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sabato 14 maggio 2011

Il "piano di rilancio" della Juve e i 200 milioni di euro


Nell'ultima gara di campionato la Juventus ha subito un'altra rimonta dopo essere passata in vantaggio per due reti a zero, la terza in tre mesi: lo scorso 12 marzo accadde a Cesena, il 23 aprile a Torino contro il Catania per finire a lunedì scorso (9 maggio), sempre allo stadio "Olimpico", con il Chievo. A quanto pare a questa squadra non bastano Del Piero e Matri per vincere: quello che loro creano, gli altri distruggono.

Nelle partite prese in considerazione i due attaccanti hanno realizzato tre goals a testa, senza che ciò servisse per portare a casa quei sei punti in più che ora consentirebbero alla Vecchia Signora di trovarsi in classifica davanti a Udinese, Roma e Lazio nella corsa al quarto posto. Partendo, oltretutto, dal vantaggio derivante dai risultati ottenuti nei confronti diretti, ulteriore prova di una formazione che in questa stagione si è spesso comportata da "grande" contro le "grandi" e da "piccola" con le "piccole". "Ciofeca" di Gattuso a parte.

I giocatori hanno recentemente fatto gruppo intorno al proprio allenatore, quel Luigi Del Neri che si trova sulla graticola da mesi e che ciononostante conservava fino a poche ore fa buone possibilità di una conferma alla guida della Juventus anche per il prossimo campionato. Sino all'incontro col Chievo, ovviamente: da quel momento in poi la percentuale in tal senso si è (quasi) azzerata.

Una difesa, quella dei calciatori juventini, costruita con le parole più che con i fatti: se al tecnico di Aquileia si possono imputare errori di diversa natura e durata nell'arco della sua permanenza sotto la Mole, nell'attimo di follia che ha consentito ai gialloblù di Pioli di segnare due goals in un minuto a Buffon c'è stata una buona dose di compartecipazione da parte di chi si trovava in quegli istanti in campo. Non si è trattato dell'unico "scivolone" dei bianconeri avvenuto nel corso della gara, ma ha rappresentato comunque il momento decisivo per le sorti del match. La successiva rete per gli ospiti incredibilmente fallita da Uribe ha impedito loro di ottenere un successo che non avrebbe sostanzialmente intaccato il rammarico dei tifosi della Vecchia Signora per l'ennesima vittoria buttata al vento.

Madama nella prossima stagione cambierà nuovamente allenatore, alla ricerca della persona giusta cui affidare la guida di una rosa che necessariamente verrà cambiata, se non stravolta, rispetto all'attuale. Che poi si voglia chiamare quest'operazione "progetto", "piano ambizioso", "correzione", "rivoluzione" o "evoluzione", poco cambia. L'importante è la "sostanza", quella che è mancata negli ultimi anni dietro a (quasi) tutti gli interventi della società, così come della proprietà. L'unico pezzo del club che - considerando anche quanto accaduto recentemente - non è ancora mutato.

Ad oggi i sostenitori bianconeri stanno assistendo sconcertati al comportamento di un club che cambia pelle e connotati ogni estate, salvo ritrovarsi nella primavera successiva al punto di partenza. Lo scorso 15 aprile 2010, giusto per fare un esempio, alla vigilia di Inter-Juventus di campionato disputato al "Meazza" e vinto dai nerazzurri col risultato di 2-0, la "Gazzetta dello Sport" in prima pagina titolò: "Juve, 200 milioni per lo scudetto". Di Benitez si diceva che avesse nove giorni di tempo a disposizione per accettare il progetto (ancora...) triennale della Vecchia Signora. Nel caso in cui la sua risposta fosse stata negativa, erano già pronte due alternative: Prandelli e Allegri. Mascherano e Dzeko (o Torres), invece, erano le soluzioni possibili indicate dal quotidiano per rinforzare la squadra.
Quello che accadde nella realtà dei fatti, è ormai cosa nota.

