mercoledì 8 dicembre 2010

La Juve e quel lontano 26 agosto 2010...

Nella gara disputata allo stadio "Olimpico" contro lo Sturm Graz il 26 agosto scorso, Del Piero chiuse i conti con gli ospiti segnando un goal bellissimo (destro sotto l’incrocio dei pali dopo aver dribblato un avversario ed eluso l’intervento di un secondo), grazie al quale spinse la Juventus nei gironcini dell’Europa League. Gli austriaci, sconfitti nella gara di andata dello spareggio per 2-1, si erano resi protagonisti di alcune azioni pericolose, colpendo un palo con Szabica e dimostrando di non sentirsi ancora definitivamente esclusi dalla manifestazione.

La palla arrivò al capitano bianconero da un lancio di Felipe Melo, che proprio in quella partita dimostrò di essere il fratello buono del giocatore che si era presentato a Torino l’anno precedente. Durante l’incontro, dopo aver contribuito in maniera decisiva a sventare un pericolo nell’area di rigore juventina, esultò come se avesse realizzato il goal della vita. La scena fu simile a quella vista nella vittoriosa trasferta a "San Siro" contro il Milan del 30 ottobre scorso.

Il pubblico bianconero era frastornato: orfano di Diego, con Trezeguet non convocato per la gara e con la valigia in mano, si aggrappò all’ancora trentacinquenne leader della Vecchia Signora per scacciare le paure di un nuovo fallimento dopo quello della gestione targata Jean Claude Blanc. Passavano gli anni, così come gli avversari e i compagni di squadra, ma Del Piero c’era. Sempre. Ciliegina sulla torta: Amauri, verso la fine del primo tempo, avvertì un fastidio alla coscia sinistra. Per precauzione Del Neri lo fece uscire, nella speranza di poterlo recuperare per la sfida contro il Bari della domenica successiva, prima tappa del campionato. In giornata si era sparsa la voce di un forte quanto improvviso interessamento della Juventus per Fabio Quagliarella. Accantonata l’ipotesi Di Natale, sembrava essere lui il prescelto per arricchire il parco attaccanti che - complice l’infortunio di Iaquinta - si candidava ad essere il reparto più debole dei bianconeri.

Sempre in quel 26 agosto si svolsero i sorteggi dei gironcini della Champions League. Il presidente dell’Inter Moratti, conscio della forza della propria squadra, si era mostrato preoccupato soltanto dalla imminente finale della Supercoppa Europea che i nerazzurri avrebbero dovuto disputare il giorno successivo contro l’Atletico Madrid: "Io e Rafa ci teniamo molto a battere l’Atletico".
Persero 2-0.

Qualche ora prima di quella gara, verso le 18.30, la Juventus ufficializzò l’acquisto di Quagliarella. Arrivò anche la notizia dello stop per Amauri di 25 giorni: lesione di primo grado al retto femorale della coscia sinistra. A Bari i bianconeri si presentarono con due soli attaccanti di ruolo: la punta originaria di Castellamare di Stabia e Alessandro Del Piero. Marotta, intanto, a Vinovo presentava il nuovo centrocampista Aquilani, mentre su "Sky", nel corso di una bellissima intervista rilasciata da Andrea Agnelli, il Presidente juventino dichiarò: "quando è arrivato Marotta abbiamo fatto una riflessione: Del Neri è il miglior allenatore che potremmo avere in questo momento, quindi la scelta è ricaduta su di lui".

L’attenzione generale, però, venne catalizzata dalla notizia dell’acquisto da parte del Milan di Zlatan Ibrahimovic, l’uomo degli scudetti vinti sul campo: nell’arco di pochi giorni si materializzò il suo ritorno in Italia. Nella griglia delle ipotetiche favorite per il tricolore i rossoneri spiccarono il volo verso le primissime posizioni. L’arrivo a Torino di Quagliarella passò quasi inosservato: alla Juventus oltretutto serviva ancora un attaccante di peso, robusto fisicamente, visto i continui problemi muscolari a cui erano soggetti i compagni di reparto.

Oggi Amauri è infortunato, Iaquinta sta ritrovando la migliore condizione (ottima la sua partita contro il Catania), l’apporto di Del Piero - quando chiamato in causa - continua a non mancare. Mai. E Quagliarella? Per lui parlano i goals, i numeri, le sue prestazioni. Ibrahimovic ha messo le mani sul campionato, anche se la presa - dopo appena quindici giornate - non può essere ancora sicura.

