venerdì 18 febbraio 2011

Lecce-Juve '04: Del Piero decide, Zeman piange

Prima che venisse disputata la partita tra Lecce e Juventus allo stadio "Via del Mare" il 14 novembre 2004, Fabio Capello si dichiarò convinto che quella sarebbe stata una tappa importante per il prosieguo della stagione bianconera, dato che capitava proprio nel momento in cui il campionato cominciava ad entrare nel vivo. Ad attendere Madama c'erano i salentini guidati da Zdenek Zeman, avversario per antonomasia della società torinese dal lontano 1998, allorquando aveva denunciato pubblicamente un mondo del pallone che faceva eccessivo ricorso alle farmacie, citando gli juventini Alessandro Del Piero e Gianluca Vialli come esempi di calciatori che avevano aumentato in modo evidente le proprie masse muscolari nel corso della loro carriera, scatenando l’inevitabile vespaio di polemiche. "Io non ho mai parlato di doping", disse, "ma di abuso di farmaci. Non ce l'avevo e non ce l'ho con Del Piero, i giocatori sono le vittime di questo sistema: la colpa, semmai, è dei medici". E così, mentre Vialli aveva da tempo appeso le scarpe al chiodo, capitò proprio a Del Piero un’ulteriore occasione per prendersi una personale rivincita contro il tecnico boemo.
La dodicesima giornata del girone di andata mise quindi di fronte la classe unita alla concretezza dell'armata bianconera e la spavalderia del Lecce, caricato alla vigilia dell'incontro dalle parole del suo allenatore: "Giocheremo per vincere mantenendo il nostro equilibrio: se la mia squadra segna più gol di quanti ne subisce, significa che è equilibrata. E se vincessimo sempre 5-4, alla fine arriveremmo primi". Per aggiungere ulteriore sale alla partita che si sarebbe disputata di lì a poco, Zeman provò a punzecchiare anche lo stesso Capello ("Sarei curioso di vedere che cosa avrebbe fatto alla guida di una piccola squadra..."), ricevendo - in cambio - una secca risposta da parte del tecnico friulano ("Ormai ho superato l'età per fare quell'esperienza").

Il nubifragio abbattutosi su Lecce sin dal giorno precedente l'incontro (con una breve sosta nella mattinata di domenica) e durato per tutti i 90 minuti del match trasformò il terreno di gioco in un pantano. Contrariamente ai buoni propositi il tecnico dei padroni di casa adottò un atteggiamento prudente, aggiungendo alla linea mediana il laterale destro Cassetti, nell'evidente intenzione di bloccare le folate offensive del terzino sinistro bianconero Zambrotta e di contenere le avanzate di Olivera, per l'occasione sostituto dello squalificato Nedved. Con l’utilizzo di questo accorgimento tattico il 4-3-3 con il quale era solito schierare sul campo la sua formazione si trasformò ben presto in un classico 4-4-2. Sin dai primi minuti della gara Zlatan Ibrahimovic salì alle luci della ribalta per aver messo il proprio zampino in tutte le principali azioni della Juventus. Al 2' non riuscì a concretizzare una chiarissima occasione da rete nonostante si fosse venuto a trovare solo davanti a Sicignano, grazie ad un invitante pallone ricevuto da Emerson, svelto a battere a sorpresa una punizione a suo favore. Successivamente (al 14') si liberò con destrezza di Diamoutene per porgere un assist a Del Piero, posizionato all'interno dell'area di rigore leccese: il numero 10 bianconero fu bravo a controllare il pallone, ad evitare l’intervento di Stovini e a realizzare il goal dell’1-0. Dopo essere passata in vantaggio Madama dovette subire una delle pochissime sortite offensive del Lecce: al 20' Buffon respinse un colpo di testa di Bjelanovic nel corso di un’azione originata da un calcio d'angolo battuto da Ledesma. Thuram e Cannavaro strinsero allora le maglie della difesa nel tentativo di limitare i pericoli per il numero uno bianconero. Fu ancora Ibrahimovic, verso la conclusione della prima frazione di gioco, a divorarsi un’altra palla goal dopo aver raccolto una respinta di Sicignano su un tiro scoccato da Pessotto.
All’inizio della ripresa lo svedese, di testa, porse un pallone a Olivera, la cui conclusione venne neutralizzata dal portiere dei padroni di casa. Le manovre di entrambe le squadre si svilupparono prevalentemente nella zona centrale del campo, dato che ai lati l’alta concentrazione di pozzanghere impediva ai calciatori di muoversi liberamente con il pallone tra i piedi. Il solo Camoranesi, autore di giocate sopraffine, dimostrò di essere l’unico tra i presenti a non risentire eccessivamente delle difficili condizioni ambientali.
Guidata dalla sapiente regia di Emerson, cui Capello affiancò per l’occasione Appiah nel cuore della linea mediana juventina, Madama riuscì a bloccare i rifornimenti a Bjelanovic e Bojinov, il duo d’attacco dei giallorossi. Zeman non modificò né l’assetto né la formazione titolare per quasi tutta la durata della gara, mentre la Vecchia Signora dovette fare a meno di Del Piero (uscito al 14’ della ripresa per una fitta all’adduttore sinistro) sostituito da Kapo. Curiosamente l'infortunio occorso al fantasista accadde nello stesso minuto nel quale nella prima frazione di gioco aveva realizzato la sua rete. Blasi per Appiah e Tudor al posto di un ottimo Pessotto completarono i cambi a disposizione di Capello. Il tecnico boemo, dal canto suo, attese sino a pochi istanti prima della fine della partita per inserire Eremenko e Vucinic, autore quest’ultimo, al 44', di una pericolosa conclusione che Buffon fu bravissimo ad alzare sopra la traversa.

