sabato 18 dicembre 2010

Quando dalla nebbia del Bentegodi spuntò Trezegol

Luigi Del Neri era infuriato, la sera del 19 gennaio 2003: il suo Chievo e la Juventus stavano disputando il match valido per la diciassettesima giornata di quella stagione immersi nella nebbia. Seduto sulla panchina continuava a ripetere: “Pazzesco, pazzesco”. Tanto dalle tribune dello stadio “Bentegodi” di Verona quanto dalla televisione non si vedeva praticamente nulla. A completare (e complicare) la situazione ci si misero anche i fumogeni accesi sugli spalti e lanciati a bordo campo. Nei primi 45 minuti di gioco il coro "Vergogna, vergogna" fece da colonna sonora all’incontro.
Dal grigiore generale sbucò fuori David Trezeguet: gli bastarono soltanto undici minuti per battere Lupatelli, dopo aver anticipato un gruppetto di giocatori formato da Montero, D'Anna e Moro che si erano avventati su un pallone rimasto vagante in area di rigore, a seguito di una punizione battuta da Del Piero e non trattenuta dal portiere clivense. La prodezza del francese rappresentò l'ennesima dimostrazione delle sue qualità da goleador: nel repertorio di un attaccante che "vedeva" la porta come lui, era compresa anche la capacità di segnare in situazioni di estrema difficoltà simili a quella incontrata a Verona.
Del Piero, direttamente da calcio di rigore assegnato per una trattenuta di Moro su Nedved, al 20’ portò il risultato sul 2-0 per i bianconeri.

Quando la prima frazione di gioco stava volgendo al termine, si alzò il vento che permise di spazzare via la nebbia ed i fumogeni che avevano avvolto sino ad allora lo stadio, ponendo fine a quel martirio. Nella ripresa le due squadre poterono giocare a viso scoperto: da una parte i padroni di casa, che prima di quell’incontro avevano fatto il pieno di autostima con una serie di quattro vittorie e due pareggi nelle ultime sei gare disputate; dall’altra i detentori dello scudetto, sfavoriti secondo i pareri degli esperti per il successo finale, che avrebbero lasciato il titolo di campione d’inverno al Milan del brasiliano Rivaldo, fresco campione del mondo nell’edizione disputata in Corea del Sud e in Giappone.
Marcello Lippi non si arrendeva all’ipotesi di lasciare via libera verso il tricolore ai rossoneri: “Siamo tutti vicini, la compagnia è buona. Lo svantaggio è così esiguo da essere irrilevante a questo punto della stagione. Noi ci crediamo e lotteremo gomito a gomito con le altre”. Con una geniale intuizione aveva “inventato” un nuovo ruolo per Gianluca Zambrotta: da centrocampista laterale destro a terzino sinistro. Il giocatore, dopo un primo periodo di apprendistato, rispose alla grande. Liberando, di fatto, lo spazio sulla linea mediana a Camoranesi, che quella sera andava ad aggiungersi ad un terzetto composto da Antonio Conte, Davids e Nedved.

Un altro il rigore per la Juventus, fischiato per un fallo di Lanna su Camoranesi, venne calciato da Del Piero sulla traversa. Due penalties, esattamente come era accaduto nell’incontro disputato a Verona dalle due formazioni nella stagione precedente (27 gennaio 2002). Il fantasista si rifece dopo pochi minuti, ispirando un contropiede che portò Trezeguet a fissare il risultato sul 3-0 per Madama. Del Neri si giocò tutti i cambi a sua disposizione quando ancora mancavano venti minuti alla conclusione della partita: il tempo necessario per assistere al goal di Cossato, che però si fece male e uscì dal campo, lasciando la sua squadra in dieci uomini. Per un breve lasso di tempo: Bierhoff perse le staffe, insultò l’arbitro Racalbuto e venne espulso ad un quarto d’ora dalla fine della gara.
Moro (ancora lui), l’esterno difensivo dei padroni di casa, entrò in contatto con Di Vaio (subentrato a Del Piero): rigore, il terzo della serata. Questa volta andò dal dischetto Trezeguet, che prima di calcare dovette assistere allo “sciopero” del portiere Lupatelli: applaudì l’arbitro per l’assegnazione del tiro dagli undici metri e si appoggiò al palo, lasciando – di fatto – lo specchio della porta totalmente libero al francese. A fine partita dichiarò: “Mi ero messo sul palo per un momento di relax: nel mio gesto non c' era polemica, stavo solo pensando a dove Trezeguet avrebbe potuto tirare”. Sta di fatto che i compagni e lo stesso arbitro dovettero intervenire per convincerlo a smetterla con quella sceneggiata. Che, ovviamente, non distrasse l’attaccante bianconero: goal, tripletta personale e partita chiusa sul 4-1.
Eroe della serata, Trezeguet dichiarò: “Ho un contratto che mi lega alla Juventus fino al 2005, che intendo rispettare. Non lascio la barca in questo momento, non vado da nessuna parte. I tifosi bianconeri possono stare tranquilli”. La “barca”, col senno di poi, non l’avrebbe lasciata per situazioni ancora più delicate.
La Juventus, dopo quella gara, continuò la corsa sul Milan, che raggiunse e superò, distanziandolo – a fine campionato – di ben undici punti. Per i bianconeri si trattò del ventisettesimo titolo vinto (su un totale di ventinove). Cinque giorni dopo la partita disputata allo stadio “Bentegodi”, Madama ed il suo popolo avrebbero salutato per l’ultima volta l’Avvocato Gianni Agnelli.

