domenica 7 novembre 2010

La stella di Boniek. A chi la diamo? (Vol. 2)


Vade retro, Zibì. Una sommossa popolare come nemmeno ai tempi di Stankovic dato per bianconero: decine di petizioni per impedire che una delle 50 stelle che "accenderanno" il nuovo stadio, dedicate ad altrettanti campioni della nostra storia, venga assegnata al polacco, colpevole di averci odiato troppo, da quel dì che se ne andò.
Chi al suo posto, però? Quale eroe dimenticato, più di tutti, merita quel posto d'onore?
Una discussione ancora più caotica e appassionata: ogni juventino ha il suo. E siccome noi Teamster siamo tanti, ci siamo prestati al giochino e, uno per uno, abbiamo acceso la nostra personale Stella, sperando di rappresentare tutte le opinioni. Diteci la vostra su Facebook!


Signor Presidente (Domenico Laudadio) - Signor Presidente, siamo qui a chiederLe una stella per 39 cittadini del cielo che furono vidimati dal sangue e dall'odio dei barbari e dalla vita per sempre sfrattati, laceri e in stracci in quella curva dell'Heysel. Le chiediamo dignitosamente un segno perenne a nome di chi si smarrì in quel viaggio, di chi li amò e non ebbe più lacrime per piangerli, e di chi non li ha mai dimenticati. Le sussurriamo dolcemente da uno a trentanove quei cari nomi... Presidente, in fondo Le chiediamo soltanto una piccola stella, per celebrarne ai posteri la memoria ed il vanto di onorarli nel nostro firmamento in bianco e nero come l'astro più intenso.

A tutti gli altri, per farli sentire qualcuno (Trillo) - Come un monumento al Milite Ignoto, troverei giusto lasciare lo spazio di una stella per loro, gli avversari. Tutti. Italiani, stranieri, dai più titolati ai più modesti, sarebbe bello che ci fosse uno spazietto anche per loro. Perché sarebbe giusto, in fondo, rendere l'onore delle armi a chi, perdendo, ti ha reso grande per sempre. Una stella senza nome, di tutti e di nessuno. Perché noi siamo la Juve, ma non sarebbe giusto farlo pesare a chi non lo è. Alla faccia di chi ci trova antipatici, uno spazio permanente dentro la nostra Casa. Perché possano sentirsi qualcuno.

A chi la stella ce l’ha fatta vincere (Thomas Bertacchini) - Vogliamo dare un’occhiata alla nostra storia? Allora potremmo dare il giusto premio a William “Liam” Brady: due anni alla Juventus (dal 1980 al 1982), conditi da due scudetti consecutivi.
I tifosi si innamorarono prima delle giocate del suo piede sinistro, per poi scoprire - poco alla volta - le qualità di un uomo vero. Non si tirò indietro il 16 maggio del 1982, a Catanzaro, quando si trattò di tirare il rigore decisivo non soltanto di una singola partita, ma di un campionato intero. Conoscendo già il suo destino: se ne sarebbe dovuto andare via da Torino. C’erano due giocatori ai quali avrebbe dovuto fare spazio: Platini e Boniek. Appunto. Quel goal dal dischetto fruttò il ventesimo titolo alla Vecchia Signora. E la seconda stella. Giusto per rimanere in tema.

La stella cometa (Riccardo Gambelli) - Io scelgo Andrea Fortunato, la stella cometa, il campione che volava sulla fascia sinistra, con l'orgoglio di essere arrivato ad indossare la casacca bianconera, quella che sognava da bambino. Scelgo lui per i suoi occhi malinconici che leggevano il suo tragico futuro, scelgo lui per il coraggio che ha dimostrato nel combattere una malattia terribile dal nome "leucemia", scelgo lui perché è sempre nei miei ricordi, scelgo lui perché ci ha lasciati troppo presto, scatenando in tutti noi quei terribili sentimenti contrastanti: dolore immenso e rabbia, che portano a chiedersi perché debba morire un ragazzo così giovane.
Scelgo lui per tutto questo e non mi preoccuperò se la sua stella non verrà posta nel nuovo stadio, perché mi basterà alzare gli occhi verso il cielo per poterla scorgere: è lassù e brilla sempre.

L'idolo dei mala tempora (Claudio Amigoni) - Arrivò dal Bayern con le credenziali di uno fra i migliori interpreti del ruolo a livello planetario. Le battaglie nel nostro campionato lo forgiarono ulteriormente, facendolo diventare quel guerriero duro che incuteva timore agli avversari con la sua sola presenza e il suo sguardo truce. Vinse uno scudetto non recitando la parte da attore protagonista, panni indossati in altre stagioni più sfortunate alla Juve, soprattutto in quella che portò il club alla conquista di una delle tre Coppe UEFA che ne impreziosiscono la bacheca. Campione del Mondo nel '90, con la sua Nationalmannschaft strozzò in gola agli italiani l'urlo delle Notti Magiche. Jürgen Kohler fu un trascinatore. Tante stelle a chi ci ha fatto vincere, insomma, ma una stella anche a chi ha contribuito a mantenere dignità e reputazione quando la Juve perdeva. Quasi da solo.

