giovedì 30 dicembre 2010

La libertà di scegliere ed il rispetto verso i tifosi

Con il campionato fermo per la sosta invernale spettava alle trattative di mercato ed alle partite della Premier League il compito di catalizzare le attenzioni dei tifosi italiani, nell’attesa della ripresa degli incontri della serie A.
Poi accade che Benitez vince la Coppa del Mondo per Club con l’Inter e viene allontanato da Milano, sostituito da quel Leonardo che sino a pochi mesi fa sedeva sulla panchina del Diavolo rossonero: apriti cielo.
Ma come può un tecnico fare una scelta simile? Tredici anni in una società nelle vesti di giocatore, dirigente e allenatore per poi decidere di correre tra le braccia dell’avversario per antonomasia, il vicino di casa con il quale sei costretto a condividere gli spazi nella stessa città?

Urge una spiegazione ai sostenitori, non solo quelli rossoneri, ma a tutto il "popolino" degli innamorati del pallone, a coloro i quali credono ancora ad un calcio romantico ispirato da sentimenti sinceri, nascosti tra le "scelte di vita" e le carriere "professionistiche" fatte di occasioni da prendere al volo. Ed ecco, quindi, dipinto il ritratto di Leonardo Nascimento de Araújo, uomo libero che non dimentica il proprio passato, che ha girato il mondo, poliglotta, di bell’aspetto, affascinante ed elegante. La stessa persona che il 22 ottobre scorso, due mesi prima dell’annuncio del suo passaggio all’Inter, in merito alla notizia di un (probabile) interesse manifestato dalla Roma nei suoi confronti, disse: "In questo momento sarebbe come tradire la mia storia, il mio passato in rossonero. E’ trascorso poco tempo, sono ancora troppo legato al Milan. Ora farei troppa fatica a lavorare in Italia, in futuro magari, ma adesso no" .
Due mesi. Poco di più. Le date si riferiscono, ovviamente, a tutto ciò che è diventato di dominio pubblico, escludendo quello che - in quel periodo - si muoveva sottobanco.

E’ passato dal Milan all’Inter, d’accordo, ma non c’è nulla di cui scandalizzarsi.
Giovanni Trapattoni, più di trent’anni fa (nel 1976), dopo aver trascorso una vita al Milan (quattordici stagioni sul campo ed una breve esperienza come tecnico) decise di rispondere alla chiamata della Juventus, spostandosi a Torino. Lì costruì la sua fama di allenatore, contribuendo a scrivere intere pagine della storia bianconera. E dopo? Tornò a Milano, sponda nerazzurra, dove vinse uno scudetto a ritmo di record. Al termine di quella esperienza rientrò sotto la Mole Antonelliana, tra le braccia della Vecchia Signora.
Quindi, riepilogando: Milan, Juventus, Inter e (ancora) Juventus. Solo per citare i primi club da lui allenati.

Fabio Capello, uno che conosce bene il nuovo tecnico dei nerazzurri, ha dichiarato: "Leonardo? Ognuno nella propria vita fa le proprie scelte. Ha fatto una scelta importante, definiamola di controtendenza e gli auguro tutto il bene del mondo. Ai tempi l’ho fatto acquistare io dal Paris Saint Germain al Milan, è un ragazzo intelligente".
Lo stesso selezionatore della nazionale inglese fu protagonista, sei anni fa, di un episodio simile, anche se a lui furono necessari poco più di tre mesi per cambiare idea. Il 7 febbraio del 2004, nell’immediata vigilia dell’incontro tra la sua Roma e la Juventus (finì 4-0 per i giallorossi), disse: "Io alla Juve? Non ci andrei mai. Rispetto la società bianconera, che colloco tra le prime cinque al mondo, ma a me non interessa andare lì. Dovrebbe essere il sogno di una vita, ma non lo è della mia". Nella serata del 27 maggio 2004 mise la firma sul contratto che lo avrebbe portato a Torino.