A Luigi Del Neri, al termine dell’incontro, chiesero un parere sulle condizioni climatiche nelle quali erano state costrette a giocare le formazioni: “Non tocca a me il compito di giudicare queste cose, c'è una persona preposta e se la partita è stata disputata vuol dire che secondo chi doveva decidere si poteva giocare. E poi non voglio trovare scuse alla nostra sconfitta”. Quella sera il tecnico si dimostrò un galantuomo.
A distanza di sette anni tornerà a Verona a braccetto di una Vecchia Signora.

Articolo pubblicato su

giovedì 16 dicembre 2010

E' finita l'Europa League dei pareggi

Ad inizio settembre, considerati i nomi delle altre avversarie del gruppo "A" di Europa League (Salisburgo e Lech Poznan), sembrava certo che Juventus e Manchester City si sarebbero agevolmente classificate nelle prime due posizioni. I ripetuti pareggi ottenuti dalla Vecchia Signora nelle cinque gare precedenti, invece, l'hanno spinta fuori da questa manifestazione, relegando la gara disputata stasera ad un qualcosa di più di una semplice amichevole. Del Neri, però, nella consueta conferenza stampa del giorno precedente questo incontro era stato chiaro: "Per me la partita con il Manchester non è inutile. Voglio vedere i giocatori della rosa che hanno giocato meno e capire se potranno tornare utili in futuro. La nostra esperienza passa anche attraverso questa sfida contro il City".

I Citizens, privi di Adebayor, Tévez e Balotelli, partono a razzo: dopo soli tre minuti di gioco Richards mette l’acceleratore e si invola sulla fascia destra del fronte offensivo inglese, porgendo un pallone invitante dentro l’area piccola bianconera (a pochi centimetri dalla linea di porta) a Jo, che non riesce a spingerlo in rete.
Gli ospiti colpiscono la difesa juventina ai fianchi, vero punto debole della formazione di Del Neri. Johnson, che nella gara disputata in Inghilterra realizzò la rete del pareggio finale, questa volta opera sul lato sinistro, dove ad attenderlo c’è il rientrante Grygera, in evidente difficoltà dopo la lunga assenza.
Trascorsi dieci minuti di gioco, una bella incursione di Del Piero conclusa con un tiro deviato in calcio d’angolo spezza il predominio iniziale degli uomini di Roberto Mancini, che per poco non trovano il goal grazie ad un'involontaria deviazione di Sissoko nella porta difesa da Manninger.
Un altro fendente del capitano bianconero scagliato dal lato sinistro del fronte offensivo bianconero si perde non lontano dalla traversa. E’ il preludio ad una fase di stanca della partita: dopo un botta e risposta tra le due squadre, cala improvvisamente l’intensità del match.
E mentre arriva la notizia del vantaggio dei polacchi del Lech Poznan a Salisburgo (rete di Stilic), da un contropiede dei padroni di casa nasce la prima rete della Juventus: Del Piero, giunto in area di rigore, controlla il pallone, mette a sedere Richards con una serie di finte e smista a centro area, dove sbuca Giannetti, che con un perfetto movimento da goleador, anticipa l’avversario diretto e realizza il goal dell’1-0.
Nella ripresa inizia nuovamente forte il City: Jo si rende pericoloso di testa, mentre Johnson evita un intervento di Legrottaglie dentro l’area di rigore per tirare a colpo sicuro, ma viene fermato dal disperato tentativo di recupero di Grygera. Cresce a vista d’occhio Traoré, così tanto da indurre Del Neri ad avanzarlo sulla linea mediana del campo in concomitanza con la sostituzione di Krasic con Camilleri. Il serbo, ai margini della gara sino a quel momento, esce dopo aver concluso una bella azione di Felipe Melo con un gran tiro deviato in angolo da Given. Grygera si posiziona sulla sinistra, lasciando la fascia precedentemente occupata al giovane neoentrato.
Del Piero (prima su punizione e poi con un gran tiro di sinistro) e Sissoko (con un colpo di testa su calcio d’angolo) impensieriscono gli inglesi, mentre gli ospiti protestano per un fallo di mano di Chiellini in area di rigore bianconera. Finisce la partita di Traoré (crampi), sostituito da Niccolò Boniperti, nipote del grande Giampiero. Pochi minuti dopo Jo (sempre lui), lasciato colpevolmente solo nel bel mezzo dell’area di rigore juventina, trafigge Manninger e fissa il risultato sull’1-1 conclusivo. Buchel, già presente nella gara interna contro il Salisburgo, entra in campo nei minuti finali al posto di Giannetti, l’ultimo goleador della Juventus nelle competizioni europee allo stadio “Olimpico” di Torino.