La Juventus è la squadra che ha segnato più reti in serie A, è ormai uscita dall’Europa League e la società è comunque consapevole di poter rinforzare il reparto offensivo con l'acquisto di una nuova punta. Inutile ripetere le caratteristiche, ormai lo sanno anche i muri. Dopo la doppietta realizzata a Catania lo stesso Quagliarella si lasciò andare a questa considerazione: "Perché dove gioco io cercano sempre punte? A gennaio ci rinforzerà Amauri".

Sembra siano trascorsi anni, da quel 26 agosto. In realtà sono passati poco più di tre mesi. Con il lavoro quotidiano, dentro e fuori dal campo, la Vecchia Signora è uscita fuori dalla difficile situazione nella quale si era trovata in estate. La sua crescita non è stata accompagnata da proclami, ma soltanto da una continua ricerca da parte dei giornalisti di strappare a Del Neri un qualcosa che andasse oltre i suoi bicchieri "mezzi pieni". Usciti da quel seminato, ecco pronti articoli a ripetizione sui quali aprire discussioni per qualche giorno. La Juventus, però, non si deve fermare a queste ritrovate certezze: la strada è giusta, ma c’è ancora tanto, tantissimo da lavorare affinchè possa tornare ai precedenti livelli di eccellenza sportiva. La speranza è che a gennaio non si presenti alla sessione invernale del calciomercato soltanto per guardare le vetrine, ma che entri dentro ai box delle trattative per comprare.

Massimo Moratti, due giorni fa: "Contro il Werder Brema niente figure del cavolo". Rafael Benitez: "Mai fatte".
Hanno perso 3-0. Non tutto è cambiato in questi tre mesi.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

domenica 5 dicembre 2010

Occhio a quei bravi ragazzi...


Catania e Juve tra campionato e coppa Italia

Tranne l’ultima gara che verrà disputata il 16 dicembre prossimo contro il Manchester City allo stadio "Olimpico", la Juventus non avrà più - nel corso di questa stagione - l’impegno dell’Europa League a distrarla dal campionato.
Oltre a quello le rimarrà soltanto la coppa Italia, dove i bianconeri affronteranno a Torino negli ottavi di finale (la formula prevede la partita "secca" sino alle semifinali) il Catania.

Proprio i siciliani saranno gli avversari dell’incontro odierno della Vecchia Signora, nel posticipo serale della quindicesima giornata di serie A, penultima gara prima di Napoli-Palermo (domani sera al "San Paolo") con la quale si chiuderà un fine settimana all’insegna del calcio "spezzatino", iniziato venerdì scorso con la vittoria della Lazio sull’Inter.

Lazio che sarà la prossima avversaria della Juventus nell’incontro previsto per domenica 12 dicembre, sciopero dei calciatori permettendo. I biancazzurri affrontarono il Catania sette giorni fa, a Roma, in una partita che terminò con il risultato finale di 1-1. Quello che, statistiche alla mano, è uno dei più frequenti nelle partite di Madama: è capitato in tre occasioni nelle ultime quattro gare di serie A, e in altre tre match sui cinque disputati in Europa League.

La squadra di Reja ebbe difficoltà a superare il muro difensivo della formazione allenata da Giampaolo anche perché non dispone di un attaccante di peso da affiancare a Zarate, unica punta nel 4-2-3-1 dei biancocelesti. Identico problema, per l’occasione, si presentò anche al Catania, a causa della momentanea assenza di Maxi Lopez (squalificato), oggetto dei desideri della Juventus e che stasera - invece - farà parte dell’undici titolare.

Facile accostare le due situazioni a quella che - da inizio stagione - persiste nella Torino bianconera. Ed ecco, quindi, scattare (nuovamente) l’allarme. Anche perché la difesa dei siciliani è stata la seconda meno perforata in campionato con dodici reti al passivo (a pari merito con Milan e Sampdoria) nelle prime quattordici giornate, delle quali soltanto tre sono state subite in casa.