La stella del Coraggio (Angelo Ribelle) - Incredibile la dimenticanza di uno juventinovero come Tino Castano, che della Juventus è stato forse uno degli emblemi più compiuti: antidivo per antonomasia, campione per bravura, correttezza abbinata alla necessaria 'cattiveria', all'intelligenza, ad uno stile e un modo di essere, dentro e fuori dal campo, tipicamente juventini, di quella Juve della prima Stella in cui entrò giovanissimo a soli 19 anni. Ma non solo: campione anche per il grandissimo coraggio e la voglia di non arrendersi mai, neanche alla malasorte: a 22 anni la sua carriera era data praticamente per finita a causa delle sue ginocchia di vetro, plurioperate e rimesse insieme per puro miracolo: e divenne il centromediano con i bulloni. Niente lo fermò: c'era lui in quella difesa che supportava l'attacco del trio Boniperti-Charles-Sivori, e c'era ancora lui, un decennio più tardi, nella Juve operaia di Heriberto, lui, l'impeccabile capitan Tino, con il suo senso tattico unito all'agonismo e ad una volontà tanto ferrea da sconfinare nello stoicismo, a serrare i denti in coppia con Berceroccia, Giancarlo Bercellino, un altro dimenticato illustre: Tino la mente, Berceroccia la forza pura. Due juventini doc, due stelle che brillano di luce propria, a dispetto della labilità della memoria umana.

Tedesco? Forse (Nino Ori) - Arrivò alla Juve da Bologna nel '68. Haller, il tedesco meno teutonico della storia, non era più un giovincello (29 anni) e il fisico un po' rotondetto denunciava una certa tendenza ad eccedere nei piaceri della vita (buona cucina, alcool, fumo, donne). L'intelligenza, la visione di gioco e il tocco di palla erano però quelli di un fuoriclasse assoluto, di una stella di primaria grandezza. Si mise al servizio della squadra, facendo da chioccia alla nidiata di giovani campioni portati alla corte della Signora dalla gestione Boniperti-Allodi. E accettò con grande disponibilità, dopo la malattia di Bettega nel '71/'72, di improvvisarsi spesso seconda punta atipica, dietro ad Anastasi e davanti al barone Causio, suo allievo prediletto. Un pezzo importante di quello scudetto (il 14°) lo dobbiamo a lui. Riservare una stella a chi ha contribuito sul campo alla crescita umana, tecnica e tattica di tante nostre stelle è doveroso.

Al sogno di giocare nella Juve (Patrizia Gai) - Riccardo e Alessio, che in un pomeriggio come tanti altri, a Vinovo, hanno perso la possibilità di continuare a sognare, di rincorrere quel pallone oggetto di speranze di tanti giovani, a causa di un destino perverso e crudele. Un tiro impreciso, un pallone che rotola nel punto sbagliato, il buio, la terra scivolosa e l'acqua gelida. Quel pallone, che appariva loro come un futuro brillante e felice, li ha uniti in un tragico epilogo.
La Stella deve avere i loro nomi: perchè lo sport non è solo sudore, muscoli e competitività, è soprattutto onestà, correttezza, rispetto e voglia di migliorare e di migliorarsi.

Il nostro Forrest Gump (inunmondoche) - Trovo sinceramente un po' cobolliana l'esclusione dal firmamento juventino di quei giocatori che hanno lasciato la Juve nel 2006, e tanto più nel caso di Gianluca Zambrotta che, è bene ricordarlo, fu ceduto per comprensibilissime ragioni economiche, senza che mai gli venisse proposto di restare. Vero: disse una frase un po' infelice su Calciopoli, ma con i vari Tardelli e Boniek sarebbe stato tutto sommato in buona compagnia. L'operazione di riscrittura della storia tra fedelissimi e infami non può funzionare con quello che, vestendo la nostra maglia, è stato per 5 anni il miglior terzino sinistro del pianeta, un professionista esemplare, una colonna della Juve vincente, il nostro più grande orgoglio in Nazionale, dove per 3 competizioni consecutive è stato tra i migliori Azzurri, laureandosi infine Campione del Mondo. Quando lo acquistò, Moggi disse che lui "non comprava i nomi, ma i giocatori". Zambrotta lo ripagò e fu suo speciale orgoglio; in quelle dannate intercettazioni lo sentiamo gongolare con Lippi, che lo indica come il più forte degli Azzurri, rispondendo:"e sta solo al 40% !". Carattere schivo, assai poco loquace, Zambrotta non fu, come tanti nella Juve, un giocatore normale che, inserito nella nostra fabbrica, diventò molto forte. Zambrotta fu un normale che diventò campionissimo, un protagonista assoluto della nostra Storia. Un po' come Forrest Gump. Certo, ha detto qualcosa di stupido, ma "stupido è chi lo stupido fa". E lui con noi ha fatto solo cose intelligenti.

Articolo pubblicato su

Ps: qui potete trovare la prima parte

5 commenti:

JUVE 90 ha detto...

Ottima idea la tua Thomas :) Però anch'io la darei in memoria dei 39 del'heysel

Cronache bianconere ha detto...

Dovessi fare un nome soltanto, direi Andrea Fortunato.

Brady, però, è uno di quei calciatori che lo meriterebbe maggiormente: ha dimostrato di avere lo stile-Juve che si chiede ad un professionista che indossa la nostra maglia.

E la stella verrà data a Boniek...

Un abbraccio e grazie!

Anonimo ha detto...

Ci sono diversi giocatori che la meriterebbero, tutti quelli citati e forse anche altri.
Mi piace anche l'idea sia di Fortunato che quella di Alessio e Riccardo però sono i 39 dell'Heysel che avrebbero il mio voto.
Non solo, penso che la juve dovrebbe dare lo stellone a nome di tutti e 39, ma poi dovrebbe dedicare 39 piccole stelle platinum tutte intorno allo stellone, ognuna con un nome delle 39 vittime.

Roberta

IoJuventino ha detto...

No a Zambrotta. Sì a Riccardo e Alessio. Assolutamente sì ai 39 morti.

Mi piacerebbe però la stella "avversari": un gesto sublime.

Cronache bianconere ha detto...

Mi piacciono le vostre idee.
Ho aderito volentieri a questa piccola iniziativa perchè spinto dalla speranza che su Boniek si possa fare qualcosa di concreto per non dargliela.
Assurdo, veramente assurdo...