giovedì 31 maggio 2012

Intervista ad Adriano Bacconi


Due settimi posti consecutivi conseguiti dalla Juventus in altrettanti campionati fallimentari, poi la svolta: il 31 maggio 2011 Antonio Conte, ex giocatore (e capitano) bianconero, fa il suo ritorno a Torino per firmare un contratto che lo lega nuovamente alla Vecchia Signora, questa volta nelle vesti di allenatore. Nel corso di una sola stagione è riuscito nell’impresa di riportare lo scudetto sotto la Mole.

Prima ancora che il campionato finisse Adriano Bacconi (opinionista tecnico in Rai, volto noto di alcune delle principali trasmissioni sportive tra le quali “La Domenica Sportiva”, “90° minuto”, “90° minuto Champions”) ha scritto il libro “La Juve di Antonio Conte. Fare la partita” insieme a Paolo Rossi, anchorman di “Juventus Channel”. L’opera verrà presentata oggi, alle ore 18.00, presso la libreria “Tempo Ritrovato” a Torino, in via Po 59/D.

Adriano, buongiorno. Quest’opera rappresenta il suo esordio come scrittore. Può spiegarci perché ha scelto di parlare proprio della Juventus, che successivamente alla stesura del libro si è laureata campione d’Italia?

Nello svolgimento della mia attività alla “Domenica Sportiva” avevo notato – in questa stagione - delle novità importanti all’interno del mondo bianconero, relative al modo di allenarsi, di giocare, più in generale all’interno dell’organizzazione societaria. Io stesso ho avuto modo di toccarle con mano, per merito del “work shop tematico” che mi vide docente degli allenatori e dei preparatori della “Juventus Soccer School”.

Tutto questo l’ho assorbito come un qualcosa di diverso nel mondo del calcio italiano, ed è nata così la voglia di provare a scrivere un libro su questo argomento.

Lei è un analista tattico ed esperto di statistica, Paolo Rossi un innamorato della Vecchia Signora: in un certo senso si potrebbe assimilare la vostra collaborazione alla perfetta miscela tipica della Juventus di Antonio Conte, “disciplina e cuore”…

Per evitare che il libro si trasformasse in un’opera esclusivamente “tecnica” ho cercato di trovare un partner che potesse inserire una visione diversa dalla mia, affettiva, legata alla squadra della quale avrei parlato. Allora ho pensato subito a Paolo Rossi, un amico con il quale ho collaborato più volte in passato, anche alla realizzazione di video per conto della “Gazzetta dello Sport”. Paolo è un professionista e unire la sua parte emotiva, viscerale, interiore a quella mia più scientifica, tecnica ci ha permesso di confrontarle, contrapporle e dare vita all’opera.

Uno tra i giornalisti presenti in sala conferenze in quell’ormai celebre 31 maggio 2011 ricordò a Conte una sua dichiarazione risalente al 2008: “Se fra 4-5 anni non arrivo ad allenare una grande, mi dedico alla famiglia, alla quale avevo tolto tanto”. Quella stessa frase l’allenatore l’ha ripetuta con orgoglio dopo la conquista dello scudetto. Quanto ha inciso, secondo lei, la voglia di vincere del tecnico nell’incredibile cavalcata bianconera?

Tanto, tantissimo. Soprattutto se si considera il fatto che ha modificato il proprio credo calcistico – quello che si era portato dietro al momento del suo ritorno a Torino - in funzione dell’altro uomo chiave della fortunata stagione bianconera: Andrea Pirlo. Ecco, aver capito da subito l’importanza che avrebbe rivestito Pirlo è stato uno dei meriti più grandi di Conte, che gli ha affidato il ruolo di regista metodista divenuto fondamentale all’interno dello scacchiere juventino. Intorno alla loro intesa è nato il progetto tecnico che ha portato alla vittoria dello scudetto. Non dimentichiamo che è passato dal 4-2-4 al 4-3-3, per poi finire col 3-5-2. In funzione di Pirlo, ma non solo: più in generale degli uomini che ha avuto a disposizione.

Sempre in quei momenti il mister juventino si definì “integralista sui principi di gioco”, sostenendo che le sue “squadre devono giocare bene, fare la partita, avere il controllo della palla”. Cosa pensò Adriano Bacconi leggendo quelle dichiarazioni?

Avendo visto giocare le sue squadre già dagli anni scorsi era – per me - immaginabile che Conte avrebbe portato una rivoluzione calcistica alla Juventus. Quello che non era scontato è il fatto che avrebbe portato i risultati che poi sono arrivati.

11 luglio 2011, sempre Antonio Conte: “Non vorrei fare un esempio irriverente, ma se io guardo il Barcellona vedo che sette giocatori non sanno difendere, eppure vincono e stravincono. Sette giocatori, sette, non uno. Sono giocatori propensi alla fase offensiva”. Può dirci la sua opinione in merito a questa affermazione?

