domenica 29 maggio 2011

venerdì 27 maggio 2011

I nuovi arrivi e il fascino della Vecchia Signora


La scorsa estate il primo acquisto della Juventus nuovamente targata Agnelli fu quello di Simone Pepe; a distanza di poco meno di un anno (e dopo una stagione disastrosa alle spalle), Madama è ripartita annunciando di aver trovato l’accordo con Andrea Pirlo. "Quantità" da una parte, "qualità" dall’altra.

L’approdo a Torino di Pepe gettò nello sconforto quei tifosi bianconeri che speravano nell’imminente arrivo di (almeno) un campione in grado di farli sognare ad occhi aperti: c’era ancora tutta una sessione di calciomercato estivo da affrontare, ma erano talmente alte le aspettative riposte nel nuovo corso juventino che la delusione finì col prendere il sopravvento sulla pazienza.

Il Dottor Umberto Agnelli, padre del giovane Andrea, nei suoi anni di presidenza al timone della Vecchia Signora decise di portare sotto la Mole due fuoriclasse del calibro di Omar Sivori e John Charles per invertire una rotta che vedeva Madama incapace di raggiungere lo scudetto da cinque campionati consecutivi.

Tramandata geneticamente la passione per la Juventus al figlio, era opinione di molti che una storia simile potesse venire riscritta usando la stessa traccia, anche a distanza di più di cinquant’anni. Per una Vecchia Signora debole tanto dentro quanto fuori dal campo, invece, il nuovo Presidente bianconero ha deciso di puntare per l’immediato su una trama diversa, anticipata ai sostenitori nell’ormai famosa lettera scritta loro il 18 giugno 2010 e pubblicata sul sito internet del club.

In quelle poche righe definì Giuseppe Marotta "l’acquisto più importante" di Madama, chiese a Del Neri l’arduo "compito di riportare cultura e disciplina sportiva nello spogliatoio" per poi ammettere che "la distanza dai rivali, che si è creata in questi anni, richiede un percorso complesso".

Si iniziò così a parlare di un "cantiere Juve", proprio quando dalle ceneri del vecchio "Delle Alpi" ne era già stato aperto uno per la costruzione della nuova casa bianconera. Senza dimenticare come i disastri compiuti da Jean Claude Blanc (in entrambi i settori, a quanto pare) lasciarono alla nuova gestione una pesante eredità, venne poi scelta la strada dell’evoluzione del parco giocatori (in pratica una "rivoluzione mascherata"), da guardare crescere pazientemente nel tempo sorseggiando ogni tanto un bicchiere "mezzo pieno".

Alla conclusione di un campionato che ha portato la Juventus a stabilizzarsi nuovamente al settimo posto, Simone Pepe è rimasto uno dei pochi a salvarsi dal grigiore generale. Attorno a lui e a qualche altro compagno verrà costruita ora una rosa di ventiquattro calciatori pronta per affrontare gli avversari nella prossima stagione, infortuni compresi.

Il tono delle dichiarazioni che stanno accompagnando le presentazioni dei nuovi arrivi (oltre a Pirlo c’è stata pure quella dello svizzero Ziegler) è diverso da quello ascoltato nel recente passato: adesso trapela una maggiore sicurezza nelle potenzialità in sede di mercato del club. Per verificarne la differenza basta fare un salto indietro nel tempo e fermarsi al 28 agosto 2010, quando Del Neri - nel vedere Quagliarella mostrare contento la sua nuova maglia bianconera numero diciotto accanto a Marotta e davanti ai giornalisti - ammise: "Non si poteva fare più in fretta: il mercato ha i suoi tempi e dirigenti sono stati bravissimi".

Proprio in quei giorni Giampiero Boniperti rilasciò un’intervista a Enrica Speroni, inviata della "Gazzetta dello Sport". Non volle esprimere giudizi sulla nuova Juventus per non interferire con chi stava cercando di ricostruirla, lasciandosi scappare soltanto qualche piccola confessione: "La Juve bisogna vederla in campo, ne parliamo tra sei mesi. Perché l’importante non è solo comprare, ma gestire".
Alla luce dell’andamento negativo dell’ultima stagione, adesso si può affermare come le radici del fallimento bianconero si sono possano trovare in entrambi gli aspetti sopraccitati.

