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martedì 11 marzo 2014

Juventus, ora parte l'assalto all'Europa League

 
Mancano undici giornate alla conclusione del campionato, ma i giochi per lo scudetto sembrano ormai fatti. Nel primo dei tre rendez-vous che la vedranno impegnata nell'arco di pochi giorni con la Fiorentina, Madama ha decisamente allungato il passo nei confronti della Roma. Che adesso, classifica alla mano, vede spuntare dallo specchietto retrovisore il Napoli.

In casa bianconera l'attenzione generale si sposta ora sull'Europa League, la coppa che la Vecchia Signora non vince dal lontano 1993, quando ancora si chiamava U.E.F.A. Quello era stato il secondo anno del Trapattoni-bis alla guida della Juventus, mentre nel 1994 a Torino si sarebbe insediato, per la sua prima volta, Marcello Lippi.

Trapattoni e Lippi sono stati gli allenatori dai quali Madama ha ricevuto in cambio sia gli scudetti in patria che la celebrità in campo europeo. Impresa che, ad esempio, non era riuscita a Fabio Capello nel corso del suo biennio torinese.

A questo punto spetta ad Antonio Conte provare a superare il tecnico friulano in questa speciale graduatoria all'interno dell'ultracentenaria storia bianconera. Se vincere tre tricolori consecutivi non sarebbe comunque un risultato così banale, riportare la Juventus a primeggiare anche in Europa darebbe indubbiamente più sostanza (e visibilità) all'eccellente lavoro svolto sino ad oggi.

D'altronde era stato proprio lui ad ammetterlo, alla vigilia del doppio confronto con il Trabzonspor: “Conquistare l'Europa League rappresenterebbe nel nostro secondo anno di partecipazione all'Europa qualcosa di straordinario. Per il percorso iniziato tre anni fa, nessuno poteva immaginare ciò che la squadra ha fatto e sta facendo. Quest'anno per la Champions League abbiamo delle colpe, ma ora c'è l'Europa League e vogliamo andare avanti".

Poi, però, dal sentimento era passato alla ragione, tirando fuori dal taschino la calcolatrice: “Ho fatto un calcolo: nei prossimi 52 giorni, esclusa la Nazionale, giochiamo 15 partite. Serve il contributo di tutti”.
Il distacco in classifica dalla Roma, maturato in queste ultime giornate della serie A, lo mette adesso nella miglior condizione per poter operare le scelte più opportune.

I sogni miei e di Antonio coincidono: cercheremo di realizzarli assieme”, aveva detto pochi giorni fa Andrea Agnelli. Con gli ottavi di Europa League alle porte ed un campionato a portata di mano, si può dire che è arrivato il momento di trasformarli in realtà. 

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domenica 17 giugno 2012

Euro 2012: Italia: prima la vittoria, poi i calcoli


José Mourinho avrà avuto tutte le buone ragioni di questo mondo per esprimere giudizi lusinghieri nei confronti della nazionale di Cesare Prandelli ("In questo Europeo l'Italia può arrivare molto lontano"), resta il fatto che gli azzurri non vincono una partita all'interno di una competizione ufficiale dal lontano 17 giugno 2008 (2-0 contro la Francia, durante lo scorso torneo continentale ospitato da Austria e Svizzera).

A distanza di quattro anni da quel momento, lunedì prossimo 18 giugno la selezione guidata da Prandelli avrà l'ultima chance a disposizione per evitare di tornare a casa anticipatamente dalla manifestazione. Purtroppo, però, l'Italia non sarà completamente padrona del proprio destino: con un pareggio tra Croazia e Spagna condito da un minimo di quattro reti, infatti, un eventuale successo sull'Irlanda di Trapattoni risulterà inutile ai fini del passaggio ai quarti di finale.

Ecco, quindi, che gli incubi dei fatti accaduti nell'Europeo "portoghese" del 2004 si presentano nuovamente sul cammino degli azzurri: allora sarebbe servito un pareggio per 2-2 tra Danimarca e Svezia per eliminare la nazionale guidata proprio da Giovanni Trapattoni, e così accadde (22 giugno). La vittoria ottenuta da Cassano e soci contro la Bulgaria, infatti, non servì a nulla.

