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sabato 30 giugno 2012

Euro 2012: Provaci ancora, Mario


Joachim Löw, commissario tecnico della nazionale tedesca, stavolta ci credeva veramente: "Vogliamo cambiare il corso della storia, ma tutto quello che è accaduto in passato non inciderà sulla partita di domani". Poi, però, il campo ha continuato a scrivere una storia letta e riletta nel corso degli anni: vince l'Italia, la Germania torna a casa con la stessa sensazione di impotenza che l'ha accompagnata più volte in passato.

Eppure il tappeto rosso che avrebbe dovuto condurla in finale (contro le Furie Rosse) era già steso sulla strada che porta a Kiev: due giorni in più di riposo rispetto agli uomini di Prandelli (stanchi per aver piegato ai rigori l'Inghilterra), qualche problema muscolare per diversi azzurri, l'entusiasmo di un gruppo prossimo alla sua consacrazione definitiva, quindici successi consecutivi, la consapevolezza di essere considerati - al pari della stessa Spagna - la più bella del reame.

I loro guai, al solito, iniziano quando dal tunnel che porta al campo da gioco sbucano fuori gli italiani. Mondiali o Europei non fa differenza, anche se analizzando tutti gli scontri diretti ci si può facilmente accorgere come i più celebrati non sono stati giocati durante la manifestazione continentale (in Messico nel 1970, in Spagna nel 1982 e in Germania nel 2006).

Varsavia, quindi, è diventato un nuovo, importante capitolo della storia che intreccia le sorti di due tra le nazioni più importanti del pianeta calcio. "La Germania è molto forte, ma nessuno è invincibile. L’Italia non ha il ’braccino corto', cresce e giocherà con coraggio per attaccare", sosteneva Prandelli prima del match. Mario Balotelli sembra aver preso alla lettera le parole del suo allenatore: dal ragazzo che si addormenta di fronte a Casillas nel primo incontro di questo Europeo a quello che impalla con due reti (una più bella dell'altra) il tedesco Neuer c'è una differenza abissale.

Anche in questo caso il commissario tecnico, a suo tempo, era stato profetico: "Mi ha spiegato cosa è successo con la Spagna. Stava cercando il modo per servire Cassano davanti alla porta e non si è accorto del recupero di Sergio Ramos. Sono sicuro che l’episodio non lo condizionerà: dopo un errore un grande giocatore si prepara perché l’occasione si ripeta e non la sbagli più".

Adesso, quindi, sotto con i detentori del titolo. L'Italia finirà questo Europeo affrontando la stessa avversaria con la quale lo aveva inaugurato. Nel ruolo di sfavorita (quello che più le si addice), con un giorno in meno per recuperare le energie (gli spagnoli, però, in semifinale ne hanno spese parecchie), al termine di un percorso dove i problemi e le polemiche non sono certo mancate.

Sulla fascia sinistra è partita con il "piccolo" Giaccherini (nel 3-5-2) per arrivare al "gigante" Chiellini (4-4-2), con lo spostamento di Balzaretti sulla corsia opposta (in mancanza di Abate). A proposito del biondo fluidificante del Palermo: è vero che sono trascorsi diversi anni, però senza Calciopoli e il conseguente arrivo a Torino di Jean Claude Blanc sarebbe stato difficile immaginare una sua cessione a cuor leggero da parte della Juventus. Contro i tedeschi era l'unico difensore non bianconero schierato a protezione di Buffon.

De Rossi (avanzato sulla linea mediana, complice il rientro di Barzagli) e Montolivo hanno portato peso e dinamicità ad un centrocampo che a Kiev dovrà vedersela con l'ormai nota serie infinita di "tiqui-taca" degli spagnoli. A Danzica (10 giugno) gli azzurri avevano resistito bene all'urto contro i campioni in carica, commettendo un grave errore nel dilapidare il vantaggio per 1-0 (Di Natale) in soli tre minuti. Uno di quelli, per intenderci, che fanno tanto arrabbiare Buffon, visto scurissimo in volto all'uscita dal campo dopo la partita contro la Germania: "Non si può tenere in vita così l'avversario, ecco perché ero furibondo".

Balotelli, tra i peggiori all'esordio, dimostra di avere le idee chiare in previsione della prossima gara: "Spero di vincere, non importa se gioco male". A quello, in fondo, penseranno i vari Pirlo e Iniesta. Gli spagnoli, dal canto loro, proveranno a battere gli azzurri per la prima volta nella loro storia senza usare la scorciatoia dei calci di rigori.