Per i sostenitori che ritengono di sentirsi traditi e danneggiati da queste scelte l’impatto emotivo che ne consegue al loro verificarsi è spesso difficile da assorbire. Poi, ovviamente, il bene della squadra finisce sempre in prima posizione: passano gli uomini, rimane il club. Ognuno è libero di percorrere le strade che preferisce e di esprimere le proprie opinioni, nel rispetto dei rispettivi ruoli (da una parte i tifosi, dall’altra i professionisti del mestiere).
Certe dichiarazioni degli addetti ai lavori, però, smentite poi con i fatti a distanza di poco tempo, sarebbe opportuno venissero evitate. Da parte di chiunque e indipendentemente dalle società di appartenenza.
Si possono cambiare squadre in continuazione ed allo stesso modo ottenere il rispetto di tutti, con l’impegno e la professionalità. Senza dimenticare che il tifoso è sì innamorato del proprio club, ma non stupido. Meglio farlo prima che il "giochino" si rompa.
Quello che vive solo con la passione ed i soldi di chi viene preso in giro. Spesso e volentieri.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

domenica 26 dicembre 2010

La Juventus, il Parma e l'Epifania

Il campionato ripartirà il 6 gennaio prossimo, con la Juventus che ospiterà il Parma di Pasquale Marino all’ora di pranzo in occasione della diciottesima giornata della serie A, penultima tappa del girone di andata.
Il caso ha voluto che anche lo scorso anno bianconeri e parmensi abbiano incrociato il proprio cammino nel giorno dell’Epifania e nello stesso momento del campionato, con l’unica differenza che l’incontro si disputò allo stadio "Tardini".

Accadde nella partita d’esordio di Roberto Bettega in qualità di vicedirettore generale (con ampi poteri su tutta l'area sportiva) della società juventina. Seduto in tribuna in mezzo a Blanc e Secco, ricevette il "benvenuto" da parte di un esponente della politica locale: "siete una squadra di scarponi". Un autogoal di Castellini regalò il successo alla Juventus (2-1 il risultato finale), in una gara preceduta da due inaspettati protagonisti: Marco Cavozza (un falconiere) e la sua aquila, che vigilarono sui teloni messi a protezione del terreno di gioco da neve e gelate per evitare che le cornacchie - alla ricerca di lombrichi - li bucassero, permettendo così il regolare svolgimento dell’incontro.

Sconfitta dal Bayern Monaco in Champions League (con la conseguente "retrocessione" in Europa League) e da Bari e Catania in campionato nelle ultime tre partite disputate, la barca bianconera progettata da Jean Claude Blanc aveva iniziato ad affondare. A nulla valse l’arrivo di Bettega: il danno - irreparabile - era già stato fatto, a partire dalla successiva gara casalinga giocata contro il Milan (0-3, 10 gennaio 2010) Madama riprese subito a perdere.

Scorrendo i calendari degli ultimi dieci campionati di serie A, e sfogliando l’album dei ricordi in bianco e nero, si può notare come alla Juventus sia capitato di giocare il giorno dell’Epifania in altre tre occasioni.
Il 6 gennaio del 2002 vinse allo stadio "delle Alpi" contro l’Udinese di Ventura con il risultato di 3-0 (Zambrotta, Nedved, Davids), nel campionato passato alla storia come "quello del 5 maggio", che si concluse con lo scudetto numero ventisei per la Vecchia Signora.

Due anni dopo, nel 2004, sempre a Torino ottenne un altro successo contro il Perugia di Serse Cosmi per 1-0: Pavel Nedved, fresco vincitore del Pallone d’Oro, dopo aver festeggiato con i suoi tifosi la conquista del prestigioso trofeo nei momenti immediatamente precedenti l’incontro decise la gara con un gran goal realizzato con un tiro scagliato da trenta metri circa di distanza dalla porta difesa da Kalac. Il tricolore, a fine anno, andò al Milan di Carlo Ancelotti.