Slaven Bilic, il c.t. dei biancorossi, ha rispedito al mittente qualsiasi ipotesi di un’eventuale pareggio di comodo con gli spagnoli (“Un insulto sospettare di noi”), quello iberico Vicente Del Bosque non ha mostrato alcun dubbio sul comportamento che terranno i suoi uomini (“Siamo sportivi, e cercheremo la vittoria”) mentre Trapattoni ha garantito la massima serietà da parte dell’Irlanda (“Non farò sconti”).

Bene, a questo punto non resta che parlare di calcio giocato. Dalla rinuncia iniziale a Criscito all’abbandono della difesa "a quattro" per passare a quella "a tre", dall'impiego di Maggio e Giaccherini sulle fasce al parziale utilizzo di Giovinco e Di Natale in attacco, in carenza di successi tutte le scelte compiute dal commissario tecnico in questo Europeo sono diventate oggetto di discussione. Compresa la fiducia concessa, nel reparto offensivo, a Cassano e Balotelli.

Sulla scia tracciata dal vecchio proverbio "chi è causa del suo mal pianga se stesso", anche Prandelli è consapevole delle regole non scritte di questo sport: "Il calcio è così: se non chiudi, poi può bastare un cross, una punizione, per farti male. A noi manca la cattiveria, la determinazione". Etichettata da molti, se non da tutti, come la gara decisiva del girone, quella con la Croazia era la partita che l'Italia avrebbe dovuto vincere ad ogni costo per garantirsi il superamento della prima fase.

Aggrappati al talento e alle invenzioni di Andrea Pirlo (a proposito: gli dei del pallone devono essersi fatti una bella risata nell’ascoltare l’affermazione di Bilic che sosteneva di preferire Modric al bianconero…), gli azzurri devono ancora trovare il giusto amalgama per far funzionare al meglio l’ingranaggio, quando il rischio di uscire dal torneo è diventato altissimo.

Lo stesso Pirlo ha mostrato di non avere dubbi sul prosieguo del cammino dell’Italia nella manifestazione (“Passiamo”), così come nell’evidenziare i problemi manifestati nel corso dell’ultima partita disputata: “Nella ripresa siamo arretrati troppo e abbiamo finito per subire la Croazia: si è visto su quel cross che ha portato al pareggio, eravamo troppo bassi”.

Più o meno si tratta del medesimo concesso espresso il giorno successivo da Prandelli: “Non è colpa del modulo. Io sto lavorando sulla mentalità: ci si può difendere, però non alla vecchia maniera, e lo ha dimostrato la Juventus”. Una squadra, quella bianconera, che nel corso del campionato appena conquistato aveva aggiunto troppi pareggi ad un’imbattibilità che correva il rischio di rimanere fine a se stessa. Sino al momento in cui le correzioni apportate da Conte ed il successivo cambio di marcia l’hanno condotta dritta fino alla vittoria dello scudetto.

Le probabili modifiche di uomini e sistema di gioco che Prandelli attuerà nell’incontro decisivo contro l’Irlanda dovranno necessariamente portare ad un successo che, per inciso, al tecnico non è mai capitato di ottenere contro Trapattoni. Senza dimenticare che con un pareggio per 1-1 tra Spagna e Croazia all’Italia sarà necessario segnare almeno tre reti (con uno scarto a proprio favore di due) per poter passare il turno…

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mercoledì 13 giugno 2012

Euro 2012: L’Italia e la vittoria per raggiungere i quarti

Dopo il pareggio ottenuto contro la Spagna all'esordio degli Europei 2012 ospitati da Polonia e Ucraina, il prossimo ostacolo che l'Italia affronterà sulla strada verso i quarti di finale si chiama Croazia.

In occasione della partita disputata la scorsa domenica ci sono stati due "battesimi" particolari per altrettanti protagonisti della sfida: uno ha riguardato Cesare Prandelli, per la prima volta alla guida della nazionale in una manifestazione importante ("Sono emozionato come 22 anni fa, quando ho fatto il mio esordio sulla panchina della Primavera dell'Atalanta. Pressione? Molta, anche se poi, a volte, mi fermo e penso che si tratta soltanto di calcio"), l'altro è capitato ad Emanuele Giaccherini, che all'età di ventisette anni è riuscito a coronare il sogno di indossare la maglia azzurra ("Emozionato? Se devo essere sincero ho sentito di più l'esordio con la Juventus. Qui ero tranquillo, ho vissuto la vigilia con grande serenità. Il resto l'hanno fatto i miei compagni: tutti mi hanno detto di stare tranquillo e di giocare come so fare").