In chiusura è corretto riconoscere la bontà delle previsioni di José Mourinho in merito al cammino della nazionale di Prandelli ("In questo Europeo l'Italia può arrivare molto lontano").
Nel momento in cui pronunciò quelle parole, oltretutto, il carro degli azzurri era ancora vuoto.
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mercoledì 13 giugno 2012

Euro 2012: L’Italia e la vittoria per raggiungere i quarti

Dopo il pareggio ottenuto contro la Spagna all'esordio degli Europei 2012 ospitati da Polonia e Ucraina, il prossimo ostacolo che l'Italia affronterà sulla strada verso i quarti di finale si chiama Croazia.

In occasione della partita disputata la scorsa domenica ci sono stati due "battesimi" particolari per altrettanti protagonisti della sfida: uno ha riguardato Cesare Prandelli, per la prima volta alla guida della nazionale in una manifestazione importante ("Sono emozionato come 22 anni fa, quando ho fatto il mio esordio sulla panchina della Primavera dell'Atalanta. Pressione? Molta, anche se poi, a volte, mi fermo e penso che si tratta soltanto di calcio"), l'altro è capitato ad Emanuele Giaccherini, che all'età di ventisette anni è riuscito a coronare il sogno di indossare la maglia azzurra ("Emozionato? Se devo essere sincero ho sentito di più l'esordio con la Juventus. Qui ero tranquillo, ho vissuto la vigilia con grande serenità. Il resto l'hanno fatto i miei compagni: tutti mi hanno detto di stare tranquillo e di giocare come so fare").

Dalla Spagna, quindi, alla Croazia, passando attraverso la lettura dell'album dei ricordi: contro i biancorossi era iniziata l'avventura come commissario tecnico di Roberto Donadoni (il 16 agosto 2006), mentre l'uscita dagli Europei del 2008 (in Austria e Svizzera) per mano degli iberici (22 giugno 2008) aveva provocato il suo addio ed il ritorno di Marcello Lippi.

Al tecnico viareggino, fallita la spedizione azzurra nel mondiale disputato in Sudafrica, nell'estate del 2010 venne imputata (anche) la mancata convocazione di Balotelli e Cassano, gli stessi attaccanti che figuravano nell'undici titolare nella gara inaugurale dell'attuale torneo. Complice l'assenza forzata di Giuseppe Rossi, quello della composizione del reparto offensivo rappresenta uno dei problemi che Prandelli dovrà risolvere nel prosieguo della manifestazione.

La Spagna ha deciso di presentarsi al cospetto dell'Italia priva di punte, tanto per costrizione (Villa infortunato) quanto per volontà. Dal canto loro gli azzurri hanno abbandonato l'ormai abituale difesa "a quattro" (con la quale hanno subito soltanto due reti su un totale di dieci partite nelle qualificazioni) per passare a quella "a tre" guidata da De Rossi, tolto dalla linea mediana per colmare il buco lasciato dalla perdita di Barzagli.

Il risultato? Un pareggio per 1-1: Di Natale sostituisce Balotelli e porta in vantaggio l'Italia, mentre le Furie Rosse non devono aspettare più di tre minuti per trovare la via del goal. Grazie ad un centrocampista (Fabregas), naturalmente.

Per gli uomini di Prandelli, partiti come sfavoriti di fronte ai detentori del titolo, si è trattato di una bella boccata d'ossigeno dopo il 3-0 rimediato nella recente amichevole disputata a Zurigo contro la Russia. Pochi giorni fa, a Cracovia, lo stesso allenatore aveva ammesso i propri dubbi sulla reale consistenza del gruppo: "Dopo la qualificazione ci sono stati infortuni e cali di rendimento che hanno modificato i piani. Sarà gioco forza avere una squadra che cambia e sono curioso di vedere e di capire se sarà comunque una protagonista".

Per riuscirvi dovrà cambiare l'approccio mentale in vista delle prossime gare, laddove altri pareggi porterebbero più guai che soluzioni. Il percorso da intraprendere, in un altro contesto e nel corso di un torneo decisamente più ristretto nel tempo, è simile a quello compiuto dalla Juventus scudettata di Antonio Conte: se all'inizio del campionato ogni partita veniva affrontata come un esame da superare, nel prosieguo della stagione il ruolo di favorita l'ha costretta a scendere in campo cercando la vittoria a tutti i costi.

