venerdì 20 maggio 2011

José Altafini "core 'ngrato" e la vittoria scudetto sul Napoli



Quando sono entrato in campo, mi hanno fischiato. Li ho puniti”. Era il 6 aprile 1975 quando José Altafini, attaccante della Juventus di origini brasiliane poi naturalizzato italiano, realizzò il goal decisivo a pochi minuti dalla conclusione della partita tra la Vecchia Signora e il Napoli, sua ex squadra di appartenenza, incontro valevole per la decima giornata del girone di ritorno del campionato di serie A. Intervistato alla fine della gara, così rispose davanti ai taccuini dei giornalisti presenti allo stadio “Comunale” di Torino in merito alla contestazione subita dai numerosi sostenitori partenopei accorsi in massa nel capoluogo piemontese per assistere all'evento.

Il Napoli di Luis Vinicio, che aveva perso il precedente incontro disputato con i bianconeri al “San Paolo” il 15 dicembre 1974 per 6-2, arrivò sotto la Mole con la speranza di prendersi una rivincita proprio nel momento decisivo della stagione. Il clima dei giorni precedenti la sfida era stato carico di tensioni e di aspettative, come si poteva facilmente intuire da quanto affermato in quegli istanti da Carlo Parola, il tecnico di Madama: “La Juventus è abituata a giocare per vincere. Ogni domenica scende in campo con questo obiettivo. Da sei mesi è in testa alla classifica, è la squadra guida. Non dimentichiamo che i due punti di vantaggio li abbiamo noi sul Napoli”.

L’allenatore dei padroni di casa decise di tenere fuori dall’undici titolare Spinosi per inserire Cuccureddu, proponendo in questo modo una formazione con due laterali difensivi (lo stesso terzino e Gentile) abili all’occorrenza a proporsi in efficaci sortite offensive, fermo restando il loro compito di sorvegliare Braglia e Massa. A Francesco Morini venne affidato l’onere di seguire Clerici, la punta degli ospiti che aveva realizzato le loro uniche due reti nella gara disputata a Napoli. Gaetano Scirea era l’ultimo baluardo bianconero di fronte a Dino Zoff.

L’avvio della Juventus fu spumeggiante: Furino, nonostante dovesse tallonare Juliano nella zona nevralgica del campo, riuscì a non far mancare il suo solito apporto di corsa e sostanza ai compagni di reparto, mentre la lucida regia di Capello guidava le azioni dei bianconeri. Al 19’ arrivò, come naturale conseguenza di quanto stava accadendo in quei primi minuti sul rettangolo di gioco, la rete del vantaggio per i padroni di casa: Damiani rubò a Pogliana un pallone sulla fascia per poi consegnarlo a Causio, il quale entrò nell’area di rigore avversaria e fece partire un tiro violentissimo che si insaccò all’incrocio dei pali alla sinistra di Carmignani.

Per tutto l’arco del primo tempo Zoff rimase inoperoso, mentre sul versante juventino Bettega (che ancora risentiva dei postumi di uno scontro subito in una recente gara della nazionale azzurra) e Anastasi non stavano vivendo una delle loro migliori giornate. Alla ripresa delle ostilità, invece, il portiere bianconero venne chiamato a fare gli straordinari, dato che il Napoli rientrò dagli spogliatoi trasformato, tanto da imporre alla Juventus un ritmo di gioco così elevato da costringerla ad assumere un atteggiamento difensivo.

Mentre la linea mediana bianconera iniziava a mostrare chiari segnali di sofferenza, salirono sugli scudi i dirimpettai napoletani, guidati da uno straordinario Juliano. Trascorsi due minuti lo stesso centrocampista lanciò sul lato sinistro Massa, che si incuneò nella difesa juventina scavalcando con un pallonetto Zoff in uscita, con la sfera che terminò sul fondo, non lontano dalla porta rimasta sguarnita. Nell'azione immediatamente successiva, a seguito di un’iniziativa nata da una combinazione tra Clerici e Braglia i due si trovarono nuovamente uno di fronte all’altro, con l’ala destra che si vide ribattere la sua conclusione dal numero uno bianconero. Un timido tentativo di Anastasi precedette una bellissima punizione calciata da Capello (per un fallo subito da Bettega): il pallone colpì la traversa, per poi venire allontanato definitivamente fuori area da Burgnich.