Dalla Spagna, quindi, alla Croazia, passando attraverso la lettura dell'album dei ricordi: contro i biancorossi era iniziata l'avventura come commissario tecnico di Roberto Donadoni (il 16 agosto 2006), mentre l'uscita dagli Europei del 2008 (in Austria e Svizzera) per mano degli iberici (22 giugno 2008) aveva provocato il suo addio ed il ritorno di Marcello Lippi.

Al tecnico viareggino, fallita la spedizione azzurra nel mondiale disputato in Sudafrica, nell'estate del 2010 venne imputata (anche) la mancata convocazione di Balotelli e Cassano, gli stessi attaccanti che figuravano nell'undici titolare nella gara inaugurale dell'attuale torneo. Complice l'assenza forzata di Giuseppe Rossi, quello della composizione del reparto offensivo rappresenta uno dei problemi che Prandelli dovrà risolvere nel prosieguo della manifestazione.

La Spagna ha deciso di presentarsi al cospetto dell'Italia priva di punte, tanto per costrizione (Villa infortunato) quanto per volontà. Dal canto loro gli azzurri hanno abbandonato l'ormai abituale difesa "a quattro" (con la quale hanno subito soltanto due reti su un totale di dieci partite nelle qualificazioni) per passare a quella "a tre" guidata da De Rossi, tolto dalla linea mediana per colmare il buco lasciato dalla perdita di Barzagli.

Il risultato? Un pareggio per 1-1: Di Natale sostituisce Balotelli e porta in vantaggio l'Italia, mentre le Furie Rosse non devono aspettare più di tre minuti per trovare la via del goal. Grazie ad un centrocampista (Fabregas), naturalmente.

Per gli uomini di Prandelli, partiti come sfavoriti di fronte ai detentori del titolo, si è trattato di una bella boccata d'ossigeno dopo il 3-0 rimediato nella recente amichevole disputata a Zurigo contro la Russia. Pochi giorni fa, a Cracovia, lo stesso allenatore aveva ammesso i propri dubbi sulla reale consistenza del gruppo: "Dopo la qualificazione ci sono stati infortuni e cali di rendimento che hanno modificato i piani. Sarà gioco forza avere una squadra che cambia e sono curioso di vedere e di capire se sarà comunque una protagonista".

Per riuscirvi dovrà cambiare l'approccio mentale in vista delle prossime gare, laddove altri pareggi porterebbero più guai che soluzioni. Il percorso da intraprendere, in un altro contesto e nel corso di un torneo decisamente più ristretto nel tempo, è simile a quello compiuto dalla Juventus scudettata di Antonio Conte: se all'inizio del campionato ogni partita veniva affrontata come un esame da superare, nel prosieguo della stagione il ruolo di favorita l'ha costretta a scendere in campo cercando la vittoria a tutti i costi.

Prandelli, che negli ultimi tempi ha attinto a più riprese dal serbatoio bianconero, potrà avvalersi dell'esperienza diretta di alcuni giocatori di Madama. Proprio su questo tema il commissario tecnico si è preso anche qualche piccolo merito : "Se la Juve è diventata l’ossatura della Nazionale non è per caso, siamo stati bravi a dare fiducia ai suoi uomini anche quando arrivavano settimi in campionato e ci criticavano per questo".

Una vittoria degli azzurri contro la Croazia manca dal lontano 1942. Giovanni Trapattoni, guida di quell'Irlanda che sarà l'ultima avversaria nel girone, all'epoca dei fatti aveva soltanto tre anni. Ascoltando le sue ultime dichiarazioni viene da pensare che sia opportuno non ricordarglielo: "Vecchio? Sono un ventenne con tanta esperienza".
Ci sarà tempo per pensare anche a lui. Prima, però, è necessario portare a casa i primi tre punti di questo Europeo.


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sabato 9 giugno 2012

Euro 2012: Da Bari a Danzica, un'altra Italia?