Prandelli, che negli ultimi tempi ha attinto a più riprese dal serbatoio bianconero, potrà avvalersi dell'esperienza diretta di alcuni giocatori di Madama. Proprio su questo tema il commissario tecnico si è preso anche qualche piccolo merito : "Se la Juve è diventata l’ossatura della Nazionale non è per caso, siamo stati bravi a dare fiducia ai suoi uomini anche quando arrivavano settimi in campionato e ci criticavano per questo".

Una vittoria degli azzurri contro la Croazia manca dal lontano 1942. Giovanni Trapattoni, guida di quell'Irlanda che sarà l'ultima avversaria nel girone, all'epoca dei fatti aveva soltanto tre anni. Ascoltando le sue ultime dichiarazioni viene da pensare che sia opportuno non ricordarglielo: "Vecchio? Sono un ventenne con tanta esperienza".
Ci sarà tempo per pensare anche a lui. Prima, però, è necessario portare a casa i primi tre punti di questo Europeo.


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sabato 9 giugno 2012

Euro 2012: Da Bari a Danzica, un'altra Italia?

Lo scorso 2 dicembre 2011, a Kiev, sono stati sorteggiati i gironi della fase finale degli Europei che si stanno svolgendo in Ucraina e Polonia. Dall'urna, come risaputo, l'Italia aveva pescato Spagna, Croazia e Irlanda.

Cesare Prandelli, visto il calendario degli incontri, ne aveva accettato l’esito con filosofia: “E’ meglio cominciare con i campioni, almeno non avremo il problema della concentrazione”. Vicente Del Bosque, c.t. della nazionale campione d'Europa (e del mondo) in carica, nel frattempo invitava i suoi uomini alla massima prudenza: “Mi ricordo del quarto di finale in cui non riuscimmo a segnare. Passammo solo ai rigori, fu dura, come lo sarà adesso. Ma sono fiducioso”.

Il riferimento era alla precedente edizione della manifestazione, disputata in Austria e Svizzera, quando l'allora selezionatore Luis Aragonés aveva condotto le Furie Rosse al secondo successo continentale della loro storia (dopo quello del 1964). Vinsero con l'ormai celebre "tiqui-taca" e senza Raul, la stella del Real Madrid lasciata a casa nonostante le proteste generali. Il 22 giugno del 2008 soltanto la lotteria dei penalty decretò l'uscita dal torneo dell'Italia di Roberto Donadoni.

Se con la Croazia il bilancio è fatto di soli sei incontri disputati (ed una vittoria, nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, all'epoca dello Stato Indipendente di Croazia), i confronti tra gli azzurri e le altre due compagini nel corso della storia sono stati più numerosi. Il caso vuole che Irlanda e Spagna giocarono in amichevole contro gli uomini di Prandelli, a distanza di circa due mesi l'una dall'altra, tra giugno e agosto del 2011: la selezione guidata da Giovanni Trapattoni era riuscita a spuntarla per 2-0 (a Liegi, per effetto delle reti messe a segno da Andrews e Cox), mentre con gli iberici arrivò un'inaspettata vittoria (a Bari, col risultato di 2-1, i goals furono di Montolivo, Xabi Alonso e Aquilani).

Allo stadio "San Nicola" Antonio Cassano aveva indossato, di fronte ai suoi concittadini, la fascia di capitano: la coppia offensiva composta dal talento di Bari Vecchia e Giuseppe Rossi costituiva il fiore all'occhiello della "nuova" nazionale, nata dalle ceneri degli insuccessi degli ultimi anni. Prima di quella gara Prandelli era stato chiaro sulle sue intenzioni: "Chiederò di recuperare palla nella loro metà campo. Attaccarli e giocare il pallone come fanno loro".
Il commento, pieno di soddisfazione, col quale aveva poi archiviato il successo conseguito dai suoi ragazzi rappresentava la sintesi del processo di maturazione del gruppo, giunto ormai al capolinea: "Cresciamo gara dopo gara anche a livello di personalità e coraggio". Col sorriso sulle labbra, aggiunse: "Forse in alcuni frangenti abbiamo pure esagerato".