E’ vero che anche le squadre di Conte giocano con tanti uomini oltre la linea della palla, in realtà le differenze principali risiedono nel fatto che il suo è un calcio molto dinamico, quello del Barcellona più tecnico. Le difese del mister leccese sono molto forti, arcigne, ben posizionate, nella scelta dell’undici di base considera importante valutare i singoli reparti nei quali andranno posizionati i suoi elementi, mentre per gli spagnoli è diverso. Quello che accomuna le due squadre è il fatto che entrambe vogliono il pallone, vogliono “fare la partita”.

Lei ha avuto modo di lavorare con grandissimi tecnici. Con Marcello Lippi, oltretutto, ha preso parte alla vittoriosa spedizione azzurra nel mondiale in Germania del 2006. Trova qualche analogia tra il mister viareggino e l’attuale allenatore bianconero? E se sì, di quale natura?

Secondo me non ce ne sono molte. Anche la Juventus di Lippi lavorava molto sull’aspetto fisico-atletico, però la concezione dello spogliatoio è molto diversa: l’allenatore viareggino era più taciturno, lasciava molto spazio al calciatore. Conte, viceversa, forse anche per la sua giovane età ricerca spesso il dialogo con i suoi uomini.

Nella sua esperienza di allenatore del Brescia (nella fase conclusiva della stagione 1997/98) ebbe tra le proprie fila Andrea Pirlo. Lo scorso 16 aprile, intervenendo in videoconferenza in occasione della presentazione del progetto “Pisa Soccer School” di cui lei è autore, dichiarò: “Ringrazio Adriano per quello che ha fatto per me quando ero piccolo”. La prenda come una battuta, utile a chiudere con un sorriso l’intervista: visto come sono andate le cose anche i tifosi milanisti (per il passato) e quelli juventini la devono ringraziare?

(ride, ndr) Non scherziamo… sono io che devo ringraziare lui per aver avuto modo di assistere allo sviluppo di un campione, dal bambino che era sino al fuoriclasse di oggi. Tra i molti che ha avuto ci sono stati due tecnici molto importanti per Andrea: Conte, appunto, e Mircea Lucescu, che gli ha dato l’impostazione tattica e i principi di gioco.

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lunedì 28 maggio 2012

Quando la giustizia diventa teatro


Pubblico molto volentieri un editoriale scritto nella giornata odierna da Graziano Campi, giornalista che stimo da tempo, pubblicato sul forum Tifosi Bianconeri.com
Mi è piaciuto talmente tanto da volerlo condividere con gli amici del blog.

Qualche mese fa, scrissi di non sottovalutare il calcioscommesse e parlai di giustizia ad orologeria. Qualche settimana fa, invitai a a fare quadrato. Qualche giorno fa ho scommesso (e scritto) che avrebbero indagato Conte il giorno dopo il suo rinnovo.

Ditemi se ho sbagliato qualcosa.

Oggi si scrive l'ennesima pagina triste della giustizia italiana, quella con il timer, che fa uscire indiscrezioni ad hoc, che avvisa i bombaroli a mezzo stampa delle indagini, che non trova mai i responsabili, che fa del protagonismo un mantra.

Mettere la gente in galera, è un dovere (se colpevole), metterla alla berlina (senza certezza che sia colpevole o meno) è una vergogna.

La perquisizione nella casa di Antonio Conte è un coup de theatre, senza valore o significato, a meno che non si voglia far credere che l'allenatore della Juventus, sia un cretino: andare a cercare prove in casa sua, a distanza di mesi dalle indiscrezioni che lo vedevano coinvolto, è come cercare sotto il mio letto i giornaletti con le donne nude di quando avevo 15 anni.

A questo si aggiunga che nessuno, ad oggi, si è preso la briga di sentire il nostro allenatore.

Un effetto scenico che trasuda non tanto voglia di legalità, quanto un fumus persecutionis se non addirittura la dolosa volontà di infangare.

Giusto ieri scrivevo che Conte e la Juventus non rischiavano nulla: bene, quel nulla è diventato fango, con un artificio che purtroppo per la magistratura italiana sembra essere un consolidato strumento di offesa.

Oggi il pensiero va a tutti quelli che, colpevoli o innocenti, di questo sistema sono vittime, alle cinque del mattino, davanti ai propri figli e alle proprie famiglie, mentre i delinquenti, rei confessi, dalle loro abitazioni e perfettamente tutelati spalano fango sapendo di essere diventati intoccabili e di esserlo sempre più all'aumentare dei nomi altisonanti che vengono fatti, ad uso e consumo dei media e a beneficio delle carriere dei magistrati.

Questa non è giustizia. Vergogna.

Antonio Conte uscirà a testa alta, e questo ve lo dico oggi.

mercoledì 23 maggio 2012

La promessa mantenuta di Antonio Conte


Una curiosa coincidenza legata ai numeri mostra come Antonio Conte, 42 anni, tecnico della Juventus campione d'Italia, abbia perso l'imbattibilità stagionale alla guida della sua squadra dopo aver disputato 42 gare concluse con vittorie e pareggi.

