domenica 17 ottobre 2010

Metti una sera a cena

Dopo qualche mese di "latitanza", la colonia "nordica" dello Ju29ro Team è tornata a riunirsi per la consueta cena milanese.
E' stata l'occasione per festeggiare alcuni fra i nuovi, graditi, ingressi nel gruppo, ma anche l'opportunità di conoscere un personaggio che ha legato il suo nome ad uno dei periodi più luminosi della storia della Juventus: Stefano Tacconi.
Ho ammirato Stefano da calciatore, l'ho ringraziato per avermi rallegrato l'adolescenza con i tanti successi che quella Juve mi ha regalato, molti dei quali gli hanno visto recitare un ruolo da protagonista.
Stefano era il classico portiere dell'epoca: genuino, bizzarro e dalla lingua lunga; a volte fin troppo lunga...
Non conoscevo il Tacconi uomo, e confesso che dall'altra sera il mio prevenuto scetticismo, sentimento che di solito nutro nei confronti di un personaggio pubblico, si è trasformato in simpatia e stima.
Dico questo perché ho conosciuto vip o ex calciatori dal carattere maleducato e arrogante, altri che dietro una presunta timidezza celavano in realtà una fastidiosa forma di snobismo.
Tacconi invece è una persona divertente e ironica, profondamente legata agli anni passati in campo, anni di cui parla molto volentieri e non solo per una questione meramente anagrafica.
Sapeva che avrebbe preso parte ad una cena fra "gobbi" ed è stato il primo a presentarsi all'appuntamento.
Abbiamo condiviso un aperitivo nell'attesa dell'arrivo del "gruppone" e da quel momento si sono sprecati gli aneddoti...
Stefano usciva a fumare una sigaretta, ed inevitabilmente la cosa richiamava la famosa gag fra l'Avvocato Agnelli, Platini e Bonini: argomento, il fumo.
"Michel non comprava sigarette, fumava le mie. Non perché fosse tirchio, non comprava sigarette e basta. Poi, in una delle ultime trasferte europee fatte insieme, si è presentato con una stecca comprata al duty free. Gli ho detto: con tutte quelle che mi hai fumato in cinque anni pensi di cavartela con una stecca?".
A proposito di stecche, quelle alle dita infortunate nel vano tentativo di respingere la rovesciata di Pruzzo che impattò al 90' Juve-Roma del 1984 hanno lasciato ricordi permanenti e non entusiasmanti ai metacarpi di "Capitan Fracassa" (il soprannome che gli diede Caminiti), anche se il ricordo più triste della carriera rimane naturalmente l'Heysel, per lui doppiamente amaro: "Forse fu la miglior partita della mia carriera. Fu partita vera, ma è anche l'unica che per rispetto di quello che è successo non posso raccontare".
Il suo rapporto con Zenga: "Ci siamo sempre rispettati"; quello con il Trap: "Mi tenne fuori per tre mesi nella primavera dell'85 e io gli chiedevo: "Mister, cos' ho fatto?" E lui: "Tu lo sai". Per la verità non lo so ancora oggi...; e quello con l'Avvocato: "La prima volta che mi chiamò alle quattro del mattino pensai ad uno scherzo e lo mandai a quel paese...". Risate.
E poi: "A Natale del 1982 avevo già informazioni circa un mio prossimo passaggio alla Juve, ma uscì un'intervista a Zoff che dichiarava: 'Se vinco la Coppa dei Campioni gioco un altro anno'. Eh no, pensai, qui faccio un casino e, anche se è la Juve, io a fare panchina non ci vado. Mi chiamò Boniperti tutto preoccupato per dirmi di stare calmo e tranquillo..."
Capitolo Maifredi: "Non ci siamo "presi" sin dall'inizio, noi Nazionali venivamo dal Mondiale del '90 e io ero il capitano. A nome di tutti chiesi qualche giorno di ferie in più e Maifredi rispose che dovevamo presentarci in ritiro perché doveva spiegarci il suo calcio. Girava con lavagne sulle quali disegnava una marea di frecce... A Napoli, in Supercoppa, dopo il quinto gol subìto dissi a Diego (Maradona, ndr.): "Adesso basta...". Lui capì, se fossero andati avanti ne avremmo presi 20..."
A Maradona Tacconi è legato anche da quel gol "impossibile" che l'argentino segnò al San Paolo contro la Juve nel campionato '85-'86, un gol che negli anni i meno avvezzi alla materia calcistica hanno catalogato alla voce "compartecipazione di Tacconi".
In realtà, quella fu un'assoluta prodezza del "Diez", ma che la cosa pungoli ancora un tipo orgoglioso come Stefano è evidente, perché quando il titolare del ristorante si presenta come ex cuoco del "Pibe", il nostro ospite finge di rabbuiarsi e con un inequivocabile gesto della mano invita il ristoratore a lasciare la sala. Altre risate.
Immancabili foto di rito (Stefano, ancora in grandissima forma, si è volentieri prestato ad indossare la nostra felpa personalizzata) e poi i saluti al nostro portiere più vincente di sempre, almeno a livello di trofei internazionali.
A proposito di questa sequenza di successi, l'ex portierone ci ha regalato un altro saggio di ironia ricordando di quando, in seguito ad una sconfitta di una squadra italiana in una finale europea negli anni Novanta, gli venne posta una domanda retorica quanto, nel caso specifico, inadeguata: "Tacconi, perdere una finale è sempre un gran dispiacere, Lei ci può raccontare cosa si prova?".
Secca la risposta: "Veramente non lo so, perché io una finale non l'ho mai persa..."
E già, perché Stefano Tacconi è il portiere che ha vinto tutti i trofei euromondiali con la Juve, e ha un record di 5 finali vinte su 5 disputate (Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe, Coppa UEFA, Supercoppa Europea, Coppa Intercontinentale) e arriviamo a sei se contiamo la Coppa Italia del '90, all'epoca in cui solo noi tifosi bianconeri potevamo cantare: "Tutte le Coppe le abbiamo noi!"
Questo coro venne inaugurato dopo la levataccia più dolce che i tifosi juventini ricordino: Tokyo, 8 dicembre 1985, Juventus per la prima volta campione del Mondo.
E caro Stefano, grazie alle tue parate sui rigori di Batista e Pavoni, un bel pezzo di quella Coppa porta il tuo nome.

Articolo di Claudio Amigoni


3 commenti:

JUVE 90 ha detto...

Bellissimo e interessante articolo

JUVE 90 ha detto...

Certo è numeroso il gruppo di ju29ro :)

Cronache bianconere ha detto...

Girerò i complimenti all'autore
;-)

E' numeroso, e pure bello.
Mi sono divertito tantissimo :-)

Un abbraccio!