Manchester City e Lech Poznan concludono il gruppo “A” con undici punti; i bianconeri di Del Neri si fermano a sei, tanti quanti sono i pareggi accumulati nelle gare disputate sino ad oggi. Lo stesso tecnico di Aquileia aveva dichiarato: “Non snobbiamo questa sfida anche se la Juventus deve dare molta più importanza al Chievo in campionato”.
Così sarà, anche perché da adesso in poi la Vecchia Signora giocherà tutte le restanti gare della stagione dentro i confini del nostro paese. Dove, oltre alla serie A, c’è una coppa Italia da conquistare.
Sarebbe la decima.

Articolo pubblicato su

mercoledì 15 dicembre 2010

Alessio e Riccardo... Non vi dimenticheremo mai...

Ogni anno ripropongo questo video. Ogni anno, alla fine, scende una lacrima.

martedì 14 dicembre 2010

Krasic e Ibra, Del Neri e Allegri...

Lo scorso 30 ottobre, al termine della partita Milan-Juventus, Silvio Berlusconi chiese a Massimiliano Allegri di pettinarsi "prima di andare a fare le interviste": se la sconfitta con i bianconeri gli era andata di traverso, vedere il tecnico "disordinato" davanti alle telecamere mentre rispondeva alle domande dei cronisti era un vero e proprio colpo allo stomaco. Non andava bene, così come non riusciva ad accettare l’idea che la sua società potesse essere la prima in Italia ad aver comprato Ibrahimovic e a non riuscire - poi - a vincere lo scudetto. Avanti di quel passo e l’incubo si sarebbe sicuramente materializzato.

Alleggerito dalla troppa fantasia e successivamente riempito dalla forza fisica e dall’atleticità di più mediani, il Milan ha trovato - con il trascorrere del tempo - la sua quadratura sul campo. L’uomo in più di quella squadra, ovviamente, è Zlatan Ibrahimovic: quando non segna, realizza assist decisivi. In un modo o nell’altro, nei momenti importanti il suo nome figura sempre. Senza dimenticare l’apporto alla causa rossonera dei vari Pirlo, Nesta, Thiago Silva, Robinho, Boateng e via dicendo, il peso specifico dello svedese nelle gare disputate dal Diavolo si vede. E si "sente". Il merito di Allegri è stato quello di avergli costruito una squadra su misura, che lo mette in condizione di sfruttare il suo immenso talento. Durerà il Milan su questi ritmi sino a fine stagione? Riuscirà a vincere in scioltezza anche quando la Champions League entrerà nella fase ad eliminazione diretta e toglierà ancora più energie di quanto non abbia fatto sino ad adesso? Si vedrà.

La prima partita di questo campionato Ibrahimovic la guardò serenamente seduto in tribuna a "San Siro" in compagnia del procuratore Raiola, di Galliani, Braida e Berlusconi. I rossoneri vinsero 4-0 contro il Lecce. Segnarono Thiago Silva, Inzaghi e Pato (doppietta). Allegri schierò la sua formazione con il 4-3-3: nell’undici iniziale figurarono contemporaneamente Pirlo, Seedorf, Pato, Borriello e Ronaldinho. Dalla seconda giornata in poi, lo svedese è sempre stato presente. Al netto di infortuni e cessioni, con il trascorrere del tempo il tecnico ha corretto nel migliore dei modi la disposizione in campo dei suoi uomini, compiendo scelte importanti e affidandosi completamente alle giocate dell’attaccante, da allora sempre presente: quindici volte su quindici partite.

