sabato 18 dicembre 2010

Quando dalla nebbia del Bentegodi spuntò Trezegol

Luigi Del Neri era infuriato, la sera del 19 gennaio 2003: il suo Chievo e la Juventus stavano disputando il match valido per la diciassettesima giornata di quella stagione immersi nella nebbia. Seduto sulla panchina continuava a ripetere: “Pazzesco, pazzesco”. Tanto dalle tribune dello stadio “Bentegodi” di Verona quanto dalla televisione non si vedeva praticamente nulla. A completare (e complicare) la situazione ci si misero anche i fumogeni accesi sugli spalti e lanciati a bordo campo. Nei primi 45 minuti di gioco il coro "Vergogna, vergogna" fece da colonna sonora all’incontro.
Dal grigiore generale sbucò fuori David Trezeguet: gli bastarono soltanto undici minuti per battere Lupatelli, dopo aver anticipato un gruppetto di giocatori formato da Montero, D'Anna e Moro che si erano avventati su un pallone rimasto vagante in area di rigore, a seguito di una punizione battuta da Del Piero e non trattenuta dal portiere clivense. La prodezza del francese rappresentò l'ennesima dimostrazione delle sue qualità da goleador: nel repertorio di un attaccante che "vedeva" la porta come lui, era compresa anche la capacità di segnare in situazioni di estrema difficoltà simili a quella incontrata a Verona.
Del Piero, direttamente da calcio di rigore assegnato per una trattenuta di Moro su Nedved, al 20’ portò il risultato sul 2-0 per i bianconeri.

Quando la prima frazione di gioco stava volgendo al termine, si alzò il vento che permise di spazzare via la nebbia ed i fumogeni che avevano avvolto sino ad allora lo stadio, ponendo fine a quel martirio. Nella ripresa le due squadre poterono giocare a viso scoperto: da una parte i padroni di casa, che prima di quell’incontro avevano fatto il pieno di autostima con una serie di quattro vittorie e due pareggi nelle ultime sei gare disputate; dall’altra i detentori dello scudetto, sfavoriti secondo i pareri degli esperti per il successo finale, che avrebbero lasciato il titolo di campione d’inverno al Milan del brasiliano Rivaldo, fresco campione del mondo nell’edizione disputata in Corea del Sud e in Giappone.
Marcello Lippi non si arrendeva all’ipotesi di lasciare via libera verso il tricolore ai rossoneri: “Siamo tutti vicini, la compagnia è buona. Lo svantaggio è così esiguo da essere irrilevante a questo punto della stagione. Noi ci crediamo e lotteremo gomito a gomito con le altre”. Con una geniale intuizione aveva “inventato” un nuovo ruolo per Gianluca Zambrotta: da centrocampista laterale destro a terzino sinistro. Il giocatore, dopo un primo periodo di apprendistato, rispose alla grande. Liberando, di fatto, lo spazio sulla linea mediana a Camoranesi, che quella sera andava ad aggiungersi ad un terzetto composto da Antonio Conte, Davids e Nedved.

Un altro il rigore per la Juventus, fischiato per un fallo di Lanna su Camoranesi, venne calciato da Del Piero sulla traversa. Due penalties, esattamente come era accaduto nell’incontro disputato a Verona dalle due formazioni nella stagione precedente (27 gennaio 2002). Il fantasista si rifece dopo pochi minuti, ispirando un contropiede che portò Trezeguet a fissare il risultato sul 3-0 per Madama. Del Neri si giocò tutti i cambi a sua disposizione quando ancora mancavano venti minuti alla conclusione della partita: il tempo necessario per assistere al goal di Cossato, che però si fece male e uscì dal campo, lasciando la sua squadra in dieci uomini. Per un breve lasso di tempo: Bierhoff perse le staffe, insultò l’arbitro Racalbuto e venne espulso ad un quarto d’ora dalla fine della gara.
Moro (ancora lui), l’esterno difensivo dei padroni di casa, entrò in contatto con Di Vaio (subentrato a Del Piero): rigore, il terzo della serata. Questa volta andò dal dischetto Trezeguet, che prima di calcare dovette assistere allo “sciopero” del portiere Lupatelli: applaudì l’arbitro per l’assegnazione del tiro dagli undici metri e si appoggiò al palo, lasciando – di fatto – lo specchio della porta totalmente libero al francese. A fine partita dichiarò: “Mi ero messo sul palo per un momento di relax: nel mio gesto non c' era polemica, stavo solo pensando a dove Trezeguet avrebbe potuto tirare”. Sta di fatto che i compagni e lo stesso arbitro dovettero intervenire per convincerlo a smetterla con quella sceneggiata. Che, ovviamente, non distrasse l’attaccante bianconero: goal, tripletta personale e partita chiusa sul 4-1.
Eroe della serata, Trezeguet dichiarò: “Ho un contratto che mi lega alla Juventus fino al 2005, che intendo rispettare. Non lascio la barca in questo momento, non vado da nessuna parte. I tifosi bianconeri possono stare tranquilli”. La “barca”, col senno di poi, non l’avrebbe lasciata per situazioni ancora più delicate.
La Juventus, dopo quella gara, continuò la corsa sul Milan, che raggiunse e superò, distanziandolo – a fine campionato – di ben undici punti. Per i bianconeri si trattò del ventisettesimo titolo vinto (su un totale di ventinove). Cinque giorni dopo la partita disputata allo stadio “Bentegodi”, Madama ed il suo popolo avrebbero salutato per l’ultima volta l’Avvocato Gianni Agnelli.

A Luigi Del Neri, al termine dell’incontro, chiesero un parere sulle condizioni climatiche nelle quali erano state costrette a giocare le formazioni: “Non tocca a me il compito di giudicare queste cose, c'è una persona preposta e se la partita è stata disputata vuol dire che secondo chi doveva decidere si poteva giocare. E poi non voglio trovare scuse alla nostra sconfitta”. Quella sera il tecnico si dimostrò un galantuomo.
A distanza di sette anni tornerà a Verona a braccetto di una Vecchia Signora.

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2 commenti:

Giuliano ha detto...

« Per i bianconeri si trattò del ventisettesimo titolo vinto (su un totale di ventinove). »

(copio e incollo ad uso di chi fosse passato via senza accorgersene)
:-)

Cronache bianconere ha detto...

Al solito non t'è sfuggita...
;-)

Un abbraccio!


Ps: pensata, voluta, scritta...