Esattamente dieci mesi dopo (era il 10 agosto 2011) Italia e Spagna si ritrovano una di fronte all'altra. Da allora ad oggi le novità non sono mancate: gli infortuni (più o meno gravi) occorsi a Giuseppe Rossi e Barzagli, il graduale recupero di Cassano dopo i noti problemi legati al cuore, le rare amichevoli disputate negli ultimi mesi (due sole gare da metà novembre in avanti, contro Stati Uniti e Russia), lo sviluppo delle inchieste sullo scandalo delle scommesse legate al calcio che hanno varcato la soglia di Coverciano... Molto, se non tutto, è sembrato giocare a sfavore della nazionale azzurra.

Proprio nei momenti successivi la gara di Bari Giorgio Chiellini, uno degli uomini simbolo della squadra azzurra, aveva dichiarato: "Ora all'Europeo aspettiamo la Spagna in finale".
A conti fatti la “Roja” sarà la prima avversaria del torneo. Dal fischio d'inizio dell'incontro in poi, sino alla finale di Kiev, la strada sarà lunghissima.
Ammesso, e sperando, che l'Italia riesca a compierla sino alla fine.

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sabato 22 gennaio 2011

Juve-Samp come inizio di una settimana importante


Dopo la sconfitta subita a Bari nella prima giornata di questo campionato, la partita contro la Sampdoria disputata a Torino lo scorso 12 settembre 2010 sembrava potesse rappresentare per la Juventus quella dell’immediato riscatto.
Ai blucerchiati mancava Pazzini, al posto del quale giocò Pozzi. In quel pomeriggio non si notò alcuna differenza tra i due, se non nelle vocali e nelle consonanti che distinguono i rispettivi cognomi: aiutato da Cassano (a sua volta facilitato dalla marcatura troppo allegra di Motta…), l’attaccante ex Empoli aprì e chiuse un incontro che terminò con il risultato di 3-3.

Del Neri apprezzò l’atteggiamento positivo dei sostenitori bianconeri, rimasti delusi dal pareggio finale ma non per questo avari di applausi verso una formazione evidentemente in difficoltà e ancora da plasmare. Lo disse chiaro e tondo Marotta a fine incontro: "L’obiettivo dichiarato è la Champions League, i tifosi non vanno presi in giro. E’ giusto non perdere di vista il valore di avversari come Inter, Milan e Roma. Noi non abbiamo grandi campioni, qui ci sono ottimi giocatori che hanno bisogno di tempo per diventare una squadra vera. Non esiste la bacchetta magica, e contro la Sampdoria sei su undici erano nuovi rispetto alla scorsa stagione". Le dichiarazioni del tecnico di Aquileia furono sulla stessa lunghezza d’onda: "Anche con la Samp (la stagione precedente, ndr), all’inizio, avevo preso delle belle imbarcate. Poi, le cose sono migliorate col tempo".

Sergio Gasparin, direttore generale della squadra ligure, di Cassano disse tutto il bene possibile: "Il processo di maturazione di Antonio si è completato con la sua crescita come persona". Visti gli eventi posteriori ed il successivo trasferimento del giocatore al Milan, evidentemente mancava ancora qualche piccolo passo da compiere… I blucerchiati, ora, se lo troveranno di fronte la prossima settimana nei quarti di finale della coppa Italia, proprio allo stadio "Luigi Ferraris". Per l’addio di Gasparin da Genova bisognò attendere il 21 dicembre 2010, allorquando una nota della stessa società sul proprio sito annunciò l’accordo per la risoluzione contrattuale con il dirigente. Con tanti ringraziamenti.

Alla conclusione della seconda giornata in testa alla classifica c’era il Chievo, solitario, con sei punti. Il Milan aveva preso due ceffoni a Cesena (Bogdani e Giaccherini), Allegri non aveva ancora iniettato nella formazione titolare una buona dose di mediani per reggere il peso offensivo dei suoi attaccanti e Ibrahimovic, all’esordio, aveva deluso. Berlusconi se la prese con la terna arbitrale, scherzando sulla loro "provenienza": "Il problema è che spesso il Milan si imbatte in arbitri di sinistra".