Sette giorni fa, passata in svantaggio per opera di Silvestre, la Lazio pareggiò grazie ad un goal di Hernandes. Il brasiliano è stato l’autore della rete che ha chiuso definitivamente la gara vinta venerdì contro l’Inter (3-1), quella che - almeno quest’anno - è stata disputata con serietà e impegno da entrambe le formazioni dal primo all’ultimo minuto di gioco. A seguito della sconfitta dei nerazzurri e dell’harakiri della Roma (pareggio per 2-2 contro il Chievo dopo il duplice vantaggio iniziale) per la squadra allenata da Del Neri vincere a Catania diventa - se possibile - ancora più importante. Anche perchè il Milan, in questo "spezzatino", aveva un boccone facile (il Brescia), e se lo è sbranato (3-0).
D’altronde, con Ibrahimovic…

Dal ghiaccio e la neve di Poznan alla temperatura mite di Catania, dal possibile sciopero dei calciatori che rinvierebbe lo svolgimento della gara contro la Lazio alla sabbia di Verona, quella che la Juventus troverà al "Bentegodi" al posto del prato verde quando affronterà il Chievo (19 dicembre): ecco una veloce sintesi del mese di dicembre in tinte bianconere, prima che arrivi la sosta natalizia. Dove verranno ricaricate le pile nei muscoli degli uomini di Del Neri e si cercherà, nella sessione invernale del calciomercato, di aggiustare la rosa a disposizione del tecnico di Aquileia. L’Europa League ormai è andata, la coppa Italia è alle porte e il campionato resta aperto. Con Napoli e Palermo che domani sera si guarderanno dritte negli occhi, tranne Ibrahimovic e la Lazio è un dato di fatto che le altre squadre stanno "camminando".
La Juve, invece, deve riprendere a correre. Al più presto.
Da stasera, se possibile.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

sabato 4 dicembre 2010

Quando il "Cibali" si inchinò davanti alla Juve del Trap

E dire che Angelo Massimino, l'allora presidente del Catania, aveva provato in tutti i modi a trasformare il "Cibali" in un inferno per la Juventus: nei giorni precedenti l'incontro tra le due squadre, che si disputò il 20 novembre 1983, aveva rilasciato dichiarazioni di fuoco nei confronti della Vecchia Signora, accusata di essersi comportata - a suo modo di vedere - in maniera sleale con la società siciliana in merito alla trattativa che avrebbe potuto portare al trasferimento dell’attaccante Cantarutti alla corte di Madama.
Quelle parole, però, non servirono a nulla, al pari dell'accoglienza intimidatoria che alcuni sostenitori catanesi riservarono ai giocatori bianconeri al momento del loro arrivo all'aeroporto “Fontanarossa”. Quella era una Juventus fortissima, tanto nell'animo quanto sul campo da gioco. Dove annichilì i padroni di casa, costringendo anche il pubblico locale - a fine gara - a dover ammettere la netta superiorità degli avversari.

Proprio Cantarutti, quando mancavano poco più di venti minuti alla fine della gara, fu l'autore della prima azione pericolosa ad opera del Catania: una sua punizione diretta verso la porta bianconera venne deviata dagli uomini schierati in barriera; il successivo cambio di traiettoria portò il pallone ad infilarsi sotto la traversa, con Tacconi abilissimo a respingerlo in calcio d'angolo.
Sino a quel momento si era assistito ad un monologo juventino: gli uomini di Giovanni Trapattoni avevano comandato il gioco in ogni angolo del prato verde, senza però trovare la soddisfazione di una rete. Per evitare il verificarsi di pericolosi sbilanciamenti della squadra, Bonini e Tardelli crearono una diga a centrocampo pronta a stroncare sul nascere qualsiasi velleità offensiva dei padroni di casa; i pochi spiragli rimasti aperti vennero immediatamente chiusi da Gentile e Caricola, ai quali Trapattoni aveva affidato il controllo di Luvanor e Carnevale.

Penzo, Boniek, Scirea, Platini, gli stessi Bonini e Tardelli: al festival delle occasioni mancate parteciparono quasi tutti i giocatori bianconeri scesi in campo. E, dopo tanto predominio territoriale, finalmente al 77' minuto la Juventus riuscì a passare in vantaggio grazie al goal di Paolo Rossi, l’eroe del Mondiale disputato in Spagna e vinto dalla Nazionale di Enzo Bearzot. Il merito della rete venne diviso con Zbigniew Boniek, in assoluto il migliore in campo in quella domenica: da una delle sue numerose iniziative sulla fascia sinistra nacque l'assist per la punta, che di piatto destro battè inesorabilmente Sorrentino.
A fine gara, felice per la rete realizzata, disse: "E' la prima volta che mi trovo al comando dei goleador con la maglia della Juve. Ora rivaleggerò con Zico e questo non potrà che stimolarmi ancora di più. Otto reti in nove partite: è una bella media mi pare, ma non sarà per me un'ossessione fare goal a tutti i costi".