Il mese di maggio che si avvia alla conclusione è stato denso di avvenimenti importanti per i colori bianconeri: il 6 maggio 2012 la Vecchia Signora ha conquistato matematicamente il tricolore a Trieste, il 13 ha festeggiato l'evento assieme ai propri tifosi a Torino mentre la settimana immediatamente successiva, a Roma, è caduta rovinosamente contro il Napoli in finale di Coppa Italia. Ultima tappa, questa, di una corsa indimenticabile.

Dopo diversi anni Madama è tornata quindi a sedersi al tavolo delle vincenti, per poi fare piazza pulita lasciando soltanto le briciole agli altri commensali invitati. Sino al momento del dessert, allorquando la formazione campana allenata da Mazzarri le ha sfilato da sotto il naso l'ultima fetta di torta. Conte non l'ha presa bene: "Mi brucia perdere e quando succede preferisco stare tranquillo e fare decompressione dentro il mio stanzino". Il giorno in cui i giocatori juventini assorbiranno "in toto" la sua voglia di vincere le probabilità che possano accusare cali di tensione in vista del traguardo finale si ridurranno al minimo.

Aprendo l'album della storia ultracentenaria della Vecchia Signora, e considerando il periodo compreso tra il campionato di serie A 1929/30 (il primo disputato con la formula del girone unico) e quello appena concluso, si può notare come solamente in due occasioni era riuscita a portarli a termine con una sconfitta: accadde nelle stagioni 1977/78 e 2005/06.

Domenica 2 ottobre 1977, allo stadio "Olimpico" di Roma, una doppietta di Giordano ed una rete messa a segno da Garlaschelli consentì alla Lazio di piegare la Juventus alla quarta giornata del girone di andata. Madama, campione d'Italia in carica e detentrice della coppa UEFA (vinta con una formazione composta esclusivamente da giocatori italiani), avrebbe poi bissato il successo in campionato ottenuto l'anno precedente senza subire altri incidenti di percorso.

Nella stagione del 2005/06, invece, dopo una serie iniziale di nove vittorie consecutive la Vecchia Signora venne fermata a “San Siro” dal Milan il 29 ottobre 2005, col risultato di 3-1. L'autore del terzo goal dei rossoneri fu Andrea Pirlo, attuale guida in campo della Juventus. Soltanto lo scoppio di Calciopoli cambiò i connotati all'impressionante marcia tenuta dallo squadrone allenato da Fabio Capello, che arrivò ad accumulare, a fine corsa, la bellezza di 91 punti.

Partita con premesse ben diverse da quelle imposte dal nome che porta, Madama è riuscita a conquistare nuovamente uno scudetto migliorando se stessa.
Se il ritorno di un Agnelli al timone della Juventus stuzzicava la fantasia dei tifosi e agitava molti cuori, la triste classifica del primo campionato del nuovo corso aveva riportato tutti con i piedi per terra.
Al secondo tentativo, invece, il bersaglio è stato centrato in pieno, senza - peraltro - subire sconfitte.

Il punto di partenza ha una data ben precisa: 31 maggio 2011, giorno della firma del contratto che lega nuovamente Conte alla Vecchia Signora. Nel corso della conferenza stampa in cui veniva reso ufficiale l'accordo i giornalisti presenti in sala gli domandarono "In quanto tempo pensa di riportare la Juventus ai vertici del calcio italiano?".
La risposta, anche e soprattutto se riletta a distanza di quasi un anno, non ammise repliche: "Chi ha tempo non aspetti tempo. La storia della Juve dice che qui bisogna vincere, e basta. A noi il compito di lavorare duro, con sacrificio, per non tradire questa storia e riportare la Juve dove merita. Subito".

Compiuta la missione, adesso a Madama non resta che varcare il confine dell'Italia per misurarsi con l'Europa del calcio che conta.
Possibilmente non alzandosi più dal tavolo delle vincenti.
Restando seduta, questa volta, sino alla fine.

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lunedì 21 maggio 2012

Altro che se brucia...

Se ad inizio stagione, diciamo a settembre 2011, qualcuno mi avesse detto che la Juventus si sarebbe laureata Campione d’Italia e che sarebbe arrivata a giocarsi la finale di coppa Italia ma che poi l’avrebbe persa, sinceramente gli avrei riso in faccia, rispondendo però che avrei messo non una ma un milione di firme affinché ciò si verificasse. Ma in quel momento nessuno poteva avere la reale percezione di quale meravigliosa macchina da guerra sarebbe stata la Juventus e di quale gioco avrebbe espresso per tutta la stagione, ma soprattutto non era neanche lontanamente immaginabile la ferocia con la quale avrebbe affrontato ogni singola partita, riuscendo nell’impresa quasi impossibile di non conoscere mai l’onta della sconfitta per tutto il campionato. 

