sabato 3 settembre 2011

Boniperti, Moggi, Nedved e la Juventus


Accadde lo scorso 5 marzo 2011, allo stadio "Olimpico" di Torino. Mentre la Vecchia Signora e il Milan si trovavano ancora sullo 0-0, nel corso dell’anticipo serale valevole per la ventottesima giornata del campionato di serie A, nel cuore della curva Nord comparve un lenzuolo enorme. Sullo stesso, a caratteri cubitali c’era scritta questa frase: "Alla Juventus vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Giampiero Boniperti".

Quanto capitò negli attimi immediatamente successivi fu emozionante: dagli spalti partì un unico, scrosciante, commovente applauso, una delle poche perle da ricordare della scorsa disastrosa stagione in casa bianconera.

Perché nacque l’idea di un atto simile? Il tifoso juventino prova una sensazione simile a quella di chi si trova chiuso in una stanza, al buio più totale, da anni, isolato dal calcio che conta e speranzoso che qualcuno arrivi ad aprire una porta per uscire da un maledetto incubo. Quella frase, in quel particolare momento, altro non fu se non un gesto di disperazione misto a rabbia di chi non ne può più di vivere nell’anonimato del pallone.

Nel corso di un’intervista esclusiva rilasciata a Mario Gherarducci (per il "Corriere della Sera") risalente ad una decina d’anni fa, Giampiero Boniperti raccontò brevemente la sua vita in bianconero. Iniziò dal fatidico momento dell’abbandono dai campi di gioco, avvenuto a Torino il 10 giugno 1961, quando - dopo aver sconfitto l’Inter nell’ormai memorabile 9-1 - si rivolse al magazziniere della Juventus dicendogli: "Crova, ecco le mie scarpette. Tienile tu, a me non servono più. Oggi con il calcio ho chiuso".

Quelle scarpette, poi, se le fece riconsegnare, per lucidarle e metterle in una vetrina del suo ufficio. Passato dal prato verde alla scrivania continuò a scrivere pagine vincenti della storia di Madama.
Ammise con rammarico di non essere riuscito a portare sotto la Mole Pelé e Maradona e scelse le Juventus più forti tra quelle che costruì dalla cabina di comando: "Ogni squadra è come un figlio, attribuire preferenze è difficile. Tra tutte, ne scelgo comunque un paio. Quella di Boninsegna e Benetti, due guerrieri che ero riuscito a strappare alla concorrenza e quella di Michel Platini, capace di confezionare spettacolo e risultati".

Chiuse con un cenno alla sua proverbiale ritrosia a parlare di se stesso: "Io ho sempre cercato di schivare le interviste poiché sono del parere che chi parla poco è esperto e chi non parla mai è espertissimo".

In quel Juventus-Milan dello scorso 5 marzo, deciso da una "ciofeca" di Gattuso al 23' della ripresa, era grande l’attesa dei tifosi di casa per il possibile ritorno allo stadio di Luciano Moggi, in veste - ovviamente - di spettatore.
Alla fine non si presentò, lasciando le luci della ribalta all’attuale dirigenza. Che, a fine gara, tramite Giuseppe Marotta cercò di calmare le acque agitate di una contestazione ormai irrefrenabile: "Il Milan è superiore, ma in campo non si è vista una gran differenza". Non la pensarono così quei giornalisti che il giorno successivo attribuirono un "senza voto" in pagella ad Abbiati, il portiere dei rossoneri.

Moggi, cresciuto come responsabile del settore giovanile della Juventus alla scuola di Italo Allodi e dello stesso Boniperti, fa parte della storia recente della Vecchia Signora. Nel numero del mese di settembre 2011 di "GS", evoluzione dello storico settimanale "Guerin Sportivo", l’ex direttore generale di Madama ha raccontato al taccuino di Nicola Calzaretta alcuni aneddoti dei suoi trascorsi da indiscusso re del calciomercato, anche quelli vissuti lontani da Torino.

Uno dei più curiosi riguarda l’acquisto di Pavel Nedved avvenuto nel corso dell’estate del 2001, quando il giocatore ceco era in forza alla Lazio ed era solito trasformarsi in infallibile cecchino ogni qualvolta l’avversario di turno si chiamava Juventus. Trovato l’accordo col Real Madrid per la cessione di Zinedine Zidane, a fari spenti ("se la Lazio avesse saputo…mi avrebbe triplicato il prezzo") riuscì ad ottenere anche quello con Cragnotti, l’ex patron dei biancocelesti.

A quel punto per chiudere il cerchio mancava la volontà del calciatore, che non aveva intenzione di lasciare il club capitolino, i suoi tifosi e la sua casa all’Olgiata. Dopo un serrato corteggiamento riuscì a convincerlo a salire su un aereo privato che lo avrebbe portato a Torino, dove sarebbe rimasto il tempo necessario per visionare l’abitazione che la società bianconera gli avrebbe messo a disposizione, farsi un’idea dell’offerta (in generale) per poi prendere una decisione definitiva.

Le parole magiche che fecero breccia tra i suoi dubbi furono due: "in segreto". Aiutato dal prezioso lavoro di Mino Raiola, il procuratore del centrocampista, spettò allo stesso Moggi tirare fuori un colpo da maestro: "Chiamai stampa e tv e comunicai a tutti l’ora e dove sarebbe atterrato l’aereo che portava Nedved a Torino. Non appena scese dalla scaletta, Pavel fu circondato dai giornalisti. Successe un casino, ma ormai non poteva più tornare indietro".

Boniperti, Moggi e Nedved hanno in comune un trascorso pluriennale sotto la stessa bandiera, con l’unico obiettivo dichiarato quando ti chiami Juventus: vincere. In più, li unisce un altro aspetto: erano dei fuoriclasse, dentro e/o fuori dal campo di gioco. E’ a persone di questa caratura che spetta l’onore di scrivere pagine memorabili della storia di un club così importante.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com


2 commenti:

Giuliano ha detto...

sono andato a curiosare: Boniperti Filippo ha fatto panchina nell'Ascoli...per intanto auguri, e speriamo di rivederlo!
Gli intono l'Aida: "Ritorna vincitor!"
:-)
Nel Gubbio gli juventini hanno fatto panca, meno male per loro, con la scoppola che è arrivata..
E poi, vista la classifica cannonieri della B, è d'obbligo il Guglielmo Tell di Rossini: "resta Immobile..." (questa la capisco solo io, peccato).
(in francese, se non ricordo male, è "soyez immobile"...)
ciao,
e preparati a ricevere un paio di copertine da collezione!

Cronache bianconere ha detto...

Grande, grandissimo Giuliano...
;-)

Aspetto le copertine, non appena puoi mandamele pure.

Immobile? Un piccolo fiore nel deserto di questi ultimi anni. Speriamo continui a crescere così (bene).

Dopo questa giornata di serie B, finalmente saranno sorridenti anche gli amici sampdoriani...
:-)

Un abbraccio!!!