La speciale classifica dei bomber, però, al termine di quella stagione la vinse Michel Platini, con 20 reti all’attivo su 28 gare disputate. Tra i due litiganti – quindi - vinse il francese, che fu l’autore della seconda e ultima marcatura della gara del "Cibali". Avvenne negli istanti successivi la clamorosa occasione fallita dal Catania ad opera di Pedrinho (venutosi a trovare solo di fronte a Tacconi): "Le Roi" ricevette il pallone al termine di una combinazione tra Boniek e lo stesso Rossi e, dopo aver visto ribattere il suo primo tentativo dal centrocampista catanese Morra, ribattè al volo di destro per il 2-0 finale. Con cinismo e classe la Juventus chiuse una gara dominata dall'inizio alla fine. Quella vittoria le consentì di recuperare la vetta della classifica, dove si posizionò in coabitazione con la Roma detentrice dello scudetto. Lì rimase sino alla fine di una stagione nella quale riuscì ad aggiudicarsi il suo ventunesimo tricolore e la Coppa delle Coppe.

Al termine della gara giocata a Catania, Boniek rilasciò queste dichiarazioni: "Leggo sui giornali che la Juventus starebbe cercando un mio sostituto per il prossimo anno, ma certe mie partite non sono polemiche, non voglio dimostrare niente a nessuno. Gioco bene perché so giocare bene non perché voglio restare a tutti i costi alla Juve. Gli stranieri sono stati acquistati per cercare di vincere ma, lo ripeto, ci vuole l'apporto della squadra: Falcao, se fosse andato nell'Avellino anziché nella Roma, non avrebbe primeggiato. Ecco perché, se voglio conquistare traguardi importanti, debbo restare nella Juventus. Il denaro non m'interessa, ho già guadagnato abbastanza per vivere in Polonia".
Rimase a Torino ancora per un anno, salvo poi trasferirsi proprio nella Roma, dove giocò a partire dal campionato 1985-86.

In partenza da Catania per il ritorno a Torino, Giovanni Trapattoni, felice per la gara disputata dai suoi giocatori, si lasciò scappare una frase ad effetto: "Questa Juventus merita il dieci e lode".
Il suo "dieci", Michel Platini, con quel goal segnato al 90' aveva spento sul campo ogni speranza dei siciliani di raggiungere un pareggio immeritato. Con tanti saluti a chi aveva accolto la sua Juventus in un clima infernale.
“Adieu”.
Per dirla alla francese.

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venerdì 3 dicembre 2010

Su la testa, Juve

Da mercoledì la Juventus è fuori dall’Europa League, quando manca ancora una gara alla conclusione del gironcino.
Intendiamoci: non si tratta di una novità degli ultimi giorni, ormai in molti si erano abituati a questa idea, a partire dai milioni di sostenitori bianconeri sparsi per il mondo sino ad arrivare agli stessi giocatori. Quando accumuli cinque pareggi in altrettante gare non puoi pensare che le altre squadre stiano lì ad aspettarti, anche se si chiamano Salisburgo o Lech Poznan. A proposito: complimenti ai furbetti del quartiere polacco. E meno male che all'estero continuano a pensare che solo gli italiani sarebbero in grado di inventarsi "giochetti" come quelli ammirati due sere fa per rendere impraticabile il campo, messo già a dura prova dalle difficilissime condizioni climatiche.

Escludendo la trasferta di Manchester i bianconeri hanno gettato al vento più di un’occasione per creare le basi per un eventuale passaggio ai sedicesimi di finale. I motivi di questi errori vanno ricercati nei troppi infortuni, negli approcci sbagliati agli incontri, nei ripetuti cali di concentrazione in alcuni momenti delicati, nella indisponibilità - per questa manifestazione - di giocatori del calibro di Aquilani e Quagliarella, in una squadra nuova da assemblare nata dalle ceneri della precedente gestione di Jean Claude Blanc.
Quella che in cinque anni avrebbe dovuto riportare la Vecchia Signora ai fasti di un tempo.