Onta che ha invece conosciuto ieri sera allo stadio Olimpico di Roma perdendo contro un Napoli che solo poco tempo fa aveva letteralmente annientato in una delle migliori prestazioni della cavalcata che ha portato gli uomini di Conte a vincere uno scudetto strameritato. Sinceramente sono molto arrabbiato per questo risultato negativo, ma non tanto per la sconfitta in se, quanto perché essa è scaturita da un atteggiamento, a mio modo di vedere, sbagliato da parte di tutte le componenti della Vecchia Signora: la Società, i calciatori e in ultimo, anche se in minima parte e per alcune ragioni anche comprensibili, l’allenatore. 

Per carità, quella di perdere alcune (forse troppe) finali è un abitudine che è appartenuta a molte Juventus del passato, anche quelle più forti e che annoveravano diversi fuoriclasse tra le proprie fila, però quella di ieri era una sfida che la Juve di qualche settimana fa avrebbe portato a casa alla solita maniera e cioè distruggendo l’avversario, e così, secondo me, avrebbe potuto e dovuto essere. Dopo la meravigliosa serata di Trieste abbiamo assistito, sempre secondo il mio personalissimo parere, a troppi festeggiamenti, eccessive celebrazioni, cene ed esagerati trionfalismi sugli account twitter e facebook dei nostri ragazzi. Tutte cose umane e comprensibili si capisce, ma che inevitabilmente fanno crollare la tensione agonistica ed azzerano la carica nervosa di chi deve scendere in campo ma anche di tutto l’ambiente in generale.
Si è visto fin dalle prime battute della gara, infatti, che ieri non stava giocando la solita Juve, quella che schiaccia l’avversario, che non lo fa ragionare, che lo annienta fisicamente e moralmente per la pressione continua che esercita, quella Juve che insegue la vittoria con un accanimento che fa paura e che ti toglie il respiro solamente a guardare la partita. 

Anche i continui riferimenti sulla terza stella, a cui si sarebbe dovuta aggiungere quella d’argento per la Coppa Italia, nonché le celebrazioni per l’addio del nostro capitano culminate con la scritta personalizzata sulla maglia, hanno contribuito a questo insuccesso, distogliendo tutti da quello che doveva essere l’obiettivo dei bianconeri e che da sempre noi sappiamo “è l’unica cosa che conta”, VINCERE!! E questa è una responsabilità da attribuire in gran parte alla società che ha poi coinvolto tutta la tifoseria bianconera oltre ad aver permesso a tutti i nostri “nemici” che crescono di giorno in giorno per numero e per odio “antijuventino” di sguazzarci dentro.

In ultimo c’è da dire che probabilmente le ennesime polemiche pilotate e create ad arte nei giorni precedenti la finale di Roma hanno un po’ condizionato l’umore di Antonio Conte turbandone almeno in parte la serenità, ma in questo, chiaramente, il nostro amatissimo Mister è totalmente esente da colpe. Le sue responsabilità sono relative invece all’ultima questione che vorrei analizzare e che riguarda l’addio di Alex Del Piero. So che probabilmente mi attirerò le antipatie di qualcuno ma onestamente l’addio di Del Piero ha condizionato fortemente tutto ciò che ruotava intorno a questo appuntamento importantissimo, mettendolo quasi in primo piano rispetto alla conquista della Coppa, come se questa fosse solo una formalità. 

E in questo Antonio Conte ha le sue responsabilità. Mi spiego; io capisco che forse era nelle sue intenzioni far disputare la finale a chi ci ha condotto fino a questo punto, capisco che Del Piero doveva giocare l’ultima partita in bianconero, ma sinceramente in finale io avrei voluto vedere quegli stessi elementi che sono scesi in campo in tutte le gare più importanti di campionato, e che lo stesso Mister ha considerato, per tutto l’arco della stagione, come coloro che maggiormente sono in grado di portarci alla vittoria. Gli omaggi avrei preferito riservarli per altre occasioni. Non si doveva rinunciare a Vucinic perché per tutto l’anno ci siamo sentiti dire che è l’elemento fondamentale per scardinare le difese avversarie, l’unico a saper svolgere un certo tipo di lavoro e uno dei pochi a possedere quei colpi (vedi semifinale di ritorno contro il Milan) che possono risolvere il match in ogni istante. 

 Io amo del Piero, come ogni juventino che si rispetti, e lo amerò per sempre, e certamente anche in questo campionato in alcune occasioni si è rivelato risolutivo, ma questo è accaduto proprio grazie all’uso che Conte ne ha fatto per tutto l’anno, cosa che probabilmente non sarebbe accaduta se fosse stato utilizzato molto più spesso, e ieri sera ne abbiamo avuto la conferma. Dal punto di vista delle scelte tattiche probabilmente anche schierare Estigarribia piuttosto che Pepe è forse stato un errore, soprattutto perché il paraguayano e Caceres sulla sinistra formano una coppia affatto collaudata, ma questo rientra negli sbagli che si possono compiere, mentre quella di schierare Alex, piuttosto che Vucinic, per celebrarne l’ultima con la maglia della Juve, secondo me è stato un grosso errore che si poteva evitare. Certo manca la controprova, magari avremmo perso ugualmente però, forse sarebbe stato meglio non distaccarsi dalle buone abitudini. 

