sabato 8 gennaio 2011

José Altafini e lo scudetto strappato dalle mani del Napoli

Al termine dell’incontro disputato allo stadio “San Paolo” di Napoli il 15 dicembre 1974 tra i padroni di casa e la Juventus, vinto poi dai bianconeri con il risultato tennistico di 6-2, José Altafini rilasciò questa dichiarazione: “Il primo goal l'ho segnato io. Il secondo è stato realizzato da Damiani su rigore, dopo che era stato commesso il fallo ai miei danni. Il terzo a Damiani l'ho offerto io. Il quarto, a Bettega l'ho offerto io. Il quinto a Causio l'ho offerto io ed il sesto è nato in seguito a una punizione per un fallo che era stato commesso ai miei danni. Che cosa potevo pretendere di più?”.
L’attaccante, di origini brasiliane poi naturalizzato italiano, non poteva sapere che qualche mese dopo, in occasione della gara del girone di ritorno giocata dalle due formazioni a Torino il 6 aprile 1975, con una rete realizzata a pochi minuti dal termine della sfida sarebbe riuscito addirittura a spegnere i sogni di scudetto dei rivali, nonché ex compagni di squadra (prima di approdare in bianconero era rimasto all’ombra del Vesuvio per sette stagioni). Proprio a questo proposito, nei giorni immediatamente successivi a quel match comparve su un cancello di accesso del “San Paolo” l’ormai famosa scritta “José core ‘ngrato”.
Altafini, quindi, assoluto protagonista di una partita nella quale gli uomini dell’allora tecnico Carlo Parola sfruttarono alla perfezione l’allegra applicazione del fuorigioco da parte dei campani. Il presidente del Napoli Corrado Ferlaino, un mese prima della gara, in risposta alla domanda di un giornalista sull’operato di Luis Vinicio, aveva detto: “Tutte le squadre da lui allenate in passato cominciavano bene, poi all'improvviso si fermavano. Non vorrei che stavolta si ripetesse col Napoli”.
Roberto Bettega, spostato qualche metro indietro rispetto alla sua abituale posizione di attaccante, lasciò allo stesso Altafini e a “Flipper” Damiani il compito di infierire sulla malcapitata difesa partenopea, prodigandosi in assist e giocate sopraffine per tutta la durata del match. A Fabio Capello, Furino e Causio venne demandato il compito di proteggere le retrovie bianconere, impedendo sul nascere le controffensive del Napoli all'altezza della linea mediana del campo.

Entrambe le formazioni erano reduci da impegni infrasettimanali in coppa UEFA, dato che il mercoledì precedente la partita si erano svolti gli incontri di ritorno degli ottavi di finale della manifestazione europea. I bianconeri erano riusciti a superare il turno ai danni dell'Ajax, mentre i campani erano stati eliminati ad opera dei cechi del Banik Ostrava. Nonostante la gara di andata si fosse conclusa con una sconfitta interna per 2-0, che aveva compromesso in maniera evidente la qualificazione ai quarti, Vinicio aveva deciso comunque di schierare quasi tutti i titolari a sua disposizione, tranne l’attaccante Clerici. L’unico che poi, la domenica, sarebbe riuscito ad opporre una valida resistenza allo strapotere juventino, realizzando le due reti per il Napoli (ad incontro ormai deciso), nel complesso di una prestazione macchiata da un rigore sbagliato, concesso dall’arbitro Agnolin dopo che lo stesso aveva ravvisato un tocco di braccio del bianconero Cuccureddu su un tiro scoccato da Esposito.
Per il resto, si trattò di un predominio juventino. Dichiarò Capello, dopo il match del 'San Paolo': “E' il nostro momento di grazia. Non abbiamo risentito delle fatiche di Amsterdam. Stiamo giocando tutti al nostro posto, tutti nel modo migliore. Si predicava tanto il gioco olandese e mi pare che, in quanto a schemi auspicati per le squadre italiane, noi siamo i primi”.
Assente il laterale sinistro La Palma, il tecnico dei partenopei decise di sostituirlo con Landini senza modificare l’assetto difensivo, imperniato su una costante ricerca della tattica del fuorigioco. L’errata applicazione dei corretti movimenti da parte dello stesso Landini fece sì che le offensive bianconere non venissero quasi mai interrotte dalla bandierina alzata del guardalinee. Per il Napoli si trattò della prima sconfitta stagionale dopo sei pareggi e tre sole vittorie nel corso delle prime nove gare di campionato. Il pubblico del 'San Paolo' nel corso della seconda frazione di gioco (sul risultato di 3-0 a favore di Madama) iniziò un fitto lancio di oggetti in campo: tavole di legno, bottiglie di vetro e altro ancora. Furino, colpito duro da un avversario e costretto a lasciare il posto a Viola, ebbe difficoltà a rientrare negli spogliatoi. Proprio una bottiglietta lanciata dal settore distinti colpì in testa uno dei due guardalinee, Sante Zamperi, quando mancavano ancora due minuti alla fine delle ostilità. Medicato dai sanitari del Napoli provò a riprendere il suo ruolo, con Agnolin che invertì la posizione dei due assistenti di gara nel tentativo di portarla a termine. Ciò non fu possibile, anzi: le intemperanze dei sostenitori aumentarono. Alla fine l’arbitro decise di concludere anticipatamente l’incontro. Fuori dallo stadio la protesta sfociò in ulteriori atti di vandalismo, con la polizia che faticava a placare gli animi bollenti dei tifosi locali. In merito a questi episodi Fabio Capello disse: “Io proprio non li capisco questi atti della folla. Stavamo vincendo largamente, dimostrando di meritare il successo. Che cosa volevano di più?

