giovedì 3 dicembre 2009

Due partite per il presente e per il futuro


Con la notizia della vittoria (scontata, quasi all’unanimità) del Pallone d’Oro 2009 di Lionel Messi, ci si avvicina al nuovo week end calcistico. Nella classifica finale del prestigioso trofeo, ai primi 10 posti si sono piazzati 6 giocatori che militano attualmente nella Liga spagnola, 3 nella Premier League inglese, 1 soltanto (Eto’o, Inter) nella serie A italiana. Se la vittoria dell’argentino era ampiamente prevista, la lettura dell’abbinamento giocatori/campionati dà un ulteriore idea della strada che il calcio nostrano deve ancora percorrere per tornare ai vertici di quello europeo.
Mentre Lippi gioca a nascondino sul suo futuro, la Juventus è vicina al recupero di Trezeguet per la partitissima di sabato con l’Inter. Quella che doveva essere una lesione al muscolo del polpaccio sinistro che lo avrebbe tenuto lontano dai campi almeno per 30 giorni (diagnosi e prognosi volutamente pessimistiche?), si è rivelato, invece, un semplice risentimento. Di questi tempi, meglio prendere tutto quello di buono che arriva senza farsi troppe domande.
Prima della partita contro i nerazzurri la Juventus saprà se il Milan sarà riuscito a completare l’opera iniziata a Catania nel posticipo della scorsa giornata, aggiungendo altri tre punti a quel “+1” che ora lo divide dai bianconeri, con una vittoria sulla “spenta” Sampdoria degli ultimi tempi (addio anche alla coppa Italia, oltre agli sfottò dei genoani in televisione – su “ContoTv” - per il derby appena perso).
Poco importa: in ballo, nell’arco di pochi giorni (sino a martedì), c’è una stagione intera. Nella prima delle due gare che potrebbero decidere l’annata bianconera (e siamo a inizio dicembre… ), Ferrara sembra voler tornare sui suoi passi: ecco, nuovamente, il “rombo” a centrocampo. Nel momento più delicato, il tecnico rispolvera l’idea iniziale, quelle estiva. Non aveva mai detto di averla completamente abbandonata: ora, si sente in grado di riproporla.
Se Felipe Melo sarà della partita, la squadra – a grandi linee – dovrebbe essere quella disegnata sui giornali durante i sogni sotto l’ombrellone. Quella mai vista in campo (infortuni con un turnover quasi perfetto), che dovrà dare una risposta: per il presente, ma anche – e soprattutto – per il futuro.
Che passa più dalla Champions League che non dal campionato: il traguardo degli ottavi garantirebbe un guadagno immediato notevole con la possibilità di aumentarlo in futuro; un’uscita, con relativa retrocessione all’Europa League, oltre al danno economico contribuirebbe a dare una spallata importante (decisiva?) al famoso progetto reclamizzato da mesi. In campionato, di contro, un eventuale successo con l’Inter darebbe una spinta notevole all’ambiente (tutto compreso): se non si vincesse a Bari il sabato successivo, si tornerebbe però a questo punto.
Quali che siano i risultati di questi incontri, la Juventus deve lavorare da subito per il futuro: in teoria la cosa dovrebbe già accadere. A gennaio si aprirà una “finestra” importante nella quale poter apporre le giuste correzioni a quello che, sino ad ora, negli ultimi tre anni, è stato il vero punto debole: la società.
Deschamps, Ranieri, Ferrara, Molinaro, Almiron, Tiago e chi più ne ha più ne metta: persone che sono finite (o che si trovano tutt’ora) al centro del mirino delle contestazioni, a cui sono state addebitate molte delle colpe di insuccessi parziali o totali. Ma tutto parte dall’alto: se le scelte sono giuste, prima o poi i risultati arrivano. A poco serve prendersela con chi è più in basso nella scala gerarchica, anche se - nella pratica - gli esecutori materiali dell’idea concepita in estate dalla dirigenza sono loro. Non serve soltanto stringere accordi commerciali importanti per avere bilanci sani (anche la Triade li aveva, la sentenza di un recente processo li ha pure “certificati”): ci vuole più competenza. Il Chievo, con quella, resiste in serie A con un esborso economico da far sorridere.
Con una lettera indirizzata alla curva che porta il nome dell’indimenticato marito, Mariella Scirea ha segnato il primo goal della Juventus per la partita di sabato: Gaetano incarnava, nel suo modo di essere, di comportarsi, lo stile-Juve. Non avrebbe mai approvato certi cori, così come forse, solo attraverso i suoi comportamenti da campione fuori del campo prima ancora di esserlo dentro, avrebbe fatto capire a molti professionisti attuali cosa vuol dire il rispetto per gli altri.
La Juve è un qualcosa di più di una squadra, non so dire cosa, ma sono orgoglioso di farne parte”. Questa è una della tante citazioni apparse nella giornata di mercoledì su Tuttosport (sia nel giornale cartaceo che sul sito) in un bellissimo articolo ad opera di Guido Vaciago. Questa frase, la disse proprio Scirea. Tra le tante, due colpiscono in modo particolare: “Non rinuncerei a uno scu­detto della Juve per il mondiale della Ferrari” (Gianni Agnelli) e “La Juventus è stata una delle ragioni della mia vita. Amo questa squadra, questa società e questi colori” (Roberto Bettega). Quando torneranno di moda a Torino frasi simili, lassù dove le idee diventano realtà, vorrà dire che la Vecchia Signora è veramente tornata. Sino a quando si parlerà solo di accordi commerciali, di consigli di amministrazione e di bilanci di una società per azioni, continueremo a salutare le vittorie alle varie competizioni al dicembre di ogni anno, in concomitanza con il brindisi natalizio.


Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

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