Nel corso della stagione successiva, il 6 gennaio 2005 incontrò il Parma (di nuovo) allo stadio "Tardini", pareggiando 1-1: alla rete iniziale di Ibrahimovic rispose Marchionni, che all’epoca militava ancora tra le fila dei ducali. Al termine del campionato la Vecchia Signora giunse davanti a tutte le altre squadre per la ventottesima volta.

Numeri, statistiche, curiosità e ricordi snocciolati nell’attesa che la prossima sessione di calciomercato restituisca alla Serie A una Juventus rinforzata e corretta laddove mostra ancora lacune evidenti, per riprendere il suo processo di crescita e quella seconda posizione in classifica conquistata dopo la gara contro la Lazio e persa nella domenica immediatamente successiva, a causa del goal realizzato da Pellissier nel finale dell’ultima partita del 2010 disputata a Verona.

Luigi Del Neri, nel corso di una intervista rilasciata a "SkySport1" pochi giorni fa, ha tracciato la strada: "La filosofia di un grande risultato pone solo un obiettivo. Invece i piccoli obiettivi portano ad un grande risultato. Devo sempre stimolare l’obiettivo piccolo, cioè fare più goals, prendere meno goals, fare un punto in più dell’anno scorso, arrivare quinti, poi quarti, terzi, secondi. Così motivo i miei".
Nell’ultima giornata del girone di andata la Juventus si recherà a Napoli, dopo che la squadra di Mazzarri avrà affrontato l’Inter del nuovo tecnico Leonardo al "Meazza". Nell’arco di poche ore la classifica potrebbe cambiare nuovamente la sua fisionomia.
Nella speranza che - di obiettivo in obiettivo - la corsa degli uomini del tecnico di Aquileia si fermi il meno possibile.

Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

venerdì 24 dicembre 2010

Buon Natale a tutti

Sullo sfondo c’è Torino, bellissima.
Il video è opera di Massimiliano, qualcosa più di un amico (Massim. Weblog )
Tanti cari Auguri di Buon Natale a tutti.

mercoledì 22 dicembre 2010

Marotta, i numeri dell'estate e l'evoluzione Juve

Miglior attacco della serie A (sia in casa che in trasferta), minor numero di sconfitte nelle prime diciassette giornate di campionato (due), imbattuta dallo scorso 26 settembre con sole 14 reti subite nelle ultime 18 gare, Europa League compresa. Sono i numeri della Juventus di Luigi Del Neri, la formazione attualmente quarta in classifica dietro Milan, Lazio e Napoli.
Bastava poco perché si ritrovasse a soli tre punti di distanza dai rossoneri, ma sul più bello sono comparsi nuovamente i sintomi di quella malattia che la Vecchia Signora dovrà curare in questa pausa natalizia: la "pareggite". Sei incontri su sei terminati senza vittorie né sconfitte nella manifestazione europea, quella che Madama ha salutato con largo anticipo rispetto alle previsioni iniziali; sette, invece, sono stati i pareggi nella competizione nazionale (poco più del 40% delle partite disputate). Eppure, senza il goal di Pellissier realizzato nei minuti di recupero dell’ultima gara giocata a Verona, questi numeri avrebbero assunto un’altra rilevanza.

Soprattutto alla luce del punto di partenza della nuova Juventus targata Andrea Agnelli: come riportava "Tuttosport" lo scorso 2 settembre, la società bianconera si era resa protagonista di una sessione estiva di calciomercato condotta su ritmi pazzeschi, con un totale di 90 operazioni ufficiali compiute (tra entrate, uscite e risoluzioni contrattuali) che hanno coinvolto i suoi tesserati a partire dalle formazioni giovanili sino ad arrivare alla prima squadra, con una media di oltre una trattativa al giorno. Giuseppe Marotta, il 20 maggio, dichiarò: "Alla Juventus serve un processo evolutivo, non una rivoluzione". Numeri alla mano, si trattò di un qualcosa di più di una semplice "evoluzione".