Rovesciando il calendario per arrivare al giorno d’oggi, Federico Macheda ha preso il posto che fu di Cassano accanto a Giampaolo Pazzini. Insieme guideranno l’assalto ad una Vecchia Signora che non può permettersi di commettere altri passi falsi per non perdere ulteriore terreno nei confronti delle primissime della classe. Sampdoria domani pomeriggio, Roma giovedì prossimo in coppa Italia e Udinese nel posticipo serale di domenica 30 gennaio: tre gare importantissime concentrate in una settimana, nella quale la Juventus si giocherà il proprio futuro nella stagione in corso attraverso le due competizioni che le sono rimaste da disputare dopo l’uscita dall’Europa League.
Senza dimenticare che anche la prossima, quella che la vedrà protagonista nel suo nuovo stadio, dipenderà in parte da quanto di buono Madama riuscirà a fare in questa, senza trascurare quanto accadrà nelle ultime giornate della sessione invernale di calciomercato che si concluderà il 31 gennaio. Dopo ci sarà soltanto tempo per lavorare. Nella speranza di non dover rimpiangere qualche operazione non andata a buon fine.
Il tempo non manca: lo si usi a dovere.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com


domenica 12 settembre 2010

Sei goals per un punto

Nonostante il calo degli abbonamenti, lo stadio Olimpico si riempie in occasione della gara con la Sampdoria. E’ l’esordio a Torino della Juventus in questo campionato, c’è curiosità per vederla dal vivo e voglia di conoscere i nuovi arrivati. Tra loro manca Aquilani, in panchina.

Del Neri ripropone esattamente l’undici iniziale della sconfitta di Bari. Di Carlo è costretto a rinunciare a Pazzini e Guberti, ma preferisce non cambiare il modulo utilizzato nelle sue prime gare a Genova: 4-3-1-2, con Koman dietro le due punte Pozzi e Cassano. Proprio il barese si sistema largo sulla sinistra, guidando, da quella posizione, tutte le manovre blucerchiate.

La Juventus è lenta, macchinosa; la Sampdoria pungente. Proprio sui piedi di Cassano capita la prima vera occasione della gara: cross di Semioli, appoggio di Dessena, l’attaccante “schiaccia” la palla d’esterno senza creare pericoli. Del Piero risponde poco dopo, dribblando avversari e ignorando Quagliarella, libero, per concludere la propria azione con un tiro fuori porta.

Ma è la Sampdoria ad essere più pericolosa, grazie alle invenzioni del barese e ad un’ingenuità di Felipe Melo, che scivola a centrocampo, perdendo palla, e lasciando lo spazio a Palombo per lanciare Pozzi in profondità: fermato da Storari quando ormai erano uno di fronte all’altro. Situazione simile e identico risultato, con Cassano protagonista, qualche minuto dopo.

Krasic è isolato sulla destra (tranne qualche minuto in cui ha fatto inversione di fascia con Pepe), Marchisio è avulso dal gioco. Il centrocampo bianconero, nonostante la superiorità numerica e il disagio di Koman nel ricoprire il ruolo di Guberti, soffre. Appare naturale l’arrivo del primo goal della Sampdoria, con il solito Cassano a smistare dalla fascia sinistra al centro, dove Pozzi tira a botta sicura: 1-0.
I fantasmi del recente passato, primi avversari della nuova Juventus di Del Neri, sembrano tornare. E’ Marchisio, dopo aver ricevuto un assist di testa di Krasic, ad allontanarli: botta (rabbiosa) di destro, e pareggio.

Chi era rimasto alla periferia della partita, ora entra in gioco: a inizio ripresa, su cross dello stesso serbo, segna Pepe (azione confusa sulla linea di porta) dopo un “quasi” autogoal di Gastaldello. Cresce la Juventus, grazie anche alle incursioni di Krasic. Ma è Cassano, sempre lui, a dettare, questa volta, un passaggio di ritorno a Palombo: tiro ad occhi chiusi e 2-2. Dopo aver rimontato e superato la Sampdoria, ora sono i bianconeri a farsi raggiungere.

Inizia la girandola delle sostituzioni, e visto che le fasce difensive della Juventus sono il suo punto debole, mentre Cassano continua a maramaldeggiare dalle parti di Motta, Di Carlo inserisce Marilungo, che fa altrettanto con De Ceglie sull’altro lato. Accerchiati, i bianconeri si ritraggono. Giusto il tempo di segnare con Quagliarella (ribattuta sotto porta su palo di Pepe), che Pozzi - ancora lui - infila di testa il 3-3 finale. Poi, solo un tentativo, verso il termine della gara, di Iaquinta (subentrato a Krasic), sventato da Curci.