Pirlo, Ziegler, ma non solo: i nomi accostati alla Juventus tornano ad essere quelli di giocatori importanti, attenti al richiamo di Madama e consoni alle ambizioni di un club che deve riprendere a vincere non soltanto con le parole. A quelle si è aggrappato nella giornata di ieri Aurelio De Laurentiis, patron del Napoli, infastidito dall’inserimento del club torinese nella trattativa (aperta da mesi) con l’Udinese per il passaggio di Inler dai friulani ai partenopei: "La Juve? Ne ha bisogno. Con l’arrivo del nuovo allenatore dovrà cambiare 25 giocatori". Quando si dice il fascino di una Vecchia Signora: pensare che Mazzarri avrebbe fatto carte false pur di scegliersi quei venticinque elementi…

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com


lunedì 23 maggio 2011

Chiuso un capitolo, ora se ne apre un altro


Andrea Pirlo saluta il Milan con le lacrime agli occhi, e va ad abbracciare una Vecchia Signora che negli ultimi tempi ha fatto soltanto piangere i suoi tifosi.
Nella serata che avrebbe dovuto sancire il passaggio di consegne tra Del Neri e Mazzarri, in curva Scirea campeggiava lo striscione profetico "Antonio Conte il nostro allenatore".

Per il resto, Juventus - Napoli ha riproposto scenari visti più volte quest’anno: Del Piero che predica nel deserto, una marcatura ad opera di Matri, una squadra nuovamente incapace di non subire goals (soprattutto in casa: con trentuno reti al passivo è stata la peggior difesa del campionato tra le mura amiche), Chiellini che dimostra maggiore incisività in attacco rispetto ad alcune insicurezze in fase difensiva.

Va da sé che Buffon è riuscito a limitare i danni e che il Palermo, perdendo in casa contro il Chievo, non ha sfruttato l’occasione per superare i bianconeri in classifica: da settimi, così come si erano piazzati anche lo scorso anno, sarebbero scivolati in ottava posizione. Come dire: di male in peggio, senza che comunque ne potesse venire stravolto il senso della stagione.

E’ stata la settimana delle sfuriate dirigenziali in casa juventina, preannunciate domenica scorsa dopo la sconfitta di Parma, laddove Madama ha buttato al vento l’occasione di giocarsi (concretamente) sino all’ultima giornata la qualificazione alla prossima Europa League. Del Neri aveva già le valigie in mano prima ancora che l’arbitro fischiasse l’inizio di quella gara; alla sua conclusione, il bersaglio delle loro critiche si è poi spostato sui giocatori, così come era già accaduto in passato.

Dopo la disfatta di Lecce (20 febbraio), infatti, Andrea Agnelli aveva tuonato una prima volta contro i calciatori ("Dopo la gara non si sono nemmeno dovuti fare la doccia"); lunedì scorso ha quindi completato l’opera: "C’è tanta delusione perché alla fine di questo campionato è emerso che una serie di giocatori arrivati non hanno capito cos’è la Juventus e i giocatori che avevamo lo hanno dimenticato". Si tratta dello stesso concetto espresso poche ore prima (al "Salone Internazionale del Libro" di Torino) da Pavel Nedved, che nel frattempo promuoveva a pieni voti Antonio Conte nella sua nuova versione da allenatore.

E così, mentre ieri mattina lo stesso presidente bianconero puntava il mirino verso la Figc per la lentezza mostrata in merito all’esposto presentato più di un anno fa (10 maggio 2010) con la richiesta di revoca dello scudetto assegnato all’Inter nel 2006, in tarda serata Del Piero sintetizzava con poche parole, chiare, il perché di un’annata disastrosa: "Le difficoltà sono state superiori alle nostre capacità in campo".

La stagione è finita male, proprio così come era iniziata. La sconfitta patita a Bari portava con sé un presagio per nulla piacevole: soltanto nel lontano 1982 Madama aveva perso alla gara d’esordio in serie A. A partire dall'inizio del 2011 è riuscita ad abbattere i principali record negativi che le erano sfuggiti lo scorso campionato.

In quella Juventus di ventinove anni fa giocavano sei calciatori italiani che si erano appena laureati campioni del mondo in Spagna, oltre ai fuoriclasse Platini e Boniek. Quando si parla di "made in Italy" bisogna considerare anche la qualità, oltre alla carta d’identità. E gli stranieri, quando vengono chiamati ad integrare una rosa di giocatori nostrani, devono possedere quel qualcosa in più che giustifichi il loro arrivo sotto la Mole.

Allontanati Camoranesi, Diego, Giovinco e Trezeguet, è venuta poi a mancare quella tecnica all’interno della rosa a disposizione di Del Neri andata perduta con le loro partenze.
"I grandi giocatori vengono sostituiti con grandi giocatori, al Milan è sempre così", diceva sabato scorso Allegri, rispondendo ai dubbi dei tifosi milanisti sulla prossima campagna acquisti della società rossonera.
Accadeva anche alla Juventus una cosa simile, sino al 2006.