Era stato deciso di gettare le fondamenta di un progetto sportivo ad ampio raggio, che difficilmente avrebbe portato nell’immediato risultati importanti, ma che puntava a non ripetere lo stesso errore compiuto dalla precedente gestione: quello di dover ripartire da zero, senza certezze e dopo aver spremuto le residue energie dai calciatori rimasti nonostante il terremoto del 2006. A chi storceva il naso sull’operato della nuova dirigenza, con il ritornello "quantità ma non qualità", la risposta veniva racchiusa in un’unica parola: "pazienza".
Quella che non esiste, quando ti chiami "Juventus". A maggior ragione se anche il suo stesso Presidente, recentemente, alla voce "Calciopoli" ha poi riconosciuto che "In questi anni abbiamo abusato della pazienza dei nostri tifosi".

Marotta, intervistato dalla "Gazzetta dello Sport" due giorni addietro, ha tenuto a precisare come "E' necessario arrivare (ai livelli di eccellenza sportiva, ndr.) senza saltare nessuna tappa a livello economico e organizzativo. Nei grandi progetti, quelli che durano, quelli vincenti, non si improvvisa niente, non si può improvvisare niente".

Sempre il 2 settembre scorso, la foto di Mourinho ricopriva la quasi totalità dello spazio disponibile nella prima pagina della rosea: aveva rilasciato un’intervista esclusiva al taccuino di Fabio Licari, nella quale ammetteva di sentire Moratti ogni settimana, anche se - da professionista - riteneva di aver chiuso un capitolo della sua vita ("Quando chiudo, chiudo"). Accanto all’immagine, con il rimando ad un articolo scritto da Matteo Dalla Vite, si poteva leggere: "Benitez deluso dal mercato. Però a gennaio qualcuno arriverà". E qualcuno se ne andrà…
La Juventus? E chi se la filava… C’era spazio solo per uno sfogo di Diego, il brasiliano ceduto ai tedeschi del Wolfsburg: "Del Neri mi aveva detto che ero indispensabile, ma Marotta vuole solo italiani e non campioni".
Per il resto, si scommetteva sulle tre sfidanti per lo scudetto: Milan, Inter e Roma.

Nell’edizione odierna della "Gazzetta dello Sport", accanto al saluto ad Enzo Bearzot (ciao, Vecio), ecco le foto di due allenatori che potrebbero rappresentare il futuro dell’Inter: Leonardo e… Mourinho.
Il tecnico portoghese, in rotta di collisione con Jorge Valdano, dopo le cinque reti subite dal Barcellona e preso atto dello strapotere degli avversari diretti in Spagna (anche se la distanza in classifica è di soli due punti), lancia un messaggio a Moratti: "All’Inter tornerei, ma spero non abbia bisogno di me…". L’intervista, anche questa volta, è stata curata da Fabio Licari. Viene proposta a "puntate", quasi a voler accompagnare un suo rientro in Italia la prossima estate.

In questa sessione invernale di calciomercato i nerazzurri (quasi certamente) si rinforzeranno, Cassano è ormai del Milan che cerca di liberarsi di Ronaldinho, la Roma prova ad acquistare difensori mentre il Napoli migliorerà la rosa a disposizione di Mazzarri pregustando un finale di stagione nelle primissime posizioni in classifica.
La Juventus? Continua nella sua opera di "evoluzione", alla ricerca di un goleador in grado di aiutare la squadra a trasformare i pareggi in vittorie. Perché puoi avere anche il miglior attacco della serie A e non perdere da una vita, ma soltanto accumulando tre punti a domenica ti metti nelle condizioni di puntare a vincere qualcosa di importante.

Nell’attesa, c’è anche la possibilità di "distrarsi" con i colloqui di Stefano Palazzi: dopo "Farsopoli" è iniziata "Calciopoli".
Vedremo.
Articolo pubblicato su Tutto Juve.com

martedì 21 dicembre 2010

Ciao Enzo. Grazie di tutto

Ciao, Vecio. Grazie per aver regalato un sogno ad un bambino come tanti

domenica 19 dicembre 2010