Come prevedibile lo stesso Conte era molto arrabbiato ieri sera infatti al termine della gara ha dichiarato: “è una sconfitta che mi brucia. Non dobbiamo assolutamente abituarci a perdere. Abbiamo vinto lo scudetto, dovevamo vincere anche la Coppa perché la Juve deve abituarsi a mangiare sempre” . Mi piacerebbe tanto fargli sapere che io, al di là della critica che gli ho mosso in questo post, lo adoro e non finirò mai di ringraziarlo per averci condotto di nuovo per mano alla vittoria, ma soprattutto vorrei che sapesse che noi siamo tutti con lui e che lo difenderemo sempre a tutti costi, perché noi, alla guida della nostra Juve, vogliamo solo ed esclusivamente lui!!!! 

Andiamo avanti adesso, consapevoli di aver assistito ad una grande stagione, che avrebbe però potuto concludersi ancora meglio, nella speranza che da questa sconfitta si possa imparare qualcosa e crescere mentalmente per arrivare ad essere ancora più forti, così forti da sconfiggere oltre agli avversari in campo anche tutti quelli che ieri sera avranno gioito perché finalmente “gli imbattibili” hanno perso.

  Questo articolo è di Danny67. Tutti gli altri, li puoi trovare nella sua rubrica Un Bianconero a Roma

domenica 20 maggio 2012

Zico, Catania nel cuore

"Un giocatore non fa la squadra. Ammiro Zico, ma noi opporremo la grinta e la determinazione. Soffocheremo i friulani con il nostro gioco veloce, e ce la faremo". Nei momenti precedenti l'incontro Catania - Udinese disputato il 22 gennaio 1984 Giovan Battista Fabbri, l'allenatore dei siciliani, tentò con queste parole di stimolare al massimo un ambiente ormai depresso per una retrocessione nella serie cadetta che sembrava inevitabile.

E dire che di partite a disposizione sino al termine del campionato ne mancavano ancora molte (si trattava, infatti, soltanto della seconda giornata del girone di ritorno), però i pochissimi punti accumulati dai padroni di casa (otto, quando la vittoria ne valeva due) non aiutavano certamente ad essere ottimisti. Dall'altra parte della barricata, invece, lo stesso Zico ostentava una sicurezza che incuteva timore: "Vinciamo anche a Catania".

Per settanta minuto di gioco l'incontro non regalò particolari spunti degni di nota (tranne una traversa colpita da Virdis), mentre quanto accadde nella sua parte conclusiva consentì agli appassionati di rispolverare la famosa espressione coniata nel lontano 1961 da Sandro Ciotti (4 giugno, Catania-Inter): "Clamoroso al Cibali".

Grazie ad un errore della retroguardia catanese i friulani riuscirono a recuperare il pallone poco oltre la metà campo dei rosso azzurri. Mauro lo servì in profondità al fuoriclasse brasiliano che - con un forte tiro rasoterra in corsa - trafisse Roberto Sorrentino, padre di Stefano, l’attuale portiere del Chievo.
Fu proprio in quel momento che il pubblico di casa, con le ultime speranze di salvezza cancellate dall'ennesima delusione subita, tirò fuori il meglio di sé: invece di abbattersi o urlare la propria rabbia si lasciò andare in cori e applausi di sincero apprezzamento nei confronti del numero dieci bianconero.

Il quale, ovviamente, rimase meravigliato dal bellissimo gesto di sportività dimostrato in quel pomeriggio: "In Italia mi è capitato altre volte, mi pare a Genova e Milano, ma in questa occasione a Catania sono rimasto davvero sorpreso, non pensavo che la gente mi amasse così".

Prima del fischio finale, però, ebbe ancora modo di regalare a quegli spettatori un altro saggio delle sue doti balistiche, allorquando - al novantesimo minuto di gioco - l'Udinese si conquistò un calcio di punizione ai limiti dell'area di rigore avversaria. Spinto dal desiderio di aggiungere un’ulteriore gemma nell'incontro, il brasiliano chiese ed ottenne da Franco Causio, suo compagno di squadra, la possibilità di segnare ancora: convinto di non fallire l'obiettivo, Zico dipinse col pallone una traiettoria che lasciò impietrito Sorrentino.

L'ovazione con la quale venne accolta quella rete pareggiò, per quanto possibile, la bellezza del gesto tecnico di un fuoriclasse che - pur restando in Italia il breve periodo durato trentanove partite - ha lasciato un segno indelebile del suo passaggio.
Non soltanto per merito delle reti (ventidue) messe a segno.