La Vecchia Signora è rimasta nuovamente fuori dai margini del calcio che conta e adesso, dopo l’ennesimo fallimento, vede aumentare il gap che la distanzia dagli altri club italiani.
Poco importa il margine da recuperare verso quelli europei, dato che il prossimo anno potrà misurarsi con quelle realtà soltanto attraverso la disputa di qualche amichevole.

Svuotato il sacco delle cose negative, adesso è arrivato il momento di riprovare a "costruire". Andrea Pirlo sarà il primo mattone della nuova casa bianconera: sul talento non si discute, così come sulla personalità.
Il campo dirà se l’opportunità di prenderlo a costo zero e puntare (anche) su di lui per il nuovo centrocampo juventino si sarà rivelato un affare.
Dato il benvenuto all’ex rossonero, si attende ora l’arrivo dei fuoriclasse promessi dal club ai suoi sostenitori. Di Pazienza, ora, è rimasto solo il nome dell’altro (probabile) nuovo acquisto juventino.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com


Ecco le parole di Andrea Agnelli, intervenuto al convegno "la Juventus ieri, oggi e domani" (Torino, 22 maggio 2011). Il video è stato realizzato dagli amici del sito "www.ju29ro.com".

venerdì 20 maggio 2011

José Altafini "core 'ngrato" e la vittoria scudetto sul Napoli



Quando sono entrato in campo, mi hanno fischiato. Li ho puniti”. Era il 6 aprile 1975 quando José Altafini, attaccante della Juventus di origini brasiliane poi naturalizzato italiano, realizzò il goal decisivo a pochi minuti dalla conclusione della partita tra la Vecchia Signora e il Napoli, sua ex squadra di appartenenza, incontro valevole per la decima giornata del girone di ritorno del campionato di serie A. Intervistato alla fine della gara, così rispose davanti ai taccuini dei giornalisti presenti allo stadio “Comunale” di Torino in merito alla contestazione subita dai numerosi sostenitori partenopei accorsi in massa nel capoluogo piemontese per assistere all'evento.

Il Napoli di Luis Vinicio, che aveva perso il precedente incontro disputato con i bianconeri al “San Paolo” il 15 dicembre 1974 per 6-2, arrivò sotto la Mole con la speranza di prendersi una rivincita proprio nel momento decisivo della stagione. Il clima dei giorni precedenti la sfida era stato carico di tensioni e di aspettative, come si poteva facilmente intuire da quanto affermato in quegli istanti da Carlo Parola, il tecnico di Madama: “La Juventus è abituata a giocare per vincere. Ogni domenica scende in campo con questo obiettivo. Da sei mesi è in testa alla classifica, è la squadra guida. Non dimentichiamo che i due punti di vantaggio li abbiamo noi sul Napoli”.

L’allenatore dei padroni di casa decise di tenere fuori dall’undici titolare Spinosi per inserire Cuccureddu, proponendo in questo modo una formazione con due laterali difensivi (lo stesso terzino e Gentile) abili all’occorrenza a proporsi in efficaci sortite offensive, fermo restando il loro compito di sorvegliare Braglia e Massa. A Francesco Morini venne affidato l’onere di seguire Clerici, la punta degli ospiti che aveva realizzato le loro uniche due reti nella gara disputata a Napoli. Gaetano Scirea era l’ultimo baluardo bianconero di fronte a Dino Zoff.

L’avvio della Juventus fu spumeggiante: Furino, nonostante dovesse tallonare Juliano nella zona nevralgica del campo, riuscì a non far mancare il suo solito apporto di corsa e sostanza ai compagni di reparto, mentre la lucida regia di Capello guidava le azioni dei bianconeri. Al 19’ arrivò, come naturale conseguenza di quanto stava accadendo in quei primi minuti sul rettangolo di gioco, la rete del vantaggio per i padroni di casa: Damiani rubò a Pogliana un pallone sulla fascia per poi consegnarlo a Causio, il quale entrò nell’area di rigore avversaria e fece partire un tiro violentissimo che si insaccò all’incrocio dei pali alla sinistra di Carmignani.