Del Neri, nell’immediato dopo gara col Lech Poznan, ha rilasciato questa dichiarazione: "E’ stata figlia delle prime partite (l’eliminazione, ndr), perché stavolta abbiamo costruito sette palle gol, sette calci di rigore. E’ una delusione pesante. Ma peserà zero sul futuro: chi ha visto la partita non può dire nulla: la squadra ha ormai un suo clichè, hanno giocato ragazzi di diciotto anni".

A volte una semplice battuta, magari pronunciata ad inizio anno calcistico, può servire da spunto per costruirci intorno tutte le considerazioni di un’intera stagione: seguendo questo schema viene usato (e abusato) il "bicchiere" (mezzo pieno o mezzo vuoto) del tecnico di Aquileia per dare una valutazione di ogni partita della sua Juventus. Adesso, più che guardare i lati positivi e quelli negativi dell'eliminazione dalla manifestazione europea, non resta che concentrarsi sulle competizioni che sono rimaste: il campionato e la Coppa Italia. Anche perchè non ci sono alternative.

La Vecchia Signora è uscita dall'Europa dalla porta di servizio, con l’obiettivo di rientrarci da quella principale il prossimo anno. La formazione solida a cui manca spesso il colpo del k.o. vista in campionato è meno diversa da quella che ha partecipato all'Europa League rispetto a quanto si legge (e si sente) da più parti.

Il 3-3 ottenuto contro il Lech Poznan è capitato a distanza di quattro giorni dalla gara contro la Sampdoria in campionato terminata con un risultato identico. Nella partita contro il Manchester City la squadra di Del Neri mostrò dei miglioramenti che vennero confermati settantadue ore dopo al "Meazza" contro l'Inter. Dopo la vittoria per 4-0 ottenuta contro il Lecce allo stadio "Olimpico" la Juventus ebbe una flessione che si manifestò sia nella successiva gara giocata a Salisburgo che in quella disputata a Bologna, finita anch’essa con un pareggio. L'incontro di Torino con gli austriaci vide la presenza di quattro giocatori provenienti dalla formazione Primavera: uno dall'inizio della gara (Giandonato), gli altri tre a partita in corso (Giannetti, Liviero e Buchel). Questo perchè la precedente vittoria a San Siro contro il Milan (giocata di sabato sera) le era "costata" moltissimo, anche in termini di infortuni. La gara di mercoledì scorso, decisiva per le sorti di Madama in quella manifestazione, è stata preceduta da tre pareggi e due sole vittorie in campionato.

Fermo restando il valore diverso degli avversari (al netto del Manchester City) e gli evidenti errori che la Juventus ha compiuto nel suo breve percorso in questa Europa League, il cammino fuori dall’Italia è stato sempre legato a doppio filo a quello che accadeva in serie A nei momenti immediatamente precedenti o successivi a quegli incontri. Non c’è stato "snobismo" (allo stato puro) da parte dei bianconeri nei confronti di questa manifestazione, quanto - piuttosto - un cammino altalenante tipico di una squadra nuova, figlia di una società (quasi) completamente rivoluzionata la scorsa estate alla quale vengono concesse giustificazioni il tempo utile per arrivare alla prima sconfitta. Poi, piaccia o non piaccia, piovono critiche con la stessa intensità della nevicata caduta a Poznan mercoledì.

Perchè? Perchè si chiama "Juventus", ed è un nome che ha solo un cognome: vittoria.
La squadra si isoli presto dalle critiche e continui il suo processo di crescita, mostrando i progressi registrati da agosto ad oggi. A chi sostiene di conoscere già l’esito finale di questa stagione basta ricordare l'esordio in campionato a Bari: da allora qualcosa è cambiato. Se poi sarà un fallimento, vorrà dire che verranno raccolti i cocci e si ripartirà di nuovo. Questa volta, però, non "da zero".
Su la testa e avanti, ora. Col caldo di Catania, l’esatto opposto di quanto Madama ha trovato in Polonia.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

Ed eccomi anche su Wikio...