Boniperti si prodigò in elogi per Bobby-gol, nell’occasione orfano del compagno di reparto Pietro Anastasi: “Bettega è magnifico, si trova alla perfezione in quel ruolo. Però rimane utile anche come punta; anzi, per noi rimane una punta e basti vedere come ha fatto il suo gol. Una staffilata prepotente”.
A seguito di questa vittoria i bianconeri si trovarono a guidare la classifica con tre punti di vantaggio (all’epoca ne venivano assegnati due per ogni vittoria) su una coppia di inseguitrici formata da Torino e Lazio, detentrice dello scudetto. Alla fine del campionato per la Vecchia Signora arrivò il sedicesimo titolo.
Carlo Parola si prese una personale rivincita dopo la sfortunata esperienza alla guida della Juventus nella stagione 1961-62, quella passata alla storia come l’annata dei record negativi di Madama.
Prima che a Torino arrivasse Jean-Claude Blanc, pronto con il suo “progetto” a peggiorarli ad uno ad uno.

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8 commenti:

JUVE 90 ha detto...

grazie per questa lezione di storia ;)

Cronache bianconere ha detto...

Grazie a te, Sante :-)
Felice che ti sia piaciuto.
Ne ho dovuto leggere di materiale...
;-)

Un abbraccio!

Giuliano ha detto...

adesso vediamo a chi somiglia Toni.
Potremmo fare un referendum, come sui "giornaloni":
- ad Altafini
- a Boninsegna
- ad Altobelli
- a Penzo
(Toni ha la stessa età di Boninsegna quando venne alla Juve, la speranza è che riesca a fare la metà di quello che fece Bonimba...)

Cronache bianconere ha detto...

Buongiorno, Giuliano ;-)
E buona domenica

Direi che la mia speranza è quella che possa dare un apporto simile a quello di un Altafini o di un Boninsegna. Sarà dura, ma sognare è una delle poche cose rimaste che ancora non costa nulla…
Altobelli non fece male: capitò in una Juve “sbagliata” e segnò - comunque - tanto (soprattutto nelle coppe).
Penzo? Uhmmm… Lo metterei per ultimo.
Ebbe un buon inizio, ma la maglia bianconera “pesa”…

Un abbraccio!

Anonimo ha detto...

Io mi accontenterei che Toni nel girone di ritorno facesse 6-7 reti ....sarebbero comunque 6-7 goals più di quelli che farà Amauri!

roberta

Cronache bianconere ha detto...

Ah, guarda... Su quello non c'è dubbio...
;-)

C'è un "menaggio" in corso con Toni qui, nei riguardi del sottoscritto, che non ne hai neanche idea...
:-)

Un abbraccio!!!

Massim. ha detto...

Per stasera c'ho un'ansia... :-/

Cronache bianconere ha detto...

Idem...
Ho cercato di allontanarne un pò andando a correre...
;-)

Ps: ho visto l'articolo su Terzigno. Poi ne parleremo a voce
:-)