Nel corso di un'intervista rilasciata molti anni dopo la sua militanza con la maglia dei friulani gli venne fatto notare come il lavoro intrapreso da tecnico lo avesse portato in giro per il mondo. Alla domanda "Non c’è la possibilità di rivederla ad Udine come allenatore?" rispose: “No. Non mi piace allenare dove ho giocato. Preferisco che la gente, in quei posti, mi ricordi come giocatore”.

Il suo nome, invece, venne accostato al Catania nell'estate del 2010, nel periodo in cui la società siciliana era impegnata nella ricerca di un nuovo allenatore dopo l'addio di Sinisa Mihajlovic. Nel merito Luca Pagani, rappresentante personale del brasiliano, rintracciato dal giornale sportivo online “ItaSportPress” proprio in quei momenti confidò: "Pensate che il "Galinho" mi dice sempre che è rimasto innamorato del popolo rossoazzurro da quando lo incitò prima di calciare una punizione in un Catania-Udinese di tantissimi anni fa al "Cibali". Sarebbe bellissimo ricevere dopo tanto tempo l'affetto dell'intelligente popolo rossoazzurro con Zico sulla panchina del Catania".
L'occasione sfumò, ma il ricordo di quel pomeriggio non verrà mai cancellato.
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Conte e il calcioscommesse: ritardi, domande e perplessità di un’accusa gravissima

Riporto volentieri nel blog un articolo molto ben scritto da Antonio Corsa, proprietario del blog "Uccellino di Del Piero", pubblicato in esclusiva dal sito Juvemania.it

«Antonio cosa ne pensi delle vicende riguardanti Conte e il calcioscommesse?». Mi avrete fatto decine di domande simili, da ieri sera. «Ci scrivo un articolo», è stata la mia risposta quasi per tutti. Ed eccoci qui. Solo che, senza giri di parole, non so cosa commentare. Siamo infatti dinanzi alla parola di un tesserato contro un altro ed in questi casi – senza ulteriori riscontri – si fa presto ad essere tacciato di essere di parte, schierandosi (oh, chiaro che i giornali, molti, lo abbiano già fatto: se si vuole avere la pretesa di criticarli, però, bisogna cominciare a non commettere gli stessi errori). Tratterò perciò la vicenda con la mente aperta, senza iniziare dalla solita, scontata, battaglia contro la Gazzetta o contro i giornali “antijuventini”. Iniziamo dal merito, poi passiamo al metodo.
Come credo tutti, anch’io stamattina ho letto la rassegna stampa e le accuse rivolte ad Antonio Conte da Filippo Carobbio, un ex calciatore arrestato il 19 dicembre scorso e “premiato” con i domiciliari per la sua collaborazione con la procura di Cremona. Chi volesse, può facilmente reperire in rete il verbale della deposizione del 29 febbraio scorso reso dinanzi alla procura federale della FIGC e perdersi in un racconto che parla di “zingari”, di incontri truccati, di proposte rifiutate, di cene, di soldi. Cita diverse partite secondo lui (e spesso da lui) combinate, tutte quando era all’Albinoleffe (2008/09) e poi al Grosseto (2009/10).
Ad un certo punto, non mi dilungo più di tanto sulle singole fattispecie, si legge nel verbale: “Il sig. Carobbio richiede, concorde l’ufficio come rappresentato, prima di ulteriori domande e precisazioni su quanto già dichiarato in sede di interrogatorio di garanzia e di interrogatorio davanti al P.M., di riferire spontaneamente fatti e circostanze assolutamente nuove”. Ovvero, si decide di andare oltre e “regalare” al vice procuratore Carlo Loli Piccolomini nuove rivelazioni. Spiega Carobbio: “Come è noto agli addetti ai lavori, nel mondo del calcio, la maggior parte delle ultime gare di campionato sono combinate e non solo dai calciatori, ma anche dalle società”. Ed è proprio questa la novità più importante della sua deposizione finita sui giornali, che va oltre quanto reso a Cremona: spuntano fuori per la prima volta gli accordi tra società, non solo quelli (per i quali Carobbio è accusato di associazione a delinquere) dei calciatori.
Continuo a citare: “Al termine della stagione 2009/10 (quella in prestito al Grosseto, ndr), consapevole del mio coinvolgimento nelle gare sopra indicate, decisi di interrompere ogni rapporto con gli slavi, evitando anche con Gervasoni (suo amico e “compagno di combine”, ndr) di affrontare argomenti attinenti ad eventuali combine. Arrivato a Siena (2010/11, ndr), come di consueto, verso la fine del campionato, intorno a marzo, incontrai in un ristorante alla periferia di Siena il Gervasoni, Gegic e Ilievski” i quali “cercarono di convincermi a manipolare le successive gare del Siena. Offerta che rifiutai categoricamente”.
Il Carobbio versione Siena è perciò, a leggere le sue parole, un bravo ragazzo che rifiuta ogni proposta di collaborazione con gli scommettitori, a differenza del passato. Ma “confessa” (in realtà sarebbe meglio dire “accusa”) partite truccate direttamente dalla società senese citando a supporto due partite, le due finite sui giornali: Novara-Siena e Albinoleffe-Siena.
Per la prima, Carobbio sostiene che, non sa bene chi o come organizzò la cosa (forse Vitiello che si incontra con Drascek in ritiro?), fatto sta che fu lo stesso Antonio Conte, durante la riunione tecnica prepartita, a tranquillizzare e istruire i suoi giocatori per il pareggio concordato con la squadra piemontese; per la seconda, invece, fu Stellini, secondo di Conte, a chiedere allo stesso Carobbio e a Terzi, dopo (attenzione: dopo) la gara d’andata vinta 2-1, di contattare alcuni giocatori dell’Albinoleffe per accordarsi su una possibile combine per la gara di ritorno, favorendo la squadra che in quel momento avesse avuto più bisogno di punti.