Ricevo e pubblico molto volentieri. Inutile mi metta a presentare il motore di ricerca Wikio. Mi preme - invece - condividere questa bella soddisfazione: quella di essere entrato nella top20 dei blog di Calcio

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giovedì 2 dicembre 2010

Rudnevs apre e chiude l'Europa League della Juventus


Con il pareggio ottenuto a Poznan questa sera la Juventus è definitivamente fuori dall’Europa League, quando ancora manca una partita alla conclusione del gironcino. La contemporanea vittoria del Manchester City contro il Salisburgo (3-0, doppietta di Balotelli) finisce col togliere il lavoro anche agli amanti delle statistiche, a quelli che si divertono a calcolare i possibili incroci di risultati che – in casi simili – avrebbero potuto consentire di tenere viva la fiammella della speranza di riuscire a raggiungere i sedicesimi di finale.
Artjoms Rudnevs, ancora lui. L’attaccante lettone, assoluto protagonista della gara disputata tra la Juventus e il Lech Poznan a Torino lo scorso 16 settembre, si traveste nuovamente da giustiziere della Vecchia Signora. Si trattava, allora, del primo incontro pareggiato dai bianconeri in questa manifestazione. Negli altri quattro, però, la musica non è mai cambiata.

L’incontro si è svolto in condizioni climatiche (quasi) impossibili, che hanno finito per creare un’ambientazione collocabile su quella sottile linea invisibile che separa l’epico dall’assurdo. A nulla sono valse le richieste dei dirigenti bianconeri di sospendere la gara: si è giocato comunque, nel primo tempo col pallone bianco e le linee del campo (discretamente) visibili, nel secondo usando quello arancione in una distesa di neve (e ghiaccio) che ha finito per coprire ogni spazio verde.
Dopo soli tre minuti Rudnevs scalda le mani a Manninger (si fa per dire…) con un violento tiro da fuori area. E’ il preludio al suo goal, di testa, raccogliendo un pallone proveniente da un calcio d’angolo battuto da Stilic. Nella gara di Torino i due erano stati rispettivamente l’esecutore materiale e la mente del Lech Poznan, da loro arrivarono tutti i maggiori pericoli per la difesa juventina.

Davanti all’esordiente Camilleri (bravo, nella gara più difficile che gli potesse capitare), schierato da Del Neri nel ruolo di esterno destro difensivo, agiva l’ottimo Krivets, messo in campo dal tecnico Bakero al posto dell’annunciato Wilk. E mentre Krasic ad inizio gara veniva poco sollecitato dai suoi compagni, il Lech Poznan tendeva a costruire il gioco soprattutto da quella fascia.
Questione di minuti, pochi, dopo i quali il serbo si è caricato il peso di tutte le azioni offensive della Vecchia Signora sulle spalle ed ha iniziato a produrre dribbling, sgroppate e cross a ripetizione. Da Chiellini (tiro a lato dopo una palla persa dal portiere avversario) a Krasic (di testa), passando per il salvataggio di Arboleda su un contropiede pericoloso dei bianconeri sino ad arrivare ai due tiri di Bonucci (un pallonetto deviato in calcio d’angolo da Kotorowski e una palla goal sbagliata dopo una respinta dello stesso portiere su conclusione di Del Piero da tiro da fermo), c’è stata tanta Juventus nel primo tempo. In compenso sono mancate le reti.

Nella ripresa si riparte ancora da lui, Rudnevs: dodici secondi di gioco, e subito si rende pericoloso con un tiro a lato della porta difesa da Manninger. Uscito Krivets, al suo posto entra Kikut, cui Chiellini regala il pallone del possibile 2-0. Riparte Krasic, la Juve corre e continua a pressare in un rettangolo di gioco ormai completamente imbiancato dalla neve e dal ghiaccio. Il Lech toglie dal campo anche Rudnevs e Stilic, col chiaro intento di difendere il vantaggio. Dopo un’occasione fallita da Del Piero di testa, il serbo riesce a trovare lo spiraglio giusto per lanciare Iaquinta, che fissa il risultato finale sull’1-1 con un bel diagonale.
Il giovane Libertazzi, entrato al posto di Traoré (infortunato) fallisce di testa una grandissima occasione al 90' minuto. Nel recupero, nel corso degli ultimissimi secondi della gara, una punizione da posizione favorevolissima tirata da Del Piero diventa facile preda di Kotorowski. Nell’area di rigore polacca, nell’attesa di un cross, si era riversata tutta la Juventus, compreso Manninger.

Rudnevs apre e chiude l’Europa League della Juventus, costellata da pareggi, esordi di alcuni suoi giovani provenienti dalla Primavera, rimpianti, occasioni mancate. C’è poco da salvare.
Cercando in un bicchiere ormai vuoto qualche “resto”, si potrebbe tirare in ballo la gara disputata a Manchester contro il City il 30 settembre scorso.
Quella che si giocherà a Torino il 16 dicembre, ormai, non conterà più nulla.

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