Esattamente ventotto anni fa, il 12 settembre 1982, la Juventus perdeva per l’ultima volta la partita di apertura del campionato, prima della recente sconfitta di Bari. Capitò proprio contro la Sampdoria, a Genova, dove la rete segnata da Mauro Ferroni regalò l’1-0 ai blucerchiati. Si trattò dell’unica marcatura di tutta la carriera del difensore in serie A. Quella gara bagnò l’esordio in Italia Michel Platini.
Undici anni dopo, nello stesso giorno, toccò a Del Piero, a Torino, contro il Foggia.

Questo 12 settembre, molto probabilmente, non passerà alla storia. C’è stato l’esordio in bianconero di Aquilani, talmente breve da ricordarne soltanto il numero di maglia. Quattro goals subiti nelle prime due partite di campionato, un punto su sei disponibili. Si ricominciava da zero, sotto tutti i punti di vista. Un pareggio ha spostato di poco la valutazione di questa squadra: tanto era un cantiere prima, in fase di calciomercato estivo, quanto lo è adesso, che il campionato è ormai iniziato.

Si giocherà nuovamente giovedì sera, in Europa League, sempre all’Olimpico, contro il Lech Poznan. Per poi andare a Udine domenica prossima. Ci sarà da soffrire: questa squadra ancora non ha un’identità, e non offre garanzie. In campionato qualche risultato imprevisto simile a quelli degli anticipi di ieri sera del Milan e della Roma potrebbero permetterle di rimanere agganciata al treno delle prime. Ma si tratta di casualità: poi inizieranno a vincere.
Sarebbe l’ora che iniziasse a farlo anche la Juventus.

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sabato 7 agosto 2010

Lo strano caso del signor Amauri


Ed eccolo lì: Amauri Carvalho de Oliveira, professione attaccante, cittadino italiano a partire dallo scorso marzo, convocato da Cesare Prandelli per l’impegno amichevole della (nuova) nazionale di martedì prossimo a Londra contro la Costa d’Avorio.
Completerà il reparto offensivo, in compagnia dei vari Borriello, Giuseppe Rossi, Quagliarella e - finalmente, per il "popolo" che lo richiedeva da tempo a gran voce - Cassano e Balotelli.

La lista non è stata stilata da Marcello Lippi. A scorrerla, però, non sembrerebbe così: sei giocatori della Juventus (tanto per ricordare: manca "almeno" un Buffon, ad integrare la truppa…) ed uno solo dell’Inter (che, oltretutto, sta per trasferirsi in un’altra società). Va detto, a onor del vero, che si tratta di una semplice amichevole prima degli impegni ufficiali (qualificazione agli Europei del 2012), e che Gilardino e Pazzini, il nuovo CT, li conosce benissimo.
All’inizio della scorsa stagione il ruolo di prima punta della nazionale era vacante: lo stesso Gilardino era partito al rallentatore, Pazzini non forniva le dovute garanzie, Toni stentava nel Bayern Monaco. Rimanevano in tre: Lippi, Amauri e i media italiani, in attesa di quella benedetta cittadinanza che non arrivava mai. C’era un mondiale da difendere con le unghie e con i denti, dopo Mauro German Camoranesi (lo volle Trapattoni) era arrivato il momento di un’altra eccezione alla "regola".

Poi… "In questo momento non mi sento in ballottaggio con Amauri perchè io sono italiano e lui è brasiliano. Devo confessare che questa situazione un po' mi dà fastidio. Capisco se uno è mezzo italiano e mezzo brasiliano, un conto è se non è proprio per niente italiano". Così Pazzini, lo scorso mese di novembre del 2009, diede il benvenuto alla possibile convocazione dell’attaccante della Juventus. Ringalluzzito dall’arrivo dei primi assist decisivi di Cassano, la sua stagione stava per cambiare decisamente volto. Era arrivato il momento di “parlare chiaro”, e di respingere altri pretendenti a quella maglia.

Divamparono le (ovvie) polemiche. Perchè "sì" a lui e "no" agli altri (Thiago Motta e Zarate)? Forse perché è juventino?
Rispose Giancarlo Abete, presidente della FIGC: "Oggi il parametro di riferimento è la cittadinanza. Un giocatore, se è cittadino italiano, ha tutto il diritto di essere convocato in Nazionale. C'è una politica della federazione che tende a non allargare oltre misura la presenza di giocatori non nati in Italia. Lo stesso CT Marcello Lippi ha detto più volte che si trattava di una situazione limitata a pochi calciatori. Non vogliamo perdere la nostra identità, ma non vogliamo nemmeno discriminare".