In un campionato che cerca disperatamente una squadra che possa recitare il ruolo di "anti-Milan" per evitare che la fuga dei rossoneri diventi una passeggiata, ecco che dal fine settimana calcistico appena concluso Napoli e Juventus affiancano la Lazio al secondo posto in classifica. Prima dell’incontro di domenica sera tra bianconeri e biancocelesti Del Neri aveva dichiarato: "Sarà una sfida tra due ottime formazioni, allenate da due amici che, sul campo, si contenderanno tutto, fino alla fine".
Così come poi, effettivamente, è stato.

In una gara preceduta dai fiori depositati da Chiellini e dai suoi compagni di squadra sotto la gigantografia di Alessio Ferramosca e Riccardo Neri, posizionata ai piedi della curva Sud, la fine migliore non poteva che essere il goal segnato da Krasic negli ultimi secondi di gioco, quando ormai sembrava certo l’arrivo di un altro pareggio. Dietro l’ultimo scatto furioso del serbo c’è tutta la voglia di non mollare mai di questa Juventus, di non porsi limiti, se non quello di migliorarsi partita dopo partita.

Ridurre il merito della rete decisiva ad un errore di Muslera o ad un colpo di fortuna bianconero dell’ultimo istante, vuol dire andare dietro chi teme una squadra che ad inizio campionato faceva tenerezza e sembrava talmente debole da essere considerata la sorella gemella di quella che l’anno scorso aveva collezionato record negativi come poche altre volte nella propria storia. La Juventus è arrivata sino a questo punto con umiltà, sbagliando, risollevandosi, cadendo di nuovo, con qualche vittoria emozionante, altrettante delusioni da "pareggite", un’eliminazione dall’Europa League e trovando nelle ultime due gare (la trasferta a Catania e la sfida appena vinta contro la Lazio) quel cinismo indispensabile per dare una svolta positiva alla sua stagione.

Se l’ambiente bianconero pensasse ora di essere arrivato a destinazione, di aver chiuso completamente il "cantiere" dentro il quale Del Neri sta lavorando dallo scorso luglio e di sentirsi pronto a lottare per lo scudetto dopo aver terminato il suo periodo di apprendistato, con ogni probabilità correrebbe il rischio di rimanere vittima nuovamente di quegli "alti" e "bassi" mostrati ad inizio anno.

Continui a volare "basso", a cercare i goals sino all’ultimo secondo di ogni gara con la stessa fame di vittorie mostrata in queste ultime partite di campionato. Poi, quando sarà il momento, potrà contare i punti accumulati in classifica e vedere quanti ne mancano per raggiungere l’obiettivo più vicino. Ora sotto con il Chievo, con ancora la gioia nel cuore per il successo di domenica e con la speranza di vedere un’altra corsa solitaria verso la porta difesa da Sorrentino di Krasic, il gioiello serbo che la Juventus mostra fiera al Milan di Ibrahimovic.
Un’ultima considerazione: il centrocampista bianconero è stato assente in quattro partite di campionato, nelle quali Madama ha totalizzato due pareggi e altrettanti vittorie. Una di queste è proprio quella ottenuta a "San Siro" lo scorso 30 ottobre, quando Berlusconi chiese ad Allegri di pettinarsi "prima di andare a fare le interviste". Non solo i rossoneri avevano perso con Ibrahimovic in campo, ma dall’altra parte mancava Krasic, "l’uomo in più" della Juventus. Chi inizia a temere la Vecchia Signora non deve averlo dimenticato…

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

domenica 12 dicembre 2010

Crazy for Krasic

Juve-Lazio dall'Olimpico al nuovo stadio

Revocato lo sciopero dei calciatori, sgomberata la mente e preservati i muscoli dagli impegni europei (la gara contro il Manchester City di giovedì prossimo è diventata qualcosa di più di una semplice amichevole), domenica sera si potrà finalmente vedere di che pasta è fatta questa Juventus: contro la Lazio non potrà nascondersi, ci sarà da giocarsi il (momentaneo) secondo posto alle spalle del Milan capolista, conoscendo il risultato della partita che i rossoneri disputeranno all’ora di pranzo dello stesso giorno a Bologna. Il Napoli, attualmente in terza posizione in compagnia dei bianconeri, è a sua volta ospite del Genoa di Ballardini al "Luigi Ferraris".