Giovedì 12 maggio 2011, sempre il giornale in questione ha riportato la notizia: "Juve da 200 milioni". Il "piano di rilancio" (questo è nuovo... ) prevede adesso un percorso di quattro anni, e i giocatori sui quali la società punterà forte saranno Pirlo (a parametro zero), Fernando, Pastore e Pinilla (oppure uno fra Tevez, Aguero e Benzema). Sull'allenatore c'è ancora incertezza, anche se i nomi più accreditati sono quelli dei soliti noti: Villas Boas, Antonio Conte o Mazzarri.

A differenza di quanto accaduto nel corso degli ultimi due anni il tecnico bianconero che ha iniziato la stagione ha poi avuto modo di completarla. Questo non è servito a risollevare le sorti di un'annata che la Vecchia Signora ha visto compromettersi proprio a partire dalla gara interna disputata contro il Parma, il suo prossimo avversario, nel giorno dell'Epifania. Le parole pronunciate da Del Neri negli attimi successivi all'incontro con il Chievo rendono l'idea della rassegnazione di un ambiente che ora ha davvero poco (nulla) da chiedere a questo campionato: "Ci manca l'esperienza, l'equilibrio. Falliamo gli appuntamenti emotivi e finiamo vittima di situazioni paradossali".

"Siamo un enorme cantiere dove quasi tutto è cambiato, dall'autista del pullman ai vertici amministrativi e tecnici. Abbiate pazienza, aspettateci", disse Marcello Lippi nel lontano 1994, all'alba di un nuovo ciclo di vittorie bianconere. Dietro a quella Juventus c'erano due Agnelli, Giovanni e Umberto, e al suo timone un trio composto da Luciano Moggi, Roberto Bettega e Antonio Giraudo.
L'amore verso il club da parte della proprietà e la massima competenza di chi la guidava: questa era la ricetta vincente.
Con i 200 milioni di euro (o 120, 100...) si fanno solo i titoli da prima pagina.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

venerdì 14 gennaio 2011

Platini e la sua prima tripletta italiana al Bari

La stagione 1985-86 fu per la Juventus l’ultima con Trapattoni allenatore e la penultima di Michel Platini in campo con la maglia bianconera. Soprannominato “le Roi”, il francese era arrivato a Torino nell'estate del 1982 al tramonto del Mondiale spagnolo vinto dall’Italia, appropriandosi dello scettro di miglior realizzatore della serie A per i suoi tre primi campionati e spodestando così dal trono il precedente capocannoniere Roberto Pruzzo, “O' Rey di Crocefieschi” (il quartiere di Genova dove è nato). Per vedere una tripletta di Michel, però, si dovette attendere sino al 20 ottobre 1985, quando allo stadio "Comunale" la Vecchia Signora sconfisse il Bari per 4-0, inanellando la settima vittoria consecutiva in tutte le gare da lei disputate dall'inizio dell'anno ed uguagliando in tal modo il suo precedente record risalente alla stagione 1976-77, conclusa con le conquiste dello scudetto (51 punti accumulati dai bianconeri sui 60 disponibili, quando ancora ne venivano assegnati due per ogni successo) e della prima coppa UEFA vinta a Bilbao.

