giovedì 14 aprile 2011

Avanti così, Juve. Poi si dovrà comunque cambiare



Per uno strano scherzo del destino alla fine è stato Luca Toni il giocatore che, grazie alla rete segnata domenica, ha chiuso il confronto tra la Juventus e il Genoa, proprio lui che nel corso della gara disputata nel girone di andata tra le due formazioni al "Luigi Ferraris" realizzò un goal a Storari quando ancora vestiva la maglia rossoblù. Con l’aiuto di una mano, però: infatti venne (giustamente) annullata.

Non l’avrà certamente presa bene il presidente dei grifoni Preziosi, che nel dicembre del 2010 diede un bel "tre" in pagella all’attuale punta bianconera in merito al rendimento da lui offerto alla causa genoana dal momento del suo arrivo sotto la Lanterna. La successiva partenza verso Torino non avrà lasciato particolari rimpianti tra i liguri, però ha dato la possibilità allo stesso Toni di prendersi una piccola rivincita. Se poi si considera il fatto che uno dei principali obiettivi per l’attacco del Genoa nella sessione invernale del calciomercato era Alessandro Matri…

La Juventus compie due piccoli passi di avvicinamento al quarto posto utile per accedere alla Champions League dalla porta di servizio grazie alla sconfitta dell’Udinese in casa contro la Roma ed al sorpasso che l’altra squadra della capitale, la Lazio, ha effettuato sui friulani per effetto della vittoria interna con il Parma degli ex juventini Mirante, Candreva, Bojinov, Amauri e Giovinco.

Il terzo successo consecutivo in campionato della Vecchia Signora è finalmente arrivato, e l’attesa che l’ha accompagnato per mesi rende l’idea del percorso che la società torinese dovrà ancora compiere per tornare ad essere vicina parente di quella che ha scritto pagine leggendarie di questo sport sino al 2006. Ad oggi sono frequenti i paragoni con quanto le è accaduto nel corso della passata stagione: quella doveva essere un’annata da dimenticare, mentre adesso sembra sia finita col diventare uno dei punti più bassi della propria storia con il quale confrontarsi in continuazione.

Nel corso della tredicesima giornata di quel campionato Madama perse ad Udine contro i friulani allora guidati da Marino. Tra le proprie fila annoverava Simone Pepe, uno dei migliori tra gli uomini di Del Neri contro il Genoa. Quel 3 aprile 2010 il centrocampista segnò la seconda delle tre reti con le quali i padroni di casa piegarono la Juventus del "traghettatore" Zaccheroni. A fine gara, aggiungendole a quelle già incassate dalla retroguardia dei torinesi, portarono il passivo a quota quarantasette goals subiti in trentadue gare disputate. Attualmente la Vecchia Signora è ferma a quaranta. Il Milan, primo in classifica, a ventitré…

Rispetto alla gara disputata domenica allo stadio "Olimpico" contro i rossoblù - data l’indisponibilità di Del Piero - soltanto due giocatori erano presenti anche al "Friuli": Marchisio e Felipe Melo. Escluso Manninger (nonostante le reti) l’unico juventino che diede segnali di vita e di reale insofferenza a quell’andazzo fu Del Piero. Guarda caso… Era chiaro che di quel passo la Vecchia Signora, anche allora settima in classifica, si sarebbe scordata il quarto posto. Che all’epoca era lontano soltanto di tre lunghezze.

Non mancavano i buoni propositi per una rimonta juventina prima della conclusione del campionato, come ebbe a dire Zaccheroni nel corso di un’intervista precedente l’incontro di Udine: "Dobbiamo fare risultato, Le partite si riducono, dobbiamo cambiare marcia, altrimenti rischia di essere troppo tardi. le mie squadre hanno avuto spesso dei grandi finali, ma per farlo sarà fondamentale la condizione fisica. Questa settimana abbiamo potuto lavorare bene e mi aspetto dei miglioramenti cercando di mantenere quella compattezza che ci ha permesso di battere l' Atalanta". Al termine di quella partita il club decise di optare per il silenzio stampa, comunicandolo attraverso le pagine del proprio sito ufficiale: "Dopo la sconfitta di Udine, Società, allenatore e giocatori si scusano con tutti i tifosi e decidono il silenzio stampa".

In mezzo alle tempeste di questa stagione la dirigenza ha evitato di abbandonare Del Neri al proprio triste destino, preferendo, in più di una occasione, scegliere la strada di una maggiore responsabilizzazione dei giocatori di fronte alle sconfitte accumulate cammin facendo. Nessun "traghettatore", anzi: ora sembra che il tecnico di Aquileia sia riuscito a guadagnarsi qualche possibilità di permanenza sotto la Mole per il prossimo anno. Reale o virtuale, lo si potrà vedere soltanto a campionato concluso.

Quando a Torino arriveranno (dovranno arrivare) quei campioni che da anni i tifosi bianconeri stanno aspettando di poter ammirare, ricordando che alla Juventus arrivare secondi in classifica a fine stagione, e non quarti, è una sconfitta. Da qualsiasi angolazione la si voglia vedere.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

3 commenti:

IoJuventino ha detto...