Adesso Del Neri si trova nella situazione di non dover più cercare giocatori abili e arruolabili pescando dalla formazione Primavera: i primi infortunati stanno tornando a disposizione, ora può anche permettersi di avere qualche piccolo dubbio in difesa e a centrocampo.

Dal momento del ritorno allo stadio "Olimpico", in attesa della costruzione della sua nuova casa, la Juventus ha affrontato la Lazio a Torino quattro volte: tre in campionato ed una in Coppa Italia.
Nella prima di queste, il 27 aprile 2008, in occasione della quart’ultima giornata della serie A, i bianconeri vinsero con il risultato di 5-2 (doppietta di Chiellini e reti di Del Piero, Camoranesi e Trezeguet). Fu una partita dal sapore particolare, dato che sancì il ritorno in Europa della Vecchia Signora: con i tre punti conquistati in quella domenica si guadagnò la possibilità di disputare i preliminari della Champions League l’anno successivo (il sorteggio le riservò, come avversaria, l’Artmedia Bratislava), dato che la Roma provò sino all’ultimo a contendere lo scudetto all’Inter e non mollò - di conseguenza - la seconda posizione in classifica.

Nella stagione 2008-09, invece, bianconeri e biancocelesti si incontrarono a Torino per ben due volte a distanza di poco più di un mese l'una dall’altra.
La prima capitò in occasione del ritorno delle semifinali di Coppa Italia, dopo che la Juventus venne sconfitta per 2-1 nell’incontro di andata a Roma. Il risultato della gara di ritorno, disputata il 22 aprile 2009, fu identico al precedente: con le reti di Zarate e Kolarov la Lazio chiuse in poco più di 50 minuti la pratica della qualificazione alla finale. L’unico goal dei padroni di casa venne realizzato da Del Piero.

Il 31 maggio, con Ciro Ferrara sulla panchina della Juventus al posto dell’esonerato Claudio Ranieri, Pavel Nedved disputò la sua ultima partita in maglia bianconera proprio contro la Lazio. Il caso volle che l'addio al calcio giocato del ceco dovesse coincidere con una gara dove Madama avrebbe dovuto affrontare l’altra squadra italiana con la quale il calciatore ha condiviso gli anni della sua esperienza professionistica nel nostro paese. Vinse la Vecchia Signora con una doppietta di Iaquinta, ma di quella partita si ricorderà sempre e solo l’enorme commozione dei sostenitori bianconeri nel salutare un campione che per loro ha rappresentato un qualcosa di più di un semplice calciatore. Adesso che è diventato membro del CDA della nuova Juventus targata Andrea Agnelli, assisterà all’incontro direttamente dalla tribuna dello stadio "Olimpico".

Nella scorsa stagione, il 31 gennaio 2010, il match con la Lazio segnò l’esordio di Alberto Zaccheroni sulla panchina bianconera, "traghettatore" sino a fine anno in attesa dell’arrivo di Luigi Del Neri. La gara terminò col risultato di 1-1: al vantaggio iniziale di Del Piero (su rigore) replicò il laziale Mauri.

Quattro gare, ognuna di loro con una propria storia, totalmente diverse le une dalle altre.
Per quanto riguarda l’incontro di domenica sera, la speranza è quella di poterlo inserire nell’album dei ricordi come la volta in cui la Vecchia Signora vinse "una partita... da vincere. A tutti i costi". In quello che una volta si chiamava stadio "Comunale", laddove la Juventus costruiva gli scudetti per poi andarli a difendere in giro per l’Italia, la formazione di Del Neri dovrà dimostrarsi in grado di compiere quel salto di qualità che le consentirebbe di rimanere attaccata sino a fine stagione al treno delle primissime posizioni. Per poter guardare la classifica il prossimo mese di marzo e pensare che il secondo posto, a quel punto, possa anche andarle stretto.
Per ora quello è l’obiettivo. Tornando indietro con la memoria e ripensando a quanto si diceva in estate di questa squadra, sarebbe già un ottimo risultato.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

sabato 11 dicembre 2010

Juventus-Lazio e quella dichiarazione di Zeman...