Da un goal mancato ad uno subito: al 14’ Massa tagliò in due la difesa bianconera evitando un nugolo di avversari e servì al centro Clerici che – allargando le gambe – fece arrivare l’assist a Juliano, il quale di esterno destro trafisse Zoff. Una Juventus stanca per una stagione tirata tanto in campo nazionale quanto in quello internazionale (tre giorni dopo avrebbe dovuto disputare l’andata delle semifinali della coppa UEFA contro gli olandesi del Twente) provò a reagire con rabbia alla rete realizzata dagli ospiti, senza però risultare incisiva.
Trascorsi pochi minuti gli uomini di Vinicio ripresero infatti il controllo del gioco.

Giampiero Boniperti, il presidente bianconero famoso (anche) per avere l'abitudine di abbandonare la tribuna in larghissimo anticipo rispetto alla conclusione degli incontri, decise di rimanere seduto nella sua postazione sino al termine dei novanta minuti di gioco. Era già accaduto una volta, il 20 maggio 1973, allo stadio “Olimpico” di Roma, quando una rete realizzata da Cuccureddu contro i giallorossi a soli tre minuti dal fischio finale dell’arbitro aveva consegnato il quindicesimo scudetto alla Vecchia Signora. A distanza di due anni, a Torino, si ripetè un episodio simile. Giunti al 30’ della ripresa Parola decise di far entrare in campo Altafini al posto di Damiani, irrobustendo così il reparto offensivo di Madama. Al 43’ un calcio d’angolo battuto da Causio portò il pallone sui piedi di Cuccureddu, dopo un’uscita a vuoto di Carmignani e l’allontanamento della sfera da parte di alcuni compagni appostati a protezione della porta: il tiro del difensore sardo terminò prima sul palo, per poi dirigersi verso lo stesso Altafini, abile a deviarlo in rete.

Grazie a quel goal la Juventus vinse l’incontro e si portò a quattro punti di vantaggio in classifica sul Napoli, un margine che sarebbe riuscita a gestire sino alla conclusione del torneo e che le avrebbe consentito di aggiudicarsi il sedicesimo tricolore della sua storia.
Una curiosità: la settimana precedente quella partita Madama aveva perso il derby contro il Torino a due minuti dalla fine (30 marzo 1975, 2-3) per colpa di una rete segnata da Zaccarelli dopo una ribattuta del palo su tiro scagliato da Graziani. Una sconfitta subita a causa di una marcatura simile a quella messa a segno da Altafini contro il Napoli.
Nei giorni immediatamente successivi alla partita vinta dai bianconeri comparve su un cancello di accesso del “San Paolo” la scritta “José core ‘ngrato”.
In una delle numerose interviste rilasciate nei momenti successivi alla sfida, l'attaccante dichiarò: "Con II Napoli non ho avuto nemmeno il tempo di scaldarmi, ma non era un problema grazie al clima primaverile. In tutto ho toccato cinque palloni: due li ho persi, due li ho passati e uno l'ho depositato in rete".
L'ultimo era stato sicuramente il più importante di tutti.


Articolo pubblicato su


4 commenti:

JUVE 90 ha detto...

grandissimi i tuoi articoli storici Thomas

Cronache bianconere ha detto...

Grazie di cuore, Sante ;-)

Questa settimana ti lascerò lavorare in pace, il prossimo week end mi farò sentire al telefono

Un abbraccio

Giuliano ha detto...

"Cor ingrato" è un'aria dal Rinaldo di Haendel, andato in scena a Londra nel 1711.
Se capitasse, l'esecuzione di Marilyn Horne è da non perdere.
:-)

Cronache bianconere ha detto...

Ho seguito il consiglio (http://www.youtube.com/watch?v=uX27miahteI): bellissima...
:-)

Un abbraccio (e grazie!)