La squadra pugliese allenata da Bruno Bolchi quella domenica si presentò al cospetto della Juventus con un atteggiamento sin troppo prudente, comprovato dalle marcature a uomo sull’avversario diretto scelte dal suo tecnico in quasi tutte le zone del campo. Madama, campione d'Europa in carica e prossima a diventarlo anche del mondo, iniziò da subito un vero e proprio tiro al bersaglio verso la porta difesa da Pellicanò. Riuscì a raccogliere i risultati di quanto seminato quando ormai si era giunti al termine della prima frazione di gioco: un lancio di Cabrini dalla metà campo sfuggì in maniera goffa al controllo del barese Sola, lasciando la possibilità a Platini di scoccare un destro imparabile. Tacconi, spettatore non pagante per tutta la durata dell'incontro, dovette compiere un unico intervento in un’ora e mezza di gioco, una semplice uscita di pugno per anticipare un tentativo di conclusione di Rideout su un cross effettuato da Sclosa.
Un’autorete di Gridelli aprì le danze nella ripresa, consentendo alla Juventus di camminare sul velluto per tutta la restante parte della gara. Sfortunato protagonista per gli ospiti, il difensore venne sostituito di lì a poco da Bolchi con Carboni, senza che la mossa potesse sortire effetti particolari nel prosieguo dell'incontro. Platini, nel frattempo, continuò il suo show: al 63’ Mauro indirizzò verso l’area di rigore barese un pallone che, grazie ad un velo di Serena, arrivò al francese il quale con una finta rientrò di destro liberandosi di Loseto per poi trafiggere Pellicanò col piede sinistro. Scirea dovette abbandonare il campo a causa di una fastidiosa tendinite divenuta insopportabile col trascorrere dei minuti; Favero andò così ad occupare il ruolo di libero rimasto vacante, con il neo entrato Pioli che si francobollò a Bivi, autore di una partita anonima tanto quanto il compagno di reparto Rideout, tenuto a bada da Brio.
Quando ormai mancavano pochi minuti al termine dell’incontro un cross di Cabrini divenne preda nuovamente del numero dieci bianconero dopo uno scontro di gioco tra Pacione (subentrato a Laudrup) e Pellicanò, che impedì ad entrambi di impossessarsene: stavolta la soluzione vincente scelta dal fuoriclasse fu una mezza rovesciata, con la quale indirizzò la palla nella porta rimasta sguarnita.
Autore di una prestazione eccellente, nell’intervista post-gara Platini si mostrò prudente sul futuro di Madama nel campionato: “Questi record non hanno importanza. Adesso ci aspettano partite difficilissime e sarà proprio in occasione di quelle verifiche che dovremo confermare tutte le nostre doti”.
La Vecchia Signora in estate si era rifatta completamente il look, tanto da rendere difficilmente ipotizzabile la possibilità che Trapattoni riuscisse ad amalgamare molti elementi nuovi in così poco tempo: arrivarono contemporaneamente Massimo Mauro, Lionello Manfredonia, Michael Laudrup e Aldo Serena, con l’attaccante di Montebelluna che prese il posto di Paolo Rossi trasferitosi al Milan. Sbancando Udine la domenica successiva Madama portò il numero delle vittorie consecutive iniziali ad otto, per poi cadere a Napoli il 3 novembre 1985 in occasione del confronto diretto tra l’asso transalpino e il futuro re del calcio: Diego Armando Maradona.

I timori di Platini avrebbero avuto un loro riscontro a stagione inoltrata, visto che la Juventus sarebbe stata raggiunta dalla Roma di Eriksson a due sole giornate dalla conclusione del campionato. L’ombra dello spareggio sembrava essere ormai sempre più lunga, quando il 20 aprile 1986 accadde che un incredibile harakiri dei giallorossi in casa contro il Lecce spianò la strada verso il ventiduesimo tricolore agli uomini di Trapattoni, usciti nel frattempo vittoriosi dall’incontro al “Comunale” con il Milan. Giunse così un altro trionfo per la Vecchia Signora, per la gioia dei milioni di tifosi bianconeri sparsi per il mondo e la rabbia di chi, come Franco Zeffirelli, proprio non riusciva a digerirne i successi.
Proprio in occasione dell’incontro con il Bari dalla curva Filadelfia stracolma di sostenitori juventini comparvero striscioni e si levarono cori irriverenti nei confronti del regista fiorentino, condannato pochi giorni prima dal tribunale a pagare una multa di trentadue milioni di lire (risarcimento danni e multa) per le calunnie rivolte al club torinese. L’Avvocato Agnelli, intervistato durante l’intervallo di quella gara, si disse dispiaciuto per l’accaduto. La stima che nutriva verso l’uomo era nota a tutti, tanto quanto il disappunto per le sue considerazioni in ambito sportivo. Così come ebbe modo di sostenere in una delle dichiarazioni passate ormai alla storia: “È un grande regista. Ma quando parla di calcio non lo sto nemmeno a sentire

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