Per me la Juve di quest'anno vince meno, ma gioca meglio". Così Zdenek Zeman si espresse sui bianconeri prima di affrontarli a Torino il 10 marzo 1996, nella venticinquesima giornata di un campionato dove la squadra di Marcello Lippi, detentrice del tricolore, non riusciva ad esprimersi sugli stessi livelli di eccellenza messi in mostra l'anno precedente. Soltanto quattro giorni prima era stata sconfitta in Spagna nella gara di andata dei quarti di finale della Champions League contro il Real Madrid, con il risultato di 1-0 (il goal fu realizzato da Raul). La testa della Vecchia Signora era rivolta alla partita di ritorno di quella manifestazione.
Tra un incontro e l'altro, però, c'era di mezzo la Lazio allora allenata dal boemo, che l'anno precedente era uscita incredibilmente vittoriosa per 3-0 dal "Delle Alpi" dopo aver subito un vero e proprio tiro al bersaglio da parte dei bianconeri padroni di casa (7 maggio 1995).
Le premesse perché anche quella gara si trasformasse in una disfatta per la Juventus ci furono tutte: dopo solo diciotto minuti di gioco Favalli e Casiraghi avevano portato i biancocelesti in vantaggio per 2-0. Un palo colpito da Antonio Conte fu l'unico sussulto di una Vecchia Signora apparsa stanca, frastornata e poco concentrata dopo le recenti fatiche europee. Per scuoterla Lippi decise di togliere dal campo un Torricelli apparso irriconoscibile (al 24') sostituendolo con Porrini, il quale andò a dare man forte ad un reparto arretrato che - fatta eccezione per il solo Pessotto - mostrava evidenti lacune a causa delle deludenti prestazioni offerte sino a quel momento sia da Ferrara che da Vierchowod. E se la Juventus non riusciva a scrollarsi di dosso quell'apatia che accompagnava tutte le prime frazioni di gioco delle gare disputate in quel periodo, a venirle in aiuto ci pensarono gli stessi avversari: una clamorosa papera di Marchegiani durante un rinvio con i piedi permise a Deschamps di segnare indisturbato la rete dell'1-2, risultato con cui le squadre andarono al riposo.

Nella ripresa il ritrovato orgoglio dei bianconeri trovò terreno fertile grazie ad un vero e proprio suicidio sportivo dei laziali: Casiraghi si fece espellere in maniera ingenua al 17' (Giuseppe Signori a fine incontro confessò: "L’arbitro ha detto che l'ha insultato"), mentre Chamot provocò l'autogoal del momentaneo pareggio della Juventus deviando in rete un cross di Del Piero. In superiorità numerica Lippi decise di inserire Lombardo al posto di Vierchowod, arretrando Deschamps sulla linea dei difensori.
"Oggi mi sono ricordato di Juve-Fiorentina dell' anno scorso, da 0-2 a 3-2", disse l'allenatore bianconero a fine gara. La sua squadra, in questa occasione, seppe fare ancora meglio: Antonio Conte e Padovano (subentrato a Di Livio all'inizio della seconda frazione di gioco) ribaltarono le sorti dell'incontro, fissando il risultato finale sul 4-2 per Madama.
Ancora Lippi: "Eravamo sicuri di farcela, nello spogliatoio a metà partita lo pensavamo tutti. Può essere il giorno della fiducia: chissà che la rimonta al Real Madrid non cominci qui". Lo scudetto stava lentamente scivolando via dalle mani della Vecchia Signora per andare verso il Diavolo rossonero guidato da Fabio Capello, mentre cresceva l'attesa per il ritorno dei quarti di finale della coppa dalle grandi orecchie. Antonio Conte, il migliore in campo per i suoi in quella domenica, dichiarò: "Contro gli spagnoli si dovrà giocare una gara tipo questa. In fondo, loro stanno già vincendo 1-0. Ma noi sappiamo come si rimonta alla grande. Questione d'orgoglio, d'abitudine. La vittoria di oggi ci insegni a non mollare, a non perdere la fiducia".

E mentre Umberto Agnelli manifestava tutto il suo disappunto per una Juventus bella a metà, allenatore e squadra ringraziarono i sostenitori bianconeri presenti allo stadio per la pazienza e la comprensione dimostrata in quella domenica. C'era un ostacolo importante da superare da lì a pochi giorni, tutti insieme, per poter arrivare alla finalissima di Roma prevista per il 22 maggio.
Dove la Vecchia Signora sarebbe riuscita a sedersi sul trono d'Europa, sconfiggendo i campioni uscenti dell’Ajax.
Zeman lo aveva detto: "Per me la Juve di quest'anno vince meno, ma gioca meglio".
Così bene da conquistare la Champions League.
Avrà sicuramente esultato anche lui...

Articolo pubblicato su