L'ultima
occasione nella quale il Napoli aveva battuto la Juventus in
campionato tra le mura amiche, prima della scorsa domenica, risaliva
al 9 gennaio 2011. Edinson Cavani aveva infatti schiaffeggiato per
ben tre volte la Vecchia Signora, portandosi a casa il pallone della
gara e mandando in visibilio il pubblico del “San Paolo”. Adesso
è stata la volta di Callejon
e Mertens, gli acquisti pagati proprio con il ricavato della cessione
del fortissimo attaccante uruguaiano al Paris Saint-Germain, a
piegare Madama.
Quanto
ci ha messo di suo la Juventus in questa sconfitta? E' realmente così
stanca, incerottata, sazia di vittorie in serie A e con la testa
rivolta soltanto al prossimo impegno di Europa League contro il
Lione? L'esito di una sola gara può mettere in dubbio la legittimità
di una differenza in classifica tra gli uomini di Conte e quelli di
Benitez che attualmente è pari a diciassette punti?
Durante
il girone d'andata era stata la Juventus ad infliggere una sonora
sconfitta al Napoli. Nelle ore immediatamente successive
a quell'incontro Corrado
Ferlaino,
ex presidente della società partenopea, aveva preso le distanze dai
disfattisti: “Non
si può giudicare una squadra da una sola partita, bisogna guardare
tutto il campionato. Anche la Juventus a Firenze ha avuto un quarto
d’ora disastroso. Sicuramente la gara di ieri del Napoli non è
stata bella ma non bisogna farne un dramma”.
A
distanza di poco più di quattro mesi le parti si sono rovesciate.
Nell'arco di questo spazio temporale ancora la Fiorentina,
inconsciamente, ha rappresentato un crocevia importante della
stagione juventina. Il disfattismo maturato a Torino nel bel mezzo
degli incontri europei di andata e ritorno tra bianconeri e viola era
stato poi cancellato dal passaggio di turno degli uomini di Conte.
Un
comprensibile calo fisico e mentale di Madama era preventivabile. Il
singolo, più che il gruppo o il gioco, ha aiutato la Vecchia Signora
ad uscire fuori dai momenti difficili da qualche partita a questa
parte. Sino a quando è stato possibile. Ma se Reina esce dallo
stadio con i guanti ancora puliti, allora parlare di serata storta
non ha senso, così come di un periodo di flessione.
Con
ogni probabilità c'è un intero spartito da rivedere, per riprendere
a suonare la stessa musica ascoltata dagli avversari in questi ultimi
anni. E qui spetta al direttore d'orchestra, Conte, uno dei
principali artefici della rinascita bianconera nel dopo-Calciopoli,
entrare in gioco. Per impartire un cambio di marcia,
quell'imprevedibilità che possa consentire ai suoi uomini di tirare
fuori le forze necessarie per affrontare al meglio gli ultimi impegni
della stagione. Anche a costo di mettere in discussione quelle idee
di gioco, le sue, che sembrano ormai scolpite nella pietra.
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