Per tutto l’arco del primo tempo Zoff rimase inoperoso, mentre sul versante juventino Bettega (che ancora risentiva dei postumi di uno scontro subito in una recente gara della nazionale azzurra) e Anastasi non stavano vivendo una delle loro migliori giornate. Alla ripresa delle ostilità, invece, il portiere bianconero venne chiamato a fare gli straordinari, dato che il Napoli rientrò dagli spogliatoi trasformato, tanto da imporre alla Juventus un ritmo di gioco così elevato da costringerla ad assumere un atteggiamento difensivo.

Mentre la linea mediana bianconera iniziava a mostrare chiari segnali di sofferenza, salirono sugli scudi i dirimpettai napoletani, guidati da uno straordinario Juliano. Trascorsi due minuti lo stesso centrocampista lanciò sul lato sinistro Massa, che si incuneò nella difesa juventina scavalcando con un pallonetto Zoff in uscita, con la sfera che terminò sul fondo, non lontano dalla porta rimasta sguarnita. Nell'azione immediatamente successiva, a seguito di un’iniziativa nata da una combinazione tra Clerici e Braglia i due si trovarono nuovamente uno di fronte all’altro, con l’ala destra che si vide ribattere la sua conclusione dal numero uno bianconero. Un timido tentativo di Anastasi precedette una bellissima punizione calciata da Capello (per un fallo subito da Bettega): il pallone colpì la traversa, per poi venire allontanato definitivamente fuori area da Burgnich.

Da un goal mancato ad uno subito: al 14’ Massa tagliò in due la difesa bianconera evitando un nugolo di avversari e servì al centro Clerici che – allargando le gambe – fece arrivare l’assist a Juliano, il quale di esterno destro trafisse Zoff. Una Juventus stanca per una stagione tirata tanto in campo nazionale quanto in quello internazionale (tre giorni dopo avrebbe dovuto disputare l’andata delle semifinali della coppa UEFA contro gli olandesi del Twente) provò a reagire con rabbia alla rete realizzata dagli ospiti, senza però risultare incisiva.
Trascorsi pochi minuti gli uomini di Vinicio ripresero infatti il controllo del gioco.

Giampiero Boniperti, il presidente bianconero famoso (anche) per avere l'abitudine di abbandonare la tribuna in larghissimo anticipo rispetto alla conclusione degli incontri, decise di rimanere seduto nella sua postazione sino al termine dei novanta minuti di gioco. Era già accaduto una volta, il 20 maggio 1973, allo stadio “Olimpico” di Roma, quando una rete realizzata da Cuccureddu contro i giallorossi a soli tre minuti dal fischio finale dell’arbitro aveva consegnato il quindicesimo scudetto alla Vecchia Signora. A distanza di due anni, a Torino, si ripetè un episodio simile. Giunti al 30’ della ripresa Parola decise di far entrare in campo Altafini al posto di Damiani, irrobustendo così il reparto offensivo di Madama. Al 43’ un calcio d’angolo battuto da Causio portò il pallone sui piedi di Cuccureddu, dopo un’uscita a vuoto di Carmignani e l’allontanamento della sfera da parte di alcuni compagni appostati a protezione della porta: il tiro del difensore sardo terminò prima sul palo, per poi dirigersi verso lo stesso Altafini, abile a deviarlo in rete.

Grazie a quel goal la Juventus vinse l’incontro e si portò a quattro punti di vantaggio in classifica sul Napoli, un margine che sarebbe riuscita a gestire sino alla conclusione del torneo e che le avrebbe consentito di aggiudicarsi il sedicesimo tricolore della sua storia.
Una curiosità: la settimana precedente quella partita Madama aveva perso il derby contro il Torino a due minuti dalla fine (30 marzo 1975, 2-3) per colpa di una rete segnata da Zaccarelli dopo una ribattuta del palo su tiro scagliato da Graziani. Una sconfitta subita a causa di una marcatura simile a quella messa a segno da Altafini contro il Napoli.
Nei giorni immediatamente successivi alla partita vinta dai bianconeri comparve su un cancello di accesso del “San Paolo” la scritta “José core ‘ngrato”.
In una delle numerose interviste rilasciate nei momenti successivi alla sfida, l'attaccante dichiarò: "Con II Napoli non ho avuto nemmeno il tempo di scaldarmi, ma non era un problema grazie al clima primaverile. In tutto ho toccato cinque palloni: due li ho persi, due li ho passati e uno l'ho depositato in rete".
L'ultimo era stato sicuramente il più importante di tutti.


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giovedì 19 maggio 2011

Con te?