Alla vigilia (attenzione: per vigilia Carobbio intende “il pomeriggio o la sera prima”) della gara di ritorno, alcuni giocatori ed un collaboratore tecnico dell’Albinoleffe si presentarono come da accordi per concordare la vittoria (per 1-0) e, aggiunge Carobbio, per l’intera settimana (quindi anche prima della vigilia? Occhio alle date!) si parlò molto di tale accordo tra i giocatori, l’allenatore e addirittura la dirigenza perché c’era chi preferiva vincerla per intascare il premio “primo posto” (si era in lotta con l’Atalanta) piuttosto che “vendersela”. E non si capisce perché rinunciare a quei soldi solamente per fare un favore “in amicizia” all’Albinoleffe?
Insomma dagli incontri clandestini, le cene segrete, i pochi giocatori coinvolti e i soldi distribuiti dal Gervasoni “non ricordo come”, si passa improvvisamente, a Siena, ad una vera e propria organizzazione di partite concordate tra le squadre, il tutto fatto alla luce del sole e addirittura discutendone liberamente nelle riunioni tecniche.
Se sarà credibile o meno, questa versione, lo vedremo. Mi domandate: le accuse sono gravi? Si, certamente. Conte rischia davvero da 3 a 5 anni? Come minimo. Ma ci sarà bisogno di riscontri, perché quanto riferito da Carobbio, da solo, non basta.
Potrei chiudere qui l’articolo, ma non avrei aggiunto molto rispetto a quanto già scritto nei giornali stamattina. Il problema, ed è questo che rende quasi impossibile provare a fare altre considerazioni, è che è stato reso pubblico in integrale un solo verbale e non si ha accesso agli altri. Si è perciò per forza di cose costretti a riportare una sola versione, senza poterla confrontare con le altre. Si dice ad esempio che quattro ex compagni di Carobbio a Siena (Coppola, Vitiello, Terzi e Ficagna) abbiano già smentito l’accusa a Conte (così come ovviamente Stellini, Fagiano e Perinetti), mentre ci sarebbero alcuni dell’Albinoleffe che avrebbero confermato la combine col Siena, il che complicherebbe la posizione del tecnico bianconero. Conferme e smentite, ma è pur sempre la parola di uno contro quella dell’altro (intercettazioni, altre confessioni, assegni, soldi, eccetera non ce ne sono).
L’unica riflessione che mi sento di fare, così come in passato, è una: far pubblicare da tutti i giornali (è circolato a mezzo fax, e si può ben intuire chi fosse il mittente..) il verbale di Carobbio è altamente scorretto, perché si tratta di una sola versione, quella di chi (da accusato) accusa. In questo Paese, purtroppo, le indagini e i processi si fanno anche e soprattutto così, a mezzo stampa, e ne abbiamo avuto sufficienti prove dal 2006. Noto con dispiacere come non sia cambiato nulla (non che mi fossi illuso del contrario, intendiamoci). Comunque vada a finire, Conte è già stato infangato e il suo nome sarà inevitabilmente accostato, probabilmente per sempre, a tentativi di combine (c’è chi non aspettava altro per infangarlo, e figuriamoci se sarà garantista). Quando poi cresceremo come civiltà sarà sempre troppo tardi.
Per carità: in caso di conferme importanti (ma finora non ce ne sono), sarebbe giusto applicare il massimo della sanzione prevista perché una partita combinata è una mancanza di rispetto intollerabile verso i tifosi. Fino ad allora però sarebbe eticamente corretto (utopia) evitare i soliti processi mediatici all’italiana, magari ponendosi, ad esempio, alcune domande:
1) Perché Carobbio tira fuori le vicende riguardanti Siena e in particolare Conte e Stellini solo nell’interrogatorio davanti alla procura sportiva di fine febbraio (“fatti e circostanze assolutamente nuove”) e non prima e davanti al PM di Cremona?
2) Perché nei giornali si parla solo di Conte e non anche chessò di Tesser e Mondonico, rispettivamente allenatori di Novara e Albinoleffe quell’anno? Capisco che Carobbio nomini espressamente Conte, suo allenatore allora, ma dice pure che le gare furono combinate dalle società. Entrambe. Due. Possibile nessuno abbia sentito l’esigenza di fare una telefonata e queste due società?
3) Perché se il verbale è del 29.02.2012 è spuntato fuori giusto oggi, 68 giorni dopo?
4) La domanda delle domande: perché Palazzi non ha ancora ascoltato Conte? Voglio dire: c’è un’accusa gravissima, prassi vorrebbe che si ascoltasse anche il diretto interessato. Probabilmente è perché è in difficoltà, nel senso che se anche credesse al “pentito”, sarebbe al momento la sua parola contro quella di tutto il Siena (che ovviamente smentisce in blocco). Non solo: sarebbe la sua contro quella del Siena, del Novara e dell’Albinoleffe (alcuni del club bergamasco in realtà fanno mezze ammissioni). Insomma, oltre a Conte, ne dovrebbe deferire una cinquantina abbondante solo per queste due partite e solo fidandosi dell’integrazione di Carobbio. Un po’ poco. Anche se, comunque, non si può far finta di nulla poiché l’accusa è pesantissima.
5) E’ davvero credibile una riunione prepartita nella quale si parla così apertamente di un risultato combinato? Sarebbe una novità importante rispetto alla prassi osservata finora nelle altre partite combinate, di solito molto più discretamente e con 3-4 giocatori coinvolti, al limite.
E poi, un po’ OT ma a sto punto uno se la pone uguale:
6) che fine ha fatto la storia dell’SMS che avrebbe ricevuto Conte prima di Siena-Sassuolo?
Domande senza risposta, ma che un giornalista obiettivo, oltre a riportare modello copia e incolla le dichiarazioni contenute nel verbale e ipotizzare già la durata dell’eventuale squalifica, potrebbe e dovrebbe porsi.
Per il resto, c’è poco da aggiungere o commentare, come dicevo all’inizio: ci sarà tempo e modo di chiarire la vicenda in maniera definitiva. Senza gridare al complotto, ma con la forza delle argomentazioni. Se uno è nel giusto, di solito basta e avanza. Se non dovesse bastare, di certo – a questo giro – non si accetteranno processi sommari. A sto giro con condanne senza prove si scatenerà l’inferno. E lo dico a termine di un articolo neutro e nel quale ho evitato accuratamente di gridare al complotto.