La vittoria col Genoa ha dimostrato ancora una volta quello che non è mai capitato in questi 5 anni postCalciopoli: c'è un vero gruppo.

Che questo non sia all'altezza di quello di Capello del 2005 o di quello di Lippi nel 1994/2002 questo è certamente un altro discorso. Inutile dire, poi, che è la verità.

Detto questo, qui c'è un gruppo di ragazzi che ha fatto scudo. Scudo per il tecnico, scudo per la maglia. Tifo contro: avversari e propri supporters. Stampa e TV. Non hanno mai mollato, sempre uniti e vogliosi di riscossa. Questo è un elemento a favore, e non è in discussione, del gruppo di Andrea Agnelli.

Alcune scommesse sono state largamente vinte: Krasic e Aquilani, Storari e Quagliarella, Matri e Barzagli. O vogliamo negare l'evidenza.

Altre scommesse sono state parzialmente vinte: perché a me Pepe piace, anche se varrà meno di Di Livio. Perché mi piace, almeno teoricamente, l'apporto di Luca Toni che dovrà proprio sfruttare questi tipi di spazi. Perché mi piace Felipe Melo, riesumato da Marotta e rimesso in campo da Del Neri quando tutti lo davano per morto. E ora Arsenal e perfino Mourinho stanno pensando a lui per le eventuali partenze in casa propria. Perché mi piace Bonucci, cui SI DEVE DARE IL TEMPO DI CRESCERE. Tale tempo implica tanti errori. E' uno schifo vedere tifosi bianconeri fischiarlo dopo già 3 minuti. E' uno schifo vedere gli stessi tifosi festeggiare il suo gol contro il Genoa, salvo che dopo qualche secondo si è tornati a fischiarlo dopo il miracolo di Eduardo (a proposito: come è finito l'antidoping dopo Juve-Genoa?).

Che ci sia molto da cambiare è evidente, che ci sia molto da conservare è proteggere... beh questo deve essere ancora più evidente!

Un abbraccio.

Giuseppe ha detto...

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Cronache bianconere ha detto...

@IoJuventino: in ogni tuo commento traspare una juventinità che adoro. Passione allo stato “puro”.
Te lo dico col cuore, sono sincero.

Ora entro nel merito di quello che hai scritto.

17 maggio 1987, Juventus-Brescia 3-2.
Ultima gara di Michel Platini con la maglia bianconera.
In pratica: il suo addio al calcio.

Al termine della partita, tra la commozione generale, gli venne chiesto: “Che cosa ti pesa di più in questo addio al calcio?”.
“Le Roi” rispose: “Mah, mi pesa di avere 32 anni… Di non potere più soffrire… Di non potere più sudare… Di non potere più avere la voglia di migliorarmi, e penso che non mi migliorerei più. Dunque quello che vorrei è avere 17 anni e ricominciare quelle cose”.

Michel Platini, uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, nel momento di appendere le scarpe al chiodo parlò di “soffrire”, “sudare”, “migliorarsi”.
Avrebbe avuto nostalgia dei sacrifici fatti per diventare quello che era.

Non pensava alla celebrità, al fatto di potersi trombare qualche velina, aprire un sito internet o scrivere su twitter quante volte andava in bagno durante la giornata (ci fossero stati, all’epoca, immagino non si sarebbe perso dietro queste cose).

E’ un uomo fuori dal comune, già da lì si poteva capire che nel suo futuro avrebbe fatto un’altra carriera “importante” grande quanto quella di calciatore.
Lui che faceva correre Bonini ma poi trascinava la Vecchia Signora alla vittoria con le sue prodezze.

Alla Juventus ora ci sono buoni giocatori, più due fuoriclasse (Buffon e Del Piero) nella fase discendente della carriera.
Quel termine, “fuoriclasse”, viene spesso usato e abusato da molti professionisti dei media (mi auguro di loro spontanea volontà).
Al mondo, attualmente, ce ne sono veramente pochi.

Sono quelli come loro che aiutano a crescere e migliorare ragazzi come Bonucci, dotati di discreto talento ma che si sentono in cima al mondo solo perché sono arrivati a Torino e vestono la maglia della nazionale.
Qualcuno sarebbe il caso che gli ricordasse che alla sua età Paolo Maldini, Cannavaro, Nesta e Ferrara erano degli alieni confronto a lui.
Gli si può concedere il tempo di crescere, sì, ma il problema è che – molto probabilmente – si è autoconvinto di essere già al “top”.
In campo alterna una buona giocata ad errori madornali, (penso) per un semplice motivo: la presunzione.

Essere acquistati dalla Juventus è un punto di “arrivo” per la carriera di un professionista, ma deve diventarlo di “partenza” per ognuno di loro per migliorarsi e vincere quanto più possibile sino al momento di smettere col calcio.

Prima di ogni incontro dei bianconeri vedo gente che sorride: fanno il compitino, non si dannano l’anima, se non arriva la vittoria, pazienza.
Un “fuoriclasse” vero quando perde si incazza come una iena.
Molti tifosi sono esasperati, e a volte esagerano con le reazioni.
In cuor mio, però, li capisco

@Giuseppe: grazie di cuore per avermi contattato. In serata ti risponderò via mail

Un abbraccio a tutt’e due