Terminato l’incontro sul risultato di 1-0, Del Piero non nascose la propria soddisfazione per la realizzazione della rete decisiva: “Io non sono il tipo che vive cercando le rivincite, ma quando capita me le prendo”. Zeman si lamentò per le condizioni del terreno di gioco (“Impossibile parlare di calcio quando si gioca su un campo in queste condizioni, più giusto parlare di lotteria. Non si doveva giocare e basta”), mentre Luciano Moggi – con un chiaro riferimento allo scudetto perso dai bianconeri sotto il diluvio di Perugia nel maggio del 2000 - approvò la scelta del direttore di gara: “La verità, evidentemente, è una sola: è giusto giocare soltanto se la Juve perde”.
Madama conquistò così altri tre punti: su trentasei disponibili sino a quel momento, ne aveva accumulati ben trentuno. Aveva ragione Capello: il campionato cominciava ad entrare nel vivo.
Ed era iniziata la rincorsa della Vecchia Signora verso lo scudetto numero ventotto.

Articolo pubblicato su

2 commenti:

IoJuventino ha detto...

E' stata una partita sotto inchiesta, ma il motivo non è mai stato svelato. O capito, almeno!

Cronache bianconere ha detto...

LECCE-JUVENTUS 0-1 (14 novembre 2004)
Arbitro: De Santis
La partita si gioca in condizioni estreme. Il campo è un pantano, la Juve trova il gol vittoria dopo un rimbalzo falso dovuto a una pozzanghera. Contestati anche un fuorigioco non segnalato di Ibrahimovic e uno dubbio, fischiato, a Bojinov: il guardalinee è Ceniccola".

Fonte?
La "Gazzetta dello Sport", ovviamente...
(http://www.gazzetta.it/Calcio
/Altro_Calcio/Primo_Piano/2006/05_Maggio
/15/19partite.shtml)

"Prima" e "durante" Calciopoli si è dimostrata attivissima, sulla materia.
"Dopo", un pò meno. L'argomento è stato puntualmente relegato a partire dalla pagina 14 in avanti in tutte le occasioni nelle quali ne ha parlato.
A volte descritta solo in piccoli trafiletti.

E poi dicono che noi juventini siamo rancorosi...

Un abbraccio!

Ps: ho dovuto "spezzare" il link dato che lo spazio commenti ne impediva la lettura totale