Se ieri il parametro di riferimento era la cittadinanza, oggi lo è la Germania ottima protagonista del mondiale sudafricano. Quella giovane, ma anche multietnica.
"Gli stranieri? Se hanno la cittadinanza italiana e giocano bene, non vedo perché non possano essere convocati in nazionale" (Cesare Prandelli, 1° luglio 2010).
Dichiarazioni rilasciate, ovviamente, con il benestare di Abete.
Tra Uruguay, Argentina e Brasile, sono una ventina (almeno) i giocatori cui si potrebbe attingere per rinforzare la nazionale azzurra laddove si dovesse ritenere necessario farlo.

Amauri, nel periodo in cui Pazzini rilasciò quelle dichiarazioni, smise di segnare. La Juventus di "giocare". Entrambi iniziarono a perdere: partite, convinzione, prestigio agli occhi del mondo intero.
Da possibile salvatore della patria ad emarginato di lusso. Giusto (per chi scrive) non renderlo partecipe della spedizione sudafricana agli ordini di Marcello Lippi.
Paradossale, adesso, leggere come venga considerata "normale", dai media, la sua convocazione: i due goals segnati in Irlanda allo Shamrock Rovers, la ritrovata brillantezza fisica e l’interesse manifestato da Mourinho ed il Real Madrid nei suoi confronti sono bastati a cancellare mesi di critiche feroci.

Ma ora potrebbe "servire" di nuovo: come "apertura" verso nuove convocazioni, sino al prossimo momento difficile, alla consacrazione di un altro attaccante, o magari fino ad una vittoria in una competizione importante di una nazionale diversa dalla Germania attuale (quindi, con tutti i giocatori originari di quel paese).
In quel caso passerebbe di moda l’idea di un gruppo di giocatori multietnico che si potrebbe tranquillamente integrare con chi è nato nella nostra penisola, si tornerebbe a difendere l’italianità nel senso più letterale (e stretto) della parola e tutti rinnegherebbero quanto detto nel passato. A Prandelli, ovviamente, verrebbe rinfacciato il suo aver militato, da calciatore, nella Vecchia Signora.

E se invece la nuova Italia dovesse rivelarsi vincente? Basterebbe contare i giocatori provenienti dalla Juventus. Anche se a qualcuno darebbe fastidio.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

lunedì 22 marzo 2010

Pioveva. Sul bagnato...

Pioveva, governo (calcistico) ladro.
Abbiamo perso (di nuovo), ma poteva andare peggio: solo nelle ultime partite, il Siena ce ne aveva fatti tre, il Fulham quattro.
All’inizio sembravamo una squadra di calcio. Dopo, siamo tornati la Juventus di Blanc.
C’era Pinsoglio che si sottoponeva ai tiri dei giocatori bianconeri in fase di riscaldamento nell’immediato pre-partita: bel portierino davvero. Naturalmente dovremo aspettare compia la maggiore età calcistica (31 anni) prima di vederlo in campo da titolare.
Mentre Cassano scoccava il tiro del goal, mi stava per partire uno sbadiglio: ma cosa voleva fare da quella distanza e con un “lancio” così?
Quando ho visto cosa ha combinato Chimenti (autore anche di belle prodezze), mi sono dovuto trattenere: stava per partire qualcos’altro...
Cannavaro sembrava un difensore; Poulsen il migliore in campo dei nostri; Zebina insultato dai sostenitori bianconeri per tutta la durata della partita; Marchisio un talento; Iaquinta un lottatore (stanco e fuori condizione); Diego un trottolino amoroso del pallone (che voglia di entrare in campo per toglierlo dai suoi piedi…).
Trovo ancora la forza di scherzare: è il segno della disperazione sportiva che ormai si è impossessata di me.
D’altronde: non dovevamo diventare simpatici e far sorridere?

Gustiamoci due video: quello con le dichiarazioni di Beha riportate dagli amici di GiùLeManiDallaJuve e gli spezzoni (oggi li chiamano “highlights”…) di Saragozza-Barcellona, incontro terminato 4-2 per i blaugrana.
Beh… Godetevi il secondo dei tre goals segnati da Lionel Messi…