platini (che ne apprezzava il talento cristallino), Beniamino Vignola quella domenica riuscì a fornire ai bianconeri l’apporto che il francese solitamente garantiva loro proprio in concomitanza con un momento di appannamento del fuoriclasse transalpino, permettendo alla Vecchia Signora di opporsi alle straordinarie giocate di Zico e di far suo lo scudetto numero ventuno.
Ad una recente intervista, oggi che si trova fuori dal mondo del calcio, gli è stato chiesto: “Se Vignola giocasse oggi, in quale ruolo lo potrebbe fare?”. La sua risposta è stata “Non saprei, le mezze ali si sono estinte. Verrei retrocesso di trenta metri, penso. Regista davanti alla difesa come Pirlo”.
Lontano dalla zona di solito occupata da Platini…

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