venerdì 18 maggio 2012

Ricominciamo...


Come accade ormai da un po’ di tempo (più o meno da quando tutti si sono resi conto di quale fosse la vera forza della Juventus in questa stagione) periodicamente, in genere alla vigilia di qualche appuntamento importante, qualcuno ricomincia a gettare fango addosso alla Vecchia Signora o ad uno dei suoi uomini. Visti i tentativi falliti prima con lo Stadio, poi con Pepe e Bonucci, da mesi si sta cercando di attaccare l’uomo decisivo, colui che ha il vero merito della resurrezione di Madama, la persona che ha risvegliato il senso di appartenenza nel cuore dei calciatori bianconeri e che ha restituito loro la mentalità vincente che sembrava ormai perduta per sempre. 

Ancora una volta alcuni quotidiani, in primis la Gazzetta dello Sport (alla quale si accodano volentieri e di corsa tutti gli altri, perché quando c’è da attaccare la Juventus si prodigano un po’ tutti), tirano fuori di nuovo quel famoso interrogatorio di un ex giocatore del Siena (che non voglio nemmeno nominare) risalente (tra l’altro) al 29 febbraio scorso, il quale adesso sembra che cerchi di coinvolgere direttamente Antonio Conte nel calcio scommesse come parte attiva. Se si vanno a leggere bene gli articoli, però, si nota che mentre quasi nessuno ha la premura di scrivere che molti compagni di squadra di questo signore, presenti alle riunioni tecniche a cui il “pentito” fa riferimento, hanno già smentito quanto si legge nel verbale, quasi tutti già parlano di condanne, di anni di squalifica e chi più ne ha più ne metta per l’allenatore salentino. Ovviamente senza ancora aver ascoltato cosa ha da dire Conte, e senza che questi sia mai stato né ascoltato né chiamato in causa da alcuna procura. 

Ma ovviamente l’unico intento di certi organi di informazione è quello di sbattere in prima pagina il mostro bianconero, nella speranza che si possa arrivare ad un’altra condanna facile tipo quelle del 2006. Mi auguro che stavolta la Juventus, Andrea Agnelli ed i suoi legali, facciano qualcosa per far cessare tutto questo che, ovviamente, accade pochi giorni prima della finale di Coppa Italia. Sembra quasi che ci sia dietro una qualche regia occulta….

Questo articolo è di Danny67. Tutti gli altri, li puoi trovare nella sua rubrica Un Bianconero a Roma