Lo scorso 2 dicembre 2011, a Kiev, sono stati sorteggiati i gironi della fase finale degli Europei che si stanno svolgendo in Ucraina e Polonia. Dall'urna, come risaputo, l'Italia aveva pescato Spagna, Croazia e Irlanda.

Cesare Prandelli, visto il calendario degli incontri, ne aveva accettato l’esito con filosofia: “E’ meglio cominciare con i campioni, almeno non avremo il problema della concentrazione”. Vicente Del Bosque, c.t. della nazionale campione d'Europa (e del mondo) in carica, nel frattempo invitava i suoi uomini alla massima prudenza: “Mi ricordo del quarto di finale in cui non riuscimmo a segnare. Passammo solo ai rigori, fu dura, come lo sarà adesso. Ma sono fiducioso”.

Il riferimento era alla precedente edizione della manifestazione, disputata in Austria e Svizzera, quando l'allora selezionatore Luis Aragonés aveva condotto le Furie Rosse al secondo successo continentale della loro storia (dopo quello del 1964). Vinsero con l'ormai celebre "tiqui-taca" e senza Raul, la stella del Real Madrid lasciata a casa nonostante le proteste generali. Il 22 giugno del 2008 soltanto la lotteria dei penalty decretò l'uscita dal torneo dell'Italia di Roberto Donadoni.

Se con la Croazia il bilancio è fatto di soli sei incontri disputati (ed una vittoria, nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, all'epoca dello Stato Indipendente di Croazia), i confronti tra gli azzurri e le altre due compagini nel corso della storia sono stati più numerosi. Il caso vuole che Irlanda e Spagna giocarono in amichevole contro gli uomini di Prandelli, a distanza di circa due mesi l'una dall'altra, tra giugno e agosto del 2011: la selezione guidata da Giovanni Trapattoni era riuscita a spuntarla per 2-0 (a Liegi, per effetto delle reti messe a segno da Andrews e Cox), mentre con gli iberici arrivò un'inaspettata vittoria (a Bari, col risultato di 2-1, i goals furono di Montolivo, Xabi Alonso e Aquilani).

Allo stadio "San Nicola" Antonio Cassano aveva indossato, di fronte ai suoi concittadini, la fascia di capitano: la coppia offensiva composta dal talento di Bari Vecchia e Giuseppe Rossi costituiva il fiore all'occhiello della "nuova" nazionale, nata dalle ceneri degli insuccessi degli ultimi anni. Prima di quella gara Prandelli era stato chiaro sulle sue intenzioni: "Chiederò di recuperare palla nella loro metà campo. Attaccarli e giocare il pallone come fanno loro".
Il commento, pieno di soddisfazione, col quale aveva poi archiviato il successo conseguito dai suoi ragazzi rappresentava la sintesi del processo di maturazione del gruppo, giunto ormai al capolinea: "Cresciamo gara dopo gara anche a livello di personalità e coraggio". Col sorriso sulle labbra, aggiunse: "Forse in alcuni frangenti abbiamo pure esagerato".

Esattamente dieci mesi dopo (era il 10 agosto 2011) Italia e Spagna si ritrovano una di fronte all'altra. Da allora ad oggi le novità non sono mancate: gli infortuni (più o meno gravi) occorsi a Giuseppe Rossi e Barzagli, il graduale recupero di Cassano dopo i noti problemi legati al cuore, le rare amichevoli disputate negli ultimi mesi (due sole gare da metà novembre in avanti, contro Stati Uniti e Russia), lo sviluppo delle inchieste sullo scandalo delle scommesse legate al calcio che hanno varcato la soglia di Coverciano... Molto, se non tutto, è sembrato giocare a sfavore della nazionale azzurra.

Proprio nei momenti successivi la gara di Bari Giorgio Chiellini, uno degli uomini simbolo della squadra azzurra, aveva dichiarato: "Ora all'Europeo aspettiamo la Spagna in finale".
A conti fatti la “Roja” sarà la prima avversaria del torneo. Dal fischio d'inizio dell'incontro in poi, sino alla finale di Kiev, la strada sarà lunghissima.
Ammesso, e sperando, che l'Italia riesca a compierla sino alla fine.

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