…l’unico acquisto che pretendo per questa squadra.
Non sarebbe un nuovo acquisto ma solo un gradito, graditissimo, ritorno.
Sto parlando della grinta.
E per far capire ai nuovi (e pure ai vecchi) giocatori di cosa sto parlando, non vado neppure tanto in là con gli anni e faccio solo un esempio : 2 settembre 2007, Cagliari-Juventus: 2-3.
Non mi importa che il risultato ci premi ogni volta, ma io pretendo dalla squadra quella voglia di giocarsela sempre, fino all’ultimo minuto. E anche oltre.

Questo è quello che scrivevo il 7 giugno 2010.
E potrei anche non aggiungere altro.

Ed invece, qualche parola vorrei spenderla.
Esattamente come lo scorso anno siamo qui a ricominciare tutto da capo, nuovo allenatore, nuovi giocatori, e speriamo anche nuova (anzi vecchissima) mentalità.
Nel momento in cui scrivo non è stato ufficializzato ancora il nome del nuovo allenatore, anche se quello di Antonio Conte sembra quello più probabile.
Solo pochi giorni fa dicevo che non avevo un “favorito” per la panchina della Juve. E, quindi, non sto facendo il tifo né per Conte né per Mazzari o Benitez o Villas Boas. Il mio allenatore sarà quello che la società sceglierà e lo appoggerò per tutta la stagione.
E chiunque egli sia, spero soprattutto che quest’anno possa lavorare con giocatori, sia tecnicamente che mentalmente (vedi la mia richiesta dello scorso anno), all’altezza della maglia della Juventus.
Visto che però Conte è gettonatissimo voglio parlare di lui. E vorrei guardare alla sua scelta da due diverse prospettive, quella della Società e quella di tifosi&stampa.

Partiamo dalla Società. La panchina di Gigi Delneri, si sa, traballa ormai da parecchio tempo, ed i dirigenti hanno iniziato a pensare ad un sostituto già da mesi. Si sono fatti molti nomi: Spalletti, Mancini, Van Gaal, anche Lippi e Capello e poi, con la consapevolezza di non poterli raggiungere, il cerchio si è stretto intorno al nuovo astro nascente Villas Boas e a Mazzarri. Le difficoltà trovate anche per questi ultimi due - dall’altissima clausola rescissoria al non voler contrasti con il presidente di una squadra alleata nella battaglia per i diritti tv – ha fatto ricadere la scelta sull’ultimo rimasto.
In poche parole, quello che temo è che il Presidente non sia sicuro, assumendo Conte, della scelta fatta.
E se così fosse (se veramente la società non credesse ciecamente di aver affidato la squadra alla persona giusta, se non fosse certa fin dall’inizio di aver fatto la mossa migliore, ma di essersi solo accontentata dell’ultimo nome possibile) se anche la prossima stagione dovessero esserci delle battute d’arresto, come si comporterà la dirigenza bianconera? Sarà in grado di difendere il tecnico dagli attacchi esterni? O piuttosto, come quest’anno, a parte le spente dichiarazioni di facciata, scaricherà tutte le colpe sull’allenatore?
Questo deve essere veramente l’anno 0.
Questa sarà la prima stagione senza Blanc, la prima stagione in cui Andrea Agnelli può prendere le decisioni sin dall’inizio, la prima stagione con un CDA con almeno un paio di persone che sanno qualcosa di calcio. Quindi non hanno più alibi, devono prima di tutto fornire al tecnico una “rosa realmente competitiva” e poi sostenerlo in tutte le occasioni.

Dall’altra parte. Il nome di Conte è quello che sale dalle curve da mesi, i siti dei tifosi lo reclamano da tempo e Tuttosport lo ha definito “il predestinato” e lo ha sponsorizzato a lungo. Eppure non mi sento tranquilla.
Non lo sono perché sono già iniziati gli articoli su vari siti che lo paragonano a Ferrara. Qualcuno lo ha già definito la scommessa, il giovane con poca esperienza, etc. e fioccano anche i sondaggi per conoscere se la tifoseria è contenta o meno del suo arrivo
Se, come ad Arezzo e a Bergamo, il leccese avesse necessità di un po’ di tempo prima che la squadra risponda totalmente alle sue richieste, dopo averlo chiamato a gran voce, saremmo in grado tutti di aspettarlo? Oppure c’è già qualcuno, prima ancora di iniziare la stagione, che - invece di tifare - è pronto, sui siti e sulla stampa, a caricare il fucile ed a prendere la mira per sparare il classico “l’avevo detto io!”?

Articolo pubblicato su Juvenews.net

Questo articolo è di Roberta. Tutti gli altri, li puoi trovare nella sua rubrica Una signora in bianconero